Ron per AISLA: “Quando non si riesce più a parlare…”

Nella Giornata Mondiale della Voce l’attenzione del cantante Ron per i malati di SLA: “Non riuscire più a parlare, non deve portare all’incomunicabilità…”

Roma, 16 aprile 2021 – È declinata da timbri e intonazioni, scandita in accenti e colorata di sfumature. La voce è un articolato complesso di suoni attraverso  si veicolano le emozioni, si esprime tanto l’amore quanto la paura, si sta accanto ai propri figli con raccomandazioni e consigli.

Uno strumento fondamentale, troppo spesso dato per scontato.

«La voce è uno strumento unico e inconfondibile per ciascuno di noi, come un’impronta digitale», spiega il cantante Ron, consigliere e testimonial di AISLA, l’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, durante la Giornata Mondiale della Voce, che cade il 16 di aprile.

«La diagnosi di una malattia ingombrante come la Sclerosi Laterale Amiotrofica porta con sé, fra le primissime conseguenze, il venir meno della voce e quindi della possibilità di parlare — continua Ron —. Le voci metalliche e artificiali dei sintetizzatori vocali concretizzano i pensieri e le emozioni dei pazienti SLA, permettono loro di continuare a tessere relazioni, vivere la quotidianità e ricoprire il ruolo genitoriale».

La riflessione, in occasione della ricorrenza che si festeggia a livello globale fin dal 1999, è perché «anche chi non ha più la possibilità di parlare non smetta mai di far sentire la propria voce, esprimere pensieri e necessità. Perché, dall’altro lato, non si smetta mai di ascoltare”, conclude Ron.

Ron ha prestato la sua voce al nuovo video manifesto di Aisla, per visionarlo il link è www.youtube.com/watch?v=iImTsYhZ1PU.

 

 

 

 

 

 

 

Donne: contro le violenze di genere esce il libro “100 Donne per Tutte”

Roma, 1 marzo 2021 – Uscirà l’8 marzo prossimo, in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti della Donna, il libro intitolato 100 Donne per Tutte a cura di Arianna Pigini, Presidente dell’ associazione “L’Abbraccio del Mediterraneo” e vincitrice del premio “Iconic Women Creating a Better World for All”, durante il Women Economic Forum – Egypt, 4-9 marzo 2020.

L’associazione “L’Abbraccio del Mediterraneo” continua così il proprio percorso con una nuova attività del progetto “100 Donne per Tutte verso Istanbul, l’importanza di fare rete”.

Il libro è indirizzato a chi desidera informarsi, conoscere storie di coraggio quotidiano e sostenere un cambiamento culturale dal basso, e sarà edito in edizione limitata, che potrà essere prenotata tramite il sito internet www.100donnepertutte.it.

“L’Abbraccio del Mediterraneo” con il progetto “100 Donne per Tutte verso Istanbul, l’importanza di fare rete” vuole:

  • Far luce sulla Convenzione di Istanbul.
  • Informare riguardo i suoi contenuti.
  • Spiegarne gli obiettivi e raccontarne il bisogno.
  • Affrontare gli ostacoli che la Convenzione sta incontrando.
  • Sostenerne la causa con la propria presenza.
  • Incentivarne la ratifica con le proprie azioni.

Alla base c’è il desiderio di creare una rete informata di donne che collaborando e facendo informazione sensibilizzi sul tema della violenza domestica e di genere.

Il libro “100 Donne per Tutte” è una raccolta di cento autobiografie di donne che hanno raggiunto risultati personali e lavorativi. Donne coraggiose, manager, poetesse, musiciste, nonne, mamme, figlie, sorelle e mogli che sono uscite dagli stereotipi di genere raggiungendo l’eccellenza. Figure che sono state capaci, in un mondo di uomini, di distinguersi affrontando una quotidiana lotta contro disparità e violenza.

In copertina un’opera dell’artista Andrea Chisesi intitolata “Omaggio alle Donne“. L’opera è realizzata con la tecnica della “fusione”. L’artista ha scelto di rappresentare “La Venere di Milo” perché con le sue mutilazioni rappresenta l’essenza della vera bellezza. Il suo fascino è la testimonianza che la bellezza non è nella perfezione.

La pubblicazione dell’opera rientra in una serie di attività del progetto “100 Donne per Tutte verso Istanbul, l’importanza di fare rete”, tra cui le più recenti sono:

  • La registrazione di un videoclip in Roma sulla scalinata di Trinità dei Monti a Piazza di Spagna il 26 Ottobre 2020. Qui è stato presentato un brano del trio “Le Appassionante, con Ara Malikian, la regia di Lorenzo Antonioni e la collaborazione di Overlook e Digital Records.
  • Intervento Marzo 2020 Al Women Economic Forum al Cairo Egitto , dove è stato presentato il progetto 100 Donne per Tutte .
  • Il percorso di sensibilizzazione nelle scuole, durante il quale sono state svolte diverse iniziative volte a portare il tema della violenza tra i giovani. Le attività hanno visto ragazzi e professoresse affrontare temi di inclusione sociale. Il 30 marzo 2020 i ragazzi avrebbero dovuto presentare il risultato dei dibattiti, in un convegno a Montecitorio. Causa Covid-19 il convegno non si è tenuto, ma l’iniziativa non è ferma, ha solo subito un piccolo rallentamento.
  • La Pietra Spezzata, Apposta sul muro dell’abitazione della vittima vuole indurre l’osservatore a riflettere. Vuole commemorare quelle donne uccise per mano degli affetti più cari.

Nel maggio 2019, a Montecitorio, durante il primo Convegno Europeo sulla Violenza di Genere promosso dall’associazione L’Abbraccio del Mediterraneo (titolo: “La Donna L’uomo la Storia – La Pietra Spezzata), l’associazione ha donato cinque Pietre Spezzate ad altrettanti comuni con vittime di femminicidio.

