AISLA Cremona, per le “Mamme WOW”, arrivano le t-shirt solidali

Tante idee regalo a sostegno dell’assistenza delle persone con SLA

Cremona, 29 aprile 2022 – Ogni anno la seconda domenica di maggio ricorre una festa che sa di buono, che celebra l’amore puro per la figura cardine di ogni famiglia. La Festa della Mamma 2022 non sarà solo un’occasione per omaggiare la figura materna, ma è anche per rendere ancora più generativo, quest’amore.

Disponibili sul negozio solidale di Aisla, le “Magliette WOW” sono una collezione di t-shirt dedicate alla mamma, ideate e realizzate dalla sezione di Cremona. Dopo il successo della linea di shopper solidali chiamate “La borsa di Alba”,  la fiaba di Rossella Galletti, socia dell’associazione e scrittrice cremonese, quest’anno Aisla ha scelto di “vestire le mamme” grazie alla produzione di t-shirt dipinte a mano di Martina Capolupo. La giovane artista cremonese ha selezionato soggetti originali e situazioni ordinarie per rendere omaggio alle tantissime donne che ogni giorno si occupano di lavoro, casa e famiglia. Con amore, dedizione e, soprattutto, instancabilmente. Da qui il titolo di “MAGLIETTE WOW!”: perché davanti alle mamme di ogni generazione non si può che esclamarne la meraviglia.

Come un aquilone senza corda, e una farfalla senza ali, mia madre mi ha insegnato a volare con i sogni.” E con le parole di William H. McMurry III, AISLA racconta in particolare l’amore di tutte le mamme che, pur imprigionate nel loro corpo dalla SLA, continuano a muovere il loro amore incondizionato per i propri figli. Torri salde e sicure, punto di riferimento per le loro famiglie, le tante mamme con SLA, sono espressione grande di quell’amore che è segno di congiunzione tra il cielo e la terra. È l’amore sempre presente, che non vacilla. È l’amore che guarda, che abbraccia con il cuore, che protegge e che fa spingere lo sguardo verso il cielo, oltre il limite.

Per celebrare loro e tutte le mamme, nella giornata di martedì 3 maggio, in occasione del mercato organizzato da Coldiretti in piazza Marconi a Cremona, sotto i portici Consorzio Agrario, Le Magliette WOW saranno disponibili presso lo stand AISLA, dalle 8.30 alle 12.00. Oltre alle magliette, si potranno trovare anche molti altri prodotti originali e rigorosamente realizzati a mano.

Per AISLA Cremona, come per tutta l’Associazione, questi momenti rappresentano grandi opportunità per incontrare amici, soci e famigliari, ma anche per avvicinare nuove persone alla realtà associativa.

 

 

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Ufficio Stampa AISLA

Valentina Tomirotti

Cell. 333 9580672

vtomirotti@aisla.it

www.aisla.it/area-stampa

 

 

 

 

Donne, lettera aperta: “Essere mamma, donna e manager ai tempi del Covid”

Un 2020 che non finisce di metterci alla prova, e l’importanza della comprensione e del ‘caring’: la lettera aperta di una donna, mamma e manager, sui sacrifici necessari per mandare avanti casa e lavoro

Milano, 9 novembre 2020 – Da alcuni giorni stiamo vivendo nuove restrizioni a causa del Covid-19, le scuole chiudono il doposcuola, con bambini che vengono messi in quarantena per essere stati contatti diretti con maestri o compagni positivi al Covid.

E intanto le nostre agende di Outlook si popolano di impegni, meeting virtuali, progetti importanti, allineamenti di team e quant’altro.

Mi chiamo Daniela, ho 36 anni, vivo a Milano e sono una mamma manager. L’ottimismo è una caratteristica che mi contraddistingue e in questi giorni provo a tener su il morale concentrandomi sul day by day, non pensando troppo al futuro che verrà che potrebbe provocare loop mentali senza fine e quindi generare ansia.

A 25 anni ho deciso di lasciare la mia città col sogno di diventare un giorno una manager con una laurea in ingegneria e una grande passione per il business, l’azienda e le risorse umane. Per questo la mia famiglia è lontana e non può darmi una mano nella gestione di tutti i giorni.

E ancora una volta, dopo la difficile esperienza del primo lockdown, che speravamo di aver tutti superato, mi trovo nuovamente in casa con mio figlio di 4 anni che passa dalla tv all’ipad, e già solo per questo ho un grande senso di colpa.

