Vincere le elezioni: Masia pubblica “Il candidato senza errori”

Il sondaggista, volto noto della tv, nel suo manuale edito da Bookness, descrivendo le caratteristiche comuni di tutti i candidati politici vincenti, consiglia come muoversi efficacemente e gli errori da evitare in campagna elettorale

Roma, 16 agosto 2022 – Un candidato perfetto, capace di condurre una campagna elettorale senza intoppi, dimostrando di essere finalmente la persona giusta che il popolo stava aspettando. Insomma, una figura mitologica, che esiste solo in teoria. Ma chi riesce ad avvicinarsi alla perfezione, puntualmente, vince.

È con questo spirito che il noto sondaggista Fabrizio Masia, volto noto dal grande pubblico per le sue collaborazioni con la televisione generalista (da Rai a La7, passando per Mediaset), pubblica in pieno fermento elettorale Il candidato senza errori – La guida definitiva per vincere le elezioni (edito da Bookness).

In questo manuale “definitivo” Fabrizio Masia snocciola esempi di elezioni storiche e mette la sua esperienza al servizio di protagonisti della politica, comparse o semplicemente curiosi.

«Certo, non c’è niente di facile in politica, né tantomeno nella comunicazione – si legge nel libro – ma lo scopo di questo volume è accelerare il percorso di apprendimento, dando uno sguardo a ciò che avviene dietro le quinte delle campagne elettorali di successo (e anche quelle fallimentari).

Le mosse vincenti e gli errori da evitare

Dire che “ogni elezione fa storia a sé” non può più essere una scusa». Un percorso che parte dai falsi miti che aleggiano intorno alle elezioni politiche, passa per l’identikit del candidato vincente e della campagna perfetta, per poi spiegare quali errori possono determinare la sconfitta: le reazioni d’istinto, gli attacchi, la negatività, la lettura sbagliata dei sondaggi, la cattiva gestione delle energie fisiche e molto altro.

Leggendo il libro si capisce come, a prescindere da chi vincerà le prossime elezioni (e quelle dopo ancora), certe caratteristiche sono comuni a tutti i candidati vincenti.

Scrive lo stesso Fabrizio Masia: «Il candidato vincente è una persona credibile, che conosce bene ciò di cui parla, che sa come trasmettere le idee agli elettori e che fa tutto questo mantenendo sempre e comunque la sua credibilità. Ogni cosa che dice e che fa non si discosta dalla sua identità. Un candidato che punta sì ad essere il più universale possibile, ma senza compromettere mai la sua vera natura e la sua ideologia».

Come muoversi in campagna elettorale

In questo instant book di poco più di 100 pagine, Masia, nonostante il tono informale e diretto, si sofferma anche sui modi migliori per gestire fasi molto delicate della campagna: la scelta dei temi, il rapporto con il pubblico, la scelta degli obiettivi da raggiungere, la gestione degli attacchi nei confronti del lato debole dell’avversario, la costruzione del team della campagna e della comunicazione.

Diventare un candidato senza errori forse è effettivamente una missione impossibile. Ma non provarci nemmeno equivale a sconfitta certa.

 

 

 

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Riforma elettorale: “Il proporzionale puro sarebbe un salto indietro nel passato”

Roma, 27 settembre 2019 – “Un sistema elettorale proporzionale puro sarebbe un salto indietro nel passato per il nostro Paese”. Ad affermarlo Mario Pingerna, esperto di sistemi elettorali e attivista politico.

“La mia prima esperienza politica è nata con la raccolta firme per i Referendum di Mario Segni, che considero mio padre politico. Ed è proprio per l’esperienza della nascita di un sistema maggioritario e la passata vocazione maggioritaria del PD che mi ha portato ad attivarmi contro il proporzionale” dice ancora Pingerna, che spaventato da una riforma proporzionale del sistema di voto propone ai partiti un sistema studiato da lui, che garantirebbe governabilità all’Italia.

Proporzionale, un salto indietro nel passato

Il proporzionale è un salto nel buio, ed un ritorno indietro ad un passato di litanie politiche e accordi per la formazione di governi fragili, che erano sempre appesi all’umore del partitino di turno.

Il proporzionale può andar bene a livello di consensi di partito ma occorre, attraverso il doppio turno inserire un piccolo premio di maggioranza, per garantire la governabilità del paese.

Un sistema elettorale che già esiste in Italia, che è quello per l’ elezione dei Sindaco, e un tempo, prima che lo cambiassero, lo era anche quello per l’elezione del Presidente della Provincia.

