Variante Omicron: stimolo depressivo o opportunità di crescita personale?

Roma, 6 dicembre 2021 – La campagna vaccinale prosegue spedita verso la somministrazione della terza dose, tuttavia la pandemia COVID-19 ci pone dinanzi l’ennesima sfida: una nuova variante del virus, la B.1.1.529, denominata ufficialmente variante Omicron dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Ma perché questa nuova variante, dopo quella Delta, sta suscitando tutta questa preoccupazione?

La variante Omicron, proveniente dal Sud Africa, sta mettendo in discussione tutti i progressi conseguiti contro il SARS-CoV-2. La cosa che sta allarmando il mondo è che, finora, sembrerebbe essere la variante del virus più contagiosa e si hanno ancora poche informazioni in merito.

Tuttavia, non è ancora chiaro se l’incremento dei contagi e delle ospedalizzazioni in Sud Africa sia effettivamente dovuto a questa variante del virus, ma l’Iss (Istituto Superiore di Sanità) al momento afferma che «la decisione di dichiarala una VOC (Variant Of Concern = variante di preoccupazione) è dovuta alla presenza nella variante di diverse mutazioni che potrebbero avere un impatto sul comportamento del virus, anche in termini di gravità della malattia o della capacità di diffusione».

Quindi è la presenza di alcune mutazioni, all’interno della variante Omicron, a generare preoccupazione, perché oltretutto non è chiaro se gli attuali vaccini siano sufficienti per proteggerci anche da questa variante, se l’intervento medico in caso di contagio sia il medesimo per le altre forme di coronavirus, se questo potrebbe costringerci ad un nuovo lockdown, e via dicendo. In una situazione così incerta, il ritorno a quella che tutti noi reputiamo “vecchia normalità” ci appare lontano, nostalgico.

L’impressione è quella di non avere la possibilità di uscire da questa situazione che ha messo a dura prova il nostro benessere psicofisico. E che questa nuova realtà ben lontana da quella conosciuta precedentemente, caratterizzata da isolamento, mascherine, gel igienizzante, distanziamento sociale e restrizioni, da un periodo transitorio si sta trasformando in una nuova normalità, in continuo mutamento, a cui siamo costretti ad adattarci.

I cambiamenti non sono mai semplici e richiedono un modellamento ed un adattamento alla realtà continuo e costante. Diventa ancora più difficoltoso adattarsi e trovare un equilibrio quando il tutto avviene velocemente, senza che ci sia data la possibilità di elaborare il cambiamento.

La pandemia ha avuto un impatto psicologico e psicosociale senza precedenti e, pertanto, ha influenzato e modificato nel profondo il nostro modo di percepire ciò che ci circonda, ha modificato il modo di riconoscere le nostre emozioni, di esprimerle e di viverle liberamente. Ha modificato il modo di rapportarci agli altri, insediando paure e timori all’interno della nostra vita.

Quindi, oltre ai comuni timori presenti nella realtà di ognuno di noi, la pandemia ne ha alimentati di nuovi: l’insonnia, la fobia ed il ritiro sociale, la paura di fare attività che prima era normale fare, l’incertezza per il futuro, la mancanza di supporto, la paura del contagio, il timore di mettere a rischio la vita dei nostri cari più fragili, la disregolazione emotiva. Di fatto, l’ansia e la paura sono i sentimenti più sperimentati da quando è iniziata questa lotta contro il virus. Inevitabilmente, questi due sentimenti abbassano il nostro tono dell’umore.

Ci spostiamo sul versante depressivo del nostro umore, sentendoci impotenti, vulnerabili, tristi, sconfortati, ci manca la voglia di uscire e svolgere le attività quotidiane. La nuova variante Omicron incrementa tutto ciò, dandoci l’impressione che non ci sia una via d’uscita da questa situazione, temiamo che i vaccini siano inutili e che tutto ciò che stiamo facendo lo sia. In questa situazione di grande tensione siamo facilmente influenzabili da questi stimoli esterni negativi.

Ma c’è anche chi sostiene che non sia così. I vaccini, i sacrifici che stiamo compiendo, tutto potrebbe avere una sua utilità. Non siamo del tutto impotenti. Quello che possiamo fare è, non solo seguire ancora per un po’ le direttive dettate dall’Oms e dal Governo, ma anche cercare di affrontare la situazione con atteggiamento propositivo. Quindi, non è tanto importante la situazione che ci troviamo davanti, ma è ancora più importante il modo in cui riusciamo ad interpretare questa situazione, il significato che attribuiamo all’evento stressante e destabilizzante.

Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”, sostiene che, seguendo un adeguato training, si possa paradossalmente trasformare il problema in opportunità. Ognuno di noi ha dentro un’insospettata riserva di forza che può emergere quando gli eventi ci mettono alla prova e che ci aiuta a riprendere in mano le redini della nostra vita.

