Smartphone: ecco come gli italiani rompono il cellulare

Roma, 25 settembre 2018 – Italiani, popolo di poeti, santi e…navigatori da cellulare. Lo smartphone si sa, a torto o a ragione, ha preso ormai possesso di una parte della nostra vita ed è sempre di più il tempo che spendiamo attaccati allo schermo di un telefono di ultima generazione.

Avendolo spesso in mano, forse anche in occasioni in cui non si dovrebbe, capita così che la caduta ed i rischi di incidenti siano sempre in agguato per l’amato smartphone.

Ma quali sono e come evitare i rischi più diffusi di rottura del cellulare?

Ad aiutarci a capire le situazioni più a rischio, e magari come evitarle vi è uno studio elaborato sui dati delle rotture di questa estate dal team di iFix-iPhone.com, network di riparatori specializzati nella riparazione degli smartphone.

Spulciando i dati dello studio si evince innanzitutto che le cause più diffuse di rottura sono quelle da caduta accidentale che sono il 43% del totale, a seguire i danni causati da animali domestici con il 17,3%, e da incidenti sportivi con il 13,9% del totale, seguiti dalle rotture provocate da familiari e amici maldestri con il 9,9%. Un motivo in più per essere gelosi e non lasciare facilmente in mano ad altri il proprio prezioso smartphone.

I danni maggiori sono stati invece arrecati a schermo, batteria, dock di ricarica e circuiti interni per danni da acqua.

I maggiori distratti di questa estate sono stati i 25-34enni, seguiti dai 35-44enni, segno di un maggior uso da parte loro degli smartphone, ma anche di una maggiore distrazione forse a causa dei troppi selfie in posti poco indicati, fattori di maggior rischio di incidente.

Nella gara tra i 2 sessi sono le donne ad avere la peggio: il gentil sesso è infatti responsabile del 58,7% delle cause di rottura contro il 41,7% degli uomini.

I luoghi in cui si sono verificate le maggiori rotture sono la spiaggia più che la montagna, i locali notturni, forse a causa di qualche birra di troppo, in casa e poi sui mezzi pubblici.

“Sorprendente anche il numero di telefoni caduti in mare dai traghetti, forse a causa di qualche selfie di troppo”, racconta Joseph Caruso, responsabile Centro Statistico di iFix-iPhone.com.

Le maggiori rotture di questa estate sono avvenute tra le 9 e le 11 di mattina, la sera tra le 19.30 e le 21.30, probabilmente a causa di distrazioni e stanchezza di fine giornata, poco prima di pranzo tra le 11 e le 13, e la mattina al risveglio, tra le 6 e le 9, probabilmente a causa della ancora poca lucidità.

Lo  studio ben dettagliato su come gli italiani hanno rotto il cellulare questa estate è stato possibile grazie alle analisi dei Big Data elaborati dal Centro Statistico di iFix-iPhone.com, un servizio definito “il booking delle riparazioni smartphone e tablet”, con una rete di circa 90 riparatori indipendenti in tutta Italia che tramite una prenotazione gratuita online offrono  riparazioni di cellulari e tablet in soli 30 minuti.

“Grazie all’algoritmo proprietario della sede centrale, che raccoglie i dati dei riparatori di tutta Italia, aderenti al circuito, registriamo i dati relativi ad ogni riparazione, e così possiamo raccogliere e trasformare i numeri in statistiche”, racconta ancora Joseph Caruso.

Dallo studio si evince che purtroppo il rischio di rottura del cellulare è sempre dietro l’angolo, soprattutto in frangenti in cui viene a calare l’attenzione.

Qualche accortezza in più, e qualche selfie in meno, possono evitare sicuramente spiacevoli sorprese” conclude il responsabile del Centro Statistico di iFix-iPhone.com.

 

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Alla scoperta del Castello Poggio al Vento, in provincia di Siena

Siena, 17 luglio 2018 – Castello Poggio al Vento è un luogo impregnato di bellezza e tradizione e che deve molto alla famiglia Pruneti che, dagli anni Sessanta del secolo scorso, hanno creduto nella sua storia e hanno quindi restaurato la struttura rendendola disponibile agli ospiti che vogliono passare la loro vacanza respirando il Chianti.

Pauline Pruneti, storica dell’arte e guida fiorentina, insieme a Valentina Grandi, direttore tecnico di TBA Holidays, ci fanno scoprire le varie stanze del castello e aggiungono al tour della dimora aneddoti e ricordi che donano vita all’ambiante.

Il castello è situato su di una collina sulla riva destra della Pesa, in una posizione ottimale dal punto di vista strategico in quanto domina da un lato la Val di Pesa fino a Tavarnelle, dall’altro le colline del Chianti fino a Panzano.

La struttura, le sue porte e le sue mura risalgono ai tempi di San Giovanni Gualberto e apparteneva ai monaci di Badia che ne restaurarono il tetto nel 1179.