E proprio mutuando da questi sistemi che Pingerna propone per il voto nazionale, con la suddivisione in collegi elettorali, la creazione di un nuovo sistema elettorale.

La proposta di Pingerna

1) Indicazione indiretta del Presidente del Consiglio per ciascuna coalizione

(attraverso la scelta della coalizione della persona che la guiderà)

2) Primo turno per scelta deputate/i  e delle coalizioni

(si ritorna alla preferenza per scegliere il deputato che rappresenterà il proprio collegio)

3) Secondo turno in caso nessuno raggiunga al primo il 50%+1 dei voti validi

(turno di ballottaggio tra le due coalizioni più votate)

4) Ogni collegio deve essere rappresentato

(la garanzia della rappresentanza di tutti i collegi elettorali)

Un sistema che prevede:

  • indicazione indiretta del Presidente e scelta del cittadino (deputate/i)
  • rispetto delle pari opportunità;
  • bipolarizzazione;
  • premio di maggioranza minimo 55% ma si può aumentare anche al 60% (come sindaci);
  • stabilità;
  • rappresentatività locale (collegio 150.000 abitanti per 400 deputati o 95.000 per 630);
  • sistema applicabile per il Senato con le dovute modifiche per rispettare il dettame della Costituzione

Per una simulazione dei seggi con il sistema proporzionale con  premio di maggioranza proposto da Pingerna si rimanda alle foto allegate.

Riguardo Mario Pingerna

Mario Pingerna, da sempre appassionato dei numeri della politica, è uno studioso ed esperto di sistemi elettorali, di elezioni, e analisi del voto, oltre che attivista politico.

Iscritto al Partito Democratico fin dalla sua fondazione, provenienza Margherita, appartiene all’assemblea di Sassari, dove ha ricoperto la carica di Presidente del Consiglio Comunale 23 anni fa.

 

 

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Contatti:

 

mariopingerna@gmail.com

 

 

Casalnuovo di Napoli verso il 2020

Casalnuovo di Napoli, 2 novembre 2018 – Mancano 18 mesi alle elezioni amministrative del 2020 per la Città di Casalnuovo di Napoli che, assieme alla Regione Campania e a molti altri grandi comuni del napoletano, sarà chiamata al voto.

I casalnuovesi scelsero nel maggio del 2015, dopo il ballottaggio, come primo cittadino Massimo Pelliccia, che si impose sugli altri candidati a sindaco, Antonio Peluso e Giovanni Nappi, e già si respira di nuovo in paese aria di amministrative.

Il Sindaco Pelliccia vinse con la cosiddetta “anatra zoppa”, visto che solo 6 furono i consiglieri che si aggiudicò dopo il voto e la maggioranza che lo sostiene è composta oggi da oltre la metà di consiglieri eletti tra le fila di altre coalizioni.

Per provare a battere la maggioranza che in questi anni si è formata in consiglio comunale, e per individuare idee e gambe alternative all’attuale amministrazione stanno cominciando in Città le prime trattative politiche tra i vari partiti.

Giovanni Nappi, ex presidente del consiglio comunale, viene già dato in città come sicuro candidato sindaco e in tanti scommettono che ci riproverà.

Nappi è noto ai cittadini, oltre che per la sua attività di sindacalista, di consulente del lavoro e per le sue esperienze politiche, anche per le molteplici iniziative sociali, culturali, aggregative, educative come Giornate di Educazione Civica nelle Scuole, il primo concorso letterario Casalnuovese “Premio Letterario Una Città Che Scrive”, il campo estivo gratuito a Casarea, Luoghi di Musica & Poesia con borse di studio per ragazzi, ‘Una Città Che Dipinge’ per autistici, il ‘Pensionato per amico‘ e tante altre ancora.

Abbiamo raggiunto Nappi per chiedergli se, in base alle voci che girano in città, esista una possibilità reale di una sua nuova candidatura:

“In realtà in tanti mi hanno chiesto di riprovarci. Molti dei miei amici e i consiglieri in carica del Centro Sinistra sono già a lavoro per le liste. Occorre allargare la coalizione, così come stiamo già facendo e molte forze nuove si sono avvicinate per darci una mano e aiutarci a battere il finto cambiamento che aleggia in città da quasi 4 anni. Io ho dato la mia disponibilità a candidarmi anche dopo eventuali primarie, se questo dovesse servire a formare una coalizione più larga e competitiva”, ha raccontato Nappi.

Seguiremo gli sviluppi delle trattative, e sarà interessante capire se la scelta per Casalnuovo sarà proprio quella di avviare “primarie di coalizione”, o meno.

