PMI, arriva il ‘Voucher per la Digitalizzazione’: 10.000€ a fondo perduto

Milano, 13 Novembre 2017 – È in arrivo il “Voucher digitalizzazione PMI” il bando promosso dal ministero dell’economia per favorire la digitalizzazione dei processi aziendali e l’ammodernamento tecnologico.

Il 12 ottobre 2017 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale la delibera CIPE del 10 luglio 2017 relativa al bando voucher per la digitalizzazione PMI a favore delle micro, piccole e medie imprese, che dal 30 gennaio al 9 febbraio 2018 potranno presentare domanda per l’accesso ai contributi, stanziati per finanziare le spese di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico.

Un’opportunità molto interessante per le PMI di tutto il territorio nazionale, quindi, che potranno così ottenere un contributo in forma di voucher per l’acquisto di hardware, software e servizi specialistici di importo fino a 10 mila euro e a fondo perduto.

Il voucher per la digitalizzazione delle PMI è riservato ad imprese con meno di 250 occupati e fatturato annuo che non supera i 50 milioni di € o totale di bilancio annuo che non supera i 43 milioni di €; il bando (in sintesi) prevede:

  • Tipologia di finanziamento: Contributo a fondo perduto
  • Finalità: favorire la digitalizzazione dei processi aziendali e l’ammodernamento tecnologico
  • Importo stanziato (complessivo) € 100.000.000,00
  • Importo massimo erogabile (per azienda)  € 10.000,00
  • Regioni: tutte le regioni
  • Settori aziendali: tutti (con alcune limitazioni per le aziende del settore della produzione primaria di prodotti agricoli e della pesca e acquacoltura). Possono richiedere il finanziamento anche i professionisti iscritti al registro Imprese
  • Apertura domande: Martedì, 30 gennaio 2018, h. 10.00
  • Termine domande: Venerdì, 09 febbraio 2018, h. 17.00
  • Ordine di arrivo delle domande: non influente

Per saperne di più, puoi consultare l’articolo Voucher Digitalizzazione 2017 PMI: come ottenere il finanziamento sul sito di Digitalsfera.it che spiega come cos’è il voucher e come le imprese possono ottenerlo con tutti i link alle fonti ufficiali del Ministero dell’Economia e i riferimenti della Gazzetta Ufficiale.

 

 

 

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Delia Caraci
Mail: delia.caraci@digitalsfera.it
Digitalsfera.it

 

Raccomandate e prioritarie, da oggi si inviano con l’App di LetteraSenzaBusta

Lettere e raccomandate cartacee con valore legale da oggi si inviano dall’ufficio o da casa con l’App rivoluzionaria di LetteraSenzaBusta

Milano, 1 agosto 2017 – Stanco di fare la coda alle poste per inviare una raccomandata? Stufo di perdere ore preziose in file inutili?

Da oggi la tecnologia ci viene incontro grazie all’App rivoluzionaria per smartphone e tablet di Letterasenzabusta.com che permette di inviare raccomandate cartacee con pieno valore legale, posta prioritaria, telegrammi, disdette e recessi, con pochi semplici click da qualsiasi posto lo si desideri, senza fare più code alle Poste.

Quello offerto da Letterasenzabusta.com è il primo servizio in Italia a portare l’ufficio postale nel palmo di una mano ed a permettere a chiunque di inviare  raccomandate cartacee sicure ed incontestabili, con pieno valore legale e probatorio, valide in qualsiasi forma di giudizio.

A differenza delle classiche lettere imbustate, con l’App di LetteraSenzaBusta si spedisce solo la Raccomandata Senza Busta® e questo per il mittente vuol dire evitare possibili contestazioni sul contenuto della stessa visto che il destinatario non potrà mai affermare di aver ricevuto una busta vuota o dei fogli bianchi.

Inoltre su ogni Raccomandata Senza Busta® viene apposto il Timbro Digitale Secure Paper™,  lo stesso adottato anche dal Ministero dell’Economia e Finanze, INPS, Istituto Poligrafico della Zecca di Stato e molti comuni italiani, che consente di mantenere inalterata la validità giuridica del documento informatico e del suo contenuto una volta stampato su carta.

