Arriva Certyclick, l’App per la certificazione legale di video e foto

Brescia, 30 maggio 2022 – A partire dalla mezzanotte del 23 giugno sbarca negli Store Apple e Google Play, Certyclick, l’unica e innovativa App che permette di documentare col proprio smartphone una qualsiasi situazione o avvenimento, dandogli valenza legale.

A chi si rivolge Certyclick

L’App è stata sviluppata per dare supporto a una lunga serie di professionisti ed enti: dal costruttore edile al perito forense, dall’amministratore di condominio all’operatore in ambito medico, sono molteplici i settori interessati alle funzionalità di Certyclick. È la soluzione ideale anche per il privato cittadino che si trovi nella condizione di dover portare delle evidenze legalmente valide a propria difesa, in sede di contenzioso.

Come funziona Certyclick

Certyclick funziona grazie alla tecnologia Blockchain e in conformità alle norme europee per l’acquisizione e gestione di dati digitali: ad ogni immagine o video viene assegnato un “Codice Sigillo” alfanumerico in tempo reale, che permette di registrare immagini e video in modo sicuro e immutabile.

Certyclick dispone anche di una piattaforma gestionale dei progetti, archivia le foto e i video in modo sicuro in un Cloud criptato e invia automaticamente all’indirizzo dell’utilizzatore un messaggio di Posta Elettronica Certificata, contenente l’Attestato di Certificazione con tutti i dettagli della foto o video registrati.

L’applicazione Mobile identifica coordinate GPS, luogo, ora, unitamente a molti altri dati, come l’identificativo del dispositivo utilizzato e dell’utente.

Con Certyclick, l’ultima novità firmata Vision Srl di Ferrari Solutions, la tecnologia si mette al servizio del professionista, del privato, della pubblica amministrazione e degli enti, oltre a fornire al giudice gli strumenti necessari per determinare in modo oggettivo fatti ed eventi.

Per maggiori informazioni sulle funzionalità dell’App basta visitare il sito www.certyclick.com.

 

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Dati di contatto:

Vision s.r.l.

Via Cipro, 1 – 25124 Brescia (Bs) Tel. 030 221933292

Mail: info@certyclick.com

Ufficio stampa:

Sgaravato srl

Via A. Meucci, 2 – I-37135 VERONA

Cell. +39 342 3873948

Tel. 045 8205050 – Fax 045 585000

promotion@sgaravato.it

www.sgaravato.it

iPhone, arriva il software spia

Per gli iPhone 12, 11 e X arriva il software spia, che permette di monitorare e controllare i telefoni su cui è installato

Roma, 8 aprile 2022 – Per gli iPhone 12, 11 e X è stato rilasciato un  software di sorveglianza preinstallato, che permette di spiare i telefoni su cui è installato.

Il software è opera di Extra Large, che dopo anni di pausa riprende ad installare quindi dei software spia sugli iPhone 12, 11 e X con piena funzionalità per la cattura delle chiamate voce, delle chat e di altri dati come le posizioni GPS e l’audio ambientale.

La società è ben nota nei settori delle telecomunicazioni sicure, della sorveglianza e contro sorveglianza, nei sistemi di supporto all’intelligence e fornisce enti pubblici e privati da quasi un ventennio.

Cosa spia il software di sorveglianza sugli iPhone

Il software spia che può essere installato sugli iPhone è capace di ottenere e registrare informazioni riguardo le chiamate, chat, SMS, audio ambientale, posizione GPS, che vengono salvate automaticamente su un pannello web riservato, in modo da risultare completamente nascosto all’utilizzatore dell’iPhone. Il software dispone inoltre anche della chiamata di ascolto ambientale in diretta.

Per le App meno conosciute e per tutte le applicazioni di interesse che non vengono catturate in modo nativo, il software dispone infine anche della funzione di cattura di screenshot ogni qualvolta l’applicazione viene aperta e utilizzata.

Per avere tutti i dettagli su cosa può fare il software spia installato da Extra Large sugli iPhone rimandiamo al sito internet www.intercettazioni.biz/iPhone.htm.

 

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Per interviste ed informazioni:

info@intercettazioni.biz
+393357347282

 

 

 

 

Disabilità: come relazionarsi, ascoltare e intercettare i bisogni dei disabili

Roma, 25 gennaio 2022 – Chiunque si occupi di persone con disabilità deve possedere caratteristiche, doti comportamentali e peculiarità personali non comuni: cordialità, per la maggior capacità comunicativa che essa comporta; relazionalità, in mancanza della quale non è possibile ottenere nessun risultato; pazienza, indispensabile per potersi prendere cura di persone con problemi più o meno gravi e più o meno evidenti; costanza, per essere in grado di sopportare meglio le inevitabili crisi di un lavoro pratico operativo che non sempre è ripagato da risultati evidenti; amore, perché senza amore non possiamo fare nulla in campo educativo.