Provo a districarmi tra i vari impegni dettati dalla mia agenda e proprio quando sono in video call con colleghi e inizio a presentare, succede che mio figlio, che fino a quel momento era preso dalle sue cose, ha ben chiaro che la sua mamma sta dedicando troppa attenzione a quel monitor che ha sempre di fronte, tanto che ha anche iniziato a parlare con in testa una cuffia un po’ stramba.

E quindi la presentazione va in fumo perché chiaramente provare a tenere un tono e la concentrazione con un mostriciattolo urlante di fianco, non si può, e vi garantisco, che in circostanze come queste, il multi-tasking non ha alcuna chance.

La sensazione che ho provato in quel momento è un misto di: fallimento, rabbia, amarezza, quasi fosse colpa di mio figlio ancora troppo piccolo per capire davvero.

Non tutto va a rotoli, perché a volte hai la fortuna di avere dei colleghi fantastici che nell’immediato momento del bisogno intervengono e tutto fila liscio senza altri intoppi. E li ringrazio.

Più volte in questi mesi ho pensato a quanto non sia semplice, ora più che mai, essere una mamma manager, o un papà manager, chiaro che dipende dalle varie situazioni che ognuno di noi sta vivendo.

E non si tratta di una sfida. Abbiamo immensamente bisogno di comprensione da parte dei nostri capi, colleghi e amici, di empatia e un forte spirito di squadra.

Probabilmente ancora una volta non riusciremo a fare tutto, non riusciremo a mantenere la concentrazione che ci contraddistingue e non riusciremo sempre ad essere puntuali e disponibili. Ma questo non deve farci sentire in colpa, nè deboli, perché non siamo invincibili e non dobbiamo neanche esserlo.

E’ nostro dovere crescere e avere cura dei nostri figli che stanno vivendo un’infanzia diversa e non ho alcun dubbio che continueremo a dare il meglio di noi all’ azienda e al business con la stessa passione di sempre, o più di sempre.

 

 

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Per interviste e informazioni:

daniela.miniace@gmail.com

 

 

 

 

Le donne e il lavoro: il tentativo di conciliare l’inconciliabile

Roma, 21 novembre 2019 – La situazione è nota: l’Italia vanta uno dei livelli più bassi di occupazione femminile a livello europeo. Stando a una ricerca della Fondazione Openpolis, il nostro Paese è al penultimo posto in UE, appena prima della Grecia: se nell’Unione Europea si riscontra mediamente una media del 66,5% di donne occupate tra i 32 e i 64 anni, in Italia ci si ferma appena al 52,5%. E i risultati peggiorano, come prevedibile, se si confrontano unicamente i dati di uomini e donne con figli.

Le ragioni sono molteplici, a partire dalla mancanza di un sostegno concreto per le madri che lavorano, fino ad arrivare ai tanti ostacoli che si frappongono di fronte alle donne che desiderano accedere a settori come quello scientifico e quello tecnologico.

Un sondaggio Lexis ci dice che solamente il 5% delle donne si sente realizzata a livello professionale, di fronte al 38% delle intervistate che, come obiettivo principale, ha proprio la realizzazione professionale. Eppure il 51% si dichiara convinta del fatto che la parità tra i sessi sia stata più o meno raggiunta: a mancare, in ogni caso, sembra essere la fiducia in sé stesse (la pensa così il 95% delle intervistate), nonché, per il 97% delle donne, la capacità di rivendicare l’equal pay.

«Senza ombra di dubbio quella dell’occupazione femminile è una questione che chiama in causa tanti temi diversi, dal welfare ai retaggi culturali, fino ad arrivare agli ancora presenti stereotipi di genere» spiega Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati.

«Di fronte ai dati scoraggianti relativi all’occupazione femminile in Italia va però sottolineata la presenza di un numero crescente di aziende che si stanno finalmente rendendo conto dell’importanza di avere donne anche e soprattutto in posizioni manageriali. Si pensi per esempio alle sfide dell’Industria 4.0: le donne vantano soft skills come capacità di ascolto e intuizione che risultano indispensabili per il nuovo stile di leadership».

I dati dimostrano però che il problema principale resta. Certo, una ricerca Eurispes dichiara che il 70% dei nuovi padri considera la crescita dei figli e il loro accudimento un’attività da dividere in modo uguale.

Eppure, nella realtà, il peso di gestire la famiglia grava ancora soprattutto sulle donne. E tutto questo si traduce in minori possibilità di carriera, in una riduzione del salario e via dicendo.

