Problemi psicologici: la soluzione alla pandemia della mente é online

Roma, 3 febbraio 2022 – Da ricerche effettuate sembra che l’epidemia abbia provocato disturbi psicologici per il 65% degli Italiani e non va molto meglio negli altri paesi europei, dove la media rilevata sembra essere del 58%.

L’emergenza sanitaria ha acuito la sofferenza emotiva delle persone che si sono trovate costrette, in diversi casi, ad affrontare in solitudine le difficoltà straordinarie e quotidiane.

Il sostegno psicologico, mai come in questo particolare momento, è ormai un servizio necessario per la salute e per il benessere delle persone.

“La salute non è solo fisica, ma anche e soprattutto psichica. Abbiamo il diritto ad una maggiore cultura del benessere psicologico anche perché, oltre a far star meglio la popolazione, investire in psicologia fa risparmiare la collettività” spiega Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”.

“Non tutti però hanno sempre l’opportunità di recarsi presso uno studio e la tempestività, in talune circostanze di malessere, è fondamentale per poter aiutare le persone a ripristinare il loro equilibrio. Le consulenze psicologiche online rappresentano l’opportunità di accesso a tutte le persone che, per motivi diversi, non hanno la possibilità di poter usufruire delle sedute psicologiche in presenza presso uno studio. L’aiuto psicologico online così serve a connetterci velocemente con il nostro benessere”, continua Lanari.

“Attraverso una pratica etica rispettosa, l’aiuto online permette di ottenere degli ottimi risultati, come indicato da diversi studi effettuati sulla consulenza psicologica online (Zabinski e coll. (2001), (Yager Z, O’Dea JA, 2006). La terapia online offre vantaggi concreti e nuove opportunità di comunicazione basate su tecnologia digitale (smartphone, tablet), a cui siamo sempre più abituati e non ci obbliga ad abbandonare i luoghi abituali come la casa, oppure l’ufficio e questa condizione può favorire meccanismi di relax, confort, empatia e intimità”, racconta la psicologa Debora Barrea.

Nella terapia online possiamo scegliere il tempo, il luogo e anche l’approccio iniziale del rapporto terapeutico. Una consulenza psicologica online può avvenire in qualsiasi luogo, e in qualsiasi momento; se stiamo vivendo un momento particolarmente difficile, possiamo inviare un messaggio al nostro terapeuta e ricevere nel giro di poco tempo un contatto e delle utili indicazioni. Se optiamo per una consulenza psicologica online, non saremo più limitati a scegliere il professionista più comodo da raggiungere, ma quello migliore per noi. E’ importante sottolineare che una modalità non sostituisce l ‘altra, ma diviene più opportuna sulla base delle necessità delle persone.”

Partendo dalla convinzione che un corretto aiuto psicologico nell’ambito di una emergenza eviti l’insorgenza di una psicopatologia strutturata, il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” ha quindi deciso di offrire anche un aiuto psicologico online.

Il servizio é offerto per affrontare delle situazioni di crisi legate a: ansia, attacchi di panico, solitudine, dipendenza da internet, ritiro sociale (hikikomori), problemi relazionali, autostima bassa, problemi sessuali, dipendenza da sesso virtuale (cybersex addiction), violenze e abusi, violenze di genere, mobbing, bullismo, problemi legati al lavoro, problemi a scuola, incidenti e traumi, iperattività, disabilità, handicap, depressione e disturbi dell’umore, dipendenze, disturbi alimentari, disturbi del sonno, disturbo ossessivo compulsivo (doc), disturbi di personalità, disturbo post traumatico da stress, paure e fobie, lutti amorosi, lutti reali, tumori e malattie gravi, coronavirus, problemi legati al covid, gestione della rabbia e dello stress, problemi degli adolescenti, problemi della terza età, problematiche familiari, problematiche LGBTQIA+ (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersex e persone asessuali), stalking, problemi di coppia, partner bugiardo patologico, demenze, disturbo narcisistico di personalità, etc.

