Scuola: tra Privacy, DPO e Titolari del trattamento piomba sulla scuola la nuova complessa normativa

Roma, 14 maggio 2018 – È una ennesima beffa per il mondo della scuola il nuovo codice della privacy, che abolisce in toto la vecchia normativa contenuta nelle disposizioni del DLGS 196 del 2003.

Siamo di fronte ad una svolta epocale in materia di protezione dei dati personali in quanto sono talmente significative le nuove indicazioni contenute nel regolamento europeo 679/2016 che la vecchia norma non poteva nemmeno essere più aggiornata.

Dal 25 maggio prossimo avremo un’unica legge applicabile in tutta l’Unione Europea che regolerà in maniera uniforme il flusso dei dati tra gli Stati membri e tra questi e gli Stati extra-UE.

Ci sarà inoltre uniformità nella tutela dei diritti degli interessati.

Ottima cosa, non c’è che dire, ma come sempre sul mondo della scuola e sulla responsabilità dei dirigenti si abbatte l’ennesima “tegola” di difficile gestione e comprensione.

Il regolamento pone con forza l’accento sulla “responsabilizzazione” (accountability nell’accezione inglese) di titolari e responsabili, ossia sull’adozione di comportamenti proattivi e tali da dimostrare la concreta adozione di misure finalizzate ad assicurare l’applicazione del regolamento (si vedano artt. 23-25, in particolare, e l’intero Capo IV del regolamento).

Si tratta di una grande novità per la protezione dei dati in quanto viene affidato ai titolari il compito di decidere autonomamente le modalità, le garanzie e i limiti del trattamento dei dati personali, nel rispetto delle disposizioni normative e alla luce di alcuni criteri specifici indicati nel regolamento.

Il primo fra tali criteri è sintetizzato dall’espressione inglese “Data protection by default and by design” (si veda art. 25), ossia dalla necessità di configurare il trattamento prevedendo fin dall’inizio le garanzie indispensabili “al fine di soddisfare i requisiti” del regolamento e tutelare i diritti degli interessati, tenendo conto del contesto complessivo ove il trattamento si colloca e dei rischi per i diritti e le libertà degli interessati.

Tutto questo deve avvenire a monte, prima di procedere al trattamento dei dati vero e proprio (“sia al momento di determinare i mezzi del trattamento sia all’atto del trattamento stesso”, secondo quanto afferma l’art. 25, paragrafo 1 del regolamento) e richiede, pertanto, un’analisi preventiva e un impegno applicativo da parte dei titolari che devono sostanziarsi in una serie di attività specifiche e dimostrabili.

Le principali novità introdotte sono:

  1. Privacy by Desing e Privacy by Default
  2. Le condizioni di liceità del trattamento.
  3. Il trattamento di categorie particolari di dati personali.
  4. La valutazione di impatto sulla protezione dei dati.
  5. L’informativa all’interessato.
  6. I nuovi diritti degli interessati: il diritto all’oblio e il diritto alla portabilità dei dati.
  7. Il Data Privacy Officer.

In questi giorni le scuole, già abbastanza oberate di lavoro per conto loro, hanno dovuto correre a seguire corsi di formazione, spesso a pagamento, cercare di capire tra circolari usr e avvisi sindacali chiaramente contro legge in quanto sostenitori della teoria “non fate nulla aspettate”.

“Udir ha organizzato un convegno gratuito per i dirigenti il 19 maggio 2018 a Palermo a cui ne seguiranno altri, perché siamo convinti che non è possibile mettere SEMPRE i dirigenti scolastici in queste condizioni” segnala Marcello Pacifico presidente di UDIR, il sindacato dei dirigenti scolastici.

Infatti, il 19 maggio a Palermo si terrà un convegno di aggiornamento per la dirigenza, anche per i non iscritti a UDIR, in cui si tratteranno temi importantissimi come sicurezza, privacy, legge 205, il nuovo contratto.