La persona empatica riesce a riconoscere le emozioni dell’interlocutore come se fossero le proprie.
E’ importante inoltre il saper applicare strategie di gestione dello stress, delle pressioni esterne, dei momenti di fragilità, di incertezza, di rabbia e aggressività, che possono spesso insorgere nella persona con disabilità, attraverso la vicinanza, la relazione amichevole, l’accettazione e il contenimento delle emozioni negative, dei momenti di rabbia, irritabilità e demotivazione.

“Per l’instaurarsi di una solida relazione positiva, sia sicuramente utile anche una grande capacità di empatia”, spiega Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”.

“E’ consigliabile poi condividere non solo i valori, ma anche i momenti di divertimento e di entusiasmo. Attraverso questi strumenti possono quindi essere “intercettati” i bisogni dell’altro, anche quelli non apertamente espressi. Questo avviene quando si è entrati in una connessione relazionale profonda, ove vi sia fiducia reciproca”, continua Lanari.

A volte adottare certi comportamenti e atteggiamenti può rappresentare una scelta consapevole, frutto di pensiero e riflessione; in altri casi è la messa in pratica di uno stato interiore, di una predisposizione personale d’animo, attuata in modo del tutto inconsapevole e spontaneo. Ecco perché a volte ci troviamo a nostro agio in una situazione relazionale e altre volte avvertiamo delle difficoltà.

É importante perciò considerare che la maggior parte delle persone con disabilità possiede un vissuto spesso violentemente traumatico, che può condizionare la stabilità dei comportamenti relazionali. Se da un lato può esserci una sensibilità e una saggezza più elevate, acquisite dopo il superamento dei vissuti traumatici e deprivanti, dall’altro ci si può aspettare l’insorgenza di improvvisi momenti di fragilità e incertezza, che possono spesso sfociare in insofferenza, instabilità e aggressività.

La dr.ssa Manuela Chiodetti, psicologa del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”, afferma che “fondamentale può  rivelarsi il poter contare su una relazione positiva con una figura di riferimento”.

Attraverso la figura dell’assistente vi è il superamento dell’esigenza di aiuto limitata ai bisogni primari, e quindi:

– una focalizzazione di aspirazioni, desideri e interessi che erano stati repressi
– il conseguente incremento di attività
– una maggiore opportunità di socializzazione e il miglioramento della vita di relazione
– una rivisitazione dei rapporti con i familiari soprattutto se conviventi
– una riappropriazione dei ruoli: nella vita di coppia, o come genitori con disabilità che possono
occuparsi dei propri figli o come adulti con disabilità in grado di occuparsi dei propri genitori anziani,
ecc.
– una diminuzione di stati di depressione, isolamento ed esclusione
– un miglioramento dell’autostima, dell’umore e della qualità della vita
– la possibilità di accesso al mondo lavorativo, all’istruzione, allo sport e al divertimento.

L’assistente, il familiare o più in generale la figura significativa che si prende cura della persona con disabilità, ha comunque il diritto ad un addestramento finalizzato al potenziamento delle proprie abilità relazionali.

Per questo il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”, grazie alla sua rete professionale di 373 Psicologi, ha deciso di offrire un aiuto finalizzato a relazionarsi, ascoltare e intercettare i bisogni delle persone con disabilità.

Il sostegno é offerto in tutte le regioni italiane e in 22 paesi esteri (Regno Unito, Francia, Hong Kong, Messico, Russia, Argentina, Grecia, Kenya, Ghana, Mozambico, Brasile, Portogallo, Serbia, Romania, Bulgaria, Egitto, Giordania, Pakistan, Azerbaijan, India, Spagna, Svizzera).

Per contattare il servizio, offerto in 27 lingue, basta chiamare il n. 06 2279 63 55 o al n 331 8206 575, o
collegarsi al sito www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

 

 

È il Metaverso la nuova frontiera culturale per le imprese

Milano, 21 gennaio 2022 – Il 2022 si apre con la parola chiave che più di altre rappresenta lo scenario culturale del presente e del prossimo futuro. La nuova sfida per le imprese digitali italiane e per tutte quelle che vogliono stare al passo con i cambiamenti accelerati dalla pandemia e dal progresso globale è già partita.

Il Metaverso, un’universo nell’universo, è l’evoluzione estrema di internet e della realtà virtuale costituita dai social, potenziata attraverso l’applicazione di tecnologie digitali e immersive come i videogiochi, la realtà aumentata, il 3D, le monete virtuali, videoconferenze e shopping online.

