Arte, è rivoluzione: al via il Certificato Digitale per le opere d’arte

Roma, 1 aprile 2020 – È rivoluzione nel mondo dell’arte. Da oggi sarà possibile provare in ogni momento l’identità e l’autenticità delle opere d’arte grazie ad un Certificato Digitale per le opere d’arte. Merito di questa rivoluzionaria innovazione è della ArtID, azienda internazionale che si occupa d’arte con sede in Svizzera, che ha dato vita al Certificato Digitale per le opere d’arte. Una innovazione creata grazie all’utilizzo della blockchain, dell’Intelligenza Artificiale e delle immagini ad alta risoluzione.

Il Certificato Digitale contiene tutta la documentazione di ogni singola opera: foto in alta risoluzione, autentica dell’autore, documenti relativi all’eventuale archiviazione, evidenza delle mostre in cui l’opera è stata esposta, indicazioni di pubblicazioni rilevanti, estratti di pubblicazioni che contengono informazioni sull’opera. Le informazioni si possono estendere anche alla proprietà attuale ed a quelle precedenti, al luogo dove è fisicamente custodita l’opera, prezzi, atti di cessione, dichiarazioni di vendita e perizia. La cartella “Zip”, firmata su blockchain, non è modificabile nè nei suoi contenuti nè per le informazioni relative alla data di creazione ed aggiornamento.

Il Certificato Digitale ad opera della ArtID  proietta il mondo dell’arte verso quella che sarà la nuova generazione di opere d’arte. La certificazione e l’archiviazione rappresentano il presupposto per accedere a tutta la documentazione attraverso un archivio incorruttibile, condiviso e pubblico.

Questo crea le condizioni per un nuovo mercato dell’arte più aperto, trasparente e liquido. Il Certificato Digitale agevola la “due diligence” necessaria nella fase di acquisto di un’opera d’arte, le opere che ne sono dotate sono facilmente inventariabili ed una collezione di opere certificate è sempre aggiornata.

Il Certificato Digitale rappresenta lo strumento ottimale laddove si debbano dare informazioni in operazioni di import, export, sdoganamento e nelle successioni. Valorizza enormemente l’opera, facilita il processo di scambio delle informazioni e dà accesso alla visibilità dovuta grazie alla possibilità di pubblicarla sul Marketplace di ArtiID e/o su altre piattaforme.

Grazie al servizio di ArtID (www.artid.ch) è possibile accedere alle informazioni mediante il QR code (disponibile in area riservata), utilizzando il link alla documentazione (disponibile sempre in area riservata) oppure in prossimità dell’opera utilizzando il collegamento bluetooth.

Il mondo dell’arte così si evolve, perché in un mercato sempre più internazionale oggi è indispensabile affidarsi a strumenti innovativi che sono un mezzo per connettere e garantire artisti, collezionisti, galleristi, compratori, investitori.

La blockchain è ormai una rivoluzione inarrestabile: dalla sua applicazione più popolare, le criptovalute e i token, alla possibilità di tracciare i processi produttivi fino alla certificazione delle informazioni. E ArtID grazie al Certificato Digitale per le opere d’arte si conferma l’attore principale nella digitalizzazione del mondo dell’arte, una realtà innovativa unica a livello mondiale.

Per saperne di più sul Certificato Digitale rimandiamo al sito internet www.artid.ch.

 

 

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Turismo: il Corona Virus non ferma la partnership italo-cinese

Firenze, 26 febbraio 2020 – Il 2020 è l’anno della cultura e del turismo Italia-Cina, una grande occasione di cooperazione internazionale per i due paesi nel settore turistico e culturale.

Entrambi i paesi possono vantare insieme oltre 110 siti tutelati dall’Unesco (55 ciascuno) e l’iniziativa comune vede in campo il Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, L’Enit e la Farnesina che organizzerà tramite l’Ambasciata di Pechino, i consolati e gli istituti di cultura in Cina tante delle iniziative e manifestazioni che scandiranno l’anno, frutto anche dell’accordo relativo alla Belt and Road Initiative, ovvero la Nuova Via della Seta.

Purtroppo in questo clima favorevole di scambi commerciali e turistici si è insediato un nemico pericoloso di nome coronavirus che rischia di mandare gambe all’aria il cronoprogramma dell’intero progetto.

Ci sono però Tour Operator Italiani che non si scoraggiano, anzi ne fanno di necessità virtù e in questo momento di crisi sanitaria promuovono partnership con aziende cinesi operanti nel settore turistico.

È il caso di TBA Holidays“, Tuscany Business Agency (www.tuscanybusinessagency.com), specializzata nell’intermediazione turistica e che dispone di un catalogo di centinaia di dimore storiche ville e castelli di prestigio in tutta Italia e con il suo focus in Toscana.

La stessa è affiancata anche dalla divisione immobiliare denominata TBA Real Estate.

