A Francesco De Core il Premio “Penisola Sorrentina”.

Francesco De Core

Il riconoscimento speciale per la letteratura viene assegnato al giornalista e scrittore nell’ambito del progetto speciale: “Le città e il mare”

 Napoli, 6 settembre 2022  – Francesco De Core vince il Premio “Penisola Sorrentina Arturo Esposito” per la letteratura, nell’ambito del progetto speciale “Le città e il mare”, realizzato in sinergia con il Master di Drammaturgia e cinematografia della Università di Napoli Federico II, la Regione Campania, la Città Metropolitana di Napoli e la Fondazione Banco di Napoli.

Direttore del quotidiano “Il Mattino”, esperto di studi su Ignazio Silone ed autore di interessanti opere (tra le quali si ricordano: “Un pallido sole che scotta”, “Silone, l’avventura di un uomo libero”, “Silone, un alfabeto”, “Con gli occhi di Caravaggio”),  Francesco De Core è – come recita la motivazione del riconoscimento presieduto da Mario Esposito –  “uno dei più lucidi ed appassionati osservatori della realtà e, al tempo stesso, un esperto navigante di quell’orizzonte di attesa e di speranza che la letteratura meridionale e mediterranea cerca di scoprire”.

Il Premio “Penisola Sorrentina” è ormai uno dei brand culturali campani più rinomati a livello nazionale, posto sotto il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Nel palmares del riconoscimento, per la letteratura si ricordano i nomi di Alberto Bevilacqua, Giovanni Raboni, Maria Luisa Spaziani, Marco Forti, Michele Sovente, Edoardo Sanguineti, Elio Pagliarani, Valerio Massimo Manfredi, Vittorio Sgarbi.

 

Comunicazione: esce la guida per creare e gestire un ufficio stampa

Catania, 8 aprile 2021 – Aiutare a creare e gestire un ufficio stampa. È lo scopo del nuovo libro “Come creare e gestire un ufficio stampa”, del giornalista Salvo Longo, pensato per gli interessati ad iniziare questo percorso con competenza e professionalità.

La guida è il nuovo lavoro del giornalista Salvo Longo che dopo aver scritto anni fa l’ebook “La Forza della Comunicazione – Strategie Vincenti” adesso sceglie di trattare in maniera approfondita il tema degli uffici stampa.

A firmare la prefazione l’autorevole giornalista de “La Stampa”, Fabio Albanese, che per quindici anni si è occupato della comunicazione e dell’ufficio stampa del Teatro Massimo Bellini di Catania.

Il libro conta 150 pagine ed è composto da nove capitoli. Nella prima parte, l’autore spiega, con chiarezza e semplicità, cos’è l’ufficio stampa, quali sono i suoi compiti e le sue funzioni.

Longo, dopo le doverose premesse, passo dopo passo, entra nel vivo del libro mostrando ai lettori come si costruisce un ufficio stampa, attraverso le varie azioni da compiere dallo sviluppo della rete dei contatti al piano di comunicazione fino a rendere l’ufficio stampa perfettamente operativo.

Lo stesso autore nell’introduzione tiene a precisare che si tratta di una guida più pratica che teorica, e ogni capitolo del libro si conclude poi con il paragrafo “Attività pratica ed esercitazioni”.

A cosa serve quindi la guida?

“Questo libro sugli uffici stampa – che nelle intenzioni non vuole essere un trattato teorico ma un manuale semplice e ricco di informazioni, strategie, tecniche e consigli pratici – è dedicato a chi ambisce a iniziare questo percorso professionale, ma anche a quanti come giornalisti, operatori della comunicazione, addetti stampa, già operano in questo campo e desiderano sempre aggiornarsi, perfezionarsi, correggersi, ottenere nuovi spunti per svolgere al meglio questo lavoro”, spiega Salvo Longo.

L’obiettivo della guida è quindi far comprendere che cos’è effettivamente un ufficio stampa, come crearlo, come gestirlo, quali sono i ferri del mestiere e quali opportunità offre la rete”, continua Longo.

Un intero capitolo è dedicato alle testimonianze dirette di alcuni professionisti della comunicazione, che eccellono, ognuno nel proprio campo, e sono considerati punti di riferimento nel firmamento degli uffici stampa.

La parte finale del libro comprende infine leggi, direttive e la carta dei doveri del giornalista degli uffici stampa, risultando così una guida completa a tutti gli effetti, che funge da bussola per orientarsi in un mestiere che cambia e si evolve rapidamente lanciando sempre nuove sfide difficili, ma sempre entusiasmanti.

Nella seconda parte di “Come creare e gestire un ufficio stampa”, Salvo Longo affronta poi il tema appunto della gestione dell’ufficio stampa parlando degli strumenti principali che permettono di raggiungere gli obiettivi prefissati, dal comunicato stampa alla rassegna stampa passando per l’organizzazione di eventi.

Segue un capitolo dedicato alle opportunità che offre la rete e ai vantaggi di un ufficio stampa online con la descrizione di tool sia gratuiti che a pagamento, strumenti di grande supporto per un addetto stampa.

Le testimonianze dei professionisti

L’ottavo capitolo raccoglie le testimonianze di grandi professionisti della comunicazione, dalla pubblica amministrazione all’università, dalla musica allo sport, dall’impresa al contrasto delle fake news.

Si tratta di Matteo Bruni, direttore della Sala stampa vaticana; Mariano Campo, responsabile comunicazione e ufficio stampa dell’Università di Catania; Paola Giunti, direttrice comunicazione e stampa del Teatro Regio Torino; Assia La Rosa, giornalista imprenditrice e fondatrice di I Press; Marco Del Checcolo, media manager di Federica Pellegrini; Daniele Lo Porto, pilastro del giornalismo siciliano, per 15 anni responsabile dell’ufficio stampa della Provincia Regionale di Catania; Francesco Pira, professore di Comunicazione e Giornalismo all’Università di Messina, saggista e delegato della comunicazione dell’ateneo peloritano; Michele Rampino, professionista della comunicazione e fondatore della piattaforma nazionale ComunicatiStampa.net; Riccardo Vitanza, re della comunicazione musicale in Italia e fondatore dell’agenzia Parole & Dintorni.

Contributi di spessore da parte di addetti ai lavori che hanno maturato lunga esperienza sul campo e che con consigli e suggerimenti impreziosiscono ulteriormente il libro.

“Come creare e gestire un ufficio stampa”, che si trova in commercio sia in versione ebook che cartacea, si presenta dunque come uno strumento prezioso per tutti coloro che già operano negli uffici stampa ma anche per chi vuole intraprendere questo percorso con professionalità e successo.

