Farmaci biogenerici: evoluzione e prospettive di un mercato in espansione

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Si è tenuto a Milano il 7° Convegno Internazionale AIDIC sul tema: ‘Biogeneric Drugs Production: State of the Art’ mette a fuoco i molteplici aspetti di questo settore grazie all’intervento di esperti dal mondo dell’industria, dell’accademia, della consulenza legale e brevettuale.

Si è tenuto nei giorni scorsi presso l’Auditorium ENI di San Donato Milanese l’atteso convegno annuale di AIDIC — Associazione Italiana di Ingegneria Chimica, Biotech Working Group (Gruppo di Lavoro Biotecnologie), che ha dedicato questa edizione ad un tema di notevole spessore e soprattutto di puntuale attualità: implicazioni scientifiche, tecniche e normative della produzione di farmaci biogenerici.

Argomento molto puntuale proprio perché entro il 2007 scadranno altri brevetti relativi ai farmaci biotecnologici e quindi, venendo a cessare il loro monopolio commerciale, analogamente a quanto avviene per i farmaci di sintesi, anche i prodotti ottenuti per via biotecnologica potranno venire prodotti da qualunque azienda farmaceutica ed entrare sul mercato dei cosiddetti generici, anzi biogenerici (o bio-similari o bio-equivalenti). Risulta quindi particolarmente interessante guardare alle tendenze di un mercato che, anche se (al momento) in proporzioni più contenute rispetto ai generici di sintesi, vedrà significativi sviluppi nel prossimo futuro.

Sul tema si sono alternati numerosi e qualificati interventi da rappresentanti dell’industria e dell’accademia. All’apertura dei lavori e dopo il saluto di Roberto Rettani, presidente di AIDIC, le prime due relazioni hanno posto in luce gli aspetti salienti oggetto del dibattito: Giorgio Corsico, di Farmindustria, ha tracciato una panoramica del settore che, partito nei primi anni 80 dall’insulina, primo farmaco ottenuto ingegnerizzando un sistema vivente (batterico), ha fatto passi da gigante, tanto che oggi circa il 50% dei farmaci in sviluppo sono biotecnologici e sono diretti alla cura di patologie importanti quali tumori (40%), malattie del sistema neurologico (6,4%) e cardiovascolare (6%). Sviluppi tanto più significativi quando si considera che i medicinali biotecnologici sono più grandi e complessi di quelli chimici: solo per un utile confronto, la comune aspirina ha un peso molecolare pari a 180, mentre l’interferone beta arriva fino a 19.000. Da ciò discende anche che, considerando le particolari caratteristiche dei medicinali biosimilari, la loro prescrizione non possa allinearsi alle attuali disposizioni di legge applicate ai generici equivalenti ma debba attenersi ad una serie di linee guida emanate dall’EMEA – European Agency for the Evaluation of Medicinal products.

Ma quanto vale il mercato dei biofarmaci? Aurelio Viglia, del Gruppo di Lavoro Biotecnologie di AIDIC, ha fornito i dati riferiti ai valori 2004 che, a livello globale, già superavano i 60 miliardi di dollari. Ma il processo di passaggio da biofarmaco a biogenerico comporta diverse criticità: dalle complessità sopra accennate, alla pressione delle maggiori società biotech per frenare l’avanzata del biogenerico nell’ottica di recuperare le ingenti spese di R&S. Nonostante ciò, molti analisti collocano oltre i 100 miliardi di dollari la quota di mercato che i biofarmaci raggiungeranno entro il 2010. Ne discende che l’interesse per questa linea di produzione sia molto alto, anche in Europa, sia da parte delle grandi società che da quelle di più piccole dimensioni e dalle start-up, per non parlare di Asia, e India in particolare, già molto attive e partecipi. L’Italia registra una notevole dinamicità nel settore farmaceutico, con un fatturato cresciuto del 34,3% dal 2001 al 2005, con +21,3% nel numero degli addetti e l’8,8% del fatturato impegnato nella ricerca (trend al 2008: +9,9%), a dimostrazione di un comparto vitale e significativo per il paese. Un accenno importante merita l’aspetto finanziario: a livello internazionale, l’avvento dei generici chimici e bio ha movimentato il settore dei Fondi di Investimento, con il primo fondo azionario ad hoc per il biotech creato nel 2004 da Pictet Funds. L’azienda prevede al 2008 nello specifico un tasso di crescita del 25-30% e un potenziale guadagno per azione del 25-35%, ben al di sopra dei rendimenti dell’industria farmaceutica tradizionale, fermi al 5-7%.