Ed è così che, ancora una volta, per tantissime donne, la realizzazione sul piano professionale si traduce in grandi sacrifici sul piano familiare, e viceversa.

 

 

Mamme lavoratrici, ancora troppi gli ostacoli

Milano, 28 agosto 2019 – Sono ancora tanti gli ostacoli, e troppi i sacrifici che le mamme lavoratrici italiane sono costrette ad affrontare una volta tornate a lavoro. In Italia il 37% delle donne tra i 25 e i 49 anni con almeno un figlio risulta infatti inattiva. E la percentuale cresce con l’incrementare del numero di figli, per arrivare a uno sconcertante 52,5% nel caso di donne con tre o più figli.

Si guardi, per esempio, al 2016: stando ai numeri dell’Ispettorato nazionale del lavoro, in quell’anno le donne che si sono licenziate poco dopo la gravidanza sono state 35.140. Di queste, solo 5.261 sono passate a un’altra azienda dopo il periodo di maternità. Per tutte le altre, cioè ben 29.879 donne, la difficoltà di conciliare famiglia e lavoro è stata tale da tenerle lontane dal mondo lavorativo.

Ma quali sono le principali preoccupazioni che affliggono le neo-mamme al momento di tornare al lavoro?

Una risposta a questa domanda arriva da uno studio statunitense condotto da OnePoll, per il quale sono state intervistate 1.000 donne (tenendo conto che negli Stati Uniti, come afferma il Dipartimento del Lavoro, il 75% delle madri lavora full-time).

Grazie a questo studio si è scoperto che il 40% delle donne ha paura di essere troppo stanca per lavorare in modo efficiente; il 39% teme l’imbarazzo delle macchie provocate dalle fuoriuscite del latte materno; il 37% è preoccupata dei cambiamenti che il rispettivo ruolo potrebbe aver subito durante il periodo di assenza. Altro timore diffuso è quello di ritrovarsi a dover interrompere l’allattamento una volta rientrata in azienda.

Nonostante tutti questi timori, il 79% delle donne intervistate ha dichiarato comunque di essere tornata a lavoro, e di aver trovato un buon supporto sul luogo di lavoro.

In Italia, guardando i numeri, si scopre una realtà diversa, confermata dal basso tasso di occupazione femminile.

Ma non deve essere per forza così:

«Il rientro al lavoro dopo la maternità è un passaggio delicatissimo e denso di ansie» spiega Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati «ma esistono alcuni alcuni accorgimenti ed alcune tecniche per rendere questo momento meno difficile».

«In primo luogo, è necessario eliminare i tipici sensi di colpa che tengono le neo-mamme lontane dal rientro: tornare nel mondo del lavoro non significa in alcun modo compromettere il benessere dei figli, anzi, per molti versi è vero il contrario. Certo, mescolare carriera e maternità comporta dei sacrifici» sottolinea l’head hunter «ma il fatto stesso di avere una carriera soddisfacente permette di vivere anche la vita familiare con maggiore serenità. Ovviamente per tutte le mamme, e ancor di più per le working mom, è necessario rinunciare all’ideale della ‘mamma perfetta’, concentrandosi invece sull’essere dei buoni genitori, così da eliminare l’ansia eccessiva».

Esistono poi tanti elementi pratici per permettere un rientro a lavoro indolore.

Vanno ovviamente presi in considerazione gli asili nido, individuando la soluzione migliore tra il nido ordinario e il tagesmutter; è inoltre inevitabile affidarsi a una baby sitter, perlomeno ‘a chiamata’, per poter gestire agevolmente anche le emergenze.

«Non sono pochi gli studi che dimostrano i vantaggi, per le aziende, di contare delle mamme nel proprio organico» sottolinea ancora Carola Adami «e per questo i dirigenti aziendali dovrebbero impegnarsi doppiamente per rendere il luogo di lavoro più accogliente per le working mom. La parola d’ordine, da questo punto di vista, è ‘flessibilità’, un concetto che, grazie allo smart working, si sta diffondendo sempre di più.

Non è certo un caso se nelle classifiche dedicate alle compagnie ‘amiche delle neo-mamme’ spiccano aziende altamente innovative e presenti anche in Italia, come Marriott, IBM, American Express, Procter & Gamble, Lego, Johnson & Johnson e via dicendo» conclude l’head hunter.

