Mario Persico nel saggio del tenore Luca Lupoli

Napoli, 23 maggio 2022 – È in dirittura di  arrivo un saggio sul musicista napoletano Mario Persico de “ La Locandiera ” di Goldoni, a cura del dal tenore partenopeo Luca Lupoli e metterà in luce la figura di questo autore non solo dal punto di vista strettamente storico e biografico ma anche umano. Attraverso una disamina delle sue lettere inviate agli altri grandi autori contemporanei Luca Lupoli, in questo libro, concentra la sua attenzione su Mario Persico, colui che ha messo in musica un’opera fondamentale di Goldoni, “La Locandiera” e la cui musica risente del melodramma verista italiano e impressionismo francese, ma ha anche le sue origini più lontane nel filone della grande scuola partenopea che fa capo ad Alessandro Scarlatti.

Questo è l’incipit per introdurre un grande artista, di cui poco si sente parlare, ma che merita sicuramente di essere menzionato e ricordato. L’incontro dello scrittore con il nipote del musicista, Sergio Nuvola, è fondamentale, in quanto non era facile reperire fonti bibliografiche, memorie, ricordi ed altro, relativi a Mario Persico. Il nipote racconta allo scrittore la vita dello zio Mario, soffermandosi su molti particolari, ad esempio, come cominciò la sua carriera, che cosa compose e anche argomenti più familiari e privati, come il matrimonio con la governante Gina e il suo carattere.

Dopo queste parti, si prosegue con Morenita, un dramma lirico in un atto, fino ad arrivare alla Locandiera tra toscanità e napoletanità, attraverso un lungo percorso che l’autore spiega in modo esaustivo, citando i testi, con molti allegati, documenti e spartiti, tutto in modo estremamente minuzioso. Certamente, il lettore dovrà leggere il testo con grande precisione, facendo particolare riferimento alle opere citate, ma il linguaggio è scorrevole, oltre che tecnico e richiede attenzione, in modo che tutto possa scorrrere con fluidità.

Un’opera importante che riporta alla luce un artista che merita molto e che deve essere sempre ricordato, attraverso un lungo percorso che l’autore spiega in modo esaustivo, citando i testi, con molti allegati, documenti e spartiti, tutto in modo estremamente minuzioso, alla cui compilazione sta collaborando anche il soprano Olga De Maio.

L’ Associazione Culturale Noi per Napoli, di tradizione ultratrentennale, fondata dalla Dott.ssa Emilia Gallo, curerà la produzione e la promozione del lavoro in collaborazione con una nota casa editrice, di cui presto si darà notizia, con la prefazione di un importante personaggio della cultura partenopea.

I due artisti lirici saranno quindi impegnati nella realizzazione di questo  progetto editoriale che verrà presentato a Napoli entro la prossima estate e saranno poi attivi, prossimamente, in alcune iniziative artistiche ed umanitarie a sostegno sempre della diffusione della musica e cultura partenopea nel mondo. Come la prossima 6a edizione del Festival Internazionale, delle Arti, in cui sarà protagonista ogni forma di arte, concerti per la prossima rassegna di Estate a Napoli ed un nuovo disco con una compilation dei loro ultimi brani lirico-pop (” Anche quando non vuoi “,” Niente è niente “, Tributo agli Alunni del Sole) e innovative cover di brani classici e lirici e la nuova edizione del  Premio ” Noi per Napoli ” dedicato alle figure che  rappresentano Napoli nel mondo !

L’ultimo brano di Lupoli e De Maio “Niente è niente” viene trasmesso attraverso la piattaforma Internazionale  Indie Network su importanti reti satellitari internazionali  TZiK, Apple TV, Amazon Fire TV, ROKU, and Youtube.

Olga De Maio e Luca Lupoli, artisti lirici  di Napoli e hanno alle spalle già una lunga carriera: in particolare Olga De Maio inizia alla tenera età di 10 anni come “voce bianca” e solista dei Pueri Cantores di Santa Chiara e presso il teatro San Carlo, diplomata a pieni voti presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli ed ha collaborato con illustri nomi del mondo della musica e dello spettacolo, quali Roberto De Simone, Katia Ricciarelli, Isabella Rossellini e Gerard Depardieu. La De Maio è stata protagonista in prestigiose stagioni concertistiche con musicisti del calibro di Uto Ughi, Salvatore Accardo, Michele Campanella e Cecilia Gasdia.

Luca Lupoli fin da ragazzo si è dedicato allo studio del pianoforte e del canto, ha conseguito la laurea in Lettere con indirizzo Arte, Musica, Spettacolo presso l’Università Federico II di Napoli e la Specializzazione di secondo livello in Discipline musicali canto e coralità presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli con il massimo dei voti. Inoltre, Lupoli si è perfezionato con maestri di livello internazionali quali Campanino, Carraturo, Pagliuca e Alva. Entrambi sono vincitori di importanti concorsi lirici (“Pavarotti International”, “Mascagni”, “Mario Lanza”, “Caruso”, “Mattia Battistini” e “Corelli”), si sono esibiti in teatri e sale da concerto in Italia e all’estero, presiedono l’associazione culturale “Noi per Napoli” che da ben 30 anni promuove la musica lirica, classica e la cultura partenopea in tutto il mondo.

De Maio e Lupoli hanno realizzato eventi con i patrocini delle massime Istituzioni pubbliche, tra le quali il Forum Internazionale delle Culture, le Celebrazioni Internazionali delle Relazioni tra Italia Giappone, eventi celebrativi per l’indimenticata Enrico Caruso, il tradizionale Concerto di Capodanno a Napoli.

I due artisti hanno recentemente ricevuto prestigiosi premi del mondo della cultura e dello spettacolo tra i quali “Ritratti di Territorio”, “Remigio Paone”, “Premio Masaniello” ed “Enrico Caruso”. De Maio e Lupoli hanno un repertorio che spazia dalla romanza da salotto, opera, operetta e canzoni classiche napoletane di cui hanno inciso anche vari cd per la “Ricordi” ed un inedito lirico pop “Anche quando non vuoi”, composto per loro dagli autori di Bocelli, Mina e Celentano.