In sostanza un nuovo mondo parallelo in cui sarà possibile fare virtualmente esperienze che facciamo nella vita reale vivendo un grado di coinvolgimento attivo ed emozionale, capace di generare sensazioni e percezioni come quelle reali o addirittura amplificate. Con la differenza che si tratta di un mondo che non ha confini, né barriere all’accesso, dove le persone possono incontrarsi e condividere in modo nuovo sapere, lavoro, divertimento, emozioni compiendo azioni che incidono sulla realtà.

A cercare un’origine nella scienza il Metaverso è la versione virtuale del Multiverso. Secondo la fisica teorica e la meccanica quantistica il Multiverso è un concetto basato sull’ipotesi che possano esistere universi paralleli al di fuori della nostra dimensione spazio-temporale. Il concetto ha però radici filosofiche antiche che risalgono agli atomisti, che furono rilanciate dopo la rivoluzione copernicana e che hanno avuto in Giordano Bruno, nel XVI secolo, il precursore del concetto più moderno di multiverso.

Se la scienza, da un lato, è molto divisa sulla teoria di possibili dimensioni parallele o “bolle”, la fantascienza, la cinematografia, la comunicazione digitale ne parlano da tempo e ci hanno abituato a viaggi nel tempo e ad interazioni con mondi diversi dal nostro dove spazio e tempo sono replicabili all’infinito e dove il nostro alter ego, un avatar dotato di strumenti superiori e potenziati, è in grado di fare più esperienze in meno tempo e di trarre da esse vantaggi superiori a quelli possibili nella vita reale.

 

Il Metaverso nel digitale

Il Metaverso nel digitale è dunque la nuova frontiera del progresso. Il cambiamento è già stato avviato di recente da Facebook, che ha cambiato anche il marchio delle sue piattaforme social appunto in “Meta”, ed è in parte sperimentabile in videogiochi di ultima generazione come Minecraft o Roblox. Noti marchi della moda come Adidas o Gucci stanno già lavorando sul Metaverso perché arricchisca l’esperienza della moda e dello shopping virtuale. E lo stesso stanno facendo prestigiosi marchi automobilistici, imprese dell’I-tech, dell’IT e brand di ogni tipo che vedono nel Metaverso un nuovo, presto indispensabile, modo per promuoversi e progredire nel business.

Il Metaverso nell’education per potenziare e democratizzare l’apprendimento: l’esperienza di Monica Perna

Uno dei settori nei quali certamente il Metaverso prospetta i più importanti vantaggi è quello dell’Education e del live streaming.

Ne abbiamo parlato con Monica Perna, CEO di un’impresa digitale, antesignana delle dinamiche di quel mondo parallelo senza frontiere per il quale non tutti ancora sono pronti.

“La didattica, oggi, non può più basarsi su vecchi ed obsoleti schemi tanto nei metodi di insegnamento quanto nel modo in cui studiare.”Così parla Monica Perna, english coach ed imprenditrice digitale brianzola che dopo aver fondato la sua English Academy a Milano è volata, nel 2019, verso Dubai, la smart city preferita dalle multinazionali del settore Tech, IT e dell’Education, avanguardia del Metaverso e delle sue più avanzate applicazioni.

“Nell’ambiente futuristico ed innovativo di Dubai ho avuto modo di perfezionare quanto già avevo avviato in Italia ossia un nuovo metodo didattico capace di massimizzare memoria e risultati per permettere a tutti di accedere allo studio senza limiti di spazio e di tempo e con un vantaggio anche sul piano dei costi. Il contributo delle tecnologie tipiche del Metaverso può fare la differenza nel modo in cui l’apprendimento avviene e nella qualità dei risultati che esso può produrre. Esperienze immersive, interattive, dinamiche e coinvolgenti sono nel mio programma al centro di un metodo che punta, grazie ad un mix di tecnologia e realtà virtuale, a cambiare il modo di studiare trasformandolo in un’esperienza potenziata ed emozionale. L’accesso all’educazione attraverso l’e-learning, che fino a poco tempo fa era visto con diffidenza dalla didattica tradizionale, è oggi la nuova frontiera di un sapere più accessibile ed in definitiva più democratico. Tutti devono poter studiare, dove e quando sia loro possibile e tutti devono essere messi in condizione di sfruttare il loro massimo potenziale”.

È sulla base di queste premesse che l’imprenditrice brianzola, CEO a Dubai della Auge International Consulting, Impresa di educazione ed alta formazione, ha ideato un nuovo metodo didattico  chiamato Metodo AUGE (come la sua impresa) che, come nel concetto di Metaverso, applica all’insegnamento della lingua inglese l’uso di lavagne virtuali, live streaming di gruppo, contenuti animati, viaggi studio virtuali, conversazioni con madrelingua inglesi provenienti da diverse parti del mondo, tecniche di memorizzazione rapida applicate a grafiche e contenuti animati che sfruttano la dimensione social per incentivare l’apprendimento cooperativo e la motivazione.

