Milano, 10 gennaio 2020 - Come ha confermato ancora una volta l'ultima nota trimestrale dell'Istat, pubblicata a metà dicembre e relativa al terzo e quarto trimestre del 2019, la situazione occupazionale italiana è in continuo, seppur lievissimo, miglioramento.

Di fronte a dei dati interni che mostrano una pallida ripresa, non si può trascurare il paragone con gli altri Paesi. Guardando ai dati Eurostat, per esempio, si scopre che solo Grecia e Spagna fanno di peggio per quanto riguarda la disoccupazione.

Guardando a un panorama generale che di certo non brilla, con un’uscita totale dalla crisi economica che tarda ad avverarsi, è strano scoprire che ci sono tante, tantissime aziende che riscontrano grosse difficoltà nel trovare personale.

Eppure è proprio così: il gap tra domanda e offerta è particolarmente ampio per dei profili specifici, tra i quali si riconoscono soprattutto le figure IT e digital, insieme ad altri profili come gli ingegneri e i professionisti chimici.

L'area IT italiana, del resto, è da anni particolarmente vivace, con aziende affermate alla ricerca di nuovi talenti e giovani startup che faticano a trovare i profili digital necessari.

«Guardando ai numeri nazionali relativi alla disoccupazione si fatica a crederlo, ma è esattamente così: il disallineamento tra domanda e offerta riguarda quasi il 40% delle professioni a elevata specializzazione» spiega Carola Adami, fondatrice e CEO della società di ricerca e selezione del personale Adami & Associati, che sottolinea «ormai da anni il mismatch tra domanda e offerta di lavoro nel campo IT è tra i problemi più scottanti per le aziende del settore ITC».

«Per le aziende diventa doppiamente importante, in questo scenario, mettere in campo le migliori strategie per attirare i migliori talenti presenti sul mercato, così da poter contare sulle competenze necessarie e da non lasciare queste skills in mano ai competitors» spiega l'head hunter.

Numeri alla mano, la ricerca di figure IT si concentra soprattutto nel settentrione, e in particolar modo in Lombardia, dove sono in continua crescita le domande di personale esperto in Information Technology, in primo luogo da parte di aziende del settore ICT, e quindi del settore dei servizi.

A colmare almeno in parte il mismatch c'è certamente un numero crescente di laureati IT, ma si è ancora molto lontani dal poter affermare che le università italiane preparano un numero di laureati tale da soddisfare le esigenze delle aziende: «ad oggi, confrontando il numero annuale di nuovi laureati in discipline informatiche e le parallele ricerche di personale specializzato, si scopre un gap che si aggira tra i 4.000 e gli 8.000 laureati» spiega Adami.

Non deve stupire che, di fronte a questa diffusa difficoltà di reperimento, le retribuzioni IT continuino a salire, con aumenti che si staccano in modo netto da quelli relativi agli altri settori.

È così che la retribuzione annua lorda del Data Scientist supera in molti casi i 50.000 euro, così come quella, per esempio, del Big Data Engineer, dove per i Cloud Architect è possibile arrivare fino ai 70.000 lordi annui.

 

 

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Aziende a caccia di informatici e esperti digitali, ma non se ne trovano

Milano, 10 gennaio 2020 - Come ha confermato ancora una volta l'ultima nota trimestrale dell'Istat, pubblicata a metà dicembre e relativa al terzo e quarto trimestre del 2019, la situazione occupazionale italiana è in continuo, seppur lievissimo, miglioramento.

Di fronte a dei dati interni che mostrano una pallida ripresa, non si può trascurare il paragone con gli altri Paesi. Guardando ai dati Eurostat, per esempio, si scopre che solo Grecia e Spagna fanno di peggio per quanto riguarda la disoccupazione.

Guardando a un panorama generale che di certo non brilla, con un’uscita totale dalla crisi economica che tarda ad avverarsi, è strano scoprire che ci sono tante, tantissime aziende che riscontrano grosse difficoltà nel trovare personale.

Eppure è proprio così: il gap tra domanda e offerta è particolarmente ampio per dei profili specifici, tra i quali si riconoscono soprattutto le figure IT e digital, insieme ad altri profili come gli ingegneri e i professionisti chimici.

L'area IT italiana, del resto, è da anni particolarmente vivace, con aziende affermate alla ricerca di nuovi talenti e giovani startup che faticano a trovare i profili digital necessari.

«Guardando ai numeri nazionali relativi alla disoccupazione si fatica a crederlo, ma è esattamente così: il disallineamento tra domanda e offerta riguarda quasi il 40% delle professioni a elevata specializzazione» spiega Carola Adami, fondatrice e CEO della società di ricerca e selezione del personale Adami & Associati, che sottolinea «ormai da anni il mismatch tra domanda e offerta di lavoro nel campo IT è tra i problemi più scottanti per le aziende del settore ITC».

«Per le aziende diventa doppiamente importante, in questo scenario, mettere in campo le migliori strategie per attirare i migliori talenti presenti sul mercato, così da poter contare sulle competenze necessarie e da non lasciare queste skills in mano ai competitors» spiega l'head hunter.

Numeri alla mano, la ricerca di figure IT si concentra soprattutto nel settentrione, e in particolar modo in Lombardia, dove sono in continua crescita le domande di personale esperto in Information Technology, in primo luogo da parte di aziende del settore ICT, e quindi del settore dei servizi.

A colmare almeno in parte il mismatch c'è certamente un numero crescente di laureati IT, ma si è ancora molto lontani dal poter affermare che le università italiane preparano un numero di laureati tale da soddisfare le esigenze delle aziende: «ad oggi, confrontando il numero annuale di nuovi laureati in discipline informatiche e le parallele ricerche di personale specializzato, si scopre un gap che si aggira tra i 4.000 e gli 8.000 laureati» spiega Adami.

Non deve stupire che, di fronte a questa diffusa difficoltà di reperimento, le retribuzioni IT continuino a salire, con aumenti che si staccano in modo netto da quelli relativi agli altri settori.

È così che la retribuzione annua lorda del Data Scientist supera in molti casi i 50.000 euro, così come quella, per esempio, del Big Data Engineer, dove per i Cloud Architect è possibile arrivare fino ai 70.000 lordi annui.

 

 

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