Perché non trovo lavoro? I consigli dell’head hunter

Milano, 27 ottobre 2022 – Perché non trovo lavoro? C’è chi, preoccupato, se lo domanda appena pochi giorni dopo avere avviato la ricerca di una nuova occupazione, e magari ancora prima di aver effettuato un colloquio. Ma c’è anche chi si ritrova a ripetersi questa domanda dopo settimane o mesi spesi a rispondere ad annunci per nuove posizioni e a partecipare a delle job interview. Perché in alcune occasioni risulta effettivamente così difficile trovare un nuovo lavoro, con la ricerca che si prolunga insopportabilmente nel tempo? I fattori possono essere davvero tanti.

Come sottolinea Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, società internazionale di head hunting specializzata nella selezione di personale qualificato e nello sviluppo di carriera, è possibile suddividere questi motivi in due grandi gruppi: «da una parte ci sono tutti i fattori che dipendono dall’esterno, sui quali non è possibile intervenire; pensiamo per esempio ai momenti di recessione, oppure alle stagionalità dei diversi settori».

Dall’altra parte ci sono invece «i fattori endogeni, legati al candidato stesso, relativi alla sua esperienza professionale, alla sua personalità, e al suo modo di presentarsi; su questi è ovviamente possibile intervenire».

I CONSIGLI PER TROVARE LAVORO

Cosa dovrebbe fare dunque una persona che è alla ricerca di un nuovo lavoro da tempo?

Prima di tutto, sottolinea l’head hunter di Milano, è fondamentale non abbattersi: «perdersi d’animo è un errore, e potrebbe rendere ancora più difficile trovare una nuova occupazione».

Sapendo che si può fare ben poco per eliminare eventuali fattori esterni che stanno rendendo difficoltosa la ricerca di un nuovo lavoro, è bene concentrarsi sulla propria figura e la propria presentazione, per aumentare in modo concreto le possibilità di essere selezionati per l’assunzione al prossimo colloquio di lavoro. Ecco quindi i consigli di Carola Adami:

Prima di rispondere a un annuncio di lavoro, assicurarsi sempre che quella possa essere la posizione giusta per le proprie competenze e i propri obiettivi: è sempre meglio effettuare poche candidature ben curate che perdere tempo a mandare 10 candidature al giorno;

Aggiornare e migliorare il proprio curriculum vitae, ottimizzando in vista del ruolo per il quale si intende effettuare la prossima candidatura. Così facendo si avranno maggiori possibilità di passare la prima scrematura dei cv;

Accompagnare sempre il cv con una lettera di presentazione scritta appositamente per quella candidatura, mostrando in queste poche righe qual è il valore aggiunto che si può apportare all’azienda;

Se possibile, accompagnare il proprio curriculum vitae con una lettera di referenze;

Migliorare la propria immagine online, rimuovendo da Facebook eventuali contenuti che potrebbero allontanare un selezionatore, e completando il proprio profilo su LinkedIn. Sono infatti sempre di più i recruiter che, per avere maggiori informazioni su un candidato, effettuano delle ricerche online più o meno approfondite prima di decidere se convocarlo o meno a un colloquio di lavoro;

Allenarsi in vista del colloquio di lavoro, lavorando sulla propria presentazione, sulle risposte alle domande più frequenti e sull’esposizione dei propri punti di forza;

Non dimenticare mai di studiare l’azienda presso la quale ci si sta candidando: sapere qualcosa in più sul potenziale datore di lavoro permetterà di affrontare il processo di selezione in modo più efficace.

 

Lavoro: cos’è il Quiet Quitting e perché può mettere in difficoltà le aziende

Milano, 4 ottobre 2022 – Il fenomeno delle “Grandi dimissioni” continua a essere centrale a livello nazionale. Stando agli ultimi dati pubblicati dall’Osservatorio sul Precariato dell’Inps, in Italia nel primo semestre del 2022 oltre 1 milione di persone ha deciso di dare le dimissioni dal proprio posto di lavoro. Se il numero assoluto è già di per sé impattante, il confronto con il 2021 sottolinea la forte dinamicità del mercato: rispetto al primo semestre dell’anno scorso le dimissioni sono cresciute del 31,73%, in parallelo a un incremento del 26% delle assunzioni. Il saldo complessivo è in ogni caso positivo, con 946mila nuovi posti di lavoro.

