Disabilità: come relazionarsi, ascoltare e intercettare i bisogni dei disabili

Roma, 25 gennaio 2022 – Chiunque si occupi di persone con disabilità deve possedere caratteristiche, doti comportamentali e peculiarità personali non comuni: cordialità, per la maggior capacità comunicativa che essa comporta; relazionalità, in mancanza della quale non è possibile ottenere nessun risultato; pazienza, indispensabile per potersi prendere cura di persone con problemi più o meno gravi e più o meno evidenti; costanza, per essere in grado di sopportare meglio le inevitabili crisi di un lavoro pratico operativo che non sempre è ripagato da risultati evidenti; amore, perché senza amore non possiamo fare nulla in campo educativo.

La persona empatica riesce a riconoscere le emozioni dell’interlocutore come se fossero le proprie.
E’ importante inoltre il saper applicare strategie di gestione dello stress, delle pressioni esterne, dei momenti di fragilità, di incertezza, di rabbia e aggressività, che possono spesso insorgere nella persona con disabilità, attraverso la vicinanza, la relazione amichevole, l’accettazione e il contenimento delle emozioni negative, dei momenti di rabbia, irritabilità e demotivazione.

“Per l’instaurarsi di una solida relazione positiva, sia sicuramente utile anche una grande capacità di empatia”, spiega Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”.

“E’ consigliabile poi condividere non solo i valori, ma anche i momenti di divertimento e di entusiasmo. Attraverso questi strumenti possono quindi essere “intercettati” i bisogni dell’altro, anche quelli non apertamente espressi. Questo avviene quando si è entrati in una connessione relazionale profonda, ove vi sia fiducia reciproca”, continua Lanari.

A volte adottare certi comportamenti e atteggiamenti può rappresentare una scelta consapevole, frutto di pensiero e riflessione; in altri casi è la messa in pratica di uno stato interiore, di una predisposizione personale d’animo, attuata in modo del tutto inconsapevole e spontaneo. Ecco perché a volte ci troviamo a nostro agio in una situazione relazionale e altre volte avvertiamo delle difficoltà.

É importante perciò considerare che la maggior parte delle persone con disabilità possiede un vissuto spesso violentemente traumatico, che può condizionare la stabilità dei comportamenti relazionali. Se da un lato può esserci una sensibilità e una saggezza più elevate, acquisite dopo il superamento dei vissuti traumatici e deprivanti, dall’altro ci si può aspettare l’insorgenza di improvvisi momenti di fragilità e incertezza, che possono spesso sfociare in insofferenza, instabilità e aggressività.

La dr.ssa Manuela Chiodetti, psicologa del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”, afferma che “fondamentale può  rivelarsi il poter contare su una relazione positiva con una figura di riferimento”.

Attraverso la figura dell’assistente vi è il superamento dell’esigenza di aiuto limitata ai bisogni primari, e quindi:

– una focalizzazione di aspirazioni, desideri e interessi che erano stati repressi
– il conseguente incremento di attività
– una maggiore opportunità di socializzazione e il miglioramento della vita di relazione
– una rivisitazione dei rapporti con i familiari soprattutto se conviventi
– una riappropriazione dei ruoli: nella vita di coppia, o come genitori con disabilità che possono
occuparsi dei propri figli o come adulti con disabilità in grado di occuparsi dei propri genitori anziani,
ecc.
– una diminuzione di stati di depressione, isolamento ed esclusione
– un miglioramento dell’autostima, dell’umore e della qualità della vita
– la possibilità di accesso al mondo lavorativo, all’istruzione, allo sport e al divertimento.

L’assistente, il familiare o più in generale la figura significativa che si prende cura della persona con disabilità, ha comunque il diritto ad un addestramento finalizzato al potenziamento delle proprie abilità relazionali.

Per questo il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”, grazie alla sua rete professionale di 373 Psicologi, ha deciso di offrire un aiuto finalizzato a relazionarsi, ascoltare e intercettare i bisogni delle persone con disabilità.

