Da Caponord alla Toscana, per la difesa del mare un raggio di luce

E’ partito da Caponord, estremità settentrionale del continente Europa ed è giunto ieri a Talamone per portare un raggio di Luce in difesa del mare e contro la pesca illegale

Talamone, 6 dicembre 2022 – Dopo aver attraversato l’Europa per portare in cielo un raggio di Luce in segno di pace tra i popoli, Paolo Goglio, camperista milanese, è giunto ieri in Toscana dove ha incontrato Paolo il Pescatore, coraggioso attivista che da anni combatte la pesca illegale che sta distruggendo i nostri mari.

Per tutelare le acque prospicienti la baia di Talamone, infatti, Paolo il Pescatore ha inizialmente posato sul fondo del mare numerosi blocchi di cemento per impedire l’utilizzo illegale delle reti a strascico in prossimità della costa.

Ogni notte infatti una flotta di oltre 2.000 imbarcazioni devasta i fondali marini in tutta Italia provocando danni irreparabili all’ambiente, anche in aree protette, oasi e parchi marini. Il suo esempio è risuonato in tutto il mondo e un imprenditore, titolare di una cava di marmo a Carrara, ha offerto 100 blocchi di marmo che il Pescatore ha quindi fatto scolpire e modellare da artisti di fama mondiale.

Le opere d’arte sono state infine posizionate in acqua, creando un museo sottomarino che ha il duplice scopo di contrastare la pesca illegale e di sensibilizzare su questa catastrofe ecologica, richiamando l’attenzione di turisti e organi di informazione da tutti i paesi.

Ho partecipato ad una uscita di pesca all’alba insieme a Paolo il Pescatore – racconta Goglio, ex regista milanese – e sono rimasto molto colpito dal suo amore per il mare e dalla passione artigianale tramandata da intere generazioni. Il tratto di costa Maremmano è tra i più belli in assoluto: il promontorio di Talamone svetta sulle acque dominato dalla splendida rocca aldobrandesca: da una parte i monti dell’Uccellina, dall’altra la sagoma del monte Argentario e di fronte, all’orizzonte, le isole dell’arcipelago Toscano. Ho avuto modo di ammirare l’impegno di Paolo per difendere e tutelare questo patrimonio di risorse, il suo attivismo è un grande modello da sostenere e incoraggiare.”

Paolo il pescatore ha svolto infatti numerose attività per sensibilizzare l’opinione pubblica: ha creato una associazione, La casa dei pesci, per raccogliere fondi da destinare all’acquisto e posa in mare dei dissuasori in cemento e di altre opere in marmo, imbarca i turisti per ammirare le bellezze paesaggistiche e responsabilizzare ad un consumo consapevole, informa costantemente la guardia costiera e gli enti di sorveglianza sulla presenza di barche che praticano pesca illegale, segnalando coordinate e orario di rilevamento. Ma troppo spesso la sua battaglia si smarrisce nel nulla di fatto, tra i meandri della burocrazia e le numerose ostilità che deve affrontare.

A giugno sono partito da Caponord, per portare un raggio di luce che proietto dal tetto del mio camper, in segno di pace tra i popoli. – conclude Goglio – Ho attraversato Norvegia, Svezia, Danimarca, Germania, Austria e Svizzera e quando sono giunto in Toscana mi sono incontrato con Paolo il Pescatore. Ho trascorso una settimana in prossimità della sua abitazione, documentando il suo operato con le mie fotocamere, presto pubblicherò un video per sostenerlo e divulgare il suo messaggio. Ho scelto infine di proiettare il raggio di Luce, ispirato alla Spada di S.Michele Arcangelo, nel suo giardino, dedicandolo proprio alla forza d’animo che alimenta le sue imprese. Paolo il Pescatore è un vero Angelo del mare, lo difende, lo custodisce e lo protegge, affronta sofferenze e difficoltà, ma non si arrende mai.”

 

La baia di Talamone all’alba

 

Paolo il Pescatore e Paolo Goglio

 

La baia di Talamone dove si trova il museo subacqueo

 

Alba in mare sulla barca di Paolo il Pescatore

 

Paolo Fanciulli, detto il Pescatore

 

Il raggio di Luce a Fonteblanda (Gr)

 

Uomo e fauna selvatica: arriva il Coesistenza Festival

29 luglio 2022 – Manca meno di un mese al Coesistenza Festival, evento dedicato al tema della coesistenza tra uomo e fauna selvatica.