A livello internazionale, però, sembra che il fenomeno delle “Grandi dimissioni” stia lasciando progressivamente spazio a un nuovo e significativo trend, denominato “Quiet Quitting”. Trascorsa quindi l’onda più drastica della consegna delle dimissioni, sembra che ora molti lavoratori scelgano una via più lenta, senza tagli netti: letteralmente “Quiet Quitting” significa infatti “lasciare lentamente”. Nel concreto, vuol dire mollare la presa sul lavoro, limitandosi a fare lo stretto necessario.

«Il fenomeno del Quiet Quitting, seppur possa sembrare meno impattante rispetto a quello delle dimissioni di massa, non deve e non può essere trascurato dalle aziende» spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, società internazionale di head hunting.

«Le persone che scelgono in modo razionale e sì, strategico, di mettere dei paletti chiari alla propria vita lavorativa partono con l’evitare il lavoro extra, gli straordinari, la reperibilità, smettendo del tutto di considerare la propria carriera lavorativa come una priorità» sottolinea l’head hunter «e questo, in uno scenario in cui fin troppo spesso le aziende contano proprio sugli extra e su quello sforzo in più da parte dei dipendenti per raggiungere gli obiettivi prefissati, può ovviamente diventare un problema considerevole».

Al di là delle dichiarazioni dei dipendenti, a partire dai social network – dove l’hashtag #quietquitting continua a guadagnare popolarità – a dimostrare la concretezza di questo fenomeno è il report State of the global workplace 2022 di Gallup.

Lo studio ci dice che, se prima della pandemia l’engagement dei dipendenti nei confronti delle aziende datrici di lavoro era in continuo aumento a livello globale, oggi è invece stagnante o in flessione. Guardando ai numeri attuali, solamente il 21% dei dipendenti afferma di essere coinvolto dal proprio lavoro, un dato che in Europa scende al 14%.

«I numeri mostrano che il fenomeno del quiet quitting riguarda soprattutto i lavoratori delle generazioni Millennial e Z, ovvero la forza lavoro nata a partire dagli anni Ottanta, che rappresenta la parte più produttiva e più importante per lo sviluppo delle aziende» spiega Adami.

«Se per evitare le dimissioni dei dipendenti le aziende sono chiamate a investire nella formazione degli assunti, a introdurre dei benefit e ad ascoltare le esigenze dei dipendenti, nel caso del Quiet Quitting l’attenzione va posta soprattutto sul dialogo, e sulla costruzione di un rapporto autentico ed empatico tra manager e i membri del proprio team», conclude Carola Adami.

Perché un ambiente di lavoro sano e trasparente permette sia di ridurre il turnover, sia di aumentare la propensione alla produttività.

 

 

Mismatch: come cercare i lavoratori che non si trovano

Milano, 20 settembre 2022 – Per tutta l’estate si è parlato della grande difficoltà delle imprese del turismo, a partire dalle strutture ricettive, nel trovare le professionalità necessarie. Il settore non è certo nuovo alle complicazioni nell’attirare talenti nei periodi di picco, ma è indubbio che la pandemia abbia inflitto un duro colpo anche da questo punto di vista.

Durante il lockdown, ad attività ferme, le persone che erano solite lavorare nel turismo hanno infatti cercato un’occupazione altrove, privilegiando lidi più sicuri. A dimostrarlo è l’ultimo rapporto FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), il quale spiega che il mondo dell’accoglienza gastronomica ha perso in due anni 300mila addetti, nonché 45mila imprese. È così che tante strutture ricettive italiane – stando alle rilevazioni di Federalberghi – si trovano a lavorare con il 40% dei dipendenti in meno, dovendo di conseguenza tagliare numerosi servizi. E se è vero che il picco di richieste è stato tra luglio e agosto è vero anche che il problema permane anche per i mesi più calmi di settembre e ottobre, soprattutto in regioni come la Sardegna.

