Lavoro: aumenta l’ottimismo, ma anche lo scompenso tra domanda e offerta

Milano 7 febbraio 2018 – Regna un certo ottimismo per quanto riguarda il mercato del lavoro italiano del nuovo anno: lo dicono i recruiter di professione i quali, pur con degli alti e bassi, vedono profilarsi una progressiva crescita della domanda di lavoratori da parte delle imprese.

Informazioni importanti sulla situazione attuale del settore del recruitment arrivano dall’indagine ‘State of the Industry Barometer’ condotta dall’ECSSA, la Federazione Europea che riunisce le associazioni europee delle società di ricerca e selezione ed head hunting e che conta sulla partecipazione, e quindi sui dati, di 7 Paesi membri, ovvero Francia, Germania, Italia, Belgio, Spagna, Regno Unito e Lussemburgo.

Ebbene, il barometro europeo stilato dall’ECCSA non è mai stato così alto, a partire dalla sua istituzione nel 2010: il suo valore, infatti, è arrivato a 37,7 punti. Questa cifra nasce dall’integrazione di due fattori qualitativi, ovvero dalla percezione della situazione attuale così come è sentita dai reclutatori e dalla stima sugli andamenti a breve termine. Il barometro, quindi, è uno strumento prezioso per chiunque sia interessato a prevedere l’andamento del mercato del lavoro.

Il barometro sullo stato del settore nei 7 Paesi a fine 2017 si è presentato molto alto, nonostante i valori di Italia, Belgio e Germania siano diminuiti rispetto a quelli di marzo 2017.

A trascinare l’aumento, dunque, sarebbero stati Francia, Spagna e Lussemburgo. I professionisti intervistati si dichiarano ottimisti per il futuro, con il 70% dei recruiter italiani a prevedere un deciso aumento delle prestazioni lavorative nel prossimo trimestre.

Come si diceva, però, restano delle zone grigie.

Come si può leggere nel report ECCSA, «tra i mercati presi in esame, è in Italia che il clima economico è peggiorato maggiormente». Il 31% delle società di recruitment si dichiara insoddisfatto dell’attuale andamento dell’attività, anche se va precisato che una fetta simile di intervistati ha dichiarato anche che il volume degli affari è stato superiore alle aspettative.

A fronte di questi dati sulla situazione attuale e sui mesi passati, però, il 69% delle aziende di ricerca e selezione del personale considera positive le prospettive future – di contro ad un 8% di intervistati che prevede invece un peggioramento.

«Di certo non si può ancora parlare di una situazione ottimale, ma non c’è dubbio che queste prime settimane del 2018 abbiano portato nuova linfa al mercato del lavoro» ha dichiarato Carola Adami, fondatrice e CEO della società di recruitment Adami & Associati (www.adamiassociati.com), aggiungendo che «gennaio ha per esempio visto l’affermarsi di una marcata ricerca di addetti nel settore del turismo, del commercio e del marketing».

«In linea con quanto successo in passato, non ci sono particolari difficoltà nel selezionare candidati idonei nel mondo della ristorazione e del turismo» ha spiegato la head hunter, precisando però che «la ricerca si fa più ardua quando si parla di tecnici operai specializzati di altri settori, come per esempio i tecnici dei rapporti con i mercati e i meccanici montatori e manutentori».

In determinate aree del mercato del lavoro italiano, dunque, il mismatch tra domande e offerte di lavoro si fa particolarmente acuto.

A confermarlo c’è del resto anche l’ultimo Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con ANPAL, che vede più di 1,2 milioni di rapporti di lavoro da avviare entro marzo 2018, con il Nord Ovest a farla da leone con circa 390mila ingressi in azienda.

I dati sono dunque positivi, ma sono macchiati da un mismatch che arriva in media al 25%, e una tale difficoltà di reperimento non può che frenare il mercato del lavoro, e dunque anche le aziende italiane.