Il Coesistenza festival si terrà il 2, 3 e 4 settembre sull’altopiano della Lessinia, immersi in un territorio ricco di bellezza naturalistica, ma anche di storia e tradizioni. Tre giorni di coinvolgenti attivita? all’aria aperta fra cinema, passeggiate, laboratori per famiglie, caffè scientifici, teatro e molto altro.

L’evento è organizzato da PAMS Foundation, dall’Associazione di Promozione Sociale Io non ho paura del lupo, insieme al Gruppo Grandi Carnivori del CAI, all‘Associazione Culturale Forte delle Benne, con il patrocinio di CAI Club Alpino Italiano e con il supporto della Fondazione Caritro.

Cosa succede quando in un territorio torna il lupo, l’orso, la lince o arriva lo sciacallo dorato? Come cambia la vita di chi ci abita, quali sfide si trova ad affrontare e cosa dobbiamo imparare per riuscire a condividere il territorio con questi antichi/nuovi vicini?

Il Coesistenza Festival permetterà di affrontare questi delicati ed interessanti temi analizzando il passato, esplorando il presente ed ipotizzando il futuro.

Attraverso cinema, teatro, archeologia, laboratori di scrittura, pittura, caffè scientifici e molto altro, il Festival sarà un ‘viaggio’ di tre giorni, dall’alba al calar del sole, dove tutti, divertendosi, troveranno spunti per avvicinarsi al tema della coesistenza.

Saranno tre giorni aperti e dedicati a tutti con attività pensate per soddisfare target ed aspettative diverse.

Ad animare il Festival saranno le parole del carismatico Emanuele Biggi, naturalista, fotografo e dal 2013 co-conduttore del programma televisivo RAI Geo che dialoghera? insieme agli esperti del Parco Nazionale dello Stelvio sul tema: pubblico, coesistenza e percezione. Riccardo Rao, professore associato di Storia Medievale dell’Universita? degli Studi di Bergamo, autore del libro “Il tempo dei lupi” accompagnerà il pubblico nel mondo della letteratura dedicata al lupo e alla storia del suo rapporto con l’uomo. Chi lo vorra? potra? sperimentare in prima persona tecniche di scrittura creativa oppure lasciarsi emozionare dalle letture serali attorno al fuoco. Lorenzo Dotti, autore e illustratore, portera? il pubblico in un viaggio di coesistenza ed arte: raccontare la natura con matita e pennelli. Il cinema parlera? di coesistenza attraverso gli occhi di Federico Betta, autore di ‘La Frequentazione dell’orso’, documentario premiato all’ultima edizione del Trento Film Festival.

Gli interventi di esperti faunisti e degli esperti del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise aiuteranno a riflettere sul valore ecologico e ambientale della fauna sul territorio. Gli archeologi daranno una prospettiva storica del rapporto che i nostri antenati hanno avuto con gli animali selvatici. Gli educatori avvicineranno i piu? piccoli al tema della coesistenza con laboratori divertenti e interattivi. Le guide ambientali e accompagnatori di media montagna guideranno i presenti in escursioni tematiche sul territorio. Diversi i dibattiti in programma per comprendere e approfondire la tecnica delle misure di prevenzione e protezione dagli attacchi da lupo.

Daranno voce all’evento allevatori, gruppi ambientalisti e rappresentanti del mondo venatorio per presentare una pluralita? quanto più ampia possibile di posizioni e punti di vista con lo scopo di offrire uno spaccato realistico e un quadro il più  completo possibile delle problematiche da affrontare sul territorio.

Non mancheranno i momenti conviviali, assaggiando i prodotti del territorio e birre artigianali.

Perché  è stato scelto l’Altipiano della Lessinia?

Perché questo territorio ha un ruolo peculiare nel racconto della coesistenza e per i grandi contrasti che qui il ritorno dei predatori ha generato. Proprio qui, infatti, 10 anni fa il lupo ha consolidato il suo ritorno nelle Alpi orientali.

Il Festival sarà ospitato in suggestive strutture dell’altopiano situate nei Comuni di Ala ed Erbezzo: Ristorante Monti Lessini, Rifugio Valbella, Campeggio al Faggio, Locanda Alpina, Il caseificio del Baito di Erbezzo.

