Studio energia nucleare: per i Prof. Mele e Magazzino una scelta ecosostenibile

Uno studio italianopubblicato sulla prestigiosa rivista Structural Change and Economic Dynamics della Elsevier ritiene il nucleare una scelta ecosostenibile per l’Italia

Roma, 16 novembre 2022 – Il nucleare potrebbe rappresentare una scelta ecosostenibile per l’Italia affamata di energia. Ad affermarlo lo studio dei  Prof. Mele e Magazzino, pubblicato sulla prestigiosa rivista Structural Change and Economic Dynamics della Elsevier.

In questi giorni si sta tenendo la COP27 di Sharm El Sheikh e nonostante alcune critiche relativamente all’incapacità dei governi presenti di raggiungere accordi condivisi per contrastare il fenomeno del riscaldamento globale, tale conferenza resta molto importante. La struttura della COP prevede due fasi d’azione che si devono muovere parallelamente.

La prima è quella dei negoziati dove i politici e delegati del UNFCCC conducono le trattative vere e proprie; l’altra è la cosiddetta Green Zone dove imprese, centri studi e università propongono le loro soluzioni ai governi fornendo, così, strumenti utili per un’azione congiunta contro la crisi climatica.

In questo contesto è intervenuto il Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica dell’Italia il quale ha affermato: “Io sono favorevole all’utilizzo del nucleare“, ma “la valutazione sul nucleare va oltre l’Italia, ritengo vada fatta a livello di Unione Europea“, perché “si tratta comunque di energie per il futuro“.

Che l’energia nucleare abbia sempre rappresentato un dilemma per l’Italia è una questione che va avanti da anni. Ciononostante, vuoi per la crisi energetica, vuoi per la consapevolezza che l’indipendenza dall’import energetico rappresenta una condizione importante per ogni paese, per la prima volta da molti anni, nei programmi della maggioranza dei partiti del nuovo Parlamento, c’è stata l’apertura all’energia nucleare.

In questo ambito si inserisce la ricerca dei Prof. Marco Mele e Cosimo Magazzino, rispettivamente delle università Unicusano e Roma Tre, i quali hanno recentemente pubblicato uno studio sulla prestigiosa rivista Structural Change and Economic Dynamics della Elsevier. I due studiosi, attraverso dei complessi processi di equazioni differenziali alle derivate parziali hanno dimostrato come l’energia nucleare potrebbe rappresentare una scelta economica ed ecologica sostenibile.

In particolare, analizzando il caso del Belgio, ma replicabile per l’Italia, Mele e Magazzino hanno evidenziato come nel breve-medio periodo l’energia nucleare produce le stesse quantità di CO2 delle energie rinnovabili garantendo, però, un flusso continuo di energia per il paese non possibile, invece, da altre fonti green.

Pertanto, questo importante risultato rappresenterebbe la risposta a molti scettici che affermano, erroneamente, elevati livelli di inquinamento dell’energia nucleare.

 

I Prof. Mele e Magazzino

Governo ed energia nucleare: per il Prof. Mele è la scelta migliore

Roma, 10 novembre 2022 – L’attuale crisi energetica che stiamo vivendo in questi mesi ha messo in luce un problema rimasto irrisolto da molti anni per l’Italia: la mancanza di una indipendenza energetica. Di fatto, il nostro paese importa quasi l’80% dell’energia necessaria al sistema economico e sociale di cui oltre il 90% è prodotta dai fossili.

Questi ultimi, in particolare, provengono da Paesi che presentano caratteristiche di alto rischio geopolitico e che dunque, non consentono la certezza dell’approvvigionamento in qualsiasi momento.

E’ quanto sta accadendo ultimamente con la questione Russia-Ucraina la quale ha messo in evidenza che le scelte dei fornitori di energia rappresentano un vincolo e un grosso limite per i paesi sviluppati, non indipendenti energeticamente.

Si è fatta così strada l’ipotesi di un connubio imprescindibile tra rispetto dell’ambiente e indipendenza energetica attraverso investimenti mirati in fonti rinnovabili le quali però, come sappiamo, non garantiscono la necessaria autonomia e sicurezza nella continuità degli approvvigionamenti per gli utilizzi civili, commerciali, sociali e industriali.

