Atrofie muscolari: le testimonianze di chi è riuscito a diventare mamma

Giovani mamme con patologia neuromuscolare si raccontano in occasione della Festa della Mamma

Milano, 8 maggio 2021 — Il desiderio di maternità irrompe nella vita della donna in modo intenso, naturale, spontaneo, intriso di emozioni. Sono 11 le giovani donne con SMA e Distrofie che in questi 13 anni sono diventate mamme, assistite dal team di esperti dei Centri Clinici NeMO, un esempio, il loro, di tenacia e amore per la vita.

Per una donna che nasce con una patologia neuromuscolare, intraprendere un progetto di maternità significa iniziare un percorso di nuova consapevolezza, sapendo non solo di dover porre attenzione alla molteplicità dei bisogni clinici e funzionali dovuti ad una patologia complessa, ma anche di dover affrontare l’elaborazione di una nuova immagine di sé, legata al cambiamento di vita. Per questo il coordinamento tra i diversi professionisti diventa fondamentale per affrontare la gravidanza in modo sereno, nell’accogliere e rispondere alle esigenze diversificate di ogni futura mamma.

Prenderci cura delle donne con una patologia neuromuscolare – dichiara Alberto Fontana presidente dei Centri Clinici NeMOsignifica per noi creare le condizioni perché ciascuna di loro possa realizzare il suo progetto di vita. Accompagnarle nel percorso della maternità è una risposta concreta a quel desiderio di voler attraversare la malattia per vivere appieno la propria esistenza come una possibilità. Ed è grazie a questo che il prodigio di ogni vita, con le sue luci e le sue ombre, vale la pena raccontarlo, sempre”.

Il team multidisciplinare dei Centri NeMO, dal neurologo al fisiatra, dallo pneumologo al nutrizionista, dal terapista allo psicologo, agisce in modo coordinato con il ginecologo per accompagnare l’esperienza della maternità in tutti i suoi aspetti.

A partire dalla consulenza genetica, con i futuri genitori che stanno iniziando a pianificare una maternità, la presa in carico continua nel far conoscere cosa significhi affrontare la gravidanza, il parto e il primo anno di vita del bimbo.

Durante i nove mesi, inoltre, si pone particolare attenzione alla capacità respiratoria della futura mamma, ma anche all’esigenza di adattare gli ausili per gestire al meglio la quotidianità durante la gravidanza, ai controlli neurologi periodici, agli aspetti nutrizionali, fino alla fisioterapia mirata che non deve mancare.

Partiamo dal desiderio di maternità dei futuri genitori – spiega Alice Zanolini, medico neurologo del Centro Clinico NeMO di Milanoe insieme iniziamo il percorso di presa in carico personalizzato. In questi anni lo sviluppo degli approcci di cura ci permette di seguire in modo sempre più mirato le giovani donne durante la gravidanza e, ciò che consiglio sempre loro, è condividere da subito con il proprio medico di riferimento – che sia il neurologo o il ginecologo – la decisione di voler intraprendere questo percorso. In questo modo è possibile pianificare una presa in carico multidisciplinare concertata con tutti gli specialisti e garantire così una gestione serena della gravidanza stessa, per la futura mamma e per la sua famiglia.”

È con questo spirito che oggi i Centri NeMO celebrano la Festa della Mamma, festa perché se è vero che ogni mamma è capace di dare inizio alla vita, dall’altra è anche forse l’unico momento in cui ci è consentito pronunciare la parola “mai”, quello di un amore, appunto, che non finirà mai.

Le storie che abitano i Centri NeMO tutti i giorni sono, di fatto, un vero e proprio inno alla vita. Di fronte a malattie schiette e ingombranti come quelle neuromuscolari si può solo scegliere se disperarsi o se trasformare quel momento che sembra insuperabile in energia, per testimoniare che si può e si deve conquistare la bellezza della vita.

Le testimonianze delle donne diventate mamme al Centro Clinico NeMO sono un esempio di speranza.

 

Sonia Veres, mamma di Leila

Sonia Veres, mamma di Leila: «Insieme alla SMA sono diventata mamma»

Il mio nome è Sonia e vivo da 39 anni con una strana compagna di vita, la SMA 3, una patologia genetica che non mi permette di essere autosufficiente. Il percorso di accettazione e conoscenza tra me e l’Atrofia Muscolare è stato complesso, ma ora ci sopportiamo a vicenda. Insieme siamo persino riuscite a raggiungere un grande traguardo: essere mamma di Leila, una fantastica bimba di tre anni e mezzo. Papà Francesco e il Centro Clinico NeMO sono stati i primi a saperlo e ad accompagnarci in questa avventura, non facile ma meravigliosa. Ora io e Leila viviamo ogni giorno un’avventura diversa, Leila mi aiuta, mi alza il braccio se cade, mi aggiusta il busto se vado in avanti. La SMA sorride e così abbiamo trovato un nostro equilibrio, non sempre tuttavia è facile. Ci sono momenti in cui io e la mia patologia litighiamo, poi guardo il sorriso di Leila e tutto torna ad essere più semplice.

Francesca Penno, mamma di Ibrahima Mauro

Francesca Penno, mamma di Ibrahima Mauro: «Mio figlio è la mia miglior medicina»

Il 17 gennaio 2020 con la nascita di Ibrahima si è aperto un nuovo capitolo della mia vita. Essere mamma è un insieme di emozioni e nuove scoperte, giorno dopo giorno. È crescere insieme e sperimentarsi in tutto ciò che per Ibrahima è nuovo e che per me è nuovo da affrontare insieme a lui. Con lui è nata anche una nuova Francesca, una mamma. Sono consapevole delle difficoltà che la SMA comporti, so di aver bisogno dell’aiuto degli altri, ma in questo percorso non sono sola e insieme alla mia famiglia troviamo ogni giorno soluzioni, talvolta anche creative. Non mi sento coraggiosa, mi sento solo una donna che ha deciso di portare avanti una gravidanza e mio figlio è la mia miglior medicina. Nonostante la mia gravidanza non sia stata semplice, riaffronterei altre mille volte tutti i momenti critici che ho vissuto. I suoi occhioni, le sue guance paffutelle, i suoi sorrisi sono linfa vitale per me.