 

 

 

Lavoro: Mamma lascia il ‘posto fisso’ per lavorare con un blog da casa, e stare con i suoi bambini

Silvia Ceriegi, una giovane mamma di Vecchiano in provincia di Pisa, ha lasciato il tanto ricercato “posto fisso” per lavorare con un blog da casa, e stare di più con i suoi bambini e la sua famiglia

Pisa, 19 settembre 2017 – Ha lasciato un posto di lavoro statale, in tempi in cui la gente farebbe di tutto pur di avere un posto fisso, per lavorare da casa con il suo blog e stare di più con i suoi bambini.

È la storia della sfida vinta da Silvia Ceriegi, famosa per aver creato 6 anni fa, per gioco, il blog Trippando.it, in cui racconta e dispensa consigli sulle sue esperienze di viaggio.

Grazie ai guadagni del suo blog Silvia è riuscita a licenziarsi qualche settimana fa da un lavoro sicuro e a tempo indeterminato, come impiegata al Comune di Vecchiano in provincia di Pisa.

Ha trasformato così la sua vita in modo da poter essere più presente e poter crescere i suoi figli senza i sacrifici tipici di una mamma che lavora e trascorre fuori casa le sue giornate, lontana dai suoi figli.

Oggi Silvia è una blogger a tempo pieno e, a 2 mesi di distanza dal licenziamento, è più che soddisfatta della scelta fatta.

“Ho trascorso l’estate con i miei figli, lavorando quando loro dormivano, acquisendo ancor più fiducia in me stessa” ci spiega Silvia.

“Ho ricevuto apprezzamenti da parte di chi vorrebbe fare una scelta come la mia ma non ha il coraggio e per questo mi chiede consigli. Quello che dico loro è che non ho una formula magica, ed il mio consiglio è quello di lavorare per i propri sogni, oltre che crederci e credere nelle proprie capacità” ci dice ancora Silvia.

“Io ad esempio, negli ultimi sei anni ho dedicato al blog ogni momento libero delle mie giornate: uscivo dal lavoro, mangiavo in velocità e via a scrivere. Facendo così sono riuscita a trasformare la mia passione nella mia professione ed adesso lavoro divertendomi” continua entusiasta la creatrice di Trippando.it.

Al momento di licenziarsi, Silvia ha comunicato al mondo la sua decisione con una lettera aperta indirizzata ai figli pubblicata sulla pagina http://www.trippando.it/lettera-ai-miei-figli-dopo-essermi-licenziata-non-l-ho-fatto-per-voi, in cui spiega  i motivi del suo gesto.

La lettera è stata ripresa e pubblicata dai due giornali della sua zona, il Tirreno e la Nazione, oltre l’uscita sulla cronaca di Pisa ed altri media ancora.

Ma qual’è il segreto di questa mamma che riesce a lavorare in autonomia da casa, coniugando i piaceri di stare di più con la sua famiglia ed il suo lavoro?

“Sono convinta che il successo di Trippando.it dipenda dal fatto che dietro ci sia sempre la parte umana che apporto al blog. Anche se devo scrivere un redazionale o un articolo sponsorizzato, parto sempre dalla mia esperienza personale o da qualche aneddoto familiare” ci dice Silvia.

“Quello che piace a chi mi legge è proprio la passione che metto nel mio blog e nei consigli che do a chi mi legge. Spesso i lettori mi scrivono, via email o attraverso la messaggistica della Pagina Facebook, per chiedermi indicazioni sui posti dove dormire, sulle migliori spiagge, su attività da fare con i bambini in un determinato posto.

E dato che questo, prima che essere il mio lavoro, è la mia passione, io rispondo sempre appena possibile con il consiglio migliore che sento di dare” racconta ancora Silvia.

A volte poi mi capita di dare così tante indicazioni che dalla risposta scritta al singolo all’articolo sul blog il passaggio è stato breve. Altre volte ancora, quando le domande non erano così urgenti, ho risposto direttamente che avrei scritto un articolo ad hoc, in modo da poter essere di aiuto anche ad altri”.

E poi ancora: “Anche sui social network mi presento così come sono: racconto la mia vita fatta di lavoro (prima da impiegata, adesso da blogger a tempo pieno), di weekend passati con la famiglia, di vacanze e di viaggi come quelli di una persona normale. Per questo le persone seguono Trippando ed i miei consigli, perché sono una come loro!”.

Affermazione entusiasta di Silvia che svela il “segreto” che le permette scrivere articoli in grado di coinvolgere i suoi lettori.

“Il mio modo di scrivere è molto colloquiale. Mi è capitato diverse volte di incontrare di persona alcuni lettori e la prima cosa mi hanno detto dopo avermi sentito parlare un minuto è stata ‘sembra di leggerti’.