Ed allora, il nuovo Governo di centro-destra sta studiando strategie differenti vedendo come soluzione alla crisi energetica, la possibilità di ampliare le proprie forniture di gas attraverso una maggiore e più produttiva trivellazione del Mar Adriatico.

Dietro a questa ipotesi, tuttavia, ce n’è un’altra che dalla fine del mese di ottobre viene discussa dal Governo, ossia la possibilità di un ritorno al nucleare.

Su questo argomento, è stato ascoltato il Prof. Marco Mele, Associato di Politica Economica dell’Università Unicusano di Roma, esperto del settore energetico e già premiato per i suoi studi sul nesso tra crescita economica e consumo di energia.

Il Professore afferma che, nonostante lo sviluppo delle fonti rinnovabili quali eolico e solare è stato consistente negli ultimi anni, esse richiedono specifiche caratteristiche territoriali ed ambientali non sempre presenti.

Pensare al nucleare, continua l’economista,  rappresenta un vantaggio considerevole dal momento che stiamo parlando di grandi quantità di energia prodotta in maniera costante permettendo, inoltre, di ridurre la dipendenza del nostro paese dalle importazioni energetiche.

Da un ultimo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Structural Change and Economic Dynamic gli economisti Marco Mele e Cosimo Magazzino hanno anche dimostrato empiricamente che il nucleare produce livelli molto bassi di CO2 rispetto a gas, petrolio e carbone a punto da essere, nel medio termine, equiparabile alle energie rinnovabili.

Pertanto, sarebbe meglio iniziare ad investire subito in energia nucleare per evitare, in futuro, una nuova crisi di approvvigionamento nel rispetto, anche, dell’ambiente che ci circonda.

 

I professori e ricercatori Mele e Magazzino

Prof. Cesare Pozzi: “Perché lo scostamento di bilancio non è opportuno”

Per il Prof. Pozzi, economista, uno scostamento di bilancio non è opportuno

Roma, 25 ottobre 2022 – Una delle più importanti sfide che il nuovo Governo a guida Meloni dovrà affrontare sarà la messa a punto di una Legge di Bilancio che, conti alla mano, dovrà ipotizzare nuove forme di intervento soprattutto sul fronte caro-energia, che rischiano di avere un costo che potrebbe arrivare circa a 30 miliardi di euro. Si va paventando, pertanto, da vari fronti della maggioranza la necessità di adottare uno scostamento di bilancio.

Su questa questione è intervenuto il Prof. Cesare Pozzi, economista dato tra i papabili alla guida del MEF prima della scelta ricaduta su Giorgetti, il quale sostiene che tale manovra non sia opportuna.

Di fatto, spiega l’economista, “lo scostamento di bilancio rappresenta il ricorso all’indebitamento per finanziare misure straordinarie. Diversi partiti politici hanno evocato tale misura nel corso della recente campagna elettorale. Tuttavia, numerosi sono i motivi che portano a considerare allo stato non opportuna questa scelta di politica economica. Non più tardi della scorsa settimana, un report del FMI ha segnalato per l’Italia la necessità di mettere ordine nei propri conti pubblici.

Il Paese, che già prima della pandemia da Covid-19 aveva il terzo debito pubblico (in rapporto al PIL) più elevato al mondo, proprio per contrastare la crisi pandemica ha dovuto varare misure costosissime, che ne hanno gonfiato la spesa, il deficit e il debito pubblico. Inoltre, le condizioni di mercato sono profondamente diverse: la BCE poté reagire nella primavera del 2020 con il varo del PEPP e la Commissione Europea lanciò il Recovery Fund.

I rendimenti sovrani crollarono e così i governi poterono finanziare gli aumenti di spesa a interessi zero o persino negativi. Oggi, invece, a causa dell’esplosione dell’inflazione, per l’enorme incremento dei prezzi delle commodity, e del continuo e significativo indebolimento dell’euro rispetto al dollaro), la BCE è costretta ad alzare i tassi d’interesse. Ciò comporta, da un lato un aggravio dei costi per chi si indebita prendendo a prestito denaro, ma dall’altro fa emergere i problemi irrisolti di una comunità non Stato con apparentemente un’unica moneta.