Infine, sono ideatori e conduttori del format televisivo “Noi per Napoli show” in onda su emittenti televisive campane, in cui la lirica incontra arte, cultura, spettacolo, società ed attualità. Numerosi i format da loro ideati per promuovere costantemente l’arte e il bel canto tra cui “Luoghi Storici e Musica” e “Atmosfere da Sogno” realizzati nei più importanti siti storici e monumentali della Campania. Recentemente protagonisti sulle pagine dei settimanali “Dipiù Tv” e “Visto”, i due artisti hanno lanciato l’iniziativa del “Festival delle Arti” che ha riscosso successo internazionale, sia sul web che in importanti teatri di Napoli.

Entrambi hanno sempre un occhio di riguardo verso l’aspetto sociale per azioni benefiche ed hanno in programma di incidere nuovi brani lirico-pop.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Leone, il fotografo di Ragusa a Procida

Il celebre fotografo siciliano ha fatto tappa nell’isola campana
di Procida, che nel 2022 sarà Capitale italiana della Cultura

Ragusa, 27 settembre 2021 – Il fotografo di Ragusa Giuseppe Leone ha fatto tappa a Procida, l’isola del golfo di Napoli che nel 2022 sarà la Capitale italiana della Cultura.

Motivo ed occasione della sua trasferta il progetto “La scoperta della Campania”, promosso e prodotto dal Premio “Penisola Sorrentina Arturo Esposito”.

Sull’isola, in cui Lamartine ambientò “La Graziella” ed Elsa Morante la famosa “Isola di Arturo”, Leone ha potuto trovare profonde prospettive ispirative, guardandola con gli occhi di uno scrittore per immagini, piuttosto che con quelli di un giornalista o di un fotografo di reportage.

Giuseppe Leone, infatti, attraverso la macchina fotografica, che è la macchina più perfetta della sua poesia, ha potuto qui riascoltare voci, musiche di paesaggi culturali ed umani, che sono alla base di questo progetto di ampio respiro per un nuovo Grand Tour.

Come ha avuto modo di sottolineare Pietrangelo Buttafuoco all’interno del catalogo dedicato alla  mostra fotografica “Metafore”, ancora in scena a Bergamo per  la curatela di Elisabetta Sgarbi, “l’occhio fotografico di Giuseppe Leone è immaginale. Il suo segno – il contrassegno plastico tutto suo del bianco e nero raccolto in un clic- è uno scavo nell’imago, dove ciò che si rappresenta si percepisce ben oltre l’immaginario”.

L’artista ragusano, autore di opere con Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo, Gesualdo Bufalino, è un abile interprete del mondo isolano di Sicilia, come attestano  del resto i titoli di alcuni suoi volumi: “L’isola nuda”, “L’isola del pensiero”, ecc.

Ora, in questo viaggio personalissimo di arte e di vita, anche l’isola campana entra a far parte di un mondo mitico di bellezza, letteratura e poesia, attraverso il racconto della fotografia.

 

 

 

 

“Bellezza e rinascita”: la meraviglia di Sorrento in uno scatto del maestro siciliano Leone

“Torna a Surriento”: lo scatto del fotografo ragusano Giuseppe Leone per simboleggiare la rinascita culturale e turistica nel nome della ‘Bellezza’.  È la cover del portfolio che l’artista siciliano di fama internazionale ha dedicato alla mitica terra delle Sirene.

Sorrento (Na), 16 luglio 2020 – Raffigura le ali forti di un gabbiano che solca il cielo sopra il mare di Ulisse e le Sirene l’immagine scelta per simboleggiare la campagna “Torna a Surriento”, promossa dal Premio “Penisola Sorrentina”.

Lo scatto è del ragusano Giuseppe Leone, fotografo di rilievo internazionale: immagine selezionata come cover dello speciale portfolio concepito per celebrare i venticinque anni della kermesse culturale, tenacemente  guidata da Mario Esposito.

La pubblicazione nasce a consuntivo di uno speciale progetto di “Residenze artistiche”, diretto dall’artista Giuseppe Leone di Buonalbergo (omonimo del fotografo siciliano) ed organizzato allo scopo di radicare sempre più il Premio “Penisola Sorrentina Arturo Esposito” al territorio, superando quel concetto di evento-vetrina, che spesso costituisce un limite per questa tipologia di manifestazioni e festival culturali.

Il paesaggio, inteso come elemento di identità e luogo di sintesi tra i fattori naturali e l’interazione umana, entra dunque appieno nell’operazione di marketing che il Premio “Penisola Sorrentina” ha ideato e promosso in un momento di enorme difficoltà per il settore turistico e culturale.

“Giuseppe Leone con i suoi scatti ha saputo cogliere ed esaltare le bellezze espresse dal nostro paesaggio”,  commenta da Sorrento Giuseppe Cuomo, Sindaco della cittadina adiagiata nel Golfo e seconda per importanza turistica in Campania, dopo Napoli.

È un progetto che guarda complessivamente alla ‘Bellezza’ come opportunità di convergenze e nuova piattaforma di politiche di immagine e di promozione, in cui l’arte diventa una sorta di strumento veicolare per riconsolidare una posizione di prima linea nell’immaginario nazionale.

Come nasce questo legame tra Sorrento e l’artista di Ragusa, compagno per immagini di celebri viaggi letterari al fianco di nomi altisonanti della letteratura mediterranea come Consolo, Bufalino, Camilleri, Sciascia e tanti altri?

