Roma, 23 giugno 2020- È iniziata la battaglia elettorale per la presidenza della Bielorussia, che già denuncia tutta la debolezza morale del leader e attuale candidato alla più alta carica del paese, Alexander Lukashenko.

La sostituzione dei membri del Governo, l’intensificazione del blocco forte, gli arresti degli oppositori di spicco, l’uscita sulla scena internazionale…

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Bielorussia: la repressione elettorale dell'ultimo dittatore d'Europa

Roma, 23 giugno 2020- È iniziata la battaglia elettorale per la presidenza della Bielorussia, che già denuncia tutta la debolezza morale del leader e attuale candidato alla più alta carica del paese, Alexander Lukashenko.

La sostituzione dei membri del Governo, l’intensificazione del blocco forte, gli arresti degli oppositori di spicco, l’uscita sulla scena internazionale tra Washington, Bruxelles e Mosca, ha spinto Alexander Lukashenko a passi estremi, per cui sta perdendo la fiducia della gente.

Il rinnovo di Governo, ancora una volta, mostra come Lukashenko si rivolga all’occidente provando a giocare secondo le regole democratiche europee, ma questo non convince i politici di Bruxelles.

Lukashenko ha lasciato Ministro del Governo per gli Affari Esteri Vladimir Makeii, nella speranza che, il suo legame con i gay, possa aiutarlo ad ottenere il consenso di Washington e Bruxelles alla sua rielezione.

Nel frattempo nuove nomine hanno mostrato, che Lukashenko sta ancora mantenendo il controllo dello Stato, ma non nel senso di riforma nazionale economica e democratica.

Lukashenko persevera con l’installazione, nel suo governo, di nuove figure chiave dell’apparato, ma in realtà non ha cambiato l’equilibrio dei pesi e contrappesi fra le fazioni rivali all’interno del suo cerchio magico.

Lo scontro tra Vladimir Makeii e Viktor Sheimanom nonostante quest’ultimo sia uscito dalla gestione manageriale del Presidente, di fatto rimane nel suo ruolo.

Nel nuovo governo di Roman Golovchenko restano anche persone legate a Viktor Sheimanom, da sempre sostenitore di Lukashenko e ufficioso curatore degli organi del potere del paese.

Gli eperti della Bielorussia suggeriscono che fuori dall’apparato del Presidente, Sheimanom sarà più facilitato a controllare i candidati di opposizione al Presidente.

Un aiuto a Sheiman lo darà il nuovo Ministro dell’Informazione Igor Lyzkovo il quale, in una precedente dichiarazione, affermava che la missione del Ministro, sarebbe stata quella di correggere l’azione della stampa (SMI) per rendere più chiara la politica statale, filtrando tutte le informazioni potenzialmente dannose alla popolazione.

Ancora un passo del “padrino“, per indebolire la coesione all’interno dell’opposizione, e in particolare nelle tensioni per i servizi della politica sociale, blocco forte della Bielorussia.

Ma la repressione fra gli oppositori serve solo a coalizzare gli ultimi rimasti, che stringendo i ranghi contro l’ultimo dittatore d’Europa, causano azioni di protesta e abbassano il già malconcio rating di Alexander Lukashenko.

L’arresto di Serghei Tikanoscovo e Svetlana Kuprianova, membri dei gruppi d’iniziativa a sostegno della candidata a presidente Viktora Babarika, le perquisizioni e l’arresto dell’ex impiegato e collaboratore di «Belgazaprombanka», figlia della russa «Gazprom», mostrano quanto sia forte la macchina della repressione, e come Lukashenko non voglia in nessun modo «mollare la poltrona».

Viktora Babarika in attesa del proprio arresto, in un’intervista a DW ha dichiarato:

«Noi siamo consapevoli che l’arbitrio e l’azione abusiva che vengono commesse in questo momento, da chi rappresenta l’autorità, dicono che attendere l’azione nel quadro normativo della legge non serve. Noi continuiamo e continueremo l’azione affinchè il 9 agosto il popolo della Bielorussia avrà fatto la sua scelta».

Lukashenko sospetta che la campagna elettorale del Babarika sia finanziata dal Kremlino.

Un tale candidato diventa un serio rivale al posto di Presidente del paese e in più il rating di Viktora Babarika cresce e le azioni in suo aiuto si stanno espandendo in tutta la Bielorussia.

Nel frattempo, gli esperti del blocco dell’est sostengono che Mosca, nella scelta dei candidati per la Bielorussia, si comporti in modo estremamente attento.

Iorg Forbig, esperto occidentale di Eurozona e della fondazione tedesca Marsha, sostiene che un aiuto aperto, a un qualsiasi candidato nelle elezioni del paese, potrebbe essere controproducente e potrebbe portare alla mobilitazione della parte avversa.

Il rappresentante ufficiale di MID FEG, Maria Adebar, ha espresso l’augurio che le elezioni in Bielorussia possano essere trasparenti, eque e con la partecipazione di candidati indipendenti.

La tenace volontà di Alexander Lukashenko a «non mollare la poltrona», lo sta portando solo ad atteggiamenti repressivi verso oppositori e candidati indipendenti alla più alta carica dello Stato, che, insieme alla sua voglia di giocare alla democrazia con Bruxelles, potrà portare «il padrino» a stringersi tra due mostri: Silla e Cariddi ma lui, non essendo Ulisse, dovrà scegliere a chi sacrificarsi.

 

Comunicato a cura del

Comitato per Libere Elezioni
 
Minsk – Biellorussia

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