I rinomati cantautori Cristiano De André e Francesco Baccini affiancati dal manager Salvo Nugnes visitano il rinomato atelier di Stefano Agosta nel cuore di Genova

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Di recente i popolari cantautori genovesi Cristiano De André e Francesco Baccini, insieme al manager produttore Salvo Nugnes, hanno fatto visita al rinomato showroom del poliedrico Stefano Agosta, che si trova nel cuore di Genova, precisamente in Via Garibaldi 8, nel centro storico cittadino. L’atelier di Agosta è conosciuto e apprezzato in ambito nazionale e internazionale e vanta una clientela selezionata, dal gusto moderno e cosmopolita, che viene soddisfatta anche attraverso un servizio pensato ad hoc, su misura e in modo personalizzato, per poter gestire al meglio ogni singola e specifica esigenza e preferenza.

Living Stone Home è una linea brand sinonimo di arte ad altissimi livelli per l’architettura e l’arredo, con stupendi oggetti realizzati in madreperla e corallo rosso, componenti di lusso in edizione limitata, creati in pietre semi-preziose e legno fossile risalente a 250 milioni di anni fa.

Agosta spiega: “La mia Galleria, ubicata presso il Castello Cinquecentesco di Santa Margherita Ligure è un laboratorio di arte per l’architettura, dedicato alla creazione di gioielli per la casa fatti a mano, con impronta artigianale. Opere d’arte, arredamenti di lusso, pavimentazioni e rivestimenti a muro in pietre semi-preziose, legno fossile, madreperla, corallo rosso melitia, pelli e piume esotiche. I nostri 200 artigiani lavorano per catturare l’essenza della bellezza di tali materiali, creando mosaici ed oggetti con una certosina e doviziosa cura dei dettagli. Regali della natura, che erano immaginabili solo nelle fiabe sono ora realtà“.

Spoleto incontra Venezia: a Palazzo Falier in esposizione le sperimentazioni artistiche di Claudio Messini

È davvero un appuntamento di strepitosa risonanza mediatica quello della grande mostra veneziana di “Spoleto incontra Venezia” che dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014 raduna e accoglie con una corposa esposizione collettiva dei personaggi ad altissimo livello, tra cui Dario Fo, Eugenio Carmi, Pier Paolo Pasolini, José Dalì con la curatela del professor Vittorio Sgarbi e la gestione organizzativa del manager produttore Salvo Nugnes. Le sedi ospitanti del mega evento artistico culturale sono due maestosi edifici di aristocratica origine, Palazzo Falier e Palazzo Rota-Ivancich nel cuore della meravigliosa cornice lagunare. L’eclettico artista Claudio Messini, già presente alla mostra di “Spoleto Arte” con ampio riscontro e consenso, ha portato in questa occasione delle nuove coinvolgenti creazioni pittoriche ispirate da una formula di astrattismo materico assolutamente originale e personalizzata.

Intervistato di recente sul valore dell’arte nel suo percorso esistenziale Messini ha spiegato: “L’arte è stata ed è una componente fondamentale della mia esistenza. Mi sono dedicato all’arte spaziando dalla pittura al teatro, sia come attore sia come regista nella compagnia teatrale da me fondata con il nome di “Gotturni”. Devo dire che l’arte pittorica fa parte sostanzialmente del mio DNA, se così si può affermare. Ho ricevuto una formazione specifica in tal senso anche frequentando dei qualificati corsi di studio artistici”. E proseguendo dice “Ritengo, che tutto ciò che appartiene al nostro multiforme e variegato bagaglio culturale è sempre uno stimolante motivo di ispirazione. Anche per me è così. In particolare ho amato e amo i classici e tutta l’arte del novecento, che è estremamente varia e vasta, ma se dovessi citare un nome principale di riferimento direi Mirò, senza però nulla togliere agli altri grandi maestri dell’epoca, a cui va il mio tributo di ammirazione”.

Riguardo le emozioni trasmesse attraverso le proprie opere dichiara “L’istinto mi spinge a dipingere. Le emozioni suscitate non sono definibili: entusiasmo, soddisfazione, talvolta esaltazione e anche dubbi quando l’opera non risponde alle nostre ansie di ricerca. L’arte è tutto ciò che esplode dall’intelligenza umana ed è in questo senso indefinibile”.