Ho sempre ritenuto che gli incontri nel corso del cammino non siano mai casuali. Anni fa ho avuto modo di incontrare due grandi persone, che per uno strano gioco del destino hanno il mio stesso nome. A distanza di anni uno dei due Peppe Leone, artista da Buonalbergo, mi ha contattato per realizzare una collaborazione, una residenza artistica, a Sorrento. Una grande gioia per me avere avuto la possibilità di lavorare a fianco di Peppe Leone, uomo e artista di grande spessore, e di Mario Esposito, giovane intellettuale sensibile e colto. È  un tuffo nel passato, una rievocazione e un ritrovamento di un momento quasi dimenticato, il tutto grazie all’edizione straordinaria quale è del Premio Penisola Sorrentina Arturo Esposito”, spiega il Maestro Leone.

Il Premio “Penisola Sorrentina” conferma di non esaurire le proprie risorse culturali nell’arco di un’unica edizione, ma di attestarsi ed operare su un arco di  medio-lungo termine, in cui i premiati e i protagonisti coinvolti non siano delle semplici comparse, bensì autentici ambasciatori di un territorio straordinario, capace di accogliere e di costruire nel tempo convergenze con altri territori ed artisti provenienti da ogni luogo, come ad esempio la bellissima Sicilia.

Tutto può rinascere nel segno del mito, della natura, del paesaggio culturale. E, ancora una volta, della ‘Bellezza’.

 

 

“Bellezza e Libertà”: Uno scatto di Giuseppe Leone

 

La Penisola Sorrentina vista dal mare: foto del maestro siciliano Giuseppe Leone

 

Il curatore artistico Peppe Leone insieme con l’organizzatore, Mario Esposito

 

Sorrento: il maestro ragusano Giuseppe Leone pubblica un portfolio fotografico

Pubblicato dal Premio “Penisola Sorrentina” il primo fascicolo fotografico di un ciclo che il fotografo siciliano di fama internazionale ha dedicato al Grand Tour: un utile strumento di promozione per il rilancio del turismo culturale in Italia dopo il Covid-19

Ragusa, 12 giugno 2020 – La fase 3 è in pieno svolgimento e il maestro siciliano della fotografia, Giuseppe Leone, è già in pienissima attività. La prima opera del dopo quarantena, a causa del Covid-19, nasce nel segno della bellezza e della antica tradizione culturale del Grand Tour.

È stato infatti appena pubblicato il primo fascicolo, ispirato a Sorrento, delle opere fotografiche, che l’artista di fama internazionale, di Ragusa, ha dedicato alla Campania, con l’obiettivo di consolidare un ponte culturale nato lo scorso anno e gemellare le due regioni del Mezzogiorno d’Italia.

Nella “Terra delle Sirene” l’artista ha dimorato nell’ambito di un progetto di “Residenze artistiche” promosso tra le attività speciali del Premio “Penisola Sorrentina Arturo Esposito”, in collaborazione con la Città di Sorrento.

“Dopo la meravigliosa mostra tenutasi lo scorso anno nella magnifica cornice del Museo Correale di Terranova, Giuseppe Leone regala ora alla Città del Tasso gli scatti con cui ha saputo cogliere ed esaltare le bellezze espresse dal nostro territorio”, ha detto il sindaco di Sorrento Giuseppe Cuomo, che in questo periodo sta lavorando insieme con gli operatori del settore per il rilancio turistico e culturale della seconda città turistica della Campania per arrivi e presenze, dopo Napoli

L’elegante portfolio raccoglie delle bellissime immagini di Sorrento in bianco e nero, suddivise in tre percorsi: beni culturali, paesaggio e uomo.

L’opera è il primo capitolo di un ampio progetto fotografico di Leone legato al “Grand Tour” e dedicato alle poetiche dei territori del sud.

Dopo la Penisola Sorrentina, infatti, ci saranno Pompei e Paestum con i loro parchi archeologici, le catacombe di San Gennaro di Napoli, le atmosfere rarefatte del borgo medievale di Teggiano, nel Vallo di Diano.

È un progetto ambizioso di valenza pluriennale, con manifestazioni culturali e pubblicazioni diffuse”, spiegano gli organizzatori Mario Esposito, presidente del Premio Penisola Sorrentina, e Giuseppe Leone (campano, omonimo del fotografo siciliano e direttore artistico del progetto di Residenze artistiche).

“In tal modo l’arte diventa autentico volano del territorio, consentendo di intercettare nuovi paradigmi di promozione e di costruire una nuova identità che nel difficilissimo periodo del dopo-Covid punti sulla Bellezza”, continuano gli animatori dell’iniziativa editoriale, che sarà presentata prossimamente alla stampa nazionale.

Leone, che vive e lavora a Ragusa dove è nato, ha esordito illustrando il volume di Antonino Uccello “La civiltà del legno in Sicilia (Cavallotto, 1972). Da allora le sue fotografie hanno illustrato numerosi libri, cataloghi e riviste di editori italiani e stranieri.

Tra le pubblicazioni più note “La Pietra vissuta”, con testi di Rosario Assunto e Mario Giorgianni (Sellerio, 1978): “La Contea di Modica” con testo di Leonardo Sciascia (Electa, 1973), “L’Isola Nuda” con testo di Gesualdo Bufalino (Bompiani, 1988), “Il Barocco in Sicilia” e “Sicilia Teatro del Mondo” con testi di Vincenzo Consolo (Bompiani, 1991), e “L’Isola dei Siciliani” con testi di Diego Mormorio (Peliti Associati, 1995).

 

 

Il fotografo ragusano, Giuseppe Leone

 

 

Cultura, Conversazioni interrotte: quando il telefono ci osserva e parla di noi

Torino, 16 aprile 2020 – La scrittura avanguardista e pioneristica della prolifica scrittrice Barbara Appiano, autrice di numerosi libri, romanzi, e saggi di formazione destinati alle scuole, si rivela ancora una volta in un azzardo linguistico, satirico e ironico, in un’opera in cui a parlare è un telefono cellulare. “Lui” parla in prima persona di noi, dell’umanità tecnodipendente intossicata dal mondo virtuale e relativa sindrome di narcisismo acuto coadiuvato dall’ossessione compulsiva di “messaggiare costantamente”.