La più importante società cinese di Wedding Planner presente in Italia da parecchi anni si chiama 80&90 che intelligentemente a suo tempo è entrata nel mercato dell’organizzazione eventi e matrimoni per i Cinesi in Italia e non solo.

Un business che si stà sempre di più affermando vista la continua richiesta del nuovo ceto medio-alto cinese, un esercito di milioni di ragazzi dai 25 ai 35 anni di ottima cultura con ampia disponibilità economica, arrivano soprattutto da Pechino, Shanghai, Guangzhou e Tianjin.

Vengono in Italia, uno dei paesi più ambiti non solo per vacanza ma anche per sposarsi, e a volte organizzano nel nostro Paese il pre-wedding ossia una sorta di luna di miele anticipata, con la preparazione di tutto quanto necessario quasi come fosse un set cinematografico.

Si va dall’allestimento della location alla fornitura dei fioriservice,  catering, fino allo shooting fotografico e video da far vedere ai propri amici e parenti al loro ritorno in Cina in occasione del matrimonio ufficiale, dove possono essere presenti anche oltre 1.000 invitati.

“Ci è sembrato un processo naturale e complementare alla loro attività di Wedding Planner questa sinergia” dice Aldo Gottardo fondatore di TBA Holidays.

“L’accordo è stato raggiunto pochi giorni fa: la nostra mission rimane la locazione di strutture di pregio mentre la loro attività è la gestione dell’incoming e l’organizzazione dell’evento. Siamo partiti in modo spontaneo all’insegna di “China we are with you“ ma da quando il virus non parla solo cinese ci siamo uniti ancora di più in un abbraccio di solidarietà e rispetto poi l’empatia creata con Chnen Cai fondatore di 80&90 ha fatto il resto”, continua Aldo Gottardo.

“Nella lingua cinese la traduzione della parola “crisi” è una combinazione di due significati: pericolo“ e opportunità“.

Penso che al termine di questa brutta esperienza in particolare per milioni di cinesi costretti ad essere blindati ed in quarantena con tutte le conseguenze del caso ci sia il grande desiderio di riscatto ed evasione tale da creare un’importante ondata di ritorno turistica in particolare per il nostro paese.

Il messaggio di incoraggiamento che vogliamo portare è che nonostante le copiose disdette di prenotazioni nel settore turistico del momento, insieme a fine emergenza riusciremo ad essere più forti e la ripartenza sarà, per chi ora non ha paura e non crea discriminazioni, un’opportunità unica e irripetibile“, conclude Gottardo.

 

 

 

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Ufficio stampa

Tuscany Business Agency

Email: gottardo.aldo@gmail.com

 

 

La delegazione argentina del Tucuman visita il Centro Agroalimentare di Roma

Roma, 2 luglio 2018 – Si è tenuto lo scorso 28 giugno a Roma un incontro tra una delegazione argentina della provincia del Tucuman e il CAR, Centro Agroalimentare di Roma. Scopo dell’incontro era testare le potenzialità economiche delle 2 realtà per sviluppare eventuali relazioni economiche.

Dall’incontro è in effetti emerso che il know-how del CAR e i prodotti agroalimentari della provincia argentina sono complementari e possono fortemente cobtribuire allo sviluppo delle relazioni economiche tra Italia e Argentina.

Il Dottor Fabio Massimo Pallottini, Direttore Generale del Centro Agroalimentare di Roma, ha dato il benvenuto alla missione istituzionale e commerciale della provincia Argentina di Tucumán guidata dal Governatore Dottor Juan Luis Manzur che in precedenza era stata ricevuta dalla F.A.O, l’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.

All’incontro sono state illustrate le possibilità di cooperazione del CAR, prima struttura in Italia per la commercializzazione di prodotti ortofrutticoli e ittici, e la Provincia di Tucumán, di grande vocazione agricola e leader mondiale nella produzione di limoni.

All’incontro è stata rilevata l’importanza di accordi strategici utili alla commercializzazione e all’interscambio di tecnologie, reti e prodotti nel settore agroalimentare.

Sono stati anche prospettati scenari di collaborazione tra i due paesi con la preparazione di una lettera d’intenti e una futura visita di responsabili del CAR in Argentina per verificare la possibile realizzazione in Tucumán del “modello” CAR.

A conferma del valore e della validità della visita si evidenzia che gli incontri B2B, avvenuti nel corso della stessa tra imprenditori argentini e italiani, hanno concretamente portato alla definizione di accordi commerciali di grande valore simbolico per i positivi sviluppi ipotizzabili e realizzabili tra i produttori agricoli di Tucuman e gli operatori del CAR.

 

Incontro tra la delegazione argentina e il CAR, Centro Agroalimentare Roma

A Roma incontro tra imprenditori molisani e cinesi

Roma, 14 marzo 2018 – L’associazione “Forche Caudine” apre al mondo dell’imprenditoria dotandosi di una sezione “Imprese”, affidata a Francesco Caterina e Mauro Bonello. Sezione inaugurata promuovendo un ambizioso incontro con imprenditori di origine cinese, collegati all’associazione Associna, per favorire interscambi con i molisani.

