Arte e poesia: la tecnologia del vetro trasforma i versi in mosaico

Ravenna, 14 novembre 2022 – Presso la sala Ragazzini, Centro Dantesco dei Frati Minori Conventuali di Ravenna, si è tenuto il dialogo tra la poetessa ravennate Alessandra Maltoni e la scrittrice Floriana GuidettiSi è conversato sul progetto Erasmus ATC 4 all e il corso sul vetro organizzato da Alessandra Maltoni, per omaggiare il 2022 anno internazionale del vetro, proclamato dall’ONU.

Nell’ambito di queste lezioni è stato organizzato un laboratorio presso il centro SISAM di Marina Romea, condotto dalla mosaicista Deborah Gaetta, la quale ha trasformato i versi papavero blu della silloge “La poesia cambierà il mondo” in tessere musive, utilizzando il vetro di Venezia.

Scenario di apprendimento dedicato tecnologia del vetro, per il Progetto Erasmus+ ATC4all – Art Tecnology Creativity for Al

Il laboratorio sarà fruibile dai ragazzi di sei paesi europei, tra questi la Turchia, dove alla fine del mese sarà esposto il progetto a cura dei partener.

E’ possibile contattare il Sisam centro internazionale del mosaico, Viale delle Acacie  n. 11 di Marina Romea, per vedere il papavero blu in mosaico, sia per visite organizzate  di privati che per visite scolastiche.

Su richiesta sarà presente Alessandra Maltoni per il firma copie.

Per ulteriori informazioni visitare il sito Internet del Centro Servizi Culturali.

 

Il papavero blu dell’Himalaya,

Silloge-La poesia salverà il mondo

Alessandra Maltoni

Gran Premio della Poesia Mogol 2022, vince Alessandra Maltoni

Alessandra Maltoni si aggiudica il primo posto al Gran Premio della Poesia Mogol 2022

Ravenna, 9 novembre 2022 – Nel weekend appena trascorso si è tenuta la premiazione del Gran Premio della Poesia Mogol 2022, presso il Centro Europeo di Toscolano. Ad aggiudicarsi il primo posto è stata la ravennate Alessandra Maltoni, premiata dal Maestro Mogol.

Sono state assegnate anche 3 menzioni speciali a Maria Grazia Malagoni, Davide Zancola e Augusto Forlan.
La vincitrice terrà un incontro pubblico sabato 12 novembre prossimo alle ore 11.00, presso la sala ragazzini Centro Dantesco di Ravenna, per parlare di poesia e del corso di poesia del maestro Giulio Mogol.
A dialogare con la Maltoni ci sarà la scrittrice Floriana Guidetti.
Chi è Alessandra Maltoni
Alessandra Maltoni è una libera, titolare di un Centro Servizi Culturali con attività poliedriche nel campo della cultura e didattica, e vive a Ravenna (Emilia Romagna).
La sua è una formazione tecnico-scientifica (geometri, ingegneria civile) e la sua  pubblicazione “Domande tra il porto e il mare” (editore L’autore Libri Firenze, Biblioteca 80’) è stata primo attore della “Fiera del libro” tenutasi a Scilla in Calabria nell’autunno 2009.
Ha conseguito il Premio nazionale “Il Delfino” 2010 primo classificato sezione mare ed il Premio internazionale narrativa per l’infanzia Viareggio.
Nel 2007 ha pubblicato l’opera “Da Ravenna racconti tra i numeri” per i tipi Ibiskos Risolo.
E’ coautrice della antologia poetica “La parola e i suoi approdi” Edizioni Helicon; sua è la silloge poetica “Tracce di riflessione poetica” classificatasi finalista al Premio Internazionale “Trofeo Penna d’Autore 2004” Torino.
La scrittrice è stata tradotta in lingua spagnola a cura del centro poetico di Madrid e in lingua inglese a cura di Book editore.
La lirica “Spazio di riflessioni” ha ricevuto menzione d’onore dalla associazione culturale torinese “Penna d’autore” ed è inserita assieme ad una sua breve biografia nel volume “I Grandi Classici della Poesia Italiana” Cinquecento.
Diverse le pubblicazioni antologiche delle case editrici Helicon, Modenit, Nuovi poeti (Milano).
Una moltitudine di recensioni che descrivono il suo lavoro sono pubblicate su prestigiose riviste culturali, come ad esempio “Il Convivio”. Decine di suoi articoli compaiono su periodici.
Supera la selezione editoriale della Zisa “Poesia è rifare il modo”, richiamando elementi di meccanica quantistica. Pubblica la silloge la Poesia cambierà il mondo, vincendo il concorso internazionale Navarro 2021.
Recensita la silloge su tante riviste culturali come: Poeti nella società organo ufficiale del Cenacolo Accademico europeo dei poeti.
L’autrice per il testo “La poesia cambierà il mondo” è stata intervistata da editoria 365 eccellenze italiane Tv.
Premiata per il saggio ‘La chiesa della “cipolla” a due passi da Dante’ edizioni Inedit dalla Prof.ssa Maria Teresa Prestigiacomo presso la Facoltà di Lettere dell’Università Sorbona a Parigi ed è stato presentato il testo presso il Centro di Cultura italiano a Parigi, giugno 2022, selezionata da Mogol per il gran premio di poesia, ottobre 2022.
Chi è Mogol
Mogol è lo pseudonimo di Giulio Rapetti Mogol (Milano, 17 agosto 1936), paroliere, produttore discografico e scrittore italiano.
Tra i più conosciuti e rappresentativi autori italiani di testi musicali, Mogol è conosciuto e ricordato soprattutto per il lungo e fortunato sodalizio artistico con Lucio Battisti, sebbene il suo contributo alla musica leggera italiana sia di più ampio respiro, fin dai primi anni sessanta.
Hanno inciso canzoni da lui scritte o tradotte, fra gli altri, Caterina Caselli (Perdono, Cento giorni, Sono bugiarda, Il volto della vita), Adriano Celentano (Stai lontana da me), i Dik Dik (Sognando la California, Senza luce, Il primo giorno di primavera), l’Equipe 84 (Io ho in mente te, Nel ristorante di Alice, Un angelo blu), Fausto Leali (A chi), The Rokes (Che colpa abbiamo noi, È la pioggia che va), Bobby Solo (Se piangi, se ridi, Una lacrima sul viso), Little Tony (La spada nel cuore, Riderà), Mango (Oro, Come Monna Lisa, Mediterraneo), Riccardo Cocciante (Celeste nostalgia, Un nuovo amico, Se stiamo insieme) e i New Trolls (America O.K.).
Nato come Giulio Rapetti, il 30 novembre 2006 è stato autorizzato con decreto del Ministro dell’Interno ad aggiungere al proprio cognome il suo celebre pseudonimo.
Come ribadito nella sua autobiografia, non ama essere definito paroliere, bensì preferisce definirsi autore.
(fonte: Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Mogol)
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Per informazioni e interviste:
Alessandra Maltoni
email: serviziculturali1@libero.it – tel. 0544 1672153 – cell. 3499425666
Gran Premio della Poesia Mogol 2022, foto di gruppo
In foto il maestro Giulio Mogol, due suoi docenti Giuseppe Anastasi, Eugenia Marino e la vincitrice del premio Alessandra Maltoni

