Coronavirus e lavoro, i più colpiti sono i giovani: “Importanti lingue e nuove esperienze”

Bologna, 5 giugno 2020 – In Italia il tasso di disoccupazione cresce e i giovani cercano nuove opportunità all’estero. In seguito all’emergenza sanitaria globale legata all’espandersi del Covid-19, il mercato del lavoro italiano sta subendo rallentamenti significativi. Una recente analisi condotta dal social network professionale Linkedin ha evidenziato un calo costante dei tassi di assunzione. Secondo quanto è emerso dal Linkedin Hiring Rate, il crollo dei nuovi contratti lavorativi è aumentato del 62% rispetto allo stesso periodo del 2109.

Come commenta Mariano Mamertino, Senior Economist della piattaforma social, “i dati di Linkedin mostrano come in Italia le assunzioni siano crollate dal momento in cui sono entrate in vigore le norme legate al lockdown all’inizio di questo mese”.

I più colpiti sembrano essere proprio i giovani. Per questo sono sempre di più i ragazzi che decidono di concentrare la propria vita in una valigia e partire. Da una parte il mercato del lavoro italiano in crisi, dall’altra il desiderio di vedere il mondo, conoscere nuove persone e fare nuove esperienze.

Uno dei modi più consigliati per farlo è quello di vivere un anno alla pari negli Stati Uniti. Sono più di mille le ragazze italiane tra i 18 e i 27 anni che infatti decidono ogni anno di fare questo tipo di esperienza, famosa per essere completa sia dal punto di vista linguistico che culturale.

Il costo è l’altro aspetto di grande rilevanza: il biglietto aereo, il vitto, l’alloggio, lo stipendio settimanale, un contributo agli studi e un Workshop di 5 giorni a New York sono a carico della famiglia ospitante.

Per le ragazze italiane partire come ragazza alla pari negli USA non è mai stato così vantaggioso, grazie anche ad associazioni che aiutano le ragazze a trovare le famiglie ed a sistemarsi negli Stati Uniti, come Mondo Insieme, associazione con sede a Bologna specializzata in scambi culturali e programmi linguistici nel mondo.

Con questo tipo di associazioni si ha la garanzia di una partenza con un totale supporto, grazie anche partnership locali come EurAupair Intercultural Child Care Programs, rinomata associazione designata dal Dipartimento di Stato Americano come sponsor per le Au Pair negli Stati Uniti.

Per chi volesse saperne di più su come fare la ragazza alla pari in America sono disponibili maggiori informazioni sul sito internet www.mondoinsieme.it/index.php/au-pair-usa.

 

 

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Per interviste ed informazioni:

Mondo Insieme
Via Castiglione, 35 – 40124 Bologna
Tel.: 051 236890
Email: info@mondoinsieme.it

 

 

 

 

 

 

 

Anno scolastico all’estero: partono gli incontri informativi

Bologna, 3 ottobre 2018 – Un anno, un semestre, o solo qualche mese da passare in più di 40 destinazioni diverse. Sono davvero infinite le possibilità per gli adolescenti italiani desiderosi di diventare “cittadini del mondo”, vivendo un’esperienza culturale e scolastica all’estero in seconda, in terza o in quarta superiore.

Il termine Exchange Students è entrato di diritto nella quotidianità scolastica italiana, grazie all’appoggio del Ministero della Pubblica Istruzione, che con la circolare del 2013 sostiene con forza questo tipo di esperienze, che permettono agli studenti di sviluppare competenze di tipo trasversale, oltre a quelle più specifiche legate alle discipline.

Gli studenti imparano le varie materie attraverso un sistema scolastico diverso da quello italiano, e soprattutto vanno a “scuola di vita”, che è indubbiamente la più importante per la società attuale, affinchè i ragazzi adottino un approccio multiculturale e aperto alle differenze.

Una possibilità offerta dall’associazione ‘Mondo Insieme‘, con 30 anni di esperienza alle spalle, con sede a Bologna, rappresentanti locali su tutto il territorio italiano, una sede a Laguna Beach, in California, e diversi rinomati partners internazionali.

Ma cosa vuol dire esattamente “essere un Exchange Student”?

Significa creare dei legami indelebili con una famiglia ospitante – volontaria – che ospiterà lo studente nel Paese desiderato. Vuol dire che la campanella suonerà su dei banchi di scuola diversi, che le lezioni saranno in una lingua straniera, che si creeranno dei rapporti di amicizia fortissimi con amici e compagni di scuola, che ci si metterà alla prova con sport mai provati, o attività che la nostra scuola non offre. E lo si fa con passione, apertura, impegno e maturità.