L’autore

Salvo Longo nasce a Catania nel 1969. Laureato in Scienze politiche, dal 2005 si occupa di formazione ed è direttore di una scuola di formazione professionale a Catania. Giornalista pubblicista dal 2004, è consulente della comunicazione ed esperto in organizzazione di piani di comunicazione e uffici stampa.

Collabora con varie testate online e alcune importanti agenzie di comunicazione. Nel gennaio 2009 ha fondato il mensile d’informazione e cultura «Katane» che ha diretto fino al 2011.

È stato responsabile della pagina di Catania del giornale nazionale online «2duerighe» e ha collaborato con il «Giornale di Sicilia», il «Quotidiano di Sicilia», «Box periodico», «In Scena» e le emittenti televisive Telecolor e Videotre.

È autore dell’ebook “La Forza della Comunicazione – Strategie Vincenti”.

 

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Per interviste ed informazioni:

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Cultura: COVID-19, testimonianze dagli “arresti domiciliari”

Un libro-testimonianza curato dal giornalista Vincenzo Califano raccoglie interventi e interviste sul Covid e sui cambiamenti avvenuti in settori nevralgici del Paese come il turismo, la giustizia, l’istruzione. Tra i contributi quelli di economisti, docenti universitari, magistrati  e dell’assessore regionale all’istruzione Lucia Fortini. Per il settore culturale le dichiarazioni di Mario Esposito, manager e promotore del Premio “Penisola Sorrentina”

Sorrento, 12 maggio 2020 – “Covid 19 Il Paese che verrà – testimonianze dagli arresti domiciliari: si intitola così il libro-testimonianza curato dal giornalista Vincenzo Califano, che apre uno spazio ampio ed intenso di riflessione sul tema del Covid e sugli scenari futuri del Paese in settori nevralgici come il turismo, la fede, la giustizia, l’istruzione.

È un volumetto edito dalla testata “Mezzogiorno e Dintorni”, che raccoglie interviste ad illustri protagonisti legati al territorio sorrentino ed operanti a livello nazionale ed internazionale in ambiti centrali.

È un dialogo confronto con una attualità che, profondamente segnata dal cambiamento, richiede uno sforzo supplementare di analisi per coglierne le dimensioni strutturali e la direzione di marcia.

Lo stesso curatore spiega così la genesi del volume e della idea che ne è alla base: “Costretti agli ‘arresti domiciliari’ per tentare di sconfiggere il mostro che ha sconvolto le nostre vite, gli italiani hanno cominciato a dar prova di capacità straordinarie. Coerentemente con il mio lavoro e con la mia passione, quella di scrivere, ho pensato di dare anch’io un contributo sviluppando, grazie alla disponibilità dei protagonisti che ho intervistato, una riflessione condivisa sul presente e soprattutto sul futuro che ci attende: il Paese che verrà, senza punto interrogativo, perché riguarderà tutti noi, volenti o nolenti. ”.

Un volumetto originale e di grande interesse contemporaneo, in cui si incrociano profili umani e professionali diversi, alcuni dei quali segnati anche più da vicino dal Covid-19, che hanno combattuto e sconfitto.

Una sorta di diario, che diventa documento storico di un momento particolare e difficile, animato dallo scopo precipuo di individuare una immagine nuova del Paese, che segua un filo conduttore unitario e coerente e che colleghi, in maniera produttiva, i concetti di turismo, food, cultura, istruzione.

Un volumetto impregnato di “humanitas”, in cui a prendere corpo sono, oltre che contenuti specifici, scientifici e personali , le “ragioni del cuore”, come evidenzia in chiusura del libro l’intervento dello scrittore sorrentino Raffaele Lauro.

Con questa pubblicazione, Califano dimostra la sua vocazione giornalistica e istituzionale di lungo corso, di interprete dotato di capacità analitica, dotato anche di quella regola (che poi è un pregio raro) del grandangolo riflessivo, capace di affrontare con luce diversa i temi cruciali per lo sviluppo delle regioni meridionali. Non a caso egli ha intrattenuto lunghi e cordiali rapporti con gli insegnamenti di Giuseppe Galasso, e da sempre si è interessato al territorio, sia nell’attività politica che in quella giornalistica.

Ecco i nomi dei protagonisti del volumetto, tutti importanti rappresentanti della società civile:  Mons. Francesco Alfano (Vescovo della diocesi Castellammare-Sorrento), Gennaro Fusco (Banca Popolare del Mediterraneo), Mario Esposito (direttore del Premio Penisola Sorrentina), Claudio D’Isa (magistrato- presidente IV e VII sezione penale di Cassazione), Francesco Saverio Esposito (avvocato e giurista), Gaetano Mastellone (bancario e manager), Giuseppe Stinga (imprenditore), Lucia Fortini (Assessore all’Istruzione della Regione Campania), Antonio Volpe (dirigente scolastico Istituto superiore di Roma Biagio Pascal), Gigliola De Feo (diurettrice “La Falegnameria dell’attore” di Napoli), Michele Guglielmo (esperto di turismo e presidente dell’Associazione Aria nuova), Alberto Corbino (esperto di economia sostenibile), Alfonso e Livia Iaccarino (Ristorante “Don Alfonso”), Maurizio Santomauro (docente del Dipartimento di Emergenze Cardiovascolari Università di Napoli Federico II),  Paolo Trapani (giornalista), Claudio D’Esposito (Presidente Sezione WWF Terre del Tirreno), Valeria Riccardi (magistrato Procura di Napoli), Fabrizio d’Esposito (giornalista de Il Fatto Quotidiano), Lorenzo Zurino (imprenditore, Presidente del Forum Italiano dell’Export), Nello Tuorto Jossa  (presidente di Finetica Onlus contro il racket e l’usura), Mirco Bindi (medico oncologo e ricercatore), Donato Aiello (Presidente del Patto Territoriale della Penisola Sorrentina), Raffaele Lauro (Prefetto della Repubblica e scrittore).

Una carrellata di voci e prospettive condensata in poco più di cento pagine, da leggere in un’ottica unitaria e sistematica, a confermare la continuità di un dialogo culturale fecondo tra chi durante la fase 1 della pandemia si è interrogato sulle sorti del Paese, aprendo nuovi orizzonti, e quanti oggi si sforzano di individuare nuove sfide per la ripartenza ed ulteriori prospettive di sviluppo.