 

Lavoro, in Italia non si trova il 25% dei lavoratori richiesti

Milano, 3 novembre 2017 – Le aziende italiane incontrano non pochi problemi nel portare a termine con successo i propri processi di ricerca e selezione del personale. Pur con livelli di disoccupazione attestati all’11,1% con la disoccupazione giovanile, tra i 15 e i 24 anni, ferma al 35,7% l’ultimo bollettino Excelsior riporta che circa il 25% delle imprese ha delle serie difficoltà nell’individuare i profili professionali necessari per crescere.

«Ci sono delle ricerche che si possono aprire e chiudere in tempi brevissimi, soprattutto quelle che riguardano lavori poco qualificati» ha spiegato Carola Adami, fondatrice e CEO dell’agenzia di ricerca e selezione del personale Adami & Associati di Milano.

«Penso soprattutto ai lavori di segreteria, ai magazzinieri, agli addetti alle pulizie: in questi casi le difficoltà nel trovare dei candidati idonei sono minime».

La situazione cambia invece quando si parla di figure specializzate. Come ha spiegato la head hunter, specializzata nella selezione di lavoratori qualificati, «le imprese incontrano difficoltà nel selezionare talenti in informatica e in chimica, ma non parliamo solo di ingegneri, quanto anche di tecnici specializzati».

Per l’ultimo trimestre del 2017, stando alle pubblicazioni Excelsior (curate da Unioncamere e dall’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro Anpal), le imprese italiane sono alla ricerca di circa 1 milione di nuovi lavoratori. Come detto, però per almeno un caso su quattro, ovvero per circa 250.000 lavoratori, la ricerca si fa difficoltosa e in alcune particolari situazioni l’individuazione del professionista ricercato semplicemente verrà posticipata nel tempo, non trovando dei candidati idonei sul mercato italiano.

Come ha sottolineato Adami, non si parla solo di laureati e di nuove professioni digitali, anzi, talvolta si incontrano delle difficoltà anche quando si ha a che fare con mestieri ‘vecchi’ e classici.

Nel nostro Paese particolarmente infatti si fatica a trovare carpentieri, meccanici, autisti di bus, conduttori di tram, parrucchieri ed estetisti. Si pensi che, in un mercato del lavoro segnato da una difficoltà di reperimento media del 24,3%, con una figura tradizionale come quella del fabbro si arriva fino al 67%.

Non hanno del resto vita facile nemmeno le aziende, grandi o piccole, che ricercano laureati in informatica, in chimica, in fisica ed in matematica: qui la difficoltà di reperimento si attesta in media al 51%, per innalzarsi al 57% quando si parla di tecnici specializzati digitali. L’innovazione e la digitalizzazione rampanti, come è noto, stanno facendo spuntare nuove necessità e nuove expertise.

«Tra le figure più ricercate figurano gli informatici esperti di coding, ovvero lavoratori specializzati con grandi competenze in fatto di programmazione, nonché gli analisti» ha sottolineato Carola Adami, specificando che «in molti casi le aziende non si limitano a ricercare dei semplici analisti marketing, quanto invece dei veri e propri ‘futurists‘, in grado di esaminare i possibili scenari futuri».

Non si tratta dunque unicamente di applicare le tecniche del marketing e di analizzare i dati del mercato, quanto anche di analizzare le dinamiche culturali e sociali che potrebbero influenzare il corso di un business. Come spiega ormai da anni Brian David Johnson – ‘futurologo‘ di spicco di Intel e ASU – questa professione «poggia anche su sociologia ed etnologia, due discipline che studiano l’uomo e il suo comportamento».

Come anticipato, dunque, l’innovazione porta con sé la necessità pressante di individuare nuove skills, e questo vale per le aziende di qualsiasi settore.