Una soluzione rivoluzionaria che permette di risparmiare tempo e denaro, con enormi risparmi sui costi di toner, carta e buste da lettera, oltre alla libertà di poter spedire da qualunque luogo, anche se ci si trova all’estero o in vacanza.

Ma come funziona il tutto?

Il servizio, che ha già ottenuto la certificazione “OK Sito Affidabile” dal Centro Studi Codacons – Comitas, è molto semplice da utilizzare e soprattutto sicuro.

L’utente può scrivere direttamente il testo della sua lettera utilizzando un facile editor di testo online o allegando un file PDF già pronto.

Se lo si vuole si può usufruire anche di una miriade di moduli di disdetta e recesso, già pronti per essere compilati per disdire praticamente qualsiasi tipo di contratto come la fornitura di energia elettrica, gas o abbonamenti di pay tv, linee telefoniche fisse e mobili, adsl, carte di credito, riviste, palestre e molto altro ancora.

Si firmerà poi la lettera raccomandata con il dito direttamente sullo schermo dello smartphone, inserendo il proprio documento d’identità o certificati vari scattando una o più foto direttamente dalla fotocamera dello stesso smartphone.

Entro massimo 12 ore dal completamento dell’ordine con pagamento online tramite carta di credito, bonifico bancario, Paypal e addirittura Bitcoin, la raccomandata viene stampata, sigillata senza busta e spedita al destinatario tramite gli operatori postali SailPost e Poste Italiane.

Appena la raccomandata viene consegnata si riceve una notifica push sull’App e si visualizzerà anche l’eventuale ricevuta di ritorno firmata dal destinatario della raccomandata.

L’App di LetteraSenzaBusta ci semplifica insomma la vita, ci evita di fare la fila alle Poste, e ci fa risparmiare bei soldi sui costi di stampa della corrispondenza.

Disponibile per dispositivi con sistema operativo Android e iOS di Apple è possibile scaricare l’App dall’ Apple Store dal link  https://itunes.apple.com/it/app/letterasenzabusta/id1246657115?l=it&ls=1&mt=8 e da Google Play tramite il link https://play.google.com/store/apps/details?id=com.topsuimotori.lsbandroid.

 

 

 

 

 

 

 

 

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innovatioonline@gmail.com

www.letterasenzabusta.com

 

In arrivo il Workshop sull’intelligenza artificiale “Le reti neurali al servizio del business”

Milano, 23 giugno 2017 –  Martedì 27 giugno si terrà un workshop gratuito sull’intelligenza artificiale e sull’automazione dei processi.

Da Manuale a Automatico: Le Reti Neurali al servizio del business” il titolo dell’evento, organizzato da AGS, azienda italiana specializzata nella consulenza IT e nelle soluzioni informatiche innovative.

Il workshop si terrà anche in streaming e affronterà in modo concreto gli aspetti più importanti sul tema dell’intelligenza artificiale.

Dai prerequisiti necessari al terziario per accedere all’intelligenza artificiale a come hardware di ultima generazione e nuovi algoritmi genetici influenzano il Machine Learning, per poi analizzare dei casi di applicazione dell’AI nei settori bancario e assicurativo.

Quali sono le applicazioni possibili dell’intelligenza artificiale per l’automazione dei processi di banche e assicurazioni?

Quali le implicazioni e le barriere all’ingresso?

“Da anni investiamo nell’intelligenza artificiale e siamo stati i primi in Italia ad organizzare un corso sul machine learning” – dichiara Stefano Padrin, Direttore Generale di AGS S.p.A. – “e abbiamo soluzioni, come ad esempio A.I.scan, che risolvono il problema della raccolta dei dati da documenti cartacei. Con questo workshop vogliamo condividere, insieme ai nostri partner, come NVIDIA, le esperienze maturate con il nostro team di Data Scientist che quotidianamente sviluppano algoritmi e soluzioni per semplificare l’automazione dei processi”.

L’evento è gratuito previa registrazione online sull’area www.ags-it.com/eventi.

Questa l’agenda del workshop:

15.00 – 15.15      Registrazione partecipanti

15.15 – 15.25      Introduzione workshop

Stefano PadrinDirettore Generale AGS S.p.A.