Si tratta di un’opera all’avanguardia linguistica e strutturale, in cui la grammatica è la matematica dell’ironia, che già dal titolo  Conversazioni interrotte, manuale di antropologia telefonica a denominazione di origine incontrollata” ci aspettiamo una narrazione fuori dal comune, dove parlano gli oggetti che l’autrice fa parlare quasi avessero un’anima.

Si tratta di uno smartphone, l’io narrante di quest’ultima opera, un telefono umanizzato che diventa l’io che parla a nome di tutti i cellulari diventati una presenza costante e ossessiva, che ha ispirato l’autrice spesso in viaggio sui treni, che si ritrova a prendere durante le trasferte culturali.

È qui che l’autrice si trova vis a vis con viaggiatori ostaggio di telefoni, e relativi auricolari, che con lo sguardo perso nel vuoto parlano come scrive l’autrice “da soli”, nella moltitudine degli altri viaggiatori.

Ma in realtà si tratta di solitudine visto che come scrive la Appiano se mai un gentiluomo del diciannovesimo secolo ritornasse dal suo secolo per entrare nel nostro, il ventunesimo, non ci capirebbe mentre parliamo da soli passeggiando, mangiando e forse anche “dormendo”.

Questa la prefazione dell’opera della Prof.ssa Francisetti Brolin Sonia, dottore di ricerca presso L’università La Sapienza di Roma.

“In una società dominata dalla smania per l’ultimo modello di smartphone, il romanzo di Barbara Appiano mira a essere una sorta di manuale di antropologia telefonica, ove il cellulare acquisisce viva voce, di modo che, attraverso le affermazioni di un oggetto reso parlante, possiamo renderci conto dei limiti del modello “sempre connessi”.
Con uno spirito postmoderno, volto a decostruire il conformismo della mercificazione della cultura stessa, il telefono prende la parola per interrompere in maniera ossimorica le conversazioni, ridotte a stereotipi vuoti, nella bramosia degli aggiornamenti e delle applicazioni, considerate dai giovani “magnifiche sorti e progressive”, per usare un’espressione leopardiana. In tal senso, l’autrice, come è ben ribadito nelle conclusioni, ripercorre l’evoluzione delle comunicazioni telefoniche, per fornire un archetipo di vita alternativo rispetto a quanti in un viaggio in treno, invece di guardare le bellezze del paesaggio o di leggere un buon libro, sono assorti nello schermo di un cellulare, impegnati in attività di ogni genere e, soprattutto, in rumorose conversazioni interminabili.
Si tratta di immagini ormai proprie della nostra vita quotidiana, ma lontane dai tempi dei telefoni fissi e delle cabine telefoniche, quando chiamarsi era davvero un’occasione per socializzare anche in fila.
Ora invece lo smartphone è un mezzo per isolarsi, perché, a partire dai primi cellulari grandi e molto costosi, si è giunti a degli strumenti sottili, agili, in grado non solo di telefonare, ma di contare, scrivere, fotografare, registrare audio o video e similia , tanto che trascorriamo le ore a dialogare con queste intelligenze artificiali, così sfruttate da invocare il riposo serale sul nostro comodino. Anche spente, però, tali macchine intelligenti continuano a funzionare grazie alle segreterie, alle programmazioni di auto-accensione, alle sveglie, come se la nostra intera esistenza di per se stessa non potesse sussistere. Andiamo a dormire e ci svegliamo con lo smartphone in mano, gesto che ha sostituito il segno della croce, la lettura e ogni altro rituale, volto a scandire la giornata in maniera più personale, meno asettica, o semplicemente più umana.
Barbara Appiano di fronte a siffatto modello imperante si erge nella sua resistenza, nell’accanimento rivolto a un mondo passato, ancora vivo però nei nostri ricordi di adulti, perché l’eccessiva dipendenza dagli smartphone sta uccidendo la parte migliore dell’uomo, cioè la fantasia. Infatti, sebbene i cellulari possano essere molto utili quotidianamente, costituiscono un rischio enorme, giacché funzionano con modelli matematici, ma non possono pensare al nostro posto, in quanto mancano del cuore e della sensibilità dell’uomo, inteso quale unione di corpus e animus”.
Chi è Barbara Appiano
Barbara Appiano è un fervente fenomeno letterario, in continuo movimento, con all’attivo ben 17 libri (e molti altri sono in preparazione).
I suoi libri mantengono una ricerca senza sosta della bellezza e della verità, spaziando nell’ambito sociale e contemporaneo, nella conservazione dei beni artistici e monumentali italiani, in difesa della natura e delle specie a rischio di estinzione e in difesa dei disabili psichiatrici e della malattia mentale.
Barbara Appiano collabora con varie istituzioni nazionali e internazionali quali Il MuMa, Il Museo del Mare di Milazzo, l’Associazione Nazionale dei Familiari dei Pazienti Psichiatrici “Abbraccialo x me”, e ancora “Amici per sempre”, un’associazione fondata dal medico chirurgo primario ospedale di Desio Dott.Dario Maggioni, con il progetto internazionale per la salvaguardia della fauna selvatica africana a rischio di estinzione quali elefanti e rinoceronti Pengo Life Project.
La Appiano collabora inoltre con il Gruppo Donatori Sangue della Presidenza del Consiglio dei Ministri Palazzo Chigi, il Comitato RicostruiamoSaletta.org per la ricostruzione del borgo Saletta, frazione di Amatrice, devastata dal terremoto del 24 agosto 2016, con il Centro Cardiologico Monzino per la ricerca cardiovascolare, con l’Istituto Oncologico Europeo per la ricerca oncologica, con la rivista cartacea internazionale per la cultura “Le Muse”, diffusa in tutto il mondo, e infine collabora con il Corriere dello Spettacolo, giornale per la cultura fondato dal dott. Stefano Duranti Poccetti.
L’autrice è stata ospite in passato al Maurizio Costanzo Show, ha partecipato numerose volte alla trasmissione televisiva “Libri oggi” condotta dal  critico letterario  Dott. Andrea Menaglia sul Canale nazionale Italia 161, in cui ha presentato i suoi numerosi libri, oltre ad essere stata intervistata da Radio Cusano Campus, Radio Onda Web di Napoli, Radiodueminutiunlibro.it, mentre alcuni suoi racconti sono stati letti da Maria Cocozza del TG5 nella trasmissione Arca di Noè.
Nel passato ha collaborato come marketing manager per conto della multinazionale svizzero tedesca SIG pubblicando articoli tecnici su applicazioni industriali sviluppate per Bmw, Danone, Iveco, Fairchild, su testate di settore quali Automazione Oggi, Assemblaggio, Packaging.
L’autrice ha lavorato con lo scrittore Domenico Rea (Premio Strega), è stata collaboratrice della rivista mensile Cosmopolitan con articoli di costume e società riguardo la sua città di origine che è Torino, ed è stata nominata dal Ministero dei Beni Culturali “Lettrice d’eccezione”, per la sua attività di lettrice nelle scuole, con la quale collabora in particolare con gli alunni della scuola primaria Carrubaro di Milazzo, per l’illustrazione del libro “Dighe e cascate finchè ci sarà sete,” in partnership con il Museo del Mare di Milazzo, con gli alunni delle quinte classi della scuola primaria F.D’Assisi di Correggio (RE) per le illustrazioni interne del libro di aforismi “Motel Insonnia Parking, dal dormiveglia al sonnambulismo la poesia resta sveglia”
Il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, che ha ricevuto e letto i suoi libri si è congratulato con Barbara Appiano per la creatività finora espressa e per i temi che il medesimo Presidente condivide, quali difesa ambiente, diffusione dell’arte e impegno nel sociale.
Molti suoi libri hanno il patrocinio di diverse grandi istituzioni, il cui ricavato delle relative vendite viene donato in beneficienza alle associazioni interessate.