I 374 psicologi della rete del pronto soccorso sono presenti in tutte le regioni italiane e in 23 paesi esteri, come Regno Unito, Francia, Hong Kong, Messico, Russia, Argentina, Grecia, Kenya, Ghana, Mozambico, Nigeria, Brasile, Portogallo, Serbia, Romania, Bulgaria, Egitto, Giordania, Pakistan, Azerbaijan, India, Spagna e Svizzera.

Per contattare il Pronto Soccorso Psicologico basta telefonare al n. 06 22796355, al n. 380 6883135, o collegarsi al sito internet www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

 

Guarire dagli attacchi di panico: quando la paura non fa più paura

Roma, 3 novembre 2021 – Sembra che siano circa 10 milioni gli italiani che hanno vissuto almeno una volta nella vita l’esperienza di un attacco di panico. Un evento che per molti per fortuna rimane isolato, mentre per altri può trasformarsi in un vero e proprio disturbo.

Ma in cosa consiste esattamente l’attacco di panico?

Molti lo descrivono come “sensazione di morire”. Infatti è una sensazione improvvisa, rapida, che si esaurisce spontaneamente, ma lascia completamente devastati. La manifestazione è soggettiva, ma i sintomi più comuni sono fame d’aria, battito accelerato, bocca secca, vertigini, immobilità degli arti e talvolta di tutto il corpo. La maggior parte delle persone colpite da un attacco di panico realizza di averlo avuto solamente dopo essere state al pronto soccorso e aver scongiurato un attacco cardiaco. Ed è dopo aver realizzato di aver avuto un attacco di panico che si insinua la paura costante di rivivere quella sensazione di impotenza, quella sensazione di “morte” imminente.

Al riguardo Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico Roma Est, afferma che “consapevoli della sofferenza collegata al panico, abbiamo scritto il libro “Vincere gli attacchi di panico: istruzioni per l’uso”, per aiutare le persone ad utilizzare il panico, paradossalmente per migliorare la propria qualità di vita”.

Nello specifico Francesca Mero, psicologa del Pronto Soccorso Psicologico Roma Est, ci ricorda che “per affrontare il panico le persone mettono in atto quelle che in Terapia Breve Strategica vengono chiamate le Tentate Soluzioni”.

Le Tentate Soluzioni più utilizzate sono:

1) Evitare tutto ciò di cui si ha paura;

2) Chiedere aiuto e rassicurazione;

3) Di fronte alla sensazione di paura si tende a voler controllare le proprie reazioni, finendo però per perderne il controllo.

Queste tentate soluzioni però portano sempre a un fallimento. Infatti le persone iniziano ad evitare tutto ciò che le spaventa in via preventiva, per non sentire quella sensazione di ansia e paura, ma più si sommano gli evitamenti e più la paura cresce. Questo perché mettendo in atto gli evitamenti, si invia a se stessi il messaggio di non essere in grado di affrontare le situazioni e il senso di incapacità fa crescere la paura.

Chiedendo aiuto e rassicurazione agli altri, queste persone continuano a confermare a se stesse la propria incapacità, fino a diventare davvero incapaci di affrontare innumerevoli situazioni.

Dopo aver avuto uno o più attacchi di panico, ci si spaventa delle reazioni incontrollate del proprio corpo, così si inizia a cercare di controllare queste reazioni. Ma più si cerca di controllarle e più se ne perde il controllo, fino a mandare in tilt il meccanismo psicofisiologico e a generare così un nuovo attacco di panico.

Si inizia quindi ad avere un timore preventivo delle reazioni del proprio organismo si fronte a situazioni che queste persone considerano una minaccia. Questo timore porta, quindi, a limitare sempre più le proprie azioni e i propri spazi vitali.