15.25 – 15.45      A.I. e Deep Learning: nuova generazione di Apprendimento

Matteo MatteucciProfessore Associato Politecnico di Milano – Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria

15.45 – 16.00      Infrastruttura e prerequisiti per l’A.I. nel Terziario

Stefano PadrinDirettore Generale AGS S.p.A.

16.00 – 16.15      Infrastrutture Hardware di eccellenza con la tecnologia “Nvidia Volta”

Piero AltoèEvangelist NVIDIA EMEA

16.15 – 16.25      Coffee Break

16.25 – 16.45      Architettura A.I.scan: cos’è e come funziona

Gabriele MinucciLead Data Scientist AGS S.p.A.

16.45 – 16.55      Business process automation con A.I.scan nel mondo assicurativo

Francesco PisapiaPartner Financial Services EY

16.55 – 17.05      Disruptive Innovation: case study nel settore bancario

Gianni TofanelliResponsabile Marketing AGS S.p.A.

17.05 – 17.15      A.I.scan & BPA: ritorni economici

Stefano PadrinDirettore Generale AGS S.p.A.

17.15 – 17.30      Q&A e Conclusioni

L’evento è gratuito – previa registrazione su www.ags-it.com/eventi

 

 

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Contatti:

AGS S.p.A. – Ufficio Marketing

Via Figino, 20 – 20066 Pero (MI)

Tel. 02.9455.4000 Fax 02.9455.4020

E-mail: Marketing@ags-it.com

 

I direttori delle risorse umane di fronte la sfida della trasformazione digitale

Milano, 13 giugno 2017 – Gli ultimi dati Istat confermano la cauta ma continua diminuzione della disoccupazione in Italia, e c’è già chi inizia a guardare al futuro del mercato del lavoro con un maggiore ottimismo.

A farlo con maggiore cognizione di causa degli altri è una buona parte dei responsabili HR, i quali guardando al prossimo biennio, nel 47% dei casi, vedono una maggiore richiesta di personale fomentata dalla Digital Trasformation; il 33% pensa invece che la trasformazione digitale non porterà nessun concreto cambiamento al mercato del lavoro, mentre invece una fetta minoritaria del 22% si dice convinta che il progresso digitale non potrà che portare ad una diminuzione della manodopera richiesta.

Questi e molti altri dati interessanti sono il risultato della ricerca dal titolo ‘Il ruolo della Direzione HR nella Digital Trasformation‘ dell’Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano, studio basato su un panel di oltre 170 HR Executive di medio-grandi aziende operanti in Italia.

In linea generale, si può assolutamente affermare che i direttori HR si stanno preparando per affrontare l’ormai prossima Digital Trasformation, con il 91% degli intervistati ha già avviato delle iniziative specifiche, come per esempio il varo di progetti di Open Innovation.

«Da una parte, dunque, i dirigenti HR devono ergersi come leader per guidare la riorganizzazione interna di ogni business, per sviluppare nuove competenze e professionalità e raccogliere così la sfida della Digital Trasformation» ha spiegato Carola Adami, fondatrice nonché CEO della società di ricerca e selezione del personale Adami & Associati, «mentre dall’altra devono rivoluzionare in profondità i propri stessi processi, così da adeguarli alle esigenze attuali dettate dallo sviluppo della cultura digitale».

Il ruolo delle Direzioni HR deve dunque essere duplice all’interno di questa evoluzione, la quale però, va detto, è ancora ferma ai primi timidi passi: solo il 22% delle aziende italiane, infatti, dichiara di utilizzare applicazioni Cloud, Analytics, Social e Mobile in almeno uno dei normali processi HR.

«Ormai è fuori discussione: i responsabili delle Risorse Umane hanno capito il ruolo cruciale delle nuove tecnologie come il Cloud e i Social in ogni aspetto della gestione del personale» ha commentato Carola Adami, aggiungendo che «i nuovi strumenti digitali vengono sfruttati soprattutto nel campo della ricerca e selezione del personale, per sviluppare il brand aziendale e quindi poter raccogliere le candidature dei migliori talenti professionali».

E in effetti le politiche di employer branding per attirare a sé i candidati più talentuosi sono già state adottate da quasi la metà delle aziende medio-grandi italiane (48%), mentre il 16% è deciso a sviluppare tali pratiche nell’arco di quest’anno.