Ma a fare le spese con il mismatch non è unicamente il settore del turismo. Le difficoltà nel trovare talenti da assumere sono aumentate anche nel campo ingegneristico, nonché per quanto riguarda la selezione di operai specializzati, di tecnici della salute, di meccanici e via dicendo. Stando a uno studio congiunto di Unioncamere e Anpal, è difficile reperire il 38,3% dei lavoratori ricercati.

In uno scenario in cui il tasso di disoccupazione destagionalizzato è pari al 7,9%, con 2 milioni di persone senza impiego, accettare un fenomeno di questo tipo è difficile. Eppure sono tante le imprese che ormai hanno fatto l’abitudine all’ampiezza tra il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, sapendo fin dall’inizio che determinati processi di ricerca e selezione del personale saranno estremamente difficili.

Trovare i lavoratori: come risolvere il mismatch

Esistono però delle soluzioni. In un mercato in cui è sempre più difficile individuare talune figure professionali, aumentano i benefici del rivolgersi a degli head hunter specializzati, e quindi a dei cacciatori di teste specializzati nella selezione di personale in un determinato settore lavorativo.

“Per noi questo ad esempio è una prassi nel recruiting visto che abbiamo un team di head hunter ognuno dei quali lavora verticalmente su una o più aree”, racconta Carola Adami della società di head hunting Adami & Associati.

“In questo modo la squadra di cacciatori di teste di Milano riesce a coprire in modo esperto le ricerche di personali nelle aree Automotive, Banking, Chimico-Farmaceutico, Costruzioni, Horeca-GDO-Retail, TCT, Legal, Logistica e Trasporti, Luxury e Fashion, Ingegneria, Oil & Gas, Sales e Marketing, offrendo sempre alle imprese un servizio specialistico”, continua l’head hunter.

A fare la differenza in questo senso sono le competenze e l’esperienza dell’head hunter, che conoscendo alla perfezione il mercato di riferimento, e avendo coltivato nel tempo una solida rete di contatti, potrà rendere più efficace e veloce la ricerca di personale qualificato.

 

Lo studio: cosa cercano gli sviluppatori italiani nel 2022

È ufficialmente aperta la terza edizione della ricercaThe State of Software Development in Italy” condotta da BitBoss, startup innovativa incubata in I3P, l’Incubatore delle imprese innovative del Politecnico di Torino.

Per il terzo anno consecutivo, BitBoss lancia un appello agli sviluppatori di tutta Italia perché prendano parte alla ricerca annuale dedicata al mondo dello sviluppo software.

“L’obiettivo è quello di scattare una fotografia in costante evoluzione della figura dello sviluppatore. Una professione ormai fondamentale per la vita delle imprese e che tutti gli imprenditori dovrebbero imparare a conoscere e a valorizzare se vogliono competere per attirare i talenti migliori”, racconta Davide Leoncino, Co-Founder e Head of Marketing di BitBoss.

Nel 2020, in piena pandemia, il 35,5% degli sviluppatori freelance affermava di aver registrato un incremento del lavoro durante il lockdown, mentre solamente il 17,3% dichiarava di aver subito una flessione negativa del lavoro a causa delle restrizioni.

Nel 2021 poi, 9 sviluppatori su 10 in Italia affermavano di essere occupati e soddisfatti del proprio lavoro e solo il 10% stava cercando attivamente un lavoro.

Questi erano alcuni dei dati emersi dalle prime due edizioni della ricerca condotta da BitBoss, software house di Torino.

Oggi, a distanza di due anni dal primo lockdown, come sta cambiando il settore legato al mondo dello sviluppo?

Lo slancio dovuto alla corsa alla digitalizzazione sta ancora alimentando la richiesta di figure specializzate in questo settore? Inoltre quali sono le tecnologie, gli strumenti e i linguaggi di programmazione più amati e più utilizzati dai professionisti del codice?

Secondo una ricerca condotta dalla nota piattaforma Indeed, quello dello sviluppatore di software è uno dei lavori più pagati e richiesti in Italia. Eppure è sempre più difficile trovare risorse esperte in questo campo, siano essi freelance o dipendenti e, di fatto, oggi gli sviluppatori continuano a essere talenti rari che le imprese fanno sempre più fatica ad attirare.

La domanda di figure tecniche da parte delle aziende cresce non solo per poter competere in maniera efficace sui mercati esistenti, ma soprattutto grazie all’emergere di nuove opportunità di business nel digitale. Esempi lampanti sono rappresentati dalle nuove tecnologie legate alla blockchain e al web3.