Dunque, in questa situazione di instabilità ed incertezza, può risultare utile un supporto che ci aiuti a fare chiarezza sulle nostre emozioni, sui nostri sentimenti e che ci spinga ad estrapolare gli aspetti positivi dalle situazioni avverse, a crescere e ad essere più resilienti.

«Non è importante quello che ti capita, ma come lo vivi, quindi il significato che si attribuisce a ciò che succede. Anziché lasciarci influenzare dalle circostanze negative e dalle avversità, per quanto possibile, sarebbe opportuno cercare di guardare l’altra faccia della medaglia e cogliere l’opportunità che tutti gli eventi di vita ci possono offrire. Tutto ciò si può fare anche tramite un percorso di crescita personale» sottolinea la dott.ssa in psicologia clinica Alessandra Palleschi.

Il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” ha quindi deciso di offrire un aiuto a chi desidera diventare psicologicamente più forte ed incrementare la propria resilienza.

Possiamo scegliere se lasciarci sopraffare dalla situazione attuale, attribuendo al COVID-19 e alle sue varianti solo un significato negativo (l’ennesima cosa che non va) oppure se offrire a noi stessi la possibilità di vivere differentemente questa situazione e attribuire un significato positivo a questi eventi di vita (allenarci ad affrontare le difficoltà per diventare gradualmente più forti).

Possiamo decidere di prendere, paradossalmente, lo stimolo negativo in maniera (pro)positiva e renderlo un’opportunità.
Il servizio di aiuto è offerto, in 27 lingue, da una rete di 362 psicologi presenti in tutte le regioni italiane e in 22 paesi esteri.
Per informazioni telefonare al n. 06 22796355, al n. 375 7707389 o collegarsi al sito internet www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

 

 

 

Fermo: i ritratti di 100 volti per fotografare la storia

Le immagini del giovane fotografo Alex Marè, specializzato in bianco e nero, raccontano in un volume il periodo storico vissuto attraverso i volti di 100 persone

Fermo, 03 dicembre 2021 – I volti di 100 persone, fotografate per raccontare, e tramandare ai posteri, la storia contemporanea. È l’obiettivo del giovane fotografo Alex Marè, specializzato in bianco e nero, che ha raccolto in un volume le 100 immagini, che intendono raccontare il periodo storico vissuto.

La fotografia ritrattistica per raccontare la storia

La fotografia ritrattistica non deve solamente esser vista come materiale che si va a perdere, ma anzi rappresenta un baglio di storia di chi vive e di chi nel corso del tempo ha lasciato un’impronta di sè nel tempo.

La più grande difficoltà, in un momento storico come questo, è stata la messa in atto di questo lavoro partito dalla carta per poi essere realizzato davanti ad una delle più imponenti cattedrali d’Italia, ovvero il Duomo di Fermo.

Altro fatto degno di nota è che si tratta di un libro di fotografia totalmente in bianco e nero nel quale vengono ritratti autorità Ecclesiastiche, Militari e Civili di ogni genere, ma anche Campioni del Mondo della Nazionale Italiana di vari sport e Chef Stellati.

«Ogni persona possiede qualcosa di diverso» racconta l’autore « ognuno di noi ha qualcosa di bellissimo da mostrare, sono proprio le differenze tra le persone ad essere alla base della fotografia umana, proprio per raccontare davvero ciò che la realtà è ho voluto far vedere chi la vive giornalmente a partire dall’Arma dei Carabinieri, passando per S.E. l’Arcivescovo per concludere con la Polizia di Stato».

«Ho voluto dar voce ad ogni persona e allo stesso tempo mettere tutti sullo stesso piano facendo capire che ogni persona vive qualcosa di diverso, con il suo lavoro, le sue passioni ed il suo essere», dice ancora Marè.

L’opera fotografica

Le sessioni fotografiche per il progetto dei 100 volti nel rispetto delle normative covid-19, hanno avuto luogo nei mesi di febbraio e marzo 2021, nello scenario del Viale della Cattedrale Metropolitana di Fermo.

Il volume al suo interno è corredato da testi a cura di Michela Mercuri (Docente Universitaria di Storia del Medio Oriente), Maria Cristina Brandini (curatrice di mostre internazionali) e Giancarlo Vaiarelli (esperto in stampa Platino).
L’introduzione è invece a cura della giornalista Gaia Capponi.

Disponibile nelle librerie di tutta Italia il libro fotografico, dal titolo “Ritratto Fotografico – Fermo“ (edito da Poderosa Edizioni), l’opera in  vendita al prezzo di 30,00 euro, contiene 100 fotografie inedite, 220 pagine di pregio e ha una veste editoriale curatissima a partire dalla copertina in tessuto con stampa in argento.

Chi è Alex Marè

Alex Marè, classe 1995, nato a Fermo, dal 2015 si concentra sulla Fotografia di Moda in bianco e nero.
Ha lavorato principalmente a Milano ed è durante questo periodo che ha immortalato top model e attrici del calibro di Cindy CrawfordSara SampaioIrina Shayk , Adriana Lima , Cate BlanchettBelen RodriguezRomee Strijd , Carla Bruni, Alberta FerrettiBella Hadid e Gigi Hadid.
Ma anche personaggi della moda come Giorgio ArmaniFranca Sozzani e Karl Lagerfeld, Anna Dello Russo.