Con questa prima edizione il Festival della Coesistenza si presenta come un format innovativo, con l’ambizione di diventare un appuntamento annuale da far crescere e arricchire con i contributi di tutti i suoi partecipanti.

Supportano l’iniziativa Fondazione Caritro, il Gruppo Grandi Carnivori del CAI, Patagonia, LIFE WolfAlps EU, Birrificio Birra del Bosco, Outdoor Manifesto, Cascada, Calze GM, Ursus Adventures Rafting & Outdoor Center Val di Sole, Quelle del Baito, Forte delle Benne.

La partecipazione è gratuita per tutti gli eventi del festival e il programma completo degli eventi è inline all’indirizzo www.coesistenzafestival.it.

 

###

 

Per interviste ed informazioni: info@coesistenzafestival.it

 

Península Valdés: questo è uno dei periodi migliori per ammirare le orche

Roma, 22 marzo 2022 – Davanti a Punta Norte, è possibile ammirarle mentre praticano una tattica predatoria che si verifica solo in quella parte del mondo. Le orche spingono i loro corpi all’esterno per cacciare i cuccioli di leone marino e di elefante marino e attirano l’attenzione della stampa internazionale.

Anche se le orche sono presenti tutto l’anno nella Península Valdés, un serbatoio di biodiversità e vita naturale dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, ci sono due periodi dell’anno che sono particolarmente propizi per osservarle e assistere al loro particolare comportamento.

Uno accade ora, tra la fine di marzo e maggio, al largo della costa di Punta Norte, dove praticano lo spiaggiamento intenzionale, una tecnica di caccia ai cuccioli di leone marino e di elefante marino che prevede che si spingano all’esterno. Tra settembre e l’inizio di dicembre, invece, ripetono questa pratica a Caleta Valdés.

Le orche appartengono a tre famiglie, guidate da una femmina, che sono responsabili dell’allevamento e dell’insegnamento dei giovani. Ci sono anche alcuni esemplari che si muovono da soli. Vivono tra i 50 e gli 80 anni, possono essere lunghe circa nove metri nel caso dei maschi e sei metri nel caso delle femmine. A 12 anni raggiungono la maturità sessuale e le loro gestazioni, in cui danno alla luce un cucciolo alla volta, hanno una durata di 17 mesi. Il momento del picco dell’alta marea, quando il mare è calmo, è il momento migliore per assistere al loro comportamento.

Sia Punta Norte che Caleta Valdés hanno sentieri e punti di vista accessibili ai locali e ai turisti che arrivano nella zona. Arrivano anche cameraman e fotografi da tutto il mondo per registrare questo comportamento unico delle orche.

La Giornata provinciale dell’orca

Il 16 marzo è stato dichiarato dall’anno scorso “Giornata provinciale dell’orca“, perché è stata scelta questa data? Perché il 16 marzo 2011 è stata l’ultima volta che Mel, l’orca più famosa del mondo, è stata vista in questi luoghi. La sua celebrità risale al 1974 quando Juan Carlos López, che lavorava come ranger faunistico a Punta Norte, si fermò ad osservare il comportamento delle orche e le prime che identificò furono Bernardo e Mel, due maschi che si spiaggiarono insieme fino al 1993, anno in cui Bernardo scomparve. Mel ha continuato a visitare le coste da sola e ha finito per diventare l’orca più famosa del mondo, dopo essere stata filmata da troupe del National Geographic e della BBC.

Per ulteriori informazioni vistirare il sito internet www.argentina.travel.

 

###

 

Per inteviste ed informazioni:

Miriam Del Oso

mdeloso@origenww.com

+34 680-312-401

 

 

Brindisi: Don Cosimo Schena cerca una famiglia per Balù, salvato dalla strada

 Il prete dell’amore, amante degli animali e da sempre contro il loro abbandono, cerca casa per Balù un cucciolo di cane che ha salvato sottraendolo ai pericoli della strada

Brindisi, 15 febbraio 2022 – Una famiglia per un dolce cucciolo che don Cosimo Schena ha tolto dalla strada. È l’appello del prete influencer, famoso per le sue poesie e per l’enorme riscontro dei suoi fan sui Social.

Balù, questo il nome che don Cosimo ha scelto per il cucciolo, ora rischia di finire per il resto dei suoi giorni in un canile se nessuno ne chiederà l’adozione.