“Quanto gli imprenditori conoscono effettivamente il lavoro dello sviluppatore? Quanto conoscono i fattori che muovono le loro scelte in ambito professionale? Le aziende devono saper dialogare con queste figure professionali, devono comprendere che la maggior parte di loro non è più interessata solo all’aspetto economico, ma vogliono anche crescere professionalmente, disporre di flessibilità e autonomia in termini lavorativi e soprattutto non sono più interessate a lavorare con tecnologie obsolete e ricercano ambienti lavorativi più stimolanti e innovativi” continua Leoncino.

La ricerca condotta ogni anno da BitBoss ha lo scopo di mettere in luce la professione dello sviluppatore in modo da far conoscere alle imprese questa figura e permettere loro di migliorare l’offerta per attirare i talenti migliori.

Allo stesso tempo vuole dare la possibilità agli sviluppatori italiani di conoscere meglio l’ecosistema al di fuori della propria azienda o della propria area territoriale. La ricerca quindi non indaga solamente il mondo del lavoro, ma vuole far luce sulle tecnologie, sugli strumenti e i linguaggi di programmazione più amati e utilizzati dagli sviluppatori italiani.

I focus della ricerca di quest’anno

Il fenomeno delle Grandi Dimissioni

La ricerca di quest’anno avrà un focus su quel fenomeno che viene chiamato Great Resignation che sta interessando diversi settori tra cui anche quello dello sviluppo software. Una ricerca della Harvard Business Review ha infatti dichiarato che i tassi di dimissioni interessano soprattutto i settori della sanità e della tecnologia. In particolare lo studio ha rivelato che i tassi di dimissioni hanno interessato più che altro i lavoratori impegnati in quei campi che avevano registrato un aumento estremo della domanda a causa della pandemia, portando probabilmente ad un eccessivo aumento nei carichi di lavoro.

Ad alimentare il fenomeno delle Grandi Dimissioni però potrebbe essere anche la crescente fiducia dei professionisti nelle proprie capacità, la sensazione che la dinamica tra lavoratore e datore di lavoro sia cambiata e che i lavoratori abbiano più capacità di scelta e più controllo sulla propria vita professionale.

Le nuove tecnologie: Blockchain e web3

Solo per fare un esempio, secondo uno studio condotto da Forbes, le startup che operano nel mondo delle criptovalute hanno ottenuto nel complesso 30 miliardi di dollari di investimento in VC nel 2021, 50 dei quali hanno raccolto oltre 100 milioni di dollari. Alla luce di questi dati cosa si può prevedere per il futuro? “Sicuramente chi conosce il mondo della tecnologia da vicino avrà un’opinione in merito e vorremmo capire se gli sviluppatori in Italia percepiscono tutte queste innovazioni come il futuro del web oppure se associano questi fenomeni a una serie di bolle pronte a scoppiare. Sicuramente capire qual è l’opinione di chi lavora tutto il giorno nel mondo dell’innovazione dovrebbe influenzare il modo che avranno le aziende di utilizzare queste nuove tecnologie.” Conclude Leoncino.

È quindi ufficialmente aperta la terza edizione della ricerca The State of Software Development in Italy. Il sondaggio è aperto a tutti gli sviluppatori che vorranno partecipare ed è raggiungibile da questo link: https://www.bitboss.it/developers-hub/the-state-of-development-in-italy/2022.

Tutti i risultati ottenuti tramite la ricerca svolta da BitBoss saranno resi pubblici in forma aggregata e anonima sul sito web di BitBoss a questo link: https://www.bitboss.it/developers-hub/the-state-of-development-in-italy e gli sviluppatori che parteciperanno potranno ricevere i risultati aggregati in anteprima.

Riguardo BitBoss

BitBoss è una startup innovativa incubata in I3P, l’Incubatore di imprese innovative del Politecnico di Torino. Progetta e sviluppa prodotti digitali basati sulla tecnologia, la creatività e l’innovazione e collabora ogni giorno da remoto con una rete di developer attivi da tutta Italia per comporre, insieme alle figure interne, il team perfetto per ogni progetto.