Non sono peraltro pochi i canali che le direzioni HR sfruttano per ricercare nuovi professionisti: tra i più utilizzati l’Osservatorio individua le segnalazioni per l’83% degli intervistati, i social network professionali (81% dei casi), le società di ricerca e selezione del personale (76%), le agenzie del lavoro (76%) e i corporate career site (76%).

Dal punto di vista delle Risorse Umane, è indubbio che la Digital Trasformation è soprattutto una questione di competenze: per il 97% dei referenti HR intervistati, infatti, nel prossimo biennio tutte le persone interne alle organizzazioni dovranno darsi da fare per rinnovare le proprie competenze, mentre gli stessi addetti HR dovranno puntare tutto sulle skills relative alla gestione del cambiamento (cruciali per l’83% del panel) e soprattutto sulle competenze digitali.

«La vera sfida dei Direttori HR nei prossimi anni» afferma Carola Adami «sarà dunque quella di ergersi come ispiratori del cambiamento, facendo però comprendere ai vertici aziendali che, anche nell’epoca digitale, il protagonista dell’intero processo di produzione resterà sempre e comunque il lavoratore, con le sue nuove competenze e soft skills».

 

 

Robot e Industria 4.0: minaccia o spinta al mercato del lavoro?

Milano, 19 maggio 2017 – Industria 4.0, Internet of Things, Intelligenze Artificiali e chi più ne ha più ne metta.  Insomma, i robot sono fra noi.

E se per adesso la loro presenza, nel caso delle PMI, può forse passare inosservata, tutt’altro sta succedendo in quelle grandi industrie che stanno già sperimentando i più avveniristici strumenti del digital manufacturing.

L’impatto del digitale sul lavoro

Ma come sarà il mercato del lavoro nei prossimi dieci anni? Come cambierà il mondo della ricerca e della selezione del personale in una società in cui sempre più lavori di routine saranno affidati a delle macchine più o meno senzienti?

Amazon non si è di certo affidata ad un cacciatore di teste per assumere quei 10.000 robot che dal 2014 smistano le merci nei suoi enormi magazzini.

Quale sarà il destino dei lavoratori se le fabbriche, gli uffici e i magazzini si riempiranno di macchinari autonomi dotati di un’intelligenza artificiale appositamente sviluppata per eseguire alla perfezione un determinato lavoro?

Come ricorda Carola Adami, fondatrice e CEO di Adami & Associati (www.adamiassociati.com), società specializzata nella ricerca e selezione di personale per Pmi e multinazionali, «il timore di ritrovarsi disoccupati a causa del progresso tecnologico è una paura antica: di fatto questa preoccupazione è nata con il concetto stesso di industria moderna».

Basti pensare infatti che già nel 1940 il presidente americano Franklin Delano Roosevelt non esitò nell’affermare che, ad un decennio di distanza dalla Grande Depressione, gli USA continuavano «a creare posti di lavoro più lentamente di quanti l’innovazione tecnologica ne eliminasse».

Le paure di Roosevelt e di molti cittadini americani, come però sappiamo, si rivelarono del tutto infondate. Sarà forse così anche con l’automazione e l’industria 4.0?

Non sono certo pochi gli studi che fanno temere il peggio per il mercato del lavoro: Frey e Osborne, due ricercatori dell’Università di Oxford, hanno infatti stimato che entro il 2040 il 47% dei lavori negli Usa sarà svolto da robot.

Sono invece molto più cauti Arntz, Gregory e Zierahn, che per conto dell’Ocse hanno calcolato che solamente il 9% delle occupazioni dei 21 Paesi più industrializzati del mondo sarebbero effettivamente a rischio per via della automazione.

Questa seconda stima è di fatto confermata da uno studio degli analisti di McKinsey, secondo il quale solamente il 5% delle occupazioni odierne può essere effettivamente e completamente automatizzato.

Con il progresso tecnologico dei prossimi anni però – come prosegue l’indagine di McKinsey – la percentuale potrebbe salire fino al 49%.

I dati provenienti dagli studi più allarmanti vanno ovviamente ad influenzare la visione di molti cittadini, anche in Italia.