 

Sarà Giovanni Nappi il nuovo candidato sindaco per il centro sinistra di Casalnuovo di Napoli?

 

 

 

Alla Camera dei Deputati il convegno “Prospettive di crescita delle PMI: Riforme pubbliche, garanzie e accesso al credito come volano di sviluppo”

Roma, 21 settembre 2018 – Il 21 settembre 2018 alle 9.45 alla Camera dei Deputati, palazzo San Macuto, in via del Seminario,76, l’Asso112-Associazione Confidi Italiani organizza il convegno “Prospettive di crescita delle PMI: riforme pubbliche, garanzie e accesso al credito come volano di sviluppo”.

Partecipano l’on. Carla Ruocco, Presidente della Commissione VI (Finanze) della Camera dei Deputati, la dr.ssa Donatella Visconti, Presidente di ASSO112, l’on. Francesca Gerardi della Commissione VI (Finanze) della Camera dei Deputati, l’avv. Savatore Vescina, dell’Agenzia per la Coesione Territoriale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il dr. Nicola Buonfiglio, Esperto della Divisione VI del MISE, il dr. Vito Antonio Furio di CRIF e Alberto Rodeghiero, Vice Presidente di ASSO112.

Il convegno approfondirà le prospettive di crescita delle PMI con il contributo delle istituzioni, dei civil servants e delle imprese.

 

 

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Vercelli: “Io, operata a Desio perché la sanità vercellese è allo sbando”

Vercelli, 8 agosto 2018 – È un confronto tragico quello tra la sanità di Vercelli e di Desio, in Lombardia, constatato da chi ha provato sulla propria pelle una diagnosi sbagliata ed un percorso di cura non corretto presso l’ospedale di Vercelli.

“Ora finalmente sono stata dimessa e l’operazione è andata bene. Sono stata operata a Desio, presso l’ospedale pubblico che fa parte dell’azienda socio sanitaria territoriale di Monza-Brianza, che è parte integrante e interattiva dell’ospedale S.Gerardo di Monza, polo universitario e istituto di ricerca”.

A parlare è Barbara Appiano, residente nel vercellese, ma fuggita a Desio per l’operazione e le cure per il suo male, perché ha trovato a Vercelli una sanità “allo sbando”.

Barbara Appiano è una scrittrice impegnata culturalmente sul fronte dell’ambiente, della cultura e della (mala) sanità italiana, e anche questa volta davanti alla triste realtà non ha potuto non denunciare, e non sottolineare le grandi differenze tra il funzionamento dell’ospedale di Vercelli e l’efficienza della sanità lombarda, sperimentate entrambe direttamente sulla propria pelle.

Le sue vicissitudini sono cominciate quando ha scoperto che nel vercellese non vengono mandate le lettere per gli screening mammografici, importanti strumenti per la prevenzione del tumore alla mammella. 

Barbara, non avendo ricevuto la lettera per il consueto screening, per sua fortuna si è ricordata della scadenza dei controlli, ed ha scritto all’azienda sanitaria per avere un appuntamento, fissatole poi al 31 maggio 2018. Con un intervallo di ben 25 giorni è stata richiamata e sottoposta ad un approfondimento di secondo livello effettuato poi il 27 di giugno.

L’esito finale è stato quello di un nodulo refertato con diagnosi sbagliata, che confermava la parte ascellare fosse “libera”.

Tutto sconfessato da approfondimento diagnostico fattole presso la chirurgia dell’Ospedale di Desio, ove peraltro opera un’equipe dimostratasi di eccellenza, diretta dal dott. Dario Maggioni, e medici chirurghi tra cui il dott. Francesco Dassi e il dott. Walter Berardi. Un team che ha a disposizione un ampio ventaglio di cure e protocolli medici chirurgici, con linee guida all’avanguardia per la cura dei vari tumori, tra cui il tumore alla mammella, big killer delle donne.

E per denunciare le gravi carenze e mancanze della sanità in provincia di Vercelli, Barbara non esita a parlare pubblicamente del suo male e di quanto ha dovuto subire.

“Desidero che quanto io ho sperimentato personalmente sulla mia pelle sia di dominio pubblico, in quanto in qualità di persona impegnata sul fronte culturale ritengo sia mio dovere, oltre che giusto, denunciare tutto quello che non va nelle nostre istituzioni.

Non posso non esprimere stima e rispetto per l’elevata professionalità dell’equipe medica, infermieristica e i servizi delle OSS  dell’ospedale di Desio, fondato nel lontano 1547 e che insieme all’ospedale S.Gerardo di Monza sono la prova tangibile che dove si investe, e bene, sulla sanità, questa funziona e serve bene i cittadini.