La delegazione cinese, che ha fissato un primo incontro per lunedì prossimo in zona Eur, sarà guidata dal presidente onorario di Associna, l’ingegnere Marco Wong, 54 anni, 6 lingue parlate ed autore di 3 libri.

La sua carriera professionale parla per lui: ha esordito come sviluppatore software in Italtel e manager alla Pirelli cavi, diventando poi direttore generale di Jilin Huatai, direttore acquisti di Tim in Perù, vice presidente di Huawei Italia e dal 2011 titolare di aziende attive nella distribuzione di alimentari etnici.

Oggi è anche consigliere di amministrazione di Extrabanca Spa, il primo istituto bancario principalmente rivolto agli immigrati. Con lui Xinghai Ke della Chiesa cristiana evangelica cinese in Italia, operativa a Roma dal 1981.

Per i molisani saranno presenti gli imprenditori Francesco Caterina e Mauro Bonello, oltre ad alcuni membri del direttivo di “Forche Caudine” (www.forchecaudine.com).

Con circa 300mila residenti, più o meno quanti ne ha il Molise, la folta comunità cinese in Italia è da sempre identificata con il dinamismo economico.

Ai circa 60mila imprenditori che operano nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, nelle attività manifatturiere e in quelle di ristorazione, si sono aggiunti grandi investitori di realtà imprenditoriali “Made in China”, spesso con la negoziazione dei membri di Associna.

Il giro d’affari nel 2015 è stato di oltre 9,5 miliardi di euro con 18mila dipendenti italiani. Tra gli investimenti più importanti, oltre all’Inter e al Milan, anche Benelli, Cerruti, Krizia, Om Carrelli, Pirelli. Con presenze nel capitale di Enel, Eni, Cdp Reti e di istituti bancari e assicurativi del calibro di Unicredit, Mps, Intesa, Generali, Mediobanca.

La composizione del gruppo etnico cinese è ora in ulteriore trasformazione grazie alle nuove generazioni: ci sono quasi 8 mila cinesi che frequentano le università italiane (1 laureato non comunitario su 6 è cinese) e sono quindi pienamente integrati nel tessuto economico e sociale del nostro Paese.

C’è però un altro aspetto di grande interesse per l’Italia: i crescenti flussi di turisti provenienti dalla Cina. I cinesi sono diventati primi come spesa per il turismo “outcoming” a Roma. Una risorsa che equivale ad enormi benefici economici e a grandi potenzialità da sfruttare al meglio, anche per il Molise.

Ma devono essere principalmente le istituzioni a recepire i nuovi fenomeni.

 

 

Export Digitale: nuove strategie per l’internazionalizzazione delle PMI grazie a Weevo e BPER Banca

Milano, 8 marzo 2018 – Le PMI oggi, grazie al marketing digitale, hanno nuovi strumenti e strategie a cui attingere per l’internazionalizzazione e la conquista dei mercati esteri. Con questo fine la Weevo, agenzia di comunicazione che dal 2012 unisce il web marketing all’internazionalizzazione, è stata scelta da BPER Estero, la sezione dedicata ai percorsi di internazionalizzazione di BPER: Banca, per una collaborazione nel quadro delle attività a favore delle aziende del territorio impegnate a sviluppare opportunità di business su nuovi mercati.

L’iniziativa prevede, oltre al pacchetto di servizi dedicati alle PMI, una serie di eventi co-organizzati, di stampo educational, che mireranno a illustrare le caratteristiche dell’Export Digitale (http://exportdigitale.weevo.it) con l’ausilio dei numerosi casi di studio di Weevo.

L’attività di sostegno alle imprese che avviano progetti di internazionalizzazione, da parte di BPER: Banca (www.bper.it), è in costante sviluppo e miglioramento nell’intento di fornire alle aziende locali una prospettiva sempre aggiornata e all’avanguardia rispetto a questi temi.

Consapevoli della velocità con la quale le economie dei Paesi sono sottoposte al cambiamento non ci si può esimere dal monitorare il trend legato all’utilizzo dei mezzi di comunicazione digitali e al tipo di messaggio che su di essi viene veicolato. Un binomio che, se sfruttato adeguatamente, è in grado di fare la differenza nelle iniziative di approccio, sviluppo e presidio degli scenari di mercato internazionali per le PMI.

La partnership prende il via proprio da questa esigenza, unendo l’offerta di consulenza specializzata di BPER Estero al know how verticale di Weevo, maturato in oltre cinque anni di esperienza nell’elaborazione di strategie e metodi a supporto delle imprese.

Per maggiori informazioni sui servizi di internazionalizzazione  delle imprese consigliamo l’indirizzo internet http://exportdigitale.weevo.it mentre per saperne di più su BPER: Banca l’indirizzo internet è www.bper.it.

 

Riguardo BPER: Banca

BPER: Banca è una grande banca nazionale, profondamente radicata in tutti i territori in cui opera.