Si sbaglia quando si definisce l’attacco di panico semplicemente come una forte paura. È il risultato di una costruzione lenta e complessa che può durare anche per sempre. In senso figurato la persona è come incastrata dentro la tela di un ragno. Spesso le persone che soffrono del disturbo da panico hanno una buona consapevolezza del problema e delle cause di questo, ma vi è un’incapacità nel fare qualcosa di diverso.

Grazie alla psicoterapia si può davvero guarire da tutto questo e liberarsi dalla ragnatela della paura. Vengono utilizzati specifici protocolli di intervento per gli attacchi di panico, si usano stratagemmi per modificare o eliminare le tentate soluzioni che alimentano la paura patologica e il panico.

Avviene una vera e propria esperienza emozionale correttiva e mediante esperienze guidate, si aiuta la persona a costruire capacità individuali che permettono di gestire il problema per superarlo ed eliminarlo per sempre.

È importante che lo psicoterapeuta analizzi con attenzione le tentate soluzioni disfunzionali messe in atto dal paziente, per renderle da disfunzionali a funzionali. La tecnica per eccellenza è quella della Peggiore Fantasia. Questa è un’esperienza emozionale concreta, in cui il paziente deve concentrarsi per circa 30 minuti al giorno sulla sua peggiore paura, immaginandosi man mano di superarla.

Con il passare dei giorni avviene una modificazione della percezione della paura che porta all’acquisizione di sicurezza, autonomia e capacità di gestire la propria realtà. Una volta cambiata la percezione segue anche il cambiamento delle reazioni e infine della consapevolezza. La consapevolezza giungerà solamente dopo aver vissuto realmente l’esperienza ansiogena, poiché solo in quel momento la persona si renderà conto delle proprie capacità e delle proprie risorse attivate nel fare qualcosa che prima di allora sembrava impossibile.

Al riguardo il Pronto Soccorso Psicologico Roma Est offre un servizio di aiuto per tutti coloro che vogliono vincere gli attacchi di panico.

I 358 psicologi della rete del pronto soccorso sono presenti in tutte le regioni italiane e in 22 paesi esteri, come Regno Unito, Francia, Hong Kong, Messico, Russia, Argentina, Grecia, Kenya, Ghana, Mozambico, Brasile, Portogallo, Serbia, Romania, Bulgaria, Egitto, Giordania, Pakistan, Azerbaijan, India, Spagna e Svizzera.

Il servizio é offerto in 27 lingue, a prezzi sociali, e per contattare gli psicologi del Pronto Soccorso Psicologico basta telefonare al n. 06 22796355, al n. 392 9050134, o collegarsi al sito internet www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

 

 

Depressione, potente ma non invincibile

Roma, 4 ottobre 2021 – Secondo i dati Istat, in Italia ci sono poco più di 2,8 milioni di depressi. Di questi 1,3 milioni soffrono di depressione maggiore, mentre 1,5 milioni soffrono di disturbi depressivi di vario genere. Approfondendo di più questa analisi statistica scopriamo che i più “colpiti” sono gli anziani, le donne, i meno colti e i più poveri. Detto ciò possiamo capire come questo sia un problema che riguarda davvero molte persone.

Ma come si manifesta la depressione?

Innanzitutto c’é da fare una distinzione tra Disturbo Depressivo Maggiore e Disturbi Depressivi di altro tipo.

Il Disturbo Depressivo Maggiore è caratterizzato da frequenti e intensi stati di insoddisfazione e tristezza, il piacere è assente, anche nel fare le attività quotidiane. L’umore è quasi sempre negativo, i pensieri sono caratterizzati da una pessimismo circa se stessi e il proprio futuro. Ciò che lo caratterizza è soprattutto la durata, infatti permane per lunghi periodi di tempo con serie difficoltà nello svolgere le attività quotidiane.

Gli altri tipi di depressione possono essere invece più lievi e soprattutto transitori. Spesso sono causati da eventi scatenanti, come la Depressione Reattiva.