Osservo, da cittadina oltre che da scrittrice, che non si riesce a capire perché a Vercelli, capoluogo di provincia, sia un ospedale “allo sbando”, perché sbagliando diagnosi e cure, con reparti fantasma a causa delle chiusure selvagge tenute nascoste alla cittadinanza, mentre la città di Desio, che non è un capoluogo di provincia, ha una eccellenza medica quale la chirurgia diretta dal dott. Dario Maggioni che non ha da invidiare nulla a realtà magari più rinomate.

Ho sperimentato su me stessa come dovrebbe essere la qualità e la professionalità delle cure, in un ambiente serio e professionale. 

Mi sono state messe a disposizione la competenze di medici che operano in prima linea con impegno e passione con le proprie conoscenze costantemente aggiornate con protocolli che coinvolgono associazioni no profit quali “Amici per sempre ” fondata dal dott. Dario Maggioni  e “Cancro primo aiuto” ove il dott. Berardi Walter, chirurgo specializzato in senologia opera come medico volontario.

Stessa cosa posso dire di tutto il reparto infermieristico, persone calme e molto pazienti, con elevate competenze, che coordinano il lavoro dei medici con dedizione e pazienza.

Lascio a chi di dovere le riflessioni del caso. 

Non si tratta di essere campanilisti, si tratta di capire fino a che punto la sanità piemontese è stata “contagiata” dal “protocollo taglia tutto” praticata dalla compagine del governo regionale piemontese, nella fattispecie dall’assessorato alla sanità di Saitta e dall’attuale presidente della regione Sergio Chiamparino che trova il tempo per fare propaganda su un referendum per il consenso o meno della realizzazione della Tav da parte dei piemontesi, mentre non si occupa, forse perché non utile alla sua probabile nuova candidatura alle prossime elezioni regionali, della sanità vercellese che sta morendo, colpita da un tumore politico quale quello dei tagli e dell’indifferenza. 

E i cittadini sono così abbandonati a loro stessi che devono andare altrove per potersi curare correttamente.

La dignità non ha un colore politico ed è un patrimonio umano che pare a Vercelli nell’ambito della sanità sia stato spogliato del suo contenuto, quello della salvaguardia della salute dei cittadini la cui responsabilità politica e morale è da ricondurre a chi governa. 

E non provino a dire che non ci sono i soldi, perché i soldi c’erano e ci sono, basta saperli cercare, magari “rottamando cariche politiche istituzionali” che improduttive diventano un costo.

La sanità piemontese non è costo, le persone non sono un costo, le persone sono elettori e pazienti.

Il sig. Chiamparino con l’assessore Saitta lo mettano in conto e vengano a spiegare a noi, alla popolazione, perché non arrivano più le lettere per la prevenzione dello screening mammografico, perché vengono chiusi i reparti mantenendo, salvo errori, le cariche di funzione primario riferite a reparti che sono stati chiusi.

L’Italia e’ un paese bello, gli italiani sono persone creative e intelligenti, tutte le più grandi scoperte in ambito scientifico sono frutto delle più grandi menti di scienziati italiani, ma tutto questo non ha una ricaduta sul territorio, perché passato il momento del nazionalismo, per dire che noi italiani siamo capaci, tutto ritorno come prima.

Il sig. Tomasi di Lampedusa disse bene con il suo Gattopardo che “bisogna cambiare tutto per non cambiare niente”.

Vercelli è distante solo 120 km. da Desio, ma separano le 2 città una eternità di competenze e una gestione lontana anni luce una dall’altra.

E non stiamo parlando di un ospedale del terzo mondo, parliamo di un ospedale sito nella città  di Vercelli, capoluogo della produzione risicola europea.

 

 

 

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Malasanità a Vercelli: “Reparti chiusi e niente avvisi per la mammografia”

Vercelli, 31 luglio 2018 – “La cattiva sanità, la burocrazia e la disorganizzazione nel vercellese uccidono più della malattia“. A denunciarlo la scrittrice Barbara Appiano, che per un problema di salute personale ha provato in prima persona i disagi che sono costretti a provare gli ammalati della provincia di Vercelli.

A cominciare dal fatto che a Vercelli pare non ci sono i soldi per spedire le lettere per lo screening mammografico alle donne.

Qui di seguito la denuncia di Barbara Appiano su cosa non va, secondo lei, nel sistema sanitario del vercellese, e il suo appello ai politici locali a migliorare l’assistenza, senza procedere in nuovi tagli alla Sanità.

