Site icon Comunicati Stampa.net

Lavoro dirigenziale: pubblicata l’Analisi Semestrale sul Mercato Profili Direttoriali Italia 2026

Crescita strutturale, gap nelle PMI e nuovi ruoli emergenti: pubblicata l’analisi semestrale di Adami & Associati sui principali trend del mercato del lavoro dirigenziale italiano

Milano, 5 agosto 2026 – È stata pubblicata l’Analisi Semestrale sul Mercato Profili Direttoriali Italia 2026. L’analisi è elaborata sulla base delle fonti istituzionali più autorevoli disponibili come Manageritalia, INPS, Excelsior Unioncamere, Osservatorio JobPricing, LinkedIn Jobs on the Rise, e dell’osservazione diretta dei processi di selezione condotti dalla società su mandato di aziende italiane e internazionali. A stilarla Adami & Associati, società di executive search specializzata nella ricerca e selezione di profili manageriali e direttoriali.

I dati strutturali: crescita ai massimi storici, ma con un gap competitivo rilevante

Secondo i dati INPS 2024 elaborati da Manageritalia, i dirigenti privati italiani hanno raggiunto nel 2025 il massimo storico di 134.000 unità, con una crescita del 2% rispetto all’anno precedente. Il trend è positivo e continuativo: +2,6% nel 2023, +3,8% nel 2022. Il settore terziario cresce più rapidamente dell’industria, con un +3,2% nel solo 2025.

Tuttavia, il dato va contestualizzato in chiave comparativa. L’Italia conta meno di un dirigente ogni cento dipendenti nel settore privato (0,9%), rispetto al 2-3% di Germania, Francia e Spagna. Il gap si concentra nelle PMI, dove solo il 30% delle imprese familiari dispone di manager esterni, contro l’80% dei principali Paesi europei competitori.

“Il mercato dirigenziale italiano è in crescita reale – afferma Adami & Associati – ma la distribuzione di questa crescita è tutt’altro che uniforme. La domanda di profili manageriali qualificati è concentrata in un numero limitato di contesti organizzativi, mentre esiste un mercato potenziale molto ampio nelle PMI che non ha ancora sviluppato una cultura manageriale strutturata. Chi ha le competenze per accompagnare questa transizione ha davanti un’opportunità di posizionamento significativa.”

Il divario geografico interno: mercati profondamente diversi

L’analisi evidenzia un divario strutturale nella distribuzione geografica della domanda direttoriale. Il rapporto tra dirigenti e lavoratori dipendenti è dell’1,8% in Lombardia e dell’1,4% nel Lazio, ma scende allo 0,2-0,3% nel Mezzogiorno – valori ben al di sotto del 3% dei principali Paesi europei competitori. Le regioni con la crescita più dinamica nella dirigenza sono Toscana (+4,1%), Lombardia (+3,4%) ed Emilia-Romagna (+2,9%), tutte aree con forte concentrazione di distretti manifatturieri e aziende di eccellenza.

“L’Italia non è un unico mercato dirigenziale – sottolinea Adami & Associati – ma un insieme di mercati locali con caratteristiche, densità e dinamiche molto diverse. Un profilo direttoriale che si muove sul mercato nazionale deve tenere conto di questa eterogeneità, che influenza sia la domanda disponibile sia il posizionamento competitivo.”

Il mismatch strutturale: la domanda supera l’offerta qualificata

Secondo i dati del Bollettino Excelsior Unioncamere, oltre il 50% delle posizioni manageriali e di alta specializzazione in Italia risulta oggi di difficile reperimento. Il dato conferma un paradosso strutturale: un mercato in cui coesistono posizioni difficili da coprire e profili qualificati che faticano a trovare il contesto giusto. Non per mancanza di competenze, ma per un mismatch tra le caratteristiche richieste e il modo in cui i profili si presentano al mercato.

I ruoli emergenti e quelli sotto pressione

L’analisi dei mandati di ricerca e dei trend di mercato identifica tre aree di crescita strutturale nella domanda di profili direttoriali:

Ruoli legati all’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi decisionali (Chief AI Officer, Director of AI Strategy), con una domanda in crescita trasversale a tutti i settori – non solo tecnologici.

Figure responsabili della governance ESG e della transizione sostenibile (Chief Sustainability Officer), spinte dalla normativa europea e dalla pressione degli investitori. La domanda supera significativamente l’offerta di profili con esperienza reale documentata.

Profili HR di alto livello con competenze di gestione del cambiamento organizzativo (CHRO), in forte crescita nelle aziende in fase di riorganizzazione, fusione o espansione internazionale.

Sul versante opposto, i ruoli direttoriali più esposti alla pressione sono quelli definiti da funzioni operative standardizzabili, in progressiva ridefinizione per effetto della digitalizzazione dei processi.

Il mercato retributivo: crescita reale con differenziali significativi

Secondo l’Osservatorio JobPricing per Manageritalia, la RAL media dei dirigenti privati italiani si attesta tra i 105.000 e i 107.000 euro lordi annui, con una retribuzione totale che può raggiungere i 120.000-140.000 euro includendo la componente variabile e i benefit monetizzabili. Le piccole imprese si attestano su una media di circa 101.000 euro, mentre le grandi aziende esprimono valori significativamente superiori.

Il dato più rilevante riguarda i differenziali di competenza: i profili con competenze digitali applicate a processi decisionali possono negoziare RAL superiori del 15-20% rispetto a profili comparabili. Un divario in progressivo ampliamento con l’accelerazione della trasformazione digitale.

Il mercato si muove più velocemente

Secondo il Report 2025 di Uomo e Impresa, il tempo medio di ricollocazione per i profili dirigenziali si è ridotto a 4,3 mesi nel 2025, rispetto ai 5,3 del 2024, con una riduzione del 19% in un anno. Un segnale che indica una domanda di profili qualificati superiore all’offerta disponibile in molti segmenti di mercato. Il dato medio nasconde però una dispersione significativa: chi ha lavorato sul proprio posizionamento prima che la necessità diventasse urgente si ricolloca in tempi molto più rapidi della media.

 

 

 

 

Exit mobile version