Giustizia: Siracusa diventa sede della Camera Arbitrale Internazionale

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A Siracusa apre la sede territoriale della Camera Arbitrale Internazionale con l’avvocato Daniel Amato, responsabile della sezione e Giudice Arbitro Senior

Siracusa, 28 aprile 2021 – Apre a Siracusa la sede territoriale della Camera Arbitrale Internazionale, grazie all’intesa raggiunta tra la Presidenza nazionale e il Prof. Avv. Daniel Amato, già Giudice Arbitro senior della suddetta Camera Arbitrale.

Grazie a questa apertura sarà possibile trattare numerosi procedimenti di risoluzione alternativa delle controversie attraverso il ricorso a procedure arbitrali che rendono la giustizia veloce, efficace ed efficiente.

La Camera Arbitrale Internazionale è un autorevole organismo di composizione delle controversie, che amministra procedimenti nazionali e internazionali, nelle seguenti materie: contrattualistica civile e commerciale internazionale, diritti reali, condominio, locazioni, responsabilità civile, patti di famiglia, controversie in materia di famiglia (se arbitrabili), controversie successorie, diritto dei contratti, affitto di aziende, controversie bancarie, finanziarie, societarie, risarcimento derivante da responsabilità medica e da diffamazione a mezzo stampa, diritto del lavoro, della previdenza e dell’assistenza sociale, diritto amministrativo, diritto internazionale, diritto del commercio internazionale, diritto dell’Unione Europea e tutto ciò che attiene ai diritti disponibili.

Le sezioni attive

La Camera Arbitrale Internazionale, che a Siracusa ha sede in Viale Teracati n. 160,  è strutturata in sezioni, ciascuna delle quali prevede un elenco di Giudici Arbitri selezionati tra i massimi esperti della materia di riferimento.

Ad oggi le sezioni attive sono rappresentate dalla:

– Camera Arbitrale Internazionale (Sezione 1)

– Camera Arbitrale dell’immobiliare e del Condominio (Sezione 2)

– Camera Arbitrale delle Imprese (Sezione 3)

La Camera Arbitrale Internazionale, attraverso sedi dislocate sul territorio nazionale e internazionale, in 10 anni di attività, ha sottoscritto più di 30 mila clausole compromissorie e collaborano con l’organismo oltre 500 Giudici Arbitri scelti tra Avvocati, Docenti Universitari, Magistrati in quiescenza, Professionisti del settore tecnico, contabile, medico.

I vantaggi del ricorso all’Arbitrato

I motivi utili per cui ricorrere all’Arbitrato, rispetto alla promozione di una lite dinnanzi ad un Tribunale Ordinario, sono la rapidità in quanto il procedimento di risoluzione della lite avviene entro 60 giorni , i costi sono molto più bassi di un procedimento ordinario e sono già conosciuti all’atto dell’avvio della procedura; la specializzazione degli arbitri in quanto sono esperti  profondi conoscitori delle singole materie e che agiscono in piena riservatezza, tutelando gli interessi delle parti coinvolte.

In conclusione, il lodo arbitrale ha la stessa efficacia della sentenza. Il Tribunale, a semplice richiesta di parte, lo rende infatti esecutivo. Questo significa che in caso di inadempimento della parte soccombente è possibile intraprendere azioni esecutive. L’Arbitro, inoltre, decidendo sulle spese può condannare la parte soccombente al rimborso a favore della parte vittoriosa delle spese legali e arbitrali.

“In un momento di profonda crisi economica e sociale ed in cui il tema della giustizia e della risoluzione delle liti assume un ruolo fondamentale – afferma il Prof. Avv. Daniel Amato, Responsabile della Camera Arbitrale Internazionale Sede di Siracusa e Giudice Arbitro Senior – il ricorso all’arbitrato è una valida risoluzione per dare certezza del diritto e consentire una rapida definizione delle controversie. Su queste basi, possiamo pensare ad una ripresa e resilienza che si basa su rapporti economici garantiti da procedimenti arbitrali preordinati a una efficace risoluzione delle eventuali controversie insorgende”.

Per chi volesse maggiori informazioni o avvalersi dei servizi della Camera Arbitrale Internazionale si può rivolgere presso lo studio del Prof. Avv. Daniel Amato in Viale Teracati n.160 a Siracusa.

 

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Per info:

Avv. Prof. Daniel Amato
Professore Universitario di Diritto dell’Unione Europea
Direttore Accademico dell’Istituto Europeo di Studi Universitari “Clara Maria Medveczky”

STUDIO LEGALE GIULIANO, AMATO & ASSOCIATI s.c.a.
Patrocinio in Cassazione

Viale Teracati n.160 – 96100 Siracusa

 

Il Prof. Avv. Daniel Amato, responsabile e Giudice Arbitro Senior della Camera Arbitrale Internazionale di Siracusa

 

 

 

Legge: nasce Collegium Prudentium Juris la nuova Collana Giuridica della Casa Editrice Currenti Calamo Editore.

Roma, 19 febbraio 2020 – È nata Collegium Prudentium Juris, la nuova Collana Giuridica della Casa Editrice Currenti Calamo Editore.

Lo annuncia con orgoglio il direttore della casa editrice, il Prof. Corrado Faletti, presentando il Direttore Scientifico, Dott. Avv. Lupo Rosario Salvatore Migliaccio di San Felice, già membro del Chartered Institut Jurnalist, della Royal Society of Arts di Londra, del Cercle Amitiès Internationales di Ginevra, e Avvocato nell’Ordinamento Giudiziario e Forense Ecclesiastico.

Il direttore scientifico intende dare vita ad una collana nuova nel campo dell’editoria giuridica che interessi un nuovo aspetto antropologico di massa globale valorizzando temi di estrema attualità e risonanza futura.

I primi lavori si incentreranno sulla figura del “buon padre di famiglia” così come estrapolato oggi sia dall’attuale ordinamento giuridico che dalla consuetudine sociale.

Le pubblicazioni coinvolgeranno le maggiori università italiane ed estere e si concentreranno sulle tematiche giuridiche e filosofiche.

La Casa Editrice Currenti Calamo Editore è una casa editrice che conta quasi 400 pubblicazioni.

Opera dal 2011 ed è molto attiva nel campo scolastico ed universitario.

Opera in particolar modo nel campo della formazione e della consulenza alle figure apicali del mondo imprenditoriale ed è capofila di numerose compagnie specializzate nel campo della comunicazione e formazione.

Per informazioni ulteriori sulla collana scrivere a direzione@cceditore.it, oppure visitare i siti internet www.cceditore.it e www.gruppoeditorialecceditore.it.

