
Il mercato del lavoro continua a crescere, ma il disallineamento tra occupazione, produttività e valore prodotto evidenzia la necessità di nuove competenze e strategie manageriali
Milano, 16 ottobre 2026 – Il mercato del lavoro italiano continua a mostrare segnali positivi sul piano quantitativo, ma la crescita del numero degli occupati non coincide ancora con un miglioramento della produttività. Il tasso di occupazione ha raggiunto livelli record e le ore lavorate sono aumentate, mentre la crescita del PIL procede a un ritmo più contenuto.
Il dato evidenzia una questione centrale per le imprese: creare nuovi posti di lavoro non è sufficiente se il lavoro non genera anche maggiore valore, innovazione e competitività. Quando l’occupazione cresce più rapidamente della ricchezza prodotta, il rischio è che ad aumentare siano soprattutto le posizioni a minore valore aggiunto, con effetti sui salari, sulla stabilità contrattuale e sulla capacità delle aziende di investire.
“La vera sfida non è soltanto creare più posti di lavoro, ma creare lavoro di maggiore qualità, più qualificato e stabile. Le imprese devono investire su competenze, organizzazione e leadership, perché senza questi elementi la crescita occupazionale rischia di non tradursi in una crescita reale della competitività”, commenta Carola Adami, CEO di Adami & Associati e affermata esperta di Executive Search.
Il problema non è solo trovare persone, ma trovare le competenze giuste
In molti settori le aziende continuano a cercare profili qualificati, ma incontrano difficoltà nel reperire persone capaci di combinare competenze tecniche, visione strategica e capacità di adattamento.
Per affrontare il disallineamento tra crescita occupazionale e produttività, le imprese dovranno concentrarsi su cinque priorità:
• rafforzare la formazione continua e l’aggiornamento professionale;
• inserire manager capaci di collegare persone, processi e risultati;
• valorizzare le competenze digitali e la capacità di innovare;
• costruire percorsi di crescita interna più chiari;
• rendere le posizioni qualificate più attrattive e stabili.
La produttività, infatti, non dipende soltanto dalla tecnologia o dall’intensità del lavoro. Dipende anche dalla qualità delle decisioni, dall’organizzazione interna e dalla capacità dei manager di trasformare le competenze in risultati concreti.
“Le aziende che nei prossimi anni sapranno attrarre e trattenere i profili più qualificati saranno quelle in grado di offrire non soltanto un posto di lavoro, ma un progetto professionale, responsabilità reali e la possibilità di incidere sui processi di crescita”, conclude Carola Adami.
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