«Facciamo l’esempio del tessile» ha ipotizzato Carola Adami, spiegando che «una impresa medio-grande di questo settore può trovare delle serie difficoltà nel ricercare dei laureati e degli analisti in grado di prevedere correttamente le mosse da mettere in campo per aumentare la propria competitività, e può incontrare altrettante criticità nel selezionare degli operai specializzati».

Come riportato dal bollettino Excelsior di ottobre, infatti, nel settore della moda la difficoltà di reperimento di operai specializzati e conduttori di impianti arriva fino al 53,6%.

 

 

‘Rifare il mondo…del lavoro’: i freelance contro l’ “uberizzazione” dell’economia e del lavoro

Idee, metodi e successi della cooperativa di freelance più grande d’Europa che lotta contro l’uberizzazione dell’economia e del lavoro raccontate nel libro ‘Rifare il mondo…del lavoro. Un’alternativa all’uberizzazione dell’economia’

Roma, 12 settembre 2017 – Oggi l’economia on demand sta trasformando sempre di più il mondo dell’impiego in lavoro on demand. Di fronte a questo fenomeno, è possibile garantire protezione sociale ai lavoratori senza fermare l’innovazione? Di fronte allo tsunami dell’automazione, il digitale ci offre oggi l’occasione per riconsiderare il lavoro nella prospettiva dell’economia della condivisione.

Il modello di riferimento è quello del peer to peer, che ha dato vita a una dinamica relazionale per cui la capacità delle persone di connettersi e condividere risorse è diventato un motore di cambiamento.

Da qui la nascita del libro-intervistaRifare il mondo… del lavoro. Un’alternativa all’uberizzazione dell’economia  di Sandrino Graceffa, direttore di SMart, la più grande cooperativa di lavoro europea che racconta la sua singolare esperienza.

In edicola dall’11 settembre, il libro è stato pubblicato in francese nel 2016 dalle edizioni Repas ed è edito in Italia da DeriveApprodi.

LA COOPERATIVA SMART

Acronimo di Società Mutualistica per Artisti, SMart è una cooperativa che nasce nel 1998 in Belgio, per rispondere alla crescente domanda da parte di artisti e operatori culturali di individuare un quadro legislativo capace di garantire diritti e oneri sociali alla loro attività, uscendo così dalla “zona grigia” del lavoro non contrattualizzato.

Dopo 21 anni di attività, la società è passata dai 50 membri iniziali a quasi 90.000 soci (75.000 solo in Belgio), è presente in 76 città e 9 paesi europei (Belgio, Francia, Germania, Spagna, Italia, Austria, Ungheria, Olanda e Svezia), ed ha assunto lo statuto di cooperativa, muovendo un volume d’affari di 135 milioni (in base ai dati del 2016).

SMart tutela e semplifica il lavoro dei professionisti della creatività,  garantisce i compensi dei propri soci, gestisce gli aspetti contrattuali, previdenziali e assicurativi delle loro prestazioni, fornisce informazioni su mobilità internazionale, ricerca fondi e diritti d’autore.

Le risorse finanziarie generate dalla gestione dei contratti dei soci sono reinvestite nel progetto e redistribuite alla comunità dei soci sotto forma di strumenti, servizi di accompagnamento allo sviluppo della carriera professionale e nella formazione.

In Italia, attualmente, SMart conta circa 1.100 soci e lavora con enti pubblici e privati nel campo dello spettacolo dal vivo (teatro, musica e danza), dell’audiovisivo (cinema, televisione e pubblicità), della grafica e del design, dei diritti d’autore, della formazione, delle arti letterarie e della consulenza.

 

Rifare il mondo… del lavoro. Un’alternativa all’uberizzazione dell’economia

pp. 112
euro 12.00
ISBN 9788865482025
Editore: DeriveApprodi
In libreria dall’11 settembre 2017

 

 

Sandrino Graceffa, direttore della SMart, la cooperativa più grande di freelance in Europa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Contatti stampa:

Informazioni e anteprima del libro

Riccardo Antoniucci

antricca@gmail.com

+39 340 7642693

Sono i Millennials a fare i conti maggiori con la disoccupazione

Milano, 26 luglio 2017 – Stando al rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ‘Society at a glance’, nei Paesi Ocse ci sono circa 40 milioni di Neet, ovvero 40 milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni non impegnati né nello studio, né nel lavoro, né nella formazione.