Il cane, di taglia grande, è stato avvistato una decina di giorni fa nel quartiere La Rosa di Brindisi. Portava un collare, quindi presumibilmente si è smarrito o, ipotesi più dolorosa, è stato abbandonato.

L’appello per Balù

“Ha girovagato per un po’ di giorni nel quartiere – spiega don Cosimo – è un cucciolo buono e dolcissimo in cerca di coccole. Abbiamo cercato invano il proprietario e questo ci fa pensare che purtroppo il cane sia stato abbandonato. Adesso speriamo che qualcuno si faccia avanti, Balù potrà veramente portare tanta gioia e affetto alla famiglia che lo adotterà, soprattutto se ci sono bambini”.

Qualche giorno fa il prete poeta è riuscito a sottrarlo a un branco di altri cani che lo avevano accerchiato e lo stavano aggredendo e lo ha portato con sé nel giardino della parrocchia di San Francesco d’Assisi dove esercita il suo ministero.

Il veterinario che lo ha controllato ha verificato che l’animale è un cucciolo e gode di ottima salute.

Don Cosimo, che possiede già un cane, un beagle di nome Tempesta, non può continuare a tenere anche Balù e fa un appello per la sua adozione e per evitare che il cucciolo finisca in un canile.

Il sacerdote brindisino più volte tramite stampa e social si è espresso contro l’abbandono degli animali che sono creature di Dio e come tali hanno bisogno di amore e protezione.

Chi volesse rispondere all’appello di don Cosimo può contattarlo sui social o per email: doncosimoschenapoeta@gmail.com

 

 

Don Cosimo Schena con Balù

Gatto Bengala: il gatto delle meraviglie è sempre più wild, con la versione 2.0

Roma, 9 novembre 2021 – Il Gatto Bengala è diventato oggi un vero e proprio culto nel mondo, per le caratteristiche uniche del suo manto e la sua stretta somiglianza al leopardo. E l’Italia è in prima fila nell’allevamento di questa razza unica al mondo, grazie ad una famiglia di artisti che da vent’anni ne seleziona la razza.

Tutto merito di Albachiara e Maurizio, due allevatori che conoscono così bene il Gatto Bengala tanto da fondere da anni le linee genetiche come fossero tubetti di colore, che spremuti e mescolati dano vita a delle vere e proprie opere d’arte viventi sul manto dei loro Gatti Bengala. Una particolarità che contribuisce a rendere pazzi gli amanti dei gatti per questa razza di gatti, tanto che sempre più persone vorrebbero averne un esemplare sdraiato sul tappeto di casa.

Il Gatto Bengala in Italia

Selezionare il Gatto Bengala è una storia tutta particolare: si tratta infatti di un gatto ibrido, nonostante sia dolcissimo e molto affettuoso a livello caratteriale conserva pur sempre un filo di sangue del suo progenitore, ovvero il leopardo asiatico, detto Prionailurus Bengalensis.

A portare la magia di questo gatto in Italia sono Albachiara e Maurizio, storici allevatori della Khoomfay, che per occuparsi dei loro amati gatti, hanno rinunciato alla comodità della vita di città per trasferirsi nel bel mezzo di una riserva naturalistica nella Baia delle Rose in Abruzzo. E qui con grande dedizione fanno selezione della razza ottenendo dei veri e propri piccoli miracoli.

I due allevatori non lavorano solo sulla bellezza estetica del manto del Gatto Bengala, ma anche sulla sua indoledolcezza.

I loro gatti hanno infatti tutti un nome, una storia, e delle caratteristiche che i due allevatori conoscono a perfezione. Tutti gli esemplari sono super selezionati per la linea, la bellezza, anche per la loro dolcezza, e nel caso delle mamme, per la loro attitudine alla maternità.

Nell’oasi della Khoomfay le mamme leopardate partoriscono nel tepore del fieno in mezzo alla natura, con Maurizio ed Albachiara sempre presenti, perché ormai le fattrici senza di loro non si rilassano. Quando è ora li chiamano ed aspettano fino a che uno di loro sarà presente. Solo allora le mamme si lasciano andare nel loro lungo e meraviglioso percorso verso la vita: il miracolo della nascita dei piccoli gattini.