Concetta Sternativo, mamma di Angelo e Christian

Concetta Sternativo, mamma di Angelo e Christian: “Sono felice, perché intorno a me ci sono i miei bambini”.

Ho 39 anni. Quando ho scoperto di essere affetta da distrofia muscolare nel 2008 mi è crollato il mondo addosso e, tra le mie paure, quella più grande era quella di non poter diventare un giorno mamma. Dopo 2 anni dalla diagnosi è arrivata la notizia che mi ha cambiato letteralmente la vita: ho scoperto di aspettare un bimbo e insieme a questa scoperta le paure di non potercela fare. A distanza di 11 anni, oggi ho due bellissimi bambini, Angelo e Christian, che mi riempiono la vita ogni giorno. Io mi divido tra casa e lavoro, a volte con grande fatica, perché i miei muscoli non reggono, ma sono felice, perché intorno a me ci sono loro, insieme al loro papà. Tre piccoli e grandi uomini capaci anche di coccolarmi. Da quando ci sono Angelo e Christian le mie paure sono svanite e la mia vita è completa, ecco perché vorrei dire alle mamme di non arrendersi mai, perché oggi credo che ciascuna di noi sia forte abbastanza per poter affrontare i problemi che la vita inevitabilmente presenta.   

Thalia Ines Orihuela Carbajal, mamma di Ethan Jael Damas Arredondo

Thalia Ines Orihuela Carbajal, mamma di Ethan Jael Damas Arredondo: “Ethan, il mio piccolo grande amore”

Lo scorso 23 ottobre è nato Ethan e la mia vita è cambiata. Non avrei mai pensato di diventare mamma a 23 anni, ma aspettare il mio piccolo è stato il periodo più bello della mia vita. Ethan mi ha resa una persona più matura e più sicura di me stessa, anche dovendo fare i conti con la malattia di cui sono affetta, la Distrofia Miotonica di Steinert di tipo 1. Ogni giorno imparo cose nuove e quando guardo negli occhi il mio bimbo sento di potercela fare. In questo percorso non sono sola e so che posso contare anche sui medici e gli operatori che mi hanno aiutata a far nascere il mio bambino: avere loro al mio fianco sempre, mi ha aiutata e mi aiuta ad essere la persona e la mamma che sono. E quando vedo che Ethan adora giocare con tutti e per tutti ha un sorriso, non posso che continuare ad essere fiduciosa e felice di questa meraviglia della vita.  

Giornata per le Malattie Neuromuscolari: appuntamento online sabato 13 marzo

L’evento si svolge online, sabato 13 marzo

Milano, 11 marzo 2021 – Dalla formulazione della diagnosi, al percorso di presa in carico, alla definizione dell’équipe perfetta, fino all’impatto dei nuovi trattamenti di cura sulla qualità di vita delle persone con malattia neuromuscolare. Sono questi i temi che gli esperti dei Centri Clinici NeMO, specializzati nella cura delle patologie neuromuscolari e neurodegenerative, come l’Atrofia Muscolare Spinale (SMA), le Distrofie Muscolari e le Miopatie metaboliche, le Neuropatie periferiche e le Malattie del Motoneurone, affronteranno online sabato 13 marzo nella Giornata per le Malattie Neuromuscolari (GMN).

Giunta alla sua quarta edizione, la Giornata nazionale è un progetto ideato e sostenuto dalle associazioni scientifiche AIM e ASNP (Associazione Italiana di Miologia e Associazione Italiana Sistema Nervoso Periferico) che si occupano di malattie neuromuscolari e rivolto ai pazienti e alle loro famiglie.

Anche l’appuntamento 2021 ha l’obiettivo di fare il punto su ricerca, cura e assistenza, soprattutto alla luce dell’impatto che il grave momento di emergenza sanitaria sta generando su una comunità di circa 40.000 bambini e adulti in tutto il Paese.

I medici dei Centri Clinici NeMO parteciperanno attivamente alla Giornata e daranno il proprio contributo al dibattito scientifico e al confronto con le Associazioni, portando l’esperienza di un modello di cura che nasce proprio dall’alleanza con i pazienti e che pone al centro del percorso di cura la persona e le sue esigenze complesse, per ciascuna delle quali l’équipe multidisciplinare attiva un piano di cura personalizzato.

Con oltre 300 operatori al servizio della comunità di pazienti e delle loro famiglie, 114 posti letto dedicati alla degenza ordinaria, 21 posti letto per il Day Hospital/MAC e 10 palestre per la riabilitazione, i Centri Clinici NeMO sono diventati oggi una rete di sette sedi sul territorio nazionale – a Milano, Arenzano (GE), Roma, Messina, Napoli, Brescia e Trento – prendendosi cura ogni anno di oltre 4.500 persone.  L’expertise della rete vanta una collaborazione pluriennale con numerosi network di studio e nell’ambito delle sperimentazioni cliniche. Ne sono un esempio i 49 progetti di ricerca scientifica attivi, di cui 17 trials sperimentali: essere in prima linea in questo ambito consente ai pazienti di avere l’opportunità di accedere direttamente ai più innovativi trattamenti farmacologici e riabilitativi.

Di seguito il calendario degli interventi delle sedi dei Centri Clinici NeMO coinvolte per la Giornata per le Malattie Neuromuscolari:

  • Centro NeMO Brescia; con il coordinamento e l’intervento del direttore clinico Prof. Massimiliano Filosto, “Gli esami diagnostici nelle malattie neuromuscolari: un mestiere impegnativo”.
  • Centro Clinico NeMO SUD; con la partecipazione del direttore clinico Dr. Gianluca Vita, Come costituire l’equipe multidisciplinare “perfetta” per la presa in carico dei pazienti con disabilità (follow-up clinico)”.   
  • Centro NeMO Roma, area pediatrica, con l’intervento del direttore clinico Prof.ssa Marika Pane, “Risultati a lungo termine delle recenti terapie innovative e terapie sperimentali”.