“Il Metaverso è già il presente – aggiunge Monica Perna – la mia impresa lavora da anni alla didattica del futuro e ad una migliore esperienza dell’apprendimento. Quando poi si tratta di imparare una lingua come l’inglese, indispensabile oggi per tutti, il percorso deve essere all’altezza delle nuove esigenze e stili di vita. Soprattutto, come un mondo parallelo, deve entrare a far parte della vita di una persona in modo reale, costante, esperienziale ed immersivo. Il potenziale di un metaverso dell’education può produrre risultati oltre le aspettative ed è per questo che auspico che imprese, istituzioni ma anche scuole e famiglie siano presto pronte ad accogliere un cambiamento in atto che nei prossimi anni diventerà realtà”.

 

 

 

 

Monica Perna, English Coach e CEO di Auge International Consulting

Green Pass sui mezzi pubblici: arrivano i sistemi di controllo automatici

In ogni città i controllori dei mezzi pubblici sono molto pochi, e si sta pensando all’installazione di sistemi di controllo automatici del Green Pass su bus, treni e metropolitane

Roma, 3 dicembre 2021 – Dal 6 dicembre prossimo scatterà l’estensione del Green Pass su tutti i mezzi di trasporto locale, regionale e interregionale, con estensione dell’obbligo rispetto ai soli viaggi su mezzi di lunga percorrenza (come aerei, navi, treni Intercity e Alta Velocità, corriere funivie, cabinovie, impianti sciistici).

Solo pochi giorni fa si è svolta una riunione al dicastero dell’Interno tra il ministro Lamorgese, prefetti e questori dei capoluoghi di regione e i vertici delle forze di polizia, il cui nodo cruciale è stato proprio il controllo del Green Pass nei trasporti locali.

Le ‘ispezioni‘ si annunciano “a campione” e i sindacati di categoria già paventano il caos, salvo una marcata riorganizzazione e un disegno mirato sui controlli, evidenziando anche il problema legato ai rischi di aggressione.

Ma soprattutto resta ancora da chiarire nelle prossime ore come e quali forze saranno messe in campo per i controlli sui mezzi del trasporto pubblico locale. Il problema però è che i  controllori l preposti alla verifica del titolo di viaggio sono pochi.

Basti pensare che a Roma l’Atac ha a disposizione solo 250 controllori in tutta la città su 350mila passeggeri che ogni giorno prendono la metro e 200mila il bus.

L’Arst, azienda di trasporto regionale della Sardegna, ha 40 controllori per 4mila corse e senza un aiuto da parte del governo la verifica del green pass sarebbe infattibile.

Prr ovviare ua questo problema una nota del Ministero dell’Interno specifica che «in base alla nuova normativa, ai prefetti è stato chiesto di mettere a punto dispositivi dedicati per i controlli sugli utenti del trasporto pubblico locale con modalità condivise con le aziende di servizio nell’ambito dei comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica».

“La soluzione ideale è consentire a ogni utente la verifica in autonomia della validità del proprio Green Pass con il lettore automatico”, dichiarano i responsabili di Eter Biometric Technologies (www.eter.it), che dall’inizio della pandemia  ha proposto una gamma di soluzioni speciali per facilitare ogni tipo di attività nelle riaperture, nella massima sicurezza.

Tra le soluzioni che saranno installate sui bus dalla società è ETE GR BUS, il lettore automatico di Greenpass che può essere installato sui  mezzi di trasporto pubblici come autobus, treno e metropolitana, oltre che mezzi privati come i taxi.

In pochissimi istanti sarà possibile verificare la validità della certificazione verde e, contestualmente, del titolo di viaggio (per es. biglietto dell’autobus, della metro ecc.).

Una tecnologia progettata con materiali ignifugo, antipolvere, antiurto, antistatico e antiolio, proprio per essere adatto ad ogni ambiente, in modo da assicurarsi che tutti i passeggeri siano autorizzati all’uso dei mezzi.

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Per maggiori informazioni contattare l’email  marketing@eter.it

ETE GR BUS: il sistema di verifica del Green Pass per mezzi pubblici.

Coronavirus: vaccinare i bambini serve davvero?

Roma, 18 novembre 2021 – Dopo un’anno di vaccinazione anti covid, che in Italia è arrivata a coprire quasi l’80% della popolazione, si è giunti a loro, i bambini.

L’AIFA si esprimerà infatti il 29 novembre prossimo sulla somministrazione dei vaccini nella fascia di età 5-11 anni, e verosimilmente si ritiene la risposta sarà positiva, dando il via a politiche vaccinali dei governi europei anche in questa fascia di età.

I “cuccioli” degli umani molto probabilmente quindi potranno essere vaccinati a partire dal mese di dicembre.