In generale comunque le persone depresse vivono un forte senso di inadeguatezza, appaiono demotivate e rallentate, ogni passo da fare o decisione da prendere sembra insormontabile.

Secondo Francesca Mero, psicologa del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”, ”l’ideazione depressiva si mantiene in base a come il paziente si relaziona con se stesso, con gli altri e con il mondo che lo circonda. La depressione quindi è una forma di disagio molto sofferta che si presenta in molti modi, ma tutti accomunati da un medesimo atteggiamento: la rinuncia.

Nei casi più gravi, questo tipo di atteggiamento coinvolge tutte le sfere dell’esistenza, diventando così invalidante. La persona che soffre di depressione tende a non prendere decisioni o a rimandarle di continuo, questo perché si sente debole, incapace, ma soprattutto pensa che tutto questo non potrà cambiare.

Tutto diventa difficile, faticoso, quasi impossibile, vi è una rinuncia continua al tentativo di migliorare la propria vita e questo mette la persona nella condizione di vittima.

Esistono poi altre due modalità che portano al mantenimento e poi al peggioramento del problema:

1) la delega, infatti i pazienti depressi tendono a delegare ad altri (farmaci, famigliari, partner) la responsabilità del loro stare bene;

2) il lamentarsi, infatti alcuni pazienti depressi tendono a lamentarsi continuamente della loro condizione di sofferenza oppure, al contrario, a chiudersi nel silenzio più assoluto.

Si possono poi individuare tre varianti del disturbo depressivo:

– il depresso radicale, colui che crede di essere sempre stato sfortunato;

-l’illuso-deluso degli altri o di sé, cioè colui che si sente tradito o che si è reso conto di non essere ciò che pensava;

– il moralista, ovvero colui che pensa di essere nel giusto e che il mondo sia sbagliato.

Ma si può guarire dalla depressione in tempi brevi?

Si viene sconfitti dalla depressione solo quando si rinuncia.

Con la Terapia Breve Strategica ad esempio vengono messe in atto sequenze di manovre terapeutiche che conducono il paziente ad effettuare, gradualmente, nuove esperienze e un cambiamento concreto.

Ad esempio si fa scrivere al paziente in maniera dettagliata tutte le sue esperienze di insuccesso della vita. Scrivendo ripetutamente le esperienze che l’hanno fatto soffrire, il paziente riesce a canalizzare le proprie emozioni negative, facendole defluire.

Le emozioni non vanno mai bloccate, la canalizzazione è un’arma vincente. Per i pazienti che tendono a lamentarsi della loro vita, si usa la tecnica del pulpito serale, dove vengono coinvolti anche i famigliari. Si concordano uno spazio e un tempo prefissati, dove il paziente possa lamentarsi, evitando però di parlarne durante il resto della giornata (congiura del silenzio). Grazie a questa tecnica il paziente esce fuori dal ruolo di vittima, poiché rende le sue lamentele volontarie e quindi più controllabili.

In molti casi la depressione è un modo disfunzionale di reagire a eventi di vita, mentre si tende a considerarla come una malattia inguaribile, che al massimo può essere tenuta a bada.

Cambiando invece questi modi di reagire disfunzionali, si può uscire in molti casi dalla depressione.
Il segreto è riattivare le risorse personali del paziente.

Nel caso in cui la depressione sia più severa o cronica, il trattamento psicofarmacologico combinato con la psicoterapia è sicuramente più efficace del trattamento esclusivamente con gli psicofarmaci.

Le persone depresse pensano e agiscono basandosi su una prospettiva depressiva, credendo sia la verità assoluta.

Grazie invece all’aiuto psicoterapeutico si possono mostrare al paziente nuove modalità di pensiero e nuovi modi di porsi in relazione con gli altri.

Il migliore modo per guarire dalla depressione diventa quindi passarci nel mezzo, toccare il fondo, per poi risalire.
In tale ottica la depressione rimane potente, ma non diventa invincibile.