 

 

Vaccinazioni, a Trieste il 30 ottobre la nuova udienza

Il 30 ottobre la nuova udienza sul caso di Luca Scantamburlo, cittadino e genitore che si è visto escludere il figlio da scuola a causa delle mancate vaccinazioni

Trieste, 28 ottobre 2019 – Si terrà il 30 ottobre prossimo a Trieste la nuova udienza sul caso di Luca Scantamburlo, cittadino e genitore che si è visto escludere il figlio da scuola a causa delle mancate vaccinazioni, e che si sta battendo per via giudiziaria affinché il figlio venga riammesso a scuola.

L’ITER GIUDIZIARIO

Il Tribunale Civile di Trieste ha ricevuto a fine marzo 2019 il deposito di un ricorso cautelare ed urgente ex art. 700 cpc.
Il Giudice designato – il dottor Francesco Saverio Moscato – ha fissato l’udienza per il 09 maggio 2019, alle ore 12.00. L’udienza finalizzata al contraddittorio non è stata aperta al pubblico ma alle sole parti in causa. Al termine della udienza le parti resistenti e ricorrenti – rispettivamente l’Avv. Distrettuale dello Stato dottor Lorenzo Capaldo che difende il MIUR ed un dirigente scolastico, ed il sottoscritto ed il proprio legale rappresentante, l’Avv. Michele Rodaro che hanno ricorso – sono stati intervistate dalla televisione pubblica RAI3 FVG, con un servizio televisivo a cura di Eva Ciuk.

Le parti resistenti al sottoscritto sono la Dirigenza scolastica della scuola di mio figlio di quasi 4 anni di età (una scuola di un piccolo paese friulano, a pochi chilometri da Cividale del Friuli), ed il Ministero dell’Istruzione della Università e della Ricerca, MIUR, citato anch’esso.

Oggetto del ricorso è un provvedimento d’urgenza contro la sospensione dalla frequentazione scolastica di mio figlio minore decisa dal dirigente scolastico stesso in data 12 marzo 2019, sulla base degli adempimenti della Legge 119/2017.

Il ricorso presentato dal mio legale – successivo ad una articolata istanza in autotutela a firma dei genitori e ad una lettera di diffida del mio legale – è stato promosso da me contro la dirigenza scolastica dell’istituto comprensivo (OMISSIS) che ha sospeso il mio bambino dalla frequentazione della scuola perché non in regola con gli adempimenti della legge 119/2017.

Ricevuto ed esaminato il ricorso, il Giudice nominato del Tribunale di Trieste non ha ritenuto di decidere “inaudita altera parte” – come richiesto in via principale nel ricorso stesso – e pertanto ha voluto prima approfondire il tema di causa in contraddittorio con le parti convenute, per poi decidere il da farsi (come richiesto in via subordinata dal mio avvocato).

Con il mio legale di fiducia del Foro di Udine a cui ho dato mandato – l’avvocato Michele Rodaro, il quale ha curato il ricorso ed il suo deposito – ho deciso di citare anche il MIUR a causa del pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale subito e subendo, soprattutto in caso di instaurazione della eventuale fase di merito successiva a quella cautelare.

La risposta dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Trieste non ha tardato a giungere: si è costituito in giudizio per il MIUR e per quanto possa anche per la Dirigenza scolastica e l’Istituto Comprensivo, e l’atto depositato (e datato 03 maggio 2019) a firma dell’Avvocato dello Stato, ha contestato il ricorso presentato, “in fatto ed in diritto”.

In data 28 agosto 2019 – dopo aver approfondito la questione studiando delle note illustrative autorizzate che il Giudice ha richiesto dalle parti, e consegnate entro il 17 giugno 2019 – il Tribunale di Trieste Sezione Civile ha emanato l’ordinanza: il nostro ricorso è stato rigettato ed io sono stato condannato a pagare le spese alle liti e processuali in misura definita dal Giudice.

Pur dando spazio all’opinione del mio legale (solo pochi secondi, in cui si è accennato a un possibile reclamo), l’ultimo servizio televisivo di RAI 3 FVG (4 settembre 2019, “Dopo la sentenza del tribunale di Trieste sul ricorso di un genitore, l’Avvocatura di Stato spiega: il preside non può non seguire la legge ”, servizio di Anna Vitaliani) ha omesso il mio nome e cognome – quando invece lo aveva correttamente indicato il 09 maggio 2019 – ed ha valorizzato la posizione di difesa del MIUR, facendo intendere che i giochi erano oramai chiusi sulla questione degli ingressi scolastici nella scuola della infanzia, e degli adempimenti dei funzionari pubblici, che potevano dormire sonni tranquilli in relazione a possibili rimostranze o ricorsi giudiziari futuri (interviste con Lorenzo Capaldo, legale dell’Avvocatura di Stato, Carmela Testa dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo San Giovanni, Trieste, e Roberto Benes dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di via Commerciale, Trieste).

Dopo alcuni giorni di riflessione valutando pro e contro, il mio legale ed io abbiamo deciso di depositare un reclamo ex. art. 669-terdecies c.p.c., avverso la ordinanza di rigetto, chiedendo un riesame della ordinanza al Collegio del Tribunale, composto da tre giudici.

Il nostro reclamo è stato depositato in tempo utile (13 settembre 2019) e si è concentrato sugli aspetti di legittimità costituzionale della Legge 119/2019, sulla quale già l’accento era stato posto nel ricorso introduttivo e nelle note illustrative autorizzate.

Il Collegio del Tribunale di Trieste – sez. Civile – che ha in riesame l’ordinanza di rigetto firmata dal Giudice F. S. Moscato (28.08.2019) ed il conseguente reclamo dei ricorrenti (13.09.2019) i quali sono Luca Scantamburlo/Avv Michele Rodaro del Foro di Udine (difensore su procura) – ha fissato pertanto la data dell’udienza, per ascoltare le parti in contradditorio: il 30 ottobre 2019.

Successivamente, il Collegio deciderà in Camera di consiglio; il collegio è composto dai seguenti giudici, così designati dal Presidente del Tribunale:
Giudice Sirza, dr. Edoardo (relatore)
Giudice Fanelli, dr.ssa Anna Lucia
Giudice Pacilio, dr.ssa Monica

Udienza fissata in data 30 ottobre 2019, alle ore 12.15 , Tribunale di Trieste, Sezione civile.
Il nostro reclamo ha richiesto il riesame della ordinanza del Giudice Moscato ed ha soprattutto ribadito la questione di legittimità costituzionale, chiedendo la remissione del giudizio alla Consulta per quanto concerne la discriminazione di accesso scolastico della scuola della infanzia, subordinata attualmente all’espletamento di un trattamento sanitario profilattico invasivo previsto su soggetti sani, od alla presentazione di una certificazione medica che attesti la omissione, esonero o differimento di tale trattamento.