“Tutto ciò non sarebbe possibile senza il contributo di persone forti e impegnate. Ringrazio tutti i volontari che supportano le iniziative dell’associazione L’Abbraccio del Mediterraneo, in particolare le 100 donne che hanno reso possibile questo libro. Altro piccolo passo avanti nel nostro lungo percorso”, ha commentato Arianna Pigini, curatrice del libro e Presidente dell’associazione “L’Abbraccio del Mediterraneo”.

 

 

 

 

“Omaggio alle Donne”, di Andrea Chisesi

 

Smart working: ecco quanto costa una camera in più, per lavorare da casa

Lo studio in varie città italiane su quanto costa avere una casa più adatta al lavoro

Roma, 19 gennaio 2021 –  La richiesta delle aziende a proseguire lo smart working, anche dopo i lockdown, porterà alla ricerca di abitazioni più grandi, con una stanza in più da destinare al lavoro, con un grande impatto sulle tasche degli smart workers. È quanto scoperto da una analisi del portale Vorrei.it.

Lo smart working di questi ultimi 12 mesi ha sicuramente molti risvolti positivi: lavorare da casa significa meno spese di trasporto, di parcheggio, meno pranzi al ristorante e soprattutto meno stress con un guadagno di almeno 5 ore a settimana risparmiate negli spostamenti.

Ma non ci sono solo vantaggi.

I costi all’interno delle abitazioni legati al consumo dell’energia elettrica per l’uso del computer, del riscaldamento, raffrescamento per l’illuminazione di casa che altrimenti non ci sarebbero durante il giorno si fanno sentire. E non solo.

Secondo uno studio di Vorrei.it le famiglie, che hanno almeno un membro in smart working, stanno valutando o iniziando a cercare case più adatte a questa nuova vita.

In particolare l’esigenza di una camera in più, passando da un quattro locali a un cinque locali, sta diventando sempre più frequente con un impatto non trascurabile sul budget di spesa per l’acquisto di una casa.

Questo accade perché nel mercato immobiliare c’è un’offerta ridotta di appartamenti con 3 camere, e perché chiaramente c’è un aumento legato alla superficie che di conseguenza innesca un aumento del prezzo complessivo.

Secondo i dati che Vorrei.it ha analizzato prendendo come riferimento le principali città italiane emergono differenze sostanziali: si passa da città come Bolzano dove la differenza è solo del 4,7% a città come Genova dove si parla di investire quasi un 65% in più tra un appartamento da 95 mq e uno da 130 mq.

Tra i comuni analizzati emerge che a Torino, Milano, Bologna, Rimini, Firenze, Bari e Mestre, paradossalmente, al crescere della metratura cresce anche il prezzo al m² a causa di un’offerta ridotta, mentre in altre città come Roma, Bolzano, Napoli, Cagliari e Palermo con l’aumento della superficie diminuisce il prezzo al m².

Ai Navigli di Milano bisognerà spendere invece quasi il 38% in più per avere una casa adatta allo smart working, mentre a Roma bisognerà mettere il 33% in più per avere un appartamento con stanza ufficio dedicata.

Dallo studio emerge la necessità di avere uno spazio in più dedicato allo smart working che sembra entrare nelle nostre abitudini per lungo tempo. Le persone si stanno rendendo conto della necessità di avere uno spazio separato dal resto della casa per gestire riunioni online e attività lavorative con la massima concentrazione. Uno spazio meno promiscuo di quello vissuto in questi mesi”, conclude Ivan Laffranchi, esperto di proptech e founder di Vorrei.it.

 

 

Infografica con dati estratti dallo studio:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Per interviste e informazioni:

info@vorrei.it

I traumi da Covid-19 richiedono un urgente aiuto psicologico

Roma, 14 dicembre 2020 – In un periodo storico come questo, mai come prima, è importante la presenza fissa di un aiuto psicologico a fianco della popolazione.

L’arrivo di una pandemia mondiale ha spiazzato ciascuno di noi e la necessità principale sorta in questi mesi è stata quella di attribuire un significato a questa nuova realtà. I ritmi di vita, il lavoro, le relazioni e gli affetti hanno subito tutti dei cambiamenti drastici, richiedendo repentine capacità di adattamento.

Può l’avvento di una pandemia mondiale ed il suo impatto sulla vita umana definirsi traumatico? La risposta è sì.

Analizziamo il significato di “trauma”: dal greco “ferita“, identifica solitamente un evento negativo che presenta caratteristiche di imprevedibilità e intensità. Freud lo definiva come “qualsiasi esperienza che susciti una situazione penosa  quale paura, ansia, vergogna o dolore fisico”, ossia eventi di una portata tale che diventa difficile per l’Io sostenerne il peso.

Nell’immaginario collettivo quando parliamo di trauma pensiamo subito ad eventi quali incidenti, lutti, abbandoni, abusi, violenze, ovvero tutto ciò che rientra nel quadro delle esperienze emotivamente soverchianti e difficili da gestire senza un aiuto specifico. La pandemia da Covid-19 ha raccolto in sé tutti questi eventi e caratteristiche, portando di fatto all’insorgenza di disagi, sofferenze o talvolta vere e proprie psicopatologie tipiche di un’esperienza traumatica.

Basti pensare ai vissuti esperiti da buona parte della popolazione durante il lockdown, come la minaccia alla propria vita e a quella dei propri cari, la perdita di speranza e di prospettive future, il senso di impotenza, la percezione di cambiamenti irreversibili anche nei più piccoli aspetti della vita quotidiana.