“Di recente ho potuto constatare di persona cosa non va nel sistema sanitario della mia provincia, Vercelli. Innanzitutto mi sono sentita ostaggio di una sanità disorganizzata, che non mi ha spedito la lettera per il controllo dello screening mammografico biennale. Per fortuna mi sono ricordata io della scadenza, ho provveduto io stessa a richiedere a metà maggio di quest’anno lo screening mediante una mail via Pec. E solo dopo l’invio della mail ho ricevuto una telefonata da parte del reparto screening di Vercelli, che mi ha proposto il controllo mammografico il 31 di maggio a Santhià” denuncia la scrittrice.

Ed è stato un vero miracolo il fatto di essermi ricordata della mammografia da fare, visto che effettivamente c’era qualcosa che non andava.

Ho vissuto l’assurdità della burocrazia sanitaria in prima persona e ho notato che a parità di numero di pazienti che si ammala sul territorio vercellese corrisponde una parità di tagli, mentre il nostro governatore del Piemonte Sergio Chiamparino pensa ad indire il referendum per chiedere ai cittadini il parere sulla Tav della Val di Susa.

Questo vuol dire che, in periodo di votazioni, i riflettori traslocano per il prossimo mandato regionale nella Val di Susa e non nel vercellese dove le persone muoiono di tumore e dove chi reclama gli viene detto che può andare a Novara.

Infatti la consolazione per Vercelli è un cartello al piano terra dell’Ospedale S.Andrea, che dopo avere visto chiuso il suo reparto di oncologia può però ammirare un cartello con la denominazione di ‘Polo Oncologico Novara-Vercelli’.

La cosa che più mi fa indignare è che a Vercelli sembra tutto in dismissione: non esiste più il reparto di oncologia, non vengono spedite le lettere per lo screening mammografico e quando vi è una diagnosi dubbia non viene fatto alcun esame di  approfondimento, disattendendo i protocolli sanitari nazionali.

Ho notato infatti che qui a Vercelli la disorganizzazione regna sovrana: al paziente viene richiesto di firmare che deve essere operato nel blocco operatorio, su un formulario firmato da un medico che non ti ha nemmeno visitato e non ha nemmeno il tuo referto sulla classificazione del tuo tumore, classificazione che nel mio caso era sbagliata in quanto necessitava di ulteriori accertamenti, che non mi sono stati illustrati.

Per non parlare poi del decorso della malattia: una volta che ti viene comunicato che hai un ospite indesiderato dentro di te la tua vita diventa un circo, dove ognuno dice la sua, e dove nessuno ti spiega il perché. 

Ebbene in questo circo io ho osato spiegare che non mi sarei operata a Vercelli e che avrei optato per un’altra regione, cioè la Lombardia.

A quel punto ecco scendere in campo il campanilismo: “Perché vuole operarsi in Lombardia?” mi e’ stato  chiesto e giù a enumerare i nomi dei chirurghi che anche senza reparto oncologico sono lo stesso bravissimi, ecc. ecc.

La mia risposta è stata: ‘Pago le tasse e quindi vado ad operarmi dove mi sento più sicura, visto che voi non mi date nessuna sicurezza e visto che il pressapochismo con cui il mio tumore è stato trattato è da operetta’.

Proprio lo stesso pressapochismo con cui a Vercelli si chiudono i reparti e si accorpano discipline mediche per risparmiare, con ricadute inevitabili sui malati.

In assenza del protocollo che prevede esame istologico tissutale e poi scintigrafia per la biopsia del linfonodo sentinella per il miglior risultato su un tumore iper-studiato, come quello della mammella, e che con i protocolli giusti garantisce la migliore cura con sopravvivenza al 98%, mi ha indotto a recarmi in un centro in Lombardia, dove in 4 settimane ho svolto tutte le indagini del caso e prenotato già un intervento nei giorni a venire.

A differenza dell’ospedale di Vercelli, che mi ha contattato telefonicamente solo dopo quasi un mese, e non dopo qualche giorno, per dirmi che dovevo ripetere l’esame con un approfondimento di secondo livello.

Vorrei capire se coloro che si occupano di riprogrammare i controlli di secondo livello nel caso di una sospetta neoplasia sarebbero contenti di ricevere questo stesso trattamento.

Ritardare anche solo di un giorno le importantissime comunicazioni sulla refertazione e diagnosi vuole dire banalizzare e non prendere sul serio il proprio lavoro e la vita delle persone visto che si ha a che fare  con una malattia seria, che purtroppo non farà che nuove vittime fintanto che verranno tagliati gli investimenti sulla Sanità.