Giova richiamare quanto afferma uno dei protagonisti, intervistati da Califano, Mario Esposito. Alla domanda rivoltagli dal giornalista per capire se riusciremo ad adattarci a questa nuova dimensione che riguarderà ogni aspetto del vivere civile, il quarantenne manager del settore culturale e patron del Premio Penisola Sorrentina così risponde:

“Tutto dipenderà dall’andamento epidemiologico, che detterà le sue regole. Adattarsi o rovesciare i paradigmi e, quindi, il mondo? La risposta non tarderà ad arrivare. Le sfide dell’uomo sono tante. E i bisogni connessi alla vita si traducono,da  sempre, in sistemi culturali. Voglio richiamare alla mente e al cuore un’opera di un  grande poeta italiano: Mario Luzi . La raccolta poetica precedeva la guerra e si intitolava “La barca”. Oggi , come allora, anche noi uomini del 2020 siamo su una stessa drammatica barca, in cerca di un “porto” di felicità e di nuove certezze. Luzi dedicava quel volumetto al sodale Piero Bigongiari il quale ebbe a replicare che  “ la situazione storica sarà sempre e soltanto un antecedente che la fantasia si affretterà a scompigliare”. Buona profezia, anche se il futuro fu più complesso di quanto quelle righe del critico fiorentino potessero allora lasciare intendere. E, spero, anzi sono convinto, sarà così anche stavolta”.

Il futuro per il dopo-Covid sarà, quindi, tutto da scrivere e da vivere. Spazio, allora, al Paese che verrà.

 

 

Il giornalista Vincenzo Califano, autore del libro “Covid 19, Il Paese che verrà – testimonianze dagli arresti domiciliari”

 

 

 

A Maurizio Costanzo il Premio alla Carriera del Penisola Sorrentina 2019

Roma, 4 novembre 2019 – È andato a Maurizio Costanzo il Premio alla Carriera del “Penisola Sorrentina” 2019. Lo storico giornalista, autore e conduttore televisivo, ha aperto sabato scorso con un suo omaggio la serata-evento del Premio “Penisola Sorrentina Arturo Esposito”, giunto alla ventiquattresima edizione.

Il riconoscimento alla carriera gli è stato consegnato a Roma dalla direzione organizzativa del Premio, in una riuscitissima serata-spettacolo di premiazione andata in scena al Teatro delle Rose di Piano di Sorrento, e presentata, alla stampa, al Teatro Eliseo di Roma.

Condotta da Mario Esposito ed inserita nel cartello degli eventi di rilevanza nazionale ed internazionale della Regione Campania, la serata ha visto tra i premiati e i protagonisti Christian De Sica accompagnato dalla moglie Silvia Verdone, Sergio Cammariere, Vanessa Gravina, Giancarlo Magalli, Luca Barbareschi, Danilo Rea e tanti altri.

Nell’ omaggio introduttivo video rivolto ai colleghi premiati, agli ospiti, alla stampa e al pubblico del prestigioso Premio, Costanzo ha evidenziato la centralità della cultura e della provincia solerte ed operosa.

“Questo Premio è bellissimo. Io ringrazio perciò quanti me lo hanno voluto consegnare . Devo dire che mi piacciono le manifestazioni che nascono dalla provincia, dalla provincia intelligente, dalla provincia che ci tiene non tanto a premiare un cantante ma a premiare altro”, ha detto il re del talk show televisivo.

 

 

L’Agrario Garibaldi di Roma: un’indagine (con minacce) scopre interessi ‘particolari’ sui terreni della scuola

Roma, 2 settembre 2019 – “C’è del marcio in Danimarca” recitava un vecchio detto. E c’è del marcio anche nel nostro paese, in particolare intorno ad una struttura scolastica, scoperto dalla redazione di una testata online. Nello specifico stiamo parlando dell’Istituto agrario di Roma, di cui pare alcune decisioni non fanno il bene della scuola e dell’interesse pubblico.

In principio per la redazione di Betapress.it sembrava una vicenda facile.

Pareva che si dovesse raccontare la bella storia di un prestigiosissimo e storico istituto agrario delle capitale.

Da parte della redazione di Betapress.it si era pianificata una storia di crescita, lustro e buone speranze per il paese, una di quelle storie da leggere con leggerezza e speranza sotto l’ombrellone.

E raccontare una delle professioni del futuro che potrebbero far grande il nostro paese, come quello dell’agronomo.

E invece è bastato andare a guardare un po’ più da vicino fatti e numeri per vedere che dietro la storia dell’Istituto Agrario Garibaldi di Roma c’è del marcio.

Tanto marcio.

Talmente tanto che la redazione ha dovuto rinunciare alla storia da ombrellone, per districarsi tra la marea di notizie che hanno iniziato a venir fuori ogni giorno.

“È bastato infatti sollevare appena il coperchio della storia del Garibaldi per essere letteralmente investiti da informazioni, telefonate (alcune anche che ci invitavano a desistere dallo scrivere l’articolo), documenti e materiali di ogni tipo” raccontano dalla redazione di Betapress.it.

L’istituto nasce alla fine del 1800, e nei primi del 1900 trova una sulla collocazione geografica definita, diventando un fiore all’occhiello della formazione tecnica capitolina.

È bello e grande il Garibaldi.

Circa 100 ettari di terreno produttivo sul parco dell’Appia Antica, con attraversamenti con sentieri, integrato nella vita dei quartieri limitrofi, compreso convitto, scuola, maneggi, stalle e spazi costruiti per la  miglior crescita e formazione dei periti agrari.

Era bello il Garibaldi.

All’inizio del 2000 però e cominciato a cambiare qualcosa.

Nell’estate del 2005, all’interno del piano di cartolarizzazione dell’allora ministro Tremonti, i terreni del Garibaldi, vengono messi all’asta.

Per puro caso un gruppo di docenti si accorge del bando e si mobilita immediatamente: telefonate, riunioni e azioni concrete.

E chi amava quell’istituto non ha permesso che venisse chiuso.

Questa è una cosa che troveremo tante volte nel corso di questa storia (che non racconteremo tutta oggi), perché chi ha frequentato l’istituto ha con esso un debito di fedeltà e amore che non intende tradire.

Tanti di quelli che hanno studiato al Garibaldi sono infatti tornati ad insegnare lì spendendosi attivamente e hanno con esso un legame quasi filiale.

È così che il Garibaldi salvato cresce.

Una delle persone che si era occupata di salvare i terreni dall’asta, viene nominata dirigente scolastico: è il profFranco Sapia, ex studente del Garibaldi perito agrario e dottore in Agraria.