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Contatti stampa:
bappiano@virgilio.it

Dantedì, la prima Giornata Nazionale per Dante è tutta digitale, su www.siccomedante.it

A causa dell’emergenza per il Coronavirus la Prima Giornata Nazionale dedicata a Date Alighieri sarà tutta digitale grazie al progetto SicComeDante, su www.siccomedante.it

Brescia, 24 marzo 2020 – Un podcast di 100 puntate per raccontare la Divina Commedia, canto per canto, accompagnato dalle opere delle scuole di tutta Italia. È questa l’idea del progetto SicComeDante, che parte il 25 marzo, nella prima giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri denominata Dantedì, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 gennaio scorso.

Grazie a SicComeDante il grande passato della nostra letteratura dialoga con le nuove tecnologie, per diffondere il piacere di ascoltare la Divina Commedia: una storia unica.

Dante Alighieri, un uomo e un intellettuale di straordinaria cultura, è anche un avvincente narratore, come dimostra la Divina Commedia, il suo capolavoro.

Perché non raccontarla, canto per canto, con l’ausilio delle moderne tecnologie? Perché non metterla a disposizione di chi voglia farsi travolgere dalla bellezza delle storie, magari mentre fa la spesa, riposa sul divano, va in bicicletta o, in questi tristi giorni di forzata segregazione, è attaccato allo schermo del computer?

Come Dante scriverebbe oggi la Divina Commedia? Con quale filtro di instagram o hashtag di twitter? Chi taggherebbe in Facebook tra gli importanti personaggi del nostro tempo per descrivere la corruzione e i vizi contemporanei?

Nessuno ha una risposta certa a queste domande e il progetto SicComeDante prova a dare voce alle interpretazioni di studenti delle scuole di tutta Italia, per stimolare opere e nuovi linguaggi.
A loro aiuto o ispirazione, il sito di SiComeDante offre un podcast narrativo, fruibile da tutte le persone curiose di scoprire, o riscoprire, la magia di un racconto racchiusa nei versi danteschi.

La professoressa Laura Forcella ogni settimana pubblicherà sul sito il racconto digitale (da ascoltare in tre minuti) di ogni canto della Divina Commedia, iniziando proprio dal 25 marzo 2020, nel pieno di un’epidemia che rinchiude gli studenti in casa e li obbliga allo studio individuale.

“L’idea – dichiara Laura Forcella che ha proposto il progetto all’Associazione culturale inPrimis – è quella di presentare le storie narrate nella Divina Commedia anche ai non specialisti e al di fuori delle scuole, con una comunicazione rapida, che spiani la via alla comprensione della difficile lingua dantesca, senza rinunciare alla meraviglia dei suoi contenuti. L’obiettivo finale è che la storia del podcast, ridotta in 3 agili minuti per canto, induca chi l’ascolta a riprendere in mano il poema o a esplorarlo alla ricerca di quel piacere che la letteratura consente, per gli autori troppo impegnativi, solo se si è guidati”.

L’Assessorato alla Cultura del Comune di Brescia ha creduto fin dal suo nascere il progetto e lo ha attivamente sostenuto.

“Con largo anticipo e irrefrenabile entusiasmo, i promotori di questo progetto sono venuti ad illustrarmelo parecchi mesi fa – ricorda la vicesindaco e assessore alla cultura Laura Castelletti – e ora, per uno strano scherzo del destino, ci troviamo a lanciare questo primo Dantedì e le bellissime iniziative di SicComeDante smarriti in una nuova ‘selva oscura’. Questa stringente contingenza a causa del Coronavirus non ci permette di dare inizio al nostro viaggio con gli appuntamenti pubblici che avevamo immaginato, ma arriveremo anche noi a ‘riveder le stelle’ e saremo pronti, con l’aiuto dei nostri bibliotecari e di tante realtà culturali che gravitano attorno all’Assessorato alla cultura, ad accompagnare la narrazione della Divina Commedia con esposizioni, incontri, film e molto altro. Per il momento, godiamoci grazie ai podcast uno straordinario ed ineguagliato racconto”.