A Vercelli si muore di tumore, come nel resto d’Italia, ma si tiene tutto sotto silenzio, e si tagliano i posti letto e i reparti in sordina.

Vercelli si potrebbe candidare ad essere un polo ricerca per le malattie tumorali vista l’alta incidenza di mortalità che questa malattia infligge alla popolazione, ma nessun politico propone un progetto simile, che potrebbe anche essere un modo per mettere al centro la città e il suo territorio.

Il cancro è purtroppo una specie di Robespierre che ghigliottina senza sosta, e che rende la parola sopravvivenza un sogno.

Il tumore è una parola che spaventa, che genera terrore a causa della sua reputazione, spesso alimentata da una sanità lumaca con cui questa entità gioca a scacchi sulle nostre stesse vite.

E la Regione Piemonte e l’Assessorato alla Sanità sono spesso perversi nello spiegare, quando lo spiegano, le motivazioni di chiusura dei reparti come quello di Oncologia.

Per questo chiedo ai politici: perché il Vercellese, che ha un elevato tasso di incidenza della malattia tumorale non ha un polo di riferimento, e ad oggi addirittura non vi è più il reparto di Oncologia, chiuso dall’attuale compagine politica della Regione Piemonte?

La nostra provincia dovrebbe essere potenziata con esperti oncologi e radiologi, e non è giustificabile il mancato recapito delle lettere per il controllo mammografico alle donne del Piemonte.

Come autrice, impegnata culturalmente, sono anche ambasciatrice di buona volontà presso il Centro Cardiologico Monzino e l’Istituto Oncologico Europeo per la ricerca cardiovascolare e oncologica e come cittadina piemontese senza fare campanilismi, denuncio una grave carenza negli ospedali della nostra provincia, che difetta di un coordinamento per la tutela della salute, e ha incredibili carenze organizzativeche creano improvvisazione, e che come nel mio caso, creano profonda sfiducia e delusione nei cittadini.

Perché il Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino non utilizza i soldi per il possibile referendum sulla realizzazione della ferrovia ad alta velocità in Val di Susa per potenziare l’ospedale S.Andrea di Vercelli, e creare un polo oncologico serio, di riferimento, attirando medici e ricercatori?

 Si creerebbe cosi sul territorio un nuovo rapporto di fiducia verso le istituzioni e la Sanità! 

Questa non è politica, questa è la tutela della propria salute visto che è indubbio che anche i politici si possono ammalare di tumore.

Per questo non possono essere noncuranti delle problematiche che questa malattia innesca, e non possono risolvere a tavolino il ‘problema dei numeri’.

Per fortuna il mio tumore, che io chiamo Bosone di Higgs, è ancora piccolo. Presto sarà estirpato, ma tanti altri casi di malattia tumorale grave reclamano da parte del governo regionale piemontese attenzione e un serio progetto di cura e non di improvvisazione.

Personalmente continuerò nella mia attività di pubblicista e scrittrice ad evidenziare le carenze del mio paese e della mia regione, e in questo sarò sempre in prima linea senza compromessi, per dare voce a coloro che soffocati dalla paura della malattia muoiono già alla sola pronuncia della diagnosi.

Vittime di una parola che è negazionista della vita, e che soccombono davanti alla burocrazia e ai tagli sanitari, che ci riducono alla rassegnazione.

Io però non mi rassegno, e la storia del mio Bosone di Higgs, la mia particella scomunicata da Dio, sta per diventare un mio nuovo libro, che racconterà dei miei ’18 millimetri di indifferenza’, e di uno Stato senza coscienza.

Libro che invierò, una volta terminato, allo stesso assessore Saitta e al presidente Chiamparino, che nonostante la sua non più tenera età è ancora ritenuto valido e utile per il mondo della politica, mentre io a 55 anni sono ritenuta già vecchia per il mondo del lavoro e adesso, da malata, sono diventata doppiamente ingombrante, soprattutto per i politici malati di onnipotenza che si illudono che a loro, quello che succede alle persone normali, non accadrà mai”.

 

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In sofferenza finanziaria il Comune di Casalnuovo

Casalnuovo di Napoli, 27 luglio 2018 – Il Comune di Casalnuovo di Napoli è in sofferenza finanziaria ed è prevista una riunione al riguardo del Consiglio Comunale per il prossimo 31 luglio 2018.

Il Comune di Casalnuovo vivrà un periodo di indubbia “sofferenza finanziaria”, a causa di un debito fuori bilancio di circa 5 milioni di euro, che sarà riconosciuto nella prossima riunione del Consiglio Comunale.