Stando infatti al rapporto AGI-Censis Uomini, robot e tasse: il dilemma digitale, il 37,8% degli italiani è fermamente convinto che la robotizzazione dei processi produttivi non potrà che portare ad una riduzione dei posti di lavoro. Il 33,5% degli intervistati sostiene al contrario che i posti di lavoro aumenteranno, mentre il 28,5% del campione pensa che l’automazione non porterà nessun cambiamento sull’ammontare delle opportunità lavorative.

«In realtà», sostiene Carola Adami, «la progressiva automazione ci mette di fronte, piuttosto che ad uno vero stravolgimento del mercato del lavoro, ad un necessario cambiamento culturale. In questo senso, le aziende devono investire in un processo di continuo aggiornamento delle competenze dei propri dipendenti».

La tanto temuta quarta rivoluzione industriale potrebbe dunque essere una opportunità di espansione per il mondo del lavoro «se le aziende saranno in grado di sfruttare razionalmente le nuove tecnologie» ha commentato Adami «il risultato più incisivo sarà un benefico miglioramento delle competenze dei lavoratori in fatto di digitalizzazione e di agilità».

A tutto questo va ovviamente aggiunto l’ovvio aumento di ricerca personale in ambito IT, professionisti con le competenze idonee per supportare i business nell’avvio di una produzione in ottica Industry 4.0.

«Come ormai sanno molti direttori HR, in Italia ad oggi la ricerca di talenti professionali in grado di avviare un reale processo di cambiamento interno è in molti casi frustrante, in quanto meno del 10% della popolazione possiede delle valide competenze ICT».

Il problema, prosegue Adami, è che «più della metà del mercato del lavoro ha attualmente bisogno di queste figure in grado di supportare il processo di innovazione digitale interno: da qui il ruolo fondamentale delle società di recruiting nella ricerca dei migliori talenti».

 

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Ricerca lavoro, nell’ Ict le figure più ricercate per innovare le aziende e renderle pronte ai cambiamenti del digitale

Digitalizzazione e lavoro: “Bisogna ripensare l’organizzazione aziendale”

Secondo il nuovo report della Deloitte ‘Rewriting the rules for the digital age‘ per l’88% degli intervistati la questione cruciale nel mondo delle Risorse Umane oggi è la costruzione dell’organizzazione aziendale del futuro…

Milano, 9 marzo 2017 – Il cloud, l’internet delle cose, i big data, la velocissima diffusione dei dispositivi iperconnessi, l’ipertrofia degli strumenti analitici: la digitalizzazione delle aziende e del mondo del lavoro si è imposta come un’accelerazione al tempo stesso distruttiva e rigenerante. Stanno cambiando i processi, le tecnologie e le stesse organizzazioni.

«La digitalizzazione porta con sé l’obbligo di ripensare il concetto stesso di organizzazione aziendale» ha spiegato Carola Adami, fondatrice e CEO di Adami & Associati (www.adamiassociati.com), società specializzata in ricerca di personale qualificato per Pmi e multinazionali, «ma il medesimo processo sottolinea anche la centralità delle risorse umane come elemento prioritario all’interno delle imprese» .

In questi anni – e ancora di più nei prossimi – le aziende si scontreranno con dei cambiamenti tecnologici dagli effetti non del tutto prevedibili, i quali a loro volta innescheranno l’introduzione di nuovi modelli organizzativi, imponendo una seria riflessione sui diversi ruoli professionali, sul management, sulle competenze necessarie e sulla leadership.

Il successo della trasformazioni digitali di un’azienda dipenderà prima di tutto dalla parallela valorizzazione delle risorse umane: «le nuove tecnologie digitali non elimineranno l’apporto indispensabile dei collaboratori, anzi» ha sottolineato Carola Adami «se sfruttate razionalmente potranno migliorare le interazioni e accentuare la progettualità e la creatività tipica dell’elemento umano».