Intanto, non senza qualche ragionevole problema, l’Istituto cresce: cresce l’azienda agricola, crescono le attività, si collabora con una cooperativa sociale, viene creata una fattoria didattica, arrivano premi per il latte e per i prodotti, i capi di bestiame crescono e prosperano, alcune associazioni animaliste, addirittura, affidano dei capi all’Istituto affinché li protegga dalla vendita o dal macello, ci sono inoltre borse di studio e progetti internazionali:  l’Istituto Garibaldi è una eccellenza.

Gli studenti iscritti superano nel 2016 il numero di mille.

Terminato il mandato del prof. Sapia, riceve l’incarico la prof.ssa Patrizia Marini, diplomata presso l’Istituto Superiore di Educazione Fisica e laureata in scienze motorie.

Come è prevedibile che accada quando cambia il dirigente scolastico, cambiano anche le priorità e le modalità gestionali del Garibaldi e la professoressa Marini dal 2017 traccia e segue un nuovo piano.

Da qui la redazione di Betapress.it si prepara per intervistare la professoressa Marini e molti degli attori coinvolti, per avere un bilancio delle sue azioni, dei suoi motivi e delle sue operazioni, nel corso dei primi due anni pieni di mandato come dirigente scolastico che, stranamente, non terminerà i tre anni di mandato visto che non sarà lei la preside del Garibaldi per l’anno scolastico  2019-2020.

Preparazione che vede la redazione studiare le carte, e indagare, anche con l’aiuto di una agenzia di investigazioni private.

Il primo dato ad emergere dall’intervista è che su molti punti le informazioni in possesso della redazione di Betapress.it e le risposte del dirigente scolastico non erano perfettamente in linea.

Riportiamo qui l’intervista di Betapress.it.

Domanda: Come mai il numero dei iscritti al Garibaldi nel corso di questi  ultimi due anni è calato da 1200 a 900?

Risposta: il Garibaldi non ha mai avuto 1200 iscritti, questa è una informazione errata. Quando sono arrivata io c’erano circa 950 iscritti, lo scorso anno erano circa 900. La differenza di 50 studenti fa parte dei normali  andamenti dovuti al calo demografico.

(Ndr: nel 2017 dai registri di Istituto risultano più di 1000 iscritti)

D: Nel suo piano di riorganizzazione ha deciso di chiudere l’azienda agricola: le vacche sono deperite, il frantoio chiuso, il bestiame sparito, quali sono i motivi di queste scelte?

R: Le scelte sono dovute ai problemi di gestione non adeguata degli anni precedenti che sono state in passivo ininterrottamente per 15 anni. (NdR. questo è strano perché per i regolamenti di contabilità delle scuole dopo tre anni si sarebbe dovuta chiudere l’azienda agraria)

Da quest’anno, invece, con la mia gestione, per il primo anno, abbiamo chiuso in attivo.

Non c’è bestiame perché la stalla non era a norma ed era tenuta aperta senza tener conto delle indicazioni dell’ASL.

In più ho scelto di dedicare tutti i terreni per i seminativi così da poterli utilizzare a pieno.

Le vacche erano un investimento deficitario perché avevano bisogno di mangimi mentre i seminativi sono una azione in attivo.

Per quanto riguarda il frantoio, è chiuso ma ne verrà aperto uno nuovo tecnologicamente più avanzato.

Il mio lavoro in questi anni è stato quello di rimettere in sesto il  business plan del Garibaldi.

(Nota della redazione di Betapress: dalle nostre ricerche risulta che le stalle non erano a norma perché, tra le altre cose, la dirigente chiedeva ai dipendenti la pulizia di queste a mano con le pale anziché l’utilizzo di appositi bobcat. Alcuni dei capi affidati all’istituto con l’impegno di prendersi cura di loro a vita, sono stati invece ceduti)

D: Dal primo anno dei suo incarico ad oggi circa 60 persone tra docenti e personale di segreteria hanno fatto domanda di trasferimento, come mai?

R: Non mi risulta siano andate via tutte queste risorse; alcuni sono andati in pensione, altri si sono avvicinati a casa loro, nulla che non abbia a che fare con la normale vita delle scuole

(Nota della redazione di Betapress: ecco i numeri risultanti delle richieste di trasferimento dai documenti consultati: 26 docenti in uscita nel corso dell’anno scolastico 2017/2018, 11 docenti in uscita nel corso dell’anno scolastico 2018/2019, 13 ATA in uscita nel corso dell’anno scolastico 2018/2019)

D: Prima di fissare l’intervista mi ha chiesto di anticiparle a grandi linee i punti di interesse e quando ho nominato la cooperativa, lei mi ha detto che non esiste nessuna cooperativa. A me, dalle informazioni raccolte, risulta l’esistenza della cooperativa, può chiarirmi questo punto?

R: La cooperativa c’è ma non ha nulla a che fare con il Garibaldi. Già l’ex dirigente scolastico Franco Sapia aveva interrotto i rapporti con essa. Ho però attivato rapporti per la creazione di una nuova cooperativa da inserire all’interno delle attività del Garibaldi.

(Nota della redazione di Betapress: in questa sede riportiamo solo quando indicato sul sito della cooperativa “fantasma”: “La storia della Cooperativa sociale integrata agricola Giuseppe Garibaldi è parte ormai della centenaria storia dell’Istituto Tecnico Agrario “Giuseppe Garibaldi” […] è nata come laboratorio della scuola per rispondere alle esigenze degli allievi con disabilità e delle loro famiglie, […] è nata […] per la realizzazione di un progetto di inclusione scolastica degli allievi con Autismo iscritti all’Istituto “Garibaldi”. (https://garibaldi.coop/cosa-facciamo/)

È chiaro a chi ha avuto la pazienza di leggere fino a questo punto che la comunicazione non è così collimante con i fatti e non è facile definire la verità.

La verità per noi sta solo nelle carte ufficiali e contiamo di trovarla nelle sentenze dei giudizi in corso.

L’impressione però che si ha leggendo le carte relative alla storia del Garibaldi (e non delle persone) è che forse sull’Istituto ci sono interessi ben più grossi.

È ricorrente infatti l’idea di far chiudere il Garibaldi per poter prendere, vendere e riutilizzare quei 100 ettari di terreno nel centro di Roma (a chi non interesserebbero?) che già due volte si è cercato di mettere all’asta.

Sarebbe brutto se fosse così (anche se sembra proprio così), perché con quelle proprietà verrebbero venduti anche l’impegno, la fatica e le grandi speranze degli studenti, dei professori e di chi, fino ad oggi ha amato questo Istituto.