Un amore a prima vista

Ad innamorarsi di questa splendida razza ibrida è stata Albachiara, pittrice riconosciuta, quando vent’anni fa, in un viaggio di lavoro nel sud est asiatico si stava occupando di alcuni preziosi affreschi all’interno di un antica chiesetta stile bizantino. Nel bel mezzo di un bosco Albachiara vide una magnifica creatura: era un esemplare femmina di prionailurus bengalensis, il leopardo progenitore del Gatto Bengala. E quel giorno ne rimase folgorata, tanto da farne una ragione di vita.

“Era così bella ed affascinante, che con il riflesso della luce che filtrava da una finestra, sembrava fosse cosparsa di polvere di stelle”, racconta Albachiara. Il manto di questi gatti infatti, ha la particolarità di avere le punte del pelo trasparenti che creano un effetto visivo tipo glitter.

È nato così un amore a prima vista, che Albachiara ha poi condiviso con il suo compagno fotografo Maurizio e i loro figli.

Dal loro lavoro sono usciti esemplari che hanno impreziosito i salotti di vip e artisti di tutto il mondo, di famiglie con bambini a stilisti famosi come Stefano Gabbana.

Dove trovare il Gatto Bengala

Qui in Italia si contano sulle dita delle mani, a fronte di un numero invece abbastanza numeroso di coloro che si fanno la cucciolata in casa per arrotondare ma a cui manca la sufficiente esperienza per poter parlare di selezione genetica.

Al contrario Albachiara e Maurizio conoscono così bene la razza e le caratteristiche di ogni provenienza a livello mondiale, che fondono le linee genetiche come fossero tubetti di colore, mischiandoli ed ottenendo delle vere e proprie opere d’arte viventi.

Il Gatto Bengala 2.0

I nuovi esemplari creati oggi dall’allevamento Khoomfay, sono sempre più vicini alla bellezza del leopardo, con rosette sempre più grandi e contrastate, e la ciliegina sulla torta è la colorazione del manto che non è più soltanto a tre colori, ma si è aggiunta una nuova sfumatura in un quartocolore.

Denominato Gatto Bengala 2.0 ha qindi un manto ancora più spettacolare: le rosette infatti non sono più soltanto dorate con il bordo nero, ma si arricchiscono con un colore rosso focato che rende i nuovi esemplari davvero straordinari.

“Dopo tanti tentativi e ricerche, siamo riusciti ad identificare le linee giuste per ottenere alcune caratteristiche che cercavamo da anni e che rendono il Gatto Bengala sempre più bello”, raccontano Albachiara e Maurizio.

“Fare selezione non significa prendere una coppia di gatti bengala a buon mercato e fare le cucciolate in casa, ma dedicarsi anima e corpo sacrificando le vacanze, i fine settimana, rinunciando alle comodità della città per abbandonarsi ad una vita in simbiosi con questi straordinari animali…”, continuano i due entusiasti allevatori.

E da come ci raccontano questi autentici ed esperti allevatori che hanno dedicato la vita al Gatto Bengala, sono davvero eccezionali.

Una pittoresca famiglia di artisti amanti della natura, impegnati anche con un’associazione che si occupa della tutela e difesa dei piccoli felini selvatici, che vengono utilizzati ancora oggi per la loro pelliccia.

Quando vedrete quindi un Gatto Bengala, ricordate che questa bellissima razza non nasce dal nulla, ma è frutto di un lavoro certosino e della passione di persone straordinarie come Albachiara e Maurizio, che in vent’anni di dedizione e amore, hanno selezionato delle vere meraviglie della natura, oggi con una colorazione ancora più spettacolare, definito appunto Gatto Bengala 2.0.

Quando si dice che all’allevamento amatoriale  Khoomfay “tutto nasce per amore”, uno slogan che è cosa reale, con un amore vero e concreto per questi incantevoli gatti. Infatti Il nome Khoomfay ha un significato particolare, visto che deriva dalla lingua di un antica tribù guerriera cinese e significa “Fata del cielo e delle stelle”. Un termine coniato proprio in memoria dell’incontro di Albachiara con la leopardina Eva.

 

il gatto khoomfay diventa sempre più simile al leopardo

 

Moda e animali: nasce la prima linea sposi per gli amici a 4 zampe

Nasce a Como la prima linea moda sposi dedicata ai cani 

Como, 18 ottobre 2021 – Abbinare tutti gli accessori dell’amico a quattro zampe a quelli dei loro amici umani è diventata una vera e propria moda.