“Facciamo della concretezza il nostro modello. Infatti il 19 maggio parleranno esperti che già oggi operano nel settore, abbiamo coinvolto un Data Protection Officer, il Dott. Corrado Faletti, che già da un anno segue più di 40 realtà tra scuole e pubbliche amministrazioni e che ha definito un modello che renderà l’impatto meno complesso per i Dirigenti, sulla Sicurezza l’esperto coinvolto, ing. Natale Saccone,  ha già aiutato decine di Dirigenti ad evitare grossi guai. In pratica UDIR vuole aiutare i dirigenti anche non iscritti perché la scuola è importante per il paese indipendentemente dagli interessi specifici di sindacati ed altri. Sul tema privacy inoltre abbiamo potenziato il nostro servizio di consulenza agli iscritti aggiungendo risorse operative sull’argomento” conclude il Presidente Pacifico.

 

 

Marcello Pacifico – Presidente UDIR

 

 

PMI italiane, è l’export manager la figura dirigenziale più ricercata

Milano, 8 maggio 2018 – Una recente indagine della Confederazione delle Piccole e Medie Imprese private Italiane (Confapi) ha dimostrato che è l’export manager la figura manageriale più ricercata dalle PMI del nostro Paese. Lo studio, effettuato su un campione di 1.500 aziende, ha infatti rilevato che il 57,4% delle imprese ha la necessità di figure manageriali di alta professionalità, e che nel 34,4% dei casi la risorsa chiave ricercata è costituita da un responsabile in grado di sviluppare il mercato estero.

La crisi economica è alle spalle, la ripresa incombe, e le PMI italiane del resto devono guardarsi allo specchio per capire quali sono gli interventi necessari per competere a livello internazionale.

«Ancor prima di guardare alle nuove tecnologie, agli strumenti e ai processi, per affrontare la concorrenza le PMI italiane devono guardare al capitale umano, e quindi alle competenze specifiche che possono garantire il successo in alcune delle sfide cruciali che si presentano su un mercato sempre più globalizzato» spiega Carola Adami, CEO e founder della società di head hunting di Milano Adami & Associati.

In questa situazione, quando si parla di  figure professionali capaci di fare la differenza si può che guardare in primo luogo ai ruolo dirigenziali e, più nello specifico, ai manager capaci di far guadagnare posizioni importanti sui mercati esteri.

«Non è certo un caso se, già durante lo scorso dicembre, i voucher per le piccole e medie imprese messi a disposizione dal ministero per lo Sviluppo Economico per l’assunzione temporanea di export manager siano andati a ruba nelle prime ore» ha commentato l’esperta in selezione di personale qualificato.

Ma quali sono le responsabilità di un export manager?

«Questa figura ha il compito di sviluppare il mercato estero della propria azienda» ha spiegato Adami, specificando che «l’export manager provvede a individuare i più potenziali mercati esteri e a elaborare le migliori strategie per fare il proprio ingresso in questi nuovi lidi, selezionando le più promettenti opportunità di business».

L’export manager è dunque la figura manageriale più ricercata dalla PMI italiane, ma non è di certo l’unica. Altro dirigente molto ambito dal 23% dalle aziende è l’innovation manager, professionista chiave nel contesto del Piano nazionale Industria 4.0, che ha il compito di individuare le principali aree di intervento all’interno delle imprese per quanto riguarda le possibilità di innovazione.

L’indagine Confapi individua poi altre tre figure manageriali di spicco per quanto riguarda la ricerca di personale qualificato.

Il 22% delle aziende intervistate ha infatti indicato come fondamentale il ruolo del temporary manager, il quale affianca temporaneamente le imprese – solitamente per un periodo inferiore ai 9 mesi – per efficientare i processi di riorganizzazione e di ridefinizione delle strategie durante delle fasi particolarmente delicate, come il lancio di nuovi prodotti, l’apertura verso nuovi mercati o i passaggi di proprietà.

Dietro al temporary manager, e dunque appena fuori dal podio, tra gli interessi delle aziende si situano il manager di rete,  obiettivo dichiarato per il 15% delle aziende, e il professional, una figura del tutto nuova che ha fatto da poco il suo ingresso nel mercato del lavoro del nostro Paese. Si tratta, in estrema sintesi, di un manager che può aiutare l’impresa nell’affrontare peculiari esigenze produttive e organizzative in caso di trasformazioni interne, dall’arrivo di nuove strumentazioni fino ai processi di internazionalizzazione.