Di questo e di tanto altro parlerà Mondo Insieme, che ha avviato un tour informativo delle principali città italiane – ci sono riunioni ogni giorno –, al fine di presentare i vari programmi, le numerose destinazioni e le possibilità a favore delle famiglie.

“Questa esperienza è un trampolino di lancio per i ragazzi di oggi, che non conoscono più confini e che necessitano di confrontarsi con approcci, stili di vita e culture diverse, per inserirsi al meglio nella società attuale” spiega Livio Ceppi, Presidente di Mondo Insieme. “Le famiglie italiane investono su questo programma, e Mondo Insieme risponde attraverso iniziative, sconti, promozioni e borse di studio a supporto dei ragazzi”.

Partire per l’anno scolastico all’estero è una scelta importante, che fa la differenza nella vita dei ragazzi, e che genera domande e curiosità: proprio per questo Mondo Insieme ha organizzato incontri informativi gratuiti e aperti al pubblico gli studenti e le loro famiglie, riportando le esperienze di chi è già tornato, spiegando i Programmi con cura e accompagnando i ragazzi nella scelta del percorso più vicino alle loro richieste.

Il calendario degli incontri è disponibile su www.mondoinsieme.it, con la possibilità di fissare incontri personalizzati, di persona, telefonici o su Skype.

 

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Scuola, confermate le borse di studio per l’anno scolastico all’estero

Bologna, 3 Settembre 2018 –  Anche quest’anno, per i ragazzi delle scuole superiori più meritevoli, sono disponibili borse di studio fino a €2.500 per l’anno scolastico all’estero, nella convinzione che le competenze e la determinazione vadano premiate.

Le differenze non vanno combattute ma conosciute, e il modo migliore per farlo sono i programmi di scambio culturale.  Studiare all’estero, per un anno o un semestre scolastico, apre gli orizzonti di un ragazzo, non solamente aiutandolo nel superamento delle barriere linguistiche, ma delle più significative barriere culturali: vivere in una famiglia diversa dalla propria, conoscere nuove persone, crescere in contesti educativi differenti rispetto a quello italiano, sono il vero trampolino di lancio per diventare cittadini del mondo autonomi e responsabili.

Ad organizzare le borse di studio per l’anno scolastico all’estero è Mondo Insieme, organizzazione specializzata in scambi culturali all’estero con sede a Bologna, con trent’anni di esperienza nel settore.

Partire per un anno scolastico all’estero non è una scelta semplice, né per i ragazzi, che dovranno ambientarsi in una nuova realtà, né per i genitori, trattenuti dal pensiero di avere lontani i propri figli per 5 o 10 mesi. Per questo Mondo Insieme collabora strettamente con partners affidabili, che selezionano attentamente le famiglie ospitanti e supportano lo studente nell’inserimento in famiglia e a scuola, per tutta la durata del programma, costruendo intorno a lui una valida rete di sostegno.

Pareri favorevoli all’iniziativa arrivano anche dal Ministero dell’Istruzione, che in una recente circolare conferma come frequentare un semestre o un anno scolastico all’estero contribuisca allo “sviluppo di competenze di tipo trasversale, oltre a quelle più specifiche legate alle discipline”.

“Parlando con un Exchange Student si capisce immediatamente il livello di maturità e responsabilità che ha acquisito durante l’esperienza”, conferma Graziella Costa, responsabile del Programma Anno Scolastico all’Estero di Mondo Insieme.

“I nostri ragazzi imparano a guardarsi intorno con occhi diversi e sviluppano una grande adattabilità ai contesti nuovi, caratteristica sempre più importante per muoversi in un mondo globalizzato. Forti dell’importanza del nostro lavoro, abbiamo deciso di offrire un contributo economico, valido per tutte le destinazioni, per aiutare a partire i ragazzi motivati, che si distinguono per profitto scolastico e competenze linguistiche, tenendo in considerazione anche il reddito familiare”, specifica Costa.