Il sostegno é offerto in tutte le regioni italiane e in 22 paesi esteri (Regno Unito, Francia, Hong Kong, Messico, Russia, Argentina, Grecia, Kenya, Ghana, Mozambico, Brasile, Portogallo, Serbia, Romania, Bulgaria, Egitto, Giordania, Pakistan, Azerbaijan, India, Spagna, Svizzera).

Per contattare il servizio, offerto in 27 lingue, basta chiamare il n. 06 2279 63 55 o al n 331 8206 575, o
collegarsi al sito www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

 

 

Disabili: l’importanza dello sport per il benessere psicologico della persona

Roma, 3 gennaio 2022 – La disabilità è una condizione di salute che impedisce lo svolgimento temporaneo o permanente delle normali attività della vita quotidiana.

In questo senso la disabilità è intesa come fenomeno che non rappresenta una condizione stabile, bensì un processo dinamico che coinvolge l’individuo e il suo contesto di appartenenza.

“Questa nuova concezione apre la via a molteplici interventi psicologici costruttivi. I momenti critici possono infatti trasformarsi da problema a opportunità di crescita che porta ad un cambiamento psicologico positivo”, sostiene Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”.

La psicologia positiva mette dunque in risalto le componenti costruttive e di crescita della salute mentale come emozioni positive, ottimismo, autostima, autoefficacia, autodeterminazione, sviluppo dell’autonomia, ecc., con l’obiettivo di analizzarne le caratteristiche e le interazioni con le dimensioni di malessere e malattia.

Adottare un’ottica positiva è particolarmente produttivo quando ci si occupa di disabilità.

Fare sport può diventare per la persona disabile un’ottima occasione per “mettersi in gioco” in un’ottica positiva.

L’atleta con disabilità nello sport trova il suo “riscatto”, la fonte di soddisfazione e di attivazione
positiva, oltre che una preziosa opportunità di socializzazione.

“Nel corso dell’attività che svolgo come psicologa dello sport, nell’ambito di federazioni paralimpiche, ho avuto l’occasione e la fortuna di conoscere molti atleti con disabilità. Ogni persona, come ogni atleta, possiede delle caratteristiche uniche che la
contraddistinguono, ma ciò che accomuna tutti questi atleti è senza dubbio una capacità molto più sviluppata di entrare in relazione con l’altro”, racconta la dr.ssa Manuela Chiodetti.

Il “Bisogno di Relazione” è considerato uno dei tre bisogni fondamentali secondo la Teoria dell’Autodeterminazione (Deci e Ryan; 1985) insieme al bisogno di Autonomia e quello di Competenza.

Il Bisogno di Relazione si riferisce alla presenza e alla capacità di gestione dell’esperienza di connessioni significative con altre persone, con conseguente sviluppo di un senso di appartenenza a un determinato gruppo sociale.

Le persone con disabilità, impegnate nell’attività sportiva, sono riuscite a superare i propri limiti. Lo slogan della FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali) è infatti proprio “oltre modo oltre”.

Essi hanno dimostrato di sapersi rimettere in gioco, sfidando se stessi, trasformando il loro punto di debolezza in un punto di forza.

Vedere gli atleti che corrono con le loro protesi sportive, vederli impegnati a migliorare le proprie prestazioni e a gioire per i risultati ottenuti con grande sforzo e impegno, è qualcosa che tocca profondamente, emoziona e fa riflettere.

Non si sono arresi, sono caduti e hanno saputo rialzarsi più forti di prima.

A rendere possibile tutto ciò, vi è spesso alla base, lo sviluppo di una relazione positiva e significativa, con l’allenatore, o con la guida sportiva, nel caso di atleti ipo o non vedenti, o più in generale con l’assistente dell’atleta con disabilità, oltre naturalmente i fattori personali dell’atleta stesso, una positiva predisposizione e una forza d’animo notevoli.