Cresciuta in modo organico e misurato, senza bruciare i tempi e senza perseguire mai una crescita fine a se stessa, ogni filiale  mantiene e alimenta nel tempo il rapporto quotidiano con i suoi clienti, che conosce da vicino. Comprendendo e condividendo i valori delle comunità, la banca presta sempre una sincera attenzione alle esigenze delle persone per rispondere fino in fondo alle loro aspettative e per superarle, ogni volta possibile.

Riguardo Weevo

Weevo è un’agenzia di web marketing, fondata da David Rimini, Gabriele Carboni e Giovanni Colasante con sede a Pesaro, Vignola (MO) e Castiglione delle Stiviere (MN), specializzata nell’uso degli strumenti digitali a supporto dei processi di internazionalizzazione delle imprese.

 

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Per informazioni

Weevo srl

http://exportdigitale.weevo.it

Gabriele Carboni (+39) 059 762953 – gabriele@weevo.it

David Rimini (+39) 0376 673710 – david@weevo.it

 

Economia, arriva il voucher per l’internazionalizzazione delle PMI italiane

Roma, 3 novembre 2017 – Nell’ambito del programma MISE “voucher internazionalizzazione – 2017”, il Consorzio Italo-maltese Euromed International Trade e la società TEM White Srl, hanno raggiunto un accordo di partenariato, le cui finalità saranno quelle di potenziare e valorizzare le azioni per l’internazionalizzazione da offrire alle PMI Italiane.

Il programma di sostegno sull’internazionalizzazione, messo a disposizione dal MISE, prevede l’erogazione di un contributo a fondo perduto sotto forma di voucher, in favore di tutte quelle PMI che intendono guardare ai mercati oltre confine attraverso una figura specializzata (il cd. Temporary Export Manager o TEM) capace di studiare, progettare e gestire i processi e i programmi sui mercati esteri.

Per poter beneficiare del voucher, le imprese devono rivolgersi ad una società fornitrice dei servizi, scegliendola tra quelle inserite nell’ apposito elenco che sarà pubblicato sul sito del Ministero entro il giorno 20 dicembre 2017.

La partnership realizzata, tra Euromed e White, si pone l’obiettivo di offrire alle PMI interessate, di aderire a focus tematici e/o geografici specifici, già sperimentati, consolidati e competitivi nello attuale scenario commerciale.

“Il progetto di internazionalizzazione è uno strumento strategico di enorme valore per la crescita del business” – dichiara Giovanni Pecorari, Ceo di White Srl, la società TEM, già accreditata al Ministero dello Sviluppo Economico in occasione del bando 2015.

“I TEM di White  – continua Pecorari – già collaborano con imprese operanti in diversi settori, tra questi: meccanica, arredamento, elettronica, automotive, agroalimentare, edilizia, energie rinnovabili, moda e materiali compositi e la partnership con Euromed è per noi fondamentale per esplorare i mercati post brexit e del Commonwealth”.

“La rete commerciale del  Commonwealth – conferma Sergio Passariello, CEO del Consorzio Euromed –  con 52 stati aderenti e 2,5 miliardi di cittadini rappresenta sicuramente un mercato al quale le imprese italiane devono e possono guardare”.

Se poi a tutto ciò aggiungiamo le potenzialità dell’accordo CETA (l’accordo economico e commerciale tra l’UE e il Canada), entrato in vigore provvisoriamente lo scorso 21 settembre, è evidente che spendere il proprio voucher in un progetto accompagnato da noi, può determinare per l’impresa un ottimo risultato.

“Nell’ambito dei focus – conclude Passariello –  abbiamo deciso di coinvolgere la nostra sede di Malta, in quanto Stato contestualmente aderente alla Comunità Europea ed alla rete commerciale del Commonwealth, oltre che con spiccate doti commerciali e di giurisdizione anglosassone che facilità le relazioni commerciali”.

Per partecipare al bando MISE, è necessario che le imprese interessate, con fatturato realizzato nell’ultimo esercizio superiore a 500 mila euro, presentino apposita domanda al MISE, a partire dal 28 novembre 2017.

A tal proposto, al fine di poter ottenere un supporto, è possibile contattare i nostri uffici scrivendo una mail a: voucher2017@consorzioeuromed.com oppure compilare il form alla pagina web dedicata all’indirizzo www.consorzioeuromed.com/voucher2017.

 

 

Uva, tutti pazzi per la senza semi: ecco come riconoscere quella italiana

Milano, 12 settembre 2017 – L’Italia è uno dei più importanti produttori di uva nel mondo insieme a Cina e Stati Uniti. Una produzione che affonda le sue radici nella storia del Mediterraneo, fin dalla Magna Grecia e che ha portato alla  produzione delle varietà tradizionali più conosciute ed apprezzate da sempre, l’uva Italia, la Regina, la Pizzuttella, la Red Globe, la Palieri e tante altre.

