Don Cosimo Schena: un’altra laurea in risposta alle critiche social

Don Cosimo Schena

Un altro traguardo per il “Poeta dell’Amore di Dio” che risponde con i fatti a chi sui social lo critica di vanità e superficialità

Brindisi, 19 gennaio 2023 – Don Cosimo Schena, il prete influencer seguito da un milione di followers sui social, si laurea in Scienze e Tecniche psicologiche. Lo scorso 11 gennaio il Poeta dell’Amore, come definito dai suoi fan, ha conseguito un’altra laurea, raggiungendo l’ennesimo traguardo discutendo una tesi sul Disturbo Compulsivo Religioso tra pietà popolare e superstizione.

Don Cosimo o don Mino, come amano chiamarlo amici e parrocchiani di Brindisi, è salito alla ribalta delle cronache qualche anno fa grazie alle sue poesie musicate e recitate dalla sua stessa voce che hanno avuto sui canali social un successo incredibile quanto inaspettato. Oggi i suoi video su Facebook, Instagram e Tik Tok sono seguiti da centinaia di migliaia di followers. Don Cosimo, forte anche della sua bella presenza, attrae un po’ tutte le generazioni. Ma a chi magari riporta l’attenzione sul suo aspetto fisico don Cosimo risponde sempre annunciando il messaggio evangelico e testimoniando l’amore di Dio.

Amatissimo sui social ma c’è chi lo critica

Qualcuno sui social lo punzecchia muovendogli critiche e accusandolo di essere superficiale e di pavoneggiarsi troppo per la sua bellezza ma don Mino non ha mai ceduto alle provocazioni. Nei suoi video ci mette la faccia ma il suo obiettivo è sempre quello di calare il messaggio del Vangelo nella realtà quotidiana e di attrarre sempre più persone a Dio, non alla sua persona.

Intellettuale e autore prolifico

Plurilaureato, il prete influencer è un intellettuale che continua a dedicare la sua vita allo studio tra ingegneria, teologia e filosofia. Dottore anche in Filosofia con una tesi su Simone Weil, è autore di diversi trattati e libri che spaziano dalla filosofia alla poesia.

Ospite nei più importanti e prestigiosi salotti televisivi, don Cosimo Schena ha lanciato anche diverse campagne di sensibilizzazione per la cura e tutela degli animali. Lui stesso possiede due cani che spesso lo accompagnano nei suoi video in rete e a breve porterà avanti altri progetti legati all’amore verso gli animali.

Attraverso i suoi canali social tratta argomenti anche complessi e articolati rendendoli semplici e alla portata di tutti, accompagnandoli con la sua calda voce e il viso sempre solare e sorridente.

Don Cosimo sorride anche a chi lo accusa di sfruttare il suo aspetto fisico e di essere superficiale. Lui continua la sua strada di studio e ricerca, rispondendo alle critiche con i fatti ed i prestigiosi titoli conseguiti.

Per seguire Don Cosimo questo il link su Spotify: https://open.spotify.com/artist/2qIhvl7zXtNEQWjcR4MeJ1.

 

 

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Per interviste ed informazioni:

info@ufficiostampaecomunicazione.com

 

 

Don Cosimo festeggiato dai parrocchiani

 

Crescita personale: come funziona il metodo rivoluzionario del Dott. Meta

Roma, 21 ottobre 2022 – Un’ondata di novità si appresta a sorprendere e lasciare un segno destinato a restare a lungo. Protagonista un modello innovativo di comunicazione in grado di trasformare il mindset agendo sul Sistema Limbico, la parte del cervello che controlla le emozioni ed i ricordi più profondi, in modo originale e diretto.

Il risultato? Una personalità nuova e vincente in ogni campo della vita perché autonoma, libera e indipendente.

Ideatore ed esecutore di quello che si appresta a diventare un vero e proprio fenomeno culturale in materia di crescita personale e Psicomotivazione è Francesco Attorre, alias Dott. Meta, Medico di formazione psichiatrica, Psicoterapeuta, Sessuologo, Mental & Life Coach.

In oltre 12 anni ha affiancato centinaia di persone che, grazie al suo metodo, hanno affrontato con successo situazioni di ogni tipo ed anche problematiche fisiche e psicologiche che si ponevano come ostacolo per il raggiungimento del traguardo prescelto, da cui il nome Meta, appunto.

L’innovazione straordinaria portata dal Dott. Meta consiste nello stare fianco a fianco la persk a seguita in modo continuativo e costruttivo, praticamente h24, privilegiando il canale delle emozioni e lavorando intensamente al cambiamento grazie al potere inarrestabile della comunicazione Meta.

Un metodo modulabile in modo fedele sulla personalità di ogni singolo cliente ed in grado di utilizzare i canali dell’arte, della poesia, della musica, della cultura, della psicoterapia integrata e delle più raffinate strategie di mental coaching.

Parliamo di un contatto inusuale e suggestivo che utilizza il canale whatsapp con messaggi, video e vocali, chiamate telefoniche e perfino mail di approfondimento. Un contatto grazie al quale superare ogni distanza ed ogni limitazione rispetto alle classiche modalità adottate in medicina e psicologia come pure nel coaching stesso.

Non esiste più un luogo, un orario, un incontro con una durata programmata. Esiste un tempo di contatto infinito che agisce in modo progressivo, costante, adattandosi a qualsiasi situazione così da insegnare all’allievo proprio la prima grande skill per costruirsi persona di successo, ossia la capacità di adattarsi senza risentirne in alcun modo ed anzi trovando in ogni situazione imprevista una risorsa preziosa per la sua crescita.

Ciò che accade è assolutamente unico nel suo genere: prende vita un rapporto di amicizia “professionale dal potere incontenibile. Mentore ed allievo vivono una esperienza di conoscenza e cambiamento che non ha eguali e conduce, in un tempo programmato, non solo al superamento dei limiti e degli ostacoli della personalità, ma anche alla formazione di una immagine di sé nuova e vincente, di una autostima praticamente invincibile ed alla piena consapevolezza di essere autentici protagonisti della propria storia, una storia da far diventare giorno dopo giorno autentico capolavoro.

A chi è rivolto il Training Meta?

Nato per riferirsi in modo specifico a manager, imprenditori, professionisti, campioni sportivi ed artisti, ha dimostrato nel tempo di poter essere vestito, come un vero e proprio abito di alta sartoria, su misura per chiunque, senza distinzione di sesso, cultura ed età. Richiede solo una grande volontà e la disponibilità a sacrificarsi sotto molteplici punti di vista.