Purtroppo, come statuito nei Trattati dell’Unione, ogni Paese membro è responsabile del proprio eventuale default e questo implica che, al di là di aspirazioni e dichiarazioni, esistono di fatto diversi Euro, uno italiano, uno tedesco etc… Si presta così il fianco alla speculazione internazionale sui mercati finanziari, che guarda famelicamente la preda grassa e debole…

È in questo quadro che lo scostamento di bilancio costituirebbe il segnale, per i mercati finanziari, dell’accresciuto rischio sovrano dell’Italia, con la conseguenza che lo spread tornerebbe a innalzarsi, rischiando di far rivivere al Paese le buie settimane dell’avvento del Governo Monti.

Pertanto, lo scostamento di bilancio potrebbe portare, in ultima analisi, all’insolvenza fiscale del Paese, con una crisi finanziaria a cui potrebbe accompagnarsi una crisi di liquidità, stante l’inflazione in crescendo e l’impossibilità di una politica monetaria indipendente”.

 

Inflazione, energia e crisi: per il Prof. Mele: “Servono interventi non convenzionali”

La strada in salita per il governo Meloni: per il Prof. Mele servono interventi non convenzionali con il ruolo chiave dell’Acquirente Unico.

Roma, 25 ottobre 2022 – E’ stata un’ investitura lampo quella che ha portato alla formazione del nuovo governo di centro-destra guidato dalla Premier Meloni. Tuttavia, ora arriva il momento più delicato ossia quello delle scelte per affrontare gli innumerevoli problemi del paese.

In questo momento, infatti, se da una parte la premier dovrà tentare di accelerare l’iter delle riforme programmate superando le varie fibrillazioni che potranno presentarsi nella coalizione stessa, dall’altra la compagine creata con i neo eletti ministri si troverà ad affrontare un percorso tutto in salita.

I dossier alla mano che dovranno essere affrontati con la massima urgenza prendono il nome di inflazione, crisi energetica, e ricerca di budget nelle casse dello stato per alleviare la sofferenza economica di famiglie ed imprese.

Se per l’inflazione è intervenuta non tempestivamente la Banca Centrale Europea attraverso misure monetarie restrittive, per il problema dell’aumento dei prezzi legati alla crisi energetica gli ostacoli a livello Europeo continuano ad essere numerosi relativamente alla scelta di una politica comune sul price-cap dove gli interventi risultano essere, invece, somministrati a dosi omeopatiche.

Sulla situazione attuale e sulle difficoltà che il nuovo governo si appresta ad affrontare è intervenuto il Prof. Marco Mele, Associato di Politica Economica per l’università Unicusano, premiato nel mese di agosto per studi nel settore energetico.

Secondo l’economista “il Governo dovrà trovare subito almeno 8 miliardi di euro per prorogare gli sconti sull’IVA e le accise per la benzina e, in aggiunta, per continuare a mantenere l’IVA al 5% sul Gas. A queste, poi, bisognerà recuperare altre risorse se si vorrà confermare il taglio al cuneo fiscale e continuare a sostenere famiglie ed imprese in gravi difficoltà. Le manovre che attuerà il nuovo governo, tuttavia, rappresentano misure cosiddette cuscinetto”.

Non risolvono quindi il problema inflattivo e della distorsione dei prezzi energetici, ma servono unicamente per alleviare il fardello della crisi in atto.

Continua il Professore, “bisognerà escogitare l’attuazione di una politica economica non-convenzionale per risolvere il problema dell’inflazione alla radice. Queste scelte non convenzionali potrebbero basarsi, come fece notare la Prof.ssa Weber nove mesi fa, implementando l’attuale politica economica con quella del controllo dei prezzi su alcuni beni e servizi strategici attraverso l’imposizione di un tetto massimo al quale affiancare una tassazione vera e mirata sugli extra-profitti. In tal modo sarebbe possibile generare un gettito di bilancio utilizzabile per aiuti alla famiglie ed imprese senza ulteriori scostamenti”.