Il Covid-19 ha messo molti di noi di fronte ad una nuova modalità di elaborazione del lutto: in condizioni normali, la dipartita di un caro viene elaborata in modo sano attraverso una serie di riti funebri, religiosi e non, che ci permettono di attraversare le normali fasi psichiche di separazione dalla persona amata, attraverso la condivisione di ricordi, momenti di raccolta e di preghiera collettivi, il funerale. Tutto questo affinché si possa accettare che egli compia il suo ultimo viaggio.

Questi processi di attribuzione di significato alla morte ora vengono bruscamente ridimensionati per via del rischio contagi. Si tratta di fatto di una separazione improvvisa, traumatica appunto, che in molti casi da vita a una forma di “lutto complicato”, ossia una forma di dolore che “si impadronisce” della mente di una persona in modo tale da provocare un senso di blocco. Un vissuto che resta a metà, che potremmo definire un “gap” nel fisiologico processo di elaborazione del lutto.

Non meno importante è il vissuto legato al contagio: chi contrae il Covid-19 infatti si confronta quotidianamente con la paura della morte per una patologia di fronte a cui tutto il mondo si è trovato impreparato e i cui esiti ancora non si conoscono bene. L’essere esposti continuamente ai dati che passano al telegiornale, su internet e sui i social, riguardo al numero delle vittime, induce sensazioni di ansia e angoscia.

“Un corretto aiuto psicologico nell’ambito di una emergenza, evita l’insorgenza di una psicopatologia strutturata. Inoltre investire in Psicologia, oltre a far star meglio la popolazione, fa risparmiare la collettività”, afferma Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico Roma Est.

D’accordo con Lanari è Maria Giovanna Ginni, psicologa del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” che dice:

“Vivere l’isolamento forzato in seguito a contagio mette il soggetto di fronte ad un senso di estraneità mai provato prima: la sensazione riportata da alcuni pazienti è quella di sentirsi ‘sporchi’, infetti, pericolosi per gli altri. L’ansia collettiva inoltre genera spesso una pressione sul contagiato facendolo sentire in colpa per essere un ‘untore’ o addirittura per essersi ammalato. Alcuni pazienti che hanno contratto il Covid-19 hanno riferito come “traumatica” l’assenza di empatia di chi gli stava accanto, e ci sono stati casi in cui essi stessi si sono sentiti in dovere di contenere la paura e la rabbia di chi era attorno a loro”.

È facile immaginare che vissuti del genere su persone che hanno una certa predisposizione alla psicopatologia hanno trovato terreno fertile per lo sviluppo di episodi depressivi, disturbi dell’umore, attacchi di panico, disturbi post-traumatici da stress, in alcuni casi anche suicidi.

La letteratura oggi disponibile individua dei fattori di rischio e dei fattori protettivi legati allo sviluppo di disagi psicologici o vere e proprie psicopatologie legate alla pandemia da Covid-19.

Sembra che tra i fattori di rischio vi siano:

– la residenza in zone intensamente colpite dall’evento traumatico;

– il sesso femminile;

– l’isolamento;

– le difficoltà economiche;

– i lutti;

– un pre-esistente ambiente familiare violento;

– preesistenti disturbi psichici non attenzionati.

Tra i fattori protettivi, invece, rientrano:

– il possesso di strategie individuali funzionali all’adattamento agli eventi;

– la presenza sul territorio di strutture e sistemi di supporto alla persona e alla collettività.

Sebbene la condizione di isolamento ed i cambiamenti nella vita quotidiana legati alla pandemia hanno provocato senza dubbio notevoli sofferenze alla popolazione su diverse fasce d’età, un occhio di riguardo va ai professionisti della salute.

Coloro che svolgono il lavoro più importante nella lotta contro il virus sono i medici, gli infermieri e tutto il personale ospedaliero che lavora a stretto contatto con i contagiati e le loro gravi condizioni. Molti di essi raccontano di vivere un incubo quotidiano, dal momento in cui indossano il camice e i dispositivi di protezione individuali fino al momento in cui possono tornare a casa.

In questo lasso di tempo essi svolgono turni massacranti, spesso costretti a non riposare, a stretto contatto con la malattia ed il rischio di contagio, faccia a faccia con la morte. Dunque uno stress non di poco conto, sia su un piano fisico che su quello psicologico. Gli operatori sanitari sono fra coloro che più di tutti sono esposti al rischio di sviluppare il disturbo post-traumatico da stress (DPTS).

Il DPTS consiste nella presenza di sintomi intrusivi come ricordi involontari di un evento traumatico, sogni, flashback e nello scatenarsi di reazioni di intensa sofferenza accompagnate da manifestazioni somatiche neurovegetative. Esse si manifestano in seguito all’esposizione a stimoli che possono ricordare anche indirettamente l’esperienza traumatica.

La persona con DPTS solitamente presenta ruminazioni mentali collegate all’evento traumatico e vive costantemente sentimenti negativi e colpevolizzanti verso sé stesso. Evita stimoli che possano essere collegati all’evento come luoghi, persone, attività, ma anche esperienze soggettive come ricordi e pensieri. Da un punto di vista psico-biologico, l’individuo con DPTS vive alterazioni vegetative insorte dopo il trauma e che l’organismo non è in grado di gestire, perdendo così la condizione di omeostasi precedente all’esposizione traumatica.

A queste condizioni di per sé già difficili, si aggiungono le alterazioni dell’umore in senso negativo, dal momento che il soggetto riferisce di sentirsi privato di emozioni e pervaso da un senso di inutilità, sperimentando anche notevoli difficoltà a fidarsi degli altri.

Un operatore sanitario, oltre ad essere sempre attivo affinché non vengano commessi errori nei protocolli di cura e riabilitazione dei malati Covid, si fa carico della sofferenza del paziente. In molti casi resta vicino al soggetto grave, condividendo con lui gli ultimi momenti della vita, facendosi spesso portavoce di comunicazioni fra il malato e la sua famiglia.