Ma a fianco delle varietà più tradizionali, negli ultimi anni, si sono affermate con grande successo le varietà di uva caratterizzate dall’assenza completa di semi.

E’ stato un successo planetario ed una delle più importanti innovazioni in ortofrutta degli ultimi anni.

I consumi mondiali di uva senza semi stanno crescendo in maniera dirompente soprattutto nei paesi anglosassoni, Regno Unito e Usa in particolare ma anche nei Paesi Scandinavi, in Germania, in  Cina e in tutto il Medio Oriente.

Il boom di consumi in Italia c’è, e riguarda soprattutto le aree del Nord, le grandi città, i consumatori più evoluti e meno tradizionali.

Da dove viene l’uva senza semi

L’assenza di semi nell’uva è una caratteristica presente in alcune tipologie di questo straordinario frutto da tempo immemorabile. Pensiamo, ad esempio, all’uva sultanina, che è un’antica varietà senza semi, utilizzata  per l’essiccazione oppure l’uva di Corinto, anch’essa con queste caratteristiche.

La natura e la grande biodiversità della frutta offrono, quindi, tipologie di uva che nascono con questa caratteristica intrinseca. Si dicono partenocarpiche .

In sostanza i fiori di queste piante di vite si autofecondano e non producono semi consentendo al frutto,  comunque  di crescere e maturare.

Un fenomeno interessante e studiato ampiamente dai botanici e i genetisti che hanno messo a punto straordinarie varietà con questa caratteristica anche per il consumo fresco.

Il successo è stato immediato ed enorme,  in tutto il mondo;perché le uve senza semi selezionate  offrivano un valore aggiunto impagabile: l’assenza di semi, la facilità di consumo, la croccantezza e la dolcezza costante, la possibilità di utilizzo in succhi e frullati senza dovere separare i semi.

Un successo senza precedenti  che sta portando alla conquista di sempre maggiori quote di mercato per questa tipologia d’uva che ormai ha complessivamente raggiunto il 46% dell’offerta totale.

Le varietà, le stagioni e i territori di produzione garantite dai produttori

Quando una innovazione frutticola ha successo a livello globale, come nel caso della’uva senza semi, si moltiplicano le varietà per intercettare il gusto dei consumatori, le esigenze produttive nei diversi territori e la stagionalità. Le varietà sono numerosissime, costituite spesso da grandi network  operanti in tutto il mondo ed anche, naturalmente, in Italia.

Per scegliere al meglio è opportuno  affidarsi alle garanzie e  alla professionalità dei produttori italiani associati al marchio Solarelli.

Solarelli è un marchio di qualità di proprietà della Cooperativa Apofruit. Una Cooperativa che associa oltre 4000  produttori e che  ha scelto di selezionare le migliori uve da tavola senza semi idonee alla coltivazione  in Italia ed in particolare in Puglia, Basilicata e in Sicilia e di proporle ai consumatori con il marchio Solarelli, un brand che identifica uve senza semi dolci, croccanti, presenti da luglio a Novembre, di tre colori, bianche rosate e nere.

La sicurezza e la garanzia di una bontà senza sorprese e la scelta costante di coltivare nei territori italiani che per tradizione, cultura e competenza sono ideali per ottenere il meglio dal prodotto fanno di Solarelli il punto di riferimento italiano della qualità. Le uve senza semi Solarelli, oltre che per il consumo fresco, sono molto apprezzate  per la preparazione di dolci, sorbetti, centrifugati e smoothie e gli chef e i barman sono particolarmente attratti da questa tipologia di prodotto  perché è veloce e facile da usare in cucina, oltre che buona.

L’Uva Solarelli è prodotta nelle migliori aree vocate della Puglia, del Metaponto in Basilicata e della Sicilia,  dove la cooperativa Apofruit è presente con i propri soci produttori e con le proprie strutture per la selezione e il confezionamento che è attivo da luglio a novembre consentendo di proporre al mercato italiano ed estero uve freschissime e di alta per un lungo periodo.

 

ALCUNE VARIETA’ SOLARELLI DI ALTA QUALITA’

 

UVA SUGRAONE (Superiorseedless): E’ precoce e dolcissima

Una tra le migliori varietà di uva da tavola bianca a livello qualitativo e produttivo: è precoce ed eccellente sia per le qualità organolettiche, che da punto di vista estetico. Disponibilità: da fine Luglio a metà Settembre.

SOPHIA: bianca tardiva, matura da metà agosto a settembre inoltrato. Ha gli acini grandi ed è molto aromatica. Ricorda il moscato.

UVA THOMPSON: Uva da tavola bianca senza semi, ottima sia per il consumo fresco sia per la preparazione di succhi e distillati. È l’uva tipicamente utilizzata per all’appassimento. Disponibilità: da fine Agosto a Ottobre.