Queste ultime condizioni, non contemplano il principio del consenso o dissenso libero ed informato, tutelato dalla deontologia professionale medica, ed anche da carte sovranazionali (come la Carta di Nizza, Carta dei Diritti Fondamentali della Unione Europea, che dall’anno 2009 ha valore vincolante per gli stati membri della UE).

La questione giuridica – banalizzata dalla ordinanza di rigetto del Giudice che considera il diritto soggettivo invocato come “non esistente”, e che considera pertinente un mero “interesse legittimo” in capo al minore ed alla famiglia – è cruciale: il diritto all’istruzione – si ricorda che la scuola della infanzia è scuola a tutti gli effetti dal 2003, come disposto dalla Legge nr. 53 del 28 marzo 2003, art. 2, in continuità educativa verticale con la scuola dell’obbligo ed inserita nel Piano di Offerta Formativa del Ministero MIUR – è un diritto perfetto ed assoluto, oppure è un interesse legittimo sul quale la pubblica amministrazione (P.A.) può intermediare e – a sua discrezione – esercitare una compressione o sospensione della fruizione di questa prestazione amministrativa?

Cosa intendevano i padri costituenti con l’art. 2 che dispone la tutela e garanzia dei “diritti inviolabili dell’uomo”, ed il primo comma dell’art. 34 della Costituzione, “la scuola è aperta a tutti”?

Autorevole dottrina da noi citata nel reclamo attesta che la questione è dibattuta da diversi anni ed aperta, e l’opinione di insigni giuristi del passato abbracciavano la tesi del diritto alla istruzione come “diritto soggettivo” e non “interesse legittimo”, in quanto la conquista del vero e del bello e l’espressione dei propri talenti e della propria personalità, appartengono al “destino irrinunciabile dell’uomo” (cfr. Carlo Esposito, 1958) al di là dei concetti stessi di Stato e Democrazia (dottrina giusnaturalistica).

Nelle scorse settimane il quotidiano “Il Gazzettino” cartaceo e la sua edizione on-line, (in data 21 settembre 2019, “Vaccini, battaglia legale per un bimbo”) ed i portali di informazione www.politicamentecorretto.com diretto da Salvatore Viglia, e La Voce delle voci (www.lavocedellevoci.it), hanno dato spazio alla notizia del reclamo da noi presentato.

Da ben prima dell’entrata in vigore del Decreto Legge 73 del 2017 – poi convertito in legge dal Parlamento, a fine luglio 2017 – l’indipendenza di giudizio del medico in relazione alla vaccinoprofilassi è stata compromessa (sin dal 2016).

I procedimenti disciplinari avviati negli ultimi tre anni da alcuni Ordini provinciali dei medici – e finalizzati alla radiazione nei confronti di alcuni medici critici e prudenti rispetto alle vaccinazioni, verso cui raccomandavano soltanto il rispetto della obiezione di coscienza e la personalizzazione della profilassi – sono divenuti la spada di Damocle che centinaia o forse migliaia di professionisti sanitari italiani, avvertono pendere sulla loro testa.

Silenziati, ridotti ad essere meri esecutori di procedure e protocolli in ambito immunologico e di sorveglianza e prevenzione delle malattie infettive, hanno finito così quasi tutti – ad eccezione di poche voci isolate – con il piegarsi, tacere, ed abdicare così al ruolo del dottore che è non solo un esperto della salute, ma un professionista capace di ascoltare il paziente ed i suoi timori, capace di pensiero critico ed autonomo, e che non si lascia soggiogare dai paradigmi dominanti delle teorie medico-scientifiche, ma ragiona sempre con la sua testa, ricerca ed esercita il dubbio – da sempre sale e motore del progresso medico-scientifico – nell’interesse del paziente e per servire la conoscenza in coscienza.

Quale valore può oggi avere quella alleanza medico-paziente, deontologicamente fondata, se il medico oggi – con la riforma degli ordini professionali attuata dalla Legge nr. 3 dell’11 gennaio 20181 – rischia di essere imbavagliato su certe questioni?

Il rischio dell’imbavagliamento della classe medica – iniziato già due anni prima (con il “Documento sui vaccini”3 redatto dal Consiglio Nazionale della FNOMCeO4, datato 8 luglio 2016) – è l’aspetto più tragico, perché può estendersi ad altri ambiti ed aspetti, diversi dalla profilassi vaccinale.

Una vergogna – questo stato di cose. All’Università – più di una dozzina di anni fa, oramai – io studiai Storia della Scienza, Epistemologia e Bioetica: non posso che provare imbarazzo e profonda costernazione per il livello culturale, morale ed informativo che i mass media italiani – e non solo loro – stanno dimostrando negli ultimi tre anni nell’ambito del dibattito sulla salute, sulla scienza, ed a proposito della medicina, del mondo giuridico e della politica sanitaria.

Per fortuna, alcuni quotidiani come il Gazzettino – ed i portali di informazione libera ed indipendente prima citati – onorano ancora il codice deontologico (Testo unico dei doveri del giornalista, Approvato dal Consiglio Nazionale il 27 gennaio 2016).
Non possiamo distogliere lo sguardo da questa profonda lacerazione della società civile. Siamo pericolosamente vicini ad un punto di non ritorno e si rischia in futuro uno strappo del contratto sociale se i diritti naturali dell’essere umano, inviolabili ed inalienabili, non troveranno quel riconoscimento pubblico di cui parla la nostra Costituzione, diritti che sono tutelati anche dal diritto internazionale.

Il diritto soggettivo si invoca e ne si chiede tutela dinanzi al Giudice Ordinario (G.O.), mentre l’interesse legittimo è di competenza giurisdizionale del G.A. (Giudice amministrativo, come TAR o Consiglio di Stato).

Nonostante al punto 10 della sua ordinanza di fine agosto 2019, il Giudice Moscato abbia affermato che “la (sicura) natura di atto amministrativo del provvedimento di sospensione della frequenza della scuola materna non è circostanza decisiva al fine di ritenere che la controversia […] appartenga sempre e comunque alla giurisdizione del giudice amministrativo”, l’Avvocatura Distrettuale dello Stato nella sua comparsa di risposta dell’11 ottobre 2019 a firma dell’Avv. Lorenzo Capaldo, a seguito del nostro reclamo – oltre a richiedere il rigetto del reclamo in quanto inammissibile, infondato in fatto ed in diritto – pone anche in luce che il il nostro reclamo e precedente ricorso, sarebbe in difetto di giurisdizione, in favore della giurisdizione amministrativa (TAR). Il mio legale – l’Avv. Michele Rodaro – sostiene invece nel nostro reclamo che:

“ […] nel caso specifico in esame, i diritti soggettivi di cui si è invocata la violazione non rilevano, come avviene per gli interessi legittimi, in funzione di una mera e solo eventuale pretesa personale, poiché esistono indipendentemente dall’attività procedimentale amministrativa, essendo diritti costituzionalmente riconosciuti (la cui violazione presuppone una tutela più ampia da parte dell’ordinamento, normalmente affidata alla giurisdizione ordinaria).