A fare la differenza, dunque, saranno sempre i dipendenti, qualunque sarà l’apporto futuro di computer, robot e intelligenze artificiali. A sottolineare le sfide che la digitalizzazione imporrà nel mondo delle HR ci pensa poi il nuovo report di DeloitteRewriting the rules for the digital age‘, basato sull’intervista approfondita di oltre 10.000 responsabili HR, distribuiti in 140 Paesi diversi. Per l’88% degli intervistati la questione cruciale nel mondo delle Risorse Umane, ad oggi, è la costruzione dell’organizzazione del futuro.

«Più le aziende si rendono digitali» spiega Carola Adami «maggiormente comprendono l’importanza di un ripensamento della propria organizzazione, che le possa rendere quindi effettivamente più smart e più veloci, così da adattarsi in modo più rapido ai mutamenti interni ed esterni, oltre che alle alle richieste di maggiore dinamicità da parte degli stessi collaboratori».

Purtroppo, però, questi progetti di ristrutturazione interna non si dimostrano per nulla semplici, anzi: stando alle cifre di Deloitte, il 70% di queste riorganizzazioni falliscono in breve termine, a causa della ‘disobbedienza’ del team esecutivo.

Ma c’è un ulteriore dato che deve far riflettere: di fronte alla quota maggioritaria di aziende che vede nella costruzione dell’organizzazione del futuro la principale sfida da affrontare per le imprese, solo l’11% degli intervistati ha dichiarato di comprendere come portare avanti questo processo. E quest’ultimo aspetto chiama in causa quella che è sentita come la seconda sfida più importante per il mondo delle HR, ovvero la questione ‘careers and learning‘.

«Un tempo i lavoratori imparavano tutti il necessario per lo svolgimento del proprio ruolo all’inizio della carriera, e quelle competenze erano sufficienti per decenni, praticamente fino al pensionamento», ha ribadito Carola Adami,«mentre oggi le competenze vanno rinnovate di anno in anno, il che significa che una brillante carriera lavorativa non può essere tale senza un aggiornamento continuo».

Di fatto, dunque, le lunghissime carriere attuali si configurano sempre più come un compromesso tra lavoro e studio. Non a caso il titolo dello studio di Deloitte proclama la necessità di ‘cambiare le regole’: «per poter davvero approfittare della rivoluzione digitale» conclude Carola Adami, «è necessario che l’Human Resources Management inizi ad agire fuori dagli schemi prestabiliti, cercando al proprio interno le capacità e gli strumenti per valorizzare al meglio le persone che lavorano in azienda».

Al progresso tecnologico, dunque, non corrisponde un declassamento delle risorse umane, al contrario: l’81% delle aziende è del resto convinto che la selezione del personale e la capacità di individuare i giusti profili professionali resteranno un fattore vitale per il successo aziendale, anche nell’incombente era digitale.

Per approfondimenti visitare il sito internet www.adamiassociati.com.

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Agenzia delle Entrate: Arriva la fatturazione elettronica B2B, tutte le istruzioni per non commettere errori

 

Roma, 8 novembre 2016 – Poco prima di Halloween l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il provvedimento sulla fatturazione elettronica B2B, su come questa va trasmessa, creata, con quali standard e quali campi obbligatori.

Il provvedimento da parte dell’Agenzia delle Entrate è incentrato quindi sulla definizione delle informazioni da trasmettere, sulle regole, soluzioni tecniche e termini per la trasmissione telematica dei dati delle fatture emesse e ricevute, per l’esercizio della relativa opzione e per la messa a disposizione delle informazioni ricevute (ai sensi dell’articolo 1, commi 2 e 3, del decreto legislativo del 5 agosto 2015 n. 127).

Questo vuol dire che finalmente la fatturazione elettronica B2B ora ha le sue regole.

Il provvedimento dispone e spiega in modo dettagliato come i contribuenti devono trasmettere, distintamente, le informazioni di tutte le fatture emesse nel corso del periodo d’imposta, le fatture ricevute e registrate ai sensi dell’articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, ivi comprese le bollette doganali, nonché le relative variazioni. I dati da trasmettere sono quelli riportati nell’allegato “Specifiche tecniche dati delle fatture”.

Mentre la trasmissione viene specificata nelle modalità descritte nell’allegato “Modalita’ di trasmissione dati fatture” al provvedimento.