Libri: esce “Felici si muore”, 16 racconti di vita di Carlo Pizzoni

Il premiato autore di Foligno Carlo Pizzoni fa uscire “Felici si muore”, 16 racconti pieni di sentimenti, personaggi forti e “pezzi di vita reali”

Roma, 30 settembre 2022 – “Ritrovarsi a essere, con un brivido, vivo e umano”: così Carlo Pizzoni presenta “Felici si muore”, una raccolta di racconti per mostrare la diversità umana nelle sue innumerevoli sfaccettature. In poche, semplici parole si dirama la grande varietà di racconti contenuti in “Felici si muore”, dell’autore Carlo Pizzoni, neurologo e neurochirurgo folignate, il cui esordio nel 2020 con “La legge dello squalo” lo ha spronato a ripetere l’opera in grande stile, pubblicando un intero libro di “short stories”.

In effetti per certi versi “Felici si muore” è un successore spirituale del suo primo racconto, tanto da riprendere persino nel titolo un racconto dove Don Mimmo, il protagonista de “La legge dello squalo”, prende vita.

Un’antologia che riunisce tutti i racconti premiati di Pizzoni, a cui si aggiungono inediti come “Pioggia Rossa”, dove orribili delitti sconvolgono il quartiere londinese di Whitechapel, oppure “Vietnam Story”, ambientato negli anni ‘50 e che vede protagonisti volontari italiani della Legione Straniera francese, così come altre storie, ognuna in grado di descrivere una parte dell’ampio spettro umano.
Racconti che lo stesso autore definisce “non per piccoli o facilmente impressionabili”, ma che lasciano spazio anche per una fiaba dedicata proprio ai piccolissimi, chiamata “Belicino”, con protagonista un caciocavallo.

L’autore ha sempre mostrato interesse, durante la sua attività precedente, nel raccontare pezzi di vita “reali”, con le sue malinconie, gli aneddoti, i desideri inseguiti e rivelati, ma anche i sogni impossibili.

Il libro di Carlo Pizzoni riporta sulle pagine scritte l’intensità dei sentimenti, la forza singola di ogni personaggio che compone le storie, trasportando i lettori in microcosmi individuali, per indagare sulle loro vite fatte di sogni, sconfitte e rivincite, non senza le conseguenze tipiche di ogni azione drastica intrapresa.

Nelle varie storie emergono l’intensità dei sentimenti e la forza dei personaggi, anche quella dei protagonisti apparentemente più deboli, che trasportano i lettori nei loro microcosmi individuali e li portano per mano a scoprire una trama che potrebbe benissimo essere presa dal racconto di una persona realmente esistita.

Pizzoni chiama questi racconti “squarci”, da cui sbirciare per ritrovare parti di sé e della propria vita, rispecchiandosi nei personaggi o nelle situazioni che si verificano. Un modo per riflettere su quello che si è vissuto, ma anche su quello che si potrebbe vivere in futuro. Racconti che sono quindi un confronto, una sorta di gioco d’imitazione in cui tornare, con un brivido, a sentirsi vivi e “umani”, nel senso più biologico del termine.

Una raccolta che emoziona e che vuole dare un impulso per scoprire lati di sé poco conosciuti, grazie anche alla prefazione di Valerio Marra, altro autore che molti conosceranno, visto il profilo di spicco, e la postfazione di Marco Vichi, affermato romanziere che ha voluto mostrare il suo apprezzamento per l’opera di Pizzoni con una postfazione che ne riassume un po’ lo spirito, il “sapore”.

Di seguito una sinossi completa del libro:

“Questo libro raccoglie 16 racconti di vita, amore, morte e amicizia. Ognuno di esso racchiude ricordi d’infanzia, storie di guerra e conflitti, legami profondi e inaspettati tra le persone. Pezzi di vita raccontati tra malinconie, aneddoti, sogni impossibili e desideri svelati.

Nelle varie storie emergono l’intensità dei sentimenti e la forza dei personaggi, anche quella dei protagonisti apparentemente più deboli, che trasportano i lettori nei loro microcosmi individuali e li portano per mano, attraverso la trama, nello scoprire le loro vite, i loro sogni, le loro sconfitte.