”Per aiutare le persone depresse é nato a Roma il Pronto Soccorso Psicologico Roma Est”, spiega Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile della struttura.

I 344 psicologi collaboratori del progetto sono presenti in tutte le regioni italiane e in 22 paesi esteri.

Per accedere al servizio basta chiamare i n. 06 22796355 / 392 9050134 o collegarsi al sito www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

 

A causa della pandemia gli adolescenti sempre più a rischio dipendenza internet

Roma, 18 maggio 2021 – La dipendenza da internet, nota anche come Internet Addiction Disorder (IAD), viene definita nel 1995 grazie allo psichiatra Ivan Golberg e fa parte di una nuova forma di dipendenze che consistono nell’uso smodato della tecnologia, nello specifico di Internet, che compromettono fortemente la vita delle persone.

Già le statistiche ci dicono che il 59% della popolazione mondiale (4,57 miliardi) è un utente attivo di internet.
La dipendenza, sia da sostanze che comportamentale, consiste nel trascorrere la maggior parte del tempo, con conseguente dispendio energetico, nella ricerca o nell’utilizzo dell’oggetto tossico, andando ad influire negativamente sulla propria area personale, sociale e lavorativa. Anche nella dipendenza da internet si possono sviluppare dinamiche simili alle dipendenze da sostanze, con comparsa di fenomeni come tolleranza, craving ed assuefazione.

Esistono diverse forme di IAD ed ognuna di queste ha un focus differente:

• Dipendenza cibersessuale: utilizzo esagerato di materiale pornografico online o di chat per soli adulti;
• Dipendenza ciber-relazionale: caratterizzata da eccessivo coinvolgimento in relazioni online;
Uso compulsivo di internet: gioco d’azzardo online patologico, shopping compulsivo online, scommesse online, ecc.;
Sovraccarico cognitivo: ricercare compulsivamente informazioni sul web;
• Dipendenza da videogiochi: giocare online incontrando persone nella realtà virtuale con una falsa identità e relativa astinenza quando non si é online.

Durante la pandemia, causata dal COVID-19, l’utilizzo del pc o dello smartphone è aumentato notevolmente ed il motivo principale è stato lo spostamento del lavoro/studio all’interno della “casa dolce casa”, la quale, da una parte è una protezione rispetto al virus e dall’altra una prigione dove c’è il rischio di diventare schiavi di tutto ciò che è a portata di un “click”.

Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”, sostiene che “il fenomeno riguardi in maniera particolare gli adolescenti. Se da un lato la rete potrebbe essere considerata un’ancora di salvezza in un momento di isolamento sociale forzato, dall’altro lato il rischio potrebbe consistere nel “disconnettersi” sempre di più dalla vita reale”.

“Gli adolescenti subiscono direttamente o indirettamente le conseguenze della reclusione forzata, ed oltre al distacco fisico, dal proprio gruppo di pari subiscono soprattutto quello psicologico ed emotivo. L’adolescenza è un periodo di grandi cambiamenti dove il tono dell’umore tende a fluttuare tra alti e bassi e la ricorrenza ad una gratificazione immediata è di certo più rapida di un percorso di conoscenza interiore”, continua il Dr. Lanari.

“È più semplice di quanto si possa credere ritrovarsi giorno dopo giorno a mettere in atto lo stesso comportamento, che da una tantum si trasforma in un più volte al giorno con una facilità estrema”, spiega Giorgia Comandini, psicologa clinica e psicoterapeuta in formazione.

“Sfortunatamente non è sempre possibile prevenire, ma si può intervenire, con l’aiuto di un professionista, per cambiare le cose. Attraverso il sostegno psicologico, il paziente diventa maggiormente consapevole dei propri pensieri, delle emozioni e dei comportamenti e con la giusta dose di motivazione può essere in grado di modificare le abitudini disadattive che lo portano a cercare consolazione nell’utilizzo sbagliato del Web“, continua la D.ssa Comandini.