Il lavoro sanitario è proprio fra quelli che con più facilità possono portare anche allo sviluppo della sindrome da burnout, ossia un esaurimento emotivo caratterizzato da stanchezza, cattivo umore, disturbi del sonno e in casi più gravi derealizzazione e depersonalizzazione.

La Condizione Traumatica del Soccorritore (Secondary Traumatic Stress Disorder o Compassion Fatigue) è una condizione che consiste in una particolare forma di disagio, tipica della relazione di aiuto “soccorritore-vittima” che si crea quando viene richiesto che le cure siano indirizzate per primo alle vittime primarie e dopo a quelle secondarie (in questo caso i soccorritori appunto). Questo tipo di trauma è stato studiato dalla medicina soprattutto nei periodi di guerra o durante catastrofi come terremoti, incidenti aerei o grandi incendi. Tutte situazioni che richiedono uno specifico addestramento.

Sebbene la società descriva il professionista ospedaliero come un eroe, in realtà poco si conosce di quanto si cela dietro un lavoro così importante. Uno studio cinese effettuato durante l’inizio della pandemia (gennaio 2020) che ha coinvolto 1257 operatori sanitari che hanno assistito pazienti in reparti Covid-19 e in reparti posti in seconda e terza linea, ha riportato percentuali importanti di depressione (50%), ansia (44,6%), insonnia (34%), e distress (71,5%) con particolare severità per infermieri, donne, operatori in prima linea e lavoratori nella città epicentro. Evidenze analoghe sono emerse già durante l’epidemia da SARS-1 del 2003, in cui gli operatori sanitari temevano particolarmente il contagio e l’infezione della famiglia, degli amici e dei colleghi. Essi hanno avvertito incertezza e stigmatizzazione, quest’ultima legata alla paura del contagio da parte di chi era loro intorno.

Anche in Italia molti operatori hanno avvertito il peso della stigmatizzazione ed il senso di responsabilità per il loro contatto frequente con i malati infetti; per questo motivo molti hanno “scelto” una forma di isolamento all’interno di alcuni centri appositi condivisi solo con colleghi e quindi lontano dai propri affetti.

Detto questo, è legittimo immaginare come il peso della crisi generata dal Covid-19 possa avere un impatto negativo anche nel lungo periodo sul benessere psicofisico dei sanitari e dell’intera popolazione, colta impreparata da un evento di tale entità.

Per la tutela della salute mentale ed il contenimento dell’impatto emotivo che questo evento ha avuto sulla popolazione, sono partite diverse iniziative per fornire supporto psicologico.

Fra queste, quella del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” (www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it) è in prima linea nell’offrire un servizio di qualità.

L’aiuto è offerto in 18 lingue, da una rete di 244 psicologi presenti in tutte le regioni italiane e in 15 paesi esteri (Regno Unito, Hong Kong, Messico, Russia, Argentina, Grecia, Kenya, Brasile, Portogallo, Romania, Giordania , Azerbaijan, India, Spagna, Svizzera).

Per contattare il servizio telefonare al n. 06 22796355 o al n. 349 1874670, o collegarsi al sito www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

 

 

 

 

Arriva la stampa verticale: da oggi possibile stampare sui muri

L’innovativa stampante verticale permette di stampare su muri e pareti, con risultati personalizzabili e più duraturi rispetto a carte da parati e wall sticker

Milano, 27 novembre 2020 – Da oggi il mondo della stampa non sarà più come prima grazie all’arrivo della rivoluzionaria stampa verticale, che permette di stampare sulle pareti di case, uffici, negozi e showroom. L’innovazione arriva grazie alla CopygrafWallprint, la stampante verticale che permette di disegnare su qualsiasi tipo di parete.

CopygrafWallprint apre praticamente nuove frontiere nel mondo della stampa su carta, che si credeva prossimo alla fine.

Ma a cosa serve una stampante per muri?

Per disegnare la storia dell’azienda sui muri di uno show-room ad esempio, per creare delle camere a tema in un albergo, per ripercorrere la storia della città sulle pareti di una sala consiliare del Comune o per regalare un nuovo colore alle pareti di casa.

Può essere usata inoltre da un’artista per creare un nuovo tipo di opere d’arte verticali, o da un designer per abbellire o lanciare messaggi dalle pareti dei clienti.

Anche perché CopygrafWallprint permette di stampare su qualsiasi oggetto, di  qualsiasi tipo di materiale, tra cui legno, metallo, mattone, vetro, pvc, cartongesso o piastrelle. 

Immagini, scritte, disegni, loghi o qualsiasi altra creazione possono poi essere realizzate e personalizzate graficamente, prima di essere stampate sul muro. 

Ancora poco conosciuta in Italia, la stampante verticale utilizza testine di stampa molto simili a quelle tradizionali ma funziona a getto d’inchiostro privo di solventi, atossico e inodore. Una soluzione innovativa per decorare le pareti che presenta numerosi vantaggi rispetto alla carta da parati o ai wall sticker: è più resistente, è meno impegnativa dal punto di vista della posa ed è altamente personalizzabile.

A chi si rivolge il servizio di CopygrafWallprint?  

Le stampe verticali possono essere realizzate da tutti, con la possibilità discegliere tra servizio su misura o noleggio della stampante a lungo termine, disponibile in tutta Italia, con assistenza inclusa.

Una soluzione ideale quindi per architetti, interior designer, stilisti, artisti o persino professionisti della grafica a cui piacerebbe lanciarsi in questo nuovo business.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra Copygraf, azienda di Rho guidata da Maurizio Persano, specializzata da anni nel noleggio di fotocopiatrici e stampanti multifunzione a Milano e provincia, e TikiDesign, azienda di Salvatore Galofaro specializzata in grafica murale. 