 

Alle tavole rotonde di questi, come degli altri tredici appuntamenti virtuali in programma, sono coinvolti i rappresentati delle associazioni dei pazienti con neurologi, fisiatri, medici di medicina generale, medici pediatri di famiglia e pediatri, neuropsichiatri infantili, fisioterapisti, biologi, genetisti, infermieri, psicologi, caregiver e tutti coloro che, quotidianamente, prendono parte alla gestione globale di cura.

La partecipazione è gratuita. Per tutti i dettagli sul programma degli appuntamenti e sulle modalità di iscrizione visitare il sito internet www.giornatamalattieneuromuscolari.it.

 

 

 

 

Scoperte shock: rinvenuto in Lombardia un rospo senza testa

Bergamo, 24 settembre – Nel 2016 fece scalpore la notizia di un rinvenimento davvero bizzarro e inspiegabile. In una foresta demaniale del Connecticut (USA) infatti venne fotografato e ripreso un rospo americano (Anaxyrus americanus) senza testa, che venne attentamente studiato soprattutto per la sua capacità di sopravvivere.

L’animale in questione presentava un solo ed unico foro che fungeva da bocca, mentre occhi, naso e buona parte del cervello sembravano essere spariti (vedi foto in alto).

La cosa che lasciò perplessi studiosi e scienziati era che l’animale si muoveva e saltava come qualsiasi altro rospo senza particolari difficoltà.

Si pensava che il ritrovamento rappresentasse un unicum, almeno fino ad oggi.

In realtà qualche giorno fa un ritrovamento simile se non identico è avvenuto anche in Italia, e più precisamente a pochi km da Treviglio, una cittadina in provincia di Bergamo.

Un uomo, Simone S. che si stava recando al lavoro in città, ha notato proprio nei pressi della sua automobile un bizzarro animale (vedi foto in basso) che si stava muovendo tra il fogliame, che ha prontamente fotografato con il suo smartphone.

Quel bizzarro animale era in realtà un rospo senza testa.

Pensando si trattasse di un fenomeno abbastanza diffuso l’uomo non diede peso alla cosa e solo una volta giunto a casa e dopo una veloce ricerca, decise di comparare il rospo che aveva visto con la fotografia del rospo americano scattata nel 2016.

Un’ipotesi non molto remota è che entrambi i rospi possano essere stati attaccati e feriti da un predatore e nonostante la perdita di gran parte della testa siano riusciti a sopravvivere. Un’altra è che possano essere invece essere stati attaccati da parassiti infestanti, in particolare da larve di rospo Lucilia bufonivora che si nutrono proprio della carne di questo animale.

In ogni caso è la seconda volta al mondo che un fenomeno di questo tipo viene osservato e immortalato.

 

 

Bambini con paralisi cerebrale: una scoperta dei Centri Padre Pio migliora la qualità della vita

Nello studio pubblicato sulla rivista scientifica ‘International Journal of Medical Sciences’ vengono mostrati i ‘risultati sorprendenti’ raggiunti con nuovo approccio terapeutico su 22 pazienti

San Giovanni Rotondo, 13 novembre 2019 – Un passo importante per la ricerca sulla riabilitazione dei bambini affetti da paralisi cerebrale è stato segnato dalla Fondazione Centri di Riabilitazione Padre Pio Onlus di San Giovanni Rotondo. Con un recente studio pubblicato sull’accreditata rivista di settore ‘International Journal of Medical Sciences’ – primo del genere in letteratura – sono stati mostrati i progressi nel trattamento del drooling (la scialorrea) con l’utilizzo di vibrazioni muscolari focali.

L’importante attività di ricerca del centro di eccellenza è stata condotta su 22 piccoli pazienti degli “Angeli di Padre Pio”, per i quali sono stati registrati evidenti miglioramenti, misurati con scale di riferimento scientifiche. Nel 40% dei casi, infatti, i bambini affetti da paralisi cerebrale infantile presentano ‘drooling’ dovuto a disfunzioni del controllo motorio orale, oppure a disfagia, disordini sensitivi intra-orali, difficoltà nel coordinare testa, tronco e muscolatura oro-facciale.

Il drooling, che comporta la perdita di saliva dalla bocca, è una condizione che ha ripercussioni molto spiacevoli sia per i bambini che per genitori, ma anche per gli operatori sanitari. Le conseguenze del fenomeno sono socialmente gravose: rifiuto e isolamento sociale, indumenti perennemente umidi e sporchi, odore sgradevole, pelle screpolata e irritata, infezioni della bocca. Nei casi più gravi, si arriva alla disidratazione, difficoltà nel parlare, fino ad arrivare addirittura al danneggiamento di oggetti come libri, tablet o altri ausili per la comunicazione.

“Si tratta di un aspetto spesso sottovalutato dall’equipe riabilitativa – spiega la Dott.ssa Serena Filoni, direttore sanitario degli Angeli di Padre Pio e firmataria dello studio. La scialorrea può essere curata con l’utilizzo di farmaci, con interventi invasivi, con trattamenti logopedici, ma spesso si va incontro a effetti collaterali o a benefici meramente transitori.

Con l’approccio oggetto dello studio, invece, abbiamo dimostrato come il controllo motorio e il rafforzamento muscolare possono essere influenzati da una potente stimolazione propriocettiva, attraverso la vibrazione appunto, che raggiunge la corteccia somato-sensoriale e motoria attivando le fibre afferenti. La vibrazione, dunque, potrebbe favorire la riorganizzazione della corteccia motoria e somatosensoriale. I bambini che presentavano una sciaolorrea da moderata a grave, sono stati poi sottoposti al trattamento di vibrazione locale con Crosystem sui muscoli sottoomandibolari. Abbiamo incluso 22 pazienti nello studio. Dopo il trattamento, tutti i bambini sono stati rivalutati e i risultati sono stati sorprendenti. C’è stato un miglioramento statisticamente significativo in tutti i test effettuati sia subito dopo il trattamento che a distanza di 3 mesi”.