Da questi squarci ognuno di noi può sbirciare per ritrovare, come in un immaginario gioco di specchi, parti di sé stesso e della propria vita. Confrontarsi, immedesimarsi, criticare certe scelte e ancora una volta ritrovarsi a essere, con un brivido, “vivo e umano”. Si può parlare di una raccolta all’insegna dell’emozione e della scoperta, una raccolta che parla di noi”.

Edito da De Nigris Editori, la pubblicazione di quest’opera rappresenta per la neonata casa editrice un forte e chiaro segnale di volersi imporre come una realtà di riferimento per scrittori avviati e personalità che sanno già come “mettere le mani in pasta”.

Le pubblicazioni in lista, infatti, hanno già riscosso molta attenzione mediatica, grazie anche alle presentazioni di “Siamo solo sognatori abusivi” di Monica Buonanno e di “Camminando a testa scalza” di Dalila Giglio.

Il libro uscirà in libreria il 30 Settembre 2022, dopo una campagna di anteprima che ha saputo riscuotere ampio successo entrnado tra i primi 100 libri di Amazon della categoria “Racconti” e che ha potuto contare già diverse recensioni entusiaste da parte dei lettori.

Per maggiori informazioni si rimanda al sito dell’editore www.denigriseditori.it.

 

 

Educazione: ecco com’è una scuola riformata, all’avanguardia, e senza obblighi inutili

L’intervento di Maurizio Maglioni, della Onlus del Parco della Gratitudine: come si è creata una nuova scuola, con i migliori insegnanti e modelli pedagogici all’avanguardia

Roma, 8 agosto 2022 – In questi anni di pandemia molte famiglie hanno scoperto l’educazione parentale. Essa consiste essenzialmente nel fai-da-te educativo e nell’esame a fine anno da privatista. Molti hanno compiuto questa scelta in modo istintivo, irritati dalla DAD o insofferenti alle mascherine. Pochi hanno capito che potevano associarsi con altri genitori per costruire scuole alternative su modelli pedagogici non convenzionali

Questa scelta l’abbiamo fatta a Roma con un gruppo di genitori coraggiosi. Abbiamo creato una Onlus, trovato uno sponsor, selezionato una decina di tutor tra i migliori insegnanti romani e messo a punto un modello pedagogico tutto nostro ma ben descritto e rigoroso, per ragazzi dai 6 ai 16 anni. L’abbiamo chiamata “Parco della Gratitudine”

Abbiamo poi deciso di buttare nel secchio un po’ di pesi inutili. 

  • Abbiamo trasformato le aule scolastiche in luoghi accoglienti con arredi e spazi all’aperto.
  • Abbiamo eliminato i compiti per casa, perché se stai a scuola dalle 9 alle 17, dopo devi essere libero. 
  • Abbiamo tolto le interrogazioni ed i voti sostituendoli con le esposizioni pubbliche ai compagni dei propri lavori digitali. 
  • Abbiamo eliminato i manuali ed al loro posto insegniamo a ricercare tutto sul web. 
  • Abbiamo abolito gli zaini, perché ogni bambino o ragazzo scrive e studia sul suo notebook e su qualche quaderno o libro che lascia a scuola.
  • Abbiamo portato i ragazzi alle mostre, nei parchi, ma anche a vedere i nostri luoghi di lavoro per stimolare in loro nuovi interessi professionali.
  • Abbiamo abolito i voti ma li aiutiamo ad autovalutare ogni giorno il lavoro che hanno prodotto.
  • Scriviamo con loro programmi personalizzati che porteremo agli esami e li seguiamo nella scelta nel metodo di studio. Così diventano indipendenti e tirano fuori da soli una creatività inaspettata.
  • Amiamo la recitazione, di comunicazione empatica, lo Yoga e incoraggiamo la progettualità autonoma del singolo studente su argomenti extrascolastici.
  • Applichiamo le metodologie innovative delle migliori scuole del mondo come il flipped & cooperative learning, la comunicazione empatica, tanta natura e un digitale responsabile. Accoglienza ed incoraggiamento per tutti, compresi i ragazzi con plusdotazione o DSA. Niente etichette addosso ai bambini. Nessun obbligo inutile.

Se un alunno ha un disturbo di apprendimento o è plusdotato facciamo in modo che non si senta diverso. Lo aiutiamo ad andare alla sua velocità mettendolo al lavoro per esempio con compagni più grandi o più piccoli, o assegnandogli attività più semplici o più complesse.

Alla fine dell’anno li portiamo a fare l’esame in una scuola pubblica e tutti sono sempre stati promossi con voti sempre superiori a quelli ai quali erano abituati quando frequentavano la statale. 

Cosa impedisce alla scuola statale di fare quello che abbiamo appena descritto? Tutto!

Le leggi, il Ministero e il personale che dovrebbe essere formato da zero su cose che non ha mai visto o sentito.

Ci dobbiamo rassegnare ad essere una piccola isola felice? Noi no!

Chiediamo ai media ed ai social media di raccontare la scuola reale nelle sue contraddizioni e di aiutarla a cambiare. Non se ne può più della scuola dei nostri nonni!

Tutti pensano che la scuola debba insegnare cose diverse ma anche questa idea è sbagliata. La scuola non deve più insegnare nozioni! Il termine “Insegnante” è obsoleto. Si dovrebbe cambiare il nome di questa professione. Chi insegna non deve più trasmettere i saperi perché ci sarà sempre un tutorial o un software che saprà farlo meglio di lui. Per creare una scuola nuova servono solo facilitatori di autonomia, di creatività e di empatia. Lasciamo fare per noi le cose noiose al computer e dedichiamoci ad allevare persone capaci di realizzare i propri desideri.