Silvia adesso trasmette la sua esperienza anche agli altri, blogger e non, tramite ebook, libri e corsi present su Trippando.it

Insomma, oggi l’aspirazione al posto fisso può anche venir meno visto che grazie al web si può lavorare dal comodo della propria casa con un blog, invece che elemosinare lavori in giro.

Una strada che può portare, con studio e lavoro mirati, grandi soddisfazioni personali ed all’indipendenza economica.

 

 

 

 

 

 

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Contatti stampa:

Silvia Ceriegi
Email: silvia@trippando.it
Phone: +39 328 0161268

Genitori, in arrivo il primo seminario in Italia dedicato a padri e figli

Modena, 8 settembre 2017 – Si terrà a Modena, nel weekend tra sabato 21 e domenica 22 ottobre 2017, ‘Genitori in Azione‘ il primo seminario in Italia dedicato alla crescita, formazione e divertimento facendo interagire i papà con i propri figli e/o figlie.

La figura del padre è sempre più in evoluzione e ha un’importanza sempre più ampia nella crescita e formazione soprattutto nel periodo adolescenziale.

Il papà è fondamentale all’apertura del mondo, è importante che sia maggiormente presente e attivo in questa fase delicata e impegnativa perchè “Un padre deve far vedere al proprio figlio come funziona il mondo”.

Da una ricerca recente dove sono state intervistate più di 1300 famiglie è emerso che:
• Il 73% dei genitori dichiara che oggi il mestiere del genitore è molto più difficile di quanto fosse nel passato
• Il 39,5% dei genitori affermano che la famiglia è sempre meno in grado di trasmettere valori positivi ai propri figli

In questi anni di formazione, il team di Younite (youniteonline.com), azienda di formazione per adolescenti e le loro famiglie, ha vissuto e seguito oltre migliaia di ragazzi e, il rapporto tra padre e figlio/a, si evidenzia in maniera sempre più frequente e determinante nella crescita di un figlio/a.

“Il padre ha un ruolo molto importante per la responsabilità nei confronti della famiglia, la carriera e il ruolo come padre e marito. In tutto questo abbiamo notato che l’equilibrio nella relazione con suo figlio/a non è sempre cosi come si vorrebbe e questo vale anche da parte dei figli” raccontano gli organizzatori del corso.

Momenti introspettivi e momenti di divertimento, di sfide che si effettueranno in modo esclusivo al bellissimo ‘Autodromo di Modena’, nel cuore della Motor Valley dove si terrà anche una parata in pista e la sfida del Car Soccer con emozioni uniche.

Trainer dell’evento sarà Kerwin Bradshaw , dall’Olanda, padre, formatore e terapeuta che lavorerà soprattutto con i papà e Nan Coosemans (facebook.com/teencoachyounite) madre, CEO Younite, Family Coach & Teen Trainer, Family Therapist, certificata per adolescenti e specializzata nella gestione delle emozioni.

Ci sarà la partecipazione straordinaria del Mental Coach n. 1 in Italia, Roberto Re, formatore, padre, imprenditore, con 25 anni di attività, oltre 300.000 partecipanti ai corsi e più di 600.000 libri venduti.

Mentre i papà si addentrano alla scoperta di alcune sfacettature della loro identità maschile apprendendo nuovi strumenti, i loro figli (età dagli 11 ai 18 anni max), lavoreranno con il team di Younite dove a loro volta impareranno a comunicare in modo diverso, scopriranno di più su loro stessi, approfondiranno il loro talento anche attraverso lo sport & divertimento.

Gli interessati devono sapere che è in corso una promo che scadrà il 15 settembre ed i posti per partecipare all’evento sono limitati, pertanto è necessario affrettarsi e prenotare subito se si vuole trascorrere un weekend con tempo di qualità insieme al proprio figlio /figlia.

“Sappiamo essere una risorsa anche per i genitori, perché conosciamo entrambe le difficoltà ovvero quello dell’essere adolescenti e quello dell’essere genitori” concludono gli organizzatori del corso.

Per ulteriori informazioni telefonare al 338 482 5290 o scrivere alla mail info@youniteonline.com

Per iscriversi si può farlo direttamente al link  http://www.genitoriinazione.it/papa-e-figli-in-azione.