Una cosa importante è che l’opzione è esercitata entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello di inizio della trasmissione dei dati. L’opzione ha effetto per l’anno solare in cui ha inizio la trasmissione dei dati e per i quattro anni solari successivi ad esso; se non revocata, l’opzione si estende di quinquennio in quinquennio. Per i soggetti che iniziano l’attività in corso d’anno e che intendono esercitare l’opzione sin dal primo giorno di attività, l’opzione ha effetto dall’anno solare in cui è esercitata.

La revoca dell’opzione è esercitata esclusivamente in modalità telematica, mediante apposita funzionalità presente nel sito web dell’Agenzia delle entrate, entro il 31 dicembre dell’ultimo anno del quinquennio ed ha effetto a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo all’ultimo anno del quinquennio.

Ovvio che se si sceglie di fare internamente la fattura elettronica, inviando direttamente i documenti e le informazioni attraverso il Sistema di Interscambio, allora non sarà necessario effettuare alcune comunicazione trimestrale e si potranno allo stesso tempo avere i vantaggi fiscali,

Quindi molto meglio fare fatturazione elettronica B2B che le singole comunicazioni rimanendo con fatture stupidamente analogiche e cartacee.

Mentre i termini per la trasmissione dei dati avviene entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo ad ogni trimestre, la comunicazione relativa all’ultimo trimestre è effettuata entro l’ultimo giorno del mese di febbraio dell’anno successivo.

E’ di particolare rilevanza verificare come la sicurezza dei dati e l’autenticità dell’origine dei dati è assicurata mediante autenticazione del trasmittente, la inalterabilità è garantita dalla firma digitale apposta sul file dal soggetto obbligato alla trasmissione o da un suo delegato, ovvero mediante l’apposizione di un sigillo elettronico da parte del sistema.

E’ interessante notare come si faccia riferimento al sigillo elettronico , riprendendo quanto indicato già dal Regolamento eIDAS che ha anche avuto impatto come sappiamo sulle modifiche del CAD, con il Dlgs 179/2016.

Sarà possibile trasmettere quindi, attraverso il Sistema di Interscambio, anche fatture semplificate (art. 21 bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633) elettroniche secondo lo specifico formato allegato al provvedimento. Resta invariato che la Fatturazione Elettronica B2B userà sempre il SdI per tutte le altre fatture elettroniche che non sono semplificate.

C’è anche SPID e CNS per poter accedere al sistema e quindi questo si lega alle ultime novità normative.

Si potrà ovviamente anche visualizzare e gestire sia fatture sia corrispettivi. Su questo quindi non ci sono grosse novità, pare ovvio la possibilità da parte dell’utente, privato o soggetto giuridico, di poter visualizzare i suoi documenti trasmessi e le rispettive notifiche di esito.

I dati da trasmettere devono essere rappresentati in formato XML (eXtensible Markup Language), secondo lo schema e le regole riportate nelle Specifiche tecniche del formato dati fattura Il file XML dei dati delle fatture accettato dal Sistema Ricevente può essere trasmesso anche privo di firma elettronica.

Chi è informato sa che non è affatto strano ma anzi sa che un documento informatico che abbia le caratteristiche di integrità, qualità, immodificaibilià ed autenticità può esistere anche senza firma digitale” spiega Nicola Savino, esperto nazionale per la digitalizzazione a norma dei processi.

E per chi è stato a SMAU 2016 a Milano ed ha assistito al mio Workshop (grazie a proposito per tutti quelli che sono venuti soprattutto a chi ha seguito in piedi), sa già che esistono sistemi informativi anche ERP che garantiscano che quel documento fattura, è una fattura elettronica, senza avere appunto una sottoscrizione elettronica. In verità già la risoluzione dell’Agenzia delle Entrate 18/E del 24 giugno 2014, chiaramente ammetteva questa possibilità” continua ancora Savino.

“Quindi ritorna in mente quello che sostengo da sempre, ovvero che è più importante dematerializzare un processo che un documento e una fattura, a cui viene applicato appunto un processo che permette di avere l’informazione integra, autentica ed immodificabile, diventa una fattura elettronica a tutti gli effetti di legge.Lo scrissi già tempo fa e continuo a dirti che questo va nella direzione della digitalizzazione dei processi aziendali, dove il documento in questo caso fattura, esiste come informazione e record e non semplicemente come file”.