Per questi ed altri motivi il mio legale chiede nel reclamo “[…] il sollevamento della questione di legittimità costituzionale della Legge 119/2017 presso la Corte Costituzionale per quanto dedotto in atti in punto di non manifesta infondatezza”.

Alcuni mesi fa il Consiglio Etico della Repubblica Federale tedesca (German Ethics Council), ha criticato e bocciato l’ipotesi di una vaccinoprofilassi obbligatoria e generalizzata – da attuarsi con misure legislative coercitive – per bambini ed adulti (comunicato stampa del 27 giugno 2019, https://www.ethikrat.org/en/press-releases/), limitandosi a suggerire una vaccinazione obbligatoria solo per alcuni gruppi professionali di lavoratori.

In Germania non a caso, la “dignità” dell’individuo è al primo posto nella carta costituzionale (la Legge Fondamentale della Repubblica Federale di Germania, rif. Art. 1 Protezione della dignità umana, ove si dice che “ La dignità dell’uomo è intangibile. È dovere di ogni potere statale rispettarla e proteggerla”), come valore da tutelare e che lo Stato ha il dovere di proteggere. Il Consiglio Etico di Berlino si occupa di etica, società, scienza ed informazione, relazionando per le azioni legislative concernenti l’attività del Governo Federale e del Bundestag tedesco (la Dieta Federale, cioè il Parlamento della Germania).
In occasione della udienza, tre realtà associative (Ass. UHRTA di Trieste con il suo Presidente Diego Cervai, l’Associazione Alister di Trieste e Sostegno Genitori di Pordenone) hanno organizzato una manifestazione in solidarietà al contenzioso civile, un sit-in – con il benestare della Questura di Trieste – che si terrà di fronte al Tribunale di Trieste, Foro Ulpiano, dalle ore 11.00 alle ore 15.30. Sono attesi genitori e cittadini da diverse Regioni di Italia.

Preghiamo per noi e per i nostri figli e che una luce di discernimento illumini la mente ed i cuori degli uomini e delle donne al servizio delle Istituzioni, soprattutto della Magistratura italiana che con la decisione che assumerà in questo delicato contenzioso civile il cui esito potrebbe riguardare centinaia di migliaia di famiglie italiane, dovrà dare prova di essere veramente quella istituzione indipendente, garante e guardiana dei valori della Costituzione della Repubblica italiana che – all’art. 2 – difende i “diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”, ed il “rispetto della persona umana” (ultimo comma art. 32, Costituz.)

Luca Scantamburlo
cittadino e genitore, 28 ottobre 2019
Informazioni ulteriori:
www.dirittinelcuore.net
www.vaccinoconsapevole.blogspot.it
www.11marzo2018veronacittadinisovrani.wordpress.com

 

 

Auto, Tribunale di Venezia: “il Codice del Consumo si applica all’Automotive”

Venezia, 4 ottobre 2019 – Una nuova sentenza del Tribunale di Venezia (sez. prima civile –  n. 2076/2019 pubblicata il 2 ottobre 2019 – Giudice dr. Fabio Doro) ha determinato che i princìpi del Codice del Consumo si applicano al mondo Automotive, secondo la Norma Standard UNC DOC A01 emanata dall’Unione Nazionale Consumatori nel 2013.

Dalla sentenza si evince come il consumatore sia sempre garantito nell’acquisto di un veicolo usato, ma sempre tenendo conto del tempo e del pregresso utilizzo dello stesso. Infatti chi acquista un veicolo usato, acquista la vita residua di quel bene.

Il consumatore in questione aveva acquistato un veicolo usato e nel momento in cui è avvenuto un guasto durante il periodo di garanzia legale di conformità, ha tentato tramite il suo legale di prevalere sul venditore facendo proposte troppo onerose e  portandolo davanti al Giudice.

Il venditore, difeso dall’Avv. Massimo Dragani del Foro di Chieti, applicando la garanzia legale di conformità per i veicoli usati, tenendo conto della Dichiarazione di Conformità gestita dalla società di consulenza For Dealer srl di Roma che applicando i principi della Norma UNC  DOC A01 con il proprio Software brevettato, aveva fornito al consumatore tutte le informazioni sullo stato in cui si trovava il veicolo al momento della vendita, sul suo pregresso utilizzo ma soprattutto di cosa il Consumatore poteva aspettarsi nel periodo di Garanzia Legale di Conformità prevista dalla Legge (Decreto Lgs 206/2005) nei 12 mesi di garanzia concessi dal Venditore per un bene usato.

Al momento del guasto (rottura del motore e del turbocompressore)  il venditore tramite la gestione standardizzata di For Dealer aveva immediatamente stabilito le quote parti per il ripristino a nuovo del veicolo secondo quanto disposto dal Codice del Consumo.

Il consumatore rifiutava di aderire a quanto stabilito dalla legge richiedendo al venditore un rimborso economico molto maggiore di quanto dovuto per legge.

Un passaggio importante di questa sentenza è dato dalla enunciazione di una gerarchia dei rimedi previsti dal Codice del Consumo, restringendo il campo d’azione dei consumatori.

Il giudice applicando alla lettera il Codice del Consumo e la prefata Norma UNC DOC A01 dell’Unione Nazione Consumatori ha respinto le illegittime proposte del consumatore condannandolo anche al pagamento delle  spese legali.

Ancora una volta viene confermato da un Tribunale la validità di una idonea ed oggettiva Dichiarazione di Conformità al Contratto, come quella prodotta da For Dealer secondo la Norma UNC DOC A01.

Di seguito il Link per visionare la sentenza: www.4dealer.it/wp-content/uploads/2019/10/Sentenza-n.-2076-2019.pdf

 

Bambini non vaccinati e scuola: si attende la decisione del Tribunale di Trieste

Lettera del padre di un bambino escluso da scuola, in attesa della decisione del Tribunale di Trieste: il figlio è stato escluso da scuola 4 mesi fa, dando vita a un contenzioso giudiziario per cui si attende ora l’esito del ricorso

Udine, 20 settembre 2019 – Il sottoscritto Luca Scantamburlo e l’ Avv. Michele Rodaro del Foro di Udine, che mi assiste nel contenzioso civile avverso il MIUR, contro la sospensione dalla frequentazione scolastica di mio figlio di anni quattro di età (avvenuta nel marzo 2019), dopo confronto approfondito – valutando pro e contro -abbiamo deciso di presentare reclamo all’Autorità giudiziaria del Tribunale Civile di Trieste, avverso l’ordinanza del Giudice dr. Francesco Saverio Moscato, la cui ordinanza a noi sfavorevole è stata emanata il 28 agosto 2019 (R.G. nr.1321/2019).