 

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Note per gli Editori e Informazioni

Nan Coosemans, Ceo Younite

Younite Family® ha sede in Olanda e opera anche in Italia dal 2010 nella consulenza e nello sviluppo di progetti dedicati alla crescita personale, a livello nazionale e internazionale. In particolare, Younite® si rivolge ai giovani dai 10 ai 18 anni e loro famiglie che necessitano di strumenti chiari ed efficaci per crescere e aprirsi al futuro. Lavoriamo con gli adolescenti da più di 10 anni e abbiamo imparato anche a vedere dal loro punto di vista.

Si possono organizzare interviste tramite l’Ufficio Stampa di Younite ai seguenti contatti::
+39 338 4825290 oppure scrivete a info@youniteonline.com

www.genitoriinazione.it e www.youniteonline.com
contengono informazioni più approfondite

 

 

 

Esce “Il mio primo giorno”, la storia vera e commovente di una gravidanza difficile

Roma, 26 maggio 2017 – Una nuova nascita desiderata, cercata, difesa nonostante le circostanze avverse: nel suo romanzo d’esordio Giacobbe Scurto apre il suo cuore e racconta la storia, autobiografica, di una giovane coppia alle prese con la nascita del primo figlio, dalla gioia dell’attesa al dramma di un finale inatteso. Una toccante testimonianza di amore, di fede di speranza.

Giacobbe e Miriam scoprono di aspettare un figlio. Lo desideravano da tempo, e la notizia li porta a progettare nuove prospettive per il futuro della loro famiglia. Ben presto però la gioia lascia il posto all’inquietudine: la diagnosi sul figlio Nathan, secondo i medici, è una condanna. Giacobbe e Miriam non si rassegnano e decidono di portare a termine la gravidanza. Insieme, senza perdere la speranza.

Sono mesi di odissee tra corsie di ospedale, gioie, disillusioni, speranze e grida che provengono dal cuore. E anche quando la vicenda volge verso il dramma, la fiducia continuera? a consolarli, sostenerli, aiutarli nel loro percorso.

Scurto ripercorre in prima persona, con uno stile sintetico, sobrio, autoironico un lieto evento che vira verso il dramma, mantenendo un ritmo incalzante che coinvolge il lettore fin dalle prime pagine. Un racconto che passa attraverso valori importanti che gli permettono di affrontare e superare la sofferenza di un percorso accidentato.

Scandiscono il racconto venticinque brevi capitoli suddivisi in tre sezioni dal titolo emblematico: fiducia, speranza, amore.

Un romanzo che è un regalo speciale, uscito, con la casa editrice Eternity Books, il 14 maggio scorso in occasione della Festa della Mamma e reperibile in tutte le librerie .

L’AUTORE

Giacobbe Scurto, nato a Vigevano nel 1985, vive a Varese insieme alla moglie Miriam. Il mio primo giorno, proposto da Eternity Books, è il suo romanzo d’esordio.

L’EDITORE

Eternity Books nasce nel 2014 a Napoli. Al momento ha all’attivo un catalogo di 33 libri che spaziano dalla saggistica ai romanzi.

Il libro: Giacobbe Scurto Il mio primo giorno Eternity Books, 2017 172 pp., 12 euro.

 

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Grande successo per Distrabella, il primo vero racconto a misura di bambino che “educa” i genitori 

Roma, 28 aprile 2017 – A un mese dalla sua uscita è grande successo per Distrabella, la protagonista del racconto per bambini “Distrabella e il draghetto Rossello”, che ha conquistato il patrocinio morale dell’Unicef

Qual è il segreto di questo attualissimo libro per bambini? 

La novità del libro, pubblicato dalla Caravaggio Editore, è che per la prima volta un’esperta educatrice, Claudia Gattella, si mette in gioco, bypassando i filoni oggi in voga nella letteratura per l’infanzia, creando un libro che si rifiuta di educare i bambini e che, al contrario, lancia delle allusioni di dissenso al mondo adulto.

Distrabella piace così tanto ai bambini perché questo personaggio non vuole rappresentare un modello educativo preconfezionatoIl libro infatti non intende aiutare i genitori a rendere i propri figli più obbedienti e pronti a fare la nanna senza storie, piuttosto che mangiare broccoli e carote senza emettere lamento. Niente di tutto questo. 

Tratta invece la rappresentazione di bambini e adulti, così come sono in questo momento storico. 

Distrabella è una bambina assolutamente “normale” e, per questo, eccezionale: apparentemente distratta, fa tante cose assieme senza farne “bene” nessuna agli occhi degli adulti; provoca la mamma essenzialmente per farsi notare mentre lei è presa dal suo cellulare; ama essere autonoma nelle sue scelte quando non è ascoltata. 