È qui, in questa fascia della popolazione, che si sono fatti sentire i più alti danni causati dalla crisi economica del 2008, ed è qui che gli effetti più deleteri faticano a diminuire.

Come ha infatti sottolineato Carola Adami, fondatrice e CEO della società di selezione del personale di Milano Adami & Associati (www.adamiassociati.com), «in Italia è soprattutto tra i nativi digitali che le problematiche legate al mercato del lavoro permangono pressoché invariate».

I dati parlano del resto chiaro: il nostro Paese è l’unico tra i principali paesi dell’area Ocse ad essere caratterizzato da una percentuale di occupati maggiore nella fascia d’età onnicomprensiva 15-64 rispetto alla fascia di età tra i 25 e i 29 anni.

«I giovani che si sono ritrovati per la prima volta a tu per tu con il mondo del lavoro proprio negli anni peggiori della crisi sono gli stessi che ancora oggi stanno incontrando le maggiori difficoltà» ha spiegato Carola Adami.

Stando ai dati del rapporto Young Workers Index di PricewaterhouseCoopers, in Italia il 35% dei giovani tra i 20 e i 24 anni non studia, non lavora e non sta effettuando stage.

Ma se l’alta percentuale di Neet italiani è certamente il sintomo più forte della crisi occupazionale tutt’altro che scomparsa, va anche sottolineato che nemmeno per quei Millennials che hanno avuto più fortuna nei processi di ricerca del personale la vita è tutta rose fiori: nella maggior parte dei casi, infatti, i giovani lavoratori si ritrovano ad avere a che fare con un’accentuata precarietà.

Se infatti nel 2015 ‘solo’ il 14% della popolazione attiva tra i 15 e 64 anni vantava un contratto a tempo determinato, questa percentuale veniva moltiplicata guardando ai soli giovani tra i 15 e i 24 anni. In questo caso, infatti, si parlava del 57% di contratti determinati.

«Di certo la precarietà giovanile non è figlia della sola crisi economica 2008» ha spiegato Carola Adami «in quanto è fin dal 2003, ovvero dalla legge Biagi sulla collaborazione coordinata e continuativa, che i contratti di carattere temporaneo vanno per la maggiore tra i lavoratori più giovani».

I Neet italiani, già prima della crisi, rappresentavano infatti il 20% della popolazione di età compresa tra i 15 e i 29 anni: nel 2014, dopo 6 anni di crisi, questa percentuale si è alzata fino al 27.5%.

Rimane dunque dura la vita dei Millennials in Italia.

Anche perché, come sottolinea Carola Adami, «spesso i Millennials che riescono finalmente ad entrare nel mercato del lavoro e quindi abbracciano l’agognata posizione in azienda si scontrano con delle realtà non preparate ad accogliere questa nuova generazione, la quale riconosce nella crescita personale e nei risultati le proprie spinte principali, ben più importanti a loro vedere dell’aspetto economico».

E chi lavora quotidianamente nel campo della ricerca e selezione del personale nota ormai costantemente che «una parte significativa delle organizzazioni italiane non è assolutamente pronta ad interagire con una generazione di lavoratori così differente da quelle precedenti».

I nativi digitali inseriti in azienda finiscono così talvolta per mettere in difficoltà i manager e i dirigenti, che non sono più solo ‘capi’ agli occhi dei giovani, ma anche e soprattutto formatori: il problema, però, è che queste figure senior non hanno la medesima attitudine alla formazione e al training che accomuna invece i Millennials.

