Nasce “Sul Filo del Ticino”: quando il tessuto racconta la trama di un territorio

Lugano, 8 luglio 2020 – È nato “Sul filo del Ticino”, un nuovo ed originale progetto ideato dall’architetto Silvia Pullega e dalla designer di moda Nicoletta Marnati.

Quando il tessuto racconta la trama del territorio, vestirsi di tradizione assume un nuovo significato. Il tessuto si fa interprete della storia e della suggestione del Parco del Ticino. La natura circostante è protagonista assoluta della tela.

La tradizionale pittura di paesaggio, viene oggi reinterpretata sul modello del disegno industriale generando un pattern unico.

Ecco che il settore della moda, ma anche dell’arredamento d’interni, comunicano con la natura attraverso l’uso di una stampa che trasmette tutti i colori, le peculiarità e la bellezza di un territorio.

Grazie al tratto raffinato di Flavio Fusè, il Ticino prende forma e vita imprimendosi sul tessuto.

L’idea, che ha dato vita a questo progetto ad alta suggestione poetica, è nata dal desiderio di concretizzare un qualcosa che coniugasse il senso di appartenenza ad uno specifico territorio con la volontà di divulgare, in una modalità inedita ed insolita, le peculiarità dello stesso.

Un’idea nata dall’estro creativo di Nicoletta e Silvia, entrambe cresciute nel Parco del Ticino, grazie a cui ricordi, sensazioni, profumi che prendono vita, impresse su un tessuto totalmente naturale, sia per ispirazione che per confezione.

Realizzato in filato di cotone puro, il tessuto è cento per cento Made in Italy, o meglio Made in Como, è coerente con l’ispirazione che lo ha generato.

Versatile ed eclettico “Sul Filo del Ticino”, si presta tanto all’impiego sartoriale quanto all’utilizzo per la realizzazione di complementi d’arredo.

La collezione di cui è protagonista si declina infatti in una capsule collection di capi disegnati ad hoc e pronti ad essere indossati: confezionati interamente a mano, interpretano magistralmente lo spirito e l’atmosfera che permea il Parco del Ticino.

Atmosfera che entra anche nelle nostre case grazie a complementi d’arredo che vestono gli spazi in un dialogo armonico tra natura e cultura.

Il progetto oggi si sta espandendo con l’obiettivo di farlo conoscere su scala nazionale: un territorio specifico che è un tassello unico nel mosaico del Bel Paese.

Per saperne di più sul progetto visitare il sito internet www.sulfilodelticino.com.

 

 

SUL FILO DEL TICINO
SUL FILO DEL TICINO
SUL FILO DEL TICINO

Sapori sartoriali per una moda innovativa: nasce ‘Manuele Canu Milano’, la nuova maison della moda italiana

Milano, 27 luglio 2018 – Nuova nascita per il mondo della moda italiana. ‘Manuele Canu Milano‘ il nome del nuovo progetto, che si propone sul mercato con una personale concezione moda, unica nel suo genere, che racconta tagli, forme e dettagli del passato, rivisitati in chiave contemporanea.

La direzione creativa è del fashion designer Manuele Canu che, forte della sua formazione che lo ha portato a disegnare per i maggiori brand al mondo, sapientemente sta ideando una nuova originale collezione capace di essere riconoscibile, portabile, e soprattutto unica.

Un passato che si sposa con il presente, dove la donna è artefice del suo mondo, capace di raccontare la sua personalità e la sua femminilità.

La nuova maison sta pensando ad una serie di iniziative che la porteranno, fin da subito, a proporsi come un brand internazionale.

Manuele Canu vuole dare un forte segnale per far conoscere la sua filosofia e il suo stile e nel mese di settembre, in concomitanza della settimana della moda di Milano, “Manuele Canu Milano” sarà presentato al mondo attraverso la realizzazione di alcuni capi che saranno una anteprima di quella che sarà la prima collezione.

Sarà un evento esclusivo, che vedrà la partecipazione di nomi noti della moda, oltre alla presenza delle muse che hanno ispirato il creativo e che fanno parte dello showbiz internazionale.

È già in fase di programmazione la presenza dei capi di “Manuele Canu Milano”nelle testate moda di maggior spessore a livello mondiale, accanto ai grandi nomi del fashion “Made in Italy”.