Successivamente gli abitanti del borgo Poggio al Vento decisero di ribellarsi ai monaci dell’abbazia e divennero un comune indipendente che eleggeva i propri consoli, in modo da non essere più sottoposti alla legge di Badia. Il padre di Pauline comprò la casa nel 1966, dopo che la struttura era rimasta abbandonata per diversi anni.

Il padre setacciò tutto il Chianti per cercare una casa rurale da comprare, trovando così il castello; Pauline ricorda quando accompagnava il papà per aiutarlo nei piccoli lavori di restauro prima della ristrutturazione completa.

La dimora è piena di ricordi d’infanzia e dimostra tutto l’impegno del padre prima e delle figlie dopo, per salvare un tale patrimonio artistico e culturale. Oltre il cortile d’ingresso c’è la sala da pranzo, che probabilmente era l’antico refettorio dei monaci – c’è infatti ancora il lavabo utilizzato dagli stessi per lavarsi le mani prima del pasto come previsto dalla tradizione rituale. Il focolare che domina la stanza è originale e perfettamente funzionante.

Il restauro è stato pensato da Pauline e l’architetto incaricato, così da conservarne la maggior parte delle caratteristiche originali: è infatti un immobile vincolato dalla soprintendenza ai beni monumentali e le modifiche sono quindi state limitate.

Le pareti per esempio sono a calci bianche, restaurate cercando di recuperare del materiale antico. Sono presenti all’interno della credenza i piatti Ginori, la più antica fabbrica di porcellana d’Italia, i quali sono una tradizione nelle dimore toscane.

La cucina ripristinata ha una finestra che si apre su un paesaggio meraviglioso che è rimasto quasi immutato nel corso dei secoli; è possibile ammirare la maggior parte del Chianti, i borghi di Panzano, Radda, Rignana e Sicelle con le loro riconoscibili le chiese e i casali, simboli della tradizione.

Attorno al castello ci sono anche numerosi vigneti, essendo il vino uno dei prodotti tipici del Chianti. Questa stanza è stata restaurata utilizzando vecchi marmi e non buttando via nulla nel perfetto stile fiorentino. I camini sono tutti utilizzabili e conservano al loro interno gli attrezzi di cottura per le carni. Molti strumenti della vita contadina sono stati conservati dai genitori di Pauline, come la pala per la farina e il setaccio.

Attraversando le bellissime porte restaurate si arriva in una delle camere da letto, dalla quale si assiste a un panorama stupendo della campagna toscana, alla quale è stato aggiunto un bagno adiacente al progetto originale con piastrelle di cotto smaltato prodotte da una bottega di artigianato nelle vicinanze della dimora.

Pauline ha chiamato la camera “Stanza delle Rondini”, perché durante il periodo di restaurazione era presente un nido di rondini sulle travi del soffitto che i muratori hanno tutelato fino alla nascita dei piccoli.

All’interno sono presenti mobili antichi e dell’artigianato fiorentino, come pure la collezione di stampe del padre di Pauline e le foto di famiglie. La stanza da letto vicina è soprannominata “Stanza del fico” o “Stanza della bomba”: durante la seconda guerra il soffitto era stato colpito da una scheggia di bomba e dallo spazio lasciato era cresciuta una pianta di fico che, quando il padre comprò la proprietà, aveva raggiunto anche il piano sovrastante.

Il bagno ha come peculiarità una doccia aperta, posizionata nel passaggio tra i sanitari e il resto della camera, per dare un senso di libertà e armonia tra gli spazi. Le serrature sono quelle originali, restaurate da un fabbro nelle vicinanze, le quali sono accompagnate da consistenti mazzi di chiavi che, come ricorda Pauline, stupiscono gli ospiti abituati a sistemi di chiusura moderni e facili da trasportare.

Il giardino è perfetto per rilassarsi mentre si approfitta del panorama dall’interno della piscina installata, per pranzare o cenare all’aperto e per far giocare liberi i bambini. Oltre il giardino sorge la cappella di Sant’Andrea, attualmente in fase di restaurazione ad opera della Scuola di Restauro Lorenzo de’ Medici.

L’affresco presente all’interno risale al 15° secolo ed è attribuito al pittore itinerante Filippo d’Antonio Filippelli, che visse a Badia e lavorò nella regione del Chianti. Le modifiche sono state apportate nel 1989 da Raffaello Soldani e riguardano ad esempio la cornice in stucco attorno all’affresco.

La cappella è consacrata e nel giorno di novembre dedicato a Sant’Andrea viene ospitata la messa celebrativa.

Un altro affresco è presente sulle pareti della chiesetta, ad opera probabilmente di Raffaellino di Garbo della scuola del Perugino all’inizio del Cinquecento.

La storia, la tradizione e l’arte che non può essere raccontata nei musei è presente ovunque in Italia.

TBA Holidays Tour Operator (www.tuscanybusinessagency.com), insieme ai proprietari promuove le dimore storiche d’Italia, come Castello Poggio al Vento, e ne trasmette il valore agli ospiti che le sceglieranno per il loro soggiorno.

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