Questo approccio apre ora scenari di trattamento interessanti per una serie di motivi. Innanzitutto, perché può essere sottoposto anche a pazienti che non collaborano agli altri approcci, aumentando così le possibilità di successo. Inoltre è un trattamento breve, di sole 3 sedute, che agisce sulle cause del problema e non ha effetti collaterali.

Infine, la vibrazione può aver influenzato il sistema oro-facciale migliorando la coordinazione, il tono muscolare, la forza muscolare, la capacità sensoriale, migliorando così la “gestione” della saliva nella bocca. La deglutizione della saliva, una volta acquisita, viene costantemente allenata durante la giornata, in modo da potenziare gli effetti del trattamento, anche al follow-up. Si tratta quindi di un metodo “potenzialmente” duraturo e di grande impatto sulla qualità della vita dei piccoli pazienti e delle loro famiglie.

SCHEDA/COS’È IL DROOILING

La scialorrea (drooling), è una condizione clinica caratterizzata da un anomalo ed eccessivo accumulo di saliva nella cavità orale con caduta dal margine delle labbra. È un fenomeno fisiologico nei bambini fino a 2 anni, che può anche persistere fino al completamento della dentizione (4-6 anni) e che si arresta spontaneamente con il raggiungimento della maturazione motoria oro-facciale; la persistenza oltre i 6 anni è da considerarsi patologica.

Alcune forme di scialorrea o drooling sono dovute ad una ad una eccessiva produzione di saliva come succede in caso di infiammazioni, infezioni, oppure in alcune malattie neuromuscolari come la SLA o il Parkinson. Altre forme di scialorrea sono invece dovute all’incapacità di mantenere la saliva all’interno della bocca, per deficit di coordinazione, per scarso controllo del capo, del collo, delle labbra, oppure per alterata motilità della lingua o per disfunzioni sensoriali.

 

 

 

 

 

 

 

 

“Metti in pausa il 5G“: parte la campagna contro lo stress da eccesso di informazioni

Milano, 3 settembre 2019 – La vita moderna, si sa, è colma di fonti di stress. La rincorsa alle nuove tecnologie poi è sempre più frenetica e travolgente e sta culminando nella controversa installazione e sperimentazione di sempre più apparati e applicazioni per le reti 5G. Un aspetto delle nostre esistenze che ha dato vita ad una ricerca specifica sulle fonti di stress della vita moderna, curata dall’associazione “Amore con il Mondo”.

La ricerca è stata curata da Paolo Goglio, presidente dell’associazione, che da oltre 10 anni si è dedicato ad un progetto di comunicazione monitorando il comportamento sociale che deriva dal flusso di informazioni mediatiche, per il quale ha già realizzato numerosi reportage, conferenze, libri di saggistica sociale e documentari televisivi e cinematografici.

IL PESO DELLA PRESSIONE MEDIATICA

La ricerca ha evidenziato che la sola affissione stradale ci porta a ricevere messaggi condizionanti con una frequenza che supera i 3.000 input/giorno e sono posizionati ovunque, ai semafori e agli incroci, nei punti di maggiore affluenza, stazioni, fermate dei bus e aeroporti, sempre più grandi, accattivanti e aggressivi.

E’ un bombardamento che supera le 5.000 unità input/giorno considerando che, qualunque cosa facciamo e ovunque ci troviamo, riceviamo questo mitragliamento feroce e costante di messaggi da televisioni e monitor posizionati ovunque ormai.

Le stesse vetrine dei negozi invitano ad acquisti che sollecitano costantemente la percezione di avere sempre desiderio e bisogno di qualcosa, depliant e volantini ovunque, persone che cercano in ogni modo di catturare la nostra attenzione per vendere prodotti e servizi e per completare il quadro ora non esiste più neppure un minuscolo rifugio, un’isola che ci consenta di avere quel momento di pace per dedicare un istante a noi stessi, vedere la realtà che ci circonda, rapportarci alla vita e all’essere.

“L’avvento della telefonia mobile ha posto la pietra tombale su questa triste realtà, e ha saturato ogni restante minuscolo spazio di vita rimasto, portando questi input su un piano talmente elevato da deformare completamente la nostra vita. La nostra percezione della realtà, le nostre esigenze, i gusti e le abitudini sono deformate, non c’è quasi più nulla di autentico e l’invadenza dei call center e della profilazione ai fini di advertising ha trasformato la nostra vita in un frenetico e logorante percorso di astrazione” spiega Paolo Goglio, presidente dell’associazione “Amore con il mondo” (www.amoreconilmondo.com).

L’AUMENTO DELLO STRESS

“Il problema è che anziché combattere lo stress abbiamo creato strumenti per aumentarlo sempre di più, la visione è evidente soprattutto nelle città dove tutti sono conformati in uno spazio grande come il display del proprio smartphone, camminano assenti dal mondo esterno, lo consultano centinaia di volte al giorno, spesso compulsivamente e senza bisogno alcuno, le notifiche arrivano a centinaia” continua Goglio.

La ricerca evidenzia che inoltre che mentre da una parte si grida il proprio diritto alla privacy dall’altra si postano immagini della propria vita familiare, dei propri momenti e dei propri spazi su piattaforme social visibili da tutti in tutto il mondo. Ogni cosa che mangiamo, ogni abito che indossiamo e ogni luogo che visitiamo non è più visto per quello che è ma sempre e solamente attraverso il mirino della fotocamera che inquadra e condivide ogni momento per ricevere quella inutile gratificazione sotto forma di like, smile e cuoricini vari. Il malessere che ne deriva alimenta i casi di depressione che oggi è la seconda causa di disabilità dopo le malattie cardiovascolari

“Io non sono contrario alla tecnologia e meno che mai al progresso ma proprio perché opero nel campo della comunicazione da molti decenni ho fatto numerosi e approfonditi studi sul rapporto tra le tecnologia e la felicità, intesa come benessere interiore ed esteriore sia sul piano individuale che della società in genere. Il quadro che ne deriva è molto allarmante, c’è una profonda sensazione di malessere diffusa ad ogni livello, la domanda che mi viene posta più volte è ‘Ma come è possibile essere felici con tutto quello che succede, ma vi rendete conto in che mondo viviamo?’ e magari quella persona è sulla sponda di un lago con un cagnolino che gioca e una figlia sorridente, ma è incapace di vedere tutto questo, asfissiato e accecato dal peso ormai abnorme di informazioni negative che riceve su tutti i fronti”.