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Fonti dati e studi:

https://it.indeed.com/guida-alla-carriera/trovare-lavoro/lavori-pagati-bene

https://www.bitboss.it/developers-hub/the-state-of-development-in-italy

https://hbr.org/2021/09/who-is-driving-the-great-resignation

https://www.forbes.com/sites/rahulrai/2022/01/02/an-overview-of-web3-venture-capital-activity-in-2021/

 

Inflazione e BCE: perché un nuovo rialzo dei tassi è sbagliato

Il prof. Mele della Unicusano spiega perché  il rialzo dei tassi per combattere l’inflazione è uno strumento sbagliato

Roma, 8 settembre 2022 – L’inflazione ad agosto ha fatto registrare in Italia un livello medio preoccupante dell’ordine del 9.1%. A tale situazione, si aggiunge una forte preoccupazione per nuovi rialzi inflazionistici a doppia cifra a causa dell’annuncio di un possibile stop alle forniture di gas da parte della Russia che farebbe aumentare ancor più il prezzo del bene energetico.

Per contrastare l’inflazione, già dal mese di luglio, è intervenuta con grande ritardo la Banca Centrale Europea attraverso il rialzo dei saggi di interesse nel tentativo di porre un freno all’inflazione.

Tuttavia, tale strumento si è rivelato ad oggi inefficace. Pertanto, nei prossimi giorni ci potrebbe essere un nuovo e più sostanziale aumento dei tassi fino a 75 punti base al fine di dare una ulteriore correzione al costo del denaro.

La scelta di utilizzare nuovamente la leva monetaria restrittiva non trova tutti d’accordo e gli economisti dell’area euro si stanno dividendo tra falchi e colombe.

Tra questi, il Prof. Mele, Associato di Politica Economica all’Unicusano e autore di numerosi studi ad alto impatto scientifico, afferma che tale scelta rappresenti un errore nella situazione in cui ci troviamo oggi.

“La politica economica monetaria non accomodante è, per teoria economica, corretta: nel momento in cui l’inflazione sale si tende ad aumentare il costo del denaro per frenare la moneta in circolazione e quindi, i consumi.

Aumentare di 75 punti base i saggi di interesse avrà un impatto sicuramente negativo sull’economia italiana già in sofferenza. Da una parte, si rischia di contrarre eccessivamente gli investimenti interni e dall’altra, non è assolutamente detto che tale manovra possa coadiuvare il nostro tasso di cambio da giorni in flessione. Una politica monetaria restrittiva funziona correttamente nel frenare l’inflazione quando essa dipende da un eccesso di domanda aggregata.

Nel caso nostro l’aumento dei prezzi dipende dal lato dell’offerta ed in particolar modo, dall’aumento dei costi energetici. Si rischia, quindi, che al calo della produzione dovuto ad un maggior costo dei fattori produttivi si aggiunga una stretta nella capacità di finanziamento per le imprese a causa dell’aumento dei tassi.

Tale situazione amplificherebbe il ciclo economico negativo che stiamo vivendo. In altre parole si rischia seriamente di trovarci di fronte ad una tempesta perfetta dovuta al connubio tra inflazione e recessione economica”.

 

 