Maurizio Maglioni

 

 

 

Come far funzionare la coppia: amarsi per saper amare l’altro

Roma, 24 giugno 2022 – Si sente spesso parlare del concetto “amarsi per amare l’altro“, concetto veritiero, ma che molti trovano un poco confuso. Cosa veramente significa amarsi? Come si capisce se ci stiamo amando o se ci manca l’ingrediente dell’amor proprio nella nostra relazione di coppia e stiamo cadendo nella dipendenza affettiva?

Cosa significa amarsi?

L’amor proprio è alla base di una relazione d’amore sana con l’altro e si manifesta con una autostima difficile da scalfire e con l’ accettazione della propria persona a tutto tondo, con pregi e difetti. Proprio la questione “difetti” diventa fondamentale per poter riconoscere una persona che ha una sana autostima.

Che siano difetti fisici o psichici, se una persona sa accettarli ed accettarsi riconoscendoli, si può dire che abbia una visione non solo realistica di sé stessa, ma anche che abbia una autostima sana ed equilibrata.

Sapere ed accettare di sbagliare, riconoscerlo, risulta fondamentale per saper chiedere scusa in un dato momento e ritrattare se c’è bisogno di cambiare. Questo aiuta nel dialogo con l’altro, nella comunicazione di coppia, nella comprensione e nell’atteggiamento propositivo di entrambi i partner .

Per una sana autostima, si sa che il ruolo dell’infanzia è fondamentale, il rapporto coi propri genitori, la maniera in cui si é ricevuta l’educazione e il legame affettivo, risultano importanti.

Si può comunque arrivare ad avere un’ autostima sana, sebbene non si abbia avuto un’infanzia per così dire “idilliaca”, grazie alla psicoterapia.

Al riguardo Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” ci ricorda che “da alcune settimane il decreto per attivare il Bonus Psicologo è stato firmato dal ministro Speranza. Il Bonus Psicologo è utile anche per chi aspira a gestire meglio il proprio rapporto di coppia. Consiste in un contributo fino a 600 euro per effettuare delle sedute con psicoterapeuti regolarmente iscritti al relativo albo professionale. Per tale scopo sono stati assegnati 10 milioni di euro per l’anno 2022.

Adesso, dopo la pubblicazione in gazzetta ufficiale, il tutto sarà gradualmente operativo e si potrà così aiutare chi non può permettersi di pagare di tasca propria le sedute di terapia di coppia“.

A proposito di autostima, la dr.ssa Cristina Mitola, collaboratrice del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”, sostiene che grazie all’accettazione del sé, si instaura una relazione con l’altro, col partner, molto più sana, fatta di dialogo, fiducia, una comunicazione sana e libera.

La dipendenza affettiva invece, che molti scambiano per amore, ma che in realtà non è altro che un “riempitivo amoroso” volto a supplire le carenze dell’ infanzia, ostacola una serena vita di coppia.

La dipendenza affettiva è molto difficile da vedere e molte volte non se ne riconosce la tossicità.

Per questo, quando la coppia sente che il dialogo sta venendo meno, la fiducia anche e la stima nei confronti dell’ altro vacilla, si consiglia, prima di prendere drastiche decisioni, di ricorrere ad un terapeuta di coppia in grado di mediare tra le due parti, evidenziare la tossicità eventuale nella dinamica relazionale e sanare ciò che è sanabile.

L’ amore è sereno e da serenità, la dipendenza affettiva crea invece ansia ed incomprensioni inutili.

Queste ultime potrebbero essere risolte facilmente con una buona psicoterapia e la volontà di cambiare e migliorare.
Il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” ha quindi deciso di offrire in tutta Italia e in 24 paesi esteri, tramite i suoi 393 collaboratori, un servizio di aiuto psicologico per gestire al meglio la vita di coppia.

L’appuntamento potrà essere telefonico, online o dal vivo e si potrà avere l’aiuto di Psicologi e Psicoterapeuti professionisti, a prezzi accessibili, contattabili 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Si può contattare il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” al numero 0622796355, al numero 3773961178, o tramite il sito www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

 

 

 

Variante Omicron: stimolo depressivo o opportunità di crescita personale?

Roma, 6 dicembre 2021 – La campagna vaccinale prosegue spedita verso la somministrazione della terza dose, tuttavia la pandemia COVID-19 ci pone dinanzi l’ennesima sfida: una nuova variante del virus, la B.1.1.529, denominata ufficialmente variante Omicron dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Ma perché questa nuova variante, dopo quella Delta, sta suscitando tutta questa preoccupazione?

La variante Omicron, proveniente dal Sud Africa, sta mettendo in discussione tutti i progressi conseguiti contro il SARS-CoV-2. La cosa che sta allarmando il mondo è che, finora, sembrerebbe essere la variante del virus più contagiosa e si hanno ancora poche informazioni in merito.

Tuttavia, non è ancora chiaro se l’incremento dei contagi e delle ospedalizzazioni in Sud Africa sia effettivamente dovuto a questa variante del virus, ma l’Iss (Istituto Superiore di Sanità) al momento afferma che «la decisione di dichiarala una VOC (Variant Of Concern = variante di preoccupazione) è dovuta alla presenza nella variante di diverse mutazioni che potrebbero avere un impatto sul comportamento del virus, anche in termini di gravità della malattia o della capacità di diffusione».

Quindi è la presenza di alcune mutazioni, all’interno della variante Omicron, a generare preoccupazione, perché oltretutto non è chiaro se gli attuali vaccini siano sufficienti per proteggerci anche da questa variante, se l’intervento medico in caso di contagio sia il medesimo per le altre forme di coronavirus, se questo potrebbe costringerci ad un nuovo lockdown, e via dicendo. In una situazione così incerta, il ritorno a quella che tutti noi reputiamo “vecchia normalità” ci appare lontano, nostalgico.