UVA BIG PERLON: Uva da tavola nera, molto produttiva, caratteristica per la bellezza del suo aspetto estetico, e la dimensione dei grappoli. Disponibilità: da fine Luglio a Novembre

UVA CRIMSON :Tardiva e di gusto eccellente

Uva da tavola rosso-violacea caratterizzata da proprietà organolettiche e aspetto uniche che la rendono molto apprezzata dai consumatori. Ottima la conservabilità e il trasporto. Disponibilità: da Settembre a Dicembre.

UVA RED GLOBE: Uva da tavola rossa-violaceo con caratteristiche qualitative medie, molto apprezzata per l’ottimo aspetto e per il sapore caratteristico. Relativamente buona la resistenza al trasporto. Disponibilità: da Settembre a Dicembre

 

Il  perfetto equilibrio di gusto e salute dell’uva senza semi

Le caratteristiche nutrizionali dell’uva senza semi si discontano molto poco dall’uva tradizionale, l’unica difformità è probabilmente la mancanza di vitamina E che si trova nei semi e che naturalmente non è presente nelle tipologie “ apirene”.
L’uva in particolare e l’intera pianta di vite in generale è considerata da tempi antichissimi un vero toccasana per la salute.

100 grammi d’uva fresca apportano 61 Kcal: 80,3% dei frutti sono costituiti da acqua, i carboidrati – soprattutto fruttosio e glucosio – sono il 15,6%, le fibre ammontano all’1,5%, le proteine allo 0,5% ed i grassi, pochissimi, costituiscono solamente lo 0,1%.

L’uva è ricca in sali minerali, in particolare potassio (192 mg/100g) ma sono  presenti, seppur in quantità meno importanti, anche manganese, rame, fosforo e ferro.

Tra le vitamine dell’uva senza semi  non possono mancare la C (6 mg %), la B1, la B2, PP ed A.

 

ACINI, FOGLIE E LEGNO DI VITE SONO UNA MINIERA DI VIRTU’ TERAPEUTICHE

L’uva, è dissetante e purificante e nel contempo nutriente, energetica e miniera di virtù terapeutiche che coinvolgono tutta la pianta, dalle radici, alle foglie, agli acini.

Gli antocianosidi, contenuti nelle foglie di vite,  abbassano la pressione, aumentano la resistenza dei capillari.

Le procianidine – tannini catechinici contenuti nelle foglie  sono importanti antiossidanti.

Il resveratrolo è un composto stilbenico riscontrato in particolare nella buccia degli acini e nella radice di vite questa sostanza è utile nella prevenzione dalle malattie cardiovascolari poiché migliora la fluidità del sangue, diminuendo pertanto il rischio di  ictus, infarti e trombosi. Inoltre, il resveratrolo dell’uva esercita proprietà antinfiammatorie ed abbassa il colesterolo.

I polifenoli inoltre contribuiscono a mantenere elastica la pelle, contrastando la degradazione di collagene ed elastina; inoltre favoriscono l’inibizione dell’ossidazione delle LDL.

I sali minerali contenuti nell’uva sono utili per la formazione dell’emoglobina, per stimolare la secrezione della bile e per favorire la digestione; inoltre, i sali minerali fungono da diuretico (potassio) e rimineralizzante.

Le vitamine infine espletano proprietà antiossidanti e vitaminizzanti.

 

 

 

 

 

 

Passariello, “Il CETA è occasione di sviluppo per le nostre imprese”

Milano, 7 agosto 207 – Il CETA è un’opportunità di sviluppo per le nostre aziende e per l’Italia? Intervistato da “Imprese del Sud”, Sergio Passariello, Presidente e CEO del consorzio d’internazionalizzazione Euromed International Trade, con sedi tra Italia e Malta, ci spiega le positività dell’accordo commerciale tra Europa e Canada che sta spaccando il mondo politico ed imprenditoriale italiano in questo momento.

Passariello, prima di tutto ci spieghi cos’è il CETA.

Negoziato per quasi cinque anni e quattro mesi, il CETA è l’accordo economico e commerciale globale concluso tra l’UE e il Canada. Oggi l’accordo è pronto per la ratifica finale del Parlamento italiano, dopo che la maggioranza dei Deputati Europei lo ha sostenuto e votato, l’accordo potrebbe già essere applicato provvisoriamente nel prossimo mese di settembre.

Va precisato che il CETA non riguarda solo ed esclusivamente il settore agroalimentare ma bensì tantissimi altri settori della nostra economia.

Eliminerà tutte le tariffe e dazi tra l’UE e il Canada, ad eccezione di quelle previste sui servizi pubblici, i servizi audiovisivi e di trasporto e alcuni prodotti agricoli. Esso porterà anche al riconoscimento reciproco delle certificazioni per una vasta gamma di prodotti, dai beni elettrici ai giocattoli.

Basti pensare che prima di quest’accordo il Canada negoziava singolarmente con gli Stati Europei e sussistevano disparità di trattamento, spesso a danno delle nostre imprese. Oggi con il CETA, questo non sarà più possibile, le regole dell’accordo valgono per tutti gli Stati membri EU e non ci saranno più posizioni dominanti.