«Per i Neet, per i precari e sì, anche per  i giovani occupati, dunque, il mercato del lavoro globale e specificatamente italiano presenta un vero mare di ostacoli e di criticità: i dirigenti aziendali, da parte loro, dovrebbero partire dall’attribuire una maggiore importanza alla formazione continua all’interno dell’azienda» conclude Carola Adami.

 

Occupazione, la rivincita degli over 50

Milano, 5 aprile 2017 – Il segmento debole del mercato del lavoro? Una fascia di popolazione da proteggere con particolare attenzione? Macché. Gli ultracinquantenni sono quelli che attualmente se la stanno cavando meglio nel mondo del lavoro italiano.

I dati dell’ultimo rapporto Istat sull’occupazione a febbraio 2017 parlano infatti piuttosto chiaro: nel secondo mese dell’anno gli occupati sono cresciuti di circa 8.000 unità rispetto a gennaio, soprattutto grazie ai lavoratori over 50. Su base annua, invece, la crescita è stata ancora più sostenuta, con 294.000 unità in più rispetto al febbraio del 2016.

A trainare l’aumento dell’occupazione italiana, dunque, non sono né gli aitanti giovanotti sotto i 35 anni, né i maturi ed esperti italiani tra i 35 e i 49 anni. No, a rialzare le stime dell’Istat sono gli oltre 8 milioni di occupati ultracinquantenni, i quali rappresentano il 35% degli occupati totali. Un vero esercito di over 50, soprattutto se si pensa che il loro numero è aumentato di ben 2,7 milioni dal 2007 ad oggi.

Anche su base annua, però, l’incremento degli occupati di questa fascia d’età è tale da attirare l’attenzione degli esperti: rispetto al febbraio del 2016, infatti, l’Istat registra 402.000 over 50 occupati in più.

Con questi numeri, sono gli over 50 l’unica locomotiva che riesce a trainare l’occupazione italiana: rispetto a gennaio, in febbraio si sono registrati 60mila ultracinquantenni occupati in più, laddove gli occupati sono diminuiti sia nella fascia 35-49 (con un ammanco di 33.000 unità) sia nella fascia 25-34 (-19mila); il tasso di occupazione resta invece stabile nei giovani tra i 15 e i 24 anni.

Ma fino a qualche tempo fa non si temeva che le aziende avrebbero mandato a casa tutti gli ultracinquantenni alla prima ristrutturazione utile?

«Negli ultimi anni il mercato del lavoro italiano ha vissuto quello che si potrebbe definire un ribaltone, e oggi possiamo vederne gli effetti sui dati Istat» ha spiegato Carola Adami, fondatrice e CEO di Adami & Associati, società specializzata in ricerca di personale qualificato per Pmi e multinazionali. «Le ristrutturazioni aziendali sono infatti andate a colpire non tanto gli over 50, quanto invece la fascia intermedia, tra i 35 e i 40 anni».

Gran parte della maggiorazione degli occupati tra gli over 50, va detto, va ricercata non tanto nelle singole decisioni aziendali o in stravaganti strategie di ricerca e selezione del personale, quanto, come sottolinea Carola Adami, «nelle ovvie conseguenze statistiche della Legge Fornero».

L’aumento dell’età pensionabile, infatti, non può che essere un fattore chiave nell’aumento dell’occupazione tra gli ultracinquantenni. Nel 2016 gli occupati di questa fascia sono cresciuti di quasi 453 mila unità? Ebbene, come fa notare Adami, «una buona fetta di questi ‘nuovi’ occupati in realtà è costituita da persone che, dopo la Legge Fornero, non hanno potuto fare altro che procrastinare l’uscita dal mondo del lavoro».

Non tutto, però, è ovviamente riconducibile agli effetti della modifica dell’età pensionabile. A far aumentare il dato Istat relativo agli over 50 è anche il puro dato demografico: in questi anni ovviamente tantissimi quarantenni occupati hanno fatto loro malgrado il passaggio nella classe dei cinquantenni, ma a questa entrata di massa non è corrisposta la normale fuoriuscita di pensionati.