Dopo le due relazioni di ‘scenario’, il Convegno ha via via portato il focus su argomenti più tecnici. Riccardo Carbucicchio, di Pharma Licensing Group Italy, ha messo in evidenza le peculiarità italiane dei biogenerici, sottolineando che i prodotti di biotecnologia, anche se generici, sembrano avere alcune caratteristiche che consentono di rafforzare il parametro della sostenibilità nel tempo di un vantaggio competitivo. Per questo l’interesse che una società dovrebbe considerare risiede anche nel valore da attribuire a questa sostenibilità, notevolmente diversa rispetto ai ‘classici’ prodotti della ricerca farmaceutica che – una volta esaurita la protezione brevettuale – sono soggetti a spietata competizione che ne riduce drammaticamente il valore, esaurendo quella sostenibilità che garantisce ad un’impresa di preservare il valore fondamentale della differenziazione sostenibile.

Giancarlo Tonon, di Bioker, ha portato il punto sui processi di produzione di biogenerici. Questi farmaci sono basati soprattutto su proteine ricombinanti terapeutiche che, alla scadenza del brevetto, possono essere sviluppati e commercializzati nella stessa forma farmaceutica. Tuttavia, le proteine ricombinanti sono ad elevata complessità strutturale che ne rende difficile la caratterizzazione; inoltre, sono prodotte attraverso processi intrinsecamente complessi e soggetti a variabilità. Di conseguenza, il farmaco biosimilare dovrà garantire la bioequivalenza con la stessa proteina già presente sul mercato attraverso una rigorosa valutazione di tutti i parametri relativi a qualità, sicurezza, efficacia. Nonostante queste complessità, alcune aziende con adeguate competenze scientifiche e tecnologiche stanno investendo nel settore, pur in carenza di un adeguato supporto normativo di riferimento (le prime linee guida europee sono state definite alla fine del 2005), per poter arrivare tempestivamente alla registrazione e commercializzazione di questi prodotti. Per le aziende che entreranno nel settore la sfida sarà quindi basata sulla capacità di arrivare al mercato in tempi rapidi e a prezzi competitivi, con tecnologie originali e di delivery innovativo.

Particolarmente approfondito il tema degli aspetti regolatori: Francesca Ravaioli, dell’Agenzia Italiana del Farmaco, ha dato un’ampia informativa sulle procedure che portano alla definizione di linee guida vincolanti per la normazione delle procedure di registrazione di questa tipologia di farmaci, che per la sua complessità ed innovazione tecnologica impone agli enti un’attenzione particolare. L’Italia fa parte del Working Group di consultazione nell’ambito del CHMP – Committee for Medicinal Products for Human Use europeo, ed ha recepito le diverse linee guida emesse ad oggi. In particolare: a) Linee Guida sulla comparabilità/biosimilarità (CHMP/437/04), b) Linee Guida su prodotti medicinali biologici similari contenenti proteine biotecnologicamente derivate quali sostanza attiva – Problematiche Qualità (EMEA/CHMP/49348/05), c) Linee Guida su prodotti medicinali biologici similari contenenti proteine biotecnologicamente derivate quali sostanza attiva – Aspetti clinici e non (EMEA/CHMP/BMWP/42832/05).

Le riflessioni sui limiti determinati dalla disciplina della proprietà industriale e da quella regolatoria amministrativa sono state ampiamente illustrate da Elisabetta Cattaneo, dello studio Perani Mezzanotte & Partner. Dopo aver approfondito l’iter e l’evoluzione delle normative e dei risvolti di specifico interesse per i titolari di brevetti o di prodotti/processi da tutelare, si è passati ad esaminare la nuova legislazione farmaceutica che prevede una serie di misure volte a migliorare la competitività del mercato dei medicinali. In particolare, è stato evidenziato che la normativa comunitaria ha stabilito che l’insieme di sperimentazioni volte ad ottenere l’AIC (Autorizzazione Immissione in Commercio) per un farmaco generico o biosimilare non viola il diritto di brevetto o quello del Certificato Complementare di Protezione eventualmente esistenti sul farmaco di riferimento, fatto salvo il diritto del titolare del brevetto o del CCP ad impedirne l’uso o la produzione, in base a quanto disposto dall’art. 10 del Codice dei Farmaci.