Intervista: a Spoleto incontra Venezia le suadenti figure femminili di Aida Abdulleva

L’artista Aida Abdullaeva è inserita nel parterre di artisti in esposizione nel contesto delle grandi mostre “Spoleto incontra Venezia” curate da Vittorio Sgarbi e dirette da manager Salvo Nugnes, dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014. L’iniziativa si sta svolgendo presso due storiche location veneziane: Palazzo Falier, vicino a Ponte dell’Accademia e Palazzo Rota-Ivancich, a pochi passi da Piazza San Marco. Di seguito l’intervista ad Aida Abdullaeva.

D: Come nasce l’occasione di partecipare a questo importante evento espositivo?
R: L’occasione di partecipare a “Spoleto incontra Venezia”, nasce dalla mia precedente partecipazione a “Spoleto Arte”, dove sono stata contatta dall’ArtDirector Maria Grazia Todaro e selezionata dal manager Salvo Nugnes, coloro che mi hanno anche scelta per partecipare al grande evento espositivo.

D: È la prima volta, che espone a Venezia?
R: No, ho già esposto a Venezia nel 2012 al “Premio Biennale Gondola per l’Arte”.

D: Quale opera è in esposizione?
R: Espongo un’opera in policromia ceramica dipinta su mattonella di refrattario, con orientamento tematico classico. Titolo dell’opera: “La toilette di Venere”. Tale opera è stata realizzata negli anni di frequentazione della scuola del Maestro Nedo Frillici (Nedo da Gualdo) recentemente scomparso e al quale vorrei dedicare la mia partecipazione alla Mostra “Spoleto incontra Venezia”.

D: Quando e come è avvenuto il suo approccio al mondo dell’arte?
R: Ho frequentato l’istituto Artistico a Tashkent, proseguendo gli studi fino a conseguire la Laurea in Lettere e Scienze Culturali. In Italia, ho conosciuto il grande Maestro d’Arte Arnaldo Pauselli da Gubbio che mi ha lanciato nel mondo dell’arte con grande slancio e fiducia, permettendomi di continuare la mia attività artistica, crescendo sempre di più. Grazie a lui e all’Associazione Culturale NautArtis di Gubbio, da lui fondata, ho avuto la possibilità di partecipare a mostre collettive prima e, recentemente, a Giurie di Rassegne Internazionali.

D: Un commento di riflessione in parallelo tra Spoleto e Venezia, come poli di eccellente portata, nella divulgazione dell’arte e della cultura, con fama internazionale?
R: Sia Spoleto che Venezia sono fari nella divulgazione dell’Arte nel Mondo perciò solo i loro nomi rappresentano in buona parte il culto dell’Arte in Italia. Due Città d’Arte straordinarie. L’Italia è un Paese meraviglioso, “Un Museo a Cielo Aperto”…adoro gli italiani, popolo affascinante pieno di Storia e di Cultura.

D: È compiaciuta di esporre accanto a illustri nomi del calibro di Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì e altri nomi di spicco del panorama contemporaneo?
R: Sono onorata che il mio nome possa essere divulgato insieme a nomi illustri quali: Dario Fo, Pier Paolo Pasolini, Roberto Villa. Con queste due mostre, sia a Spoleto che a Venezia, ho realizzato il grande sogno di tutti i pittori, di esporre le mie opere insieme a quelle di artisti del calibro di Eugenio Carmi e José Dalì. La supervisione del Grande Critico e Storico d’Arte Vittorio Sgarbi, con il suo carisma, rende il tutto ancora più prestigioso e di grande risonanza. Grazie al contatto con il Professor Sgarbi, ho ritrovato un nuovo entusiasmo per dipingere e uno slancio positivo verso l’arte in genere.

D: Se dovesse dare una breve definizione sul concetto di arte in generale?
R: L’Arte è il nutrimento dell’Animo Umano: per me è tutto, definisce il ritmo della mia vita e mi accompagna da sempre.

D: Ci sono degli artisti e/o delle correnti, che apprezza in modo particolare?
R: L’Artista che più apprezzo è Peter Paul Rubens per la sincerità con la quale egli raffigura il corpo femminile. Già da fanciulla ammiravo le sue opere nei libri di mia madre che era una grande amante dell’arte, di cui mi ha trasmesso la passione, e mi ha sostenuto nel mio cammino umano e artistico. Gli artisti che prediligo in genere sono quelli del Rinascimento Italiano, periodo che sento particolarmente vicino e che mi appartiene come spirito e sentimento.