“Infine, e lo ripeto da tempo,  sarebbe necessario un sistema di centralizzazione degli acquisti del gas da parte dell’Acquirente Unico SPA in grado di applicare un prezzo predeterminato a livello ministeriale. Una misura, questa, non discriminatoria che sulla base di un prezzo calmierato potrebbe garantire la copertura dei costi sostenuti per l’erogazione del servizio in maniera più equa.”, conclude il Prof. Mele.

Il Prof. Marco Mele

 

FEDERITALY su nuovo Governo e Ministero del “Made in Italy”

FEDERITALY (CARLO VERDONE – L. SCORZINO) SU FORMAZIONE NUOVO GOVERNO E ISTITUZIONE MINISTERO “IMPRESE E MADE IN ITALY”

Roma, 23 ottobre 2022 – CARLO VERDONE (Presidente FEDERITALY) congiuntamente a LAMBERTO SCORZINO (Segretario Nazionale), ed in rappresentanza dell’intera dirigenza di FEDERITALY, intendono formulare i migliori auguri di buon lavoro al nuovo Esecutivo da oggi in carica, presentandoli anche singolarmente a tutti i titolari nominati al vertice dei relativi Dicasteri: “Coscienti che l’efficace azione del nuovo Governo risieda nelle competenze possedute dai singoli esponenti nonché nell’azione sinergica d’ogni Dicastero, intendiamo esprimere i migliori auspici per l’arduo compito che ogni singolo Ministro si accinge ad assumere.

La velocità con la quale si è giunti alla formazione dell’Esecutivo è sia indice di quanto il Paese abbia bisogno di risposte concrete, urgenti, fattive, su numerosi dossier che minano oggi con estrema pericolosità la solidità del tessuto imprenditoriale italiano, sia espressione di come una vera democrazia sa affrontare la complessità di gestione delle istanze da rappresentare anche sul piano internazionale”.

Allo stesso tempo, FEDERITALY intende attestare la propria piena soddisfazione al nascente Governo per aver – prima volta nella storia repubblicana – voluto includere nella denominazione stessa di uno dei più importanti Ministeri, l’ex MISE,  la locuzione “Made in Italy”, a meno di una settimana dalla stessa statuizione resa pubblica durante il “1° Summit Export e Made in Italy” di FEDERITALY. Poiché aldilà della mera notazione linguistica, tale scelta sottolinea e riconosce, inconfutabilmente d’ora in poi, l’importanza per il nostro Paese di uno dei pilastri assoluti dell’economia italiana.

Così, in merito, Carlo Verdone: “Giunga in particolare all’On. Sen. Adolfo Urso, titolare del nuovo ‘Ministero Imprese e Made in Italy’ il nostro più sentito augurio colmo di soddisfazione. Mai fino ad ora, al più alto livello delle Istituzioni, si era inteso rappresentare dinamicamente in modo altrettanto efficace l’importanza che il ‘Made in Italy’ costituisce per l’intero nostro Paese.

L’avevamo pubblicamente dichiarato durante il recente Summit organizzato da FEDERITALY la scorsa settimana: nonostante il difficilissimo biennio 2021-2022, la filiera relativa realizza complessivamente ben il 32% del nostro Pil, e proprio per questo ci poniamo quale 8° Paese al Mondo Esportatore e 8° Paese al Mondo per Pil. D’ora in poi chiunque, in Italia e all’estero, comprenderà quindi immediatamente l’eccezionale importanza che tale scelta rappresenta.

Ma, soprattutto, tale scelta attesta finalmente esplicitamente l’importanza delle mPMI quali vere protagoniste dell’economia italiana, atteso che il 98% delle aziende in  Italia sono di tale categoria e dunque costituiscono il presente – e soprattutto il futuro – di questo Paese”.

Gli fa eco Lamberto Scorzino: “Come FEDERITALY siamo assolutamente grati per la felice scelta relativa alla nuova denominazione del Dicastero.

Perché ciò esplicita senza alcun dubbio quanto rilevante sia lo sforzo che profondiamo ogni giorno per far comprendere ed affermare sempre più il ‘Made in Italy’ e ogni realtà imprenditoriale che lo realizzi.