L’ordinanza del Giudice ha rigettato il ricorso cautelare richiesto d’urgenza da noi a fine marzo 2019.

Nello specifico il Giudice di Trieste – dopo aver ascoltato le parti in contradditorio a maggio 2019, ed aver acquisito delle note illustrative autorizzate entro il 17 giugno 2019, per approfondire la questione – ha ritenuto non sussistente alcuna posizione di “diritto soggettivo” da parte dei ricorrenti, i quali sarebbero titolari invece di un semplice “interesse legittimo”.

Il deposito del reclamo ex art. 669-terdecies c.p.c. con la quale abbiamo chiesto al Collegio di Trieste un riesame della ordinanza, contro l’Istituto Comprensivo e contro il MIUR (resistenti) – difesi dall’Avv. Distrettuale dello Stato – è stato effettuato in data 13 settembre 2019.

Il pronunciamento dei Tribunale è atteso entro venti giorni dal deposito del reclamo.

Reclamo che verrà esaminato da un Collegio di tre giudici del Tribunale di Trieste (in composizione collegiale), i quali hanno facoltà – qualora lo ritenessero utile – di ascoltare le parti in un nuovo contradditorio, fissando eventualmente una ulteriore udienza.

Il Collegio, di cui non può far parte il giudice che ha emanato il provvedimento oggetto del reclamo, ha la facoltà di confermare, revocare o modificare il provvedimento del Giudice, e potrebbe emanare anche una ordinanza che a sostituzione della precedente decisione.

Con l’aiuto fornitomi da genitori e comitati di tutta Italia, sono riuscito a pagare l’onorario dell’Avvocato Michele Rodaro, mio difensore nominato. Già in occasione della intervista di RAI3 FVG a firma di Eva Ciuk  – il 09 maggio 2019 – in occasione della prima udienza fra le parti convocate dal Giudice Moscato (parte ricorrente l’Avv. Rodaro ed il sottoscritto, parte resistente l’Avv. Lorenzo Capaldo che difende il MIUR e per quanto possibile il Dirigente dell’Istituto comprensivo scolastico), il mio legale aveva affermato che la legge 119/2017 sia di fatto incostituzionale, chiedendo la reintegra immediata dell’alunno sospeso sine die. Nel reclamo si ribadisce la questione di legittimità costituzionale, argomentando che la applicazione di tale normativa sulla vaccinoprofilassi presenta “profili di incostituzionalità rilevanti”, soprattutto in riferimento alla discriminazione di accesso scolastico relativa alla fascia di età 3-6 anni (scuola della infanzia).

Oltre al contenzioso civile, il sottoscritto si trova iscritto anche nel registro generale delle notizie di reato come “parte offesa”. Anche in questa vicenda giudiziaria, il mio legale – diverso da quello nominato nel civile – ha depositato atto di reclamo avverso il decreto di archiviazione delle indagini disposto dal GIP di Roma,  nell’aprile 2019.

RECLAMO AVVERSO L’ARCHIVIAZIONE DELLE INDAGINI SUI MEDICINALI VACCINI: UDIENZA IL 24 OTTOBRE 2019 PRESSO IL TRIBUNALE PENALE

A fine luglio 2019 la Cancelleria del Tribunale di Roma – Sezione I Penale – su ordine del Giudice Claudia Nicchi ha trasmesso all’Avv. Alessandra Devetag dello Studio Volli del Foro di Trieste – attuale mio difensore nel penale – il decreto di fissazione udienza del reclamo depositato a fine maggio 2019 presso l’Autorità giudiziaria, ex art. 410 bis c.p.p. avverso il decreto di archiviazione delle indagini penali preliminari sulla sicurezza dei vaccini e la farmacovigilanza, durate circa due anni, ed archiviate nell’aprile 2019 dal Giudice GIP Claudio Carini di Roma, su richiesta del PM affidatario principale (la dr.ssa Maria Letizia Golfieri, R.G. nr. 50866/2017 c. ignoti).

Il reclamo è stato avanzato a causa della mancata notifica all’esponente (il sottoscritto) della richiesta di archiviazione del PM, notifica prevista ex art. 408 c.p.p., correttamente indicata nell’esposto che ha avviato le indagini dopo esame da parte del PM udinese della Procura di Udine, il quale a marzo 2017 aveva ravvisato ipotesi di reato penali contro ignoti, trasmettendo subito gli atti alla Procura della Repubblica di Roma, per competenza territoriale. Il fascicolo giudiziario ivi trasferito, in seguito si ingrossò ed accorpò altre denunce ed esposti presentati alle Autorità.
L’udienza per la camera di consiglio presso il Tribunale penale di Roma è fissata per il giorno 24 ottobre 2019, aula 3 ore 11.00. Le parti sono state avvisate ed hanno facoltà di presentare delle memorie.

In occasione della udienza, genitori e comitati da tutta Italia organizzeranno una manifestazione sit-in a mio sostegno, nei pressi di Piazzale Clodio, Tribunale penale di Roma. Le necessarie autorizzazioni sono già state richieste alla Questura di Roma.
Qualora il reclamo venga accolto, sarebbe nell’interesse anche delle altre parti offese, come il Codacons Roma. In caso di annullamento della archiviazione firmata dal GIP, sarebbe possibile formulare opposizione alla archiviazione voluta dal PM, e discutere davanti al Giudice la necessità di indagini supplettive.
Nell’esposto il sottoscritto pose l’accento sulla composizione dei vaccini ed eventuali polveri inquinanti estranee in essi presenti (sotto forma di particolato solido, micro e nanodimensionato) e riscontrate in diverse analisi condotte a campione da un laboratorio di analisi di eccellenza italiano, il quale ha indirettamente confermato ed approfondito la natura della contaminazione inorganica già emersa negli USA a metà anni ’80 del secolo scorso, e divulgata da biologi e chimici americani (che pubblicarono i risultati su un periodico scientifico). All’epoca gli statunitensi non indagarono la natura dello stato della materia di tali inquinanti, ma si limitarono ad una analisi chimica qualitativa e quantitativa.