Fondi per la scuola, fondi europei e scuole belle: ovvero il buio oltre la siepe

Roma, 7 giugno 2017 -Oggi non c’è sicurezza nelle scuole, di cui molte vanno chiuse, ed i Presidi stanno insorgendo come mai prima d’ora.

Forse la prima volta in decenni che si vede una vera reazione dei Dirigenti Scolastici rispetto ad un tema che dovrebbe essere nel cuore di tutto il Paese, e cioè il futuro dei ragazzi.

Eppure la scuola sembra essere il ricettacolo delle peggiori schifezze: una legge che ha fatto più danni che altro, fondi dati alle scuole per soddisfare altre esigenze, vedasi scuole belle, fondi europei buttati a pioggia che per venti e passa anni non hanno mai funzionato, almeno non come avrebbero dovuto funzionare.

Quando si parla di fondi europei generalmente si pensa che la loro erogazione sia una macchina perfetta, una specie di meccanismo carro armato che prosegue con perfezione assoluta.

Ma non è proprio così.

Intanto sarebbe da osservare che i fondi europei ci sono da vent’anni appunto nelle regioni obiettivo convergenza, Sicilia, Puglia, Campania e Calabria, ma di risultati sul sistema scolastico non ne hanno portato tantissimi. 

In compenso sono serviti per bilanciare gli stipendi bassi e mortificanti degli insegnanti e dei Dirigenti, nonché delle segreterie che grazie ai fondi europei rimpinguano un poco i loro portafogli.

Oggi sono stati allargati a tutte le regioni italiane, aumentando significativamente il peso amministrativo sulle segreterie scolastiche e mantenendo lo stesso meccanismo di erogazione a pioggia dei fondi che tanto poco ha fruttato al nostro paese.

Quindi stessi fondi stesso meccanismo, solo più regioni.

Intanto è vergognoso pensare che un paese civile paghi la sua classe insegnante solo 1500 euro al mese, lo stipendio dovrebbe essere doppio, come minimo, e i professori dovrebbero essere formati per poter gestire queste nuove generazioni, perse dal punto di vista educativo anche per la grave carenza delle famiglie.

Per non parlare poi del difficile ed incerto cammino che un docente deve intraprendere per poter arrivare ad insegnare, incivile e tragico.

Alla fine il docente, come il dirigente, sono presi di mira da chiunque, senza esclusione di colpi.

Persino il Papa dice ai genitori: “non sgridate i professori ma i vostri figli”, frase bellissima ma paradossale dal punto di vista educativo, appunto.

Ma torniamo ai fondi Europei, ma se i risultati non sono così fenomenali, ci sarà qualche cosa che non va?

Sembrerebbe di no, eppure la seguente intervista ci racconta un’altra storia.

Nel 2012 avviene un fatto che nessuno ha mai riportato: tutto un ufficio di ispettori dei fondi europei del MIUR viene cancellato dopo che gli stessi Ispettori hanno fatto una serie di ispezioni con risultati molto negativi.

L’ufficio era composto da 4 persone più 5 consulenti, a marzo 2012 l’ufficio viene completamente smantellato ed il personale viene o allontanato, o mandato in pensione forzata o trasferito d’ufficio, i consulenti vengono immediatamente sostituiti da altri tramite un bando quantomeno sospetto.

Oggi ci risponde uno degli ispettori di allora:

Domanda: lei era un componente dell’ufficio di audit durante quegli anni (2009-2011)?

Risposta: si ero una delle persone che operavano nell’unità di audit, avevamo la funzione di controllo ispettivo sulla regolarità dei fondi europei assegnati alle scuole.

Domanda: lei ci ha pregato di non dire il suo nome, come mai?

Risposta: dopo quello che è successo e gli attacchi che sono stati fatti pur di mettere a tacere tutto quanto l’ultima cosa che voglio è che si sappia il mio nome.

Domanda: perché questa intervista e perché ora?

Risposta: perché per questi sette anni ho covato un tale schifo per quello che successe che non sono mai riuscito a dormire bene, ora spero, dopo questa intervista, di riuscire a tornare a dormire.

Domanda: è vero che nel 2010 la commissione europea ha fatto un’ispezione sanzionando il Miur per la scarsa qualità dei controlli dell’autorità di audit?

