Dopo l’asportazione di un tumore lo scopo della chirurgia ricostruttiva è quella di restituire alla donna l’immagine di sé che l’intervento ha compromesso

Verona, 4  giugno 2025 - I progressi medico e scientifici nella cura del tumore del seno rendono sempre più forte l’esigenza di limitare l’impatto estetico e psicologico che l’asportazione chirurgica…

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Cancro al seno: ecco perché la ricostruzione è parte della cura

Dopo l’asportazione di un tumore lo scopo della chirurgia ricostruttiva è quella di restituire alla donna l’immagine di sé che l’intervento ha compromesso

Verona, 4  giugno 2025 - I progressi medico e scientifici nella cura del tumore del seno rendono sempre più forte l’esigenza di limitare l’impatto estetico e psicologico che l’asportazione chirurgica ha sulla vita della donna. Ne parla qui di seguito il dottor Pasquale Adilardi, Direttore della chirurgia plastica ricostruttiva della Clinica Domus Salutis di Legnago (Verona), e membro dello staff multidisciplinare di Oncogenoma.

“Quando parliamo di chirurgia plastica e ricostruttiva del seno, dopo un tumore, non ci riferiamo a un vezzo estetico, anche se chirurgia estetica e chirurgia plastica sono spesso confuse tra di loro. Nonostante le tecniche i materiali adoperati siano gli stessi, lo scopo dell’intervento ricostruttivo del seno è quello di restituire alla donna l’immagine di sé, che l’asportazione del tumore ha compromesso, conservando il più possibile l’aspetto del seno, la simmetria, la forma e il volume originario. Per questo oggi la ricostruzione mammaria è considerata uno strumento di cura a tutti gli effetti.

Di fronte al cancro la forza di volontà e il coraggio di ogni donna sono messe a dura prova, il seno, e infatti un potente simbolo di femminilità, nutrimento e sensualità. Per questo il recupero psicologico del percorso di guarigione è un aspetto fondamentale”, sostiene il Dr. Adilardi.

Intervento plastico ricostruttivo dopo la quadrantectomia e la mastectomia

“Le ricostruzioni non sono tutte uguali, e questo è un vantaggio che permette al chirurgo di adattarsi alla caratteristiche uniche di ogni donna. La scelta di una tecnica chirurgica rispetto ad un’altra dipende dal tipo di tumore e da quale intervento è stato fatto, poi dalle caratteristiche della paziente, e poi dalla necessità di successivi trattamenti come ad esempio la radioterapia.

Negli interventi conservativi come la nodulectomia o quadrantectomia non si asporta completamente la mammella, ma può capitare che il seno operato presenti una fossa o risulti leggermente più alto, più svuotato rispetto all’altro. In questi casi è possibile intervenire con la chirurgia plastica, per ripristinare la forma naturale iniziale.

Nel caso invece di mastectomia ovviamente il decorso cambia. Il seno è stato asportato completamente, per consentire la massima efficacia terapeutica di conseguenza anche le tecniche operatorie si adattano alla situazione”, continua il Direttore di Chirurgia Plastica della Domus Salutis di Legnago, Verona.

Le tecniche ricostruttive dopo l’asportazione del tumore

“Le metodiche di ricostruzione mammarie sono essenzialmente due:  quelle che prevedono l’impiego delle protesi e quelle che invece innestano materiale autologo.

Talvolta possono essere adoperati insieme, e in entrambi i casi l’obiettivo sarà quello di ottenere il risultato più naturale possibile, ricreando in modo fedele l’anatomia della mammelle, e cercando la piena simmetria tra i due semi.

Quando si utilizzano i tessuti autologhi, ossia quelli della paziente stessa, il volume della mammella può essere integrato con trasferimento di lembi muscolo cutanei da altre sedi del corpo, come l’addome o il dorso, pur utilizzando iniezione di adipe proveniente da cuscinetti di grasso con il lipofilling.

L’impiego dei tessuti autologhi determina solitamente una resa estetica migliore, perché fa assomigliare di più al seno ricostruito a quello sano, e rispetta i volumi naturali delle donne quando ingrassano o dimagriscono, cosa che ovviamente una protesi non fa.

Ma questa metodica ha una complessità maggiore per la durata tempi di degenza, e rischi di complicanze”, continua il Dr. Adilardi.

La possibilità di intervenire con la chirurgia plastica in contemporanea con l’asportazione del tumore

“La ricostruzione mammaria è parte integrante del processo di guarigione. Quando è possibile si preferisce ricostruire il seno già al momento dell’esportazione di un tumore, perché questo consente alla paziente di evitare un’ulteriore intervento in anestesia generale, e di vivere l’operazione con un migliore impatto psicologico, facilitando il processo di adattamento alla malattia.

Quando la ricostruzione immediata non fosse possibile bisognerà attendere alcuni mesi nei casi in cui sono necessarie le terapie oncologiche, e l’intervento sarà rimandato al termine del trattamento”.

Risvegliarsi con un seno nuovo dopo un tumore

“Per una donna non è facile affrontare una malattia oncologica, perché lo stress è notevole, visto che la mammella è un organo dal forte valore simbolico.

Per questo risvegliarsi dall’intervento con un seno nuovo, simile all’altro per forma e volume, può avere un effetto positivo sul benessere generale della donna, e per questo può  essere di grande aiuto per la guarigione”, conclude il Dr. Pasquale Adilardi.

 

Ricostruzione seno, tumore, cancro

Il Dr Adilardi Pasquale, Direttore U.O.Chirurgia Plastica Domus Salutis Legnago Il Dr. Adilardi Pasquale, Direttore U.O.Chirurgia Plastica Domus Salutis di Legnago (Verona)

 

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