Tanto che a Como, presso la Boutique Tosetti è nata la Collezione Tosetti Pets Bridela prima linea moda dedicata a sposi e cagnolini

La nuova collezione nasce dalla collaborazione  tra E.C. Creative e il noto atelier comasco dedicato ad abiti da sposa e sposo.

Tosetti lancia così la nuova collezione dedicata ai fidati amici a quattro zampe, offrendo alla sua clientela una collezione di cuscini, guinzagli, accessori creati in abbinamento con la sposa o con gli sposi.

Tutti i capi sono naturalmente coordinati sia per le coppie che per i loro amici e sono realizzati tutti con tessuti di altissima qualità e con grande cura sartoriale.

Un’idea geniale ed innovativa, che permetterà ai futuri sposi di essere accompagnati dai loro Pets, eleganti ed impeccabili, per il giorno del matrimonio.

 

Woodvivors, da Pantelleria al Piemonte sul dorso di un mulo

Un viaggio incredibile attraverso l’Italia sul dorso di 2 mule, alla riscoperta del mondo rurale all’insegna di un mondo più sostenibile

Milano, 26 marzo 2021 – Partirà nella prima metà di aprile, dall’isola di Pantelleria, per giungere fino in Piemonte, il viaggio di Woodvivors, a dorso di mulo lungo il Sentiero Italia CAI. Uno sguardo profondo nelle tradizioni del nostro paese per scoprire le radici di un futuro sostenibile. Sei mesi, 2 mule e tantissimi incontri per raccontare l’Italia a passo lento, lungo uno dei più lunghi sentieri al mondo che, come un filo unisce l’Italia intera, attraversando zone di grande valore non solo naturalistico, ma anche storico e culturale.

Woodvivors è un progetto documentaristico di Francesco Paolo Lanzino, classe ’93 nato a Palermo, da sempre amante del trekking ed impegnato nella riscoperta e riqualificazione del territorio extraurbano, delle tradizioni, degli stili di vita, degli usi e costumi delle civiltà contadine di Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania, Abruzzo, Lazio, Molise, Marche, Umbria, Emilia-Romagna, Toscana, Liguria per giungere in Piemonte.

Il tutto attraversando i maggiori parchi italiani: Pantelleria, Madonie, Nebrodi, Etna, Aspromonte, Sila, Pollino, Appennino Lucano, Gran Sasso, Majella, Monti Sibillini, Foreste Casentinesi, Appennino Tosco-Emiliano Alpi Apuane.

Woodvivors è un Docufilm che nasce con l’obiettivo di riscoprire gli antichi saperi: la cultura, la vita nel mondo rurale italiano e quella conoscenza profonda del mondo e i suoi ritmi propria delle sue civiltà contadine. Il film racconterà un viaggio di 2500 km a passo di mulo, da Pantelleria al Piemonte, lungo le tappe del Sentiero Italia CAI.

L’Italia a passo di mulo: come nasce il progetto Woodvivors

Il progetto prende nome dall’associazione di promozione sociale Woodvivors APS, nata con lo scopo di raccontare un viaggio alla ricerca di quella civiltà contadina, impoverita da decenni di urbanizzazione della sua risorsa più importante: le braccia dell’uomo.

La genuinità e la vivacità che la contraddistinguono continuano a sopravvivere nei gesti di ogni giorno, nonostante le mille difficoltà. Percorrere l’Italia a passo di mulo è un modo per entrare a contatto, conoscere farsi raccontare e raccontare al pubblico la storia di questo mondo e di ciò che di questo, nascosto fra le pieghe di montagne e colline, sopravvive.

Un viaggio di 2500 chilometri attraverso l’anima rurale del nostro Paese, tra braccianti, pastori e vecchi artigiani, documentando le antiche manifatture, le tecniche semplici, perfezionate in secoli di esercizio, i piatti tipici che ancora giustamente prevedono soltanto l’utilizzo sapiente di prodotti di stagione.

Raccontare la vita rurale nel 2021 è uno dei nostri obiettivi principali” spiega Francesco Paolo Lanzino, fondatore del progetto “si tratterà di una vera e propria ricerca antropologica sul campo, il cui scopo sarà anche quello di migliorare la fruibilità e la leggibilità culturale delle molte realtà della nostra penisola”.