I suoi lavori sono apparsi anche su magazine e riviste nazionali ed Europee.

A luglio 2021 inaugura la sua prima mostra bimestrale “L’Assunta” al Duomo di Fermo, commissionatagli da S. E. Arcivescovo Mons. Rocco Pennacchio e il rettore della cattedrale Don Michele Rogante, consacrandolo come primo artista ad esporre in questo luogo.

Ulteriori informazioni sull’autore sono reperibili al sito web www.alexmare.com.

 

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Contatti

info@alexmare.com

Cell. 340 3887632

 

La pandemia e i Personal Trainer: come sono andate le cose nel 2020?

Roma, 15 marzo 2021 – Quanto ha sofferto il settore del personal training, dell’efficienza psico fisica e del benessere personale nell’annus horribilis della chiusura totale di un comparto che riguarda la vita quotidiana di 18 milioni di italiani?
Le palestre, le fitness boutiques, i centri di personal training, le piscine, sono i luoghi che insieme al settore degli spettacoli dal vivo hanno subìto le chiusure maggiori, incuranti di zone rosse/arancioni/gialle non c’è stato nessun momento di tregua. Incredibilmente, questo ha riguardato sia le attività di gruppo, sia le attività individuali rivolte al mantenimento della salute di soggetti sani e con patologie, a differenza di altri comparti del benessere come la cura della persona, i centri di bellezza, i parrucchieri. 

Eppure è proprio l’attività fisica personalizzata al cliente, qualificata, programmata e monitorata da un professionista del settore, che permette al corpo umano di stare meglio, generare risposte immunitarie e attivare il proprio sistema di difesa. Così come combattere ipertensione, obesità, malattie cardiovascolari e oncologiche, malesseri psicologici. Essere in forma aiuta a sconfiggere non solo i chili di troppo (troppi pregiudizi in questo settore) e depressione, ma anche virus e batteri. 

Così la più importante scuola per Personal Trainer in Italia, ISSA Europe, ha lanciato un’indagine scientifica per scoprire come è cambiato il settore nel 2020 rispetto al 2019.

Un questionario rivolto a tutti coloro che praticano questa professione finalizzato a comprendere come è andata economicamente, come hanno fatto a tirare avanti, come si sono organizzati per proseguire a lavorare per il benessere dei propri clienti.

Alcune centinaia di PT hanno già risposto alle prime domande, i risultati del sondaggio saranno pubblicati nel prossimo numero di “Fitness&SportLa rivista sul Benessere ed Efficienza fisica” che arriva nelle aziende e ai professionisti del settore in tutta Italia. 

Per rispondere alle domande tutti i personal trainer possono visitare il link www.issa-europe.eu/la-prevenzione-e-il-miglior-farmaco.

 

 

Test antigenico rapido Covid-19, ora disponibile anche dal medico di base

Roma, 12 novembre 2020 – L’accordo per l’esecuzione del test antigenico rapido, anche conosciuto come tampone rapido, da parte di medici e pediatri di famiglia è un grande passo avanti nella lotta contro il Coronavirus.

Si tratta di un passaggio fondamentale per la prevenzione al Covid-19, e saranno disponibili complessivamente circa 50.000 test rapidi antigenici al giorno, che i medici di base potranno effettuare presso i loro studi.

L’accordo prevede l’obbligatorietà per tutti i medici di medicina generale di eseguire i test rapidi, il costo sarà di 18 euro, se eseguito presso lo studio, oppure, di 12 euro se somministrato in altra struttura, e sarà completamente a carico dello Stato e non del paziente.

Per poter accedere ai test rapidi Covid-19, i cittadini dovranno prima sottoporsi a un triage telefonico e, dopo la valutazione del medico, effettuare la prenotazione per eseguire il test.

Il medico che dovrà somministrare il test rapido sarà dotato dei dispositivi di sicurezza da indossare ogni volta che si entrerà in contatto con un sospetto caso di positività. Alcune Regioni possono accordarsi con i medici per prevedere la somministrazione del test rapido anche a domicilio.

Infine, sarà il medico di base a comunicare alle ASL l’eventuale risultato positivo di un test antigenico rapido, raccomandando al paziente di stare in isolamento nell’attesa che venga eseguito il tampone molecolare. Se, invece, il test rapido risulta negativo, viene rilasciata un’attestazione stesso dal medico di famiglia.

Cos’è il Test Antigenico Rapido SARS – CoV-2?

Il Test Antigenico Rapido Covid-19 è un test di screening che individua gli antigeni del virus SARS – CoV-2, un esempio è lo Screen Test COVID-19 AG di ScreenItalia, azienda leader italiana nel settore della distribuzione dei test rapidi.