Maggiori informazioni saranno disponibili prossimamente sul sito internet www.maisonmanuelecanu.com.

 

 

MANUELE CANU MILANO

 

 

 

Dentisti contro le cliniche low cost: “Studiamo il marketing per rivalutare i dentisti italiani”

Lucca, 11 luglio 2018 – Nel competitivo mercato di oggi le grandi cliniche e il turismo odontoiatrico rischiano di stritolare ed ammazzare i piccoli e tradizionali studi dentistici, così come siamo soliti conoscerli. In questo scenario l’unica possibilità di sopravvivenza per il dentista tradizionale è studiare il marketing e trasformarsi in un marchio, per combattere la concorrenza ed attirare e fidelizzare i clienti. Una sfida che va combattuta con le conoscenze ed i giusti mezzi, grazie anche al lavoro di un trentasettenne, Corrado Lagona, che per risolvere questi problemi ha studiato e creato un metodo di marketing applicato al settore dentale.

Per divulgare il marketing odontoiatrico Lagona terrà a Lucca il 17 luglio prossimo un seminario sull’argomento.

L’invito, riservato solo ai dentisti, è rivolto a tutti quei professionisti che intendono capire come sia possibile far crescere il proprio studio grazie al marketing e alle potenzialità che scaturiscono dalla costruzione di un brand.

Lo scopo del seminario è quello di aiutare il dentista ad emergere dall’anonimato e supportarlo nella creazione di un vero e proprio brand dell’odontoiatria, per farsi scegliere dai potenziali pazienti.

Corrado Lagona, è l’autore della collana di libri “Markedonzia” e il 17 luglio a Lucca al seminario parlerà anche del suo secondo lavoro letterario in uscita, dal titolo “Da studio dentistico a brand odontoiatrico”.

La serata sarà un percorso sviluppato attraverso la formula del ‘One Night Seminar’, che permetterà ai dentisti più giovani, o a chi ha deciso di intraprendere la strada della promozione attraverso il marketing, di combattere ad armi pari con le cliniche low cost e il turismo odontoiatrico, apprendendo le basi per comunicare meglio con i propri potenziali pazienti.

Il tema della serata sarà infatti “La trasformazione da studio tradizionale a brand dell’odontoiatria”.

Il seminario comincerà alle ore 19.30 e il biglietto avrà un costo di soli 19,00€, che comprende in anteprima una copia del libro Markedonzia Vol.2 “Da studio dentistico a brand odontoiatrico”, Leva Edizioni – 2018 (valore 19,00€).

L’evento si terrà in Via di Salicchi, 978 a Lucca, presso la sede della PiErre service e sarà preceduto da un aperitivo di benvenuto.

Qui la pagina dell’evento: http://www.markedonzia.com/seminario

Per info contattare PiErre service alla mail segreteria@pierreservice.it, o al telefono 0583 952923.

 

Passariello, “Il CETA è occasione di sviluppo per le nostre imprese”

Milano, 7 agosto 207 – Il CETA è un’opportunità di sviluppo per le nostre aziende e per l’Italia? Intervistato da “Imprese del Sud”, Sergio Passariello, Presidente e CEO del consorzio d’internazionalizzazione Euromed International Trade, con sedi tra Italia e Malta, ci spiega le positività dell’accordo commerciale tra Europa e Canada che sta spaccando il mondo politico ed imprenditoriale italiano in questo momento.

Passariello, prima di tutto ci spieghi cos’è il CETA.

Negoziato per quasi cinque anni e quattro mesi, il CETA è l’accordo economico e commerciale globale concluso tra l’UE e il Canada. Oggi l’accordo è pronto per la ratifica finale del Parlamento italiano, dopo che la maggioranza dei Deputati Europei lo ha sostenuto e votato, l’accordo potrebbe già essere applicato provvisoriamente nel prossimo mese di settembre.

Va precisato che il CETA non riguarda solo ed esclusivamente il settore agroalimentare ma bensì tantissimi altri settori della nostra economia.