I morbidi acquarelli di Flavia Rebori in mostra “Spoleto incontra Venezia”: intervista con l’artista

E’ stata intervistata la pittrice Flavia Rebori, in occasione della sua partecipazione alle mostre “Spoleto incontra Venezia” curate dal Prof. Vittorio Sgarbi e dirette dal manager Salvo Nugnes. I suoi meravigliosi acquerelli sono in esposizione fino al 24 Ottobre 2014, presso lo storico Palazzo Falier, monumentale edificio a pochi passi da Ponte dell’Accademia.

D: Per lei, l’arte, è stata una valvola di sfogo nella sua vita?

R: Assolutamente. Lo è sempre stata. Senza lo spazio fisico e mentale per creare, credo che arriverei a un punto di tensione, il quale si allevia mettendo, nel mio caso, su carta le macchie acquose che generano forme e trasparenze, in un modo che sempre sento più certo, indirizzandomi forse ad una consapevolezza sul sentirmi utile umanamente, svolgendo un compito di ricerca della bellezza e la perfezione, in modo che gli altri possano , se riuscito questo mio compito, vederla riflessa nei miei acquerelli.

D: A quale corrente artistica si ispira?

R: Mi ispiro alla pittura di Edward Hopper, di Edvard Munch, di Giorgio Morandi. Vedo nelle loro opere l’idea del silenzio e la solitudine, nelle quali mi vedo riflessa.

D: Qual è l’emozione più forte che le ha dato creare una sua opera?

R: L ‘emozione più forte è quella che sorge quando vedo una forza più in là di me stessa che sta dietro alla realizzazione degli acquerelli che faccio. Una forza che non controllo soltanto io, una forza che mi spinge sempre a cercare vie di perfezione, dove perfezione è sciogliere i legami della ragione e dell’emozione e scoprire che metto solo alcuni ingredienti nel creare, ma poi intervengono altre forze che sento al di sopra di me. Allora quando più mi emoziono è quando vedo che ho perso il controllo della tecnica nella riuscita di un acquerello in particolare e che proprio grazie a questo viene fuori un risultato eccellente, diverso, imprevedibile, molto più bello che se l’avessi progettato.

D: Come concepisce l’arte?

R: Concepisco l’arte come un modo di salvezza. Lei riempie quei miei vuoti che altrimenti, sarebbero insopportabili. Ricordo l’idea svolta da Milan Kundera, nella sua ” L’insostenibile leggerezza dell’essere” dove questo autore gira intorno all’idea che dobbiamo essere legati a qualcosa o a qualcuno per sopportare l’esistenza, avvicinandoci a un modo di trascendenza di noi stessi.

D: Che cosa l’ha spinta a dipingere ?

R: A quanto pare mi ha spinta a dipingere una forma di solitudine che da bambina faceva sì che il mio mondo, svolto su un foglio di carta e colori, era più bello di quello reale, scoprendo questo bellissimo modo di creare realtà sognate, sentite, intraviste nella mia immaginazione.

“Spoleto incontra Venezia”: Flavia Rebori e i suoi fluttuanti acuqrelli – intervista all’artista

E’ stata intervistata la pittrice Flavia Rebori, in occasione della sua partecipazione alle mostre “Spoleto incontra Venezia” curate dal Prof. Vittorio Sgarbi e dirette dal manager Salvo Nugnes. I suoi meravigliosi acquerelli sono in esposizione fino al 24 Ottobre 2014, presso lo storico Palazzo Falier, monumentale edificio a pochi passi da Ponte dell’Accademia.

D: Per lei, l’arte, è stata una valvola di sfogo nella sua vita?

R: Assolutamente. Lo è sempre stata. Senza lo spazio fisico e mentale per creare, credo che arriverei a un punto di tensione, il quale si allevia mettendo, nel mio caso, su carta le macchie acquose che generano forme e trasparenze, in un modo che sempre sento più certo, indirizzandomi forse ad una consapevolezza sul sentirmi utile umanamente, svolgendo un compito di ricerca della bellezza e la perfezione, in modo che gli altri possano , se riuscito questo mio compito, vederla riflessa nei miei acquerelli.