Pertanto, con rinnovato vigore, intendiamo ed intenderemo favorire con ogni mezzo a nostra disposizione – a partire dalle numerose rappresentanze permanenti estere di FEDERITALY – la conoscenza, la tutela, la promozione, delle eccellenze che compongono e continueranno a dare sempre maggior lustro al nostro Paese, ovunque nel Mondo.

Comprendendo appieno la portata della scelta operata nel momento stesso in cui nasce il Governo, assicureremo quindi la nostra totale disponibilità operativa portando istanze e idee delle aziende italiane nostre associate al Dicastero, certi di un attento ascolto e conseguente beneficio per tutte le mPMI italiane”.

 

 

 

 

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Scongiurare la crisi economica: “Servono interventi urgenti”

Rimangono cento giorni per scongiurare la crisi economica: servono interventi di politica economica urgenti secondo il Prof. Mele

Roma, 17 ottobre 2022 – Avevano previsto l’arrivo di una recessione economica già all’inizio del mese di agosto quando, i Prof. Marco Mele (Unicusano) e Cosimo Magazzino (Roma Tre), riportarono sui principali quotidiani italiani i risultati di un loro studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Energy Reports.

Ed ora, ad appena due mesi di distanza prima Ficht, poi Moody’s ed adesso il FMI avvertono di una recessione tecnica per l’Italia in atto. In particolare, Il Fondo Monetario Internazionale prevede un forte rallentamento per l’economia italiana tagliando di 0,9 punti la stima sul PIL italiano per il 2023 al – 0,2% o -0,3%.

Tuttavia, le analisi di breve – medio termine non portano con sé aspettative positive sull’economia globale e su quella italiana. Di fatto, gli economisti del FMI hanno stimato una probabilità del 25% che la crescita globale scivoli sotto il 2% influenzando negativamente i più importanti paesi economici del globo. In Italia la situazione, quindi, non si delinea rosea per il nuovo governo che si appresta a configurare la compagine governativa di una nazione in forte stress economico. Sull’andamento della crisi il Prof. Marco Mele disegna un quadro allarmante affermando che senza interventi mirati di politica economica ben strutturati la recessione tecnica diverrà economica e strutturale in meno di 100 giorni.

Di fatto, afferma l’economista, ci troviamo in una situazione particolarmente preoccupante: il prezzo del gas in Europa è molto più alto dei massimi di marzo; ci sono state ripetute riduzioni nelle forniture di gas dalla Russia che stanno alterando l’offerta del bene energetico; l’inflazione viaggia a ritmi tra l’8 e il 9% andando ad erodere il potere d’acquisto delle famiglie; la BCE continua con una politica monetaria restrittiva danneggiando gli investimenti in una fase di recessione economica; e le imprese, oramai, sono alle corde con margini di profitto ridotti.

Che fare quindi. Il Prof. Mele non ha dubbi “di fronte ad una inflazione che tenderà a rimanere tale per tutto il 2023 la BCE non avrà margini di intervento dal momento che le cause inflattive dipendono da fattori esogeni. Se il nostro modello di Wavelet Analisys sarà corretto, la riduzione delle forniture di gas porterà una recessione che durerà per almeno 2.61 anni. Ed allora, il nuovo Governo, che necessiterà di una struttura tecnica altamente qualificata al MEF e al MISE, dovrà utilizzare la politica economica delle regole riformando il mercato elettrico sganciandolo da quello del gas, destinando la maggior parte dell’energia prodotta delle rinnovabili alle imprese, al fine di abbatterne i costi, e applicando una spending review volta ad utilizzare il risparmio prodotto verso interventi compensativi a famiglie ed imprese”.

 

Il Prof. Marco Mele

 

I Proff. Mele e Magazzino

Lotta agli incendi: la soluzione è negli aerei ed elicotteri già esistenti

Le soluzioni per migliorare la nostra difesa dagli incendi grazie agli aerei ed elicotteri disponibili

Roma, 5 ottobre 2022 – Gli ultimi anni non sono stati semplici: dall’emergenza Covid alla guerra in Ucraina, sino alla crisi economica. Oltre a tutto questo, non possiamo sottovalutare l’emergenza ambientale. L’aumento delle temperature e il caldo estremo della scorsa estate hanno fatto registrare un aumento esponenziale degli incendi e, con esso, un incremento della lotta antincendio per fermare l’emergenza. Gli incendi stanno diventando più forti e più comuni e stanno portando le nostre risorse al limite.