L’impressione è quella di non avere la possibilità di uscire da questa situazione che ha messo a dura prova il nostro benessere psicofisico. E che questa nuova realtà ben lontana da quella conosciuta precedentemente, caratterizzata da isolamento, mascherine, gel igienizzante, distanziamento sociale e restrizioni, da un periodo transitorio si sta trasformando in una nuova normalità, in continuo mutamento, a cui siamo costretti ad adattarci.

I cambiamenti non sono mai semplici e richiedono un modellamento ed un adattamento alla realtà continuo e costante. Diventa ancora più difficoltoso adattarsi e trovare un equilibrio quando il tutto avviene velocemente, senza che ci sia data la possibilità di elaborare il cambiamento.

La pandemia ha avuto un impatto psicologico e psicosociale senza precedenti e, pertanto, ha influenzato e modificato nel profondo il nostro modo di percepire ciò che ci circonda, ha modificato il modo di riconoscere le nostre emozioni, di esprimerle e di viverle liberamente. Ha modificato il modo di rapportarci agli altri, insediando paure e timori all’interno della nostra vita.

Quindi, oltre ai comuni timori presenti nella realtà di ognuno di noi, la pandemia ne ha alimentati di nuovi: l’insonnia, la fobia ed il ritiro sociale, la paura di fare attività che prima era normale fare, l’incertezza per il futuro, la mancanza di supporto, la paura del contagio, il timore di mettere a rischio la vita dei nostri cari più fragili, la disregolazione emotiva. Di fatto, l’ansia e la paura sono i sentimenti più sperimentati da quando è iniziata questa lotta contro il virus. Inevitabilmente, questi due sentimenti abbassano il nostro tono dell’umore.

Ci spostiamo sul versante depressivo del nostro umore, sentendoci impotenti, vulnerabili, tristi, sconfortati, ci manca la voglia di uscire e svolgere le attività quotidiane. La nuova variante Omicron incrementa tutto ciò, dandoci l’impressione che non ci sia una via d’uscita da questa situazione, temiamo che i vaccini siano inutili e che tutto ciò che stiamo facendo lo sia. In questa situazione di grande tensione siamo facilmente influenzabili da questi stimoli esterni negativi.

Ma c’è anche chi sostiene che non sia così. I vaccini, i sacrifici che stiamo compiendo, tutto potrebbe avere una sua utilità. Non siamo del tutto impotenti. Quello che possiamo fare è, non solo seguire ancora per un po’ le direttive dettate dall’Oms e dal Governo, ma anche cercare di affrontare la situazione con atteggiamento propositivo. Quindi, non è tanto importante la situazione che ci troviamo davanti, ma è ancora più importante il modo in cui riusciamo ad interpretare questa situazione, il significato che attribuiamo all’evento stressante e destabilizzante.

Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”, sostiene che, seguendo un adeguato training, si possa paradossalmente trasformare il problema in opportunità. Ognuno di noi ha dentro un’insospettata riserva di forza che può emergere quando gli eventi ci mettono alla prova e che ci aiuta a riprendere in mano le redini della nostra vita.

Dunque, in questa situazione di instabilità ed incertezza, può risultare utile un supporto che ci aiuti a fare chiarezza sulle nostre emozioni, sui nostri sentimenti e che ci spinga ad estrapolare gli aspetti positivi dalle situazioni avverse, a crescere e ad essere più resilienti.

«Non è importante quello che ti capita, ma come lo vivi, quindi il significato che si attribuisce a ciò che succede. Anziché lasciarci influenzare dalle circostanze negative e dalle avversità, per quanto possibile, sarebbe opportuno cercare di guardare l’altra faccia della medaglia e cogliere l’opportunità che tutti gli eventi di vita ci possono offrire. Tutto ciò si può fare anche tramite un percorso di crescita personale» sottolinea la dott.ssa in psicologia clinica Alessandra Palleschi.

Il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” ha quindi deciso di offrire un aiuto a chi desidera diventare psicologicamente più forte ed incrementare la propria resilienza.

Possiamo scegliere se lasciarci sopraffare dalla situazione attuale, attribuendo al COVID-19 e alle sue varianti solo un significato negativo (l’ennesima cosa che non va) oppure se offrire a noi stessi la possibilità di vivere differentemente questa situazione e attribuire un significato positivo a questi eventi di vita (allenarci ad affrontare le difficoltà per diventare gradualmente più forti).

Possiamo decidere di prendere, paradossalmente, lo stimolo negativo in maniera (pro)positiva e renderlo un’opportunità.
Il servizio di aiuto è offerto, in 27 lingue, da una rete di 362 psicologi presenti in tutte le regioni italiane e in 22 paesi esteri.
Per informazioni telefonare al n. 06 22796355, al n. 375 7707389 o collegarsi al sito internet www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

 

 

 

Relazionarsi con gli altri: utilizzare l’intelligenza emotiva per diventare più bravi

Roma, 24 novembre 2021 – Quando pensiamo al concetto di intelligenza siamo soliti pensare al test del Q.I., alle varie abilità che ci servono per trovare soluzioni, risolvere enigmi, fare induzioni e deduzioni di concetti.
Oltre a tali abilità, per interagire in maniera efficace con il contesto, è importante saper utilizzare la propria intelligenza emotiva per relazionarsi meglio con le altre persone.

Il concetto di intelligenza emotiva è iniziato a diffondersi nel 1995, grazie al libro “Intelligenza emotiva” di Daniel Goleman.

Ma cos’è l’intelligenza emotiva?

E’ la capacità di saper utilizzare le emozioni per poter prendere le decisioni relazionali più efficaci, a seconda della situazione e del contesto.

Ad esempio viviamo in una società in cui vengono richieste delle buone competenze cognitive nel mondo del lavoro, ma è anche bene migliorare le proprie competenze sociali per ottenere successo professionale.