Si tratta di un test antigenico rapido che viene somministrato come il tampone nasofaringeo classico o molecolare, con la differenza che non viene cercato il genoma (RNA virale), ma la presenza di proteine del virus, chiamate anche antigeni.

Con il tampone classico è possibile avere una risposta in 24-48 ore, per via dell’elaborazione tramite metodi molecolari di real-time RT-PRC, mentre i risultati dei test rapidi antigenici sono più veloci: bastano circa 15 minuti per avere l’esito.

Per questo motivo si è pensato di introdurli all’interno degli edifici pubblici, della scuola e negli aeroporti, in modo da riuscire a intercettare velocemente le persone venute a contatto con il virus.

È importante precisare che i test rapidi antigenici SARS – CoV-2 possono anche dare dei falsi negativi, infatti, se la carica virale è bassa, il test può erroneamente dare esito negativo e non rilevare l’infezione presente.

Questa cosa non avviene con il test molecolare, in quanto riesce a rilevare una singola molecola RNA in un microlitro di soluzione, mentre i test antigenici necessitano di un campione che contenga migliaia di particelle di virus per microlitro.

Quanto è affidabile?

Se si risulta positivi alla presenza dell’antigene SARS-CoV-2, il paziente deve comunque effettuare il tampone molecolare, che resta il test più affidabile per la diagnosi.

È importante sapere che la sensibilità del test è di circa il 98% e , anche se ci sono possibilità di falso-positivi, motivo per il quale bisogna confermare il risultato con il test molecolare, oppure, di falso-negativi (2% di rischio di errore), bisogna anche tener conto dell’arco temporale che comprende il momento in cui la persona si è esposta al rischio e la comparsa della positività.

Con i test rapidi antigenici Covid-19, fino ad oggi, si è riusciti ad intercettare un numero elevato di contagiati con cariche virali alte, che non sarebbero stati individuati se non in caso di comparsa dei sintomi evidenti della malattia.

 

 

 

Lotta al Covid: positivi i risultati degli studi sulla Quercetina

Da una ricerca internazionale importanti risultati che danno il via al lancio sul mercato di prodotti innovativi a base di Quercetina

Roma, 17 settembre 2020 -La scienza continua senza sosta la sua ricerca per affrontare e vincere la battaglia contro il Coronavirus. L’ultima scoperta è che la Quercetina è un’arma molto efficace, in grado di contrastare efficacemente il Covid 19.

Lo dicono i soddisfacenti risultati di numerosi studi su questo flavonoide presente in molti alimenti vegetali, come cipolla rossa, capperi e radicchio.

Una ricerca internazionale condotta da esperti italiani e spagnoli ha dimostrato come la Quercetina può agire da inibitore del Sars-CoV-2, perché è in grado di destabilizzare la 3CLpro che è una delle proteine principali che causa il replicarsi del virus.

La ricerca internazionale

Il lavoro di ricerca è stato portato avanti da Bruno Rizzuti dell’Istituto  di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche, Cnr-Nanotec di Cosenza, in sinergia con alcuni ricercatori di Zaragoza e Madrid ed è stato pubblicato sulla rivista “International journal of biological macromolecules”.

Dallo screening sperimentale la Quercetina è risultata un inibitore potente dell’enzima 3CLpro, bloccando la replicazione del virus.

Sul mercato prodotti innovativi

In seguito a questi risultati le case farmaceutiche stanno già proponendo le prime soluzioni, come Quercetina Advance, un integratore di Quercetina pura, potenziata con bromelina, vitamine e minerali, della  PromoPharma.

“Cerchiamo di unire la continua ricerca scientifica interna ai frutti degli studi nazionali ed internazionali per offrire prodotti innovativi che possano aiutare e proteggere la salute delle persone” – ha dichiarato Filippo Borsani, Ceo di PromoPharma, mostrando la sua soddisfazione.

Grazie alla sinergia di quercetina e bromelina, un antinfiammatorio naturale, il nuovo prodotto di PromoPharma svolge una potente azione antiossidante.

Inoltre vitamina C, vitamina D e Zinco contribuiscono ad un forte sostegno delle difese immunitarie.

Perchè il Coronavirus si batte soprattutto con la prevenzione e il buon funzionamento del sistema immunitario.

Per saperne di più visitare il sito internet www.promopharma.it.

 

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Struttura chimica della Quercetina

È ricominciata la scuola, un film che fa paura a tanti bambini: come costruire un lieto fine, nonostante il Covid-19?

Brescia, 15 settembre 2020 – La giornata del 14 settembre 2020 resterà nella memoria di tutti, non solo di studenti e dei loro genitori. “Quest’anno la ripresa della scuola in presenza” secondo la psicologa di Brescia, Doriana Galderisi “rappresenta la riapertura della fiducia, della voglia di vivere e di farcela riprendendo il controllo delle proprie vite”, dopo sette mesi di lezioni a distanza e vacanze.

Per molti studenti però non ci saranno squilli di trombe e di gioia, dato che sono molte le situazioni di criticità psicologica che i ragazzi devono affrontare.

