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Lavoro: 3 aziende su 4 non riescono a trovare i profili necessari

A mitigare il problema potrebbe essere utile un head hunter, per coniugare costi e risultati

Milano, 27 marzo 2023 – L’inflazione, la crisi energetica, i profondi problemi geopolitici: nessuno di questi processi sembra aver scalfito il bisogno di talenti delle aziende. Le assunzioni come le attività di selezione stanno al contrario continuando a spron battuto, con le aziende che anzi incontrano una sempre maggiore difficoltà nell’individuare i profili ricercati.

Stando a una recente ricerca condotta a livello internazionale e ripresa tra gli altri dal World Economic Forum, 3 aziende su 4 non riescono a trovare i profili necessari per la propria crescita. Tanti, tantissimi processi di selezione del personale si chiudono con un niente di fatto, e quindi con importanti perdite di tempo, di denaro e di energie.

Stando a un’indagine firmata McKinsey, il 43% lamenta delle carenze di competenze all’interno della propria forza lavoro, percentuale che nei prossimi 5 anni potrebbe arrivare all’87%. Si capisce quindi che tra le principali e più difficili sfide delle aziende, oggi come domani, figura proprio la selezione del personale: senza i talenti necessari, senza le competenze indispensabili, la crescita è preclusa, ed è a rischio anche la stabilità.

In uno scenario di questo tipo diventa quindi fondamentale individuare una soluzione efficace e allo stesso tempo conveniente per attirare i talenti necessari.

«In un mercato come quello attuale aumentano di mese in mese le aziende che si rivolgono a un head hunter per la ricerca di dirigenti, di middle manager e di personale qualificato» spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati (www.adamiassociati.com), società internazionale di head hunting specializzata nella selezione di personale qualificato e nello sviluppo di carriera.

«Se infatti normalmente il recruiting si affida al classico annuncio di lavoro, l’head hunting parte da una base diversa, andando a prendere in considerazione anche i candidati passivi, ovvero le persone che non sono alla ricerca attiva di lavoro, e che quindi non rispondono all’annuncio, ma che potrebbero essere comunque interessate a un’offerta lavorativa per migliorare la loro carriera».

Affidandosi a una società di head hunting diventa quindi possibile attirare un numero più alto di candidati, soprattutto in un mercato dominato dal gap tra domanda e offerta. Ma questo non è l’unico vantaggio.

«La nostra società conta cacciatori di teste specializzati nelle varie aree di interesse, head hunter che quindi coltivano nel tempo un prezioso network di contatti all’interno dei singoli settori: la ricerca del personale diventa così non solo più efficace, ma anche più rapida, per arrivare più velocemente all’assunzione del talento ricercato. Non va poi trascurato che un cacciatore di teste specializzato conosce perfettamente le esigenze delle imprese, e parla lo stesso linguaggio dei candidati», continua la Adami.

Così facendo l’head hunter diventa un partner prezioso dei reparti Risorse Umane: mentre le figure interne non perdono tempo nella selezione del personale, il cacciatore di teste gestisce in prima persona la scrematura dei candidati, i colloqui di selezione e via dicendo, comprimendo le giornate necessarie nonché, complessivamente, anche i costi.

«Grazie all’intervento di un head hunter esperto aumentano le probabilità di trovare il talento ricercato con un solo processo di selezione del personale, abbattendo le probabilità di dover ripetere questa attività o di finire per assumere la risorsa sbagliata, evenienza che per un’azienda presenta costi molto importanti», conclude la fondatrice di Adami & Associati.

 

 

 

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