Lo psicologo dello sport conduce con gli atleti dei colloqui individuali e di gruppo, per sostenerli nella motivazione sportiva, per affrontare insieme alcune tematiche, come per esempio l’ansia pre-gara, per esplorare i loro obiettivi a breve e a lungo termine, ecc.

La psicologia positiva è l’approccio con il quale vengono affrontati, discussi e approfonditi tali argomenti.

Vi è infatti attualmente la necessità di muoversi da una visione di cura, riparazione e assistenzialismo, nei confronti della disabilità, ad una prospettiva invece di promozione del benessere.

Il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”, grazie alla sua rete professionale di 366 psicologi, ha quindi deciso di offrire in tutta Italia, e in 22 paesi esteri, un servizio di promozione del benessere psicologico rivolto alle persone con disabilità e ai loro familiari.

Per contattare il servizio, offerto in 27 lingue, telefonare al n. 0622796355 o al n. 3318206575, o
collegarsi al sito www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

 

Variante Omicron: stimolo depressivo o opportunità di crescita personale?

Roma, 6 dicembre 2021 – La campagna vaccinale prosegue spedita verso la somministrazione della terza dose, tuttavia la pandemia COVID-19 ci pone dinanzi l’ennesima sfida: una nuova variante del virus, la B.1.1.529, denominata ufficialmente variante Omicron dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Ma perché questa nuova variante, dopo quella Delta, sta suscitando tutta questa preoccupazione?

La variante Omicron, proveniente dal Sud Africa, sta mettendo in discussione tutti i progressi conseguiti contro il SARS-CoV-2. La cosa che sta allarmando il mondo è che, finora, sembrerebbe essere la variante del virus più contagiosa e si hanno ancora poche informazioni in merito.

Tuttavia, non è ancora chiaro se l’incremento dei contagi e delle ospedalizzazioni in Sud Africa sia effettivamente dovuto a questa variante del virus, ma l’Iss (Istituto Superiore di Sanità) al momento afferma che «la decisione di dichiarala una VOC (Variant Of Concern = variante di preoccupazione) è dovuta alla presenza nella variante di diverse mutazioni che potrebbero avere un impatto sul comportamento del virus, anche in termini di gravità della malattia o della capacità di diffusione».

Quindi è la presenza di alcune mutazioni, all’interno della variante Omicron, a generare preoccupazione, perché oltretutto non è chiaro se gli attuali vaccini siano sufficienti per proteggerci anche da questa variante, se l’intervento medico in caso di contagio sia il medesimo per le altre forme di coronavirus, se questo potrebbe costringerci ad un nuovo lockdown, e via dicendo. In una situazione così incerta, il ritorno a quella che tutti noi reputiamo “vecchia normalità” ci appare lontano, nostalgico.

L’impressione è quella di non avere la possibilità di uscire da questa situazione che ha messo a dura prova il nostro benessere psicofisico. E che questa nuova realtà ben lontana da quella conosciuta precedentemente, caratterizzata da isolamento, mascherine, gel igienizzante, distanziamento sociale e restrizioni, da un periodo transitorio si sta trasformando in una nuova normalità, in continuo mutamento, a cui siamo costretti ad adattarci.

I cambiamenti non sono mai semplici e richiedono un modellamento ed un adattamento alla realtà continuo e costante. Diventa ancora più difficoltoso adattarsi e trovare un equilibrio quando il tutto avviene velocemente, senza che ci sia data la possibilità di elaborare il cambiamento.

La pandemia ha avuto un impatto psicologico e psicosociale senza precedenti e, pertanto, ha influenzato e modificato nel profondo il nostro modo di percepire ciò che ci circonda, ha modificato il modo di riconoscere le nostre emozioni, di esprimerle e di viverle liberamente. Ha modificato il modo di rapportarci agli altri, insediando paure e timori all’interno della nostra vita.