Ma servirà veramente vaccinare i più piccoli, visto che fino ad oggi sono stati “salvati” dagli effetti gravi del Covid?

A rispondere a questa domanda ci ha provato Panagis Polykretis, Biologo, PhD in Biologia Strutturale, attualmente in forze presso l’Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara”, del CNR italiano (www.researchgate.net/profile/Panagis-Polykretis), con un’analisi pubblicata sulle pagine de L’indipendente (www.lindipendente.online), basata su decine di studi scientifici.

Il ricercatore non può essere annoverato tra i cosiddetti no-vax, visto che lui è assolutamente a favore delle vaccinazioni.

Per questo prova, con l’analisi degli studi pubblicati, a rispondere in modo obiettivo a delle domande fondamentali su cui si basano tutte le tesi a favore delle vaccinazioni anti covid in atto.

Innanzitutto Polykretis parte da una premessa, cercando di rispondere a 3 domande fondamentali: 1) il metodo secondo cui si stanno calcolando le morti associate al covid, 2) i trials clinici che hanno permesso a Pfizer di ottenere l’autorizzazione per uso di emergenza dalla FDA, 3) le reazioni avverse che si sono verificate negli USA in seguito alla vaccinazione di massa.

A conclusione dell’analisi il biologo pone quindi forti dubbi sul fatto di vaccinare i più giovani, soprattutto in vista del rapporto rischi-benefici, che nel caso di bambini ed adolescenti vede pendere il piatto dalla parte dei rischi.

Per l’analisi completa di Panagis Polykretis rimandiamo all’articolo pubblicato su L’Indipendente alla pagina www.lindipendente.online/2021/11/16/vaccini-anti-covid-sui-bambini-cosa-dice-unonesta-analisi-degli-studi-scientifici.

 

Guarire dagli attacchi di panico: quando la paura non fa più paura

Roma, 3 novembre 2021 – Sembra che siano circa 10 milioni gli italiani che hanno vissuto almeno una volta nella vita l’esperienza di un attacco di panico. Un evento che per molti per fortuna rimane isolato, mentre per altri può trasformarsi in un vero e proprio disturbo.

Ma in cosa consiste esattamente l’attacco di panico?

Molti lo descrivono come “sensazione di morire”. Infatti è una sensazione improvvisa, rapida, che si esaurisce spontaneamente, ma lascia completamente devastati. La manifestazione è soggettiva, ma i sintomi più comuni sono fame d’aria, battito accelerato, bocca secca, vertigini, immobilità degli arti e talvolta di tutto il corpo. La maggior parte delle persone colpite da un attacco di panico realizza di averlo avuto solamente dopo essere state al pronto soccorso e aver scongiurato un attacco cardiaco. Ed è dopo aver realizzato di aver avuto un attacco di panico che si insinua la paura costante di rivivere quella sensazione di impotenza, quella sensazione di “morte” imminente.

Al riguardo Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico Roma Est, afferma che “consapevoli della sofferenza collegata al panico, abbiamo scritto il libro “Vincere gli attacchi di panico: istruzioni per l’uso”, per aiutare le persone ad utilizzare il panico, paradossalmente per migliorare la propria qualità di vita”.

Nello specifico Francesca Mero, psicologa del Pronto Soccorso Psicologico Roma Est, ci ricorda che “per affrontare il panico le persone mettono in atto quelle che in Terapia Breve Strategica vengono chiamate le Tentate Soluzioni”.

Le Tentate Soluzioni più utilizzate sono:

1) Evitare tutto ciò di cui si ha paura;

2) Chiedere aiuto e rassicurazione;

3) Di fronte alla sensazione di paura si tende a voler controllare le proprie reazioni, finendo però per perderne il controllo.

Queste tentate soluzioni però portano sempre a un fallimento. Infatti le persone iniziano ad evitare tutto ciò che le spaventa in via preventiva, per non sentire quella sensazione di ansia e paura, ma più si sommano gli evitamenti e più la paura cresce. Questo perché mettendo in atto gli evitamenti, si invia a se stessi il messaggio di non essere in grado di affrontare le situazioni e il senso di incapacità fa crescere la paura.

Chiedendo aiuto e rassicurazione agli altri, queste persone continuano a confermare a se stesse la propria incapacità, fino a diventare davvero incapaci di affrontare innumerevoli situazioni.

Dopo aver avuto uno o più attacchi di panico, ci si spaventa delle reazioni incontrollate del proprio corpo, così si inizia a cercare di controllare queste reazioni. Ma più si cerca di controllarle e più se ne perde il controllo, fino a mandare in tilt il meccanismo psicofisiologico e a generare così un nuovo attacco di panico.

Si inizia quindi ad avere un timore preventivo delle reazioni del proprio organismo si fronte a situazioni che queste persone considerano una minaccia. Questo timore porta, quindi, a limitare sempre più le proprie azioni e i propri spazi vitali.

