
Dal corpo umano alla misura del tempo, e dal microcosmo dell’uomo al macrocosmo, ed il ciclo della vita come parte del tutto, che conduce all’unità: un principio che sembrava ispirare Leonardo da Vinci in molti dei suoi lavori
Parigi, 12 agosto 2026 – Il 12 agosto 2026 il cielo europeo sarà teatro di una spettacolare eclissi di Sole. A Parigi il fenomeno sarà parziale, ma particolarmente marcato, con oltre il 90% del disco solare occultato al momento del massimo. Dietro questo evento celeste si nasconde un’affascinante meccanica matematica, fatta di ripetizioni, frazioni e cicli, uno dei più celebri dei quali porta un nome ereditato dall’astronomia antica: il Saros. Una meccanica che presenta sorprendenti analogie con alcune costruzioni di Leonardo da Vinci.
Leonardo da Vinci attingeva ai saperi dell’Antichità per confrontarli con un metodo che gli era proprio, fondato sull’osservazione, sull’esperienza e sulla geometria. L’Uomo Vitruviano ne è forse l’espressione più celebre. Intorno al 1490, riprendendo le proporzioni del corpo descritte dall’architetto romano Vitruvio nel De architectura, Leonardo riuscì a inscrivere l’uomo nel quadrato e nel cerchio secondo una costruzione matematica il cui meccanismo ha suscitato, per secoli, numerose interpretazioni.
La ricerca sull’Uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci
Dopo più di cinquecento anni, Nathalie Popis, ricercatrice indipendente specializzata nell’opera di Leonardo da Vinci, e Jean-Charles Pomerol, professore emerito alla Sorbonne Université, ne hanno ricostruito la geometria sottostante nello studio L’Homme de Vitruve et la géométrie du vivant selon Léonard de Vinci, pubblicato il 19 gennaio 2026 nella rivista Arts et sciences di ISTE OpenScience.
Gli autori vi presentano l’Uomo Vitruviano come la soluzione grafica elaborata da Leonardo a un problema ereditato dall’Antichità, inserendo questa costruzione nella sua ricerca di un’armonia universale fondata sulla matematica.
Su Open Science è possibile leggere la pubblicazione scientifica all’indirizzo https://www.openscience.fr/IMG/pdf/iste_artsci26v10n1_1_en.pdf
I numeri, tra il cerchio, il corpo ed il tempo
Al centro di questa costruzione emerge una griglia di 120 divisioni, la cui notevole divisibilità permette di esprimere le proporzioni del corpo attraverso una stessa unità. La metà diventa 60/120, un terzo 40/120, un quarto 30/120, un sesto 20/120. Anche misure apparentemente meno regolari trovano posto nello stesso insieme: 47 + 73 = 120, mentre 13 + 17 = 30, cioè un quarto di 120. Le diverse parti del corpo si rispondono così all’interno di un’unità comune che può essere suddivisa e poi ricomposta.
Questa organizzazione richiama la logica del sistema sessagesimale, fondato sul numero 60 e utilizzato fin dall’Antichità per misurare il tempo e gli angoli. Ne siamo ancora oggi gli eredi: 60 secondi formano un minuto, 60 minuti un’ora e 360 gradi un cerchio. La forza di questa aritmetica risiede proprio nella facilità con cui consente di esprimere le frazioni: metà, terzi, quarti, quinti o sesti.
Nel Codice Atlantico, foglio 307 v., Leonardo sviluppa inoltre una notevole costruzione di cerchi uguali e intrecciati. A partire da uno stesso raggio, ripetuto con il compasso, si dispiegano divisioni regolari, triangoli equilateri e un’organizzazione fondata sul sei e sui suoi multipli: 6, 12, 18, 24, 30, 60… fino a 360.
Questi numeri stabiliscono un passaggio naturale tra il cerchio e il tempo: 12 mesi, 24 ore, circa 30 giorni per un mese, mentre 360 struttura il cerchio e compare anche in antichi calendari schematici. Una stessa logica permette così di suddividere lo spazio, misurare il tempo e rappresentare un fenomeno che ritorna periodicamente.
È qui che il Saros diventa particolarmente interessante. I movimenti della Luna ritrovano una configurazione molto simile dopo 223 mesi sinodici, 242 mesi draconitici e 239 mesi anomalistici, cioè circa 6.585 giorni e poco più di diciotto anni. Un’eclissi appartenente alla stessa serie può allora ripetersi.
Il Saros comprende però circa otto ore supplementari. Otto ore rappresentano approssimativamente un terzo di una giornata di ventiquattro ore. In questo intervallo la Terra compie a sua volta circa un terzo di rotazione, equivalente a 120 gradi su 360.
Ed ecco riapparire lo stesso rapporto già presente nelle misure dell’Uomo Vitruviano:
40/120 = 1/3 ? 8/24 = 120/360.
Nel corpo, il terzo è espresso da 40 unità su 120; nel tempo, da circa 8 ore su 24; nel cerchio, da 120 gradi su 360. Dopo tre Saros, questi tre terzi si sommano fino ad avvicinarsi alle ventiquattro ore, mentre tre volte 120 gradi ricostituiscono i 360 gradi del cerchio. Questo ciclo di poco più di 54 anni è chiamato Exeligmos.
Anche le altre proporzioni dell’Uomo Vitruviano acquistano interesse all’interno di questa architettura: 13 e 17 ricompongono 30; 30 è un quarto di 120; 40 ne è un terzo; 60 la metà; 47 e 73 ricompongono 120. Dal frammento all’unità, e dall’unità al ciclo, ritorna lo stesso principio matematico.
Dal corpo umano alla misura del tempo, dal cerchio ai movimenti del cielo, 60, 120 e 360 delineano così un medesimo linguaggio di proporzioni e cicli. Questa lettura prolunga la ricerca di un’“armonia universale” messa in luce nello studio sull’Uomo Vitruviano: le parti compongono il tutto, il cerchio ritorna al proprio punto d’origine e gli astri compiono le loro rivoluzioni prima di ritrovare una configurazione simile. Dal microcosmo dell’uomo al macrocosmo del cielo, forse è proprio questo il principio che Leonardo cercava di cogliere: il ciclo della vita, in cui ogni parte appartiene a un tutto e il movimento riconduce incessantemente all’unità.



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