Il debito è legato ad un vecchissimo contenzioso tra il Comune e la signora Caruso Angelina. Contenzioso che ad oggi da’ ragione alla signora Caruso, alla quale vengono riconosciuti danni per una mancata lottizzazione mai perfezionata.

L’amministrazione porterà nel prossimo Consiglio Comunale una delibera che dichiara un sostanziale equilibrio di bilancio. Un equilibrio raggiunto, secondo quanto sostenuto da chi governa oggi la Città, coprendo più della metà del debito di 5 milioni di euro con le “indennità di occupazione degli immobili abusivi acquisiti al patrimonio comunale”.

Il Comune dovrà quindi riuscire a riscuotere circa 2 milioni e mezzo di euro da chi occupa case abusive per salvare il bilancio ed evitare il dissesto.

E se non ci dovesse riuscire?

Per capirne di più abbiamo sentito al riguardo Giovanni Nappi, leader del Pd Casalnuovese ed ex Presidente del Consiglio Comunale: “A mio avviso l’amministrazione avrebbe dovuto ricorrere allo strumento del pre-dissesto, la procedura che avrebbe consentito all’Ente di avviare un piano di riequilibrio pluriennale assistito dallo Stato e dalla Corte dei Conti. Trovo assurdo rischiare così. Ci sono delle somme da riscuotere, certo. Somme che, però, potrebbero non essere riscosse nei tempi giusti. Non sempre infatti la velocità di incasso riesce ad incastrarsi con le esigenze di pagamento. Il Sindaco, che si prepara ad un 2019 tutto di campagna elettorale, ha voluto probabilmente evitare i vincoli a cui l’Ente sarebbe stato soggetto in uno stato di pre-dissesto. Un Comune in dichiarata sofferenza si ritroverebbe, infatti, con un unico obiettivo: contenere le spese. Cosa che, evidentemente, il Sindaco non ha proprio intenzione di fare”.

 

 

Terremoto, l’autrice Barbara Appiano in visita alle zone terremotate

Roma, 18 maggio 2018 – Il 19 e 20 maggio la poetessa e scrittrice Barbara Appiano si recherà in visita presso le zone terremotate del centro Italia. L’autrice sarà a Saletta nelle Marche, invitata da Andrea Ciucci, vicepresidente della Onlus  “Ricostruiamo Saletta” e incontrerà la cittadinanza di alcune comunità Accumoli, Amatrice e altri paesi devastati dal terremoto, in un percorso in divenire.

“Come una naufraga, salendo da Ancona, inerpicandomi verso le zone rosse incontrerò in particolare i bambini che non hanno più le scuole che si sono sbriciolate, e gli anziani, due categorie per me importantissime perché i bambini sono il futuro mentre gli anziani sono la memoria e hanno innanzi a sé il tramonto” spiega Barbara Appiano.

“Poi voglio incontrare gli imprenditori, per raccontare il loro sacrificio di fare impresa in mezzo alle macerie e le persone comuni che non appaiono in televisione, ma che esistono e vivono sulla loro carne la sofferenza provocata dal terremoto. Sarò io la loro televisione”, racconta ancora l’autrice.

Appiano ha iniziato a scrivere un libro “Tutto in una vita, tutto in un minuto“, un diario di testimonianze dal vivo e senza telecamere, dove l’io narrante è il terremoto che parla in prima persona e spiega lui stesso il terremoto, perché arriva e perché decide di andarsene e ritornare.

Il libro sarà venduto a deputati e senatori della Repubblica Italiana, perché rappresentano le istituzioni e l’alto senso civico che lo stato deve promuovere, e il ricavato sarà interamente devoluto alla comunità di Saletta e alle sue genti, e vuole essere lo studio degli effetti psicologici del terremoto sulla psiche umana.

“Ha gli stessi devastanti effetti dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, con la differenza che allora era l’uomo che provocava quegli eventi mentre oggi è il terremoto che decide autonomamente il da farsi” racconta Appiano.

“Tutto in una vita, tutto in un minuto” partendo dagli effetti devastanti del terremoto, che si racconta come fosse una persona che descrive la sua storia, ha lo scopo di creare fratellanza universale, cui le catastrofi naturali ci legano.

Il libro vuole essere una rappresentazione dell’umanità che si lega e si affratella attraverso le catastrofi della natura, non soltanto nel momento della sua manifestazione ma soprattutto dopo, quando non vi è più quotidianità e normalità.