Si sbaglia quando si definisce l’attacco di panico semplicemente come una forte paura. È il risultato di una costruzione lenta e complessa che può durare anche per sempre. In senso figurato la persona è come incastrata dentro la tela di un ragno. Spesso le persone che soffrono del disturbo da panico hanno una buona consapevolezza del problema e delle cause di questo, ma vi è un’incapacità nel fare qualcosa di diverso.

Grazie alla psicoterapia si può davvero guarire da tutto questo e liberarsi dalla ragnatela della paura. Vengono utilizzati specifici protocolli di intervento per gli attacchi di panico, si usano stratagemmi per modificare o eliminare le tentate soluzioni che alimentano la paura patologica e il panico.

Avviene una vera e propria esperienza emozionale correttiva e mediante esperienze guidate, si aiuta la persona a costruire capacità individuali che permettono di gestire il problema per superarlo ed eliminarlo per sempre.

È importante che lo psicoterapeuta analizzi con attenzione le tentate soluzioni disfunzionali messe in atto dal paziente, per renderle da disfunzionali a funzionali. La tecnica per eccellenza è quella della Peggiore Fantasia. Questa è un’esperienza emozionale concreta, in cui il paziente deve concentrarsi per circa 30 minuti al giorno sulla sua peggiore paura, immaginandosi man mano di superarla.

Con il passare dei giorni avviene una modificazione della percezione della paura che porta all’acquisizione di sicurezza, autonomia e capacità di gestire la propria realtà. Una volta cambiata la percezione segue anche il cambiamento delle reazioni e infine della consapevolezza. La consapevolezza giungerà solamente dopo aver vissuto realmente l’esperienza ansiogena, poiché solo in quel momento la persona si renderà conto delle proprie capacità e delle proprie risorse attivate nel fare qualcosa che prima di allora sembrava impossibile.

Al riguardo il Pronto Soccorso Psicologico Roma Est offre un servizio di aiuto per tutti coloro che vogliono vincere gli attacchi di panico.

I 358 psicologi della rete del pronto soccorso sono presenti in tutte le regioni italiane e in 22 paesi esteri, come Regno Unito, Francia, Hong Kong, Messico, Russia, Argentina, Grecia, Kenya, Ghana, Mozambico, Brasile, Portogallo, Serbia, Romania, Bulgaria, Egitto, Giordania, Pakistan, Azerbaijan, India, Spagna e Svizzera.

Il servizio é offerto in 27 lingue, a prezzi sociali, e per contattare gli psicologi del Pronto Soccorso Psicologico basta telefonare al n. 06 22796355, al n. 392 9050134, o collegarsi al sito internet www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

 

 

Intelligenza Artificiale: motore di sviluppo o pericolo imminente per l’umanità?

L’intelligenza artificiale è un possibilità di sviluppo o un pericolo imminente per l’umanità? Le risposte nel nuovo libro di Giancarlo Elia Valori, top manager e grande protagonista delle relazioni internazionali. Presentazione del libro il 30 novembre presso La Sapienza di Roma

Roma, 22 ottobre 2021 – Un viaggio che parte da Turing e dai suoi esperimenti e arriva a delineare il futuro dell’Intelligenza artificiale e dell’umanità. Gli sviluppi dell’intelligenza artificiale delineano cambiamenti rapidi e diffusi delle interazioni tra le persone ed i sistemi dotati di capacità di ragionamento. Si aprono nuove possibilità della IA, anche in sinergia con sistemi robotici, in qualità di assistenti degli esseri umani nello svolgimento di vari compiti come il lavoro, la ricerca di informazioni in Rete ed in generale la soluzione di problemi. Di conseguenza è necessario affrontare nuove problematiche di etica applicata che rendono opportune riflessioni intorno a dignità, identità e sicurezza della persona umana, in merito all’accesso equo alle risorse tecnologiche, alla responsabilità individuale o collettiva e alla libertà di ricerca.

Il volume di Giancarlo Elia Valori, top manager e grande protagonista delle relazioni internazionali, Presidente di International World Group, consente anche al lettore non esperto della materia, di apprezzare i temi sia etici che tecnologici che ruotano intorno all’utilizzo dell’Intelligenza artificiale.

Un brano dalla prefazione di Oliviero Diliberto:
Il libro che avete tra le mani indaga l’intelligenza artificiale con lo spirito giusto mettendo cioè da parte ogni vecchia certezza tolemaica affrontando “senza rete” una materia così inedita e complessa, per molti aspetti sconvolgente. E’ un libro che studia questi fenomeni in modo coraggioso ed altruista. Valori parte dalla storia del fenomeno, da quel genio assoluto di Alan Turing, che ne è stato il pioniere indiscusso, e giunge sino a delineare il futuro“.