Negli ultimi anni, tra le mete più gettonate svettano gli Stati Uniti, seguiti dall’Australia, dal Canada e dai Paesi del Nord Europa. Se queste destinazioni sono ancora tra le più richieste, è interessante vedere come l’area geografica di interesse si stia spostando: un incremento notevole di domande si è registrato per la Corea del Sud, ma anche per Cina, Giappone, Taiwan, Argentina e Sudafrica, in linea con l’influenza culturale che questi Paesi stanno esercitando in Occidente.Quale modo migliore per imparare a conoscerli?

Per ricevere maggiori informazioni basta contattare Mondo Insieme (Via Castiglione, Bologna) al tel.: 051 65.69.257, alla mail info@mondoinsieme.it o tramite il sito internet www.mondoinsieme.it.

 

 

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In attesa di Papa Francesco personalità e Ministri argentini in visita a San Giovanni Rotondo

San Giovanni Rotondo (FG), 16 marzo 2018 – In occasione della visita di Papa Francesco a San Giovanni Rotondo una delegazione argentina, nel suo programma di incontri con istituzioni ed enti del territorio, organizzato dal Comune di San Giovanni Rotondo, ha visitato oggi anche il Presidio riabilitativo d’eccellenza “Gli Angeli di Padre Pio” della Fondazione centri di Riabilitazione Padre Pio Onlus della Provincia Religiosa di Sant’Angelo e Padre Pio dei Frati Minori Cappuccini.

La delegazione era composta da Gustavo Santos (Ministro del Turismo dell’Argentina); Juan Schiaretti (Governatore del Cordoba); Julio Banuelos (Ministro del Turismo della Provincia di Cordoba); Hugo Ricardo Araya (Vescovo di Cruz del Eje Cordoba); Luis Gustavo Pedernera (Sindaco di Villa Cura Brochero); Eduardo Ariel Moyano (Segretario del Turismo di Villa Cura Brochero); Lorena Elizabeth Oviedo (Responsabile Obra Pubblici Lomas di Zamora Buenos Aires); Rocco Guerra, Giuseppe Ventura, Rosetta Albanese e Diego Mastronardi (Responsabili Delegazione Italo-argentina),

Dalle 9:30 alle 11:00 la delegazione, ricevuta dalla Dottoressa Serena Filoni e dal Dott. Giacomo Francesco Forte della Direzione Esecutiva della Fondazione, ha voluto conoscere l’organizzazione e l’imponente dotazione tecnologica del Presidio e incontrato Assistiti e Operatori presenti in turno.

Ha voluto essere informata su ogni aspetto, compreso le modalità di convenzionamento per i cittadini italiani che si rivolgono alla struttura e per i cittadini stranieri bisognosi delle cure che “Gli Angeli di Padre Pio” sono in grado di erogare a pazienti affetti dalle più svariate patologie d’interesse riabilitativo.

Il Ministro del Turismo Argentino, Gustavo Santos, a nome di tutta la delegazione, a conclusione della visita, ha speso parole di elogio e ammirazione a tutti i presenti, per l’organizzazione, l’umanità, la scientificità e ql’opportunità che la Fondazione offre quotidianamente a chi soffre.

Il Ministro ha anche dichiarato che sarà sua premura informare il suo collega Ministro alla Sanità, appena in Patria, per invitarlo a visitare una struttura da cui prendere esempio e, perché no costruire un percorso di collaborazione per offrire anche ai cittadini argentini le stesse possibilità dei cittadini italiani e di altri stati che arricchiscono la professionalità degli operatori con tecnologie di altissimo livello in grado di offrire una speranza in più a chi ne ha bisogno.

 

 

Disastro Venezuela: ne parla il film documentario “Somos Todos”

Milano, 22 settembre 2017 – Martedì 26 settembre 2017, alle ore 19.00, lo Spazio Oberdan di Milano riceverà la comunità italo-venezuelana residente in Lombardia per un dibattito che vuole porre sottola lente di ingrandimento la crisi politica e umanitaria del Venezuela.

L’incontro sarà preceduto dalla proiezione del corto documentario “Somos Todos” del videomaker Hernan Jabes, che mostra le proteste avvenute a Caracas da aprile a luglio 2017, dopo l’esautoramento del Parlamentovenezuelano.

Allo spazio-confronto parteciperanno Antonella Mori (docente di Macroeconomia e scenari economici all’Università Bocconi), Marinellys Tremamunno (giornalista italo-venezuelana), Carmine Pacente (presidente della Commissione Affari Internazionali del Comune di Milano), l’On. Alessandro Pagano (deputato membro dell’unione iterparlamentare Italia-Venezuela) e Marco Invernizzi (responsabile nazionale di Alleanza Cattolica).