La voce contro la violenza sulle donne: Luca Ward e il progetto ARIA

Roma, 27 agosto 2022 – Sono già 58, ma continuano a crescere i premi e riconoscimenti da tutto il mondo per il corto contro la violenza sulle donne “ARIA”, scritto e interpretato da Barbara Sirottiregia Brace Beltempo e musiche originali di Enrico Merlin, con la partecipazione straordinaria di Luca Ward.
Non si parla mai abbastanza di come combattere la violenza” commenta la più bella voce del doppiaggio italiano, che ha partecipato recentemente al cortometraggio indipendente ARIA, supportato da SOPHIA cooperativa sociale impegnata nella lotta alla violenza di genere.
ARIA nasce dalla necessità di tornare a vivere” dichiara Barbara Sirotti attrice e autrice del cortosuperare lo shock e il dolore post traumatico di una violenza che ho subìto sulla mia pelle, dalla persona della quale mi fidavo di più, l’insospettabile che stava proprio accanto a me”.
Durante il lungo periodo di pandemia le richieste di aiuto alle Forze dell’Ordine da parte delle vittime chiuse nelle loro case, sono aumentate del 79,69% (Istat) e ancora oggi la cronaca riporta ogni giorno casi di femminicidio e violenza di genere.
Ho rischiato di morire soffocata, e se sono qui a raccontarlo è solo perché voglio mettere la mia testimonianza al servizio di tutti, donne e uomini vittime di violenza“.
Dopo aver mostrato ARIA nelle scuole, e aver già preparato il sequel da produrre negli USA, dove i premi sono stati più numerosi che in Italia, Barbara Sirotti ha ricevuto la nomina di socia onoraria della Cooperativa Sophia, presieduta dall’Avv. Penalista Alessandro Numin, che offre aiuto grazie ad un team di professionisti che risponde al numero verde 800 – 047733.  
Alla luce di quella che è ormai una vera emergenza sociale, il compito di SOPHIA, attraverso anche la testimonianza di Barbara e la narrazione cinematografica di ARIA, è quello di dare un supporto fondamentale e concreto alle vittime di violenza, dal punto di vista psicologico, giuridico, economico, medico e sportivo.
Tutto ciò per garantire immediata tutela e un percorso di recupero esistenziale.
La lotta alla violenza si combatte ogni giorno sul campo, ma anche il grande schermo può scuotere gli animi nel far sentire la sua voce, soprattutto se è quella inconfondibile di un grande attore che ci ricorda che “non può esserci mai giustificazione alla violenza“.
Barbara Sirotti

Genitori: quando il valore è stabilito dai figli

Roma,  9 giugno 2022 – Irraggiungibilità. E’ ciò che forse descrive meglio la sensazione che attualmente i genitori provano con i propri figli adolescenti. Desiderosi di colmare la distanza, eliminando ogni autoritarismo, con l’illusione di avvicinarli, i genitori hanno finito per restare prigionieri e invischiati in una relazione caratterizzata invece da una profonda insicurezza e disorientamento.

Negli ultimi anni si è assistito a uno smantellamento dei modelli educativi di riferimento, a un’assenza dell’autorità patriarcale e dell’etica del dovere. I genitori sembrano crescere i propri figli senza potere, all’insegna di un permissivismo che si rivela controproducente.

Questo cambiamento del rapporto genitori-figli ha portato con sè uno strano fenomeno per il quale il valore del ruolo genitoriale dipende in larga misura dall’approvazione dei figli. Si viene a creare quindi una relazione spesso caratterizzata da inversione di ruoli e nei casi più complicati, da vera e propria sudditanza nei loro confronti. Si cede così, nell’immediato, a ogni loro desiderio.

Non a caso Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” ci ricorda che “da pochi giorni il decreto per attivare il Bonus Psicologo è stato firmato dal ministro Speranza. Il Bonus Psicologo è utile anche per chi aspira a gestire meglio il difficile rapporto adolescenti/genitori. Consiste in un contributo fino a 600 euro per effettuare delle sedute con psicoterapeuti regolarmente iscritti al relativo albo professionale. Per tale scopo sono stati assegnati 10 milioni di euro per l’anno 2022. Adesso, dopo la pubblicazione in gazzetta ufficiale, il tutto sarà gradualmente operativo e si potrà così aiutare chi non può permettersi di pagare di tasca propria le sedute dallo psicoterapeuta.

Se pensiamo che negli anni Ssessanta era la fine del Carosello a segnare i confini: bastava uno sguardo di nostro padre e si doveva andare a dormire. E da quel momento cominciava il tempo dei grandi. Oggi non è più cosi: si guarda la tv tutti insieme, si discute davanti a loro di qualsiasi argomento, coinvolgendoli persino nelle discussioni coniugali, o nelle nuove relazioni.
E non è tutto.

Come evidenzia Massimo Ammaniti, professore ordinario alla Sapienza, esperto di tematiche che riguardano l’adolescenza, noi genitori ci vestiamo come loro, condividendone gusti e comportamenti, li difendiamo con i professori, veniamo spesso persino coinvolti nelle loro prime esperienze amorose e sessuali.