Eliminerà tutte le tariffe e dazi tra l’UE e il Canada, ad eccezione di quelle previste sui servizi pubblici, i servizi audiovisivi e di trasporto e alcuni prodotti agricoli. Esso porterà anche al riconoscimento reciproco delle certificazioni per una vasta gamma di prodotti, dai beni elettrici ai giocattoli.

Basti pensare che prima di quest’accordo il Canada negoziava singolarmente con gli Stati Europei e sussistevano disparità di trattamento, spesso a danno delle nostre imprese. Oggi con il CETA, questo non sarà più possibile, le regole dell’accordo valgono per tutti gli Stati membri EU e non ci saranno più posizioni dominanti.

Inoltre in Canada c’è una delle più grandi comunità di italiani all’estero. A partire dal censimento del 2011, quasi un milione e mezzo di abitanti canadesi hanno dichiarato di avere origini italiane. E l’Italia deve assolutamente prendere in considerazione questo dato, se non vuole perdere quest’occasione.

Chi saranno i primi beneficiari del CETA?

Sicuramente i consumatori. L’apertura dei mercati porterà ad una maggiore scelta di prodotti e servizi a prezzi più competitivi.

Poi i lavoratori. Per molti operatori professionali dell’UE e quindi Italiani, sarà più facile fornire servizi legali, contabili, ingegneristici, architettonici o simili in Canada. Il CETA fornisce un quadro chiaro per l’UE e il Canada nel riconoscere le qualifiche degli altri in tali professioni. Sarà inoltre più agevole per le imprese spostare temporaneamente il proprio personale all’altro lato dell’Atlantico.

Ed infine per le imprese. Semplificando le procedure sarà più facile per le aziende europee di espandersi nel mercato canadese. Con il CETA, il Canada aprirà le proprie gare di appalto pubbliche alle imprese dell’UE, sia a livello federale che comunale. Per le esportazioni inoltre, sono state previste semplificazioni burocratiche con registrazione dei prodotti direttamente presso le nostre Agenzie delle Dogane.

Con la sottoscrizione del CETA, il Canada si impegna anche a rendere più trasparente i propri processi di gara pubblicando tutte le sue offerte pubbliche su un unico sito web divisi per singolo appalto. Attualmente la mancanza di accesso alle informazioni è uno dei maggiori ostacoli per le piccole imprese in mercati esteri.

Ma con il CETA ci sarà una protezione dei prodotti Italiani ed in particolare del SUD?

Anche se L’Italia potrà esportare il 92% circa dei suoi prodotti agricoli e alimentari esenti da dazi doganali, questo non sarebbe a dispetto della protezione dei suoi prodotti. Il Canada ha deciso di proteggere l’origine di  143 prodotti europei associati a una specifica città o regione, già presenti sul mercato canadese e che già godono di una grande reputazione in funzione delle loro qualità, e di questi prodotti 41 sono Italiani.

Il trattato commerciale, non interviene in modo del tutto restrittivo sulle produzioni canadesi che si ispirano alla Dop originale (con l’uso, ad esempio, della denominazione “Parmesan”), ma vieta di associarle ad elementi di “italian sounding” (il tricolore, città o monumenti italiani) che risultano ingannevoli per i consumatori. Questo passaggio assume una straordinaria rilevanza per la tutela dei nostri prodotti, che va precisato ad oggi non tutelati.

Purtroppo, con rammarico devo confermare che il Canada, per le aziende meridionali non ha mai rappresentato un mercato di riferimento, per questo credo che le polemiche attuali, sollevate anche da autorevoli esponenti del mondo politico ed imprenditoriale siano stucchevoli. Ciò che conta, nell’affermazione di un prodotto è il posizionamento commerciale, il valore del brand, la conoscenza dello stesso sul mercato e non basta avere un simbolo DOP o IG per rendere quel prodotto affermato.

Senza CETA, il meridione continuerebbe a non aver accesso al mercato canadese, considerando anche i dazi presenti, mentre con il trattato commerciale operativo, finalmente anche il tessuto imprenditoriale del sud Italia potrà guardare a questo mercato con serenità, programmare investimenti senza avere concorrenza sleale da parte di terzi nell’uso di marchi, brevetti, simboli italiani e sfruttare al massimo l’unico brand che oggi i canadesi conoscono bene, il “Made in Italy”.