“Temo che in cima alla top ten dei dischi più venduti ci possa finire presto il Back to School Blues, la tristezza del ritorno a scuola”, continua Galderisi.

Le criticità vanno dalla Nosofobia, cioè la paura del contagio, alla Kainofobia, l’ansia per le novità, dall’Ansia da separazione per il distacco dai genitori, alla sindrome FoMO ovvero Fear of Missing Out – paura di essere tagliati fuori. Per continuare verso patologie tipiche degli studenti ma aggravate dalla situazione, come la Atelofobia, la paura di non essere capaci di imparare e di non essere all’altezza, che spesso si accompagna con il blocco dello studente. Problemi a cui si aggiungono le difficoltà di riorganizzare orari, impegni, regole e gioco.

“L’ansia, le preoccupazioni e le paure possono dar vita anche a malesseri fisici veri e propri”, continua Galderisi, “che possono mandare in tilt i ragazzi. Si tratta del rischio di una crisi psico – fisico – emotivo – comportamentale da rientro a scuola che possiamo chiamare sindrome dello Student Burn Out. È una deriva psicopatologica della normale difficoltà di adattamento perché questa situazione di emergenza è più complessa dei rientri normali. L’eccessivo stress è il livello di allerta che circostanze come questa possono produrre, a cui poi conseguono sintomi psicofisici emotivi”.

Come fare per aiutare gli studenti a ridurre lo stress, l’ansia, le paure, prima che diventino malesseri fisici veri e propri?

I genitori possono fare molto, secondo la psicologa Galderisi.

“Possiamo darci delle semplici regole, e vorrei indicarne principalmente tre. Per prima cosa è importante la gradualità, ovvero prendersi del tempo per fare le cose, usare il ritmo giusto. È importante poi rassicurare spesso i bambini e i ragazzi. Infine, offrire dialogo e comunicazione, in modo chiaro e sincero”.

Consigli che la dottoressa vuole offrire anche agli insegnanti, “a cui voglio dedicare un pensiero particolare, ovvero un ringraziamento sia per lo slancio e la forza che mettono in quest’avventura, sia per l’aiuto che danno alla formazione di cuore e menti dei nostri giovani futuri cittadini”.

Anche in questo caso, la “ricetta magica” per gli insegnanti per vivere un rientro a scuola alla grande è divisa in tre punti:

  • Fare lezione a velocità di crociera, senza fretta, pian piano; saranno necessarie delle tappe per riconquistare la fiducia dell’alunno, fiducia sia verso se stesso che verso la relazione con l’insegnante;
  • Usare delle parole di incoraggiamento, come se fossero delle “coccole” non fisiche ma parole che siano in grado di dare fiducia agli allievi di tutte le età;
  • Trasformare la classe in una sorta di talk show, dove si possa dare spazio al dialogo, dare voce a ciascuno per renderlo protagonista della costruzione del proprio oggi e del proprio domani; ascoltarsi, parlare intervistare sentire quel che ciascuno ha da dire rasserena e aiuta a riconoscersi.

L’inizio di quest’anno scolastico è un’incognita per tutti, non essendoci un precedente del genere. Nei prossimi interventi la psicologa Galderisi promette di continuare a trattare gli aspetti didattici da affrontare alla luce di questa nuova situazione scolastica.

Per ricevere tutti gli aggiornamenti, si può mandare una mail a psicologagalderisi@gmail.com ed essere aggiunti nella mailing list di aggiornamento.

La psicologa Galderisi la scorsa estate ha scritto il libro “Il dopo è ora, Covid-19: come il Coronavirus gioca con le vite di tutti noi. Conoscere gli effetti psicologici e le  dinamiche psico-sociali per dare scacco matto al Mostro”, e quasi quotidianamente pubblica interventi su temi di psicologia sui propri canali social raggiungibii all’indirizzo www.facebook.com/psicologadorianagalderisi e in podcast su www.galderisi.opinions.today.

 

Comunicato in formato PDF: Galderisi – Rientro a scuola il 14 settembre

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La psicologa Doriana Galderisi durante la prima presentazione del libro “Il Dopo è ora”

 

Per informazioni è interviste:

La Dott.ssa Galderisi è disponibile per interviste al numero di telefono 327 1959874.

Il rientro a scuola con il Covid-19: i pensieri, emozioni e speranze di bambini, ragazzi e docenti in prima linea

Brescia, 4 settembre 2020 – “Non voglio svegliarmi presto, mi piaceva la didattica a distanza, mi piaceva fare i compiti in videochiamata con le mie amiche mentre ora rientriamo in classe e non ci possiamo nemmeno toccare”, dice Susanna, 12 anni. “La prima cosa che mi viene in mente sono gli amici e le maestre. Ho tanta voglia di vederli”, ribatte Isabel, 8 anni.

Sono questi alcuni dei tanti pensieri raccolti dalla psicologa bresciana Doriana Galderisi alla vigilia della riapertura delle scuole: piccoli pazienti che raccontano il loro stato d’animo, ma anche professionisti dell’educazione che si preparano ad affrontare un anno scolastico pieno di incertezze.