Un problema che secondo la ricerca di “Amore nel Mondo” onlus in Italia ne è colpito 12,5% degli italiani. Cifra che secondo alcuni studiosi è anche ottimista rispetto ai reali danni che l’abuso delle nuove tecnologie stanno provocando

LA CONVIVENZA CON LE TECNOLOGIE

Qui non si tratta di contrastare l’aspetto tecnologico, ma di osservare con estrema attenzione quello che sta avvenendo perché il peso che ciascuno di noi è chiamato a sostenere è enorme e lo stress che ne deriva è insostenibile, non c’è e non ci sarà mai tempo per sé stessi, si parla di essere sempre connessi.

Quando siamo veramente connessi a noi stessi e alle nostre vite? Quando avremo tempo per accorgerci di questo grande inganno che sta fagocitando il nostro tempo? Passiamo anche 4 ore al giorno sui social per non parlare delle ore passate sul divano a ricevere condizionamenti dalla Tv e la conseguenza è che non c’è mai tempo. Molti parlano rapidamente come se avessero bisogno di guadagnare tempo, in realtà sono talmente stressati da questa morsa distruttiva che per fare una telefonata di 2 minuti ne occorrono 10 e magari ripetono 3-4 volte le stesse cose” spiega ancora il presidente dell’associazione Paolo Goglio.

Ecco perché l’avvento di nuove, ulteriori tecnologie per aumentare la potenza e la portata del volume di input/giorno può essere oggetto di discussioni sulle conseguenze dei danni alla salute fisica o all’ambiente ma non può assolutamente essere sottovalutata né discussa sul piano del benessere individuale e sociale.

La soglia è già abbondantemente superata con l’avvento di milioni di applicazioni, memorie sempre più veloci e capienti, processori sempre più veloci, display sempre più definiti e batterie sempre più potenti.

Con il passaggio al 5G tutto questo si moltiplicherà esponenzialmente e se da una parte è doveroso prestare ascolto alle numerose voci che allertano sui possibili rischi che milioni di antenne inevitabilmente porteranno con la relativa overdose di emissioni elettromagnetiche e i conseguenti rischi di danno biologico, dall’altra è necessario, anche solo per un istante, fare una pausa” commenta ancora Goglio.

L’IMPORTANZA DI FARE UNA PAUSA

E’ proprio la pausa il vero segreto per provare a riflettere. Se non c’è mai tempo per farlo è chiaro che tutto andrà sempre e solamente in una sola direzione e saremo sempre più sommersi dalla tecnologia.

Basti pensare che in Finlandia stanno già sperimentando il 6g. Dal punto di vista strettamente tecnologico il progresso è semplicemente stupefacente, ma esiste un progresso dell’umanità, un progresso sociale, un progresso individuale che Goglio invita a prendere coscienza.

“Mi rivolgo a tutti, enti e comuni, associazioni, attivisti e inattivisti, e invito tutti a prendersi una pausa da questo incessante frenetismo tecnologico. E’ orribile, lo so, fermarsi un solo istante. Ma proprio in quell’attimo potrebbe scattare un clic interiore che ci porta ad una semplice consapevolezza: noi siamo vivi e la nostra unica risorsa è il tempo, siamo veramente liberi di investirlo come desideriamo o siamo piuttosto caduti in una specie di frullatore dell’umanità dove la tecnologia è diventata talmente affascinante, divertente e potente da impedirci di avere quell’attimo di connessione con la realtà creata e non solamente con la realtà costruita?” si chiede Paolo Goglio.

Ogni volta che qualcuno dice di sì c’è sempre qualcuno che dice di no, favorevoli e contrari esistono ad ogni livello e per qualunque tematica, qui non si tratta di contrastare nulla e nessuno ma semplicemente di fare una piccola pausa e osservare, ascoltare le cose su un piano diverso, affidarsi al buon senso, alla propria voce interiore, provare a connettersi non solo alle radiofrequenze ma anche ai propri sentimenti, alle proprie emozioni, al proprio cuore, immaginare anche solamente un attimo di vivere una sensazione di pace.

Chi siamo, cosa siamo, cosa abbiamo fatto, chi siamo stati, cosa abbiamo dato, ricevuto, cosa abbiamo sentito, cosa abbiamo donato, che cosa abbiamo dato in cambio di questo grande dono di vita?

“L’abbiamo sprecata girando una manovella per tutta la vita, a sederci sul divano per ingannare il tempo, a usare dei passatempi perché il tempo non passa e quando non passa ci annoiamo e quella noia è la drammatica testimonianza che non siamo capaci di sentire la linfa vitale che scorre in noi e che ci chiama ad essere parte di un sistema talmente grande e potente. Così bello che è veramente impossibile pensare che possa esistere artificialmente in un televisore o dentro un telefono, qualcosa in grado di sostituire le nostre emozioni”.

UN FILM DEVOLUTO ALLA CAUSA

A dicembre 2018 Paolo Goglio ha presentato al cinema Anteo di Milano un film intitolato “CLIC – 10 giorni guidato dal vento“, una autentica impresa cinematografica già entrata nella storia del cinema dalla porta principale, per essere stato il primo SELFIEFILM della storia del cinema, in quanto  realizzato, prodotto e interpretato da una sola persona.