Il dibattito sarà aperto dalla consigliera comunale Paola Bocci e da Lucilla Urbina, presidente dell’Associazione dei Venezuelani in Lombardia.

Il Venezuela vive una grave crisi umanitaria senza precedenti, “prodotta dalla gestione disastrosa del dittatore Nicolas Maduro, che già a sua volta aveva ereditato dal defunto Hugo Chavez un paese in crisi. Noi venezuelani in Italia siamo preoccupati perché il governo non vuole riconoscere la crisi umanitaria e ha chiuso addirittura le frontiere alle organizzazioni internazionali per bloccarel’ingresso di medicinali non reperibili nel Paese” ha spiegato Lucilla Urbina, presidente dell’Associazione dei Venezuelani in Lombardia, sottolineando che l’evento ‘Disastro Venezuelano’ avrà un’ entrata ad offerta libera per l’invio di medicinali in Venezuela.

L’ iniziativa, promossa dall’associazione Venezuelani in Lombardia che da una decina di anni è attiva sul territorio lombardo per la promozione della cultura venezuelana e italo-venezuelana in Italia, ha il sostegno dell’Assessorato alla Cultura del comune di Milano, della cineteca Spazio Oberdan, dell’Associazione Città Mondo, del Forum della Città Mondo e dell’Associazione “Venezuela: la piccola Venezia”.

Essa vuole essere l’inizio di una campagna di sensibilizzazione per la raccolta di medicinali per il popolo venezuelano, con la collaborazione della Fondazione ‘The Bridge’ della Caritas Internazionale.

 

 

Caos Catalogna: “Fatti mai visti nelle democrazie occidentali da decenni”

Roma, 21 settembre 2017 –  Dopo le frizioni degli ultimi giorni tra il governo di Madrid e quello di Barcellona a proposito del referendum del prossimo 1 di ottobre sull’indipendenza della regione, oggi il livello dello scontro si è impennato vertiginosamente, con un atto di forza da parte del governo spagnolo che sta portando il caos nella regione.

La mattina di mercoledì 20 settembre la polizia spagnola ha fatto irruzione in varie sedi istituzionali delle autorità catalane, sequestrando schede elettorali per il referendum dell’ 1 di ottobre e traendo in arresto in totale 14 persone, tutti esponenti di alto livello del Governo catalano, tra cui anche Oriol Junqueras, vicepresidente della Generalitat e consigliere economico.

“Stanno accadendo cose mai viste da decenni nelle democrazie occidentali” ha dichiarato Junqueras al giornale ‘La Vanguardia‘  .

Nel pomeriggio la Guardia Civil ha tentato un’irruzione anche nella sede del partito indipendentista radicale della CUP, che però ha denunciato sui social l’aggressione (a quanto pare, senza un preciso mandato) ottenendo una immediata risposta di cittadini che in centinaia si sono ammassati fuori dalla sua sede, riuscendo infine a far ritirare la polizia.

Nel pomeriggio il raggruppamento indipendentista trasversale “Assemblea de Catalunya” ha convocato una manifestazione in reazione ai fatti della giornata.
Ma quali sono le ragioni che hanno portato all’accendersi dello scontro?
Cosa cova negli animi dei catalani di oggi, così accesi sul tema dell’indipendenza?
A spiegarcelo il libro ‘Catalogna indipendente. Le ragioni di una battaglia’ edito in Italia da manifestolibri (bit.ly/catalognaindipendente), che tenta di far arrivare al pubblico italiano storia, ragioni e rivendicazioni degli indipendentisti.
Il volume, presenta una raccolta di testi della sinistra indipendentista, riunita a vario titolo attorno al partito Candidatura d’Unidad Popular (CUP).

Attivisti giovani e meno giovani illustrano la storia e le motivazioni di una convinzione che sta infiammando gli animi di una regione che è rimasta a lungo sconosciuta ai loro vicini europei.

Il libro è introdotto da Marco Grispigni, studioso di storia contemporanea ed esperto di questioni iberiche.