“Possiamo dividere i nostri bambini in due gruppi, come se fossero due scuole di pensiero: i trepidanti e i fiduciosi”, scrive la dottoressa Galderisi nel pubblicare i post sulla sua pagina Facebook, che nel corso dei mesi è diventata un punto di riferimento pubblico per la gestione delle problematiche psicologiche relative al Covid-19, grazie alla pubblicazione di consigli puntuali e analisi per gestire al meglio la propria vita nel periodo dell’emergenza.

Materiale che durante l’estate è stato raccolto nel libro “Il dopo è ora Covid-19: come il Coronavirus gioca con le vite di tutti noi. Conoscere gli effetti psicologici e le  dinamiche psico-sociali per dare scacco matto al Mostro” pubblicato per i tipi della Gam e che dopo un tour estivo di presentazioni ora farà diverse tappe anche in autunno.

Secondo Galderisi, i due gruppi sono accomunati “dalla richiesta di tranquillità, ovvero di non dover essere sottoposti all’ansia. Ci sono bambini come Gianluca, 10 anni, che paragonano la scuola alla megaditta di Fantozzi, altri che ringraziano per aver finalmente l’opportunità di dialogare e confrontarsi, con qualcuno che crede in loro”.

Qual è il compito degli adulti in questa fase?

“In psicologia e in pedagogia parliamo di ‘scaffolding’, che possiamo tradurre come impalcatura, ponteggio, ovvero fornire la struttura che permette poi di crescere e di eseguire i compiti in modo autonomo. Questo è quello di cui hanno bisogno i bambini e i ragazzi, in particolar modo nei momenti difficili”.

A fronte delle incertezze, cambi e contraddizioni, i ragazzi mostrano voglia di tornare alla normalità.

“La difficoltà che devono affrontare gli studenti non è di rifiuto della scuola, ma di riadattamento” spiega la psicologa. “Hanno bisogno di linee semplici, chiare, coordinate, pur nell’emergenza”. Anche chi non vuole tornare, ha ansia per il riadattamento e non per la scuola in quanto tale.

Secondo Galderisi “quest’anno andrebbero sviluppate le pratiche di flipped-learning, insegnamento rovesciato, in cui gli alunni in classe dovrebbero effettuare lo studio individuale e i compiti, mentre la lezione andrebbe fatta in autonomia con video, letture e altri materiali indicati dall’insegnante. Questo aiuterebbe gli studenti nel momento del maggior bisogno, in cui è più a rischio di stancarsi o demotivarsi, ovvero la fase dei compiti”.

Nei racconti pubblicati in questi giorni troviamo ragazzi che mostrano una grande consapevolezza di cosa dovranno affrontare: “sono anche un po’ in ansia perché la nostra classe è piccolissima e fa caldo, quindi forse dovremo stare in corridoio”. O che non aspettano altro che poter rivedere i propri compagni e che sono curiosi di cosa accadrà, come Davide, 13 anni, che non ha potuto salutare i suoi amici delle medie e “c’è tanta agitazione perché andando al liceo ci sono i nuovi, quindi l’agitazione non manca”.

C’è chi preferisce firmarsi con un nickname, come “Poltrone e sofà divani di qualità” che spiega “mi sento triste, sono pieno di voglia di non tornare a scuola… non abbiamo ancora l’orario delle lezioni e dobbiamo portare tutto, spaccandoci le spalle”.

I più grandi, invece, gli adolescenti, mostrano una comprensione della situazione forse persino maggiore di quella che avrebbero se non avessero vissuto questo virus nella propria esperienza di vita.

Credo che il rientrare a scuola sia diventato una necessità generazionale”, scrive Elisabetta, 18 anni: “Anche le mie amiche più ‘pigre’ (nel senso buono del termine) non vedono l’ora di alzarsi presto la mattina e uscire di casa per entrare in classe. In effetti, siamo bloccati in questa pseudo-estate da febbraio e la nostalgia dello scambio umano, che solo l’incontro quotidiano con i nostri venti compagni di classe può assicurare, inizia a farsi sentire”.

E ancora “non parlatemi di Didattica a Distanza: efficiente per quanto inerisce il programma scolastico, ma totalmente arida, priva di interazione personale e della comprensione della difficile condizione psicologica nella quale un gruppo di adolescenti può ricadere durante una pandemia. La scuola è sede dell’incontro, anche dello scontro, ma che avviene di persona e non attraverso uno schermo.”

Passando agli studenti universitari, si coglie un’importante considerazione in merito alla DAD, che, indipendentemente dal Coronavirus, viene vista come una modalità da non abbandonare in futuro, ma piuttosto da sviluppare e perfezionare in modo innovativo al fine di valorizzare gli sforzi finora fatti nell’emergenza.

