Milano, 8 marzo 2019 - «Ci sono molte aziende pronte a realizzare le trasformazioni digitali necessarie per diventare competitive a livello internazionale, ma molto spesso, dopo aver aspettato un decennio a causa della crisi economica, si trovano oggi ostacolate dalla mancanza delle digital skills necessarie. La soluzione più immediata è ovviamente quella di ricercare le competenze sul mercato del lavoro, individuando dei candidati in grado di fare recuperare all'azienda il tempo perso. Se non condotta a regola d'arte, però, la ricerca di personale digitale rischia di risultare infruttuosa, a causa dell'effettiva mancanza, nel nostro Paese, di un numero sufficiente di professionisti digitali».

Sintetizza in questo modo la situazione attuale Carola Adami, CEO di Adami & Associati, società di head hunting leader nella ricerca e selezione di personale qualificato, aggiungendo che «essendo maggiore la richiesta di professionisti digitali rispetto all'effettiva presenza di candidati idonei, assicurarsi i migliori talenti digitali significa poter contare su un vantaggio competitivo che può essere definito doppio nei confronti dei propri competitors».

La mancanza di professionisti digitali è confermata ancora una volta anche dall'indagine Recruiter Sentiment Italia 2019, condotta dalla società Coleman Parkes su incarico di LinkedIn.

Lo studio è stato fatto a partire dalle risposte di oltre 300 responsabili HR di aziende e di agenzie italiane, provenienti da 8 differenti settori industriali.

Non può che fare piacere il fatto che il 50% degli intervistati confermi il buon frangente del 2018, durante il quale il numero delle assunzioni sarebbe aumentato. Il 40% degli HR, invece, vede una sostanziale stabilità del mercato del lavoro italiano, mentre una minoranza non troppo sparuta – il 10% – lamenta una diminuzione del tasso di assunzione rispetto all'anno precedente.

Tra i motivi della riduzione delle assunzioni, stando alle dichiarazioni degli intervistati, ci sarebbero dapprima la mancanza degli strumenti adatti per la gestione della selezione del personale qualificato, e in secondo luogo la mancanza di professionisti preparati. Come spiegato dall'head hunter Carola Adami, infatti, «per un processo di recruiting soddisfacente per l'azienda le competenze giuste devono essere presenti da entrambi i lati, sia dalla parte del candidato che da quella selezionatore».

Come anticipato, l'indagine di LinkedIn torna a puntare il dito contro la mancanza di skills digitali: a lamentare questa lacuna del mercato del lavoro italiano è il 40% dei responsabili delle Risorse Umane. Non si parla, peraltro, solo e unicamente di competenze digitali di alto livello, necessarie per procedure di analisi e di programmazione.

Guardando alle competenze digitali essenziali per entrare e crescere nel mercato del lavoro, i responsabili HR hanno infatti indicato sì delle generali competenze in ambito tecnologico e di coding (15%), ma anche la capacità di gestire le funzioni del pacchetto Microsoft Office (14%), e di gestire dei social media (12%).

Competenze come queste vengono richieste nei più svariati settori industriali, a partire dal finance (93%), dall’amministrazione (90%) e dal settore travel (85%). Guardando invece alle regioni, si scopre che le hard skills digitali sono fondamentali soprattutto per la Lombardia (dove le richieste di candidati con competenze digitali adeguate coprono il 51% del totale), il Lazio (30%) e l'Emilia Romagna (25%)

 

 

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I responsabili HR: "In Italia mancano le skills digitali"

Milano, 8 marzo 2019 - «Ci sono molte aziende pronte a realizzare le trasformazioni digitali necessarie per diventare competitive a livello internazionale, ma molto spesso, dopo aver aspettato un decennio a causa della crisi economica, si trovano oggi ostacolate dalla mancanza delle digital skills necessarie. La soluzione più immediata è ovviamente quella di ricercare le competenze sul mercato del lavoro, individuando dei candidati in grado di fare recuperare all'azienda il tempo perso. Se non condotta a regola d'arte, però, la ricerca di personale digitale rischia di risultare infruttuosa, a causa dell'effettiva mancanza, nel nostro Paese, di un numero sufficiente di professionisti digitali».

Sintetizza in questo modo la situazione attuale Carola Adami, CEO di Adami & Associati, società di head hunting leader nella ricerca e selezione di personale qualificato, aggiungendo che «essendo maggiore la richiesta di professionisti digitali rispetto all'effettiva presenza di candidati idonei, assicurarsi i migliori talenti digitali significa poter contare su un vantaggio competitivo che può essere definito doppio nei confronti dei propri competitors».

La mancanza di professionisti digitali è confermata ancora una volta anche dall'indagine Recruiter Sentiment Italia 2019, condotta dalla società Coleman Parkes su incarico di LinkedIn.

Lo studio è stato fatto a partire dalle risposte di oltre 300 responsabili HR di aziende e di agenzie italiane, provenienti da 8 differenti settori industriali.

Non può che fare piacere il fatto che il 50% degli intervistati confermi il buon frangente del 2018, durante il quale il numero delle assunzioni sarebbe aumentato. Il 40% degli HR, invece, vede una sostanziale stabilità del mercato del lavoro italiano, mentre una minoranza non troppo sparuta – il 10% – lamenta una diminuzione del tasso di assunzione rispetto all'anno precedente.

Tra i motivi della riduzione delle assunzioni, stando alle dichiarazioni degli intervistati, ci sarebbero dapprima la mancanza degli strumenti adatti per la gestione della selezione del personale qualificato, e in secondo luogo la mancanza di professionisti preparati. Come spiegato dall'head hunter Carola Adami, infatti, «per un processo di recruiting soddisfacente per l'azienda le competenze giuste devono essere presenti da entrambi i lati, sia dalla parte del candidato che da quella selezionatore».

Come anticipato, l'indagine di LinkedIn torna a puntare il dito contro la mancanza di skills digitali: a lamentare questa lacuna del mercato del lavoro italiano è il 40% dei responsabili delle Risorse Umane. Non si parla, peraltro, solo e unicamente di competenze digitali di alto livello, necessarie per procedure di analisi e di programmazione.

Guardando alle competenze digitali essenziali per entrare e crescere nel mercato del lavoro, i responsabili HR hanno infatti indicato sì delle generali competenze in ambito tecnologico e di coding (15%), ma anche la capacità di gestire le funzioni del pacchetto Microsoft Office (14%), e di gestire dei social media (12%).

Competenze come queste vengono richieste nei più svariati settori industriali, a partire dal finance (93%), dall’amministrazione (90%) e dal settore travel (85%). Guardando invece alle regioni, si scopre che le hard skills digitali sono fondamentali soprattutto per la Lombardia (dove le richieste di candidati con competenze digitali adeguate coprono il 51% del totale), il Lazio (30%) e l'Emilia Romagna (25%)

 

 

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