Per la scheda del libro visitare il sito internet http://bit.ly/catalognaindipendente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Contatti stampa:

Per informazioni e anteprima del volume,

Riccardo Antoniucci
+39 340 7642693
ufficiostampa@manifestolibri.it

 

Passariello, “Il CETA è occasione di sviluppo per le nostre imprese”

Milano, 7 agosto 207 – Il CETA è un’opportunità di sviluppo per le nostre aziende e per l’Italia? Intervistato da “Imprese del Sud”, Sergio Passariello, Presidente e CEO del consorzio d’internazionalizzazione Euromed International Trade, con sedi tra Italia e Malta, ci spiega le positività dell’accordo commerciale tra Europa e Canada che sta spaccando il mondo politico ed imprenditoriale italiano in questo momento.

Passariello, prima di tutto ci spieghi cos’è il CETA.

Negoziato per quasi cinque anni e quattro mesi, il CETA è l’accordo economico e commerciale globale concluso tra l’UE e il Canada. Oggi l’accordo è pronto per la ratifica finale del Parlamento italiano, dopo che la maggioranza dei Deputati Europei lo ha sostenuto e votato, l’accordo potrebbe già essere applicato provvisoriamente nel prossimo mese di settembre.

Va precisato che il CETA non riguarda solo ed esclusivamente il settore agroalimentare ma bensì tantissimi altri settori della nostra economia.

Eliminerà tutte le tariffe e dazi tra l’UE e il Canada, ad eccezione di quelle previste sui servizi pubblici, i servizi audiovisivi e di trasporto e alcuni prodotti agricoli. Esso porterà anche al riconoscimento reciproco delle certificazioni per una vasta gamma di prodotti, dai beni elettrici ai giocattoli.

Basti pensare che prima di quest’accordo il Canada negoziava singolarmente con gli Stati Europei e sussistevano disparità di trattamento, spesso a danno delle nostre imprese. Oggi con il CETA, questo non sarà più possibile, le regole dell’accordo valgono per tutti gli Stati membri EU e non ci saranno più posizioni dominanti.

Inoltre in Canada c’è una delle più grandi comunità di italiani all’estero. A partire dal censimento del 2011, quasi un milione e mezzo di abitanti canadesi hanno dichiarato di avere origini italiane. E l’Italia deve assolutamente prendere in considerazione questo dato, se non vuole perdere quest’occasione.

Chi saranno i primi beneficiari del CETA?

Sicuramente i consumatori. L’apertura dei mercati porterà ad una maggiore scelta di prodotti e servizi a prezzi più competitivi.

Poi i lavoratori. Per molti operatori professionali dell’UE e quindi Italiani, sarà più facile fornire servizi legali, contabili, ingegneristici, architettonici o simili in Canada. Il CETA fornisce un quadro chiaro per l’UE e il Canada nel riconoscere le qualifiche degli altri in tali professioni. Sarà inoltre più agevole per le imprese spostare temporaneamente il proprio personale all’altro lato dell’Atlantico.

Ed infine per le imprese. Semplificando le procedure sarà più facile per le aziende europee di espandersi nel mercato canadese. Con il CETA, il Canada aprirà le proprie gare di appalto pubbliche alle imprese dell’UE, sia a livello federale che comunale. Per le esportazioni inoltre, sono state previste semplificazioni burocratiche con registrazione dei prodotti direttamente presso le nostre Agenzie delle Dogane.

Con la sottoscrizione del CETA, il Canada si impegna anche a rendere più trasparente i propri processi di gara pubblicando tutte le sue offerte pubbliche su un unico sito web divisi per singolo appalto. Attualmente la mancanza di accesso alle informazioni è uno dei maggiori ostacoli per le piccole imprese in mercati esteri.

Ma con il CETA ci sarà una protezione dei prodotti Italiani ed in particolare del SUD?

Anche se L’Italia potrà esportare il 92% circa dei suoi prodotti agricoli e alimentari esenti da dazi doganali, questo non sarebbe a dispetto della protezione dei suoi prodotti. Il Canada ha deciso di proteggere l’origine di  143 prodotti europei associati a una specifica città o regione, già presenti sul mercato canadese e che già godono di una grande reputazione in funzione delle loro qualità, e di questi prodotti 41 sono Italiani.

Il trattato commerciale, non interviene in modo del tutto restrittivo sulle produzioni canadesi che si ispirano alla Dop originale (con l’uso, ad esempio, della denominazione “Parmesan”), ma vieta di associarle ad elementi di “italian sounding” (il tricolore, città o monumenti italiani) che risultano ingannevoli per i consumatori. Questo passaggio assume una straordinaria rilevanza per la tutela dei nostri prodotti, che va precisato ad oggi non tutelati.

