Milano, 11 marzo 2021 – Da un anno, ormai, la maggior parte delle imprese italiane hanno imparato a misurarsi con lo smart working. Dapprima si è trattato di pura improvvisazione. Con il passare dei mesi, però, il lavoro a distanza è diventato sempre più un processo regolato e pianificato. Ed è stata propria la ricerca…

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Lavoro agile: non solo smart worker, servono anche smart manager

Milano, 11 marzo 2021 – Da un anno, ormai, la maggior parte delle imprese italiane hanno imparato a misurarsi con lo smart working. Dapprima si è trattato di pura improvvisazione. Con il passare dei mesi, però, il lavoro a distanza è diventato sempre più un processo regolato e pianificato. Ed è stata propria la ricerca di una maggior efficacia nel lavoro a distanza a sottolineare il fatto che il lavoro da remoto emergenziale in realtà non è vero smart working: affinché si possa effettivamente parlare di quello che la legge italiana definisce “lavoro agile” è infatti necessario assicurare maggiore libertà al dipendente. Non basta insomma il lavoro da casa per fare uno smart worker servono anche orari flessibili e strumenti digitali avanzati per facilitare il lavoro al di fuori dell’ufficio.

Ma non solo: come sottolinea Carola Adami, CEO di Adami & Associati, per rendere davvero possibile ed efficace lo smart working è necessario poter contare su dei manager altrettanto “smart”.

«Durante il lockdown del 2020 abbiamo assistito a un lavoro a distanza imposto, e non liberamente scelto dalle aziende o dai dipendenti» spiega l’head hunter «mentre oggi si parla di un processo più ragionato, in cui è effettivamente possibile ripensare al metodo di lavoro aziendale. I primi a dover cambiare passo da questo punto di vista sono i manager, i quali devono essere in grado di gestire in modo efficace i propri team anche da remoto. Per raggiungere questo obiettivo il cosiddetto smart manager deve riuscire ad allenare la squadra a lavorare per obiettivi e per risultati, sostituendo i vecchi schemi fatti di orari e di mansioni graniticamente definite».

Il passaggio più delicato, sottolinea l’head hunter, potrebbe essere «quello di equilibrare in modo corretto il controllo della persona con quello dei risultati, lavorando sul rapporto di fiducia con i sottoposti».

Gestire questo nuovo modello di lavoro, per i manager, significa controllare il proprio team in modo differente, imparare a delegare più di quanto fatto in passato, e impegnarsi a mantenere il contatto continuo con tutta la squadra, attraverso chiamate individuali o meeting di pianificazione, fondamentali in caso di assenza fisica.

«Ai manager, al giorno d’oggi e in un contesto come quello che stiamo imparando a conoscere, sono richieste ulteriori soft skills, e in particolare una marcata capacità di adattamento» sottolinea Carola Adami, aggiungendo «chi è chiamato a gestire un team in questo mondo sempre più digital e dinamico deve essere capace di avere una visione d’insieme e, nel medesimo momento, essere in grado di analizzare il dettaglio, mantenendo sempre il proprio focus pur all’interno di uno scenario frammentato».

 

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