La Copygraf, nata nel 1988 per offrire soluzioni innovative ad imprese e professionisti, ha da sempre creduto profondamente nelle potenzialità del settore della stampa. 

Il loro primo passo è stato quello di specializzarsi nella stampa 3D, una tecnologia ormai consolidata di cui il CEO Maurizio Persano si è servito per dar vita ad un business autonomo, la Copygraf 3D. 

Oggi, nella costante ricerca dell’innovazione, l’azienda ha avuto il coraggio di intraprendere una strada che finora mai nessuno aveva avuto il coraggio di percorrere, quello della stampa verticale.

“C’è chi in un muro vede un ostacolo e chi vi vede un’idea e una possibilità. Noi con CopygrafWallprint vogliamo abbattere  i muri, e renderli luoghi di idee, spazi e libertà”, afferma il CEO Maurizio Persano.

L’esperienza e l’intuizione di Copygraf unite all’estro creativo di TikiDesign con la stampa verticale cambieranno il nostro modo di guardare alle pareti, per sempre. 

Per saperne di più sulla stampa verticale e su CopygrafWallprint si può visitare il sito internet https://copygraf-wallprint.business.site o contattare la Copygraf tramite il sito internet www.copygraf.it/stampanti-multifunzione-digitali.

 

 

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Per informazioni e interviste:

direzione@copygraf.it

 

 

Matrimoni: ecco le 30 tendenze del 2021

  • Il 2020 è stato un anno complicato per i matrimoni, ma ciò non cancella la speranza e la fiducia riposte nella ripartenza per il 2021. È per questo motivo che Matrimonio.com, parte del gruppo The Knot Worldwide, in qualità di esperto leader del settore e punto di contatto tra aziende e coppie, sulla base di un’analisi approfondita delle tendenze mondiali e nazionali dei matrimoni, ha definito le Tendenze Nozze 2021.
  • L’anno nuovo è alle porte e chi si sposerà nel 2021 non può non conoscere le tendenze del settore per il prossimo anno. Alcune delle parole chiave? Nozze casual e all’aperto, scelte etiche, colori naturali e animazione wow.
  • La moda sposa è caratterizzata da comodità, minimalismo e naturalezza, in cui look polivalenti e tagli anni ’90 la fanno da padrone, senza rinunciare all’eleganza.

Milano, 24 novembre 2020 – Il 2020 è stato un anno molto complicato per i matrimoni, sia in Italia che nel resto del mondo, ma ciò non cancella la speranza e la fiducia riposte nella ripartenza per il 2021. È per questo motivo che Matrimonio.com, parte del gruppo The Knot Worldwide, in qualità di esperto leader del settore e punto di contatto tra aziende e coppie, sulla base di un’analisi approfondita delle tendenze mondiali e nazionali dei matrimoni, ha definito le Tendenze Nozze 2021.

Aspetti generali: nozze infrasettimanali, casual e all’aria aperta

Per quanto riguarda le tendenze in generale, il 2021 vedrà come protagoniste nozze infrasettimanali e all’aria aperta. Non più solo il sabato, per nozze più accessibili e matrimoni casual, caratterizzati dalla spontaneità per ricreare un’esperienza unica ed indimenticabile: distribuzione irregolari delle sedute che rimpiazza il rigido planning, zone chill-out esterne allestite in mezzo alla natura con divani, poltrone e tavoli sono alcuni degli elementi delle nozze del prossimo anno. I matrimoni saranno quindi eventi più informali e seguiranno il mood di millennials e generazione Z, una generazione genuina e meno legata al protocollo.
Cambiano anche le tempistiche nell’organizzazione. Gli spostamenti di data dovuti al Covid-19, han fatto sì che tra la proposta di matrimonio e la celebrazione delle nozze passi più tempo rispetto ai canonici 12 mesi di organizzazione, come riportato nel Libro Bianco del Matrimonio, pag. 34-35, scritto da Matrimonio.com in collaborazione con Google ed ESADE Business School.

Scelte etiche e tecnologia

Un’altra parola chiave è: scelta etica dei fornitori. Il prezzo e lo stile non sono più i soli criteri di scelta, le coppie valutano aziende che siano solidali, sostenibili e inclusive. Si assisterà ad un aumento di fornitori specializzati in unioni LGBT+, di aziende fondate e composte da donne e, in generale, organizzazioni che sostengono minoranze (di genere, etniche etc…). Un recente studio condotto da Matrimonio.com e Valmont Barcelona Bridal Fashion Week, insieme al Prof. Nueno dello IESE, sulla sostenibilità nella moda nuziale, mostra che 3 spose su 4 ritengono che i marchi di abbigliamento dovrebbero essere responsabili di ciò che accade nel processo di produzione e che dovrebbero prendere provvedimenti per garantire che gli abiti siano realizzati in modo ecologico e rispettoso del medio ambiente. Il 93% degli intervistati considera che il lavoro e lo stipendio dignitoso dei dipendenti dell’azienda sia la principale variabile di importanza. Seguono l’impegno ambientale del marchio (78%) e l’uso di materiali e tessuti sostenibili (77%).
Ovviamente anche la tecnologia vuole la sua parte e, oltre alle partecipazioni virtuali e le nozze via Zoom, assisteremo ad un’evoluzione tecnologica nell’esperienza delle nozze. Wedding planner e location, per esempio, potranno pianificare, organizzare e mostrare visivamente alle coppie come sarà il loro grande giorno grazie alla realtà virtuale, con ricostruzioni in 3D degli spazi e allestimenti finali.