Si è trovato a fronteggiare stati ansiosi e depressivi, dipendenze affettive, tracolli finanziari, malattie fisiche destabilizzanti come tumori e disturbi degenerativi, promozioni in carriera importanti, licenziamenti, traguardi sentimentali ritenuti inizialmente impossibili, stravolgimenti di storie personali e professionali per reinventarsi partendo da zero una vita totalmente nuova, e tanto altro ancora.

Ha forgiato la sua tecnica attraverso l’entrata nella storia delle persone e nel loro straordinario desiderio di non mollare e di lottare fino in fondo per qualcosa di bello, di importante, di valore per sé e per la propria vita, con la consapevolezza di vincere. Oggi si presenta come il Training Program d’eccellenza in quanto capace di agire a 360 sulla persona e sulla sua personalità attraverso numerosi canali come motivazione e medicina (M), emozione ed energia (E), training e terapia (T) infine arte e azione (A), per conseguire il traguardo più grande di tutti: la libertà della persona di riscoprirsi autentico protagonista della propria vita e della propria storia. Ciò diviene possibile grazie alle tecniche di comunicazione Meta ed alle strategie esclusive del Training Program finalizzato alla formazione degli sprouting thoughts, ossia dei cosiddetti pensieri germoglianti, nuovi ed innumerevoli contatti sinaptici in grado di generare a loro volta nuovi e sorprendenti modi di pensare, di sentire, di percepirsi e percepire bypassando qualunque ostacolo fosse presente prima ed avesse in qualche modo condizionato le scelte della persona. Una persona che adesso diviene capace di reinventarsi e di reinventare allo stesso tempo la propria vita trasformando letteralmente i propri pensieri in “realtà” grazie a strumenti mentali e comportamentali avanzati. È quello che lo stesso Francesco Attorre ha sperimentato su di sé trasformandosi, senza aver mai studiato Legge, in un vero e proprio avvocato e smascherando un illecito finanziario perpetrato a suo discapito per ribaltare una situazione che lo avrebbe visto al contrario patirne conseguenze devastanti per tutti gli anni a venire. Siamo nati per scrivere una storia, viviamo per raccontarla, recita dott. Meta, stimolando chiunque sceglie di seguirlo ad uscire dal guscio della normalità destinata tuttavia a diventare assai spesso mediocrità, per puntare a realizzare una vita epica, una vita cioè che meriti fino in fondo di essere vissuta perché fonte di successo e di appagamento personale sotto tutti i punti di vista. Né una malattia, qualunque essa sia, né eventi sfavorevoli della vita personale, professionale o sociale possono frenare il processo di evoluzione e di crescita personale quando davanti c’è un traguardo importante a cui puntare e quando a puntare insieme verso quel traguardo c’è il dott. Meta.

Mentore + Cliente = META. Eccola, l’equazione 2.0 di Francesco Attorre pronta a rivoluzionare il mondo delle relazioni e non solo!

 

Francesco Attorre è Human Potential Coach, Psichiatra, Psicoterapeuta, Sessuologo

 

 

SLA: aperte le iscrizioni agli aggiornamenti per psicologi di AISLA

Per 50 crediti ECM e con 4 moduli didattici suddivisi in unità tematiche, il corso prende avvio il 24 maggio

Roma, 16 maggio 2022 – Conoscere la complessità clinica del paziente affetto da SLA per affrontare le sfide professionali poste dalla presa in carico psicologica individuale, familiare e nel lavoro in equipe multidisciplinare è obiettivo primario di corso. Questo è il tema del corso di formazione “La presa in carico psicologica della persona affetta da SLA: fondamenti teorici e buone prassi cliniche al momento della diagnosi e durante il percorso di malattia”.

AISLA ha sostenuto da sempre l’importanza dell’ascolto, dell’accompagnamento e del sostegno alle persone con cui entra in contatto attraverso “percorsi” strutturati in ogni ambito possibile di vita: al domicilio, in ospedale, in Associazione. Con questo obiettivo condiviso nel 2012 è nato un gruppo di lavoro tra psicologi all’interno di AISLA. Ad oggi, il gruppo conta oggi circa oltre 60 professionisti che strutturalmente s’incontrano due volte l’anno per confrontarsi, formarsi, discutere e riflettere sulle modalità di approccio alle diverse fasi di malattia e nei diversi contesti di cura.

Con partecipazione gratuita, previa iscrizione, sono 50 i crediti ECM.  La metodologia si basa su un approccio interattivo mirato ad aumentare le conoscenze e le competenze permettendo di implementare il senso di efficacia durante i percorsi terapeutici. Il corso si articolerà in lezioni frontali e intervisioni pratico-cliniche che permetteranno di acquisire conoscenze teoriche e metodologia secondo le basi epistemiche fornite durante i moduli. Si affronterà lo studio di fonti bibliografiche: per le lezioni teoriche sarà sollecitata una riflessione sulla base della bibliografia di riferimento e delle indicazioni fornite tramite il materiale presentato durante il corso.

A questo si aggiunge la supervisione clinica: ogni modulo comprende la supervisione clinica inerente allo specifico argomento presentato durante i moduli.

Il programma è composto da 4 moduli didattici suddivisi in unità tematiche di rilevanza specifica nell’ambito della SLA. In ciascun modulo saranno presentate schede di lavoro utili per la pratica professionale e al fine di monitorare l’esito degli apprendimenti.

Per le iscrizioni : https://bit.ly/3wplf3z
Per informazioni: Anisia Carlino, acarlino@aisla.it – cell, 334 5203564

Il GIP-SLA è coordinato dalla dottoressa Maria Lavezzi che ha raccolto il testimone della Dr.ssa Gabriella Rossi (2018-2020) e della fondatrice la dr.ssa Paola Cerutti che nel 2012 ha costituito il gruppo di studio su impulso dell’allora Segretario Generale dr.ssa Gabriella Manera.

Oltre ad essere un gruppo di lavoro permanente e gratuitamente aperto a tutti i professionisti che desiderano specializzarsi in ambito SLA, uno dei risultati più interessanti è il “quaderno della buona prassi” che raccoglie le raccomandazioni sull’intervento psicologico al paziente Sla e ai suoi familiari.