L’intelligenza emotiva consiste anche nella capacità di gestire le emozioni, in particolar modo quelle negative.
Gestire le emozioni non significa reprimere le emozioni negative, ma riconoscerle e saperle adattare al contesto e al momento presente.

Ad esempio ho un colloquio di lavoro e poco prima ho discusso con il mio partner, capisco che sono arrabbiata e frustrata per la discussione avvenuta, ma cerco di non farmi travolgere dall’emozione negativa, cerco delle strategie mie personali per contenerla, senza reprimerla.
Imparare a gestire le emozioni ci può essere utile per poter prendere delle decisioni in maniera più consapevole e serena quindi, capendo le nostre emozioni e quelle altrui, possiamo muoverci meglio nei vari contesti nei quali siamo inseriti.

Chi è dotato di una buona intelligenza emotiva solitamente otterrà successo nelle relazioni di coppia, nelle relazioni con gli amici e nelle relazioni professionali.

Ottenere successo nell’ambito personale e professionale aumenterà quindi il nostro benessere emotivo/relazionale, riducendo così il rischio di stress, di malattie psicosomatiche (gastrite, colite, ulcere, ecc.), di ansia e di depressione.

“Abbiamo scritto il libro “La comunicazione assertiva” con lo scopo di stimolare lo sviluppo delle abilità sociali del lettore. Le interazioni e la comunicazione con gli altri possono essere migliorate e possiamo gradualmente diventare sempre più intelligenti emotivamente e quindi più felici”, spiega Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”.

La dottoressa Margherita Romeo, psicologa del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”, ci ricorda che secondo l’Oms “la salute è non solo uno stato di  benessere fisico, ma anche mentale e sociale “.
Per il nostro benessere diventa quindi importante gestire e identificare le nostre emozioni.

Ma chi è che ci insegna a riconoscere le nostre emozioni?

Solitamente i caregiver, chi si occupa primariamente dei bambini, vale a dire i genitori. Vi è quindi un’alfabetizzazione emotiva, un apprendimento nel saper riconoscere e gestire le emozioni.
L’intelligenza emotiva dipenderà sia dal tipo di intelligenza emotiva del nostro caregiver, il quale ci avrà trasmesso delle abilità sociali, sia dal tipo di temperamento individuale e sia dalla cultura nella quale viviamo.

L’intelligenza emotiva può inoltre essere migliorata grazie ad un supporto psicologico.

Il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” ha per questo istituito un servizio di aiuto psicologico per le persone che vogliono diventare più brave a relazionarsi con gli altri.

I 362 psicologi della rete del pronto soccorso psicologico sono presenti in tutte le regioni italiane e in 22 paesi del mondo, con un servizio in 27 lingue e a costi sociali, come Regno Unito, Francia, Hong Kong, Messico, Russia, Argentina, Grecia, Kenya, Ghana, Mozambico, Brasile, Portogallo, Serbia, Romania, Bulgaria, Egitto, Giordania, Pakistan, Azerbaijan, India, Spagna, Svizzera.

Per contattare il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” basta telefonare ai n. +39 06 227 96355 / +39 327 563 9658 oppure visitare il sito internet www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

 

 

 

 

 

Coronavirus: vaccinare i bambini serve davvero?

Roma, 18 novembre 2021 – Dopo un’anno di vaccinazione anti covid, che in Italia è arrivata a coprire quasi l’80% della popolazione, si è giunti a loro, i bambini.

L’AIFA si esprimerà infatti il 29 novembre prossimo sulla somministrazione dei vaccini nella fascia di età 5-11 anni, e verosimilmente si ritiene la risposta sarà positiva, dando il via a politiche vaccinali dei governi europei anche in questa fascia di età.

I “cuccioli” degli umani molto probabilmente quindi potranno essere vaccinati a partire dal mese di dicembre.

Ma servirà veramente vaccinare i più piccoli, visto che fino ad oggi sono stati “salvati” dagli effetti gravi del Covid?

A rispondere a questa domanda ci ha provato Panagis Polykretis, Biologo, PhD in Biologia Strutturale, attualmente in forze presso l’Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara”, del CNR italiano (www.researchgate.net/profile/Panagis-Polykretis), con un’analisi pubblicata sulle pagine de L’indipendente (www.lindipendente.online), basata su decine di studi scientifici.

Il ricercatore non può essere annoverato tra i cosiddetti no-vax, visto che lui è assolutamente a favore delle vaccinazioni.

Per questo prova, con l’analisi degli studi pubblicati, a rispondere in modo obiettivo a delle domande fondamentali su cui si basano tutte le tesi a favore delle vaccinazioni anti covid in atto.

Innanzitutto Polykretis parte da una premessa, cercando di rispondere a 3 domande fondamentali: 1) il metodo secondo cui si stanno calcolando le morti associate al covid, 2) i trials clinici che hanno permesso a Pfizer di ottenere l’autorizzazione per uso di emergenza dalla FDA, 3) le reazioni avverse che si sono verificate negli USA in seguito alla vaccinazione di massa.

A conclusione dell’analisi il biologo pone quindi forti dubbi sul fatto di vaccinare i più giovani, soprattutto in vista del rapporto rischi-benefici, che nel caso di bambini ed adolescenti vede pendere il piatto dalla parte dei rischi.

Per l’analisi completa di Panagis Polykretis rimandiamo all’articolo pubblicato su L’Indipendente alla pagina www.lindipendente.online/2021/11/16/vaccini-anti-covid-sui-bambini-cosa-dice-unonesta-analisi-degli-studi-scientifici.

 

Guarire dagli attacchi di panico: quando la paura non fa più paura

Roma, 3 novembre 2021 – Sembra che siano circa 10 milioni gli italiani che hanno vissuto almeno una volta nella vita l’esperienza di un attacco di panico. Un evento che per molti per fortuna rimane isolato, mentre per altri può trasformarsi in un vero e proprio disturbo.