A completamento del panorama normativo, Gianluca De Cristofaro (che ha parlato in vece di Pierfrancesco Fasano) dello studio Manzato & Associati ha informato sulle attività informative e promozionali attivate dal Ministero della Salute in relazione ai problemi connessi agli adempimenti burocratici, mentre Edgardo Ferrari, dell’ Ufficio Internazionale Brevetti Gregorj, ha tracciato un’esaustiva panoramica sulle forme più diversificate della tutela brevettuale con cui le aziende devono confrontarsi per verificare le condizioni necessarie per poter liberamente intraprendere produzione e commercializzazione dei propri prodotti ‘generici’. Numerosi gli esempi di possibili diversificazioni della tutela brevettuale citati per illustrare i molteplici adempimenti di cui le aziende devono tener conto nel pianificare le proprie strategie produttive.

In tema di protezione della proprietà intellettuale Silvia Merli, dello studio Notarbartolo e Gervasi, partendo dal fatto che i brevetti sono diritti opponibili, ha messo in evidenza le diverse specificità dei brevetti, che possono dare diritti di esclusiva su differenti aspetti: dalle varianti e/o molecole di nuova generazione alla composizione, alle forme di somministrazione, ai procedimenti di preparazione, et alia.

Sugli aspetti industriali di ingegneria e di processo, hanno parlato E. Merigioli e M. Troisi, della M+W Zander Italia, per illustrare le applicazioni industriali e le implicazioni economiche derivanti dal sistema HVAC nei biogenerici, evidenziando come le diverse strategie HVAC applicabili portino a economics differenti sia in termini di investimento che di costi di gestione. M. Luisa Nolli, di Areta International ha posto l’accento sul fatto che il successo dei biosimilari è strettamente correlato ad uno sviluppo che deve essere rapido e competitivo in termini di costi per consentire alle aziende di bilanciare tempi e costi dei trial clinici. Al riguardo, è stato esaminato l’uso di bioreattori monouso a confronto con quelli tradizionali basati su strumentazione fissa tarata su capacità produttive commisurate alle attese del mercato.

Uno sguardo alle prospettive di mercato per le aziende italiane è stato proposto da Paolo Barbanti, docente alle Università di Bari e Siena. In un mercato che vede generici e biogenerici in forte espansione in Europa, benché a tassi inferiori rispetto agli USA, l’Italia si connota per il robusto incremento a livello di PMI, con la tendenza a formare cluster per aree specifiche. A ciò si aggiungono i centri di eccellenza accademici in grado di collaborare con l’industria: se strategie ed integrazione di sinergie verranno intensificate, potranno realizzarsi nuovi modi di operare congiuntamente verso innovazione e sviluppo, che potranno portare alla messa a punto di nuove tecnologie biogeneriche e alla scoperta di nuovi trattamenti terapeutici.

ASSOTEC, AIFA, ASSOBIOTEC e il Biotech Working Group di AIDIC hanno poi concluso i lavori del Convegno con una tavola rotonda che ha ripreso, riassumendoli, i temi discussi nel corso della giornata.

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AIDIC – Associazione Italiana di Ingegneria Chimica, riunisce professionisti provenienti dall’industria e dal mondo accademico, operanti nel settore dell’ingegneria chimica, ed accoglie anche i giovani ancora in formazione. AIDIC è affiliata all’EFCE (European Federation of Chemical Engineering) e all’EFB (European Federation of Biotechnology), che consentono di operare a livello internazionale con delegati nazionali nei 25 Working Party europei per la cooperazione tra professionisti e ricercatori in settori specifici dell’ingegneria chimica. All’interno di AIDIC è attivo il Gruppo di Lavoro Biotecnologie, il cui scopo principale è quello di approfondire le varie tematiche relative alle Biotecnologie tradizionali ed avanzate. www.aidic.it

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