 

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Ufficio Stampa AISLA

Valentina Tomirotti | Cell. 333 9580672 – vtomirotti@aisla.it | https://www.aisla.it/area-stampa

 

SLA, arriva il servizio psicoeducativo gratuito dedicato

Al via il reclutamento per un’opportunità di sostegno psicologico per le famiglie del territorio che aiuta ad uscire dall’isolamento per sentirsi parte della comunità

Roma, 27 gennaio 2022 – AISLA Lazio, Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, e il Centro Clinico NeMO di Roma, area adulti, unite nell’assistenza e nella cura delle persone con SLA, hanno pensato, studiato e dato vita al primo Gruppo di Sostegno Psicoeducativo gratuito, dedicato ai pazienti, ma anche e soprattutto a chi vive con loro ogni sofferenza, paura e aspettativa rispetto al percorso di malattia.

Nella pratica psicologica il “gruppo di sostegno psico-educativo” rappresenta uno spazio protetto in cui l’individuo può esprimere ed elaborare emozioni, sentimenti, vissuti e pensieri non facilmente condivisibili e, al tempo stesso, trovare spunti e strategie utili per affrontare il problema presentato.

Partendo da questi presupposti, il Centro Clinico Nemo di Roma, area adulti, in collaborazione con la sezione regionale del Lazio di AISLA, Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, ha pensato di proporre l’esperienza del gruppo di sostegno psicologico online, con l’intento di facilitare sempre di più le risposte alle esigenze dei pazienti e dei loro familiari e realizzare un vero e proprio ponte tra il malato, la famiglia e le istituzioni.

La SLA ha un peso psicologico importante che interessa non solo chi è colpito dalla malattia in prima persona, ma anche i familiari e le persone vicine – dichiara l’avv. Paola Rizzitano, referente AISLA LazioL’esperienza di malattia, propria o di un familiare, comporta significativi cambiamenti e può? far emergere un disagio che richiede accoglienza, ascolto e comprensione”.

Partendo dall’osservazione psico-emotiva e relazionale dei pazienti e delle loro famiglie, AISLA Lazio e NeMO Roma offrono un intervento di supporto psico-educativo attraverso 4 gruppi tematici, volti a colmare il vuoto che spesso si crea tra il curante e la vita al di fuori delle strutture assistenziali. Un servizio che pone al centro la persona, ma con un punto di osservazione che si sviluppa a partire dal nucleo familiare che sostiene, condivide e si fa carico della vita del proprio caro. Ogni gruppo è aperto fino ad un massimo 10 persone e sarà guidato da una psicologa-psicoterapeuta del Servizio di Psicologia del Centro Nemo di Roma, area adulti, affiancata da una psicoterapeuta, di supporto al gruppo. Gli incontri saranno avviati nel mese di febbraio, si svolgeranno 1 volta al mese e con una durata di 2 ore ciascuno. Per partecipare è sufficiente compilare la scheda iscrizione presente a questo link https://bit.ly/3ouj0rR oppure contattare AISLA Lazio al cell 347 3427430 – mail lazio@aisla.it.

 

A confermare l’importanza del progetto sono le parole della dr.ssa Paola Cimbolli, responsabile del Servizio di Psicologia del Centro NeMO Roma, area adulti:

Sempre più spesso, pazienti e caregiver hanno necessità di essere rassicurati sulle loro condizioni, di trovare qualcuno che li ascolti, che accolga i loro stati d’animo, li aiuti ad accettare la malattia e a vivere in modo adeguato le reazioni psicologiche legate agli stadi evolutivi della patologia stessa. Sarà posta particolare attenzione alle cosiddette situazioni di transito come, per esempio, il difficile momento di comunicazione della diagnosi, di accettazione della nuova condizione di disabilita?, di aiuto nelle scelte di vita ed in ultimo, ma non in ordine di importanza, di semplice ascolto e rielaborazione dei vissuti da parte dei familiari”.

Partecipare ad un gruppo di sostegno permette di uscire dall’isolamento, offrendo la possibilità di raccontare la propria esperienza e di dare voce, corpo ed espressione ai propri vissuti. Un aiuto per sentirsi meno soli, facilitando la condivisione di problematiche con altre persone che stanno attraversando la stessa esperienza. Il gruppo, infatti, costituisce uno spazio e un tempo unici, un eco-sistema relazionale, nel quale chi vi partecipa vive un’influenza reciproca, sapendo di mettere in comune linguaggi, pensieri ed emozioni mutuati dagli esperti, che conducono e accompagnano le storie preziose di ciascuno.

Gli studi confermano, infatti, che l’interazione delle persone all’interno di un gruppo porta allo sviluppo di fenomeni come la coesione, l’appartenenza, la stabilità affettiva e l’equilibrio operativo. Ecco perché la scelta di proporre un intervento psicologico di gruppo di tipo psico-educazionale su base emotiva, consente al team clinico di porre al centro la persona nelle sue caratteristiche individuali e relazionali. Così come diceva il pioniere della psicologia sociale Kurt Lewin (1890-1947) “La dinamica di gruppo è il contrasto di forze che agiscono all’interno del piccolo gruppo, fino al raggiungimento di un determinato equilibrio”, ogni individuo, con le sue necessità, può conoscersi ed essere compreso anche e soprattutto attraverso la forza del gruppo. Da questi presupposti teorici ed esperienziali nasce l’esigenza di invitare la persona ad inserirsi in un contesto di relazioni.

La scelta dei 4 gruppi tematici è stata effettuata partendo dall’analisi delle necessità evidenziate dai pazienti e dai familiari, che hanno espresso in particolare i seguenti bisogni: la condivisione dello stato di malattia; i cambiamenti delle relazioni familiari alla luce della malattia; la gestione degli aspetti emotivi individuali e familiari: “esistiamo anche noi!”; la gestione delle relazioni con i figli in base all’età e al momento di vita; la comprensione e la gestione della relazione con i medici, l’assistenza e le associazioni; la gestione dell’emotività come strumento di informazione e supporto; “Non lo riconosco più”: quando la malattia cambia i propri affetti e legami familiari ed infine, come relazionarsi agli operatori dell’assistenza domiciliare.

L’efficacia del servizio sarà monitorata periodicamente attraverso la somministrazione ai partecipanti di un questionario di valutazione. Questa attenzione permetterà di rispondere nel modo più mirato possibile alle necessità e alle aspettative di chi sceglierà di intraprendere il percorso.