“Inizialmente ho riservato questa mia opera alla piccola distribuzione e ai circuiti cinematografici indipendenti, ho riscosso numerosi consensi e ora ho piacere di dedicarlo ad una causa che considero di vitale importanza per il benessere individuale e sociale. Non si tratta di dire SI o NO, di dire basta, ancora, stop. E’ sufficiente una pausa, solamente questo: non abbiamo nessun reale bisogno di connettere il frigorifero o il forno a microonde, le lampadine e gli elettrodomestici, non abbiamo bisogno di una realtà virtuale. Il vero paradosso è che quanto più pensiamo di creare una realtà aumentata e quanto più ci ritroviamo in una realtà diminuita“.

Se facciamo un attimo di pausa potremo accorgercene e magari risvegliarci, come da un sogno sgradito, scoprire che il grande spazio della vita, quella reale, è l’unico vero spazio a cui connetterci per giungere a livelli maggiori di benessere e di felicità.

“Invito chiunque stia operando per sensibilizzare non solo all’uso sconsiderato delle tecnologie ma chiunque sia attivo sul piano sociale, educativo, didattico o formativo a contattarmi tramite il sito web dell’associazione www.amoreconilmondo.com o alla mail paologoglio@gmail.com, per ricevere gratuitamente una copia del film ‘CLIC – 10 giorni guidato dal vento’ con nulla osta per la proiezione in pubblico. Si possono organizzare proiezioni e dare vita a un dibattito a cui, se disponibile, avrò il piacere di presenziare e partecipare” conclude Paolo Goglio.

 

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Contatti:
Paolo Goglio, presidente della associazione Amore con il Mondo ODV

Tel. 335-6342166
mail: paologoglio@gmail.com

 

 

 

Fisica, a Brescia il 5° Convegno dell’ANFeA

Brescia, 7 maggio 2019 – Si terrà a Brescia, nei giorni 23-24-25 maggio 2019, presso l’ Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (via Trieste 17) il 5° Convegno di ANFeA, l’Associazione Nazionale di Fisica e Applicazioni, sul tema: “Fisici e impresa: una collaborazione sinergica”.

Il congresso intende promuovere le relazioni tra gli operatori della fisica applicata e le realtà imprenditoriali.

Il programma dei lavori sarà intenso e coinvolgerà sia fisici che imprese, in un confronto di proposte e analisi, con una visione
aperta alle esigenze di trasformazione del mondo del lavoro.

Il fisico professionista si pone come anello di congiunzione fra la ricerca di avanguardia e il mondo produttivo contribuendo a introdurre nelle imprese le innovazioni che il mercato oggi sollecita, aiutando la loro crescita. In questi anni di trasformazione, la figura del fisico non è più identificata solo nella ricerca e/o nella didattica ma è anche proiettata verso importanti esperienze di collaborazioni aziendali.

Forte del particolare approccio sistemico nel problem solving, tale figura è molto apprezzata dalle imprese che necessitano sempre più di personale in grado di operare con metodo, precisione e competenza, capace di trasformarsi in modo dinamico per accompagnare l’innovazione tecnologica di un’azienda. L’assetto formativo di base della figura del fisico ben si accompagna a tali esigenze nell’impresa moderna sempre più orientata agli aspetti innovativi e concorrenziali sul mercato.

L’esposizione dei lavori congressuali prevede:

Giovedì 23 maggio h.10.00-18.00, in collaborazione con Compagnia delle Opere di Brescia (C.d.O.): “Sarò un Fisico Professionista” – giornata introduttiva, dedicata ai giovani e alle prospettive ad essi fornite da attività svolte all’interno delle aziende come figura di fisico professionista. Sono previsti momenti di incontro tra i ragazzi e i fisici che già operano oggi presso alcune realtà operative. La giornata si concluderà con la visita (previa prenotazione) dell’azienda Feralpi Siderurgica sita a Lonato (BS).

Venerdì 24 maggio h. 9.30-18.00, in collaborazione con Confartigianato di Brescia e Lombardia orientale e con l’Associazione Industriale di Brescia (A.I.B.): “ANFeA e IMPRESA” – giornata dedicata agli aspetti operativi dei fisici all’interno delle aziende a vantaggio dello sviluppo produttivo delle imprese. Una successione di Ted-Talk tra fisici e aziende terranno alto l’interesse e indagheranno gli aspetti più peculiari e sinergici. Gli interventi si concluderanno con una presentazione ANFeA sulle novità legislative riguardo il nuovo Ordine dei Chimici e Fisici di recente definizione. A finire, cena sociale presso Villa Fenaroli – BS (www.villafenaroli.it).

Sabato 25 maggio h. 9.00-12.00: Aggiornamento interno, continuo e permanente, per i fisici iscritti ad ANFeA.
Le giornate di congresso saranno quindi concluse con l’Assemblea Generale dei Soci ANFeA.

 

5° Congresso Nazionale ANFeA

“Fisici e Impresa: una collaborazione sinergica”

23-25 maggio 2019:

Aula Magna Università Cattolica del Sacro Cuore – Via Trieste 17, Brescia.

Costo del Congresso e informazioni logistiche sul sito di riferimento.
Locandina su: https://convegni.unicatt.it/anfea2019

Web: www.anfea.it – mail: congresso2019@anfea.it

Per iscrizioni SOCI: http://soci.anfea.it/
Per iscrizioni NON SOCI: http://nosoci.anfea.it/

Informazioni a cura di Francesca Missineo, delegato ANFeA

 

 

Scienza: a buon punto gli esperimenti per un Drone a propulsione PNN

La sperimentazione prevede la violazione dei principi di Newton ed è propedeutica al lancio di un propulsore di andata e ritorno su Marte…

Roma, 26 febbraio 2019 – È a buon punto la procedura sperimentale per il decollo di un drone PNN, Propulsione Non Newtoniana, procedura resa possibile solo dal cambiamento sperimentale delle 3 leggi della dinamica newtoniana.

L’esperimento è opera dell’Asps, l’Associazione Sviluppo Propulsione Spaziale.

Tra gli oppositori ortodossi ventennali della PNN che hanno cambiato parere circa la possibilità di violare il principio di azione e reazione di Newton c’è la presenza del fisico Elio Fabri, ex Professore alla Normale di Pisa, che ha fatto notare che, vigenti le leggi della elettrodinamica classica, è possibile teoricamente la violazione del III Principio di Newton in ambito elettrodinamico.