Per far fronte a queste problematiche il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” ha istituito un servizio di aiuto psicologico in 22 lingue, per aiutare adolescenti ed adulti ad uscire dalla dipendenza di internet.

I 310 psicologi della rete del pronto soccorso sono presenti in tutte le regioni italiane e in 20 paesi esteri, come Regno Unito, Hong Kong, Messico, Russia, Argentina, Grecia, Kenya, Ghana, Brasile, Portogallo, Serbia, Romania, Bulgaria, Egitto, Giordania, Pakistan, Azerbaijan, India, Spagna, Svizzera.

Per contattare il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” basta telefonare ai numeri +39 06 227 96 355 / +39 345 627 6162 o andare sul sito internet www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

 

 

 

 

 

I traumi da Covid-19 richiedono un urgente aiuto psicologico

Roma, 14 dicembre 2020 – In un periodo storico come questo, mai come prima, è importante la presenza fissa di un aiuto psicologico a fianco della popolazione.

L’arrivo di una pandemia mondiale ha spiazzato ciascuno di noi e la necessità principale sorta in questi mesi è stata quella di attribuire un significato a questa nuova realtà. I ritmi di vita, il lavoro, le relazioni e gli affetti hanno subito tutti dei cambiamenti drastici, richiedendo repentine capacità di adattamento.

Può l’avvento di una pandemia mondiale ed il suo impatto sulla vita umana definirsi traumatico? La risposta è sì.

Analizziamo il significato di “trauma”: dal greco “ferita“, identifica solitamente un evento negativo che presenta caratteristiche di imprevedibilità e intensità. Freud lo definiva come “qualsiasi esperienza che susciti una situazione penosa  quale paura, ansia, vergogna o dolore fisico”, ossia eventi di una portata tale che diventa difficile per l’Io sostenerne il peso.

Nell’immaginario collettivo quando parliamo di trauma pensiamo subito ad eventi quali incidenti, lutti, abbandoni, abusi, violenze, ovvero tutto ciò che rientra nel quadro delle esperienze emotivamente soverchianti e difficili da gestire senza un aiuto specifico. La pandemia da Covid-19 ha raccolto in sé tutti questi eventi e caratteristiche, portando di fatto all’insorgenza di disagi, sofferenze o talvolta vere e proprie psicopatologie tipiche di un’esperienza traumatica.

Basti pensare ai vissuti esperiti da buona parte della popolazione durante il lockdown, come la minaccia alla propria vita e a quella dei propri cari, la perdita di speranza e di prospettive future, il senso di impotenza, la percezione di cambiamenti irreversibili anche nei più piccoli aspetti della vita quotidiana.

Il Covid-19 ha messo molti di noi di fronte ad una nuova modalità di elaborazione del lutto: in condizioni normali, la dipartita di un caro viene elaborata in modo sano attraverso una serie di riti funebri, religiosi e non, che ci permettono di attraversare le normali fasi psichiche di separazione dalla persona amata, attraverso la condivisione di ricordi, momenti di raccolta e di preghiera collettivi, il funerale. Tutto questo affinché si possa accettare che egli compia il suo ultimo viaggio.

Questi processi di attribuzione di significato alla morte ora vengono bruscamente ridimensionati per via del rischio contagi. Si tratta di fatto di una separazione improvvisa, traumatica appunto, che in molti casi da vita a una forma di “lutto complicato”, ossia una forma di dolore che “si impadronisce” della mente di una persona in modo tale da provocare un senso di blocco. Un vissuto che resta a metà, che potremmo definire un “gap” nel fisiologico processo di elaborazione del lutto.

Non meno importante è il vissuto legato al contagio: chi contrae il Covid-19 infatti si confronta quotidianamente con la paura della morte per una patologia di fronte a cui tutto il mondo si è trovato impreparato e i cui esiti ancora non si conoscono bene. L’essere esposti continuamente ai dati che passano al telegiornale, su internet e sui i social, riguardo al numero delle vittime, induce sensazioni di ansia e angoscia.