D: A quale corrente artistica si ispira?

R: Mi ispiro alla pittura di Edward Hopper, di Edvard Munch, di Giorgio Morandi. Vedo nelle loro opere l’idea del silenzio e la solitudine, nelle quali mi vedo riflessa.

D: Qual è l’emozione più forte che le ha dato creare una sua opera?

R: L ‘emozione più forte è quella che sorge quando vedo una forza più in là di me stessa che sta dietro alla realizzazione degli acquerelli che faccio. Una forza che non controllo soltanto io, una forza che mi spinge sempre a cercare vie di perfezione, dove perfezione è sciogliere i legami della ragione e dell’emozione e scoprire che metto solo alcuni ingredienti nel creare, ma poi intervengono altre forze che sento al di sopra di me. Allora quando più mi emoziono è quando vedo che ho perso il controllo della tecnica nella riuscita di un acquerello in particolare e che proprio grazie a questo viene fuori un risultato eccellente, diverso, imprevedibile, molto più bello che se l’avessi progettato.

D: Come concepisce l’arte?

R: Concepisco l’arte come un modo di salvezza. Lei riempie quei miei vuoti che altrimenti, sarebbero insopportabili. Ricordo l’idea svolta da Milan Kundera, nella sua ” L’insostenibile leggerezza dell’essere” dove questo autore gira intorno all’idea che dobbiamo essere legati a qualcosa o a qualcuno per sopportare l’esistenza, avvicinandoci a un modo di trascendenza di noi stessi.

D: Che cosa l’ha spinta a dipingere ?

R: A quanto pare mi ha spinta a dipingere una forma di solitudine che da bambina faceva sì che il mio mondo, svolto su un foglio di carta e colori, era più bello di quello reale, scoprendo questo bellissimo modo di creare realtà sognate, sentite, intraviste nella mia immaginazione.

La sofisticata pittrice Grazia Massa esporrà a Spoleto Arte le sue opere animate da preziose geometrie cromatiche

 

 

È prossimo l’inizio delle straordinarie mostre di “Spoleto Arte” curate dal professor Vittorio Sgarbi e organizzate dal manager Salvo Nugnes, previste dal 27 giugno al 24 luglio, all’interno dello storico palazzo Leti Sansi, situato in Piazza del Mercato, nel cuore di Spoleto. In esposizione anche le cromatiche geometrie pittoriche di Grazia Massa.

 

La Massa, fin da giovane età ha sentito l’esigenza di esprimere i suoi sentimenti attraverso l’arte. Le tematiche affrontate negli anni di formazione sono varie: paesaggi en plein air, nature morte, figurative con una particolare attenzione alla figura umana. Le tecniche usate sono varie: acquerello, olio, tempere, pigmenti vinilici, a fresco, gouaches, smalti. Successivamente passa all’astratto di matrice concettuale, dove esterna emozioni e sensazioni tramite il colore, dipingendo forme semplici, segni ed elementi della geometria, linee pulite ed essenziali.

 

Nei quadri si individuano percorsi, che si intrecciano, si fondono, si interrompono, cercano di uscire dagli spazi predefiniti, lasciando stupito e quasi attonito l’osservatore, che nel contempo è invogliato a cogliere nell’intricata tortuosità il proprio cammino esistenziale, talvolta bruscamente bloccato da forzature e costrizioni esterne. Queste rappresentazioni riconducono ad un piano di profonda realtà interiore, lasciando trapelare significati e messaggi rivolti al fruitore.

 

Connotazione qualitativa molto rilevante, delineabile nelle opere astratte, è la non ripetitività di se stessa, poiché l’artista rinnova ogni volta le componenti segniche e materiche delle sfumature e tonalità utilizzate con fantasiosa capacità di rigenerazione. Ogni raffigurazione non è un discorso finito e concluso a se’ stante, ma si ricongiunge ad una visione ampia e aperta, seppur contenuta in una concezione di unicità ed esclusività elaborativa e progettuale.

 

La pittrice commenta “le opere della mia ricerca artistica sono un transito, un passaggio. Ogni fruitore può cercare di scoprire il proprio percorso di vita, avvicinarsi ai quadri e attraverso un’osservazione partecipe e consapevole, può individuare il suo percorso più congeniale, sintonizzandosi sui pensieri e con lo sguardo seguendo la strada, sulla sequenza virtuale immaginaria, che risulta più vicina e affine al suo modo di essere, all’ego introspettivo più intimo. In sintesi, questo è il processo, che mi ha stimolato nell’approccio all’astrattismo e che desidero condividere”.