Solo dal 15 giugno al 21 luglio i vigili del fuoco italiani sono stati chiamati a intervenire per quasi 33.000 incendi boschivi o arbustivi. Sono stati segnalati incendi dalla Puglia al Trentino-Alto Adige, dall’Abruzzo alla Sicilia. Un pericolo sempre più comune e potente, ma che può essere affrontato e gestito. La parola cardine dietro tutto questo è preparazione.

Abbiamo intervistato il Presidente di MAFFS Corporation, Bradford Beck, il quale sta studiando da vicino la questione italiana per apportare un valido contributo e aiutare il nostro paese con sistemi innovativi, efficienti e che riducano sprechi economici.

Signor Beck, c’è un sistema innovativo capace di aiutare in modo efficace l’Italia nella lotta agli incendi?

Il modo più efficiente per aumentare la nostra preparazione alla lotta antincendio aerea è utilizzare gli elicotteri e gli aerei esistenti con tecnologie che consentano loro di operare come aerei antincendio“, afferma Beck.

Un’opzione molto efficace sarebbe sfruttare i nostri velivoli C130 esistenti e dotarli di un sistema roll on/roll chiamato Modular Aerial Fire Fighting System MAFFS, che è stato utilizzato dal servizio forestale statunitense per decenni. Un sistema roll on/roll off ci permetterebbe di utilizzare i C-130 senza modificarli strutturalmente, ma di poterli avere nel giro di pochissimo tempo a disposizione per far fronte in modo efficace all’emergenza incendi. Il MAFFS può essere infatti caricato sull’aereo nel giro di poche ore e rimosso altrettanto rapidamente.”

Quali sono le possibilità di realizzazione in Italia e l’impegno ambientale di MAFFS Corporation al riguardo?

L’Italia è un paese straordinario ricco di tesori, che ha una storia leggendaria quando si tratta di design e innovazione. La crescente frequenza e gravità degli incendi qui e in tutta Europa dovrebbe riguardare tutti noi. Riteniamo che il C-27J sia particolarmente adatto alla missione di combattimento aereo e siamo incredibilmente entusiasti di esplorare un sistema MAFFS in collaborazione con i nostri amici di Leonardo che creerebbe la possibilità di attivare gli aerei esistenti per avere un impatto immediato e significativo sull’aereo interventi antincendio in tutta la regione”, ha concluso Bradford Beck, da anni vicino ai bisogni del nostro Paese visto che è residente a Milano e sposato con una donna italiana, nonostante la sua azienda operi in tutto il mondo.

A cura di Rossella Di Pierro

Reddito di cittadinanza: per il Prof. Mele solo a chi non può lavorare

Roma, 30 settembre 2022 – Una delle grandi sfide che dovrà affrontare il nuovo Governo sarà il proseguo o meno del Reddito di Cittadinanza. Questo sussidio, istituito con il Decreto Legge n°4 del 28 gennaio 2019, doveva rappresentare una forma condizionata e non individuale di reddito minimo garantito ma, tuttavia, sin da subito ha perso proprio la caratteristica di condizionalità.

In altre parole, l’erogazione del sussidio targato M5S era strettamente collegato alla immediata disponibilità al lavoro da parte dei componenti di un nucleo familiare nonché, all’adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo.

Come sappiamo, però, nonostante la creazione dei Navigator l’accompagnamento verso il mercato del lavoro è stato un fallimento facendo, del Reddito di Cittadinanza, un tema oggetto di molte critiche a causa della sua caratteristica di disincentivare il lavoro.

Allo stato attuale, secondo l’Inps, circa 2,5 milioni di persone risultano percettori del sussidio divisi tra chi percepisce il RdC, e chi la forma pensionistica dello stesso con un importo medio erogato, a livello nazionale, di 549 euro.