E proprio per questo tutti i bimbi amano immedesimarsi in lei o nel draghetto Rossello, che invece simboleggia il “diverso”, a rappresentazione delle emozioni che provano sia i bambini con disabilità, che i bambini migranti di oggi: persi, forti e teneri al tempo stesso, impauriti ma desiderosi di fare amicizia laddove tutto gli è poco familiare.  

Distrabella riesce a dare voce al linguaggio universale dei bambini, quello dell’accoglienza e dell’amicizia senza pregiudizi.

Anche le illustrazioni del libro, interamente fatte a mano, si pongono in netto contrasto con quel filone illustrativo minimalista che troviamo frequentemente in libreria, di certo non per scelta dei bambini quanto più per preferenza degli adulti che, spesso senza sapere cosa davvero interessi i più piccoli, decidono cosa sia “congruo” e cosa non lo sia. Al tempo stesso si discostano anche da quegli stili che volutamente scimmiottano i disegni dei bimbi. 

Le illustrazioni di “Distrabella” sono semplici ma cariche di colori, forme, dettagli che i bambini amano guardare, leggere e commentare assieme ai propri genitori, un approccio che le prime presentazioni hanno confermato come vincente.

Altro aspetto che sta emergendo in occasione dei numerosi incontri in giro per l’Italia è la voglia di “drammatizzazione” dei bambini. 

Le fiabe classiche di Andersen, Grimm o Perrault da sempre sono state oggetto di immedesimazione da parte dei bimbi, mentre, da qualche decennio, i nuovi personaggi, senza la trasposizione in film di animazione, rimangono per lo più confinati tra le pagine dei libri. 

 Con “Distrabella e il draghetto Rossello” sta succedendo invece qualcosa di nuovo

La lettura viene accompagnata dal travestimento in Distrabella e da una serie di oggetti, come la scatola misteriosa, la marionetta del draghetto, ecc., che permettono ai bambini di entrare in prima persona nella storia

Si creano così interessanti giochi di ruolo e si continua l’immersione nel libro tramite disegni e attività grafico pittoriche. 

Claudia Gattella, l’autrice, e Michela Pollutri, l’illustratrice, hanno trasformato così una normale lettura ad alta voce in un laboratorio sperimentale di lettura, teatro e pittura, ispirato ai metodi di “Nati per Leggere” e alle pratiche educative di Malaguzzi e Munari.

Una vera e propria innovazione che trasforma un libro per bambini in qualcosa di molto più coinvolgente, che tocca le corde dell’empatia e della relazione tra grandi e piccoli, e che per questo ha conquistato il patrocinio morale dell’Unicef.

“Distrabella e il draghetto Rossello” sarà al Salone Internazionale del Libro di Torino dal 18 al 22 Maggio, presso lo stand della Caravaggio Editore; i bambini potranno anche prendere parte a uno speciale Laboratorio multi sensoriale che avrà luogo il 21 maggio alle ore 15:30 presso il Bookstock village. 

Per capirne di più consigliamo di visitare il sito internet ufficiale di Distrabella www.distrabella.it.

 

Pubblicato il libro di Distrabella, il racconta a misura di bambino che educa i genitori

 

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Contatti stampa:

 

Caravaggio Editore

info@caravaggioeditore.it

Tel 0873 656027 Fax 0873 993111

www.caravaggioeditore.it/

Edo, i mattoni di cartone giganti italiani vanno su Kickstarter

Parte oggi alle ore 15 la campagna di raccolta fondi su Kickstarter degli Edo, i rivoluzionari mattoni giganti di cartone “Made in Italy” inventati da un papà di Rimini per “bambini architetto”…

Rimini, 6 settembre 2016 – Parte oggi alle 15 la campagna di raccolta fondi dei mattoni di cartone giganti Edo su Kickstarter, piattaforma di crowfunding nata per supportare startup e progetti creativi tramite raccolte fondi online. I finanziamenti verranno usati dagli inventori di Edo per portare i blocchi in produzione.

La campagna durerà 35 giorni in modo da riuscire a consegnare i primi pacchi di Edo in tempo per i regali di Natale. 

Dopo numerosi consensi gli Edo, rigorosamente Made in Italy, saranno disponibili per chiunque voglia sostenere il progetto a partire con quote da 25€ in su.  Previste anche delle offerte speciali riservate ai più veloci (early birds).