A questo proposito Lara, 22 anni, studentessa universitaria, asserisce: “Per quanto riguarda la didattica distanza penso sia uno strumento estremamente utile se i docenti vengono adeguatamente formati. Sarebbe sempre possibile consentire la fruizione e la partecipazione alle lezioni agli studenti impossibilitati a muoversi da casa per diversi motivi. Ritengo quindi utile approfondire l’utilizzo della didattica a distanza per poterla utilizzare anche per altre situazioni diverse dalle Coronavirus”.

Il clima di incertezza, di preoccupazione, di “sospensione” e di stallo, le frequenti rivoluzioni e contraddizioni che in questo periodo si rincorrono sui Media circa le regole da adottare in classe e/o l’iter scolastico- professionale futuro, se da un lato, determina, soprattutto negli adolescenti, ansia e disorientamento (Lara afferma “Non ho ancora informazioni certe sulla modalità con la quale si svolgerà il tirocinio e sulla data di inizio e fine. Speravo di poter tornare a seguire le lezioni in presenza, ma fino a dicembre non sarà così”), dall’altro, non intacca la voglia di tornare alla normalità sia da parte degli studenti e del corpo docente.

“La difficoltà principale che devono affrontare gli studenti non è tanto il rifiuto in sé della scuola o una forma di resistenza  verso l’Istituzione in sé – spiega la psicologa – ma piuttosto un riadattamento, da intendersi sia come rimodulazione che riappropriazione di consolidate e rassicuranti routines, non solo scolastiche ma anche familiari e relazionali”. Elisabetta, 18 anni, riguardo a ciò specifica “C’è voglia tra noi giovani di una routine più scandita e produttiva…Il primo giorno di scuola è un rito che si ripete ogni anno e che scandisce la crescita dello studente, non può essere digitale”.

Da notare che il distanziamento sociale risponde alle necessità emergenziali, “ma la distanza crea distanza”, aggiunge Galderisi.

“La distanza riduce la conflittualità, ma inibisce e ostacola la maturazione di abilità sociali e prosociali; inoltre modifica parte del linguaggio non verbale e paraverbale, che nella distanza ha una delle sue espressioni. Se il distanziamento dovesse protrarsi a lungo, sarà necessario per insegnanti e scuole lavorare molto sulla comunicazione, su tutti i livelli: relazione, cooperazione, comprensione dell’altro”.

Il tema della distanza si trova anche nei messaggi dei ragazzi, come Daniele di 13 anni che scrive “Di andare a scuola sono felice ma un po’ preoccupato. Diciamo che ora andare a scuola mi piace ancora meno di prima per via del distanziamento e delle mascherine. Spero che questo virus sparisca il più velocemente possibile e che la scuola ritorni come prima.”

Un altro concetto di fondamentale importanza che emerge dall’analisi delle riflessioni di bambini, ragazzi e docenti fa riferimento alla consapevolezza di dover adottare un atteggiamento responsabile e di mettere in atto uno sforzo collettivo, di cooperazione al fine di superare con unità di intenti le attuali difficoltà. Il professor Gaetano Cinque, a lungo responsabile del Liceo Annibale Calini di Brescia, afferma che “La scuola è dentro la società, la sua protezione, il suo recinto chiuso deve comunque fare i conti con ciò che sta accadendo fuori. Bisogna dare un modello di coerenza e correttezza su ciò che si va a proporre. I ragazzi hanno una capacità incredibile di credere in quello che si fa se si agisce con il diretto coinvolgimento di tutti. Come sempre bisogna credere nel loro protagonismo e nel loro ruolo di attori consapevoli”.

Anna, insegnante di matematica, vuole “cogliere questo momento come una occasione per percorrere nuove vie, che porteranno a conquiste dense di significato. La mente è libera in qualsiasi condizione fisica ci troviamo”.

La professoressa Patrizia Lazzari immagina il rientro fisico nelle aule “con ottimismo, come da un lungo viaggio pieno di insidie ma che ci deve permettere di crescere… una piccola barca che deve navigare a vista e arrivare al porto… una specie di rinascita”. La professoressa Marta Cressoni spiega “la voglia di tornare a scuola c’è, di lavorare in presenza, di ritrovare i propri alunni e di ristabilire un legame con loro, certo con tutte le misure di sicurezza” senza dimenticare le paure, ovvero “che si ritorni a chiudere”.

Per questo, secondo la psicologa Galderisi “serve una particolare attenzione alla formazione sia del personale didattico, sia del personale dirigenziale, sia delle famiglie su come gestire al meglio la comunicazione interpersonale ed eventualmente la Didattica a Distanza. Saranno delle chiavi di volta e di risoluzione importantissime, oltre che rappresentare delle ancore di sicurezza”.

“Gli adulti hanno il compito di dare l’esempio, fare chiarezza, essere presenti e incoraggiare, soprattutto in momenti di crisi e di emergenza come quello che stiamo vivendo, griffato Covid-19” conclude Galderisi.

“La scuola rappresenta uno dei porti più sicuri in cui i bambini devono potersi riparare, sostare, galleggiare…cucire le vele prima di solcare i mari della vita”.