“C’è del marcio in Danimarca” dicono dalla redazione del quotidiano online.

“Certo è che Betapress andrà avanti e scoverà tutto quello che c’è da scoprire, non ci fermeremo, abbiamo già ricevuto telefonate con velate minacce per desistere con commenti tipo ‘lasciate stare, vi mettete contro i potenti, non sapete cosa vi possono fare’. Ebbene lo sappiamo benissimo lo hanno già fatto non è la prima volta, ma ci siamo stufati di vedere questo malaffare imperversare, coperto da mantelli di ermellino che nascondono cadaveri puznzolenti. Noi tireremo fuori tutto, per la scuola, per chi ci lavora e ci ha buttato l’anima, per il nostro paese che può davvero farcela solo se la scuola sarà sempre più efficace, raggiungendo quell’eccellenza che era tipica del Garibaldi” dicono dalla redazione di Betapress.it

Appello ai cittadini romani

“Betapress.it pubblicherà ancora altri articoli e inchieste sull’Istituto Garibaldi, sulla sua storia e sulle sue sorti.

Pertanto chiediamo a chiunque abbia notizie sull’Istituto Agrario Garibaldi e voglia collaborare anche in forma anonima di contattare l’indirizzo info@betapress.it 

Questo è solo il primo di una serie di interventi e interviste che Betapress farà nel prossimo periodo per sostenere la scuola agraria Garibaldi, che merita di esistere e di essere riconosciuta sia nella sua storia che nell’impegno che centinaia di persone negli anni hanno messo per mantenerla al massimo dell’eccellenza” concludono dal giornale.

 

 

LUCIA ANNUNZIATA VINCE IL PREMIO GIORNALISTICO AMERIGO

Nella decima edizione, riconoscimento speciale al direttore dell’Huffington Post per come racconta l’America agli italiani. Tra gli altri premiati, Ambrosino, Deaglio, Ferraresi, Iacoboni, Giordano, Pancheri, Vaccara, Quadrini e Brunamonti

Lucia Annunziata, direttore dell’Huffington Post Italia, ha vinto il Premio speciale della Giuria in occasione della decima edizione del Premio Giornalistico Amerigo, consegnato venerdi a Firenze presso la sede del Consolato generale degli Stati Uniti.

Nelle altre sezioni sono risultati vincitori: Luigi Ambrosino di Ansa per le Agenzie giornalistiche, Mattia Ferraresi de Il Foglio per i Quotidiani, Enrico Deaglio del Venerdì di Repubblica per i Periodici, Anna Maria Giordano di Radio Rai3 per la Radio, Giovanna Pancheri di SkyTG24 per la Televisione, Paolo Quadrini per la Fotografia, Stefano Vaccara di La Voce di New York per i siti web, Jacopo Iacoboni di La Stampa per i Social Networks e Filippo Brunamonti, collaboratore di La Repubblica per gli under 35.

Il Premio Amerigo, istituito a Firenze nel 2009, rappresenta un riconoscimento per i giornalisti che meglio raccontano l’America agli italiani ed è organizzato annualmente dalla Associazione Amerigo (www.associazioneamerigo.it), organizzazione no-profit con sede presso presso l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America, che riunisce i partecipanti ai programmi di scambi culturali del Dipartimento di Stato americano (Bureau of Cultural Affairs).

Roma, 16 dicembre 2018

Per maggiori informazioni

www.associazioneamerigo.it

facebook.com/associazioneamerigo/

premioamerigo@associazioneamerigo.it

Massimo Cugusi / Segretario generale – 335 6178826

Lucia Annunziata riceve il Premio Speciale Amerigo

 

Beni culturali, giovani e impegno sociale al premio Penisola Sorrentina 2018

Teatro, arte, cinema, giornalismo. Ma anche musei e beni culturali. In preparazione la kermesse culturale di rilievo nazionale con la sezione Dino Verde che festeggia cinque anni. Il patron Mario Esposito cita Luca Barbareschi: “Il nostro è un Paese che spesso punisce il successo. Il segreto è non mollare”.

 

Napoli, 21 maggio 2018 – È in piena fase preparatoria l’edizione 2018 del Premio nazionale “Penisola Sorrentina Arturo Esposito”®. La kermesse, organizzata dall’ente di cultura e promozione sociale “Il Simposio delle Muse”, si svolgerà il 27 ottobre a Piano di Sorrento e anche quest’anno premierà personaggi di spicco del panorama culturale nazionale ed internazionale.

Fondato dal poeta Arturo Esposito come Premio di poesia, il riconoscimento nel tempo è diventato un contenitore culturale multimediale e trasversale. Novità di questa 23a edizione sarà lo sguardo rivolto al sociale. Mario Esposito è il patron della rassegna.

Direttore, allora ci sono cambiamenti in vista per questa edizione 2018?                                         Più Più che cambiamenti direi evoluzioni ed innovazioni. Tutti i format con il tempo rischiano di usurarsi. Ed i premi non sono immuni da tale meccanismo. Ecco perché nell’anno europeo del patrimonio culturale abbiamo deciso di rivolgere anche la nostra attenzione all’offerta museale e poi di rivolgere l’attenzione alla promozione sociale e ai giovani.

In che maniera?                                                                                                                                     Alcune sezioni premieranno interpreti e prodotti artistici di qualità che sono stati dedicati a problemi sociali di scottante attualità come, ad esempio, la lotta alla camorra, le diversa abilità, le storie di donne. Poi c’è un progetto di arti visive, “Copertina d’autore” che sarà rivolto ai giovani artisti attivi in campo internazionale e che sarà diretto da Giuseppe Leone e che vedrà quest’anno protagonista lo street artist internazionale Jorit.

23 anni non sono pochi! Ma qual è Il segreto di questo Premio?                                                      Uno su tutti: la passione. Essa è la condizione essenziale per dar vita ad un altro segreto che è la continuità. Spesso infatti i premi nascono ma dopo qualche edizione, magari anche televisiva o roboante, muoiono e svaniscono. La passione è poi alla base anche di altri due elementi che contribuiscono alla continuità di un evento: la sinergia e lì apertura verso nuovi orizzonti. Si lavora per un obiettivo comune: esaltare il patrimonio e la nostra identità culturale; ricordarci che l’Italia è il paese delle eccellenze ma che spesso, come dice Luca Barbareschi (direttore del Teatro Eliseo di Roma e amico del Premio 2018) “punisce il successo”. Il segreto però- ricorda lo stesso Barabareschi- “è non mollare”. Come ogni anno anche noi cerchiamo di fare.