L’appuntamento sul sito www.siccomedante.it, che ospiterà gli audio narrativi due volte alla settimana, inizia in una data simbolica, il 25 marzo, quando Dante immagina di cominciare il suo viaggio nell’aldilà, in modo da consentire, il 14 settembre 2021, anniversario dei 700 anni dalla morte del poeta, di completare la narrazione dell’intero poema.

Francesco Zambelli, presidente dell’associazione culturale inPrimis ed esperto di comunicazione, ha accolto la proposta con favore: “la sfida di raccontare Dante in 50 settimane mi è apparsa subito affascinante: si tratta di porsi nei confronti della letteratura, anche la più divina, con la volontà di portarla vicino alle persone. In questo modo il viaggio di Dante viene spiegato anche a chi non ha competenza letteraria specifica, permettendo di emozionarsi con le storie di un genio senza tempo”.
Singoli studenti o classi di scuole di tutta Italia sono invitati a partecipare. Numerose già le adesioni e le proposte di contenuti digitali. Per aderire basta contattare il progetto tramite l’indirizzo di posta elettronica info@siccomedante.it.

“La Divina Commedia ci offre una chiave di lettura per il mondo in cui viviamo, ci mostra le mille sfaccettature dell’animo umano, ci rapisce dalla realtà quotidiana facendoci affrontare un viaggio straordinario: come non omaggiare colui che l’ha scritta?”, commenta Alice Bonati studentessa del Liceo Calini di Brescia, mentre la professoressa Francesca Lonati dello stesso istituto aggiunge: “il nostro liceo ha accolto con entusiasmo la proposta di partecipare al progetto
poiché offre un’occasione straordinaria per rendere gli studenti promotori di cultura e, in particolare, divulgatori della conoscenza della Commedia non solo tra i loro coetanei ma, più in generale, tra tutti i cittadini”.

Con lei Mariangela Labate del Liceo Leonardo da Vinci di Reggio Calabria: “l’iniziativa ci ha subito entusiasmati. Utilizzare le nuove tecnologie per studiare i classici rappresenta un modo per attualizzare e rendere più vicino ai ragazzi un grande protagonista della nostra cultura. Il progetto nel nostro Liceo procede infatti di pari passo con la pagina Instagram sommopoetareal, su cui gli studenti propongono post, stories e contest sulle opere di Dante”.

Società Dante Alighieri, Comune di Brescia, Provincia di Brescia, Ufficio scolastico Territoriale di Brescia, Liceo scientifico Calini di Brescia, Liceo Leonardo da Vinci di Reggio Calabria, Liceo Scientifico-Coreutico Epifanio Ferdinando di Mesagne (Br) sono i primi soggetti che affiancano il progetto, ai quali se ne aggiungeranno altri nel corso dei due anni di programmazione.

 

 

 

Dacia Maraini il 5 giugno a Casalnuovo di Napoli

Casalnuovo di Napoli, 3 giugno 2019 – Dacia Maraini, la grande scrittrice femminista, legata ad Alberto Moravia, amica di Pier Paolo Pasolini e Elsa Morante, sarà mercoledì 5 giugno, alle ore 10.30, nella città di Casalnuovo di Napoli, ospite della Biblioteca Sociale Giacomo Leopardi, e del Premio Letterario Una Città Che Scrive. Maraini sarà a Casalnuovo per presentare ai lettori il suo ultimo libro “Corpo Felice. Storia di donna, rivoluzioni e un figlio che se ne va”.

L’incontro, organizzato in collaborazione con Edizioni Iod e Circolo culturale passepartout, si svolgerà nell’ambito della mostra “Una Città Che Scrive a… L’Infinito”, che prevede l’esposizione del manoscritto autografo de “L’Infinito” di Giacomo Leopardi, che celebra il bicentenario della celebre poesia di Leopardi. Nella sala sono esposti i sei Idilli di Leopardi, cinque sonetti, una correzione ad una prefazione al Petrarca e altre lettere autografe del poeta. Manoscritti autografi che sonoproprietà del Comune di Visso.

Giovanni Nappi, fondatore della Biblioteca Sociale e del Premio Una Città Che Scrive, esprime la sua grande soddisfazione per la presenza della più famosa scrittrice italiana, Dacia Maraini, nella più umile delle biblioteche sociali, quella dedicata al poeta Giacomo Leopardi:

“Avere qui, a Casalnuovo, Dacia Maraini, nella nostra Biblioteca Sociale, costruita dai libri donati dai tanti cittadini, in occasione, poi, della mostra che abbiamo organizzato con i manoscritti autografi di Giacomo Leopardi, è una gioia immensa. Si parla finalmente della nostra città per eventi culturali, per i grandi della letteratura. La città è orgogliosa di accogliere Dacia Maraini, che è stata amica di grandi scrittori, registi e artisti, da Alberto Moravia a Pier Paolo Pasolini, Leonardo Sciascia, Maria Callas, Enzo Siciliano, Italo Calvino. I migliori protagonisti della storia della letteratura e della cultura del ‘900 italiano. Una donna che rappresenta, senza alcun dubbio, un’eccellenza femminile nel mondo della letteratura al servizio dell’impegno civile a difesa dei diritti delle donne e della democrazia italiana”.

Corpo felice

A più di quarant’anni dai versi che hanno disegnato i contorni di un cambiamento possibile – “Libere infine di essere noi / intere, forti, sicure, donne senza paura” – Dacia Maraini riavvolge il filo di una storia tempestosa, quella al femminile, attraverso le parole di una madre a un figlio perduto, il suo, che cammina verso la maturità pur abitando solo nei ricordi.