Inoltre in Canada c’è una delle più grandi comunità di italiani all’estero. A partire dal censimento del 2011, quasi un milione e mezzo di abitanti canadesi hanno dichiarato di avere origini italiane. E l’Italia deve assolutamente prendere in considerazione questo dato, se non vuole perdere quest’occasione.

Chi saranno i primi beneficiari del CETA?

Sicuramente i consumatori. L’apertura dei mercati porterà ad una maggiore scelta di prodotti e servizi a prezzi più competitivi.

Poi i lavoratori. Per molti operatori professionali dell’UE e quindi Italiani, sarà più facile fornire servizi legali, contabili, ingegneristici, architettonici o simili in Canada. Il CETA fornisce un quadro chiaro per l’UE e il Canada nel riconoscere le qualifiche degli altri in tali professioni. Sarà inoltre più agevole per le imprese spostare temporaneamente il proprio personale all’altro lato dell’Atlantico.

Ed infine per le imprese. Semplificando le procedure sarà più facile per le aziende europee di espandersi nel mercato canadese. Con il CETA, il Canada aprirà le proprie gare di appalto pubbliche alle imprese dell’UE, sia a livello federale che comunale. Per le esportazioni inoltre, sono state previste semplificazioni burocratiche con registrazione dei prodotti direttamente presso le nostre Agenzie delle Dogane.

Con la sottoscrizione del CETA, il Canada si impegna anche a rendere più trasparente i propri processi di gara pubblicando tutte le sue offerte pubbliche su un unico sito web divisi per singolo appalto. Attualmente la mancanza di accesso alle informazioni è uno dei maggiori ostacoli per le piccole imprese in mercati esteri.

Ma con il CETA ci sarà una protezione dei prodotti Italiani ed in particolare del SUD?

Anche se L’Italia potrà esportare il 92% circa dei suoi prodotti agricoli e alimentari esenti da dazi doganali, questo non sarebbe a dispetto della protezione dei suoi prodotti. Il Canada ha deciso di proteggere l’origine di  143 prodotti europei associati a una specifica città o regione, già presenti sul mercato canadese e che già godono di una grande reputazione in funzione delle loro qualità, e di questi prodotti 41 sono Italiani.

Il trattato commerciale, non interviene in modo del tutto restrittivo sulle produzioni canadesi che si ispirano alla Dop originale (con l’uso, ad esempio, della denominazione “Parmesan”), ma vieta di associarle ad elementi di “italian sounding” (il tricolore, città o monumenti italiani) che risultano ingannevoli per i consumatori. Questo passaggio assume una straordinaria rilevanza per la tutela dei nostri prodotti, che va precisato ad oggi non tutelati.

Purtroppo, con rammarico devo confermare che il Canada, per le aziende meridionali non ha mai rappresentato un mercato di riferimento, per questo credo che le polemiche attuali, sollevate anche da autorevoli esponenti del mondo politico ed imprenditoriale siano stucchevoli. Ciò che conta, nell’affermazione di un prodotto è il posizionamento commerciale, il valore del brand, la conoscenza dello stesso sul mercato e non basta avere un simbolo DOP o IG per rendere quel prodotto affermato.

Senza CETA, il meridione continuerebbe a non aver accesso al mercato canadese, considerando anche i dazi presenti, mentre con il trattato commerciale operativo, finalmente anche il tessuto imprenditoriale del sud Italia potrà guardare a questo mercato con serenità, programmare investimenti senza avere concorrenza sleale da parte di terzi nell’uso di marchi, brevetti, simboli italiani e sfruttare al massimo l’unico brand che oggi i canadesi conoscono bene, il “Made in Italy”.

Ma nel merito, molte associazioni sindacali e di consumatori stanno protestando per bloccare il CETA?

Intanto, va precisato che solo alcune associazioni di agricoltori, oggi sono contro il CETA. Tali associazioni non rappresentano la maggioranza degli operatori che invece, dalle informazioni in mio possesso, sono favorevoli all’accordo ed intravedono in questa apertura dei mercati una grande occasione di crescita.

Ciò che va valorizzato di quest’accordo è la possibilità per il nostro tessuto imprenditoriale di poter puntare, finalmente, al mercato canadese e quindi statunitense, con progetti di medio e lungo termine e con la consapevolezza di non essere aggrediti dalla aziende canadesi con concorrenza sleale. Senza la firma di questo accordo, di contro, l’industria del falso Made in Italy continuerà a crescere senza avere strumenti giuridici per tutelarci.

Inoltre, voglio precisare che molte imprese nel settore agroalimentare sono fuori dal DOP e/o IGP sebbene produttori di prodotti di alta qualità . Infine c’è chi ha costruito un vero e proprio business sul sistema della qualità certificata aumentando i costi di produzione e rendendo spesso gli stessi prodotti non collocabili sul mercato.

Ovvio che il CETA va a toccare anche interessi di parte, ma le positività di quest’accordo non possono essere messe in discussione per la protesta “tardiva” di lobby commerciali che sino ad oggi forse hanno potuto godere di protezioni.