Contestualmente Barbara Appiano donerà copie del suo ultimo romanzo “Città senza semafori e case con le ruote” ai cittadini che la accoglieranno.

A Saletta l’autrice raccoglierà fisicamente dei mattoni per rappresentare il fatto che “ricostruire è contare i mattoni caduti, per ricontare i muri da ricostruire e chiedere alle istituzioni e personalità culturali del nostro paese, e ai grandi nomi della scrittura di seguire il mio esempio, per creare empatia e condivisione con chi soffre questa grande tragedia“.

“Tutto in una vita, tutto in un minuto” vuole essere infine l’analisi del tempo cronologico della natura e del tempo umano, che spesso stridono. L’uomo è sempre in ritardo e svantaggiato rispetto alla natura e proprio per questo ‘svantaggio’ il terremoto è la compagine esistenziale e umana di quello che noi siamo: pellegrini in tutti i sensi rispetto alla potenza della natura, che attraverso il terremoto esprime potenza, invincibilità e imprevedibilità. Caratteristiche proprie della natura e non certo nostre” conclude Barbara Appiano.

 

Il Partito Radicale raggiunge i 3.000 iscritti e conferma la non partecipazione alle elezioni 2018

ROMA, 19 DICEMBRE 2017 – Il Partito Radicale conferma la sua non partecipazione alle elezioni anche per il 2018. Così come avviene dal 1989 il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito infatti, come previsto dal suo statuto, non si presenta alle elezioni politiche.

 Il  Partito che attraversa i partiti e le nazioni

Questo consente al Partito Radicale di avere tra i propri iscritti appartenenti ad altri partiti, anche membri del Governo quali i sottosegretari Sandro Gozi, Gennaro Migliore, Benedetto Della Vedova.

Sono altresì iscritti il vice presidente della Camera Roberto Giachetti, il presidente della Commissione Esteri della Camera Fabrizio Cicchitto, e diversi deputati di diversi gruppi di centro sinistra e centrodestra.

Il Presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella; i Consiglieri Regionali della Sardegna, Roberto Deriu e Piero Comandini, l’ex Ministro degli Esteri Emma Bonino, l’ex Ministro e Sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone.

Dopo la scomparsa del leader Marco Pannella particolarmente importante è stato il contributo dato dall’Ambasciatore e già Ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata, iscritto al Partito Radicale e membro dell’Ufficio di Presidenza di Fratelli d’Italia.+++

Tra gli iscritti non italiani ci sono il leader  dell’opposizione istituzionale cambogiana Sam Rainsy e i 66 parlamentari; Pandeli Majko, Ministro della Difesa albanese; André Gattolin, Senatore francese di En Marche, Jean Claude Mokeni; senatore della Repubblica democratica del Congo, Sid Ahmed Ghozali; già Primo Ministro dell’Algeria; il deputato conservatore scozzese Struan Stevenson; l’ex Ministra francese agli Affari Esteri Rama Yade.

Tra le personalità italiane Aldo Masullo, filosofo, professore emerito di filosofia morale nell’Università Federico II di Napoli, già deputato e senatore del Partito Comunista Italiano, dei Progressisti, dei Democratici di Sinistra.

I giornalisti Paolo Liguori, direttore del TgCom24; Gianmarco Chiocci, direttore de Il Tempo; Maurizio Tortorella, vice direttore di Panorama; Flavia Fratello; Ilaria Cucchi.

E ancora, la regista Liliana Cavani, Luca Barbarossa, Paolo Hendel, Sergio Staino, Alessandro Haber, Ennio Fantastichini, Rocco Papaleo.

L’obiettivo 3.000 iscritti anche per il 2018

Il 40° Congresso straordinario che si era tenuto dall’ 1 al 3 settembre presso il Carcere di Roma Rebibbia aveva deliberato che si sarebbe proceduto alla liquidazione del Partito se non si fossero raggiunti i 3.000 iscritti nel 2017 e nel 2018.

Il Partito Radicale superando i 3.000 iscritti al 2017, ad oggi sono 3.151, ha raggiunto quindi il primo obiettivo per evitare la propria liquidazione .

L’iscritto numero 3.000 è stato il senatore americano del Distretto della Columbia, l’avvocato Paul Strauss.

Il prossimo obiettivo sarà quello di avere 3.000 iscritti entro il 31 dicembre del 2018 con la conseguente convocazione del 41° Congresso.

Photo by dumplife (Mihai Romanciuc)

 

1-3 settembre 2016 carcere di Roma Rebibbia

Photo by dumplife (Mihai Romanciuc)

 

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