Roma, 2 giugno 2020 – Il compositore Roberto Brambilla è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’ordine “al merito della Repubblica Italiana” per i benemeriti acquisiti nel campo delle arti.

Il compositore ha ricevuto il conferimento con decreto firmato dal Presidente Sergio Mattarella e su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte.

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Mattarella nomina il compositore Roberto Brambilla Cavaliere della Repubblica Italiana

Roma, 2 giugno 2020 – Il compositore Roberto Brambilla è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’ordine “al merito della Repubblica Italiana” per i benemeriti acquisiti nel campo delle arti.

Il compositore ha ricevuto il conferimento con decreto firmato dal Presidente Sergio Mattarella e su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte.

Un giusto riconoscimento al compositore livornese, residente da ormai oltre 15 anni nella città di Busto Arsizio, nella provincia di Varese, che per diversi anni è riferimento nel mondo di molte attività universitarie e concertistiche.

Abbiamo trovato l’occasione di intervistare l’artista.

  • Cavaliere Roberto Brambilla, come si sente dopo aver ricevuto questa prestigiosa onoreficenza?

Strano. Sono onorato e fiero di aver ricevuto un titolo così importante. La mia priorità è sempre stata scrivere, senza occuparmi troppo del resto; nelle mie priorità c’è sempre stata la scrittura delle partiture e guardare avanti. Questo conferimento mi ha permesso di vivere qualche ora riflettendo su ciò che ho fatto fino ad oggi e sulle responsabilità del futuro. Ma soprattutto mi conferma che sto facendo le cose per bene, che sono sulla strada giusta.

  • Sa che è uno dei più giovani compositori ad aver ricevuto questo titolo?

No. Lo scopro ora ma penso sia semplicemente un numero (il compositore ha oggi 44 anni). In effetti mi fa sorridere pensare di essere un giovane compositore. Molti importanti compositori non hanno vissuto così a lungo. Ho avuto insegnanti che hanno ricevuto titoli onorifici. Peter Maxwell-Davies, mi piace ricordarlo in questo momento, è stato nominato “Master of the Queen’s music” dalla Regina Elisabetta II ed è stato anche insignito del titolo
di “Sir”, un titolo simile a questo. Nessun paragone però, gli artisti si misurano dalle loro opere! I riconoscimenti sono un titolo di stima e rispetto che fanno piacere, anche se aumentano le responsabilità.

  • Perché?

Diventare Cavaliere al merito della Repubblica Italiana è certamente straordinario ma
questo implica che bisogna essere ancora più attenti verso il tessuto sociale, valorizzando con maggiore attenzione il bello e la positività della vita. Non è un titolo da mostrare con leggerezza ma un atto per adoperarsi a far crescere nelle persone un segnale di positività nella strada che percorrono, sostenere iniziative che possano aiutare le persone in difficoltà o promuovere nuove possibilità.

  • Lei ha lavorato spesso all’estero, molto più che in Italia.

Ho avuto più “fortuna” all’estero, è vero tuttavia come ha visto, anche in Italia si sono accorti che faccio parte di un grande meccanismo. E’ questo il punto su cui focalizzare l’attenzione. Fare del proprio meglio per il proprio Paese, anche a costo di doverlo fare all’estero.

  • Ma perché non è successo in Italia?

L’Italia è uno Stato con un’alta concentrazione di artisti, alcuni di loro sono molto, molto validi. Occorre essere molto preparati. La strada da percorrere è più difficile per questo motivo.
Grazie ai miei lavori nelle università estere, alle relazioni ed alle composizioni che ho scritto e grazie al fatto di avere avuto l’onore di essere eseguito da artisti di livello internazionale, ho avuto modo di essere accettato dalle accademie e ricercato dal pubblico. Recentemente ho cominciato a scrivere articoli tecnici per una rivista italiana musicale. Diciamo che sto facendo un po’ il percorso inverso. Va bene così, ognuno deve percorrere la propria strada.

  • Quali sono i prossimi programmi?