Qui è possibile trovare i dettagli di tale possibilità in un eleborato teorico del Prof.  Elio Fabri

Circa la violabilità del 3° principio di Newton molti concordano a livello teorico da oltre 1 secolo. Purtroppo essendo la fisica la scienza del “come” non sanno appunto come va strutturato un prototipo per raggiungere questo obiettivo. Noi riteniamo ,in base sempre agli esperimenti, che il prototipo del drone F432 abbia risolto il problema.

Un drone PNN è infatti un passo essenziale di una serie di step per una sonda di andata e ritorno su Marte per riportare campioni del suolo marziano sulla Terra.

Per i recenti sviluppi sperimentali della PNN esiste quindi la possibilità di costruire un drone a propulsione PNN .

Quanto diremo potrebbe apparire fantastico e impossibile se non esistesse una base sperimentale verificabile con i recenti test con il prototipo PNN F432 in guisa di piccola astronave. La struttura originale sarà comunque quella rafforzata del prototipo già testato

Secondo questi test si sono prodotti sperimentalmente una serie di eventi incredibili legati al superamento di tutti e 3 i principi della meccanica newtoniana (maggiori dettagli sono disponibili al link www.asps.it/takeoff.htm).

In pratica il cambiamento delle leggi della dinamica newtoniana si innesca attraverso la violazione del terzo principio della dinamica, il principio di azione e reazione .

Per il principio di Newton la spinta dovrebbe essere costante a energia erogata costante, mentre nel nostro caso aumenta con l’andare del tempo, come sulla bilancia che si alleggerisce continuamente, così come risulta nel video del 22 gennaio 2019 (link video: www.asps.it/SA59.mpg).

La bilancia elettronica Kern (debitamente schermata) è sensibile a 1/100 di grammo e trasmette i suoi dati a un computer attraverso una fibra ottica per evitare interferenze attraverso il cavo con l’irraggiamento e.m. del prototipo.

Che significa relativamente alla possibilità di costruire un drone PNN? Che la spinta in concorso con la nuova legge di inerzia può raggiungere livelli di accumulo tali da far distaccare il prototipo PNN da terra, e per fare un esempio basta caricare di spinta il prototipo per un certo tempo come si riempie un contenitore di acqua. Con il prototipo F432 si calcola che dovrebbe avvenire il distacco dal suolo dopo circa 17 ore alle basse spinte attuali.

Il prototipo in fase di allestimento

Nel test sulla bilancia Kern si vede che spenta l’alimentazione il sistema continua ad accelerare ovvero che è cambiata la sua legge di inerzia, e si ha un moto accelerato in stato inerziale come se il sistema fosse propulso.
Sembra si abbia un cambiamento dello stato fisico del mobile non newtoniano.

In questo altro video www.asps.it/tremito4.mpg avendo potuto (con temperature iniziali più basse) raffreddare meglio la plancia (complesso di dissipazione termica passiva dell’amplificatore) per più tempo si è raggiunta una spinta maggiore sul pendolo.

Allo stato attuale significa che si hanno le prove di base per raggiungere la spinta utile per realizzare un decollo dal suolo migliorando il prototipo attuale F432 .

Ulteriori info circa le attuali attività sperimentali dell’Associazione Sviluppo Propulsione Spaziale (ASPS) in queste pagine in continuo aggiornamento:

http://www.asps.it/videopnn58.htm

https://neolegesmotus.wordpress.com/2018/12/07/new-videos-of-little-cart/

Little Cart test on Kern scale – January 22nd 2019

http://www.asps.it//takeoff.htm

 

 

 

 

 

 

 

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Arte e AI, quando sono i computer a generare opere d’arte

Roma, 18 dicembre 2018 – Può l’intelligenza artificiale generare opere d’arte? E soprattutto un giorno i computer saranno in grado di rimpiazzare gli artisti? Proprio in questi giorni il dibattito nel mondo dell’arte si sta infiammando visto che in base alle ultime scoperte in fatto di intelligenza artificiale sembra si stia andando proprio verso questa direzione.

È di qualche giorno fa infatti la notizia, che ha scombussolato il mondo dell’arte, del ritratto di Edmond Belamy, battuta all’asta da Cristie’s a New York per 432.500 dollari. Un’opera creata interamente dall’intelligenza artificiale con un algoritmo, la prima opera al mondo firmata AI, ovvero Artificial Intelligence.

Il collettivo parigino Obvious, autore dell’opera, per realizzarla ha utilizzato una GAN (Generative Adversarial Network), fornendole algoritmi e 15.000 ritratti realizzati dal 14° al 20° secolo. Il sistema di intelligenza artificiale in base a questi dati ha poi prodotto in modo autonomo una serie di ritratti, compreso quello battuto all’asta.

In contemporanea in questi giorni si è scoperto che in Italia un ingegnere con la passione dell’arte e della tecnologia, Bruno Cerboni, sta sperimentando da tempo l’uso dell’intelligenza artificiale come supporto alla realizzazione di opere d’arte, di cui molte già visibili nel suo sito internet www.brunocerboni.art.

Già a prima vista si percepisce che il livello di dettaglio e la carica emotiva di queste opere sono superiori a quella di Obvious. 

Questo perché Cerboni ha utilizzato per la loro realizzazione un approccio diverso di intelligenza artificiale, utilizzando una rete CNN (Convolutional Neural Network), che ha sempre bisogno di algoritmi e immagini di addestramento, ma i cui risultati sono molto meglio controllabili a monte mediante l’input di una immagine di base e l’utilizzazione di stili adattatii di volta in volta al risultato che si vuole raggiungere.

Si giunge così al confronto tra due approcci di intelligenza artificiale diversi: quello completamente gestito dalle macchine rappresentato dalle GAN e quello a supporto dell’artista rappresentato dalle CNN.