“Un corretto aiuto psicologico nell’ambito di una emergenza, evita l’insorgenza di una psicopatologia strutturata. Inoltre investire in Psicologia, oltre a far star meglio la popolazione, fa risparmiare la collettività”, afferma Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico Roma Est.

D’accordo con Lanari è Maria Giovanna Ginni, psicologa del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” che dice:

“Vivere l’isolamento forzato in seguito a contagio mette il soggetto di fronte ad un senso di estraneità mai provato prima: la sensazione riportata da alcuni pazienti è quella di sentirsi ‘sporchi’, infetti, pericolosi per gli altri. L’ansia collettiva inoltre genera spesso una pressione sul contagiato facendolo sentire in colpa per essere un ‘untore’ o addirittura per essersi ammalato. Alcuni pazienti che hanno contratto il Covid-19 hanno riferito come “traumatica” l’assenza di empatia di chi gli stava accanto, e ci sono stati casi in cui essi stessi si sono sentiti in dovere di contenere la paura e la rabbia di chi era attorno a loro”.

È facile immaginare che vissuti del genere su persone che hanno una certa predisposizione alla psicopatologia hanno trovato terreno fertile per lo sviluppo di episodi depressivi, disturbi dell’umore, attacchi di panico, disturbi post-traumatici da stress, in alcuni casi anche suicidi.

La letteratura oggi disponibile individua dei fattori di rischio e dei fattori protettivi legati allo sviluppo di disagi psicologici o vere e proprie psicopatologie legate alla pandemia da Covid-19.

Sembra che tra i fattori di rischio vi siano:

– la residenza in zone intensamente colpite dall’evento traumatico;

– il sesso femminile;

– l’isolamento;

– le difficoltà economiche;

– i lutti;

– un pre-esistente ambiente familiare violento;

– preesistenti disturbi psichici non attenzionati.

Tra i fattori protettivi, invece, rientrano:

– il possesso di strategie individuali funzionali all’adattamento agli eventi;

– la presenza sul territorio di strutture e sistemi di supporto alla persona e alla collettività.

Sebbene la condizione di isolamento ed i cambiamenti nella vita quotidiana legati alla pandemia hanno provocato senza dubbio notevoli sofferenze alla popolazione su diverse fasce d’età, un occhio di riguardo va ai professionisti della salute.

Coloro che svolgono il lavoro più importante nella lotta contro il virus sono i medici, gli infermieri e tutto il personale ospedaliero che lavora a stretto contatto con i contagiati e le loro gravi condizioni. Molti di essi raccontano di vivere un incubo quotidiano, dal momento in cui indossano il camice e i dispositivi di protezione individuali fino al momento in cui possono tornare a casa.

In questo lasso di tempo essi svolgono turni massacranti, spesso costretti a non riposare, a stretto contatto con la malattia ed il rischio di contagio, faccia a faccia con la morte. Dunque uno stress non di poco conto, sia su un piano fisico che su quello psicologico. Gli operatori sanitari sono fra coloro che più di tutti sono esposti al rischio di sviluppare il disturbo post-traumatico da stress (DPTS).

Il DPTS consiste nella presenza di sintomi intrusivi come ricordi involontari di un evento traumatico, sogni, flashback e nello scatenarsi di reazioni di intensa sofferenza accompagnate da manifestazioni somatiche neurovegetative. Esse si manifestano in seguito all’esposizione a stimoli che possono ricordare anche indirettamente l’esperienza traumatica.

La persona con DPTS solitamente presenta ruminazioni mentali collegate all’evento traumatico e vive costantemente sentimenti negativi e colpevolizzanti verso sé stesso. Evita stimoli che possano essere collegati all’evento come luoghi, persone, attività, ma anche esperienze soggettive come ricordi e pensieri. Da un punto di vista psico-biologico, l’individuo con DPTS vive alterazioni vegetative insorte dopo il trauma e che l’organismo non è in grado di gestire, perdendo così la condizione di omeostasi precedente all’esposizione traumatica.