Risposta: verissimo, era l’aprile 2010. La commissione europea venne a fare un’ispezione sull’autorità di audit e diede un ultimatum: o si mettevano a posto i sistemi di controllo o i fondi sarebbero stati sospesi.

Domanda: perché non erano a posto i controlli?

Risposta: in realtà non venivano nemmeno fatti. Si cercava solo di dire che andava tutto bene per non interrompere l’erogazione dei fondi.

Domanda: e questa cosa non era giusta? Se si fossero interrotti i fondi non sarebbe stato un enorme danno?

Risposta: certo che sarebbe stato un danno, ma se non vengono fatti i controlli non possiamo essere sicuri che i fondi non vengano male utilizzati o peggio ancora vadano a finire alla malavita, ricordiamoci che i fondi europei vanno alle regioni Sicilia, Campania, Puglia e Calabria.

Domanda: non è un poco prevenuta la sua risposta?

Risposta: no, è che i fondi vanno solo a quelle regioni…

Domanda: quindi dopo la venuta della commissione?

Risposta: si certo, ci diedero un ultimatum, ovvero entro settembre avremmo dovuto rifare il sistema dei controlli per poter poi attuare una politica di audit corretta.

Domanda: tutto qui?

Risposta: ahahah e lei dice poco??!! Al Miur non c’era nessuno in grado di pensare e realizzare un sistema di controlli in così poco tempo.

Domanda: allora cosa successe?

Risposta: venne dato l’incarico ad un dirigente a tempo determinato che si occupava di altro e che era appena arrivato dall’esterno, non era di ruolo.

Domanda: che cosa c’entra questo?

Risposta: c’entra moltissimo: al Miur tutti i dirigenti sapevano che questo incarico sarebbe stato difficile e pericoloso, e quelli in carriera se ne guardavano bene da prendersi questa gatta da pelare

Domanda: e perché invece questo dirigente accettò?

Risposta: non l’ho mai capito, in realtà lui venendo dall’esterno aveva esperienza su questa materia, ma di certo non aveva capito che prendere quest’incarico sarebbe stato un altissimo rischio.

Domanda: quindi cosa successe?

Risposta: il dirigente prese l’incarico ed iniziò a disegnare un nuovo sistema, lo fece anche molto bene tanto che a settembre la commissione europea fece i complimenti per la realizzazione del nuovo modello di audit (modello ancora utilizzato).

Domanda: e allora quale fu il problema?

Risposta: fu che il sistema funzionava davvero bene! Appena lo applicammo iniziarono ad uscire una serie infinità di irregolarità, dalle meno gravi alle più gravi fino alle gravissime, cosa che iniziò ad agitare le alte sfere.

Domanda: perché le alte sfere si agitarono?

Risposta: semplice, se lei per dieci anni dice che va tutto bene, viene la commissione e dice che non stavamo facendo i controlli, noi iniziamo a farli a regola ed escono un sacco di irregolarità, lei che ha detto che andava tutto bene per dieci anni, in che posizione si trova?

Domanda: mi può dire che irregolarità trovaste?

Risposta: preferirei evitare, comunque da stipendi falsi a firme false a gare inesistenti a laboratori fantasma…

Domanda: ma voi segnalaste tutte queste cose?

Risposta: il dirigente fece tutti i verbali e noi tutti li sottoscrivemmo, e li mandò alla corte dei conti, alla procura della repubblica, nonché ovviamente alle alte sfere, alla commissione europea…

Domanda: cosa successe?

Risposta: il finimondo! La commissione europea voleva bloccare i fondi, intervennero tutti per far tacere la cosa ma noi andammo avanti, ci arrivò anche una lettera che ci diceva che avevamo fatto troppi controlli!!

Domanda:Da chi vi arrivò?

Risposta: in pratica ci arrivò da coloro che dovevamo controllare, che però gerarchicamente erano tre livelli sopra di noi.

Domanda: quindi il controllato ordinò ai controllori di smetterla di controllare?

Risposta: in pratica successe questo e molto altro ancora.

Domanda: molto altro?

Risposta: arrivarono lettere anonime, fu imbrattata la moto del dirigente…

Domanda: voi sporgeste denuncia?