Il confronto inoltre, oltre che tecnologico, è anche di tipo filosofico: è arte quella prodotta  dalle AI, generata autonomamente dalle macchine? E le opere AI coadiuvate dall’artista, che in questo secondo caso gestisce stile e dettagli dell’opera finale desiderata?

Bruno Cerboni, con una lunga esperienza nell’innovazione tecnologica, è un pioniere di questa ricerca artistica, e si sta facendo conoscere nel mondo dell’arte per le sue opere dai piacevoli gusti e dettagli, create appunto con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.

“In questa finestra temporale ho privilegiato l’utilizzazione di una modalità di intelligenza artificiale che ha lasciato spazio alla mia creatività e mi ha consentito di controllare le scelte alla base delle opere finali.

I progressi tecnologici potrebbero comunque ancora migliorare in futuro e anche i risultati ottenibili, con approcci gestiti autonomamente dalle macchine visto che nel mondo molti stanno già lavorando in tal senso” ci spiega Cerboni.

“Anche in Italia m si potrebbero realizzare servizi importanti per gli artisti, per gli architetti, per i musei, per il mondo dei media e della pubblicità, per la pubblica amministrazione. Penso ad un sistema di AI per l’arte ‘Made in Italy’, addestrata con le magnifiche immagini del nostro patrimonio artistico, la possibilità di trasferire le opere su vetro, gres porcellanato, legno, alluminio, etc. per una architettura di nuova generazione” continua l’ingegnere Cerboni. 

“Però servizi AI efficienti e su larga scala possono essere realizzati solo con l’utilizzo di supercomputer e con investimenti fuori della portata di singoli privati. Se qualcuno riuscisse a coniugare gli sforzi multidisciplinari con attori provenienti da università, centri di ricerca, società di software, server farm e architetti per un AI Italiano per l’arte e l’architettura sarei ben felice di dare il mio apporto per un progetto nazionale che ci aiuti a competere a livello internazionale“.

“Si potrebbe raggiungere l’eccellenza del Made in Italy anche in questo nuovo campo. Noi italiani potremmo farci riconoscere ancora una volta come i precursori di un nuovo stile e di una nuova bellezza in fatto di arte. Tutto sta a crederci e ad investire tempo, risorse e energie nello sviluppo di queste nuove tecnologie ed applicazioni” conclude Cerboni.

Per chi volesse saperne di più e visionare alcuni dei lavori creati da Bruno Cerboni con il supporto dell’Intelligenza Artificiale può visitare il suo sito internet www.brunocerboni.art

 

Opera trattta dalla serie ‘Mosaic & Marble’ – Bruno Cerboni

 

Opera tratta dalla serie ‘Carnival’ – Bruno Cerboni

 

Contatti stampa:

bruno@cerboni.it

Ricerca su come migliorare la voce: al via “Presta la tua voce alla ricerca”

È partita la ricerca scientifica sulla voce relazionale, per capire la relazione tra emotività e comunicazione paraverbale

Roma, 11 novembre 2018 – Analizzare la relazione tra comunicazione paraverbale ed emotività, con l’obiettivo di sviluppare una WebApp che valuti le aree di miglioramento della propria voce.

È questa l’ultima ricerca scientifica sulla voce relazionale avviata della Interago Academy in collaborazione con ProVoice.

Una ricerca in corso in questi mesi, unica in Italia nel suo genere, che mira a trovare una correlazione sistematica tra componenti paraverbali di un discorso, ovvero ritmo, tono, pause ed enfasi della voce, e condizione emotiva dell’oratore.

La ricerca nasce dalla necessità di comprendere quali sono gli elementi paraverbali che rendono una comunicazione efficace e quali invece la rendono debole, e in particolare di come la condizione psicologica della persona influisca sulla validità e autorevolezza della presentazione orale.

Questo progetto, dedicato a tutti coloro che usano la voce come strumento di lavoro, è portato avanti da Interago Academy, società di formazione specializzata in psicologia relazionale e PR.O.VOICE, equipe torinese i cui soci sono professori e ricercatori del Politecnico di Torino e dell’Università di Torino, composta da foniatri, logopedisti e ingegneri acustici ed elettronici.

Se i dati ottenuti dai prossimi mesi di studi saranno quelli attesi, il gruppo di ricerca potrà sviluppare un avanzato strumento digitale nel campo delle nuove tecnologie, che possa interpretare dal punto di vista relazionale i dati statistici.

Lo strumento digitale in fase di sviluppo è una WebApp che sarà in grado di:

  • esaminare registrazioni vocali e analizzare nel dettaglio tono di voce, enfasi, pause e ritmo;
  • realizzare grafici personalizzati sulle componenti paraverbali delle registrazioni vocali;
  • individuare quali elementi della comunicazione paraverbale danneggiano la comunicazione e interpretare quali fattori psico-comportamentali emergono dalla registrazione;
  • suggerire training vocali e seminari ad hoc per migliorare la propria comunicazione.

Attualmente l’intero team è al lavoro sulla fase preliminare della ricerca, ovvero l’ascolto e l’analisi di centinaia di registrazioni vocali, al fine di ottenere quanti più risultati possibili.

Interago Academy e PR.O.VOICE, per portare a termine il loro innovativo progetto, hanno indetto una campagna di reclutamento voci interessate a partecipare alla ricerca.

Tutti possono are i proprio contributo alla ricerca, basta andare su https://prestalatuavoce.interagoacademy.it/ ed effettuare la propria registrazione vocale per avere accesso gratuitamente, una volta sviluppata, alla WebApp di analisi e correzione della propria voce relazionale.

Come ringraziamento per il proprio contributo alla ricerca inoltre, il team offre un buono sconto di € 5,00 spendibile su Amazon Shopping.

Interago Academy progetta e realizza in tutta Italia percorsi formativi individuali, di gruppo e per aziende nell’ambito della Psicologia Relazionale.

Il comitato scientifico, dall’esperienza pluridecennale, si compone di psicologi, psicoterapeuti, terapisti EMDR, trainer, coach, emotusologi e consulenti in comunicazione relazionale.

 

 

 

 

 

 

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