Quali saranno le sezioni dell’edizione 2018?                                                                                            Il Premio è dedicato alle “Humanities”. Per cui spazio sarà offerto al giornalismo, al cinema, al teatro, alla canzone d’autore. La narrativa del Premio , il format, saranno costruiti su un concept che fa della serata-spettacolo una sorta di Esposizione campana della cultura italiana. Pertanto oltre che interpreti si premieranno filiere, prodotti televisivi e progetti culturali di alta qualità.

Il Premio “Penisola Sorrentina” annovera nel suo palmares anche un Capo di Stato e dei Premi Oscar.                                                                                                                                                             Sì, l’albo d’oro è particolarmente ricco. Il Premio è stato vinto dal Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga e dagli Oscar Nicola Piovani e Fred Murray Abraham. Tanta poi la letteratura e la saggistica con i nomi di Giovanni Raboni, Michele Sovente, Edoardo Sanguineti, Alberto Bevilacqua, Maria Luisa Spaziani, Elio Pagliarani. Walter Veltroni. Tanto giornalismo con Mario Orfeo, Magdi Allam, Mario Giordano, Alessandro Sallusti, Toni Capuozzo, Antonello Piroso, Roberto Napoletano. Ma anche tanto spettacolo: cito, tra tanti, i nomi di Luca Barbareschi, Giancarlo Giannini, Giuliano Gemma, Lando Buzzanca, Eugenio Bennato, Francesco Branchetti e Barbara De Rossi, Lino Guanciale, Roberto Vecchioni, Giulio Scarpati, Ugo Pagliai, Francesca Cavallin.

Poi c’è il premio speciale dedicato a Dino Verde che quest’anno festeggia cinque anni.                     Il “Premio Dino Verde” è una sezione speciale per la tv che abbiamo istituito nel 2014, a dieci anni dalla morte del grandissimo autore, insieme con Gino Rivieccio e Gustavo Verde (ndr. figlio di Dino) che ne sono i responsabili. Dino Verde è stato autore di format indimenticabili come “Scanzonatissimo” e di canzoni intramontabili come “Resta cu mme” e “Piove” scritte per Domenico Modugno oppure “Romantica” per Renato Rascel o ancora “Che mm’ e’ ‘mparato a ‘fa” per Sofia Loren. Premiati in questi anni sono stati Lino Banfi e Riccardo Cassini, Pippo Baudo, Leo Gullotta, Giancarlo Magalli. Per l’edizione del quinquennale molto probabilmente punteremo ad un nome che abbini a talento artistico e notorietà anche simpatia e verve comica.

Nel corso degli anni molte e qualificate sono state le attestazioni e le dichiarazioni sul valore e l’importanza rivestiti dal Premio “Penisola Sorrentina”. Da quella del Presidente Emerito Giorgio Napolitano a quella dell’Assessore al Turismo della Regione Campania Corrado Matera.                                                                                                                                                            Il Premio gode però anche di riconoscimenti e patrocini importanti da parte delle più alte istituzioni;  l’edizione 2018 è stata insignita del Premio del Senato della Repubblica e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed il Turismo ha concesso il proprio patrocinio per la rilevanza nazionale ormai raggiunta dalla kermesse.

 

 

Mario Esposito con Giancarlo Magalli, vincitore nel 2017 della sezione Dino Verde.

Vite difficili ma finite bene: in Italia il libro ‘Cuori Guerrieri’, bestseller in Usa della giornalista argentina Natalia Denegri

Roma, 6 novembre 2017 – Verrà presentato in due eventi in Italia il libro “Cuori Guerrieri: Storie di vita ed esperienze per ispirarti, incoraggiarti e addolcirti l’anima” è il titolo dell’opera prima in italiano di Natalia Denegri, giornalista, conduttrice televisiva, regista e filantropa argentina, di origine italiana.

Best seller negli Stati Uniti e in America Latina il libro è edito in Italia dalla ‘Infinito Edizioni’  e sarà presentato martedì 07 novembre, nella sede della Casa Argentina a Roma (ore 19:00) e giovedì 16 novembre al Palazzo Bembo di Venezia (ore 17:00).

Natalia Denegri è un’attrice di grande successo negli Stati Uniti grazie alla conduzione della trasmissione ‘Corazones guerreros su Mega Tv a Miami, per raccontare esperien­ze di vita al limite, conclusesi positivamente grazie al cuore e alla forza di volontà delle persone col­pite e della società intorno a loro.

Il messaggio è forte e vale ovunque: si può sfuggire alla povertà, alla malattia, alla persecuzione, alla sfortuna e si può trovare una strada nella vita nonostante gravi menomazioni fisiche se si ha la forza estrema di metterci completamente in gioco e se abbiamo chi attorno a noi ci sostiene e ci aiuta perché un giorno o l’altro potrebbe toccare a chiunque di noi.

Il libro è la raccolta delle più belle storie che l’autrice ha presentato al suo pubblico nei 5 anni di vita della sua fortunata trasmissione da cui è poi nato il libro bestseller negli Usa e America Latina e ora disponibile anche per il pubblico italiano.

Alla presentazione su Roma prenderanno parte, oltre all’autrice Natalia Denegri, l’addetto culturale dell’Ambasciata di Argentina in Italia Irma Rizzuti, la coordinatrice nazionale dell’Associazione Italiana Persone Down Anna Contardi e la coordinatrice editoriale del progetto, la giornalista Marinellys Tremamunno.

Nel corso dell’evento verrà proiettato un video di presentazione del lavoro umanitario dell’autrice negli Stati Uniti e alla fine ci sarà un brindisi di ringraziamento.

 

Carità e Media: RAI, TV2000 e firme prestigiose della stampa a confronto sul volontariato

Torino, 25 ottobre 2017 – In occasione del 400° anno dalla fondazione del Carisma Vincenziano e del 20° anno dalla Beatificazione di Federico Ozanam, la Società di San Vincenzo De Paoli organizza il convegno dal titolo: “Carità e Media” che si terrà sabato 11 novembre 2017 contemporaneamente in più città d’Italia.

Una tavola rotonda grande come l’Italia intera metterà a confronto giornalisti, operatori dei media e volontari che si ritroveranno nelle sedi di Torino, Milano, Roma e Napoli. Le quattro città verranno collegate tra loro tramite un sistema di videoconferenza che permetterà al pubblico ed ai relatori di interagire indipendentemente dalla distanza.