A queste condizioni di per sé già difficili, si aggiungono le alterazioni dell’umore in senso negativo, dal momento che il soggetto riferisce di sentirsi privato di emozioni e pervaso da un senso di inutilità, sperimentando anche notevoli difficoltà a fidarsi degli altri.

Un operatore sanitario, oltre ad essere sempre attivo affinché non vengano commessi errori nei protocolli di cura e riabilitazione dei malati Covid, si fa carico della sofferenza del paziente. In molti casi resta vicino al soggetto grave, condividendo con lui gli ultimi momenti della vita, facendosi spesso portavoce di comunicazioni fra il malato e la sua famiglia.

Il lavoro sanitario è proprio fra quelli che con più facilità possono portare anche allo sviluppo della sindrome da burnout, ossia un esaurimento emotivo caratterizzato da stanchezza, cattivo umore, disturbi del sonno e in casi più gravi derealizzazione e depersonalizzazione.

La Condizione Traumatica del Soccorritore (Secondary Traumatic Stress Disorder o Compassion Fatigue) è una condizione che consiste in una particolare forma di disagio, tipica della relazione di aiuto “soccorritore-vittima” che si crea quando viene richiesto che le cure siano indirizzate per primo alle vittime primarie e dopo a quelle secondarie (in questo caso i soccorritori appunto). Questo tipo di trauma è stato studiato dalla medicina soprattutto nei periodi di guerra o durante catastrofi come terremoti, incidenti aerei o grandi incendi. Tutte situazioni che richiedono uno specifico addestramento.

Sebbene la società descriva il professionista ospedaliero come un eroe, in realtà poco si conosce di quanto si cela dietro un lavoro così importante. Uno studio cinese effettuato durante l’inizio della pandemia (gennaio 2020) che ha coinvolto 1257 operatori sanitari che hanno assistito pazienti in reparti Covid-19 e in reparti posti in seconda e terza linea, ha riportato percentuali importanti di depressione (50%), ansia (44,6%), insonnia (34%), e distress (71,5%) con particolare severità per infermieri, donne, operatori in prima linea e lavoratori nella città epicentro. Evidenze analoghe sono emerse già durante l’epidemia da SARS-1 del 2003, in cui gli operatori sanitari temevano particolarmente il contagio e l’infezione della famiglia, degli amici e dei colleghi. Essi hanno avvertito incertezza e stigmatizzazione, quest’ultima legata alla paura del contagio da parte di chi era loro intorno.

Anche in Italia molti operatori hanno avvertito il peso della stigmatizzazione ed il senso di responsabilità per il loro contatto frequente con i malati infetti; per questo motivo molti hanno “scelto” una forma di isolamento all’interno di alcuni centri appositi condivisi solo con colleghi e quindi lontano dai propri affetti.

Detto questo, è legittimo immaginare come il peso della crisi generata dal Covid-19 possa avere un impatto negativo anche nel lungo periodo sul benessere psicofisico dei sanitari e dell’intera popolazione, colta impreparata da un evento di tale entità.

Per la tutela della salute mentale ed il contenimento dell’impatto emotivo che questo evento ha avuto sulla popolazione, sono partite diverse iniziative per fornire supporto psicologico.

Fra queste, quella del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” (www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it) è in prima linea nell’offrire un servizio di qualità.

L’aiuto è offerto in 18 lingue, da una rete di 244 psicologi presenti in tutte le regioni italiane e in 15 paesi esteri (Regno Unito, Hong Kong, Messico, Russia, Argentina, Grecia, Kenya, Brasile, Portogallo, Romania, Giordania , Azerbaijan, India, Spagna, Svizzera).

Per contattare il servizio telefonare al n. 06 22796355 o al n. 349 1874670, o collegarsi al sito www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

 

 

 

 

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