ROMA, 23 OTTOBRE 2019, CONVEGNO SU DIRITTO COSTITUZIONALE E BIOETICA GIURIDICA

La questione del diritto alla istruzione e della sua tutela, verrà affrontata in un convegno da me organizzato a Roma – ad ingresso libero, ma previa prenotazione – e che si svolgerà il 23 ottobre 2019 presso un grande albergo della capitale, di prima categoria.

Grazie al supporto di genitori a me vicini e da tempo molto attivi nell’ambito delle azioni civili – con addetti ai lavori accademici, esperti di diritto costituzionale, e di bioetica giuridica e filosofia del diritto: fra questi, il Prof. Avv. Daniela Granara, docente e ricercatore di diritto costituzionale presso la Università degli Studi di Genova, ed il prof. Alessandro Attilio Negroni, ricercatore di bioetica giuridica e filosofia del diritto, presso l’Istituto Tarello per la filosofia del diritto – Università degli Studi di Genova. Il prof. Granara terrà un intervento sui diritti inviolabili, e sul diritto alla salute ed il diritto alla istruzione nella Costituzione. Il prof. Negroni interverrà sul consenso informato ed il rispetto della persona umana.

Sarà presente come relatore anche l’Avv. Alessandra Devetag , avvocato cassazionista del Foro di Trieste, la quale parlerà di deontologia medica in rapporto ai diritti costituzionali, e dei rapporti fra scienza e politica.
Il convegno ed incontro culturale si terrà presso il centro congressi dell’Hotel Villa Maria Regina, “Sala Biblioteca”,  Via della Camilluccia, 687, 00135 Roma (capienza sala, 300 posti a sedere).

Maggiori dettagli sull’evento sono reperibili all’indirizzo www.dirittinelcuore.net

Firmato

Luca Scantamburlo,

cittadino e genitore

19 settembre 2019


www.vaccinoconsapevole.blogspot.it 

 

Troppi oneri sulle scuole: i Dirigenti Scolastici soli nella bufera della Privacy

Roma, 20 marzo 2019 – L’ennesima tegola cade sulla testa dei Dirigenti Scolastici, e si tratta di una tegola importante ovvero quella della Privacy.

Oggi il percorso di adeguamento al mondo della Privacy, introdotto con il nuovo regolamento europeo 679/2016, non è ancora a regime e le fasi si preannunciano complesse.

Le scuole infatti sono importanti contenitori di dati sensibili, da quelli classici anagrafici, a quelli sanitari e giuridici, e la loro gestione tramite il principio di accountability potrebbe risultare estremamente complessa in un mondo non così abituato a focalizzarsi.

Ovviamente la forte componente formale introdotta dal nuovo regolamento carica le scuole di oneri aggiuntivi, tra nomine ed informative.

Da un’indagine conoscitiva svolta dal Gruppo Editoriale CCEditore risulta che più del 30% delle scuole Italiane non hanno ancora nominato il Data Protection Officer e che oltre il 40% non risulterebbero adeguate in un confronto sui siti istituzionali.

Per saperne di più abbiamo sentito Corrado Faletti, presidente del Gruppo CCEditore, ed esperto della materia.

“È veramente inaccettabile che ogni volta che esce una normativa nuova e complessa le scuole vengano lasciate in balia di loro stesse. Senza formazione, senza strumenti e sopratutto senza soldi. Parliamo delle classiche nozze coi fichi secchi” osserva Corrado Faletti.

D: Quindi ritiene che questo adeguamento al GDPR sia in pericolo?

R: “Guardi, se vogliamo essere sinceri, non si può pretendere che una scuola dove Dirigente e Direttore dei servizi generali appena entrano la mattina sono assediati dai mille problemi della quotidianità, tra cui l’endemica mancanza di fondi, possano risolvere problemi di così ampia portata senza gli strumenti adatti. E nemmeno possiamo pensare di scaricare sulle scuole delle norme complesse senza un adeguato periodo cuscinetto che le aiuti nel passaggio. Ma la cosa più grave è che poi si pretende che i Dirigenti divengano delle specie di super esperti e tuttologi di qualsiasi cosa. In ogni caso le scuole alla fine ce la faranno, ma di certo non con i tempi desiderati dal legislatore”.

D: Lei è DPO su alcune scuole, come stanno lavorando?

R: “Noi abbiamo adottato un metodo per aiutare le scuole fatto da formazione, consulenza e realizzazione da parte nostra di tutta la documentazione necessaria affinché la scuola possa almeno essere ad un livello sette di compliance. In pratica ci siamo caricati di parte del lavoro che le scuole avrebbero dovuto fare”.

D: Come valuta il profilo di rischio delle scuole rispetto alla gestione dei dati sensibili?

R: “Purtroppo in questa prima fase il rischio è molto alto perché molto si basa sulla sicurezza dei sistemi tecnologici che le scuole utilizzano, e qui c’è un forte divario tra scuole di primo grado e scuole di secondo grado, in pratica fra elementari medie e superiori. Molto è dovuto al fatto che nelle superiori è più facile trovare competenze tecnologiche che nelle elementari e medie, oltre che disponibilità economica. Non dimentichiamo inoltre che nel 2017 le scuole avrebbero dovuto compilare il questionario per le misure minime che identificava il rischio informatico complessivo. Questo questionario era veramente complesso e poco gestibile da un’istituzione scolastica, cosa che poi si nota dalla compilazione stessa che a voler essere gentili il più delle volte è stata semplicemente “abbozzata” ”

D: Quindi un percorso difficile…

R: “Difficile e che richiede competenze alte, ma ridicolmente è un problema del legislatore, perché chi crea una legge dovrebbe anche trovare i fondi perché la stessa possa essere applicata. Basta vedere l’esempio della legge sulla sicurezza degli edifici scolastici, responsabilità dei Dirigenti Scolastici su strutture non loro, senza fondi per metterle a posto, ma comunque responsabilità penali a loro carico. Troppo facile fare leggi così” conclude Corrado Faletti.

 

 

 

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Ufficio Stampa Betapress.it

info@betapress.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GDPR e cookies: ancora molte aziende non adeguate

Milano, 1 ottobre 2018 – Dopo l’approvazione del nuovo Regolamento Generale sulla protezione dei dati personali n. 679/2016 o GDPR, entrato in vigore dal 25 maggio 2018, si stima in circa il 65% il numero delle aziende non ancora in regola. Con la nuova normativa assumono particolare rilievo il trattamento dei dati, la tematica dei cookies e tutte le tecnologie assimilabili (come i web beacon o clear gift) per la tracciatura e il monitoraggio degli utenti on line.

L’utilizzo di queste tecnologie su web è già stata in precedenza oggetto della normativa detta “ePrivacy”, tuttavia l’entrata in vigore del GDPR impone ai gestori dei siti web un’attenzione particolare nel trovare nuove soluzioni tecniche, in particolare sul tema del consenso dell’utente, per rendere il proprio sito GDPR compliant.