Un’interpretazione critica, quella proposta da Woodvivors, che partendo dalle nostre radici arriva al presente, che guarda al passato per trovare le radici di un futuro sostenibile, valorizzando le peculiarità di un Paese dove ogni 30 km si incontrano culture, usanze, e spesso addirittura lingue diverse.

Il mulo e le mulattiere sono da sempre una costante dell’Italia rurale da nord a sud” prosegue Francesco Paolo Lanzino “viaggiare a piedi in compagnia di un mulo – o di due mule e un asino come nel nostro caso – è come costruire un ponte fra passato e presente, ed entrare in sintonia con le diverse peculiari realtà sparse sul territorio italiano, rispettando le loro vite e individuando, di volta in volta, i dettagli e i loro aspetti più intimi”.

Il mulo, infatti, è forse l’animale che nel corso della storia meglio si è adattato a variazioni geografiche e ambientali. Ha una grandissima capacità di adeguarsi a territori diversi, diverse risorse, alle diverse erbe spontanee e gode di una incredibile resistenza allo sforzo fisico.

Un animale che probabilmente ha contribuito più di tutti allo sviluppo della civiltà per come si presenta ai giorni nostri.

I sostenitori del progetto

Il Club Alpino Italiano con il sostegno al progetto Woodvivors intende dare il via ad un percorso di approfondimento al tema della Restanza intesa non come inerzia e passiva rassegnazione, ma come scelta di vita consapevole e presidio attivo del territorio nelle aree interne italiane” spiega Antonio Montani, Vicepresidente Generale del Club Alpino Italiano “in modo particolare desideriamo comprendere il fenomeno dello spopolamento delle aree montane e i processi di collaborazione e resistenza messi in atto dalle comunità locali basandosi sulle proprie tradizioni e risorse” e conclude Montani “Seguendo il filo rosso del Sentiero Italia CAI vogliamo riscoprire, muovendoci al passo dei muli, gli antichi lavori da preservare, i dialetti e quanto le montagne italiane hanno da offrire”.

Insieme al Club Alpino Italiano, appoggeranno il progetto Woodvivors: l’azienda italiana Ferrino con la fornitura del materiale e l’abbigliamento tecnico per poter affrontare 6 mesi in totale autonomia, ACME Drugs, provvedendo al sostentamento degli animali, Legambiente e del Parco Nazionale di Pantelleria.

Per saperne di più su questo incredibile viaggio si può visitare il sito internet www.woodvivors.it, mentre il sito ufficiale di Sentiero Italia CAI è raggiungibile all’indirizzo www.sentieroitalia.cai.it.

 

 

Scoperte shock: rinvenuto in Lombardia un rospo senza testa

Bergamo, 24 settembre – Nel 2016 fece scalpore la notizia di un rinvenimento davvero bizzarro e inspiegabile. In una foresta demaniale del Connecticut (USA) infatti venne fotografato e ripreso un rospo americano (Anaxyrus americanus) senza testa, che venne attentamente studiato soprattutto per la sua capacità di sopravvivere.

L’animale in questione presentava un solo ed unico foro che fungeva da bocca, mentre occhi, naso e buona parte del cervello sembravano essere spariti (vedi foto in alto).

La cosa che lasciò perplessi studiosi e scienziati era che l’animale si muoveva e saltava come qualsiasi altro rospo senza particolari difficoltà.

Si pensava che il ritrovamento rappresentasse un unicum, almeno fino ad oggi.

In realtà qualche giorno fa un ritrovamento simile se non identico è avvenuto anche in Italia, e più precisamente a pochi km da Treviglio, una cittadina in provincia di Bergamo.

Un uomo, Simone S. che si stava recando al lavoro in città, ha notato proprio nei pressi della sua automobile un bizzarro animale (vedi foto in basso) che si stava muovendo tra il fogliame, che ha prontamente fotografato con il suo smartphone.

Quel bizzarro animale era in realtà un rospo senza testa.

Pensando si trattasse di un fenomeno abbastanza diffuso l’uomo non diede peso alla cosa e solo una volta giunto a casa e dopo una veloce ricerca, decise di comparare il rospo che aveva visto con la fotografia del rospo americano scattata nel 2016.

Un’ipotesi non molto remota è che entrambi i rospi possano essere stati attaccati e feriti da un predatore e nonostante la perdita di gran parte della testa siano riusciti a sopravvivere. Un’altra è che possano essere invece essere stati attaccati da parassiti infestanti, in particolare da larve di rospo Lucilia bufonivora che si nutrono proprio della carne di questo animale.