 

 

 

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Ufficio Stampa AISLA

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Amore: quando il bugiardo patologico complica le cose

Roma, 20 ottobre 2021 – Chi di noi non ha mentito almeno una volta nella vita? La risposta sarà che almeno una volta nella vita tutti hanno mentito. I bambini ad esempio mentono moltissimo, un po’ per gioco, un po’ per sfidare gli adulti, un po’ per testare le proprie capacità. Gli adulti mentono per svariati motivi, come per proteggere una persona cara o un partner da un dispiacere o per giustificare una propria mancanza o un proprio errore. In amore, per questo, molte persone hanno la tendenza a mentire.
Un atto che, da un certo punto di vista, potrebbe essere addirittura considerato un processo fisiologico e normale.

E allora quando è che si parla di ‘bugiardo patologico‘?

É importante fare una distinzione tra bugiardo patologico e bugiardo compulsivo.

Bugiardo patologico: è un bugiardo cronico, fa delle sue bugie uno stile di vita. Il suo obiettivo è manipolare le persone per portarle a fare ciò che lui desidera. Non si cura delle conseguenze del proprio comportamento, persevera nella sua pratica, dritto verso i suoi scopi e non è minimamente empatico.

Bugiardo compulsivo: mente per abitudine, non in maniera manipolativa. La bugia appare come l’unico modo per lui di affrontare la realtà, è una pulsione compulsiva e, quindi, incontrollabile.

Il Bugiardo patologico spesso ha imparato a mentire fin dall’infanzia, come difesa psicologica. Questo nasconde una grave carenza di autostima. Molte volte ci troviamo davanti a un quadro patologico più ampio. In più non sempre c’è una netta distinzione tra i due tipi di bugiardo, infatti un bugiardo patologico può essere anche compulsivo.
In generale possiamo comunque ipotizzare che siano persone non pienamente consapevoli dei propri limiti e del loro funzionamento.

Come riconoscere un bugiardo patologico?

Mente molto spesso, riguardo l’amore, il lavoro, le attività svolte, le amicizie, le relazioni passate, ecc. Ha bisogno di sentirsi speciale, non accetta alcuna sua fragilità e mente per abbellire e ingigantire ogni sua realtà.
Molte volte racconta agli amici episodi accaduti in maniera esagerata, inventando particolari che non sono accaduti, per raccontare ogni aspetto della sua vita in maniera grandiosa.
Succede spesso che creda e si identifichi con le sue stesse bugie, tanto da modificare i propri ricordi che si confondono con la realtà.

L’obiettivo delle sue bugie è quello di manipolare gli altri, che gli servono soprattutto a scopi narcisistici (farlo sentire importante, potente, far agire altre persone per suo tornaconto, etc). Non è empatico, infatti non bada e non si preoccupa delle emozioni e dei sentimenti degli altri. Indagando sul passato lavorativo si scoprirà che spesso ha cambiato lavoro (magari per conflitti con i responsabili, anche se non lo ammetterebbe mai).

Indagando invece il suo passato sentimentale sembra abbia avuto infinite relazioni, ma non si riesce a coglierne la natura e nessuna gli è rimasta nel cuore. Fa fatica a riconoscere le proprie responsabilità in un conflitto, sono sempre gli altri a sbagliare e lui non ha mai torto.
Spesso è svalutante con le persone che gli stanno accanto. Questo lo mette in una posizione di superiorità e rende le persone sempre più dipendenti da lui.

Se le sue menzogne vengono scoperte diventa aggressivo ed evasivo.
E’ vago nel dare chiare informazioni sui suoi impegni. Spesso capita che si assenti e non si riesca a capire dove sia stato. I suoi racconti sono nebulosi e pieni di contraddizioni/contrattempi. Ma anche ricchi di particolari.
Mente sempre con il sorriso e guardando negli occhi l’interlocutore.
Le sue relazioni si basano sulla passione, quando con il passare del tempo la passione diminuisce, non sa in che altro modo gestire il rapporto.

Spesso sono persone affascinanti e seduttive, collezioniste di storie d’amore.
Ha difficoltà ad essere fedele poiché ha bisogno di continue tensioni eccitatorie che lo facciano sentire vivo e cerca continue conferme del proprio fascino.
Le menzogne sono la sua dipendenza.

Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”, ci ricorda che la “menzogna patologica “risulta un sintomo presente in diversi disturbi, ma soprattutto nel disturbo istrionico di personalità (caratterizzato da una modalità di eccessiva ricerca di attenzione) e nel disturbo narcisistico di personalità (caratterizzato da una modalità in cui si ricerca ammirazione e si ha una mancanza di empatia verso gli altri).
Interagire con un partner bugiardo patologico, fa sentire le persone manipolate e tradite.
In tali situazioni la vita sentimentale diventa veramente difficile da gestire.

Cosa succede al partner del bugiardo patologico?

Il bugiardo patologico non ha consapevolezza della sua problematica, tendenzialmente narcisista, si lega a persone fragili. Con il passare del tempo il/la partner diventerà sempre più dipendente e, nonostante le bugie, non riuscirà a separarsi. Questo spesso porta a relazioni disfunzionali. Il bugiardo patologico reagisce tendenzialmente con aggressività quando le sue bugie vengono scoperte dal partner, che subirà quindi un comportamento svalutante, pieno di rabbia e frustrazione. E le bugie continue causano una stanchezza psichica davvero molto forte del partner, che vorrebbe aiutare l’amato/a, ma non sa come fare. A lungo andare può anche succedere che il partner del bugiardo patologico cada in depressione, o slatentizzi comportamenti disfunzionali.

Cosa fare allora?

L’unico aiuto che un partner può dare è cercare di far prendere consapevolezza del problema al bugiardo patologico, ma per guarire dovrà seguire un percorso psicoterapeutico.

Francesca Mero, psicologa del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”, sostiene che “solitamente alla base di questo funzionamento vi sia una carenza profonda, vissuta sin dall’infanzia. Carenza che non è mai stata affrontata ed elaborata. La persona allora si crea questa maschera per difendersi da un senso di impotenza profonda, dalla mancanza di autostima e da sentimenti di tristezza e vuoto. Spesso da piccola si é sentita sola, incompresa e non é capace di stabilire dei legami veri e profondi. La difesa psicologica della menzogna, infatti, impedisce di legarsi realmente a qualcuno, evitando di entrare in connessione con i sentimenti propri e altrui. Raramente si fida degli altri e si lascia guardare dentro. Il modo di porsi grandioso, la sicurezza nel parlare e nel comportarsi nascondono aspetti depressivi e sofferenti molto gravi”.