Mi è difficile dirlo. La malattia che sta attraversando i continenti in questo periodo ha già modificato e posticipato a date da definire molti impegni, ha completamente modificato le nostre vite. Avrei dovuto essere in USA e in Brasile tra poche settimane. Ora attendo di capire l’evoluzione. Anche la stessa cerimonia per il cavalierato ha subito ritardi. Mi sarebbe piaciuto trovare durante la cerimonia l’occasione per ricordare le vittime attraverso un concerto.

Avevo anticipato al nostro assessore della cultura la mia intenzione tuttavia la risoluzione di questa pandemia è molto più lenta delle previsioni che ho letto poche settimane fa e quindi tutto resta in attesa. Nel frattempo scrivo e insegno, è l’unica certezza.

E’ un momento difficile per tutti gli artisti. Se non c’è arte non c’è vita. Il suono è vita per molti.

  • Qual è la sua ultima composizione scritta?

Recentemente sono al lavoro su un pezzo per flauto, clarinetto, pianoforte, violino e violoncello. Conto di completarlo entro la fine del mese, ma tra gli ultimi lavori finiti, in fase di lavorazione dalla casa editrice BAM, ci sono un’antologia di pezzi per violino e pianoforte intitolata “Fogli d’album” ed una prima antologia di lieder scritti in stile intitolata “La persistenza della memoria”.

  • Titoli importanti tratti dalle arti figurative 

Noi testimoniamo il passato e lo proiettiamo verso il futuro.

E’ naturale citare e provare a sviluppare idee su opere che hanno dato così tanto all’umanità.

Vengo coinvolto non raramente dalle arti figurative, sono una propellente di domande per me. Mi è persino capitato di fare dialogare un quadro nei miei lavori. In “Paesaggi Contaminati”, un lavoro per pianoforte a quattro mani ed elettronica è il quadro “Paesaggi Contaminati” di Emanuele Gregolin a rispondere direttamente alle domande dei pianisti in una sorta di dialogo tra visibile ed invisibile. Questo ha reso il paesaggio incontaminato di Gregolin, per lui rappresentato dai mezzi di comunicazione, il paesaggio incontaminato tra l’espressione visiva e la percezione auditiva per me. Per me è assolutamente naturale percorrere questo
tipo di progetti.

L’uomo affonda le sue radici nell’arte e l’arte le affonda nello spirito dell’umanità.

Roberto Brambilla ha studiato composizione con il M° Alessandro Solbiati, il M° Adriano Guarnieri ed il M° Mauro Bonifacio. Si è perfezionato durante diverse masterclass internazionali con Mauro Bonifacio, Sir Peter Maxwell-Davies, Alessandro Melchiorre, Alessandro Solbiati ed Alvise Vidolin. Ha studiato Direzione d’Orchestra con il M° Renato Rivolta.

I suoi lavori sono stati eseguiti in Italia ed in Austria, Belgio, Bulgaria, Canada, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Olanda, Polonia, Portogallo, Spagna, Svizzera e USA da molti artisti del campo internazionale quali Alfonso Alberti, Irvine Arditti, MariaGrazia Bellocchio, Gesu Zefi, Thea Lobo, Eumi Ko e
sono stati trasmessi in RAI ed in diverse emittenti estere del panorama internazionale.

Ha vinto ed è arrivato in finale in innumerevoli concorsi internazionali.

In qualità di compositore è stato ospite in diversi Festival internazionali quali l’USF New Music Festival &
Symposium in USA, il Terroir New Music in USA, il Tallinn Day in Estonia, Suoni Inauditi e Microludi in Italia e i suoi lavori sono stati eseguiti al Parlamento Europeo, all’ Auditorium di Milano, a Villa d’Este, in varie sale dei Conservatori Italiani, alla Burgess Recital Hall ed in molti altri teatri.

Parte della sua musica è incisa in diversi album. Insegna composizione ed è docente in masterclass internazionali di composizione e partecipa in qualità di compositore ospite in attività di varie Università in tutto il mondo.

Scrive per la rivista italiana Guitar Club la rubrica “Esacordo”.
E’ edito da Bam music, TEM Edizioni Musicali e Warner/Chappell Music.

 

 

 

 

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