Purtroppo, con rammarico devo confermare che il Canada, per le aziende meridionali non ha mai rappresentato un mercato di riferimento, per questo credo che le polemiche attuali, sollevate anche da autorevoli esponenti del mondo politico ed imprenditoriale siano stucchevoli. Ciò che conta, nell’affermazione di un prodotto è il posizionamento commerciale, il valore del brand, la conoscenza dello stesso sul mercato e non basta avere un simbolo DOP o IG per rendere quel prodotto affermato.

Senza CETA, il meridione continuerebbe a non aver accesso al mercato canadese, considerando anche i dazi presenti, mentre con il trattato commerciale operativo, finalmente anche il tessuto imprenditoriale del sud Italia potrà guardare a questo mercato con serenità, programmare investimenti senza avere concorrenza sleale da parte di terzi nell’uso di marchi, brevetti, simboli italiani e sfruttare al massimo l’unico brand che oggi i canadesi conoscono bene, il “Made in Italy”.

Ma nel merito, molte associazioni sindacali e di consumatori stanno protestando per bloccare il CETA?

Intanto, va precisato che solo alcune associazioni di agricoltori, oggi sono contro il CETA. Tali associazioni non rappresentano la maggioranza degli operatori che invece, dalle informazioni in mio possesso, sono favorevoli all’accordo ed intravedono in questa apertura dei mercati una grande occasione di crescita.

Ciò che va valorizzato di quest’accordo è la possibilità per il nostro tessuto imprenditoriale di poter puntare, finalmente, al mercato canadese e quindi statunitense, con progetti di medio e lungo termine e con la consapevolezza di non essere aggrediti dalla aziende canadesi con concorrenza sleale. Senza la firma di questo accordo, di contro, l’industria del falso Made in Italy continuerà a crescere senza avere strumenti giuridici per tutelarci.

Inoltre, voglio precisare che molte imprese nel settore agroalimentare sono fuori dal DOP e/o IGP sebbene produttori di prodotti di alta qualità . Infine c’è chi ha costruito un vero e proprio business sul sistema della qualità certificata aumentando i costi di produzione e rendendo spesso gli stessi prodotti non collocabili sul mercato.

Ovvio che il CETA va a toccare anche interessi di parte, ma le positività di quest’accordo non possono essere messe in discussione per la protesta “tardiva” di lobby commerciali che sino ad oggi forse hanno potuto godere di protezioni.

Rispetto invece alle garanzie sanitarie dei prodotti provenienti dal Canada? Si legge sui media di grano al glifosato o carne agli ormoni, cosa c’è di vero?

Prima di tutto voglio precisare che nell’accordo commerciale è previsto, senza alcun margine d’interpretazione, che tutte le importazioni dal Canada devono rispettare le norme dell’UE. Il CETA non riduce e non modifica gli standard comunitari in materia di salute e sicurezza, ambientali e sociali o dei consumatori. Quindi non cambieranno le norme UE che disciplinano la sicurezza alimentare, anche sui prodotti OGM o il divieto di carne bovina trattata con ormoni.

Anche in questo caso, chi soffia sul vento anti CETA, specula sulla disinformazione e crea un clima di tensione tra cittadini ed imprese, ai limiti della tolleranza.

Di contro, il Canada non mi risulta essere un paese nel quale la qualità della vita è pessima, anzi ad esempio Vancouver risulta ai primi posti nella classifica mondiale tra le città dove si vive meglio, mentre l’Italia si piazza negli ultimi posti. Sarebbe opportuno fare un po di autocritica in merito.

Inoltre il CETA non si applica ai servizi pubblici, in questo modo i paesi dell’UE potranno mantenere i monopoli pubblici e continuare a decidere quali servizi, come l’approvvigionamento idrico, la salute e l’istruzione, vogliono mantenere pubblici e quali vogliono privatizzare. Anche in questo caso ogni contestazione è puramente speculativa ed ideologica.

Sfogliando l’accordo troviamo anche capitoli dedicati alla tutela della proprietà intellettuale e la protezione dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori. Ci spieghi meglio.

Il CETA creerà condizioni di maggiore parità tra il Canada e l’UE nel campo dei diritti di proprietà intellettuale (DPI). Rafforzerà, ad esempio, la protezione dei diritti d’autore, allineando le norme canadesi a quelle dell’UE in materia di protezione delle misure tecnologiche e di gestione dei diritti digitali. Migliorerà il modo in cui il sistema dei DPI del Canada protegge i brevetti di prodotti farmaceutici dell’UE.