La compliance del sito web al GDPR è una tematica delicata visto richiede molta attenzione e l’integrazione di competenze sia tecniche che normative. In realtà, l’attenzione del legislatore europeo verso il tema dei cookie iniziò già nel 2002, con un susseguirsi di normative che hanno più volte affrontato e aggiornato questo tema.

Ma come mai i cookies sono presi così di mira anche dal GDPR?

I cookies sono dei file di testo inviati sul computer dell’utente nel momento in cui sta visitando un sito web: in origine, sono nati come strumenti per migliorare la navigazione, in quanto permettevano di leggere e/o memorizzare delle informazioni (es. preferenze sull’aspetto grafico, ultima lingua scelta dall’utente sul sito, etc…) che al successivo accesso venivano direttamente riproposte, migliorando l’esperienza dell’utente.

Ben presto, tuttavia, i cookies iniziarono ad essere utilizzati anche per identificare, riconoscere e classificare il visitatore del sito. Le aziende ne compresero il potenziale e insieme ai “cookie tecnici” (necessari per il funzionamento del sito) iniziarono a sviluppare cookie statistici (per analizzare le visite al sito) e anche cookies di profilazione, con il fine di creare annunci personalizzati e aderenti ai gusti del visitatore.

La tecniche di profilazione dei visitatori su web diventarono così sempre più avanzate e spesso all’insaputa dell’utente: i cookie iniziano ad essere distribuiti anche da siti terzi, e nacquero società come DoubleClick (acquisita a marzo 2008 da Google) che tracciavano gli utenti durante tutta la loro navigazione online, per poi mostragli annunci personalizzati sui vari siti.

“Questo è un aspetto sottovalutato da molti web master” – osserva Delia Caraci, consulente e owner di Digitalsfera, agenzia specializzata in web marketing – “per questo da quando è entrato in vigore il GDPR, stiamo affiancando un team di consulenti privacy sugli aspetti tecnologici legati al web, ed in particolare relativi ai cookie. In più occasioni, negli ultimi 4 mesi, ci siamo imbattuti in siti web che non erano stati adeguati correttamente al GDPR, in quanto i webmaster stessi non sapevano esattamente cosa fare, esponendo così ad un alto rischio il titolare dello stesso sito web”.

Ed è l’uso dei cookie di “profilazione” ad essere preso di mira soprattutto dalle diverse normative, e non meno dal GDPR, perché questi cookie tracciano il percorso di navigazione di una persona fisica anche su siti differenti, acquisendone a sua insaputa informazioni comportamentali, tracciandone il profilo e usando queste informazioni a fini di marketing.

“Oggi molti siti web devono integrare obbligatoriamente procedure di analisi delle performance e dei cookies di profilazione pubblicitari che però devono richiedere il consenso del visitatore web, in mancanza del quale il titolare del sito rischia pesanti sanzioni” conclude Caraci.

Per saperne di più sulle normative e gli adempimenti consigliamo la lettura dell’articolo dedicato sul sito di Digitalsfera, nel quale è possibile trovare tutti i riferimenti alle normative e alle fonti ufficiali.

 

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Contatti stampa:

Delia Caraci
Mail: delia.caraci@digitalsfera.it
Digitalsfera.it

 

A Tor Vergata la Summer School dei docenti USA della “Syracuse University”

Roma, 12 luglio 2018 – Dal 16 al 27 luglio prossimi si terrà presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata la prima edizione della Summer School “Gino Gorla” organizzata da Juristor, l’Associazione dei Laureati di Giurisprudenza a Tor Vergata.

Il programma è dedicato a “Gino Gorla”, docente di Diritto Comparato a Roma, coinvolto nel 1965 nei “Seminari Cornell” organizzati da Rudolf Schlesinger e pioniere del diritto comparato tra Italia e Stati Uniti.

I corsi saranno interamente tenuti in lingua inglese da Shannon Gardner e Emily Brown, professori provenienti dall’Università di Syracuse – College of Law di New York.

Il Presidente, Riccardo Fratini, dottorando di ricerca nella stessa Università, dichiara: “A Tor Vergata il livello della didattica è eccezionale, ma forse siamo carenti sul confronto internazionale e sulle offerte post-lauream. Nel corso degli studi, personalmente, ho condotto parte della mia ricerca negli Stati Uniti alla Syracuse University College of Law, anche grazie al supporto dell’Università, e mi sentivo in dovere di restituire i frutti di questa opportunità all’Istituzione che me l’aveva concessa. Spero sia la prima di molte iniziative a favore degli studenti”.

 

 

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Contatti stampa:

Fratini Riccardo

Email: fratini.riccardo@gmail.com

 

 

Conto alla rovescia per GDPR e Privacy: pronta solo 1 azienda su 10

Milano, 22 maggio 2018 – Mancano 4 giorni al termine per adeguarsi al nuovo Regolamento UE 2016/679 detto Regolamento Europeo sulla Privacy (GDPR), che entrerà definitivamente in vigore il 25 maggio 2018 in tutti gli stati membri dell’Unione Europea e regolerà la gestione dei dati personali (privacy) senza necessità di leggi nazionali di recepimento.

In un’era come la nostra, dove la tecnologia ormai è presente a tutti i livelli, la raccolta dei dati personali diventa una vera e propria “materia prima” della nostra economia. Preso coscienza di quanto oggi i dati personali siano diventati la base per lo sviluppo di nuovi servizi e prodotti innovativi, soltanto regolando le condizione di raccolta, gestione e uso si potrà perseguire l’obiettivo di un’economia basata sull’uso esteso dei dati personali, nel pieno rispetto dei diritti della persona.

Con il nuovo regolamento europeo si fa così un vero e proprio salto di qualità, passando da un approccio meramente giuridico ad un approccio strategico di gestione aziendale. Anche se, nella fattispecie concreta, sono poche le aziende che la pensano esattamente così!

Il Regolamento UE 2016/679 è stato emanato il 27 aprile 2016, e gli stati membri hanno avuto 2 anni di tempo per mettersi in regola: tuttavia, è notizia di stamattina (diffusa dall’ANSA) che, a pochi giorni dal momento clou, c’è ancora quasi la metà degli stati membri a non esser pronta.

E le aziende italiane, a che punto sono?

Sono decisamente in ritardo sulla tabella di marcia: almeno quelle a cui abbiamo chiesto direttamente, settimana scorsa, a che punto fossero” ci racconta Delia Caraci, consulente di web marketing “su una cinquantina di aziende, solamente 6 ci hanno risposto di aver completato tutto il percorso necessario per adeguarsi. Una percentuale veramente bassa”.