Rispetto invece alle garanzie sanitarie dei prodotti provenienti dal Canada? Si legge sui media di grano al glifosato o carne agli ormoni, cosa c’è di vero?

Prima di tutto voglio precisare che nell’accordo commerciale è previsto, senza alcun margine d’interpretazione, che tutte le importazioni dal Canada devono rispettare le norme dell’UE. Il CETA non riduce e non modifica gli standard comunitari in materia di salute e sicurezza, ambientali e sociali o dei consumatori. Quindi non cambieranno le norme UE che disciplinano la sicurezza alimentare, anche sui prodotti OGM o il divieto di carne bovina trattata con ormoni.

Anche in questo caso, chi soffia sul vento anti CETA, specula sulla disinformazione e crea un clima di tensione tra cittadini ed imprese, ai limiti della tolleranza.

Di contro, il Canada non mi risulta essere un paese nel quale la qualità della vita è pessima, anzi ad esempio Vancouver risulta ai primi posti nella classifica mondiale tra le città dove si vive meglio, mentre l’Italia si piazza negli ultimi posti. Sarebbe opportuno fare un po di autocritica in merito.

Inoltre il CETA non si applica ai servizi pubblici, in questo modo i paesi dell’UE potranno mantenere i monopoli pubblici e continuare a decidere quali servizi, come l’approvvigionamento idrico, la salute e l’istruzione, vogliono mantenere pubblici e quali vogliono privatizzare. Anche in questo caso ogni contestazione è puramente speculativa ed ideologica.

Sfogliando l’accordo troviamo anche capitoli dedicati alla tutela della proprietà intellettuale e la protezione dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori. Ci spieghi meglio.

Il CETA creerà condizioni di maggiore parità tra il Canada e l’UE nel campo dei diritti di proprietà intellettuale (DPI). Rafforzerà, ad esempio, la protezione dei diritti d’autore, allineando le norme canadesi a quelle dell’UE in materia di protezione delle misure tecnologiche e di gestione dei diritti digitali. Migliorerà il modo in cui il sistema dei DPI del Canada protegge i brevetti di prodotti farmaceutici dell’UE.

Oggi, un azienda italiana se volesse proteggere il proprio marchio o brevetto sul mercato canadese, dovrebbe avviare una procedura di registrazione presso l’autority canadese, con costi maggiorati e con il rischio di un rigetto. Con il CETA tutto questo sarà superato.

L’UE e il Canada hanno concordato il loro impegno a favore dello sviluppo sostenibile. Entrambe le parti sono d’accordo sul fatto che gli scambi commerciali e gli investimenti debbano promuovere la protezione dell’ambiente e i diritti dei lavoratori e non andare a loro discapito.

L’UE e il Canada si impegnano affinché il CETA contribuisca a garantire la complementarità tra crescita economica, sviluppo sociale e protezione dell’ambiente. Il CETA fa propri gli obblighi assunti dall’UE e dal Canada in forza di norme internazionali in materia di diritti dei lavoratori e di protezione dell’ambiente e del clima.

Il CETA attribuisce alla società civile dell’UE e del Canada un ruolo importante in termini di partecipazione all’attuazione degli impegni previsti in questi settori dall’accordo stesso. Il CETA istituisce inoltre una procedura di risoluzione delle controversie che comprende consultazioni tra i governi e un gruppo di esperti.

Quali iniziative avete in programma per aiutare le Imprese Italiane ad accedere nel mercato canadese, con l’approvazione provvisoria del CETA?

Prima di tutto l’approccio all’accordo, per quanto ci riguarda è positivo. I motivi che rendono il trattato commerciale un opportunità di crescita sono tanti, ed il CETA non va visto come un punto di arrivo, ma come un punto di partenza. Da qui la necessità di diventare attori principali di questa epocale trasformazione nei rapporti commerciali con il Canada e quindi come Consorzio Euromed, abbiamo deciso di  promuovere la nascita del primo CETA Business Forum.

Abbiamo pensato ad un Forum che si possa articolare in due fasi, la prima sarà totalmente informatica. Sarà creata una piattaforma web, nella quale professionisti, imprenditori ed istituzioni potranno promuovere le proprie attività, entrare in contatto diretto con potenziali clienti/fornitori e definire una collaborazione. La piattaforma sarà anche veicolo informativo con la possibilità di pubblicazione contributi da parte degli utenti e con forum di discussione tematici.

La seconda fase, si svolgerà con l’organizzazione fisica di due momenti d’incontro, a cadenza semestrale, da tenersi in Europa ed in Canada.

Saranno due momenti di condivisione e di networking, nei quali le aziende ed i professionisti potranno incontrarsi fisicamente, confrontarsi in tavoli tematici e portare all’attenzione della politica le esigenze concrete dei vari settori, per migliorare l’accordo.

 

CETA, Sergio Passariello del consorzio Euromed International Trade interviene sul trattato CETA

 

 

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