Li coinvolgiamo a nostra volta nelle nuove relazioni amorose, nel caso di genitori separati. Tanto che oggi più che di adolescenza, si può parlare di “famiglia adolescente”. L’adolescenza viene infatti a caratterizzare interamente il processo familiare e coinvolge in modo profondo tutti i suoi componenti.

Nell’Oxford Dictionary è stato coniato il neologismo “adultescente”, ovvero una persona di mezza età che veste, si interessa e svolge attività tipicamente appartenenti al mondo giovanile.

La dr.ssa Manuela Chiodetti dice: “Come psicologa del Pronto Soccorso Psicologico Roma Est (e mamma di tre figli, due dei quali adolescenti), assisto spesso nel corso dei miei consulti con genitori o con i ragazzi pre-adolescenti e adolescenti a fenomeni di identificazione da parte della madre, con la figlia (“sembriamo sorelle”), alla creazione di un rapporto amicale senza mantenere le giuste distanze, oppure, nel caso del figlio maschio all’instaurarsi di un rapporto proiettivo, non paritario, ma molto vicino a quello che si viene a stabilizzare con un uomo”.

Questa difficoltà dei genitori attuali a comportarsi da adulti, che non vogliono crescere, ha portato a non poche conseguenze e disagi sia da parte dei ragazzi che dei loro genitori. In un periodo già di per sé di confusione, come è quello dell’adolescenza, non si ha bisogno di un padre amico o una madre amica. Non si ha bisogno di avere tutto e subito, ma si ha bisogno di “desiderare” perché è il desiderio il generatore della “macchina psichica”, questo ce lo riporta lo stesso Freud.

Spesso i genitori che “uccidono” il desiderio nei figli, contribuiscono invece a creare in essi apatia, mancanza di motivazione, scontentezza, irritabilità, che possono sfociare in stati depressivi, attacchi di panico, idee suicidarie, ecc.

Il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” ha quindi deciso di offrire un aiuto finalizzato a gestire meglio il difficile rapporto adolescenti/genitori.

Il servizio di aiuto è offerto, in 29 lingue, da una rete di 391 psicologi presenti in tutte le regioni italiane e in 24 paesi esteri.

Per informazioni telefonare al n. 0622796355, al n. 3318206575 o collegarsi al sito internet www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

 

 

Cultura: esce il primo libro di poesie sulla montagna, “Poesie nella montagna. Con un piede nel cielo” di Loredana Paradiso

Roma, 27 gennaio 2022 – “Poesie nella montagna. Con un piede nel cielo” è il primo libro di poesie interamente dedicato alla montagna, all’alpinismo, all’escursionismo, al ghiaccio e sci alpinismo.

Le poesie raccontano la storia dell’arte della montagna, del valore dei materiali come la corda, lo zaino, i friends, i dadi, i ramponi. Perché si, la montagna racconta storie di persone, ambienti, amicizie, legami.

Con un piede nel cielo è la metafora del salire di un alpinista che vive la sua passione progettando escursioni, scalate e attraversamenti di ghiacciai, valli e cascate. E le poesie descrivono anche il ruolo dei maestri della montagna, le guide che accompagnano piccoli e grandi nei segreti della montagna.

Una passione profonda che lega la persona non solo alla montagna, per quello che comunica durante le scalate e le escursioni, ma anche per il significato profondo che trasmette all’uomo e all’umanità.

Un viaggio nell’infinito in una delle passioni più profonde dell’uomo.

Chi è Loredana Paradiso

Loredana Paradiso, psicologa e psico-pedagogista, è una scrittrice e saggista, oltre che docente di Pedagogia Sperimentale  nel corso di Servizio Sociale presso l’Università di Genova.

La sua passione per la filosofia, la psicologia e in generale verso le scienze umane le hanno permesso di approfondire aree di ricerca apparentemente di settori diversi, come l’infanzia e l’organizzazione, il lavoro sociale e la normativa, la pedagogia e l’architettura.

I suoi ambiti di ricerca sono la famiglia, la genitorialità, l’infanzia, il lavoro d’aiuto. Da oltre trent’anni si occupa di affido e adozione lavorando con le famiglie e i bambini nella fase pre-adozione e post-adozione.