Per questo nel corso di un percorso psicoterapeutico sarebbe utile:

– Aiutare la persona a prendere consapevolezza della pervasività della dipendenza a mentire e di quanto possa essere distruttivo il potere esercitato da questa su di lei e sulle persone care;
– Comprendere quale sia il bisogno emotivo sottostante alla bugia, cosa significa per lei, cosa intende ottenere e se, comportandosi in questo modo, lo ottiene davvero;
– Ricostruire la storia della persona per cercare di capire quando il bisogno di mentire è comparso.
Un esercizio utile potrebbe essere quello di tenere traccia, scrivendo, dei propri comportamenti disfunzionali (bugie, tradimenti, mancato controllo degli impulsi, etc. ). Questo è un esercizio di autoconsapevolezza e serve per capire e non dimenticare la realtà al fine di non perseverare nella realtà inventata.

Un consiglio per il partner è quello di non accettare le bugie, è utile smascherarle chiedendo al bugiardo l’autoriconoscimento delle sue fantasie. Tutto ciò è finalizzato ad offrire spunti di riflessione che, se accolti, dovrebbero portare a un aiuto psicologico per risolvere la sintomatologia.

Il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”, grazie alla sua rete professionale di 351 psicologi, offre in tutte le regioni italiane (e in 22 paesi esteri) un servizio di aiuto per chi, direttamente o indirettamente, ha a che fare con tali problematiche.

Il servizio è offerto in 27 lingue, i prezzi sono accessibili e gli psicologi lavorano 7 giorni su 7.

Per contattare il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” telefonare al numero 06 22796355 o al numero 392 9050134 o visitare il sito www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

 

 

 

 

Critica alla psichiatria dell’era pandemica in “Il medico dell’anima”, il nuovo libro dello psichiatra Lanzaro

Roma, 21 luglio 2021 – Si chiama “Il medico dell’anima”, critica alla psichiatria dell’era pandemica,  il terzo volume dello psichiatra e saggista Massimo Lanzaro, edito da YCP.

Disponibile in libreria e online, in questa raccolta l’autore sviluppa la possibilità di un approccio diverso da quello attuale alla sofferenza psicologica, diverso da quello pragmatico e talora brutale della cultura (nord) americana, differente da quello che viene erogato dai nostri malmessi servizi pubblici di salute mentale.

Il termine psichiatria è stato coniato dal medico tedesco Johann Christian Reil nel 1808, dal greco psyché = spirito, anima e iatreia che significa cura (medica).

Letteralmente la disciplina si dovrebbe occupare proprio della “cura dell’anima“, termini completamente scomparsi dai manuali attualmente in uso, come anche, viene ricordato, dai manuali di psichiatria è scomparsa la parola “amore”.

Il libro è di lettura molto agevole e non scritto in “medicalese”, ma in maniera accessibile e divulgativa.

Quello che lo rende ulteriormente interessante è che, pur volendo essere una critica al sistema sanitario, è ricco di gustosi aneddoti che spaziano dalla letteratura (imperdibile ad esempio quello del “furbo Hans”) al cinema (vecchia passione dell’autore) fino alla vita vissuta (altrettanto sorprendenti quelli che raccontano vicende apparentemente assurde capitate in una corsia di ospedale).

Infine “questo è un input preliminare per una anti-compartimentalizzazione delle branche del sapere in ambito neuroscientifico, in cui le varie scuole del sapere (cognitivisti, comportamentisti, neuro-biologi, psico-neuro-immunologi, neuropsicanalisti, umanisti, filosofi, psicofarmacologi, fenomenologi, clinici, managers, psicoanalisti freudiani, ortodossi e non – e la lista sarebbe molto più lunga) sono “racchiusi” nella propria nicchia, custodendo gelosamente i loro segreti che, se fossero invece debitamente integrati, porterebbero probabilmente ad una reale rivoluzione anche culturale, di cui c’è ormai immenso bisogno se si ha a cuore l’autentica cura dell’anima delle persone”, spiega l’autore.

 

La Scienza di Eccellenza al tempo del Covid-19: per sopravvivere alla pandemia con le giuste strategie

Affrontare la pandemia con le giuste strategie, con i consigli della psicologa Doriana Galderisi

Brescia, 22 aprile 2021 – Trovare le strategie psicologiche giuste  per capire, analizzare e accogliere i cambiamenti che hanno travolto le nostre vite con la pandemia. È stato questo l’obiettivo del ciclo di incontri online realizzati negli scorsi mesi dalla psicologa Doriana Galderisi, da cui è nato il libro “La Scienza di Eccellenza al tempo del Covid-19”.

L’opera racchiude infatti i sette dialoghi che si sono svolti tra professionisti delle scienze psico-sociali e la dottoressa Doriana Galderisi, già autrice del volume “Il dopo è ora. Come il Coronavirus gioca con le vite di tutti noi”.

Moderati dal giornalista Francesco Zambelli, i dialoghi sono stati pubblicati da Gam edizioni, con la prefazione di Gaetano Cinque, scrittore ed ex dirigente del liceo scientifico Calini di Brescia e con il saluto del sindaco di Brescia Emilio Del Bono a suggello del Patrocinio comunale concesso sia per la prima edizione sia per la seconda edizione de “La Scienza di Eccellenza”.

Il libro è disponibile anche in versione ebook e offre la possibilità di confrontarsi con celebri professionisti su alcune tematiche fondamentali dell’era pandemica: scuola e didattica a distanza, vecchie e nuove ansie, fobie, ossessioni, amore e sessualità, criminalità, scienze psicologiche e istituzioni in dialogo sono solo alcuni dei focus di queste pagine.

Nel libro intervengono inoltre: Donatella Albini, Cesare Cornoldi, Davide Dèttore, Daniel Giunti, Davide Liccione, Marco Monzani, Fabrizio Quattrini.

«L’idea di raccogliere il frutto di questi incontri in una pubblicazione si rivela davvero molto utile: è uno strumento a disposizione di coloro che non hanno potuto seguire i vari appuntamenti, ma anche un sussidio per chi desidera approfondire quanto ascoltato online», scrive il sindaco di Brescia Emilio Del Bono, evidenziando l’idea fondamentale di Doriana Galderisi di fornire un utile supporto psicologico e culturale.