Ma in cosa consiste esattamente l’attacco di panico?

Molti lo descrivono come “sensazione di morire”. Infatti è una sensazione improvvisa, rapida, che si esaurisce spontaneamente, ma lascia completamente devastati. La manifestazione è soggettiva, ma i sintomi più comuni sono fame d’aria, battito accelerato, bocca secca, vertigini, immobilità degli arti e talvolta di tutto il corpo. La maggior parte delle persone colpite da un attacco di panico realizza di averlo avuto solamente dopo essere state al pronto soccorso e aver scongiurato un attacco cardiaco. Ed è dopo aver realizzato di aver avuto un attacco di panico che si insinua la paura costante di rivivere quella sensazione di impotenza, quella sensazione di “morte” imminente.

Al riguardo Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico Roma Est, afferma che “consapevoli della sofferenza collegata al panico, abbiamo scritto il libro “Vincere gli attacchi di panico: istruzioni per l’uso”, per aiutare le persone ad utilizzare il panico, paradossalmente per migliorare la propria qualità di vita”.

Nello specifico Francesca Mero, psicologa del Pronto Soccorso Psicologico Roma Est, ci ricorda che “per affrontare il panico le persone mettono in atto quelle che in Terapia Breve Strategica vengono chiamate le Tentate Soluzioni”.

Le Tentate Soluzioni più utilizzate sono:

1) Evitare tutto ciò di cui si ha paura;

2) Chiedere aiuto e rassicurazione;

3) Di fronte alla sensazione di paura si tende a voler controllare le proprie reazioni, finendo però per perderne il controllo.

Queste tentate soluzioni però portano sempre a un fallimento. Infatti le persone iniziano ad evitare tutto ciò che le spaventa in via preventiva, per non sentire quella sensazione di ansia e paura, ma più si sommano gli evitamenti e più la paura cresce. Questo perché mettendo in atto gli evitamenti, si invia a se stessi il messaggio di non essere in grado di affrontare le situazioni e il senso di incapacità fa crescere la paura.

Chiedendo aiuto e rassicurazione agli altri, queste persone continuano a confermare a se stesse la propria incapacità, fino a diventare davvero incapaci di affrontare innumerevoli situazioni.

Dopo aver avuto uno o più attacchi di panico, ci si spaventa delle reazioni incontrollate del proprio corpo, così si inizia a cercare di controllare queste reazioni. Ma più si cerca di controllarle e più se ne perde il controllo, fino a mandare in tilt il meccanismo psicofisiologico e a generare così un nuovo attacco di panico.

Si inizia quindi ad avere un timore preventivo delle reazioni del proprio organismo si fronte a situazioni che queste persone considerano una minaccia. Questo timore porta, quindi, a limitare sempre più le proprie azioni e i propri spazi vitali.

Si sbaglia quando si definisce l’attacco di panico semplicemente come una forte paura. È il risultato di una costruzione lenta e complessa che può durare anche per sempre. In senso figurato la persona è come incastrata dentro la tela di un ragno. Spesso le persone che soffrono del disturbo da panico hanno una buona consapevolezza del problema e delle cause di questo, ma vi è un’incapacità nel fare qualcosa di diverso.

Grazie alla psicoterapia si può davvero guarire da tutto questo e liberarsi dalla ragnatela della paura. Vengono utilizzati specifici protocolli di intervento per gli attacchi di panico, si usano stratagemmi per modificare o eliminare le tentate soluzioni che alimentano la paura patologica e il panico.

Avviene una vera e propria esperienza emozionale correttiva e mediante esperienze guidate, si aiuta la persona a costruire capacità individuali che permettono di gestire il problema per superarlo ed eliminarlo per sempre.

È importante che lo psicoterapeuta analizzi con attenzione le tentate soluzioni disfunzionali messe in atto dal paziente, per renderle da disfunzionali a funzionali. La tecnica per eccellenza è quella della Peggiore Fantasia. Questa è un’esperienza emozionale concreta, in cui il paziente deve concentrarsi per circa 30 minuti al giorno sulla sua peggiore paura, immaginandosi man mano di superarla.

Con il passare dei giorni avviene una modificazione della percezione della paura che porta all’acquisizione di sicurezza, autonomia e capacità di gestire la propria realtà. Una volta cambiata la percezione segue anche il cambiamento delle reazioni e infine della consapevolezza. La consapevolezza giungerà solamente dopo aver vissuto realmente l’esperienza ansiogena, poiché solo in quel momento la persona si renderà conto delle proprie capacità e delle proprie risorse attivate nel fare qualcosa che prima di allora sembrava impossibile.

Al riguardo il Pronto Soccorso Psicologico Roma Est offre un servizio di aiuto per tutti coloro che vogliono vincere gli attacchi di panico.

I 358 psicologi della rete del pronto soccorso sono presenti in tutte le regioni italiane e in 22 paesi esteri, come Regno Unito, Francia, Hong Kong, Messico, Russia, Argentina, Grecia, Kenya, Ghana, Mozambico, Brasile, Portogallo, Serbia, Romania, Bulgaria, Egitto, Giordania, Pakistan, Azerbaijan, India, Spagna e Svizzera.