È così che l’immaginazione si fa più vera della realtà, come accade per tutte le donne che popolano i suoi libri – Marianna, Colomba, Isolina, Teresa – e sono arrivate a noi con le loro voci e i loro corpi. Corpi che non hanno mai smesso di cercare la propria via per la felicità, pieni di vita o disperati per la sua assenza, amati o violati, santificati o temuti, quasi sempre dagli altri, gli uomini. Ed è proprio a loro che parlano queste pagine. Agli occhi di un bambino maschio non ancora uomo. Per ricordare a lui e a tutti noi, sul filo sottile ma resistente della memoria, che solo quando l’amore arriva a illuminare le nostre vite, quello tra i sessi non sarà più uno scontro ma l’incontro capace di cambiare le regole del gioco.

 

Casalnuovo di Napoli: dopo il flashmob l’antologia dedicata a L’Infinito di Leopardi

Casalnuovo di Napoli, 29 maggio 2019 – Nella giornata del flash mob dedicato a “L’Infinito”, indetto dal Ministro dell’Istruzione, la Città di Casalnuovo di Napoli e l’Associazione “Una Città Che…” hanno presentato ufficialmente la nuova raccolta di poesie e racconti brevi, legata al Premio Letterario “Una Città Che Scrive”, edizione 2019.

L’antologia è interamente dedicata ai 200 anni de L’Infinito di Leopardi: il titolo è “Una Città Che Scrive a… L’Infinito”, e la copertina ritrae il busto in bronzo del sommo poeta, che tiene tra le mani il suo infinito.

L’opera, realizzata dal maestro di sculture Domenico Sepe, impreziosisce gli spazi della Biblioteca Sociale intitolata a Giacomo Leopardi, presso la quale è in esposizione, fino al prossimo 16 giugno, il manoscritto autografo della celebre poesia.

”L’Infinito” esposto nella biblioteca di Casalnuovo, fondata da Giovanni Nappi, è di proprietà del Comune di Visso.

Questo è il tempo della memoria. Scrivere è un gesto di grande prodigalità, di enorme attenzione nei confronti del destinatario; è un atto che ci rende irresistibili al tempo, insubordinati allo spazioimmortali. Non si affievolisca la necessità di scrivere lettere, si tirino fuori le emozioni mettendole in riga su una pagina, nero su bianco. Per guardare meglio, per riflettere, per far riflettere”, recita la quarta di copertina dell’antologia.

 

Letteratura: la cantrice italiana del disagio alla Fiera del Libro di New York

New York, 28 maggio 2019 – Ci sarà anche un bel pezzo d’Italia alla Book Expo America (BEA) di New York, la fiera che si tiene annualmente negli Stati Uniti con la più grande selezione di titoli in lingua inglese del pianeta.

La BEA è infatti tra i maggiori eventi al mondo dedicata a libri, lettori e scrittori, che con eventi speciali e contenuti educativi creano un ambiente ideale per il networking e la creazione di relazioni dell’editoria mondiale.

Un appuntamento speciale che si tiene ogni anno in una grande città per quattro giorni alla fine di maggio, a cui partecipano i migliori editori di libri degli Stati Uniti, e del mondo.

Un’opportunità unica per mostrare titoli in arrivo, vendere le nuove uscite, socializzare con i colleghi di altre case editrici, e vendere e comprare diritti sussidiari e internazionali, e a cui partecipano autori, bibliotecari, acquirenti e rivenditori.

A rappresentare l’Italia in questo ambìto appuntamento vi sarà infatti colei che è stata definita la cantrice del disagio e dei disagiati, ovvero Barbara Appiano, con le sue ultime due fatiche: Italia a fumetti, Italia a denti stretti e 18 millimetri di indifferenza, la cicatrice della mia esistenza.

Italia a fumetti, Italia a denti stretti è un’opera che con un taglio nuovo e divertente descrive la storia e importanti eventi accaduti in Italia a partire dalla Seconda Guerra Mondiale.

Il libro, strutturato in tre parti, procede come a tappe su un treno. La scrittrice sale sul treno dell’immaginazione con delle guide d’eccezione, Topo Gigio e Calimero. I due diventano, rispettivamente, il capotreno e il bigliettaio di un convoglio diretto verso l’ignoto della Storia, con stazioni immaginarie, immerse nelle città fantasma di un mondo dominato solo dal desiderio di dimenticare, senza considerare come conoscere, secondo quanto diceva già Platone, non sia altro che ricordare.

Presente alla BEA anche l’opera 18 millimetri di indifferenza, la cicatrice della mia esistenza, dedicata da Barbara Appiano ai Dott.Francesco Dessi e Dott.Valter Berardi che l’hanno liberata dalle “particelle scomunicate da Dio”, ovvero il cancro.

Il libro parte infatti dalla scoperta del cancro dalla scrittrice, per arrivare a profonde riflessioni sul significato della malattia, e delle nostre stesse esistenze.

“18 millimetri di indifferenza” è un libro sperimentale in cui a parlare è la stessa malattia, perché la Appiano giunge alla conclusione che “il tumore abbia una  sua forma di coscienza, oltre che una spinta del cervello frontale, o limbico, che é la parte emozionale della mente”.
Da qui la convinzione della scrittrice per cui “sia il nostro stesso subconscio a decidere di farci ammalare“, con dimostrazioni di questa sua tesi nello stesso libro .
Perché per Barbara Appiano “il tumore è il complemento oggetto della nostra vita spesa male, a distruggere prima il pianeta, e poi noi” e perché “il tumore è la più perversa forma di suicidio assistito”.
Due opere molto particolari, che rappresenteranno l’Italia in uno dei più importanti eventi mondiali dedicati ai libri.
Dopo New York la scrittrice terrà una intervista su Canale Italia, trasmissione “Libri Oggi” a cura del critico letterario Luca Menaglia.