«Gli ospiti degli incontri e tutti i professionisti della categoria lavorativa alla quale appartengo – precisa la psicologa Doriana Galderisi nell’introduzione al testo – con i propri studi, le proprie ricerche, i propri insegnamenti, il proprio costante lavoro dentro e fuori università, esplorano e descrivono il funzionamento della mente umana e dei comportamenti individuali e sociali, al fine di capirne le complessità, le dinamiche e prevenire disagi e rischi. Il nostro è un impegno scientifico e professionale volto a migliorare la qualità delle vite delle persone: cerchiamo di interpretare al meglio il nostro ruolo di scienziati sociali e di rendere la scienza realmente fruibile e condivisibile, riconoscendole quello che è un suo requisito fondamentale, ovvero il valore e la funzione ergonomica, intesa come utilità concreta e migliorativa della vita personale e collettiva. Speriamo che la lettura di queste pagine possa offrire conforto e strumenti conoscitivi che, nel solco del messaggio del mio libro, vogliono ribadire che la vita è ora, la bellezza del vivere sta nel saper restare ancorati al momento presente, dando a ciò valore e rispetto».

Il professore Gaetano Cinque nella sua prefazione commenta:

“Un confronto tra competenze psicologiche sociologiche giuridiche e culturali è una interessante azione corale per entrare nei meandri dell’animo umano, dell’intelletto, del tessuto sociale e comunitario. Analizzare in tempi di pandemia l’essere umano in ambito familiare, scolastico, lavorativo e sociale, porre sotto i riflettori la sua condizione psichica e mentale in rapporto al contesto che si è creato, permette, attraverso il confronto competente tra esperti, di approfondire gli aspetti molteplici che la crisi sanitaria e sociale ha provocato, soprattutto in relazione alla cosiddetta normalità. La conoscenza attraverso le forme della ricerca scientifica messe a confronto in questa iniziativa è una vera e propria garanzia per capire quello che sta avvenendo”.

La dottoressa Galderisi si augura dunque che “la lettura di queste pagine e la partecipazione ad iniziative già organizzate online per i prossimi mesi possano offrire conoscenze e strumenti che, nel solco del messaggio del mio libro, vogliono ribadire che la vita è ORA, la bellezza del vivere sta nel saper restare ancorati al momento presente, dando a ciò valore e rispetto”.

In altre parole, l’augurio è che tutti coloro che leggeranno questo libro possano trovare nelle scienze psicologiche non solo un aiuto morale emotivo, morale o pratico, ma soprattutto la forza e la motivazione a superare sfide a volte ritenute impossibili.

“VIVI come se dovessi morire domani. IMPARA come se dovessi vivere per sempre”. (Mahatma Gandhi)

Il libro della dottoressa psicologa Doriana Galderisi (www.studio-psicologia-galderisi.it), è acquistabile online all’indirizzo www.ibs.it/scienza-di-eccellenza-al-tempo-ebook-vari/e/9788831484329.

 

La dottoressa psicologa Doriana Galderisi

 

SLA: È Maria Lavezzi il nuovo coordinatore del GipSLA di AISLA

Maria Lavezzi è il nuovo coordinatore del GipSLA di AISLA: l’emergenza Coronavirus non ferma l’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica e il Gruppo Italiano Psicologi SLA

Milano, 11 gennaio 2021 – È Maria Lavezzi, dirigente psicologo presso la Rete di Cure Palliative del Distretto Valli Taro e Ceno dell’Azienda Unità Sanitaria Locale di Parma, il nuovo coordinatore nazionale del Gruppo Italiano Psicologi SLA (GIP-SLA), gruppo di lavoro nato nel 2012 all’interno di AISLA con l’obiettivo di offrire il miglior sostegno psicologico alle famiglie colpite dalla malattia.

Professionista esperta, da anni membro dei gruppi di lavoro di AISLA e docente del Polo Formativo SLA, la dr.ssa Lavezzi ha tra i suoi primi obiettivi quello di continuare ad investire sulla partecipazione attiva degli psicologi, promuovendo per il 2021 percorsi di formazione, naturalmente in remoto nel pieno rispetto delle misure di contenimento dettate dall’emergenza sanitaria.

Se è vero che siamo diventati tutti più fragili di fronte a questa pandemia che ha inginocchiato l’intera umanità, diventa forse più facile comprendere quanto sia critico dover affrontare la SLA. Una malattia che colpisce, di fatto, l’intera famiglia che si trova costretta non solo a riorganizzarsi ma anche a riadattarsi a cambiamenti radicali pratici, affettivi e esistenziali. È una lotta, ma anche una conquista quotidiana possibile”, spiega Massimo Mauro, presidente AISLA.

AISLA da sempre sostiene l’importanza dell’ascolto, dell’accompagnamento e del sostegno alle persone con SLA e delle loro famiglie, attraverso “percorsi” psicologici strutturati e gestiti da professionisti, che devono conoscere a fondo l’esperienza di chi convive con questa patologia.

Gli obiettivi di un intervento psicologico sono in prima battuta quelli di contenere il disagio emozionale dovuto alle limitazioni funzionali della persona con SLA, ma anche quello del familiare che se ne prende cura, come i caregiver, che a sua volta si sente spesso impreparato e sopraffatto dall’impatto della malattia.

La SLA, infatti, comporta un quotidiano scontro tra forti emozioni, drastici cambiamenti delle relazioni sociali e familiari e, non ultimo, un impegno fisico notevole per il consistente carico assistenziale. Per questo, da oltre un decennio, grazie all’impegno quotidiano delle 64 sedi presenti su tutto il territorio nazionale, AISLA supporta oltre 250 famiglie SLA con incontri periodici di Gruppo di Aiuto e percorsi individuali.

«L’impatto traumatico che la SLA comporta e la sofferenza fisica, psicologica e talvolta esistenziale che ne deriva – aggiunge la dott.ssa Stefania Bastianello, direttore tecnico di AISLAconferma l’importanza di un approccio psicologico competente e che viene spesso integrato con l’intervento multidisciplinare del nostro Centro di Ascolto e Consulenza sulla SLA mirato a costruire insieme alle nostre sezioni, ai Centri ospedalieri di riferimento, ai servizi di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) e a quelli di Cure Palliative Domiciliari, una rete per una corretta presa in carico del paziente».