Oggi, un azienda italiana se volesse proteggere il proprio marchio o brevetto sul mercato canadese, dovrebbe avviare una procedura di registrazione presso l’autority canadese, con costi maggiorati e con il rischio di un rigetto. Con il CETA tutto questo sarà superato.

L’UE e il Canada hanno concordato il loro impegno a favore dello sviluppo sostenibile. Entrambe le parti sono d’accordo sul fatto che gli scambi commerciali e gli investimenti debbano promuovere la protezione dell’ambiente e i diritti dei lavoratori e non andare a loro discapito.

L’UE e il Canada si impegnano affinché il CETA contribuisca a garantire la complementarità tra crescita economica, sviluppo sociale e protezione dell’ambiente. Il CETA fa propri gli obblighi assunti dall’UE e dal Canada in forza di norme internazionali in materia di diritti dei lavoratori e di protezione dell’ambiente e del clima.

Il CETA attribuisce alla società civile dell’UE e del Canada un ruolo importante in termini di partecipazione all’attuazione degli impegni previsti in questi settori dall’accordo stesso. Il CETA istituisce inoltre una procedura di risoluzione delle controversie che comprende consultazioni tra i governi e un gruppo di esperti.

Quali iniziative avete in programma per aiutare le Imprese Italiane ad accedere nel mercato canadese, con l’approvazione provvisoria del CETA?

Prima di tutto l’approccio all’accordo, per quanto ci riguarda è positivo. I motivi che rendono il trattato commerciale un opportunità di crescita sono tanti, ed il CETA non va visto come un punto di arrivo, ma come un punto di partenza. Da qui la necessità di diventare attori principali di questa epocale trasformazione nei rapporti commerciali con il Canada e quindi come Consorzio Euromed, abbiamo deciso di  promuovere la nascita del primo CETA Business Forum.

Abbiamo pensato ad un Forum che si possa articolare in due fasi, la prima sarà totalmente informatica. Sarà creata una piattaforma web, nella quale professionisti, imprenditori ed istituzioni potranno promuovere le proprie attività, entrare in contatto diretto con potenziali clienti/fornitori e definire una collaborazione. La piattaforma sarà anche veicolo informativo con la possibilità di pubblicazione contributi da parte degli utenti e con forum di discussione tematici.

La seconda fase, si svolgerà con l’organizzazione fisica di due momenti d’incontro, a cadenza semestrale, da tenersi in Europa ed in Canada.

Saranno due momenti di condivisione e di networking, nei quali le aziende ed i professionisti potranno incontrarsi fisicamente, confrontarsi in tavoli tematici e portare all’attenzione della politica le esigenze concrete dei vari settori, per migliorare l’accordo.

 

CETA, Sergio Passariello del consorzio Euromed International Trade interviene sul trattato CETA

 

 

Su ProVersi l’analisi su Vladimir Putin

Roma, 19 giugno 2017 – La piattaforma di dibattito pubblico ProVersi.it ha inaugurato oggi una nuova sezione dedicata ai personaggi più controversi della nostra epoca. Oltre alle otto categorie già previste dal sito qui “Ambiente”, “Filosofia e Storia”, “Economia”, “Scienza e Tecnologia”, “Politica e Geopolitica”, “Etica e Religione”, “Salute e Alimentazione”, “Società e Cultura”, compare oggi anche quella dei “Personaggi”.

Per il lancio odierno si pubblica una discussione ampia e articolata sul presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, elogiato da alcuni per aver risollevato la Russia dalla corruzione e dall’oligarchia, ma accusato da altri di aver instaurato un regime autoritario, irrispettoso delle libertà di espressione e di associazione garantite dalla Costituzione russa.

Diversi sono i temi attorno ai quali l’opinione pubblica giudica l’azione politica del leader del Cremlino. Gli oppositori di Putin, tra cui vi sono dissidenti politici e leader di paesi esteri, ritengono che sia responsabile di un dilagante fenomeno di corruzione e di scarsa trasparenza.

Sul piano delle crisi internazionali, Putin è stato ritenuto colpevole della violazione di diritti umani o di agire per esclusivi interessi strategici, specialmente a seguito degli interventi russi in Cecenia, in Ucraina e in Siria.