A livello aggregato, nei primi tre anni, sono stati elargiti sussidi a 2 milioni di nuclei familiari, per un totale di 4,65 milioni di persone, e per una spesa di quasi 20 miliardi di euro. In aggiunta, su 100 soggetti beneficiari del RdC, quelli “teoricamente occupabili” risultano essere poco meno di 60 (Fonte AGI-Inps-).

Di per sé, quindi, si nota chiaramente, come lo Stato ha sostenuto una spesa, per trasferimento, molto elevata alla quale è possibile scorporare la quota spesa per ogni posto di lavoro creato con il Reddito di Cittadinanza, ossia 52 mila euro annui. Quota, questa, molto superiore alla media del costo di un lavoratore sia nel settore pubblico che privato. È proprio da questi dati che emerge il forte contradditorio sul conservare o meno tale manovra di assistenza statale.

Da una parte c’è chi, il Movimento 5 stelle in primis, vorrebbe mantenerla dall’altra, il Centro-destra, preferirebbe modificarla o eliminarla del tutto.

Il Prof. Marco Mele, Associato di Politica Economica presso la Unicusano e vicino al Centro-destra, sentito sulla questione, ha sottolineato come “la misura del Reddito di Cittadinanza dovrebbe essere eliminata prima di proporre una nuova forma dello stesso. Di fatto, si dovrebbe lasciare spazio a una misura di sussidio più idonea solo verso le fasce più deboli della popolazione distinguendo tra coloro i quali possono lavorare e coloro che, invece, purtroppo, sono impossibilitati a farlo.

“Nonostante il Reddito di Cittadinanza ha rappresentato una salvezza per numerose famiglie durante la crisi pandemica – continua l’economista – la lotta alla povertà non può essere realizzata tramite un “helicopter money” ma rilanciando la domanda aggregata lungo il ciclo economico e questo, attraverso interventi diretti volti a creare opportunità occupazionali. In aggiunta, data la crisi energetica attuale, non possiamo permetterci spese assistenziali fallimentari che gravano sul rapporto deficit/PIL.

In altre parole, va bene un sussidio sulla falsa riga del Reddito di Cittadinanza ma solo a coloro che sono impossibilitati a lavorare.

“Per gli altri bisogna generare posti di lavoro facendo crescere l’economia attraverso misure mirate di politica economica fiscale che il nuovo Governo, certamente, ha già in mente di attuare”, conclude il Prof. Mele.

 

 

 

Danni erariali: a Napoli il convegno sui danni in ambito sanitario

Napoli, 22 settembre 2022 – Si svolgerà a Napoli il 3 ottobre alle ore 14:00, presso l’Università Telematica Pegaso al Centro Direzionale, il convegno “Riflessioni sulla responsabilità per danni erariali in ambito sanitario“.

L’incertezza delle regole e normative sempre più stringenti, richiedono un’attenta ponderazione tra le conseguenze dell’agire e quelle di un’eccessiva cautela. La mancata o parziale assunzione di responsabilità operative e gestionali rischia di tradursi in una “paralisi del fare” per il timore di incorrere in responsabilità per danni erariali.

Il convegno, pertanto, intende fornire, attraverso l’interlocuzione dei rappresentanti delle associazioni di categoria, dell’avvocatura, della magistratura contabile, del mondo accademico e del settore assicurativo, una visione poliedrica per un’analisi mirata, capace di sviluppare idee per migliorare i rapporti istituzionali tra i vari stakeholders, pur nell’ambito dei rispettivi ruoli e prerogative.

Introduce il dibattito Raffaele Petrosino (Presidente Regionale ACEP). Interverranno: Giovanni Cassano (Avvocato Distrettuale dello Stato), Enrico Coscioni (Presidente AGENAS), Antonio D’Amore (Vice Presidente FIASO), Giuliano Gruner (Ordinario di Diritto Amministrativo Pegaso), Tammaro Maiello (Presidente sezione Emilia Romagna della Corte dei Conti), Carlo Alberto Manfredi Selvaggi (Presidente di Sezione della della Corte dei Conti – Procuratore Regionale per la Puglia),  Tommaso Miele (Presidente aggiunto della Corte dei Conti – Presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per il Lazio – Direttore del Servizio Massimario e Rivista), Emanuele Netzer (C.E.O. Italia AmTrust Assicurazioni S.p.A.), Andrea Parisi (C.E.O. Italia A.O.N.), Luana Pepe responsabile (I.G.B. Srl Broker di Assicurazioni), Pietro Pipitone (Direttore Generale ROLAND Rechtsschutz) Antonio Postiglione (D.G. Salute della Regione Campania), Vittorio Scala (Country Manager Italia dei Lloyd’s). Concludono: Francesco Fimmanò (Vice Presidente Consiglio di Presidenza della Corte dei Conti), Vincenzo De Luca (Presidente della Regione Campania). Modera Angelo Coviello (C.E.O. I.G.B. Srl Broker di Assicurazioni).