L’idea è nata a Rimini grazie a un figlio di 3 anni e alla sua voglia di creare cose sempre più grandi. Papà Simon Marussi non ha trovato sul mercato qualcosa che potesse soddisfare questa voglia di costruire dinosauri, casette e torri altissime e così ci ha pensato lui.

Dopo diversi mesi di progettazione e le prime entusiasmanti approvazioni dei bimbi i mattoni sono diventati una realtà: fatti in cartone riciclato possono sostenere fino a 50 kg, possono essere colorati, sono corredati con accessori come occhi e baffi e tutti i bambini che li hanno provati finora ne sono andati pazzi.

Un fortino, un castello innevato, un feroce tirannosauro, tutto può succedere con gli Edo, i mattoni per “bambini architetto”, molto facili da assemblare ed usare.

Creare qualcosa di nuovo, che prima non esisteva, stimola l’immaginazione e la creatività dei più piccoli. La dimensione dei blocchi e la possibilità di creare costruzioni a misura di bimbo sviluppano il senso dello spazio e la socializzazione.

E quando il gioco è finito i mattoni possono diventare una libreria, un comodino e molto altro ancora, con unico limite la fantasia.

I mattoni Edo vengono consegnati piatti e sono molto facili da assemblare: i bambini dai 10 anni in su riescono farlo da soli mentre per i più piccoli occorre l’aiuto di un adulto.

I mattoni sono disponibili inoltre in 2 dimensioni più un raccordo che permette di fare pezzi di qualsiasi lunghezza, visto che i mattoni più lunghi sono molto importanti per sostenere le strutture più complesse.

I fans dei mattoni Edo, che stanno ricevendo molti consensi sul web e sui social potranno finanziare il progetto italiano tramite il link playedo.com/pr e ricevere in cambio le prime confezioni di Edo per i propri bambini, oltre a diversi altri riconoscimenti.

 

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Contatti:

lisa.marussi@playedo.com

 

 

 

 

Visitami: “Le mamme italiane sempre più digital”

Milano, 6 maggio 2016 – Eh si, sono sempre loro, le mamme, a occuparsi del benessere di tutta la famiglia, dai bimbi ai nonni, fino agli amici a 4 zampe. E oggi sono anche molto digital: come riportato dal super blog “Fattore Mamma”, sono loro il traino della digitalizzazione in famiglia, dove nove mamme italiane su dieci possiedono uno smartphone e ne fanno un uso persino superiore a quello delle mamme americane.

Per questo le aziende focalizzano sempre più i loro servizi intorno alla figura della mamma digitale, come la startup italiana Visitamiil servizio che con pochi click permette di prenotare visite con medici, pediatri, infermieri e persino veterinari, tramite app o sito web, e anche per visite immediate a domicilio, ha dedicato un’attenzione particolare proprio a questa importante categoria: le mamme italiane.

Visitami è infatti il portale italiano che aiuta a trovare e prenotare visite anche in orari serali o durante i week-end: un valido aiuto per reperire un dottore, anche a domicilio, nel momento del bisogno. Un’app tutta italiana, realizzata da 4 brillanti ragazzi: Emanuele Urbani, Alessandro Cordova, Alessandro Sbenaglia e Roberto Cagnazzi.

“Sin da quando è nato Visitami, abbiamo pensato alle mamme e abbiamo deciso di coinvolgerle in un focus group affinchè il servizio e la tecnologia fossero in linea con le loro esigenze. Volevamo assicurarci che avessero tutte le informazioni necessarie per scegliere il medico adatto, in completa serenità e trasparenza” ci racconta Alessandro Cordova, co-founder del progetto.

“Non solo” continua Emanuele Urbani, anch’esso co-founder del progetto “ci siamo impegnati, e stiamo continuando a lavorare in questa direzione, nella ricerca di pediatri e figure professionali che possano fornire un servizio speciale proprio alle mamme italiane, che oggi vogliono trovare velocemente medici anche in orari non convenzionali”.

“Siamo aperti inoltre ai pareri di tutte le mamme sul nostro progetto, per migliorarlo anche in base alle loro esigenze. Basta chiamarci allo 02-80888203 oppure scriverci su info@visitamiapp.com per darci i loro suggerimenti. Tutto il nostro team è a disposizione delle mamme italiane per ascoltare e migliorare sempre più questo innovativo servizio” conclude Emanuele.

 

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Per interviste e contatti:

Roberto Cagnazzi
Cofondatore e CEO di Visitami
info@visitamiapp.com
Tel. 348/0819608

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