Oggi sono oltre 100 i professionisti che partecipano al GIP-SLA per formarsi, aggiornarsi, discutere e riflettere sulle modalità di approccio alle diverse fasi di malattia e nei diversi contesti di cura.

Dal confronto plenario e dall’analisi della letteratura scientifica, sono stati elaborati diversi documenti, come quello delle “buone prassi” per l’assistenza psicologica nei diversi contesti di cura: in ospedale, al domicilio e nel gruppo di aiuto. Il documento, pubblicato nel 2017, è scaricabile a questo link: https://bit.ly/3hTkice .

«Pur nella piena consapevolezza che non è possibile comprendere fino in fondo i vissuti e la sofferenza dei malati e dei loro familiari – conclude la dr.ssa Maria Lavezzi, nuovo coordinatore del GipSLA –  il gruppo di studio proseguirà il confronto delle nostre esperienze professionali con l’obiettivo di offrire a noi operatori nuove indicazioni, suggerimenti e percorsi innovativi».

Per maggiori informazioni i professionisti possono scrivere alla mail gipsla@aisla.it mentre le famiglie possono scrivere a centroascolto@aisla.it.

Altre delucidazioni sulle attività dell’associazione si può visitare il sito internet www.aisla.it.

 

SOCIAL:  FB @AISLA | IG @aislaonlus | TWITTER @aislaonlus | YOUTUBE AISLAOnlus

 

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Per interviste e informazioni:

Ufficio Comunicazione:

Silvia Anceschi | cell. 392.255.9855 | sanceschi@aisla.it

 

 

Maria Lavezzi, nuovo coordinatore GipSLA

 

 

 

Il rientro a scuola con il Covid-19: i pensieri, emozioni e speranze di bambini, ragazzi e docenti in prima linea

Brescia, 4 settembre 2020 – “Non voglio svegliarmi presto, mi piaceva la didattica a distanza, mi piaceva fare i compiti in videochiamata con le mie amiche mentre ora rientriamo in classe e non ci possiamo nemmeno toccare”, dice Susanna, 12 anni. “La prima cosa che mi viene in mente sono gli amici e le maestre. Ho tanta voglia di vederli”, ribatte Isabel, 8 anni.

Sono questi alcuni dei tanti pensieri raccolti dalla psicologa bresciana Doriana Galderisi alla vigilia della riapertura delle scuole: piccoli pazienti che raccontano il loro stato d’animo, ma anche professionisti dell’educazione che si preparano ad affrontare un anno scolastico pieno di incertezze.

“Possiamo dividere i nostri bambini in due gruppi, come se fossero due scuole di pensiero: i trepidanti e i fiduciosi”, scrive la dottoressa Galderisi nel pubblicare i post sulla sua pagina Facebook, che nel corso dei mesi è diventata un punto di riferimento pubblico per la gestione delle problematiche psicologiche relative al Covid-19, grazie alla pubblicazione di consigli puntuali e analisi per gestire al meglio la propria vita nel periodo dell’emergenza.

Materiale che durante l’estate è stato raccolto nel libro “Il dopo è ora Covid-19: come il Coronavirus gioca con le vite di tutti noi. Conoscere gli effetti psicologici e le  dinamiche psico-sociali per dare scacco matto al Mostro” pubblicato per i tipi della Gam e che dopo un tour estivo di presentazioni ora farà diverse tappe anche in autunno.

Secondo Galderisi, i due gruppi sono accomunati “dalla richiesta di tranquillità, ovvero di non dover essere sottoposti all’ansia. Ci sono bambini come Gianluca, 10 anni, che paragonano la scuola alla megaditta di Fantozzi, altri che ringraziano per aver finalmente l’opportunità di dialogare e confrontarsi, con qualcuno che crede in loro”.

Qual è il compito degli adulti in questa fase?

“In psicologia e in pedagogia parliamo di ‘scaffolding’, che possiamo tradurre come impalcatura, ponteggio, ovvero fornire la struttura che permette poi di crescere e di eseguire i compiti in modo autonomo. Questo è quello di cui hanno bisogno i bambini e i ragazzi, in particolar modo nei momenti difficili”.

A fronte delle incertezze, cambi e contraddizioni, i ragazzi mostrano voglia di tornare alla normalità.

“La difficoltà che devono affrontare gli studenti non è di rifiuto della scuola, ma di riadattamento” spiega la psicologa. “Hanno bisogno di linee semplici, chiare, coordinate, pur nell’emergenza”. Anche chi non vuole tornare, ha ansia per il riadattamento e non per la scuola in quanto tale.

Secondo Galderisi “quest’anno andrebbero sviluppate le pratiche di flipped-learning, insegnamento rovesciato, in cui gli alunni in classe dovrebbero effettuare lo studio individuale e i compiti, mentre la lezione andrebbe fatta in autonomia con video, letture e altri materiali indicati dall’insegnante. Questo aiuterebbe gli studenti nel momento del maggior bisogno, in cui è più a rischio di stancarsi o demotivarsi, ovvero la fase dei compiti”.

Nei racconti pubblicati in questi giorni troviamo ragazzi che mostrano una grande consapevolezza di cosa dovranno affrontare: “sono anche un po’ in ansia perché la nostra classe è piccolissima e fa caldo, quindi forse dovremo stare in corridoio”. O che non aspettano altro che poter rivedere i propri compagni e che sono curiosi di cosa accadrà, come Davide, 13 anni, che non ha potuto salutare i suoi amici delle medie e “c’è tanta agitazione perché andando al liceo ci sono i nuovi, quindi l’agitazione non manca”.

C’è chi preferisce firmarsi con un nickname, come “Poltrone e sofà divani di qualità” che spiega “mi sento triste, sono pieno di voglia di non tornare a scuola… non abbiamo ancora l’orario delle lezioni e dobbiamo portare tutto, spaccandoci le spalle”.

I più grandi, invece, gli adolescenti, mostrano una comprensione della situazione forse persino maggiore di quella che avrebbero se non avessero vissuto questo virus nella propria esperienza di vita.

Credo che il rientrare a scuola sia diventato una necessità generazionale”, scrive Elisabetta, 18 anni: “Anche le mie amiche più ‘pigre’ (nel senso buono del termine) non vedono l’ora di alzarsi presto la mattina e uscire di casa per entrare in classe. In effetti, siamo bloccati in questa pseudo-estate da febbraio e la nostalgia dello scambio umano, che solo l’incontro quotidiano con i nostri venti compagni di classe può assicurare, inizia a farsi sentire”.