Qualora lo si voglia trasmettere firmato, a garanzia di integrità ed autenticità, può essere:

firmato elettronicamente tramite un certificato di firma elettronica qualificata e provvisto di un riferimento temporale in CADES o in XADES;

firmato con apposizione del sigillo elettronico dell’Agenzia delle Entrate ovvero una firma XAdES con certificato di firma CA Agenzia delle Entrate.

La trasmissione dei file verso il Sistema Ricevente dell’Agenzia delle Entrate può essere effettuata utilizzando le seguenti modalità:

– un sistema di cooperazione applicativa, su rete Internet, con servizio esposto tramite modello “web service” fruibile attraverso protocollo HTTPS;

– un sistema di cooperazione applicativa tramite porte di dominio in ambito Sistema Pubblico di Cooperazione (SPCoop);

– un sistema di trasmissione dati tra terminali remoti basato su protocollo FTP; un sistema di trasmissione per via telematica attraverso l’interfaccia web di fruizione dei servizi “Fatture e corrispettivi” con dimensioni massime di 150 MB.

Le notifiche di esito saranno inoltrate di ritorno nelle stesse quattro modalità di cui sopra.

Quindi un processo simile se non per certi versi uguale a quello della Fattura Elettronica PA.

Ora per le aziende non resta che affrontare questa sfida nel modo più corretto possibile ovvero iniziare a digitalizzare i propri processi di business senza focalizzarsi stupidamente alla semplice dematerializzazione del documento fattura, ma facendo in modo di reingegnerizzare i propri flussi e le proprio informazioni.

Venerdì 11 novembre parlerò di questi due nuovi provvedimenti nel Club della Conservazione. Faremo insieme casi pratici e daremo risposte pratiche a dubbi normativi e per chi è registrato al Club il servizio è gratuito. Consiglio gli interessati che non volessero perdere il posto di affrettarsi a registrarsi perché stanno arrivando tantissime richieste e presto il Club sarà chiuso perché preferisco che tutti abbiano la possibilità di risolvere i proprio dubbi.” conclude Nicola Savino.

 

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Contatti:

 

info@nicolasavino.com

 

Foto disponibili solo se pubblicate a corredo della presente notizia:

Al via i finanziamenti a fondo perduto per la digitalizzazione delle imprese

E’ stato approvato il decreto del 23 dicembre 2013, n. 145, che prevede contribuiti a fondo perduto tramite Voucher alle micro, piccole e medie imprese per la digitalizzazione dei processi aziendali e l’ammodernamento tecnologico. Un’opportunità importante per chi vuole colmare il divario digitale che spesso rende il lavoro delle imprese mostrane meno competitivo rispetto a quello delle dirette concorrenti europee.

L’avvio del piano “Destinazione Italia” ha come obiettivo quello di finanziare fino a un massimo di 10 mila euro a fondo perduto, le imprese che decideranno di investire nel rinnovamento, nella digitalizzazione e nello sviluppo tecnologico: acquisto di software, hardware, soluzioni e-commerce, connessioni internet banda larga o ultralarga, modernizzazione dell’organizzazione del lavoro (come il telelavoro), tecnologia satellitare e formazione qualificata del personale nel campo ICT….

Caratteristiche imprese che possono richiedere il voucher

– qualificarsi come micro, piccola o media impresa (MPMI);

– avere sede legale e/o unità locale attiva sul territorio nazionale ed essere iscritte al Registro delle imprese della Camera di commercio territorialmente competente;

– non essere sottoposte a procedura concorsuale e non trovarsi in stato di fallimento o liquidazione;

– non aver ricevuto altri contributi pubblici oltre il limite imposto dalla normativa europea di aiuti de minimis;

Le richieste dovranno essere presentate esclusivamente per via telematica, nel periodo di apertura dello sportello che sarà fissato con successivo provvedimento direttoriale del Ministero dello Sviluppo economico, attraverso l’apposita procedura informatica resa disponibile sul sito Internet del Ministero (www.mise.gov.it).

A questo proposito Ne.W.S. offre le proprie competenze ai soggetti che fossero interessati a richiedere i finanziamenti, seguendo e gestendo la procedura amministrativa

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