Per saperne di più sulle attività della dott.ssa Doriana Galderisi:

www.facebook.com/psicologadorianagalderisi/ 

http://galderisi.opinions.today

www.studio-psicologia-galderisi.it

 

 

 

La psicologa Doriana Galderisi durante la prima presentazione del libro “Il Dopo è ora”

 

 

 

Per interviste e informazioni:

www.facebook.com/psicologadorianagalderisi/ 

www.studio-psicologia-galderisi.it

 

 

Al Policlinico Tor Vergata parte AMOS COVID-19, il sistema intelligente che scopre gli infetti da Coronavirus

Roma, 20 maggio 2020 – È partita la sperimentazione presso il Dipartimento di Scienze Mediche del Policlinico Tor Vergata  dell’AMOS COVID-19, un sistema ad alta tecnologia in grado di rilevare in tempo reale, anche a distanza, grazie a una termocamera per il rilevamento della febbre, una videocamera e un sensore acustico composto da un array di 16 microfoni, i parametri significativi dei sintomi da infezione COVID 19 quali la temperatura corporea, i colpi di tosse e gli starnuti.

Attraverso l’utilizzo di sensori ad alta tecnologia, di acustica, ottica e termica, combinati con l’Intelligenza Artificiale, di cui è dotato, il sistema Amos Covid-19 riconosce i sintomi anche su assembramenti di persone ed è in grado di segnalare in tempo reale eventuali casi di possibili infetti COVID-19.

In questo modo il sistema può essere utilizzato in spazi pubblici come ospedali, stazioni ferroviarie, aeroporti e aziende private per monitorare tutti i flussi di  persone in movimento.

Una innovativa tecnologia di Intelligenza Artificiale messo a punto dalla Intecs Solutions S.p.A., azienda italiana operante nel settore Aerospazio e Difesa, capace di dare l’allarme e prevenire la diffusione senza controllo del virus.

 

 

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Per interviste e contatti:

jacopo.baronti@intecs.it

 

 

Il Policlinico Tor Vergata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Covid-19, gli Atelier possono ripartire in sicurezza

Como, 13 maggio 2020 – “Bisogna essere sempre un passo avanti al virus, e occorre impegnarsi tutti per mettere in pratica un modello di contrasto al virus, quanto più efficace possibile”. A raccontarlo Monica Gabetta Tosetti, medico, fashion stylist  e marketing manager dell’azienda di famiglia, che da settimane studia, con il marito Giovanni, come riaprire in assoluta sicurezza l’Atelier Tosetti  di Como, dedicato agli abiti da sposi. 

La cosiddetta Fase 2, nei negozi non potrà prescindere da una riorganizzazione che abbia per obiettivo il contenimento della diffusione del virus oggi e il prevenirlo per il domani.

Senza questo non può esserci una Fase 2 capace di dare una sicurezza effettiva e una ripartenza generale del Paese, cominciando da una profonda riorganizzazione del modello socioeconomico.

Da qui le linee guida e il protocollo studiato per l’Atelier comasco, in modo programmato, coerente, sicuro.

“Si deve essere in grado di gestire i fenomeni negativi come la paura, ma non si deve dimenticare anche un pizzico di irresponsabile indifferenza” spiega ancora Monica Gabetta Tosetti, che si è dedicata allo studio del programma Security Shop, a cui diversi negozi hanno già aderito.

Si parte innanzitutto dalla sanificazione degli ambienti di lavoro.

Con l’aiuto di un amico imprenditore, sono stati individuati due tipi di sanificazione. Una prodotta con una formula di ultima generazione, che prevede una soluzione fotocatalitica dalla forte capacità sanificante, studiata per garantire igiene e sicurezza in tutti gli ambienti, per lungo tempo e compatibile con tutte le superfici, tessuti compresi. Senza corrodere ne macchiare.

Da non trascurare poi il fatto che le soluzioni adottate devono essere sicure e non nuocere all’organismo umano.

Si passa quindi alle mascherine per il personale, a disposizione anche dei clienti sprovvisti, guanti in lattice monouso, e visiera durante le prove, oltre la sanificazione dei nostri ambienti dopo ogni prova.

Poi la possibilità di collegarsi via Wifi con i propri cari che non potranno partecipare alla prova dell’abito da sposa, con sorrisi e sguardi di approvazione alle prove degli abiti che si esprimeranno anche attraverso gli schermi.

“Una magia che gli abiti da sposa riescono sempre a trasmettere, anche via telematica” conclude Monica.

A tutto ciò verrà unita la ricerca costante di materiale materiale di prevenzione attraverso una rete preferenziale, con prezzi più che competitivi, sia per l’Atelier Tosetti (www.tosettisposa.it), che per tutti i negozi aderenti all’iniziativa Security Shop.

 

Monica Gabetta Tosetti, medico, fashion stylist e marketing manager dell’Atelier Tosetti di Como

 

 

 

 



 

 

 

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