EVENTO DI PRESENTAZIONE DEL LIBRO

Il libro del prof. Giancarlo Elia Valori sarà presentato martedì 30 novembre 2021 alle ore 15:00 presso l’Università “La Sapienza”, Aula Calasso della Facoltà di Giurisprudenza, Piazzale Aldo Moro 5 – Roma.

Con l’autore vi saranno Oliviero Diliberto, Preside della Facoltà di Giurisprudenza, David de Rothschild, Enrico Cucchiani, Sergio Della Pergola, Andrea Di Porto, Pasquale Forte, Paolo Savona.

Precedono i saluti di Antonella Polimeni, Magnifica Rettrice dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”-

Per informazioni scrivere alla mail ufficiostampagev@protonmail.com.

 

 

 

 

 

Il Coronavirus è nato in laboratorio, ecco le prove

Le prove scientifiche e i metodi di insabbiamento raccolte nel libro denuncia “L’origine del virus”: l’intervista di Matteo Gracis, fondatore del giornale L’indipendente, all’autore Paolo Barnard, che evidenzia un mondo scientifico sempre più dipendente dai finanziamenti della Cina

Milano, 21 ottobre 2021 – Com’è nato il flagello virale che ha travolto l’umanità? Perché la Cina ha tenuto il mondo all’oscuro della pericolosità del coronavirus? Perché l’OMS ha mentito? Perché tanti insabbiamenti e depistaggi? Le risposte a queste drammatiche domande sono necessarie per evitare che la catastrofe della pandemia possa ripetersi.

Due dei più importanti ricercatori internazionali, Steven Quay e Angus Dalgleish, coordinati da Paolo Barnard, giornalista e saggista italiano, hanno provato a rispondere ai tanti quesiti nel libro L’origine del virusedito da Chiarelettere.

Una denuncia delle “verità tenute nascoste che hanno ucciso milioni di persone”, come recita il sottotitolo del libro che ricostruisce in modo inquietante la storia di questi ultimi due anni. Una rivelazione, supportata da documenti scientifici, dei letali segreti biologici del coronavirus, già noti ai virologi di Wuhan e ai loro politici nei primi giorni del contagio in Cina.

L’origine del virus, dunque, raccoglie le prove che il Covid-19 sia nato in laboratorio e che la sua estrema letalità era nota alla Cina con largo anticipo rispetto al resto del mondo.

In occasione dell’uscita del libro, Paolo Barnard spiega a Matteo Gracis, fondatore del giornale L’indipendente (www.lindipendente.online), la sua versione della storia che abbiamo tutti vissuto.

“Il virus è nato in laboratorio”, dice convinto Paolo Barnard, che così comincia ad infrangere i luoghi comuni sull’origine del virus.

“Il SARS-CoV-2 – si legge nel libro – rientra nel repertorio delle più azzardate manipolazioni genetiche sui virus oggi esistenti, chiamate Gain of Function, una delle specificità del Wuhan Institute of Virology e di altri laboratori cosiddetti di biosicurezza in Cina”.

Contrariamente alla teoria secondo cui il virus sia stato diffuso dai pipistrelli, Barnard crede dunque che la pandemia derivi da “un filone della ricerca della virologia che pochi conoscono, la Gain of Function, una pratica di una scelleratezza inimmaginabile, diffusa in diverse parti del mondo tra cui l’Italia. La Gain of Function è la ricerca medica che altera geneticamente un organismo in modo che possa migliorare le funzioni biologiche dei prodotti genici. Ma quella di cui parliamo è la Gain of Function of Concern, un più specifico tipo di ricerca che ha l’obiettivo di rendere i virus più o meno patogeni ancora più aggressivi in modo da essere pronti in caso di un’eventuale diffusione di un potente virus naturale”.

Purtroppo quindi – scrive Barnard nel libro –  “c’è la possibilità che la Gain of Function venga intrapresa per motivi più oscuri e che non vi sia mai stato in realtà un intento benigno”.

Barnard ammette così l’ipotesi che il SARS-CoV-2 potesse essere un esperimento militare. “Alcuni filoni di ricerche israeliane mettono in evidenza le correlazioni tra il SARS-CoV-2 e altri due virus di dichiarata natura militare che venivano studiati proprio a Wuhan”.

Oggi la Gain of Function ha raggiunto un livello di sofisticatezza da poter mettere in pericolo l’umanità. “Conosco l’HIV talmente bene che se volesse potrei renderlo trasmissibile anche per via aerea”, Barnard riporta le parole di Simon Wain-Hobson, un grandissimo retrovirologo dell’Istituto Pasteur di Parigi, concorde sull’idea che la Gain of Function sia una “pura follia scientifica, praticata solo per ricevere fondi di ricerca, fare carriera universitaria e avere visibilità”.

