Depistaggio Eni: le dichiarazioni del Gruppo Napag

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Roma, 22 luglio 2019 – In relazione alla pubblicazione nelle ultime settimane di numerosi articoli apparsi su quotidiani nazionali relativi al cosiddetto depistaggio ENI ed ai rapporti tra alcuni vertici del gruppo petrolifero italiano e l’Avv. Amara, notizie che in qualche modo mettono indebitamente in correlazione tali vicende con la Napag e la propria attività imprenditoriale.

A tal fine il Gruppo Napag,

premesso

– che, la Napag Trading Limited (società capogruppo) è di esclusiva proprietà della famiglia Mazzagatti e della famiglia Almatrook;

– che, il gruppo Napag è una realtà imprenditoriale operativa e presente nel mercato globale di riferimento;

– che, il gruppo Napag è accreditato non soltanto con il gruppo ENI (peraltro dopo l’espletamento di un complesso iter, nel rispetto delle normali procedure di compliance, che prevede la soddisfazione degli eventuali chiarimenti istruttori richiesti) ma con tutti i maggiori players del mercato globale (con controparti di dimensioni superiori ad ENI);

– che, a dimostrazione della consistenza del gruppo e dell’estensioni dei suoi interessi, il fatturato del gruppo Napag verso il gruppo ENI è pari solo al 25% del totale (che nel 2018 ammonta a circa 300.000.000 USD).

 

specifica quanto segue

1) Anche in forza degli elementi sopra riferiti, il gruppo Napag smentisce categoricamente che la Napag Italia Srl, o altre società del Gruppo, possano essere in qualsiasi modo riconducibili alla figura dell’Avv. Amara o altra persona allo stesso collegata, ovvero che lo stesso Avv. Amara abbia alcuna partecipazione diretta e/o indiretta nelle società del gruppo Napag.

Contestualmente si specifica che i rapporti con l’Avv. Amara si sono limitati ad attività professionale di consulenza legale (resa peraltro dallo stesso Amara per numerose società, tra cui anche società del gruppo ENI) prestata negli anni 2016 e 2017, e che per tale attività l’Avv. Amara è stato regolarmente remunerato dietro presentazione di regolare fattura.

 

2) La Napag Italia Srl si dichiara assolutamente estranea alle vicende relative al cosiddetto depistaggio o ad altre ipotesi di complotto; tali vicende, infatti, non si relazionano in alcun modo con l’attività imprenditoriale di Napag mentre, da come si apprende dalle fonti giornalistiche che si occupano del caso, ben potrebbero riferirsi ad ambienti interni ad ENI. In ogni caso il gruppo Napag sottolinea con forza che tutti i rapporti economici ed imprenditoriali intercorsi con ENI si sono svolti nella piena correttezza e legalità, ed ENI ha sempre concluso le operazioni registrando in ogni occasione utili significativi all’esito delle stesse.

 

3) In particolare, con riferimento alla transazione relativa finalizzata alla vendita da Napag Italia ad ENI di 25.000 MT di prodotto HDPE nel maggio 2018 – che,dalle anticipazioni apparse sui giornali, verrebbe ritenuta dagli inquirenti il veicolo di pagamento in favore dell’avv. Amara – si ribadisce che la medesima non è stata portata a termine per cause esterne e che la società Napag Italia ha restituito in maniera puntuale, come da accordi conclusi tra le parti, l’intera somma oggetto di prepagamento. Peraltro si sottolinea che, all’esito di tale operazione, ENI ha ricavato un margine di profitto per come dalla stessa pubblicamente riconosciuto. La relativa transazione, pertanto, non solo è stata pienamente legittima ma anche fonte di ricavi documentati e documentabili per la medesima ENI.

 

4) Del resto, tutti i rapporti commerciali intercorsi con ENI sono pienamente legittimi e documentati e trasparenti. A tal fine, in data odierna, i difensori della Napag hanno depositato presso la Procura della Repubblica di Milano una memoria tecnica nella quale, in esito alla valutazione della corposa produzione documentale, vengono esaminate tutte le operazioni intercorse con ENI evidenziandone inequivocabilemnte la veridicità e correttezza operativa e contabile.

5) Per rivendicare la autonomia ed il proprio ruolo imprenditoriale anche nei confronti degli altri partners commerciali, la Napag e personalmente il Dott. Francesco Mazzagatti, hanno conferito mandato ai propri legali di valutare ogni azione giudiziaria esperibile a tutela della immagine e della dignità della Napag, attivando tutte le iniziative previste dalla legge a tutela del buon nome e della immagine delle società del gruppo Napag, e dei suoi dirigenti o amministratori, nei confronti di coloro che risulteranno responsabili di dichiarazioni infondate e non veritiere relative ad eventuali interessi di altri soggetti nella società Napag comparse sui media nell’ultimo periodo o in altro modo riportate anche alle Autorità Giudiziarie che si stanno occupando del caso.

In particolare, il Gruppo Napag ha conferito espresso mandato ai propri legali al fine di tutelare l’immagine della società in relazione alle dichiarazioni che – secondo le notizie di stampa – sarebbero state rese agli inquirenti da un manager ENI (tale Carollo), secondo le quali l’Avv. Amara avrebbe sostenuto di avere un interesse personale in relazione alla Napag (notizie che, peraltro, sono già state pubblicamente smentite dal diretto interessato Avv. Amara).

La Napag smentisce categoricamente il contenuto di dette dichiarazioni, e di altre del medesimo tenore, definendo tali dichiarazioni non corrispondenti al vero, diffamatorie ed estremamente lesive della propria immagine imprenditoriale.

6) Ancora, in relazione alle informazioni false e diffamatorie pubblicate su diversi quotidiani e mezzi di informazione, riguardanti una supposta ipotesi di truffa contrattuale relativa alla vicenda che ha coinvolto la nave White Moon, così come dichiarato da fonti ENI, il gruppo Napag ha conferito espresso mandato ai propri legali di agire in tutte le sedi opportune nei confronti di ENI e di tutti coloro che si sono resi responsabili della diffusione di tali notizie.

Nel precisare che non è mai pervenuta alcuna comunicazione ufficiale di ENI relativa ad un presunto collocamento della Napag in blacklist – notizia ancora una volta appresa dai giornali – si evidenzia che, nel caso di specie, la transazione è peraltro intervenuta tra Napag Trading e la società Oando Trading, la quale, a sua volta, ha poi rivenduto il carico ad ENI, rispettando le normative internazionali commerciali e seguendo le linee guida OFAC.

In ordine a tale vicenda risulta che il carico, di origine irachena, nonostante i controlli al caricamento (effettuati da ENI stessa), sia stato successivamente rigettato all’arrivo presso la raffineria di Milazzo per problemi di qualità, nonostante le certificazioni rilasciate al momento del caricamento della nave.

Sul punto appare dunque evidente sia la contraddittorietà della posizione dell’ENI che la patente infondatezza della contestazione, che si traduce in un tentativo di addebitare, peraltro in modo pubblico ed in assenza di una minima corrispondenza tra le parti, una inesistente responsabilità a carico di Napag.

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Tutto ciò premesso, nel ribadire che la documentazione di supporto è contenuta in una memoria tecnica depositata presso la Procura della Repubblica di Milano, la Napag fa espressa riserva di agire, con forza ed immediatezza, in tutte le sedi competenti, a tutela della propria immagine e della propria reputazione con riguardo alle notizie non corrispondenti al vero pubblicate in questi giorni.

 

Ufficio Comunicazione

Napag Trading Limited

 

 

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