“SPOLETO INCONTRA VENEZIA”: INTERVISTA ALLA SCULTRICE-PITTRICE MARIA PETRUCCI

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Le originali sculture in legno di Maria Petrucci sono in esposizione alle grandi mostre “Spoleto incontra Venezia”, curate da Vittorio Sgarbi con la direzione di Salvo Nugnes. Location della manifestazione il Palazzo nobiliare Falier, affacciato sul Canal Grande, a Venezia. Le opere d’arte rimarranno in esposizione dal 28 Settembre al 24 Ottobre 2014. Tra gli artisti in mostra nomi di spicco come Dario Fo, Josè Dalì ed Eugenio Carmi. Di seguito l’intervista all’artista.

D: Come nasce l’occasione di partecipare a questo importante evento espositivo?

R: Sono stata contattata e avevo già partecipato alla mostra “Spoleto Arte” curata dal Professor Vittorio Sgarbi.

D: È la prima volta che espone a Venezia?

R: Si, è la prima volta che espongo a Venezia, con mio dispiacere non l’ho mai vista.

D: Quali opere espone e quale orientamento tematico seguono?

R: Espongo l’opera “Raccoglitrici di Olive” testimonianza della fatica che facevano un tempo le donne nel raccogliere le olive in terreni impervi con le mani cotte dal freddo anche se piovigginava.

D: Quando e come è avvenuto il suo approccio al mondo dell’arte?

R: Nel ’72 avevo fatto qualche quadro per casa mia. L’ENAL (ente che aiutava i lavoratori) aveva organizzato un corso per fare la terza media e vi andai. Conobbi il segretario Roberto Tranchina al quale dissi che scrivevo poesie e che avevo iniziato a dipingere. Venne a casa mia a vedere quello che facevo e mi mostrò un catalogo dicendo: “Se lei mi fa questo genere di pittura tra sei mesi le faccio fare una mostra”. Io risposi: “A me non piace, non la faccio”. Dopo due mesi mi inviò il Bando del Concorso “L’Arte nel Tempo libero”. Presentai un quadretto dal titolo “Giardini pubblici”, superai la selezione provinciale, mi ammisero a quella nazionale di Brescia, e su 650 concorrenti mi assegnarono il 9° posto. Poi fu un successo dietro l’altro.

Invece sono arrivata alla scultura andando nella falegnameria del mio ex marito. I pezzi di legno che vedevo si animavano, mi mettevano molta inquietudine (non avevo mai sfogliato un libro d’arte né ero mai entrata in una galleria). A forza di insistere, perché temeva che mi tagliassi, mio marito mi portò a casa un pezzo di legno e uno scalpello. Scolpivo sulle ginocchia e dopo sei mesi venne alla luce una scultura dal titolo “Figura Artistica”. In quei giorni, su invito della gallerista Elvira Grilli, avevo in corso una mostra di pittura, misi in un angolo la scultura e la vide il critico mantovano Renzo Margonari. Mi lasciò un biglietto dove era scritto di smettere di dipingere ma scolpire, scolpire. Io seguii il consiglio. Avevo fatto solo quella scultura mentre con la pittura ero già apparsa su Sogno, la Donna Mantovana e altri giornali, per cui non capii l’importanza. Non gli detti ascolto anche perché da ignorante credevo che potesse interferire e non avrei potuto più fare ciò che volevo. Continuai a scrivere poesie, a dipingere, a scolpire, ad esporre, e a frequentare il mondo artistico mantovano dove ero molto apprezzata e ben voluta.

D: Un commento di riflessione in parallelo tra Spoleto e Venezia, come poli di eccellente portata, nella divulgazione dell’arte e della cultura, con fama internazionale?

R: Credo di non essere in  grado di rispondere, ma essendo due città famose a livello mondiale, seppur diverse, sono in grado ambedue di divulgare nel mondo la nostra Arte e la nostra cultura.

D: È compiaciuta di esporre accanto a illustri nomi del calibro di Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì e altri nomi di spicco del panorama contemporaneo?

R: Apprezzo molto questi illustri artisti. In più, avendo un museo nel mio piccolo ed essendo io stessa a divulgare quasi ogni giorno l’arte la cultura nel mondo, non posso che sentirmi onorata.

D: Se dovesse dare una breve definizione sul concetto di arte in generale? 

R: Essere se stessi e Amore…Amore…Amore…

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