Fiori e decorazioni: ghirlande di luci e fiori conservati

Come conseguenza ai matrimoni all’aria aperta, i gazebo e le ghirlande di luci acquisteranno molta importanza all’interno del ricevimento e aiuteranno a dare un tocco indimenticabile, glamour e romantico alla location. Quali saranno i colori chiave? Sicuramente le tinte naturali, come beige, color legno, bianco, marrone e verde combinati con il bianco. Tutto molto naturale e per nulla artificiale. Alcune coppie potranno associare a questi colori naturali alcuni colori più sgargianti (nel bouquet, decorazioni, etc…).
Per permetterne il riutilizzo in caso di matrimoni in due fasi (una prima celebrazione più intima e una seconda vera e propria) e per un matrimonio sostenibile ed eco-friendly, quali migliori alleati di fiori secchi e conservati per i bouquet o le decorazioni? Alcuni esempi? L’amata erba della Pampas, le piume e le foglie di palma secche.

Bomboniere e regali per gli ospiti: le novità nelle Wedding Bag o Box

Le consuete Wedding Bag o Box, oltre a contenere degli omaggi per gli ospiti come il programma del matrimonio, ventagli, salviettine rinfrescanti, conetti per il lancio del riso etc…, includeranno anche gel igienizzanti, mascherine personalizzate e altri piccoli reali, per la salute e la tranquillità di sposi ed invitati.

Musica ed animazione: Bistrot ed effetto wow

Per il 2021, si prevede musica e animazione stile Bistrot: delicati momenti musicali con gruppi di una o più persone che scandiranno i diversi “atti” delle nozze, regalando atmosfere intime e indimenticabili.
L’animazione sarà wow! Se i balli soffriranno ancora delle limitazioni, le coppie cercheranno di trovare altre forme per intrattenere gli ospiti con, ad esempio, concerti live, cabarettisti, imitatori, Photo Booth a 360º, pittori o concorsi a premi durante la cena. Per un matrimonio dallo stile rilassato ed informale.

 

Credits: Kwinto | Vanessa Serra Photographer | Sara Busiol Fotografa_via Matrimonio.com


Location e ricevimento: back to basics e decorazioni personalizzate

Decorazioni più personalizzate e intime, con messaggi elaborati, che aiuteranno a far sentire ancora più speciali gli invitati.
Per quanto riguarda il catering, per motivi igienici di salute, vedremo varietà di aperitivi presentati in porzioni individuali, compresa la torta nuziale. La monoporzione garantirà una migliore presentazione nel piatto e darà la possibilità di offrire diversi gusti agli invitati. Il ritorno alle origini è un’altra tendenza che vedremo nelle torte nuziali: torte minimal, con meno piani e riscoperta dei sapori classici come il cioccolato o il burro. Con tutte le limitazioni del caso, il tavolo dei dolci non verrà abbandonato ma, anzi, anche in questo caso spopolerà la monoporzione, con sacchetti individuali per gli invitati che potranno optare per un dolce take-away. I biscottini personalizzati sono un must. Il corner delle bevande verrà sostituito da banconi di cocktail alla carta, preparati al momento e serviti una volta pronti per evitare assembramenti.

Fotografia e video: il regno dei social media

Le coppie di futuri sposi opteranno per fotografie degne di copertine di riviste per poterle condividere sui propri canali social: foto spettacolari con inquadrature particolari e ricercate (foto con droni, trash the dress indimenticabili etc…) per lasciare a bocca aperta i propri followers. Insomma, sarà un anno all’insegna di fotoreportage da prima pagina.

 

Credits: PhotoMirko-Wedding & Lab | Photo Zone Studio Fotografico_via Matrimonio.com


Moda nuziale: look comodi, minimal e polivalenti

Le parole chiave per la moda nuziale sono senz’altro comodità, minimalismo e naturalezza, senza rinunciare all’eleganza. Stop quindi a corpetti troppo rigidi e soffocanti o agli smoking per lo sposo. Aumenta la tendenza a vestirsi in coordinato, seguendo un tema o una palette di colori specifica. L’attenzione si punta su linee pulite e minimal, che donano più importanza al modello e ai tessuti per rendere la sposa protagonista.
Un’altra tendenza alla quale assisteremo sarà quella di spose con abiti corti: che sia per la cerimonia civile, la minimonia in attesa della celebrazione vera e propria, i vestiti da sposa corti sono una buona opzione per il cambio d’abito o per le spose più anticonformiste.
I look scelti saranno polivalenti: le spose preferiranno abiti che offrano loro la possibilità di avere più look o che siano validi per diverse situazioni, soprattutto per chi organizza una doppia celebrazione. Spopoleranno quindi dettagli come maniche rimovibili, sovragonne, code staccabili e top abbinati.
Assisteremo anche ad un ritorno direttamente dagli anni ’90: lo scollo quadrato. Ha un aspetto incredibilmente elegante nei tessuti crêpe o strutturati ed è lusinghiero sia per un busto grande che per uno piccolo. Per questi motivi farà il suo ritorno e conquisterà le silhouette da sposa del prossimo anno. Avrà grande spazio anche la scollatura profonda sulla schiena, che diventa protagonista dando alla sposa uno stile sexy ma elegante.

 

 

Credits: Lillian West | Nicole | Adore by Justin Alexander_via Matrimonio.com

 

Luna di miele, o meglio dire, Mini Moon

Con le restrizioni sui viaggi verso lontane destinazioni da sogno per la luna di miele, le coppie approfittano dell’opportunità di visitare le destinazioni locali italiane con una Mini Moon (mini luna di miele), prima del grande viaggio di nozze, che realizzeranno in un secondo momento. Sarà l’occasione per riscoprire le numerose bellezze del nostro Paese, in attesa di volare verso destinazioni più lontane.