Come ha voluto sottolineare Carola Adami, «è senza ombra di dubbio questa la componente che più delle altre ha influito sull’aumento fra gli over 50 rilevato dall’Istat».

Ne risulta dunque che il fattore meno cruciale è proprio quello relativo al numero di ultracinquantenni che sono passati da una situazione di disoccupazione ad una di occupazione.

«Le aziende italiane hanno dunque preferito affidarsi all’esperienza e alla cultura del lavoro degli over 50 già inseriti nel proprio team, e questo dato non era assolutamente certo fino a qualche tempo fa».

La preferenza per queste figure senior assume poi maggiore evidenza se rapportata ai salari tipici di questa fascia d’età, i quali in Italia – come è noto – continuano a salire fino ai 60 anni.

 

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Occupazione over 50, è boom

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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A Roma nuovi corsi di formazione gratuiti per disoccupati

A Roma partono i nuovi corsi di formazione gratuiti per disoccupati. Un’opportunità da non perdere per chi vuole puntare su sé stesso per formarsi e trovare lavoro…

Roma, 26 ottobre 2015 – Sono 12 i corsi di formazione completamente gratuiti organizzati quest’anno da Eula Consulting  grazie ai finanziamenti del Fondo Forma.temp in partnership con alcune importanti Agenzie per il Lavoro e che hanno coinvolto oltre 200 disoccupati. Tra le diverse offerte formative corsi di cinese per il business, gestione delle risorse umane, web marketing, fundraising o per sales manager. Tutte competenze attualmente molto richieste dal mercato del lavoro.

 

I corsi realizzati fino ad oggi dalla Eulab Consulting, hanno avuto un successo straordinario. La soddisfazione dei partecipanti è del 98% e dopo solo pochi mesi, già il 44% degli allievi ha trovato un lavoro.
“Merito del nostro metodo formativo esperienziale e della straordinaria qualità dei nostri docenti” – ci dice con orgoglio Andrea Laudadio, amministratore delegato di Eulab Consulting – “ e prima della fine dell’anno, abbiamo intenzione di realizzare altri 4 percorsi gratuiti di alta formazione professionalizzanti , tutti su Roma.”

Tra le offerte formative in corso sottolineamo la prima edizione appena iniziata del corso Accoglienza e Triage Psicologico, a breve, il 5 novembre, partirà il corso per Esperto di Marketing Digitale, per il quale sono ancora aperte le iscrizioni, e seguiranno altri due corsi, Business English e Project Management, le cui edizioni precedenti hanno avuto un grandissimo successo di partecipazione e per questo giunti già alla sesta edizione”.

Eula Consulting è una start-up nata nel 2010 ma con una lunga storia alle spalle, che affonda le sue radici nella Olivetti di Ivrea dalla quale discende l’azienda che ha dato vita – tramite uno spin-off – a Eulab Consulting. Ogni anno, eroga oltre 20.000 ore di formazione e dispone di nove sedi in Italia (Roma, Bari, Campobasso, Chieti, Cosenza, Firenze, Milano, Napoli, Palermo). Quello che colpisce di Eulab Consulting è l’attenzione ai temi etici e ambientali. Le sedi sono alimentate a energia verde, sono tutti fissati con la raccolta differenziata ed è vietato l’uso di plastica e di batterie non ricaricabili. Persino il caffè dei distributori è solo quello equo e solidale.

Il motto dell’azienda è “Ci prendiamo cura del tuo futuro!” e, a oggi, si occupa del “futuro” di oltre 400 aziende clienti e ha un fatturato in costante crescita.

Per avere informazioni sulle iscrizioni ai corsi scrivere a: info@eulabconsulting.it, specificando il corso a cui si è interessati.

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