L’evento

Al Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino due giornalisti televisivi, Alessandra Ferraro della RAI e Cesare Davide Cavoni di TV2000, modereranno l’incontro al quale prenderanno parte alcune delle più celebri firme del giornalismo italiano come il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, il vaticanista di La Stampa Andrea Tornielli, il direttore di Famiglia Cristiana don Antonio Rizzolo insieme al collega Alberto Chiara, il direttore della testata TGR RAI Vincenzo Morgante, Marina Lomunno e Luca Rolandi di La Voce e Il Tempo.

A Roma parteciperanno il Presidente della Federazione Nazionale Antonio Gianfico accoglierà il direttore della rivista “La Civiltà Cattolica”, il gesuita padre Antonio Spadaro SJ, consultore del Pontificio Consiglio della Cultura e di quello delle Comunicazioni Sociali insieme al giornalista Carlo Climati, direttore del Laboratorio di comunicazione dell’Università Europea di Roma.

Dalla sede del CSV di Napoli con Monica Galdo della Federazione Nazionale interverranno il capocronista de Il Mattino Gianni Molinari ed il collega Francesco Gravetti di Comunicare il Sociale.

Dalla sede del Corriere della Sera di via Solferino a Milano si collegheranno con noi il Direttore Luciano Fontana ed Elisabetta Soglio, responsabile dell’inserto settimanale BuoneNotizie.

Il Presidente dell’Acc di Torino Giovanni Bersano ed il Coordinatore Regionale Marco Guercio introdurranno la giornata.

Ai lavori della tavola rotonda parteciperà Maurizio Ceste della Giunta Esecutiva.

Dalla città di Quito, in Ecuador, si collegherà anche il Presidente Generale della Società di San Vincenzo De Paoli Renato Lima de Oliveira, giornalista, scrittore e docente universitario.

L’intero incontro verrà trasmesso in differita il giorno seguente sul canale www.ozanam.tv.

Perchè questo evento?

Sarà un’occasione unica per confrontarci con gli operatori della comunicazione. La locandina riporta alcune domande: quali saranno i bisogni del povero nel 2030? Quale futuro c’è per il volontariato in un paese che invecchia? In un mondo in cui i tagli alla spesa riducono le risorse a disposizione del welfare pubblico, il ruolo del volontariato diventa sempre più determinante. Ma in un paese che vede l’età pensionabile aumentare costantemente è sempre più difficile trovare nuovi volontari che affianchino le associazioni. Ecco che la comunicazione può rivelarsi un buon veicolo per far conoscere i valori della nostra associazione, raggiungere persone interessate a dedicare un po’ del loro tempo ad una buona causa e reperire nuove risorse per i nostri progetti.

Media e Carità sono davvero due mondi così lontani?

La Carità è silenziosa. Chi la esercita non ama mettersi in mostra. Ma la Carità non si esaurisce con il gesto stesso: occorre favorire il passaggio dal gesto di Carità alla educazione della Carità. Ciò che viviamo non potrà mai pretendere di risolvere le diverse forme di povertà, ma deve favorire una crescita, deve animare noi stessi, le persone che incontriamo, le nostre comunità, la società tutta. Ecco che i mezzi di comunicazione possono diventare uno strumento pedagogico capace di “contaminare” la società un po’ assente che ci circonda, stimolandola con il nostro esempio. Non si tratta dunque di mettere in mostra un gesto, ma di sviluppare una coscienza comune orientata alla Carità.

Come partecipare:

E’  prevista la possibilità di rivolgere alcune domande agli esperti. Chi desidera farlo potrà recarsi al Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino in via Vincenzo Vela 17, sabato 11 novembre 2017 dalle ore 15.00 alle 18.30. L’ingresso è libero, ma è atteso un notevole afflusso di pubblico, per questo suggeriamo di registrarsi inviando una e-mail con nome, cognome e recapito telefonico a: caritaemedia@libero.it.

LA SOCIETÀ DI SAN VINCENZO DE PAOLI

Con 850.000 soci in 148 paesi e 13.000 volontari attivi in Italia la Società di San Vincenzo De Paoli è una delle associazioni più vaste e radicate sul territorio. Cattolica ma laica l’organizzazione si trova generalmente nelle parrocchie ed ha come scopo principale quello di aiutare le persone più sfortunate: i poveri, gli ammalati, gli anziani soli, i carcerati, chiunque si trovi in difficoltà indipendentemente dalla loro religione o provenienza. Ma una cosa in particolare contraddistingue il volontario della Società di San Vincenzo De Paoli: la visita a domicilio. Per il vincenziano un bisognoso non è un numero od un nome scritto su un fascicolo, ma una persona in carne ed ossa da incontrare nell’ambiente in cui vive. E così il volontario entra nella casa del povero, condivide con lui una buona parola, un sorriso e porta un piccolo aiuto che può essere una borsa di generi alimentari, una mano a pagare un’utenza od un affitto. L’obiettivo è quello di accompagnare il povero fuori dalla povertà: affiancarlo in un percorso inclusivo di crescita personale che lo renda indipendente e consapevole della possibilità di cambiare il proprio destino.

Serviens in spe è il motto dell’associazione. Per meglio servire il prossimo nella speranza in molte città la Società di San Vincenzo De Paoli ha realizzato mense, dormitori, case di ospitalità per persone povere in difficoltà, centri per l’assistenza a bambini e ragazzi e per persone sole o anziane, strutture per l’accoglienza dei migranti, empori solidali. Un impegno di carità tra i più difficili e coinvolgenti per i vincenziani è il carcere perché il detenuto non necessita solo di aiuti materiali, ma soprattutto di attenzione umana, di amicizia, di aiuto a redimersi, a ritrovare se stesso ed un giusto ruolo nella società. Gli assistenti volontari penitenziari della Società di San Vincenzo De Paoli sono attivi in quasi tutte le regioni italiane.

Il 2017 è un anno doppiamente speciale perché ricorrono i 400 anni dalla fondazione della prima Compagnia della Carità e si festeggia anche il ventennale dalla Beatificazione del fondatore della Società di San Vincenzo De Paoli: il giornalista e professore universitario francese Federico Ozanam. Il suo pensiero, tramandato in centinaia di lettere, saggi ed articoli, è ancora estremamente attuale. Povertà, disoccupazione, ingiustizie sociali, sono tanti i punti di contatto tra le situazioni della Parigi della prima metà del XIX secolo, quando nacque la prima Conferenza di Carità, e quelle del mondo in cui viviamo oggi. Ed ecco perché c’è ancora molto bisogno di questi gruppi di volontari che da 184 anni vanno avanti ad aiutare il prossimo nella speranza.