Ha  pubblicato infine numerosi libri scientifici e divulgativi sul tema dell’adozione e della genitorialità adottiva, della progettazione educativa, della narrazione nella famiglia.
Come scrittrice di poesie ha pubblicato “Poesie per un figlio. Il nostro primo segreto”, e a breve uscirà la nuova raccolta “Poesie nel Veleno. Gocce di arsenico e cicuta” sul dolore dell’infanzia vittima di violenza.

È possibile leggere l’anteprima del libro su www.loredanaparadiso.it/poesie-nella-montagna.

 

 

 

 

Employee Retention: come fidelizzare i dipendenti nel 2022

Milano, 19 febbraio 2022 – Il 2021, per gli Stati Uniti, è stato tra le altre cose l’anno della Great Resignation. Come è possibile leggere in uno studio pubblicato sull’Harvard business review, a firma di Ian Cook, lo scorso luglio (stando ai numeri del Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti), 4 milioni di americani hanno deciso di lasciare il lavoro. Anche nei mesi precedenti il tasso di dimissioni negli USA era stato molto alto, con degli strascichi che si sono visti anche a fine estate: basti pensare che ad agosto 2021 il tasso di dimissioni è stato del 19% maggiore rispetto all’anno precedente. I motivi che hanno portato a questo eccezionale fenomeno sono vari, ma di certo un ruolo importante spetta alla pandemia, con la conseguente sindrome da burnout.

E in Italia? In Italia i numeri non sono stati certo impressionanti come quelli conosciuti oltreoceano; nonostante questo si è notata un’evidente crescita delle dimissioni volontarie.

Indubbiamente un ricambio delle risorse umane può portare vantaggi per un’azienda, che può così avvalersi di nuove idee e nuove competenze. Avere a che fare con un eccessivo turnover, però, può mettere quella stessa azienda in difficoltà: si pensi ai costi dei processi di ricerca di selezione del personale, ai tempi necessari per addestrare le nuove risorse e via dicendo. Per questo è fondamentale capire come fidelizzare i propri dipendenti, soprattutto ora che le dimissioni sembrano essere prese in considerazione da un numero sempre maggiore di persone, soprattutto tra i dipendenti di età compresa tra i 30 e i 45 anni.

Fidelizzare i dipendenti, le tecniche più efficaci di Employee Retention per il 2022

«L’esperienza insegna che è necessario attuare delle politiche Employee Retention fin da subito, e quindi fin dai primi giorni di inserimento in azienda delle nuove risorse: seguire un buon programma di onboarding dei nuovi talenti semplificherà di gran lunga il compito di chi è chiamato a fidelizzare i dipendenti. È durante quelle prime settimane, infatti, che gli assunti formulano la propria visione del contesto lavorativo», spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, società internazionale di head hunting specializzata nella selezione di personale qualificato e nello sviluppo di carriera.

É quindi fondamentale partire con il piede giusto, ma non è tutto qui.

«L’azienda che desidera ridurre il tasso di turnover deve avere la certezza di soddisfare le esigenze dei propri dipendenti» spiega Adami «e non si tratta, va sottolineato, solamente di una questione salariale. Anzi, molto spesso, soprattutto nel caso dei lavoratori più giovani, a fare la differenza sono i programmi formativi: chi desidera crescere e fare carriera guarda infatti di buon occhio la possibilità di accrescere le proprie conoscenze, opportunità che risulta talvolta più attraente di un aumento di stipendio», racconta ancora la Adami.

L’emergenza sanitaria ha poi messo in evidenza quanto sia necessario offrire un supporto ai dipendenti, in modo da trovare un soddisfacente equilibrio tra sfera professionale e sfera personale.

«Questo delicato equilibrio si raggiunge aumentando la flessibilità, optando per dei benefit in luogo degli aumenti di stipendio (con i noti vantaggi fiscali)».

Una buona strategia di Employee Retention può quindi ridurre in modo concreto il tasso di dimissioni, aumentando parallelamente la produttività.

«Ovviamente non esiste una strategia che possa eliminare completamente le dimissioni. È premiante però essere in grado di individuare i segnali di insoddisfazione dei propri dipendenti, così da poter agire tempestivamente per mantenere il talento in azienda, attraverso una nuova collocazione, nuove responsabilità e via dicendo», conclude Carola Adami.

 

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