L’origine del virus, inoltre, rivela i retroscena di una “congiura del silenzio di proporzioni epocali” che continua a tenere in allarme il mondo. Barnard non si fa scrupoli ad accusare la Cina di aver compiuto un crimine contro l’umanità.

“Nel dicembre 2019 la Cina sapeva quanto è micidiale questo virus, ancora più sicuramente quando a gennaio 2020 la virologa Zheng-li Shi ha sequenziato il genoma, quindi se avesse detto a medici e virologi di tutto il mondo come era stato ingegnerizzato questo virus, le caratteristiche biologiche delle spike, la capacità di infettare, quali organi avrebbe infettato, il fatto che questo virus si trasmette per contagio asintomatico, si sarebbero salvate le vite di milioni di vittime. Avremmo avuto due mesi di tempo per prepararci, invece nessun medico sapeva niente. Questa è una strage dovuta alle omissioni criminali della Cina”.

L’emergenza scientifica è così rapidamente diventata una questione politica. Le verità della scienza sono state coperte da un muro di reticenza e conflitti d’interesse, complici alcuni settori pubblici americani e gran parte dei media, anche scientifici. Questo è quanto emerge dall’intervista di Matteo Gracis a Paolo Barnard pubblicata al link www.youtube.com/watch?v=3Eb4wlNADRM.

Ma perché queste verità non sono apparse sui media o nei dibattitti scientifici, se non in minima parte o comunque troppo tardi?

“La maniacale omertà del regime di Pechino” è una delle risposte di Barnard, nell’intervista data a Matteo Gracis, co-fondatore del giornale L’indipendente. L’altra risposta è Donald Trump, involontario protagonista della storia, da quando in un tweet del 16 marzo 2020 definisce il “virus cinese”. Nel 2020, anno elettorale negli USA, gli avversari di Trump non persero l’occasione per accusare il presidente di razzismo, incitazione all’odio delle minoranze asiatiche nel mondo, irresponsabilità diplomatica in un momento in cui erano delicati i rapporti con la seconda potenza mondiale.

“Da quel momento chiunque osasse muovere una critica nei confronti della Cina, magari in riferimento al coronavirus, veniva marchiato come sostenitore di Trump. Chiunque avanzasse l’ipotesi della fuga del coronavirus da un laboratorio veniva bollato dai media e dal gotha delle pubblicazioni scientifiche come complottista. Anche gli scienziati si zittirono temendo di perdere la carriera e i fondi di ricerca”. In nome del politically correct.

“Finché non è stato eletto il nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Solo allora iniziarono a comparire articoli e pubblicazioni di scienziati che consideravano improbabile l’origine naturale del virus”.

Gli insabbiamenti, dunque, furono sostenuti da interessi politici ed economici che hanno imposto una versione fasulla di questa pandemia, che andava bene innanzitutto ai cinesi, ma anche agli americani che li avevano finanziati per condurre sperimentazioni genetiche scellerate e prive di adeguate misure di sicurezza.

Di fronte a tanta confusione e in preda alla paura, le persone sono arrivate alla consapevolezza di non potersi più fidare né della politica né della scienza. Ma ciò di cui sembra più preoccupato Barnard è la crescente influenza della Cina nel mondo.

“I fondi del partito comunista cinese stanno arrivando copiosi nelle casse di molte università della Gran Bretagna e degli Stati Uniti attraverso il notevole numero di studenti cinesi sovvenzionati dal loro Stato. Il governo della Cina offre borse di studio ai suoi cittadini e finanziamenti di capitale alle università occidentali. Allo stesso modo, alcune delle prestigiose riviste scientifiche internazionali sono di fatto finanziate dalla Cina.

L’impero del dragone sta comprando la scienza in Occidente, ed è questo il motivo per cui una parte dei conservatori inglesi sta lanciando allarmi contro l’influenza della Cina nel mondo culturale occidentale”.

Attraverso il racconto dei retroscena politici, ma soprattutto sulla base di prove scientifiche, dunque, Paolo Barnard vuole scardinare le nostre conoscenze sul coronavirus e farci vedere la storia da un’altra prospettiva, che non coincide con quella dei mass media. Allo stesso tempo Barnard invita la scienza a riacquisire la sua libertà e indipendenza per prevenire nuove catastrofi. La scienza deve fornire una risposta al perché non abbia potuto almeno limitare questa immane tragedia.

L’intervista completa di Gracis, confondatore del giornale L’indipendente (www.lindipendente.online) è raggiungibile alla pagina www.lindipendente.online/2021/10/20/lorigine-del-virus-paolo-barnard-dimostra-la-fuga-di-laboratorio-del-sars-cov-2 e al link www.youtube.com/watch?v=3Eb4wlNADRM.

 

 

 

Foto tratta dall’intervista:

 

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