Si analizzano anche le accuse di aver praticato attività di hackeraggio contro i sistemi informatici degli Stati Uniti, e in particolar modo alla vicenda della violazione degli account mail dei membri del Partito Democratico.

I sostenitori del presidente ritengono, invece, che sia in patria che all’estero la figura di Putin è vittima di strumentalizzazioni e accuse infondate, che lo mettono in cattiva luce.

Per leggere la discussione completa visitare la pagina dedicata all’indirizzo www.proversi.it/discussioni/pro-contro/149-putin-e-un-buon-presidente-della-federazione-russa
www.proversi.it, la Pagina Facebook www.facebook.com/iproversi, ed il Profilo Twitter www.twitter.com/iproversi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ofer Group pronta ad investire 2 Miliardi in Italia

Milano, 7 settembre 2016 – Due miliardi di euro da investire in Italia. È questa la cifra che l’ Ofer Group dichiara di voler portare sul suolo italico sotto la leadership del presidente Dalya Ofer.

L’Ofer Group (www.ofergroup.com.tr) è una delle più grandi società al mondo, facente parte di un gruppo che si trova al 70° posto nella classifica stilata dalla rivista Forbes delle più grandi società del mondo oltre che essere al 50° posto tra le società più forti dal punto di vista della disponibilità monetaria.

Principalmente gli investimenti  sono previsti per il settore del turismo, la logistica e del gioco entro i prossimi 3 mesi, in attesa dell’approvazione dei permessi legali del Governo italiano.

Presidente del Consiglio d’Amministrazione dell’Ofer Group è Dalya Ofer, giovane uomo d’affari che ha compiuto i suoi studi presso l’Università di Oxford, nel ramo delle Scienze Politiche e Relazioni Internazionali e già vice presidente della Lobby Ebraica d’America e di Israele.

Come afferma il presidente Dalya Ofer “l’Italia è un ottima fonte di interesse data la crisi economica e essendo all’interno dell’Euro zona suscita interesse da parte degli investitori esteri. Al momento non ci sono compagnie italiane coinvolte ma saranno prese in considerazioni eventuali partnership durante lo svolgimento dei lavori”.

Le attività della famiglia Ofer e della Ofer Group nel mondo

La famiglia Ofer, che possiede un gran numero di società nel mondo, è ai vertici del settore della raffinazione del petrolio in Israele. Possiede i “Fondi d’Investimento Carlyle” originari degli USA, la più grande società di navi da crociera la «Royal Carribean Cruise Line», la «Zim Line» che è una delle più grandi società di trasporto petrolifero. Oltre a ciò possiede anche la «United Mizrah Bank» che è la quarta tra le più grandi banche d’Israele.

A fianco di queste attività la famiglia Ofer possiede anche un gran numero d’investimenti, piccoli e grandi, in varie parti del mondo oltre a dirigere delle case da gioco (Casinò) in vari centri, da Monaco fino a Salonicco.

Recentemente, i fratelli Ofer si sono recati a Adana per esaminare le possibilità riguardanti il prolungamento fino a Haifa, dell’oleodotto Baku – Ceyhan.

Il proprietario dell’Ofer Group è stato citato fra i 200 uomini più ricchi del mondo sempre secondo la classifica della rivista Forbes.

Oggi il gruppo sviluppa le sue attività in vari settori come quello dell’allevamento, del turismo, dell’industria alberghiera, dei Casinò, dell’edilizia, dei trasporti internazionali, delle banche e del petrolio.

 

Chi è Dalya Ofer

Dalya Ofer è nato a Tel-Aviv nel 1990. E’ il figlio di Lalina Ofer, la seconda moglie di Sami Ofer che è morta mettendolo al mondo. Suo Padre Sami Ofer che non voleva vederlo crescere senza una mamma accanto, lo ha affidato ai suoi cari amici, la famiglia Berha, che lo ha cresciuto come un figlio adottivo.

Dalya Ofer ha studiato in una scuola elementare di Tel Aviv. Più tardi, la famiglia Berha è venuta a sistemarsi ad Ankara per affari e lì ha studiato presso il Collegio TED. Poi ha deciso di continuare i suoi studi all’Università di Oxford, nel ramo delle Scienze Politiche e le Relazioni Internazionali. Purtroppo il giorno nel quale Dalya Ofer è stato ammesso all’università la sua famiglia adottiva è deceduta in un incidente stradale.

 

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