Virginia Cánovas, Direttore della Comunicazione di Matrimonio.com in Europa e America Latina afferma: “Ogni anno da Matrimonio.com, insieme al nostro gruppo internazionale The Knot Worldwide, annunciamo le tendenze dei matrimoni per l’anno successivo: colori principali, stili della moda nuziale, di bouquet, etc… Quest’anno, senza dubbio, la situazione ha causato un cambiamento più profondo nel format e nel modo in cui queste celebrazioni si svolgeranno. Anche i temi più estetici non sono estranei ai cambiamenti: vedremo come stanno accelerando le tendenze incipienti e, allo stesso tempo, come sta cambiando la direzione di quelle che hanno regnato nel 2019 e all’inizio del 2020. In ogni caso, se il settore ha dimostrato qualcosa in questo periodo, è la sua capacità di resilienza e l’amore per ciò che fa: ci adattiamo alle circostanze per continuare a celebrare l’amore perché l’amore può tutto.

 

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Riguardo Matrimonio.com

Matrimonio.com, parte del gruppo The Knot Worldwide, è il principale portale leader del settore nuziale progettato per aiutare gli sposi ad organizzare il giorno più felice della loro vita. Con la sua presenza internazionale, il gruppo ha creato la community nuziale e il mercato virtuale dei matrimoni più grande al mondo. Dispone di un database dettagliato con più di 700.000 professionisti del settore e offre alle coppie gli strumenti fondamentali per preparare la loro lista di invitati, gestire il budget, cercare i fornitori, ecc. 

The Knot Worldwide opera in 15 paesi attraverso diversi domini come Bodas.net, WeddingWire.com, TheKnot.com, Mariages.net, Casamentos.pt, Bodas.com.mx, Casamentos.com.br, Matrimonio.com.co, Matrimonios.cl, Casamientos.com.ar, Matrimonio.com.pe, Weddingwire.co.uk, Casamiento.com.uy, WeddingWire.ca e WeddingWire.in.

 

Credits: Gaetano Clemente Wedding Storyteller | Vanessa Serra Photographer_via Matrimonio.com

 

 

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Per maggiori informazioni:
Francesca Carminati
press@matrimonio.com
Web: www.matrimonio.com

 

 

Smartphone: ecco dove e come gli italiani rompono il telefono in vacanza

Liguria, Sardegna e Calabria le regioni con più rotture durante l’estate 2020: cadute accidentali e utilizzi imprudenti le cause dei maggiori danni

Roma, 9 ottobre 2020 – Anche quest’anno è stata stilata la classifica, su base regionale e nazionale, sui come gli italiani hanno rotto i loro smartphone durante le vacanze estive 2020,

Lo studio è stato elaborato dal WeFix Lab, in base ai dati delle riparazioni elaborate dal Dipartimento Statistico di iFix-iPhone.com, il booking che seleziona i migliori centri assistenza smartphone, che appunto si occupano di riparare gli smartphone danneggiati. 

Al primo posto tra le regioni in cui si sono rotti più smartphone durante le vacanze c’è la Liguria che fa un balzo in avantidi ben 8 posizioni rispetto all’anno precedente, seguita rispettivamente da Sardegna, Calabria e Sicilia che hanno registrato un vero e proprio boom di  presenze e turisti “disattenti”. I numeri di richiesta assistenza in queste regioni sono stati elevatissimi, con una leggera frenata da metà agosto a causa dell’espandersi dei contagi da Covid- 19 in alcune località.

Un dato che va sicuramente messo in evidenza è il forte calo di richiesta di assistenza da parte dei turisti stranieri nel nostro Paese e quello di connazionali rientrati invece da altre Nazioni: pare infatti che il 50% dei vacanzieri sia rimasto nella propria zona optando perlopiù le zone di mare (70%) e solo il 10% la montagna.

I pochissimi che hanno scelto le mete estere che hanno richiesto assistenza non sono andati troppo lontano: al primo posto infatti troviamo la Svizzera seguita Francia, Malta, Grecia, Croazia e Spagna anche loro in calo dopo la seconda metà di agosto.

La spiaggia e i laghi si riconfermano in testa alla classifica come luoghi più pericolosi per gli smartphone con il classico “tuffo” in acqua” che, sorprendentemente, quest’anno non è stato del tutto accidentale; infatti molti utenti hanno affermato di aver volontariamente immerso il proprio smartphone in acqua per le foto complice probabilmente il “marketing ingannevole” che fa apparire i dispositivi impermeabili piuttosto che semplicemente resistenti agli schizzi.

Al secondo posto invece troviamo le discoteche e i locali notturni in generale, presi d’assalto specie dai più giovani che in questa estate 2020 si sono rivelati anche i più disattenti, specie nella fascia di età 25 – 34 anni con il 32.97% di smartphone danneggiati e quelli dai 18 – 24 con il 31.06%. La causa è forse da ricercare nei lunghi mesi di lockdown che li ha costretti a casa e la conseguente (e giustificata) voglia di fare “baldoria”. Molto più attenti invece gli over 65 che hanno registrato solo il 2.94%.

Gli uomini anche per quest’anno sono stati i peggiori nel maneggiare il proprio dispositivo con una richiesta del 54.79% contro il 45.21% delle donne, in lieve risalita.

Non vi sono invece variazioni in classifica per quanto riguarda i danni più frequenti come la caduta accidentale (44.16%) e l’utilizzo imprudente del dispositivo (19.27%) al secondo posto.

Alcune “chicche” riguardano proprio la causa di rottura: molti dei danni da acqua pervenuti sono stati causati da frequenti lavaggi sotto l’acqua corrente o effettuati con liquidi quali alcol o solventi allo scopo di disinfettare lo smartphone.