E ancora “non parlatemi di Didattica a Distanza: efficiente per quanto inerisce il programma scolastico, ma totalmente arida, priva di interazione personale e della comprensione della difficile condizione psicologica nella quale un gruppo di adolescenti può ricadere durante una pandemia. La scuola è sede dell’incontro, anche dello scontro, ma che avviene di persona e non attraverso uno schermo.”

Passando agli studenti universitari, si coglie un’importante considerazione in merito alla DAD, che, indipendentemente dal Coronavirus, viene vista come una modalità da non abbandonare in futuro, ma piuttosto da sviluppare e perfezionare in modo innovativo al fine di valorizzare gli sforzi finora fatti nell’emergenza.

A questo proposito Lara, 22 anni, studentessa universitaria, asserisce: “Per quanto riguarda la didattica distanza penso sia uno strumento estremamente utile se i docenti vengono adeguatamente formati. Sarebbe sempre possibile consentire la fruizione e la partecipazione alle lezioni agli studenti impossibilitati a muoversi da casa per diversi motivi. Ritengo quindi utile approfondire l’utilizzo della didattica a distanza per poterla utilizzare anche per altre situazioni diverse dalle Coronavirus”.

Il clima di incertezza, di preoccupazione, di “sospensione” e di stallo, le frequenti rivoluzioni e contraddizioni che in questo periodo si rincorrono sui Media circa le regole da adottare in classe e/o l’iter scolastico- professionale futuro, se da un lato, determina, soprattutto negli adolescenti, ansia e disorientamento (Lara afferma “Non ho ancora informazioni certe sulla modalità con la quale si svolgerà il tirocinio e sulla data di inizio e fine. Speravo di poter tornare a seguire le lezioni in presenza, ma fino a dicembre non sarà così”), dall’altro, non intacca la voglia di tornare alla normalità sia da parte degli studenti e del corpo docente.

“La difficoltà principale che devono affrontare gli studenti non è tanto il rifiuto in sé della scuola o una forma di resistenza  verso l’Istituzione in sé – spiega la psicologa – ma piuttosto un riadattamento, da intendersi sia come rimodulazione che riappropriazione di consolidate e rassicuranti routines, non solo scolastiche ma anche familiari e relazionali”. Elisabetta, 18 anni, riguardo a ciò specifica “C’è voglia tra noi giovani di una routine più scandita e produttiva…Il primo giorno di scuola è un rito che si ripete ogni anno e che scandisce la crescita dello studente, non può essere digitale”.

Da notare che il distanziamento sociale risponde alle necessità emergenziali, “ma la distanza crea distanza”, aggiunge Galderisi.

“La distanza riduce la conflittualità, ma inibisce e ostacola la maturazione di abilità sociali e prosociali; inoltre modifica parte del linguaggio non verbale e paraverbale, che nella distanza ha una delle sue espressioni. Se il distanziamento dovesse protrarsi a lungo, sarà necessario per insegnanti e scuole lavorare molto sulla comunicazione, su tutti i livelli: relazione, cooperazione, comprensione dell’altro”.

Il tema della distanza si trova anche nei messaggi dei ragazzi, come Daniele di 13 anni che scrive “Di andare a scuola sono felice ma un po’ preoccupato. Diciamo che ora andare a scuola mi piace ancora meno di prima per via del distanziamento e delle mascherine. Spero che questo virus sparisca il più velocemente possibile e che la scuola ritorni come prima.”

Un altro concetto di fondamentale importanza che emerge dall’analisi delle riflessioni di bambini, ragazzi e docenti fa riferimento alla consapevolezza di dover adottare un atteggiamento responsabile e di mettere in atto uno sforzo collettivo, di cooperazione al fine di superare con unità di intenti le attuali difficoltà. Il professor Gaetano Cinque, a lungo responsabile del Liceo Annibale Calini di Brescia, afferma che “La scuola è dentro la società, la sua protezione, il suo recinto chiuso deve comunque fare i conti con ciò che sta accadendo fuori. Bisogna dare un modello di coerenza e correttezza su ciò che si va a proporre. I ragazzi hanno una capacità incredibile di credere in quello che si fa se si agisce con il diretto coinvolgimento di tutti. Come sempre bisogna credere nel loro protagonismo e nel loro ruolo di attori consapevoli”.

Anna, insegnante di matematica, vuole “cogliere questo momento come una occasione per percorrere nuove vie, che porteranno a conquiste dense di significato. La mente è libera in qualsiasi condizione fisica ci troviamo”.

La professoressa Patrizia Lazzari immagina il rientro fisico nelle aule “con ottimismo, come da un lungo viaggio pieno di insidie ma che ci deve permettere di crescere… una piccola barca che deve navigare a vista e arrivare al porto… una specie di rinascita”. La professoressa Marta Cressoni spiega “la voglia di tornare a scuola c’è, di lavorare in presenza, di ritrovare i propri alunni e di ristabilire un legame con loro, certo con tutte le misure di sicurezza” senza dimenticare le paure, ovvero “che si ritorni a chiudere”.

Per questo, secondo la psicologa Galderisi “serve una particolare attenzione alla formazione sia del personale didattico, sia del personale dirigenziale, sia delle famiglie su come gestire al meglio la comunicazione interpersonale ed eventualmente la Didattica a Distanza. Saranno delle chiavi di volta e di risoluzione importantissime, oltre che rappresentare delle ancore di sicurezza”.

“Gli adulti hanno il compito di dare l’esempio, fare chiarezza, essere presenti e incoraggiare, soprattutto in momenti di crisi e di emergenza come quello che stiamo vivendo, griffato Covid-19” conclude Galderisi.

“La scuola rappresenta uno dei porti più sicuri in cui i bambini devono potersi riparare, sostare, galleggiare…cucire le vele prima di solcare i mari della vita”.

Per saperne di più sulle attività della dott.ssa Doriana Galderisi:

www.facebook.com/psicologadorianagalderisi/ 

http://galderisi.opinions.today

www.studio-psicologia-galderisi.it

 

 

 

La psicologa Doriana Galderisi durante la prima presentazione del libro “Il Dopo è ora”

 

 

 

Per interviste e informazioni:

www.facebook.com/psicologadorianagalderisi/ 

www.studio-psicologia-galderisi.it

 

 

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