
Dopo la Giornata mondiale del 10 ottobre, i dati italiani riportano l’attenzione sulla distanza tra disagio e richiesta di supporto: difficoltà economiche e precarietà si associano a una maggiore presenza di sintomi
Milano, 20 ottobre 2026 – Secondo i dati delle sorveglianze PASSI e PASSI d’Argento dell’Istituto Superiore di Sanità, relativi al biennio 2023-2024, solo il 65% degli adulti che riferiscono sintomi depressivi chiede aiuto a qualcuno, soprattutto a medici e operatori sanitari. Il restante 35% non si rivolge a nessuno. La richiesta di sostegno comprende anche familiari e amici: non coincide necessariamente con l’avvio di un percorso psicologico.
Quante persone si rivolgono ai servizi di salute mentale?
Il Rapporto salute mentale 2024 del Ministero della Salute, pubblicato ad aprile 2026, registra 845.516 persone assistite dai servizi specialistici. Nel corso dell’anno, 272.497 pazienti hanno avuto un primo contatto con i Dipartimenti di Salute Mentale; per il 95% era il primo accesso nella vita.
Sono numeri che descrivono l’attività dei servizi e danno una dimensione concreta alla domanda di assistenza, oltre il dibattito che accompagna le giornate dedicate al tema.
Quanto pesano le difficoltà economiche?
I dati ISS mostrano che il disagio non si distribuisce in modo uniforme. Fra gli adulti, la presenza di sintomi depressivi riguarda poco più del 6% della popolazione, ma raggiunge:
- Il 18% fra chi riferisce molte difficoltà economiche.
- L’8% fra chi ha una condizione lavorativa precaria.
- L’11% fra chi convive con una patologia cronica.
Queste associazioni richiamano l’attenzione sulle condizioni materiali di vita, accanto alla storia personale. Non consentono di attribuire il malessere a una sola causa, ma mostrano quanto sia riduttivo affrontarlo come una semplice questione di volontà individuale.
Nord e Sud, traiettorie diverse
L’analisi ISS evidenzia traiettorie diverse: nel Sud la frequenza dei sintomi depressivi è diminuita progressivamente fra il 2008 e il 2024. Al Nord la discesa si è fermata nel 2016, seguita da una sostanziale stabilità; al Centro il trend è tornato a crescere dal 2018. Il quadro, quindi, è più articolato di una contrapposizione fra un’Italia che sta bene e una che sta male.
Dal quadro nazionale al supporto sul territorio
Dopo il 10 ottobre, il tema resta rendere comprensibili le possibilità di aiuto: conoscere i servizi, sapere come contattarli e capire che cosa aspettarsi dal primo incontro.
Cercare supporto quando si sentono che le cose stanno andando male è perciò fondamentale: “Il primo colloquio è dedicato alla comprensione della richiesta e alla valutazione dell’eventuale percorso, sulla base delle esigenze della persona”, affermano dallo Studio Bruno Ferrario di Gallarate, specializzato in supporto psicologico e psicoterapia per adulti, coppie ed adolescenti.
Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma il primo passo per capire cosa sta succedendo.
I numeri raccontano che molte persone convivono con il disagio senza parlarne con nessuno, spesso perché non sanno a chi rivolgersi o cosa aspettarsi.
“Conoscere i servizi pubblici e i professionisti presenti sul territorio può rendere quel primo passo meno difficile” concludono dallo Studio Bruno Ferrario.
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Per informazioni ed interviste:
Studio Brunio Ferrario:

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