
Ieri [ndr. 4 settembre 2014] da Francoforte è arrivata una notizia particolarmente importante per chi segue la dinamica del mercato dei mutui per la casa.
Artefice dell’operazione nientedimeno che il governatore della Banca Centrale Europea, l’italiano Mario Draghi.
In un contesto cui allo spettro della deflazione la Germania della Merkel avrebbe preferito rispondere con un certo immobilismo di stampo prettamente monetaristico, la Bce con il nuovo abbassamento dei tassi d’interesse ha intrapreso al contrario una chiara manovra di tipo espansivo, scegliendo di intervenire su una leva macroeconomica che evidentemente chiama in causa i mercati finanziari europei per far ripartire l’economia il più velocemnete possibile.

Da ieri il costo del denaro al tasso della Bce non è più dello 0,15 %, valore di per sè che aveva infranto non pochi record copntinentali.
Draghi blocca allo 0,05 % il tasso d’interesse determinato dalla Bce, ben sapendo di innescare diverse conseguenze sui mercati minori del credito.
Tralasciamo in questa sede gli effetti di tale manovra sulla valuta europea, e conseguentemente sui livelli dell’export.
Il taglio di ieri ha due conseguenze abbastanza dirette sui mutui immobiliari legati all’acquisto delle case, che non per nulla rappresentano uno dei termometri caldi attraverso cui misurare la densità della crisi economica, ma anche sociale, in cui siamo attualmente immersi.
Da una parte si abbassa la rata dei mutui a tasso variabile attualmente in essere. Gli analisti hanno calcolato che il provvedimento consentirà un risparmio compreso tra i 5 e i 10 euro al mese per ogni situazione debitoria connessa da un mutuo casa.
Dall’altra parte quest’ulteriore taglio ai tassi Bce costringerà sempre più istituti bancari europei a sbloccare parte della liquidità attualmente immobilizzata in titoli di Stato per rivolgerla verso impieghi creditizi a basso rischio, ed in questo scenario i mutui immobiliari acquistano particolare appetibilità per le casse delle banche perchè la stretta creditizia degli ultimi anni ha senz’altro coltivato una domanda interna che ora può rappresentare un’interessante opportunità d’investimento, almeno in Italia.
In ultima istanza tale provvedimento macroeconomico incoraggia di sicuro quel trend già segnalato dal barometro Crif sui mutui: ad agosto 2014 i dati riportano un aumento del 14% delle richieste (e delle concessioni) di mutui immobiliari in Italia rispetto allo stesso periodo del 2013.
Il taglio dei tassi determinato da Draghi, insieme alle altre misure espansive prospettate per il prossimo autunno, fanno presagire un periodo di forti novità nel campo dei finanziamenti immobiliari privati.
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