Ma nel merito, molte associazioni sindacali e di consumatori stanno protestando per bloccare il CETA?

Intanto, va precisato che solo alcune associazioni di agricoltori, oggi sono contro il CETA. Tali associazioni non rappresentano la maggioranza degli operatori che invece, dalle informazioni in mio possesso, sono favorevoli all’accordo ed intravedono in questa apertura dei mercati una grande occasione di crescita.

Ciò che va valorizzato di quest’accordo è la possibilità per il nostro tessuto imprenditoriale di poter puntare, finalmente, al mercato canadese e quindi statunitense, con progetti di medio e lungo termine e con la consapevolezza di non essere aggrediti dalla aziende canadesi con concorrenza sleale. Senza la firma di questo accordo, di contro, l’industria del falso Made in Italy continuerà a crescere senza avere strumenti giuridici per tutelarci.

Inoltre, voglio precisare che molte imprese nel settore agroalimentare sono fuori dal DOP e/o IGP sebbene produttori di prodotti di alta qualità . Infine c’è chi ha costruito un vero e proprio business sul sistema della qualità certificata aumentando i costi di produzione e rendendo spesso gli stessi prodotti non collocabili sul mercato.

Ovvio che il CETA va a toccare anche interessi di parte, ma le positività di quest’accordo non possono essere messe in discussione per la protesta “tardiva” di lobby commerciali che sino ad oggi forse hanno potuto godere di protezioni.

Rispetto invece alle garanzie sanitarie dei prodotti provenienti dal Canada? Si legge sui media di grano al glifosato o carne agli ormoni, cosa c’è di vero?

Prima di tutto voglio precisare che nell’accordo commerciale è previsto, senza alcun margine d’interpretazione, che tutte le importazioni dal Canada devono rispettare le norme dell’UE. Il CETA non riduce e non modifica gli standard comunitari in materia di salute e sicurezza, ambientali e sociali o dei consumatori. Quindi non cambieranno le norme UE che disciplinano la sicurezza alimentare, anche sui prodotti OGM o il divieto di carne bovina trattata con ormoni.

Anche in questo caso, chi soffia sul vento anti CETA, specula sulla disinformazione e crea un clima di tensione tra cittadini ed imprese, ai limiti della tolleranza.

Di contro, il Canada non mi risulta essere un paese nel quale la qualità della vita è pessima, anzi ad esempio Vancouver risulta ai primi posti nella classifica mondiale tra le città dove si vive meglio, mentre l’Italia si piazza negli ultimi posti. Sarebbe opportuno fare un po di autocritica in merito.

Inoltre il CETA non si applica ai servizi pubblici, in questo modo i paesi dell’UE potranno mantenere i monopoli pubblici e continuare a decidere quali servizi, come l’approvvigionamento idrico, la salute e l’istruzione, vogliono mantenere pubblici e quali vogliono privatizzare. Anche in questo caso ogni contestazione è puramente speculativa ed ideologica.

Sfogliando l’accordo troviamo anche capitoli dedicati alla tutela della proprietà intellettuale e la protezione dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori. Ci spieghi meglio.

Il CETA creerà condizioni di maggiore parità tra il Canada e l’UE nel campo dei diritti di proprietà intellettuale (DPI). Rafforzerà, ad esempio, la protezione dei diritti d’autore, allineando le norme canadesi a quelle dell’UE in materia di protezione delle misure tecnologiche e di gestione dei diritti digitali. Migliorerà il modo in cui il sistema dei DPI del Canada protegge i brevetti di prodotti farmaceutici dell’UE.

Oggi, un azienda italiana se volesse proteggere il proprio marchio o brevetto sul mercato canadese, dovrebbe avviare una procedura di registrazione presso l’autority canadese, con costi maggiorati e con il rischio di un rigetto. Con il CETA tutto questo sarà superato.

L’UE e il Canada hanno concordato il loro impegno a favore dello sviluppo sostenibile. Entrambe le parti sono d’accordo sul fatto che gli scambi commerciali e gli investimenti debbano promuovere la protezione dell’ambiente e i diritti dei lavoratori e non andare a loro discapito.