Risposta: si al comando dei carabinieri del ministero che era in stretto contatto con le alte sfere.

Domanda: e cosa successe?

Risposta: successe che il dirigente fu indagato per simulazione di reato per la moto che gli avevano rotto, per le lettere anonime il comandante del nucleo carabinieri disse che le aveva spedite il dirigente che era una specie di mitomane (secondo lui) e fecero partire una serie di indagini sul dirigente che sono andate indietro di vent’anni.

Domanda: e a voi dell’ufficio?

Risposta: noi avevamo tutti i giorni i carabinieri che scorrazzavano in ufficio con aria inquisitoria e minacciosa, capisce che il clima non era il migliore, anzi…

Domanda: cosa successe?

Risposta: guardi io posso solo dirle i fatti: non uscimmo più per un periodo a fare ispezioni, cercavamo di continuare la nostra azione ma non ci venivano pagate le trasferte, ogni nostra uscita veniva ostacolata in qualche modo, al dirigente vennero fatti veri e propri atti di persecuzione con una regia perfetta. So anche che intervenne l’allora ministro per dirgli di lasciar perdere.

Domanda: la commissione europea?

Risposta: stava per sospendere le erogazioni dei fondi, la situazione era veramente critica, a questo punto il dirigente venne obbligato a cambiare il rapporto (gli stava scadendo il contratto), ma lui non lo fece, noi rimanemmo al suo fianco fino all’ultimo, quasi una guerra, ogni giorno una battaglia ma avevamo tutti contro e non c’erano appoggi politici.

Domanda: la conclusione?

Risposta: le cito ancora i fatti: al dirigente fu scaricato addosso un mare di fango, guardi nemmeno fosse stato un capo mafioso, fu rimpiazzato da un altro dirigente, noi tutti continuammo nell’opera iniziata ma nel giro di tre mesi fummo spostati, furono cancellati i nostri contratti, qualcuno fu mandato in pensione nonostante avesse chiesto di rimanere, altri furono trasferiti d’ufficio. Nel giro di quattro mesi dell’ufficio originario non c’era più nessuno.

Domanda: e il nuovo dirigente?

Risposta: mah, visto quello che era successo secondo lei cosa fece? Inoltre il nuovo dirigente era di carriera, quindi con ben altri interessi.

Domanda: lei cosa ha fatto poi?

Risposta: nulla ognuno di noi deve lavorare e portare a casa lo stipendio. Le forze in gioco erano più grandi di noi, abbiamo perso, ma le posso dire che ci abbiamo provato.

 

Sbarca a Roma l’UDIR, il nuovo sindacato dei dirigenti scolastici

Dopo i successi riscossi in Sicilia e Calabria sbarca a Roma l’UDIR, il nuovo sindacato dei presidi…

Roma, 20 marzo 2017 – Continua senza sosta l’inarrestabile marcia di UDIR che ha avviato ieri a Roma il primo di una serie di cinque incontri dedicati alla Dirigenza Scolastica operante nella capitale (altri incontri sono previsti a Milano, Torino, Napoli) sul tema: Le tre R della dirigenza scolastica, Responsabilità, Retribuzione e Rischi.

Il primo di una serie di cinque convegni dedicati alle scuole di Roma e Provincia si è tenuto a Roma presso l’Hotel H10 in via Avogadro.

Davanti ad un’interessata platea Marcello Pacifico ha aperto il suo intervento ribadendo l’importanza della figura del Dirigente Scolastico oggi, soprattutto in considerazione della necessaria crescita dei giovani.

Un intervento che ha meritato un lungo applauso e nel quale il Presidente di Anief ha stigmatizzato non solo l’importanza della figura del dirigente scolastico ma anche di quali e quante opportunità mancate sia costellato il percorso di questa figura dirigenziale verso la quale i sindacati storici hanno molte colpe.

A seguire Pietro Perziani e l’avvocato Walter Miceli hanno fatto luce sulla scorretta decrescita della retribuzione dei Dirigenti Scolastici, più volte caricati di oneri e deprivati di compensi economici, fino ad arrivare all’assurdo incostituzionale di dare compiti e togliere soldi.