 

“Carità e Media” : RAI, TV2000 e le più prestigiose firme della carta stampata a confronto con il mondo del volontariato – Torino, 11 novembre

 

 

L’intervento del Presidente Antonio Gianfico durante l’Udienza con Papa Francesco, Roma 14 ottobre 2017

 

 

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Contatti stampa:

Alessandro Ginotta
Ufficio Stampa
Società di San Vincenzo De Paoli
a.ginotta@libero.it
http://www.sanvincenzoitalia.it

Animali deformi e macellati a poche settimane di vita: il vero volto del pollo ‘Made in Italy’

Un’inchiesta shock di Animal Equality rivela le atroci condizioni di vita degli animali negli allevamenti e macelli che riforniscono i maggiori produttori di carne di pollo in Italia.

Milano, 29 settembre 2017 – Un’inchiesta shock di Animal Equality, resa nota oggi, svela le atroci condizioni di vita degli animali negli allevamenti e macelli che riforniscono i maggiori produttori di carne di pollo in Italia.

L’ organizzazione internazionale per i diritti animali ha pubblicato oggi “Pollo 100% Italiano”, un’investigazione che alza il velo sugli agghiaccianti retroscena dell’industria della carne di pollo in Italia.

I filmati sono stati raccolti fra Emilia Romagna e Lombardia negli allevamenti intensivi e nei macelli che riforniscono le aziende leader del settore e mostrano una realtà ben diversa da quella che ci raccontano le pubblicità dei grandi marchi.

Le immagini, documentate anche tramite l’utilizzo di droni, rappresentano le condizioni di vita del 95% dei polli che finiscono ogni anno sulle tavole degli italiani e comprendono:

  • animali stipati a decine di migliaia in capannoni chiusi, sudici e spogli
  • animali con deformazioni alle zampe, zoppie e altri problemi locomotori
  • animali con gravi problemi respiratori
  • animali con gravi affezioni cutanee, tra cui ustioni da ammoniaca, vesciche e ulcere
  • animali con profonde piaghe dovute alla scarsa mobilità
  • animali che muoiono di attacchi cardiaci a pochi giorni di vita
  • cadaveri in avanzato stadio di decomposizione lasciati per settimane sulla lettiera in mezzo agli animali ancora vivi
  • operatori che maneggiano violentemente i polli, spesso causandogli dolorose fratture
  • animali macellati in modo approssimativo, molti dei quali ancora coscienti

In Italia si macella un numero di polli sconvolgente: quasi mezzo miliardo ogni anno.

Per soddisfare la crescente domanda di carni bianche, a prezzi sempre più bassi, negli ultimi decenni questi animali sono stati sottoposti a un’esasperata selezione genetica affinché raggiungano il peso di macellazione a sole 6 settimane di vita.

Questa crescita accelerata è la causa principale delle deformazioni e delle patologie che colpiscono i polli, condannati così a una vita breve e piena di sofferenza in nome del profitto.

Le ossa, i polmoni e il cuore di questi delicati animali non riescono infatti a svilupparsi allo stesso ritmo della muscolatura, causando loro ogni sorta di deformità, difficoltà motorie, problemi cardiaci e respiratori.

In questo gigantesco sistema intensivo, la vita di un pollo vale poco più di un centesimo. Per questo motivo, prestare cure veterinarie agli animali malati o feriti è visto dall’industria come uno spreco di soldi: nella maggior parte dei casi essi vengono semplicemente abbandonati a una lenta agonia.

Per lo stesso motivo, i polli infermi o così deboli da non riuscire a raggiungere le mangiatoie non vengono soccorsi dagli operatori, morendo di fame e sete nel giro di pochi giorni.

Così, ogni anno, milioni di polli muoiono di malattia o stenti ancor prima di arrivare al macello.

Una sorte peggiore attende gli animali che sopravvivono fino al giorno del macello: gli operatori li afferrano violentemente per le zampe, spesso procurandogli dolorose fratture, e li appendono a testa  in giù su ganci di metallo.

I polli, dibattendosi convulsamente nel tentativo di liberarsi, spesso sfuggono allo stordimento, che risulta così inefficace: così, ogni giorno, migliaia di polli vengono sgozzati mentre sono ancora coscienti.

“Queste sono le misere condizioni in cui 500 milioni di polli sono costretti a vivere ogni anno in Italia”, ha dichiarato Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia.

“L’industria della carne avicola non può continuare a prendersi gioco dei consumatori con pubblicità ingannevoli, per questo abbiamo deciso di fare chiarezza. C’è bisogno di un cambiamento radicale. ed è questo che chiediamo ai produttori italiani”.

L’inchiesta promuove una petizione su www.polloitaliano.it rivolta ad Unaitalia, associazione di categoria che rappresenta il 90% dell’intera filiera avicunicola nazionale, perché intraprenda al più presto un dialogo con i maggiori produttori di carne di pollo – in particolare AIA, Amadori e Fileni – affinché adottino al più presto politiche volte a ridurre la sofferenza degli animali.

La video inchiesta è stata pubblicata su Youtube al link https://youtu.be/bBNbkWzxJt4 insieme alla galleria fotografica dell’investigazione pubblicata su Flickr al link https://www.flickr.com/gp/animalequalityitalia/5LY6Gv.

Per maggiori informazioni e per firmare la petizione visitare il sito internet www.polloitaliano.it.

 

Riguardo Animal Equality

Animal Equality è un’organizzazione internazionale dedicata alla protezione degli animali allevati a scopo alimentare, presente in Italia, Germania, Spagna, Regno Unito, Messico, Brasile, India e Stati Uniti.

Conta più di tre milioni e mezzo di simpatizzanti e svolge la sua missione tramite attività di sensibilizzazione, divulgazione e investigazioni volte a promuovere cambiamenti sociali e legislativi a favore degli animali.

Lo strumento principale e più efficace utilizzato dall’associazione sono le investigazioni, capaci di sensibilizzare l’opinione pubblica, con l’obiettivo di costringere i poteri decisionali a prendere dei provvedimenti, svelando orrori e maltrattamenti subiti dagli animali per il loro sfruttamento e che si celano molto spesso proprio dietro prodotti di normale acquisto quotidiano.  

 

 

 

 

 

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Contatti per la Stampa:

                                                                                                                                   

Alice Trombetta, Campaign Manager

+39 338 6266364

alicet@animalequality.it

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