L’UE e il Canada si impegnano affinché il CETA contribuisca a garantire la complementarità tra crescita economica, sviluppo sociale e protezione dell’ambiente. Il CETA fa propri gli obblighi assunti dall’UE e dal Canada in forza di norme internazionali in materia di diritti dei lavoratori e di protezione dell’ambiente e del clima.

Il CETA attribuisce alla società civile dell’UE e del Canada un ruolo importante in termini di partecipazione all’attuazione degli impegni previsti in questi settori dall’accordo stesso. Il CETA istituisce inoltre una procedura di risoluzione delle controversie che comprende consultazioni tra i governi e un gruppo di esperti.

Quali iniziative avete in programma per aiutare le Imprese Italiane ad accedere nel mercato canadese, con l’approvazione provvisoria del CETA?

Prima di tutto l’approccio all’accordo, per quanto ci riguarda è positivo. I motivi che rendono il trattato commerciale un opportunità di crescita sono tanti, ed il CETA non va visto come un punto di arrivo, ma come un punto di partenza. Da qui la necessità di diventare attori principali di questa epocale trasformazione nei rapporti commerciali con il Canada e quindi come Consorzio Euromed, abbiamo deciso di  promuovere la nascita del primo CETA Business Forum.

Abbiamo pensato ad un Forum che si possa articolare in due fasi, la prima sarà totalmente informatica. Sarà creata una piattaforma web, nella quale professionisti, imprenditori ed istituzioni potranno promuovere le proprie attività, entrare in contatto diretto con potenziali clienti/fornitori e definire una collaborazione. La piattaforma sarà anche veicolo informativo con la possibilità di pubblicazione contributi da parte degli utenti e con forum di discussione tematici.

La seconda fase, si svolgerà con l’organizzazione fisica di due momenti d’incontro, a cadenza semestrale, da tenersi in Europa ed in Canada.

Saranno due momenti di condivisione e di networking, nei quali le aziende ed i professionisti potranno incontrarsi fisicamente, confrontarsi in tavoli tematici e portare all’attenzione della politica le esigenze concrete dei vari settori, per migliorare l’accordo.

 

CETA, Sergio Passariello del consorzio Euromed International Trade interviene sul trattato CETA

 

 

SEI AZIENDE DEL MONDO DELL’AUTOMAZIONE HANNO GIA’ OTTENUTO IL MARCHIO PLC FORUM MADE IN ITALY, COSA ASPETTI?

Pochi giorni di vita e PLC FORUM MADE IN ITALY risulta già essere un marchio di certificazione apprezzato dalle aziende del Bel Paese. Sono sei, ad oggi, le società che hanno scelto di certificarsi, forti della convinzione che portare il nome del Made in Italy nel mondo sia, non solo sinonimo di qualità, ma un dovere per tutte quelle industrie italiane che fanno della produzione Made in Italy il proprio core business. Contrive S.r.l., Elsist S.r.l., SDproget Industrial Software S.r.l., Kernel Sistemi S.r.l., Combustion and Energy S.r.l., Eltex S.r.l. sono questi i nomi delle sei aziende che hanno scelto di certificare alcuni loro prodotti 100% Made in Italy.
Ci troviamo oggi in una società sempre più colpita da fenomeni quali il decentramento della produzione in zone con un più basso costo della manodopera. I settori dell’automazione industriale ed elettronica sono tra i più colpiti da questa attitudine, per questo motivo esaltare la produzione italiana deve essere un obiettivo comune e primario per tutti coloro che hanno scelto di aprire un’attività in questo paese e continuano ancora oggi a produrre con i beni forniti da esso.
“Nelle condizioni attuali di mercato un potenziale Cliente si trova spesso a non avere informazioni corrette sulla provenienza dei prodotti che intende acquistare, non essendo in grado di risalire all’effettivo produttore del bene, che si “nasconde” dietro alla rete di distribuzione. Oltre ai problemi di qualità e conformità, l’utente si trova a non disporre di informazioni accurate, spesso neppure tradotte ed in ogni caso senza un’organizzazione di riferimento per supporto ed assistenza. Essere un’azienda italiana ufficialmente certificata da un’associazione riconosciuta come PLC Forum ed essere automaticamente rintracciabile da parte dei clienti rappresenta senza ombra di dubbio un valore aggiunto per chi acquista e per chi vende, ed uno strumento utile a fare chiarezza nell’intero settore”. Ha affermato l’Ing. Giovanni Pedruzzi, Presidente di Contrive S.r.l.
PLC Forum ha scelto di creare questo marchio di certificazione per un settore, quello dell’automazione, ancora sprovvisto di tale garanzia. Si tratta di un’idea nata con l’obiettivo di andare a contrastare la contraffazione, l’abuso e la falsificazione del Made in Italy e di venire incontro alle esigenze di tutte quelle aziende del settore interessate a certificare la propria linearità a quelli che sono i principi qualitativi caratteristici del territorio italiano, luogo contraddistinto da materie prime di qualità e prodotti costruiti a regola d’arte.
Le aziende che hanno già ottenuto il marchio sui loro prodotti, sono visibili visitando il sito www.madeinitaly.plcforum.it e cliccando sulla voce “rintracciabilità”, così come i regolamenti normativi e legislativi che ne disciplinano il rilascio.