Il servizio é offerto in 27 lingue, a prezzi sociali, e per contattare gli psicologi del Pronto Soccorso Psicologico basta telefonare al n. 06 22796355, al n. 392 9050134, o collegarsi al sito internet www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

 

 

Bambini e malattie neuromuscolari: al via la campagna “Si. Donare rende felici”

Fino al 5 dicembre in tutti gli store della catena ODStore sarà possibile donare 1 euro in cassa e ricevere in cambio un cioccolatino Lindt doppio cioccolato: il ricavato andrà a sostegno dei Centri Clinici NeMO

Roma, 2 novembre 2021 Ad oggi più di 500 bambini sono stati aiutati grazie al progetto di affettività “Sì. Donare rende felici!”. Con un messaggio, semplice e diretto, per il terzo anno consecutivo la catena di prodotti alimentari ODStore continua per questo a raccontare il valore ed il potere del dono a sostegno dei piccoli pazienti dei Centri Clinici NeMO, centri specializzati nella diagnosi, la cura e la ricerca sulle malattie neuromuscolari che, in ambito pediatrico fanno riferimento in particolare alla SMA, atrofia muscolare spinale, alle distrofie muscolari e alle miopatie congenite.

Inaugurato nel 2019, l’Ambulatorio dell’Affettività supporta il bimbo e la sua famiglia nell’affrontare in modo positivo ed efficace ogni cambiamento imposto dalla malattia e dall’uso degli ausili, ad esempio l’introduzione della sedia a rotelle, degli strumenti di ventilazione meccanica o dei tutori.

Grazie al gioco, il dialogo e l’attività simbolica gli specialisti trasformano le situazioni complesse e di difficoltà in occasioni di crescita personale e familiare. Ma c’è di più. La raccolta straordinaria delle due edizioni precedenti, ben 184mila euro, ha permesso ai Centri Clinici NeMO anche la realizzazione di due stanze di degenza pediatrica: la prima nella sede di Brescia (Gussago) inaugurata lo scorso settembre 2020, e la seconda in quella di Trento (Pergine Valsugana) che ha avviato le sue attività questo inverno. Due stanze colorate e accoglienti, con letti pediatrici, poltrone letto per i genitori e soprattutto un’esplosione di caramelle e dolciumi che decorano le pareti e che fanno dimenticare di essere in ospedale.

Un progetto ambizioso e reso possibile grazie alla visione dell’imprenditore Mauro Tiberti e che si fonda sulla responsabilità di diffondere la cultura del dono. Per chi riceve, perché le famiglie possano avere gli strumenti per affrontare la sfida della malattia; per chi dona, perché significa restituire ai bambini i loro sogni. A ricordarlo è la dolcezza del cioccolatino offerto in cambio della donazione di un euro.

Ciascuno di noi è alla ricerca del suo significato di felicità – dichiara Mauro Tiberti, fondatore della catena ODStore e ideatore della campagna solidale – Per me è la gioia del bambino che riceve un dolce per regalo. Una gioia che ho rivisto nelle famiglie e nel team dei Centri Clinici NeMO due anni fa quando ho deciso di affiancare questo incredibile progetto. Un entusiasmo che continua e che voglio condividere con i miei clienti e collaboratori. Siamo pronti a raddoppiare il nostro impegno solidale anche quest’anno”.

Ed ecco che il rito dello scambio del dono diventa generativo e grazie a centinaia di piccoli gesti, grandi progetti diventano realtà. Ora, il prossimo obiettivo è quello di portare il progetto anche al futuro Centro Clinico NeMO Ancona, per creare spazi di accoglienza adeguati ai bimbi del territorio.

La maratona di solidarietà durerà 1 mese, dal 5 novembre al 5 dicembre, tutti coloro che si recheranno presso uno dei 66 ODStore, potranno donare 1 euro alla cassa e, in cambio, riceveranno un cioccolatino Lindor doppio cioccolato.

E se è vero che il bene entra in circolo, da quest’anno c’è una coloratissima novità in edizione limitata, la Christmas Box. Si tratta di una combinazione dei migliori prodotti dolciari ideata appositamente per i Centri NeMO e pensata per le occasioni speciali delle prossime festività: Natale in azienda, Santa Lucia e Babbo Natale. Disponibile in tutti gli ODStore a soli 29.90, i fondi raccolti saranno destinati agli ambulatori dell’affettività dei Centri Clinici oggi diventati un network di sei sedi presenti a Milano, Roma, Napoli, Genova, Brescia e Trento.

La continuità di una presa in carico che abbracci ogni bisogno clinico, funzionale e sociale dei bimbi che crescono con una malattia neuromuscolare è fondamentale. – dichiara Alberto Fontana, presidente dei Centri Clinici NeMO Oggi, più che mai, diventa importante sostenere il loro percorso anche dal punto di vista psicologico, alla luce dei nuovi trattamenti di cura che la ricerca scientifica sta portando. Anche durante questi lunghi mesi di emergenza sanitaria, l’ambulatorio ha continuato la sua attività attraverso percorsi a distanza. Sono stati oltre 200 gli interventi per affiancare e sostenere i bambini e i loro genitori anche nell’affrontare le paure e le domande legate al virus. Ecco perché l’impegno della campagna “Donare rende felici”, lancia il grande messaggio che il dono non è un fatto intimo, ma un gesto di bene che diventa uno strumento concreto per costruire una nuova società che riconosca il valore dell’altro.

Per dare il via ufficiale alla campagna, ODS invita tutti i bambini da 0 a 99 anni al lancio dei palloncini con merenda. L’appuntamento è per venerdì 5 novembre alle ore 15.30 nei punti vendita di Milano (Piazza DUOMO all’angolo di Via Torino); Roma (via Del Tritone, 36) ed infine a Brescia (al Centro Commerciale Elnos di Roncadelle) dove è attesa la visita speciale di Matteo Faustini, il giovane cantautore bresciano che crede nella potenza dei sogni e la canta, per dirla come farebbe lui, con la bocca del cuore. L’accesso alle cerimonie di apertura è gratuito e consentito esclusivamente ai possessori di Green Pass.

 

 

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Ufficio Stampa Centro Clinico NeMO:

Valentina Tomirotti | Cell. 333 9580672 | ufficiostampa@centrocliniconemo.it

 

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