Clima e uomo: rapporto difficile

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Il nuovo documento dell’IPCC: l’influenza del riscaldamento globale sui sistemi fisici e biologici, ambienti umani compresi è un documento dagli scenari drammatici. Il dubbio è se si sia ancora in tempo per invertire la rotta
L’International Panel on Climate Change (IPCC) ha pubblicato il secondo capitolo del rapporto 2007, quello relativo alle conseguenze pratiche degli sconvolgimenti climatici. Un documento, come molti si attendevano, molto drammatico per gli scenari prospettati.
Dopo l’elaborazione di una grande quantità di dati raccolti in tutto il pianeta è stato infatti possibile stimare l’influenza del riscaldamento globale causato dalle attività umane su molti sistemi fisici e biologici. Il rapporto, intitolato “Impatti dei cambiamenti climatici, adattamento e vulnerabilità”, afferma che se la temperature media mondiali dovessero aumentare di ulteriori 2-2,5 gradi dobbiamo aspettarci un’ampia gamma di disastri come siccità, alluvioni, malattie, estinzioni di specie animali e vegetali, scioglimento dei ghiacciai, inondazioni delle coste e delle isole abitate da centinaia di milioni di persone. Un aumento della temperatura media globale di oltre 3,5 gradi rispetto al presente causerebbe una maggiore vulnerabilità su molti sistemi naturali e umani rendendo molto più complesso riuscire ad opporre adeguate misure di adattamento.Anche di fronte a questi pericoli incombenti molti scienziati che hanno elaborato il nuovo rapporto IPCC hanno dovuto subire forti pressioni da alcuni rappresentati governativi che in parte sono riusciti ad annacquare il documento: è il caso di Stati Uniti, Cina ed Arabia Saudita.
Alcuni esperti dell’IPCC hanno tenuto a precisare che “questo documento rimuove ogni dubbio sull’urgenza di agire sulle emissioni dei gas a effetto serra e le previsioni in esso contenute sono molto peggiori rispetto al terzo rapporto presentato nel 2001”.
Tra i diversi impatti sulla natura e sull’ambiente umano il rapporto evidenzia, ad esempio, alcune proiezioni piuttosto drammatiche sulla salute, soprattutto per le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, ma non solo: aumento della malnutrizione e dei rischi di malattie infettive e respiratorie, aumento della mortalità a causa di eventi più estremi come ondate di calore, alluvioni, tempeste e siccità, aumento della frequenza delle malattie cardio-respiratorie a causa dell’aumento delle concentrazioni di ozono troposferico a livello superficiale.
Alla basse latitudini si prevede che la produttività agricola tenderà a diminuire anche con un aumento della temperatura media globale di solo 1-2 gradi.
A rischio di estinzione il 20-30% delle specie vegetali e animali, già con un aumento della temperatura media globale di 1,5-2,5 gradi rispetto all’attuale.L’aumento dell’acidificazione degli oceani causato dall’incremento della CO2 in atmosfera avrà forti impatti negativi su diversi organismi marini come i coralli.
Secondo l’IPCC quasi tutti i paesi europei subiranno notevoli impatti negativi a causa dei cambiamenti climatici e molti avranno forti ripercussioni a livello economico.
A questo punto dobbiamo capire se siamo ancora in tempo per arrestare questo processo che può sembrare irreversibile.
In molti ritengono che un obiettivo necessario sia quello di stabilizzare le emissioni globali al 2020 per poi ridurle drasticamente del 50% entro il 2050 rispetto ai valori del 1990.Per fare questo è però imprescindibile porre da subito le basi per una vera rivoluzione energetica che elimini completamente le fonti fossili entro la fine di questo secolo.
Scarica il rapporto: “Climate Change 2007: Climate Change Impacts, Adaptation and Vulnerability” – Summary for Policymakers

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