 

Prosegue sottolineando “quali e quanti percorsi riusciamo a compiere nella nostra esistenza? Quante volte abbiamo sbagliato strada o direzione e abbiamo dovuto cambiare direzione e orientamento, per poterci ritrovare in pace con noi stessi? Non c’è vita, che non sia tortuosamente vissuta e, che non abbia dato l’opportunità di creare occasioni e tappe -nodali- che hanno segnato per sempre il nostro cammino. Con i miei lavori desidero focalizzare l’essenza primaria del nostro vivere, affinchè ne comprendiamo l’importanza e l’incidenza sostanziale, con sensibile e ispirata propensione”.

 

Milano Art Gallery – Josè Dalì, figlio del famoso Salvador Dalì, nuovamente ospite di Chiambretti su Italia 1

La trasmissione “Chiambretti Supermarket” su Italia 1 accoglie per la seconda volta Josè Dalì, figlio del celeberrimo Maestro del surrealismo Salvador Dalì. L’artista ha da poco esposto le sue originali opere, presso la rinomata e storica galleria Milano Art Gallery in via G. Alessi 11 a Milano, nella personale intitolata “La verità surreale”, tenutasi dall’11 Maggio al 5 Giugno 2014, con l’organizzazione del manager Salvo Nugnes.

Il noto e stimato conduttore televisivo Piero Chiambretti ha voluto diverse volte nel suo nuovo programma l’eclettico artista, già ospite speciale alla puntata inaugurale, per parlare di sé, della sua arte e del padre, in occasione dei 110 anni dalla sua nascita. L’esposizione ha riscosso grande successo e ha visto la prestigiosa presenza del prof. Vittorio Sgarbi, noto critico d’arte che ha sostenuto ed apprezzato la mostra complimentandosi e visitandola a lungo, nonché di Cristiano De Andrè figlio del mitico cantautore Fabrizio De Andrè, Alessandro Quasimodo, figlio del premio Nobel Salvatore Quasimodo, Max Laudadio, storico inviato di Striscia la Notizia, il critico d’arte Flavio Caroli, Alessandro Sallusti, direttore de “Il Giornale” e Cristiano Malgioglio. Inoltre, hanno parlato di Dalì e della sua straordinaria mostra, noti settimanali d’intrattenimento come Chi e Visto, nonché numerosi quotidiani e media.

Il rinomato Josè Dalì, figlio di Salvador Dalì, ospite al “Chiambretti Supermarket” di Piero Chiambretti

La trasmissione “Chiambretti Supermarket” su Italia 1 accoglie per la seconda volta Josè Dalì, figlio del celeberrimo Maestro del surrealismo Salvador Dalì. L’artista ha da poco esposto le sue originali opere, presso la rinomata e storica galleria Milano Art Gallery in via G. Alessi 11 a Milano, nella personale intitolata “La verità surreale”, tenutasi dall’11 Maggio al 5 Giugno 2014, con l’organizzazione del manager Salvo Nugnes.

Il noto e stimato conduttore televisivo Piero Chiambretti ha voluto diverse volte nel suo nuovo programma l’eclettico artista, già ospite speciale alla puntata inaugurale, per parlare di sé, della sua arte e del padre, in occasione dei 110 anni dalla sua nascita. L’esposizione ha riscosso grande successo e ha visto la prestigiosa presenza del prof. Vittorio Sgarbi, noto critico d’arte che ha sostenuto ed apprezzato la mostra complimentandosi e visitandola a lungo, nonché di Cristiano De Andrè figlio del mitico cantautore Fabrizio De Andrè, Alessandro Quasimodo, figlio del premio Nobel Salvatore Quasimodo, Max Laudadio, storico inviato di Striscia la Notizia, il critico d’arte Flavio Caroli, Alessandro Sallusti, direttore de “Il Giornale” e Cristiano Malgioglio. Inoltre, hanno parlato di Dalì e della sua straordinaria mostra, noti settimanali d’intrattenimento come Chi e Visto, nonché numerosi quotidiani e media.

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