Alto anche il numero delle cadute accidentali da selfie, dato che gli utenti hanno preferito avventurarsi in autoscatti “estremi”, invece che dare in mano a degli sconosciuti lo smartphone.

Queste curiosità la dicono lunga su quanto anche la pandemia ha inciso sulle vacanze degli italiani e sulla dose di imprudenza utilizzata sull’utilizzo dello smartphone, che purtroppo si è rivelata spesso fatale.

*Lo studio è stato redatto dal WeFix Lab il Dipartimento Statistico di iFix-iPhone.com il booking che seleziona i migliori centri assistenza smartphone. I numeri fanno riferimento alle statistiche relative alla navigazione del sito, le richieste campionate dal supporto della piattaforma ed alle prenotazioni ricevute dalle singole province e regioni italiane oltre che richieste di supporto provenienti da residenti/domiciliati in Italia facenti richiesta dall’ estero per l’Italia. Periodo interessato dalla ricerca 1 giugno – 31 agosto 2020.

Per chi desidera fare un paragone con lo scorso anno è possibile visionare lo studio relativo al 2019: www.ifix-iphone.com/classifica-estate-2019/

 

 

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Covid-19: come curare il disturbo post-traumatico da stress

Roma, 31 agosto 2020 – È vero che il coronavirus sta facendo aumentare i casi di disturbo post-traumatico da stress? La pandemia di COVID-19, come ben sappiamo, è diventata rapidamente un’emergenza sanitaria di livello globale, i cui problemi sono stati sia di natura fisica che psicologica. Nello specifico pensiamo alle conseguenze sulla salute psicologica delle persone esposte a morti inaspettate o minacce di morte.
Gli operatori sanitari che hanno lavorato a stretto contatto con i pazienti positivi al COVID non sono stati esposti al virus in modalità “standard”, ma sono stati testimoni diretti dell’aumento dei contagi, dei decessi e dell’incapacità delle strutture sanitarie di far fronte all’emergenza.
I pazienti che hanno contratto il Covid-19, invece, hanno dovuto sperimentare l’isolamento sociale e il disagio fisico, insieme alla paura per la propria sopravvivenza. Tutte queste situazioni permettono ai disturbi post-traumatici da stress di covare sottopelle.
Cosa è il Disturbo Post-Traumatico da Stress (DPTS O PTSD)
Il disturbo post-traumatico da stress, conosciuto con l’acronimo DPTS o più comunemente PTSD, dall’inglese post-traumatic stress disorder, è un disturbo che alcune persone contraggono dopo aver vissuto o assistito a un evento pericoloso o terrificante.
Il PTSD è una conseguenza all’esposizione a situazioni che causano intensa paura, impotenza o orrore.
Alcuni esempi possono includere le aggressioni, sia di natura sessuale che fisiche, la morte inaspettata di una persona cara, incidenti, guerre, inizialmente infatti veniva chiamato nevrosi da guerra, poiché riscontrato in soldati impegnati in pericolose azioni belliche, o disastri naturali.
Persino le famiglie delle vittime possono sviluppare il PTSD, così come non è raro riscontrarne dei casi nel personale di emergenza o negli operatori di soccorso.
Normalmente, quando si vive un’esperienza traumatica, si hanno reazioni come shock, rabbia, nervosismo, paura e in alcuni casi, persino senso di colpa. Si tratta di reazioni comuni che, col tempo, tendono ad affievolirsi fino a sparire.
Si stima che le persone che vivono esperienze traumatiche oscillino tra il 60% e l’80%. In una persona con PTSD, tuttavia, le sensazioni appena illustrate rimangono sempre in superficie e tendono ad aumentare, fino a divenire così forti da impedire il proseguo della vita in maniera naturale.
Normalmente, quando si è in pericolo o si vive un’esperienza traumatica, il sentimento più comune è la paura. Si tratta di una reazione che innesca molti cambiamenti nel corpo, finalizzati ad adattarsi alla situazione e a fronteggiarle.
Nei pazienti che soffrono di PTSD la reazione alla paura è danneggiata. Ciò li fa sentire, tra le altre cose, stressati o spaventati anche quando il pericolo e la situazione minacciosa non sono più presenti. Si stima che il 5% degli uomini e il 10% delle donne soffra di PTSD nel corso della vita.
“La psicoterapia cognitivo comportamentale è una delle forme di intervento maggiormente efficaci per affrontare tale disturbo, offrendo un valido aiuto per gestire l’ansia e intervenire sui pensieri e i comportamenti disadattivi”, sostiene Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”.
Il dottor Nicola Zingaro poi pone l’attenzione sul rischio che l’esposizione diretta al COVID-19 può avere per il PTSD: “Il rischio, infatti, può aumentare ulteriormente e vertiginosamente per coloro che hanno contratto il virus, dal momento che questi individui potrebbero non ricevere un supporto psicologico immediato a causa della necessità di quarantena”.

Se non trattato in maniera accurata, il PTSD può durare decenni, causando disagio sostanziale ed enormi difficoltà sul piano sociale e lavorativo. Tra le possibili strategie da considerare per arginare i rischi di PTSD nelle persone esposte a Covid-19 si potrebbero includere il supporto psicosociale e gli interventi precoci, ma anche l’educazione alla salute e l’educazione alla psicoterapia.

Il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”, grazie alla sua rete professionale di 147 Psicologi, offre in tutta Italia un servizio finalizzato ad aiutare chi ha sviluppato un disturbo post-traumatico da stress.
I prezzi sono accessibili, gli Psicologi lavorano 7 giorni su 7 e si offre professionalità, sensibilità e rispetto per chiunque senta di avere bisogno di un supporto psicologico.
Per contattare il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” telefonare al numero 0622796355 o al numero 3803780741 o visitare il sito www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.
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