La partecipazione è gratuita.

 

Conti pubblici: ecco perché si deve evitare uno scostamento di bilancio

Per i Proff. Mele e Magazzino il consolidamento fiscale garantirebbe una crescita di lungo periodo

Roma, 21 settembre 2022 – L’attuale crisi energetica internazionale, connessa con l’aumento generalizzato dei prezzi, sta mettendo in luce il fatto che manovre di finanza ordinarie risulterebbero insufficienti per far fronte all’attuale situazione economica dell’Italia.

Pertanto, alcuni esponenti politici -impegnati negli ultimi giorni di campagna elettorale- stanno chiedendo a gran voce di effettuare politiche economiche volte a scostamenti di bilancio pubblico per salvare il sistema produttivo del paese insieme a scelte di alleggerimento della pressione fiscale.

Se da una parte il leader della Lega propone almeno l’utilizzo di una Flat Tax che ha alla base un fondamento teorico, quello del Movimento 5 Stelle consiglia un helicopter money che graverebbe inesorabilmente sui conti pubblici italiani (vd. quanto fatto dal Reddito di Cittadinanza). Eppure, il ricorso incontrollato al deficit di bilancio poteva aver senso in una condizione di pandemia internazionale dove le imprese e in generale le catene del valore, risultavano impotenti di fronte ad un lockdown generalizzato mondiale.

Attualmente, tuttavia, un ulteriore indebitamento potrebbe rivelarsi fatale per il prossimo governo dal momento che esso non garantirebbe un processo di ripresa economica.

I Proff. Marco Mele e Cosimo Magazzino, Associati di Politica Economica per Unicusano e Roma Tre, sono convinti invece che un quadro di crescita economica verrebbe garantito da una sostenibile disciplina fiscale.

Rispetto a quanto emerso ed affermato in passato dalla letteratura economica, il ruolo dello Stato risulta di fondamentale importanza sia per le politiche del bilancio pubblico, sia per quelle politiche di intervento per la crescita. In altre parole, esiste un livello di “ottimo” per la quota di spesa pubblica in relazione alla massimizzazione della crescita del PIL e pertanto, una riduzione del deficit comporterebbe un miglioramento della crescita economica in un contesto di sostenibilità del debito pubblico.

Se da una parte la spesa pubblica è necessaria per una economia di mercato in grado di agire correttamente, l’eccessiva espansione della stessa non sarebbe coerente con una crescita economica di lungo periodo.

Quanto affermato dai due studiosi trova riscontro anche nella cosiddetta “Curva di Armey” la quale mostra il legame tra spesa pubblica e benessere della collettività. Secondo tale approccio, empiricamente dimostrato su numerosi paesi, livelli di spesa pubblica eccessivi determinerebbe scarsi incentivi ad investire e produrre generando un rallentamento dell’attività economica.

“Esistendo, quindi, un livello ottimo del rapporto tra spesa pubblica e PIL tale da massimizzare la crescita del reddito aggregato consigliamo vivamente di evitare ulteriori misure di indebitamento pubblico che graverebbero inesorabilmente sulle nostre generazioni future”, spiegano i professori.

Al contrario, i due economisti, propongono politiche economiche volte verso una spesa pubblica produttiva attraverso l’attuazione di una spending review la quale potrebbe, in questo caso, essere affiancata da una riduzione del cuneo fiscale specialmente del settore produttivo del nostro paese.

 

I professori e ricercatori Magazzino e Mele
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