 

 

Copertina del libro “Italia a fumetti, Italia a denti stretti”, di Barbara Appiano

 

 

Copertina di “18 millimetri di indifferenza”, libro di Barbara Appiano

 

 

Le cicatrici del cancro nel libro “18 millimetri di indifferenza”, della scrittrice Barbara Appiano

Viareggio, 21 marzo 2019 – Sarà presentato a Viareggio presso Villa Argentica, il 27 marzo prossimo, con la Onlus ‘Amici per sempre’, con il patrocinio della Provincia di Lucca il libro “18 millimetri di indifferenza”, della scrittrice vercellese Barbara Appiano. I proventi del libro saranno devoluti interamente alla stessa Onlus, creata dal Primario della Chirurgia dell’ospedale di Desio Dott. Maggioni Dario, e in seguito il libro sarà presentato presso lo stesso ospedale, alla presenza dei malati oncologici.

Onlus i cui fini sono quelli di  finanziare la ricerca, dare assistenza agli ammalati, e erogare borse di studio agli studenti più meritevoli, ad essere dedicato al

Il libro, dedicato dalla scrittrice ai Dott.Francesco Dessi e Dott.Valter Berardi che l’hanno liberato dalle “particelle scomunicate da Dio” parte dalla scoperta del cancro dalla scrittrice, per arrivare a profonde riflessioni sul significato del cancro, della malattia e delle nostre stesse esistenze.

“18 millimetri di indifferenza” è un libro sperimentale in cui a parlare è la stessa malattia, perché la Appiano giunge alla conclusione che “il tumore abbia una  sua forma di coscienza, oltre che una spinta del cervello frontale, o limbico, che é la parte emozionale della mente2.
Da qui la convinzione della scrittrice per cui “sia il nostro stesso subconscio a decidere di farci ammalare“, con dimostrazioni di questa sua tesi nello stesso libro .
Perché per Barbara Appiano “il tumore è il complemento oggetto della nostra vita spesa male, a distruggere prima il pianeta, e poi noi” e perché “il tumore è la più perversa forma di suicidio assistito”.

Questa la prefazione del libro scritto dalla Prof.ssa Francisetti Brolin Sonia.

“Nella rapidità dei tempi moderni, dominati dal motto “tutto e subito”, sono sempre più presenti due spettri: la nostalgia e il cancro. Spesso questi incubi sono passati sotto silenzio, come se la damnatio memoriae servisse a un’atetesi implicita, mentre, in realtà, acquisiscono maggior forza tra le nostre paure. In tal senso, Barbara Appiano, parlando della propria esperienza di malata oncologica, ci mostra e ci insegna, quale pedagogista di un nuovo umanesimo, una via per capire il tumore e sconfiggerlo.

Il testo, attraverso ventiquattro capitoli, al pari dei libri dei poemi epici, incarna una novella enciclopedia tribale, per usare una espressione di Parry in relazione all’Iliade, Infatti, l’autrice tenta di fornire un libretto di istruzioni per la vita, nella quale ci accompagnano sempre, ancelle del Fato, le malattie, anche se l’uomo si illude di essere immortale. Solitamente, le narrazioni sulla sconfitta di un brutto male, eufemismo rassicurante, sono scritte in prima persona dal vincente, il paziente che ha sconfitto l’intruso. Barbara Appiano, invece, fa parlare in prima persona la cellula tumorale, il Bosone di Higgs, che è stato costretto a cedere di fronte alla sua forza d’animo.

La scrittura, con un approccio di pavesiana memoria, diventa, dunque, un metodo per liberarci dalla codardia, che spesso spinge il malato ad arrendersi alla malattia per sfinimento. Il tumore, difatti, è correlato a un altro grande male del nostro secolo, cioè la nostalgia, intesa quale malinconia, solitudine, che rende il singolo, ormai indebolito nella sua essenza di animale sociale, una facile preda del Bosone.

Il Bosone predatore, un’immagine forse un poco forte a una prima lettura, rappresenta bene l’istinto di predazione dell’umanità stessa, un istinto negativo, se le ambizioni e le ansie distruggono la nostra physis, ma positivo, se si tratta della capacità, insita in noi, di reagire al gioco d’azzardo di una vita che, tante volte, ci pone davanti a un tavolo da poker, a cui, pur controvoglia, dobbiamo giocare una partita. Così, con fatalismo dirompente, l’autrice racconta la scoperta, durante una mammografia, di una massa tumorale di diciotto millimetri, ma, con il suo abituale taglio ironico e uno stile inconsueto, il tumore viene presentato come un condannato a morte, perché, se non si pensa alla malattia, il cancro muore, sopraffatto dalla nostra vis.

Il libro, dedicato ai malati incontrati in ospedale e descritti in modo vivo con bozzetti dal realismo verghiano, non si prefigge di essere una celebrazione utopistica di un mondo senza tumori, bensì, nella consapevolezza di aver vinto una battaglia in una guerra ancora in corso per l’intera umanità, Barbara Appiano, ringraziando profondamente i medici per le cure e il supporto, esprime la volontà della sopravvivenza, per insegnarci a vivere i minuti, le ore e i giorni senza pensare ossessivamente, in solitudine, alla malattia.

La voglia di vivere non è certo un passe-partout contro la morte, ma, nella dicotomia shakespeariana tra l’essere e il non essere, la scrittura può offrire una terza via, ossia sognare, perché i sogni, non essendo del singolo, ma degli uomini nel complesso, non muoiono mai.

Nel suo idealismo, Barbara Appiano cede ai lettori e, in particolare, ai pazienti oncologici, nonché alle loro famiglie, i propri sogni, le visioni oniriche di una pioniera, pronte per essere scongelate e scaldate nel cuore di chi, purtroppo, è più debole di fronte alle emergenze esistenziali della vita”.

Copertina 18 millimetri di indifferenza – L’ultimo libro di Barbara Appiano

 

 

 

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