Si sono avvicendati sul palco molti Dirigenti Scolastici, Daniela Crimi, Concetta Giannino, Laura Sanfilippo, Paola Felicetti, introdotti da Giuseppe Di Vico, coordinatore Udir per il Lazio e chairman del convegno.

Tutti gli interventi sono stati apprezzati ed applauditi dai Dirigenti presenti che hanno poi quasi in toto immediatamente aderito alla sigla sindacale.

UDIR cresce in modo molto vertiginoso e questa sua crescita sta infastidendo molti personaggi, in particolare tra le sigle sindacali, che iniziano a muoversi in modo anche scomposto, arrivando addirittura ad organizzare incontri nelle stesse date.

Occorre ricordare che anche la nascita di Anief fu un fulmine a ciel sereno per molte sigle sindacali che vennero colte di sorpresa dall’immediatezza e dal pragmatismo del sindacato nascente che in brevissimo tempo ed a suon di ricorsi riuscì a tutelare la categoria dei Docenti con interventi clamorosi mai riusciti ad altro sindacato prima.

UDIR sembra ricalcare la stessa linea di condotta, ma in un ambiente, come quello dei presidi, che è connotato da un comportamento tipico di un silenzioso ed assuefatto animale da soma, a cui, a fronte di una carota spelacchiata, per nulla conta il peso portato.

I Dirigenti Scolastici in realtà da anni si lamentano, spesso solo silenziosamente ed in privato, ma i sindacati che li dovevano tutelare non hanno fatto nulla, anzi spesso i sindacati hanno nascosto la loro incapacità di agire dietro una non ben specificata anomalia del ruolo della Dirigenza Scolastica, quasi come se per essere Dirigente Scolastico non ci fosse un percorso durissimo e lungo, nonché un’importante professionalità.

Per ora sembra che i Dirigenti Scolastici che si avvicinano ad UDIR vedano finalmente un sindacato adatto a loro (in UDIR ci sono dirigenti in servizio che operano attivamente) e stiano raccogliendo la sfida. E ad oggi i presupposti di crescita, per formare una grande organizzazione a tutela dei presidi, ci sono tutti.

 

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UDIR, sindacato dirigenti scolastici Roma

 

Scuola: nasce l’UDIR, il nuovo sindacato dei Dirigenti Scolastici

Roma, 7 febbraio 2017 – È nato da pochi giorni l’UDIR, il nuovo sindacato dei dirigenti scolastici.  La nuova organizzazione,  fortemente voluta da Marcello Pacifico, presidente di ANIEF (Associazione Sindacale Professionale), nei primi due giorni di vita ha già registrato più di 100 iscrizioni, e punta a diventare il punto di riferimento principale di tutti i dirigenti scolastici italiani.

La nuova organizzazione aderisce a Confedir (Confederazione rappresentativa al tavolo della dirigenza pubblica per il triennio 2015-18) ed è stato creato per centrare un obiettivo ormai da tempo abbandonato da tutti gli altri sindacati che hanno sottoscritto nell’ex area V il CCNL 2000-2001, che hanno dimenticato di trattare tutti i dirigenti allo stesso modo, lasciando i dirigenti scolastici come fanalino di coda della dirigenza italiana.

Per i vertici del nuovo sindacato “I sindacati storici non hanno contrastato, in maniera significativa, il taglio del 33% del FUN, nell’ultimo quinquennio, da cui si paga la retribuzione di posizione e di risultato con riflessi negativi nella contrattazione regionale. Pertanto, risulta necessaria un’immediata e vincente azione giudiziaria che aumenti gli stipendi a regime e recuperi gli arretrati.

L’UDIR nasce quindi con l’intento di combattere con forza queste disparità, che portano i Dirigenti Scolastici ad essere i dirigenti dello stato meno pagati in assoluto a fronte del fatto che sono quelli con il maggior numero di responsabilità.

Il nuovo sindacato dei dirigenti scolastici promette di iniziare subito con azioni forti, anche legali, per difendere i diritti di un settore dimenticato della dirigenza dello stato.

A tal fino sono già previsti e pronti più di 100 ricorsi per la tutela del profilo dirigenziale del “vecchio” Preside.

 

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Riferimenti:

Corrado Faletti

Ufficio Stampa – Servizi e Supporti srl

mail: info@serviziesupporti.it

cel: 3428029049

 

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