Un dato preoccupante, considerando anche il clima di fake news che si è creato intorno all’argomento.

Su internet circolano informazioni di ogni tipo” continua Caraci “e molte di queste sono completamente sbagliate: molti siti web, nati ad hoc per sfruttare il momento e arrivare in prima pagina google, pubblicano notizie del tutto false e strumentali a vendere i servizi professionali, proposti dal sito stesso”.

Al punto che il Garante privacy, il 19 aprile scorso, si è dovuto pronunciare sul tema del presunto differimento dell’applicazione alle sanzioni, pubblicando il seguente comunicato ufficiale:

Con riferimento a notizie circolanti in Internet, è necessario precisare che non è vero che il Garante per la protezione dei dati si sia pronunciato sul differimento dello svolgimento delle funzioni ispettive e sanzionatorie né il provvedimento richiamato nei siti attiene a tale materia. Nessun provvedimento del Garante, peraltro, potrebbe incidere sulla data di entrata in vigore del Regolamento europeo fissata al 25 maggio 2018.” (Fonte: Garante Privacy).

In un clima di sovrabbondanza di notizie – di cui molte sbagliate – il consiglio è di consultare sempre le fonti ufficiali, oppure i siti web che le citano direttamente: ad esempio, sul sito Datalog.it trovate molti articoli sul tema del GDPR, come questo “GDPR Privacy 2018: cos’è e come si gestisce” che riporta una spiegazione semplificata delle principali novità e tutti i riferimenti alle fonti ufficiali.

Sullo stesso sito, nella pagina dedicata al software GDPR trovate inoltre, a circa a metà della pagina, la sezione “La normativa punto per punto” con un elenco di tutte le novità e il link ai relativi articoli del blog professionale. Una sorta di mini-guida che potrebbe tornare molto utile.

 

 

 

 

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Delia Caraci
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Scuola: tra Privacy, DPO e Titolari del trattamento piomba sulla scuola la nuova complessa normativa

Roma, 14 maggio 2018 – È una ennesima beffa per il mondo della scuola il nuovo codice della privacy, che abolisce in toto la vecchia normativa contenuta nelle disposizioni del DLGS 196 del 2003.

Siamo di fronte ad una svolta epocale in materia di protezione dei dati personali in quanto sono talmente significative le nuove indicazioni contenute nel regolamento europeo 679/2016 che la vecchia norma non poteva nemmeno essere più aggiornata.

Dal 25 maggio prossimo avremo un’unica legge applicabile in tutta l’Unione Europea che regolerà in maniera uniforme il flusso dei dati tra gli Stati membri e tra questi e gli Stati extra-UE.

Ci sarà inoltre uniformità nella tutela dei diritti degli interessati.

Ottima cosa, non c’è che dire, ma come sempre sul mondo della scuola e sulla responsabilità dei dirigenti si abbatte l’ennesima “tegola” di difficile gestione e comprensione.

Il regolamento pone con forza l’accento sulla “responsabilizzazione” (accountability nell’accezione inglese) di titolari e responsabili, ossia sull’adozione di comportamenti proattivi e tali da dimostrare la concreta adozione di misure finalizzate ad assicurare l’applicazione del regolamento (si vedano artt. 23-25, in particolare, e l’intero Capo IV del regolamento).

Si tratta di una grande novità per la protezione dei dati in quanto viene affidato ai titolari il compito di decidere autonomamente le modalità, le garanzie e i limiti del trattamento dei dati personali, nel rispetto delle disposizioni normative e alla luce di alcuni criteri specifici indicati nel regolamento.

Il primo fra tali criteri è sintetizzato dall’espressione inglese “Data protection by default and by design” (si veda art. 25), ossia dalla necessità di configurare il trattamento prevedendo fin dall’inizio le garanzie indispensabili “al fine di soddisfare i requisiti” del regolamento e tutelare i diritti degli interessati, tenendo conto del contesto complessivo ove il trattamento si colloca e dei rischi per i diritti e le libertà degli interessati.

Tutto questo deve avvenire a monte, prima di procedere al trattamento dei dati vero e proprio (“sia al momento di determinare i mezzi del trattamento sia all’atto del trattamento stesso”, secondo quanto afferma l’art. 25, paragrafo 1 del regolamento) e richiede, pertanto, un’analisi preventiva e un impegno applicativo da parte dei titolari che devono sostanziarsi in una serie di attività specifiche e dimostrabili.

Le principali novità introdotte sono:

  1. Privacy by Desing e Privacy by Default
  2. Le condizioni di liceità del trattamento.
  3. Il trattamento di categorie particolari di dati personali.
  4. La valutazione di impatto sulla protezione dei dati.
  5. L’informativa all’interessato.
  6. I nuovi diritti degli interessati: il diritto all’oblio e il diritto alla portabilità dei dati.
  7. Il Data Privacy Officer.

In questi giorni le scuole, già abbastanza oberate di lavoro per conto loro, hanno dovuto correre a seguire corsi di formazione, spesso a pagamento, cercare di capire tra circolari usr e avvisi sindacali chiaramente contro legge in quanto sostenitori della teoria “non fate nulla aspettate”.

“Udir ha organizzato un convegno gratuito per i dirigenti il 19 maggio 2018 a Palermo a cui ne seguiranno altri, perché siamo convinti che non è possibile mettere SEMPRE i dirigenti scolastici in queste condizioni” segnala Marcello Pacifico presidente di UDIR, il sindacato dei dirigenti scolastici.

Infatti, il 19 maggio a Palermo si terrà un convegno di aggiornamento per la dirigenza, anche per i non iscritti a UDIR, in cui si tratteranno temi importantissimi come sicurezza, privacy, legge 205, il nuovo contratto.

“Facciamo della concretezza il nostro modello. Infatti il 19 maggio parleranno esperti che già oggi operano nel settore, abbiamo coinvolto un Data Protection Officer, il Dott. Corrado Faletti, che già da un anno segue più di 40 realtà tra scuole e pubbliche amministrazioni e che ha definito un modello che renderà l’impatto meno complesso per i Dirigenti, sulla Sicurezza l’esperto coinvolto, ing. Natale Saccone,  ha già aiutato decine di Dirigenti ad evitare grossi guai. In pratica UDIR vuole aiutare i dirigenti anche non iscritti perché la scuola è importante per il paese indipendentemente dagli interessi specifici di sindacati ed altri. Sul tema privacy inoltre abbiamo potenziato il nostro servizio di consulenza agli iscritti aggiungendo risorse operative sull’argomento” conclude il Presidente Pacifico.

 

 

Marcello Pacifico – Presidente UDIR

 

 

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