ANCHE IL SETTORE DELL’AUTOMAZIONE HA FINALMENTE IL SUO MARCHIO DI CERTIFICAZIONE MADE IN ITALY

Grande novità in casa PLC FORUM: “PLC FORUM MADE IN ITALY”, è questo il nome scelto dall’associazione per il suo primo marchio di certificazione. Un’idea nata con l’obiettivo di andare a contrastare la contraffazione, l’abuso e la falsificazione del Made in Italy in Italia e nel mondo. Un marchio dedicato al settore dell’automazione industriale ed elettronica, un comparto che ad oggi non possiede ancora marchi di certificazione di origine italiana tanto utilizzati in altri settori, quali quello del Food&Beverage.

PLC FORUM MADE IN ITALY guarda direttamente a tutte quelle aziende del settore interessate ad attestare la propria linearità a quelli che sono i principi qualitativi caratteristici del territorio italiano, un luogo caratterizzato da materie prime di qualità, prodotti costruiti a regola d’arte con un’attenzione particolare nel dare il meglio che si possa offrire. Si tratta di un marchio applicabile all’intera azienda o al singolo prodotto (di cui entrano a far parte anche le famiglie di prodotto) volto ad assicurare che la produzione venga fatta totalmente in Italia, che i semilavorati e le varie componenti siano prodotte sul suolo italiano e che i prodotti siano conformi alle norme cogenti applicabili. Per ottenere il marchio, il produttore dovrà eseguire un iter semplice ed immediato: egli sarà chiamato in prima istanza ad autocertificare la propria azienda o il proprio prodotto attraverso il sito online, ad essa seguirà un controllo da parte di un team qualificato che realizzerà audit documentali e presso il fabbricante per comprovare l’autenticità della dichiarazione rilasciata. La convalida sarà comunicata mediante e-mail a seguito dell’ottenimento di un risultato positivo delle verifiche o della chiusura delle eventuali non conformità registrate. Per tutto il periodo di possesso del marchio potranno essere effettuati audit di sorveglianza, volti a monitorare il continuo soddisfacimento dei requisiti.

PLC FORUM MADE IN ITALY è un marchio di certificazione che fa riferimento a disposizioni comunitarie in materia di origine non preferenziale della merce, ogni specifica in merito ai regolamenti normativi e legislativi e tutti gli aspetti inerenti il marchio di certificazione PLC FORUM MADE IN ITALY sono contenuti nei disciplinari che ne regolano ogni aspetto, scaricabili dal sito: www.madeinitaly.plcforum.it

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PLC Forum è un’associazione senza scopo di lucro creata per diffondere informazioni tecniche relative all’automazione industriale e alla didattica inerente. Un punto di incontro e confronto sui temi sottesi all’intero comparto dell’automazione e alle tematiche legate al campo elettronico-informatico.
Un forum nato allo scopo di creare una comunità attenta di persone connesse e unite da passioni e interessi simili, un gruppo con cui discutere, confrontarsi e grazie al quale trovare un aiuto.
Tutti hanno sempre qualcosa da imparare: condividere le proprie esperienze personali è fondamentale per aiutarsi a vicenda e accrescere le proprie conoscenze.

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