In ogni caso è la seconda volta al mondo che un fenomeno di questo tipo viene osservato e immortalato.

 

 

I vegani chiedono a Ferrero e Barilla di produrre uno snack vegan-friendly simile al Kinder Bueno

L’artista Colline di tristezza attraverso i Social si fa portavoce delle richieste dei vegani a Ferrero e Barilla. Adesso si attende la risposta delle due multinazionali.

Torino, 24 agosto 2020 – Su Facebook esiste una pagina dal nome “Petizione – Kinder Bueno 100% Vegetale” (www.facebook.com/petizionekinderbuenovegetale) con oltre 500 sostenitori, per richiedere alla Ferrero la produzione di uno snack simile al Kinder Bueno, ma senza derivati animali e pertanto adatto anche ai consumatori vegani.

L’iniziativa è stata lanciata dall’artista torinese Colline di tristezza, noto in Italia per la proposta della maglietta con l’igienizzante (T-Soap) e per altre iniziative i cui ambiti toccano ferrovie, mobilità sostenibile e calcio.

La pagina è stata creata a marzo, ma dato il lockdown, l’iniziativa è partita ufficialmente a giugno, quando, a mezzo stampa, Colline di tristezza ha proposto alla Ferrero di produrre un Kinder Bueno 100% vegetale. Ora la pagina è cresciuta e conta oltre 500 like, tra cui anche non vegani.

Fa sapere l’artista che il numero di persone favorevoli all’iniziativa, sarebbe sicuramente in realtà molto più alto, ma molti semplicemente non sono venuti a sapere dell’iniziativa.

L’iniziativa dei vegani

La proposta nasce per motivazioni etiche e non salutistiche, ma va segnalato che diversi sostenitori hanno invocato l’eliminazione dell’olio di palma (nonostante la questione sia dibattuta sotto vari punti di vista anche tra vegani stessi).

Si richiede alla Ferrero un comunicato stampa pubblico di avvenuta presa visione della proposta e un feedback a riguardo. Il non-cantante torinese, per festeggiare il raggiungimento dei 500 sostenitori, ha caricato su Youtube un jingle (https://www.youtube.com/watch?v=UdHWRioktL8 ) con il nome dello snack modificato in “Dinker Nuebo 100% Vegetale” (per rispettare la normativa sui marchi).

L’artista piemontese ricorda che è stata formulata una seconda proposta alternativa, consistente in uno snack simile al Kinder Bueno con un riempimento a base di tiramisù non contenente derivati animali, anche questo adatto anche ai consumatori vegani. Questo snack è stato battezzato con il nome di “Lift”, per dare l’idea di un rialzo dopo il brutto anno che abbiamo vissuto.

La richiesta alla Barilla

Colline di tristezza decide ora di lanciare questa proposta anche al gruppo Barilla, dato che in periodi recenti abbiamo assistito “ad una sfida tra questi due colossi” con uno che è entrato nel segmento di mercato dell’altro e viceversa e, sempre secondo il promotore dell’iniziativa “se questa rivalità potesse far aumentare l’offerta di prodotti vegani, questo sarebbe estremamente positivo”.

Si richiede pertanto anche alla Barilla un comunicato pubblico di presa visione della proposta.

L’artista sostiene che basta guardarsi intorno per avere il senso di quanto il mercato (negli ambiti dolce e salato) sia cambiato e pertanto i grandi gruppi alimentari (dolciari e non) dovranno fare i conti con una categoria di persone che magari in precedenza hanno preferito ignorare.

Fa sapere inoltre l’artista di aver pensato all’ipotesi di trovare persone interessate all’iniziativa in paesi esteri meno popolosi come Svezia o Norvegia per la creazione di pagine locali a sostegno dell’iniziativa, dato che alcuni prodotti vengono prima lanciati in paesi più piccoli e poi successivamente nei paesi più grandi: “Al momento è solo un’idea ipotetica. Con questa pagina stiamo cercando di lanciare un assist per far capire che c’è un mercato per i prodotti vegan-friendly e pertanto l’aumento dell’offerta di questi prodotti rappresenta un’importante ambizione di questa iniziativa”.

 

###

 

Per info e contatti:

collineditristezza@gmail.com 

 

 

Exit mobile version