Quindi, oltre ai comuni timori presenti nella realtà di ognuno di noi, la pandemia ne ha alimentati di nuovi: l’insonnia, la fobia ed il ritiro sociale, la paura di fare attività che prima era normale fare, l’incertezza per il futuro, la mancanza di supporto, la paura del contagio, il timore di mettere a rischio la vita dei nostri cari più fragili, la disregolazione emotiva. Di fatto, l’ansia e la paura sono i sentimenti più sperimentati da quando è iniziata questa lotta contro il virus. Inevitabilmente, questi due sentimenti abbassano il nostro tono dell’umore.

Ci spostiamo sul versante depressivo del nostro umore, sentendoci impotenti, vulnerabili, tristi, sconfortati, ci manca la voglia di uscire e svolgere le attività quotidiane. La nuova variante Omicron incrementa tutto ciò, dandoci l’impressione che non ci sia una via d’uscita da questa situazione, temiamo che i vaccini siano inutili e che tutto ciò che stiamo facendo lo sia. In questa situazione di grande tensione siamo facilmente influenzabili da questi stimoli esterni negativi.

Ma c’è anche chi sostiene che non sia così. I vaccini, i sacrifici che stiamo compiendo, tutto potrebbe avere una sua utilità. Non siamo del tutto impotenti. Quello che possiamo fare è, non solo seguire ancora per un po’ le direttive dettate dall’Oms e dal Governo, ma anche cercare di affrontare la situazione con atteggiamento propositivo. Quindi, non è tanto importante la situazione che ci troviamo davanti, ma è ancora più importante il modo in cui riusciamo ad interpretare questa situazione, il significato che attribuiamo all’evento stressante e destabilizzante.

Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”, sostiene che, seguendo un adeguato training, si possa paradossalmente trasformare il problema in opportunità. Ognuno di noi ha dentro un’insospettata riserva di forza che può emergere quando gli eventi ci mettono alla prova e che ci aiuta a riprendere in mano le redini della nostra vita.

Dunque, in questa situazione di instabilità ed incertezza, può risultare utile un supporto che ci aiuti a fare chiarezza sulle nostre emozioni, sui nostri sentimenti e che ci spinga ad estrapolare gli aspetti positivi dalle situazioni avverse, a crescere e ad essere più resilienti.

«Non è importante quello che ti capita, ma come lo vivi, quindi il significato che si attribuisce a ciò che succede. Anziché lasciarci influenzare dalle circostanze negative e dalle avversità, per quanto possibile, sarebbe opportuno cercare di guardare l’altra faccia della medaglia e cogliere l’opportunità che tutti gli eventi di vita ci possono offrire. Tutto ciò si può fare anche tramite un percorso di crescita personale» sottolinea la dott.ssa in psicologia clinica Alessandra Palleschi.

Il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” ha quindi deciso di offrire un aiuto a chi desidera diventare psicologicamente più forte ed incrementare la propria resilienza.

Possiamo scegliere se lasciarci sopraffare dalla situazione attuale, attribuendo al COVID-19 e alle sue varianti solo un significato negativo (l’ennesima cosa che non va) oppure se offrire a noi stessi la possibilità di vivere differentemente questa situazione e attribuire un significato positivo a questi eventi di vita (allenarci ad affrontare le difficoltà per diventare gradualmente più forti).

Possiamo decidere di prendere, paradossalmente, lo stimolo negativo in maniera (pro)positiva e renderlo un’opportunità.
Il servizio di aiuto è offerto, in 27 lingue, da una rete di 362 psicologi presenti in tutte le regioni italiane e in 22 paesi esteri.
Per informazioni telefonare al n. 06 22796355, al n. 375 7707389 o collegarsi al sito internet www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

 

 

 

Fermo: i ritratti di 100 volti per fotografare la storia

Le immagini del giovane fotografo Alex Marè, specializzato in bianco e nero, raccontano in un volume il periodo storico vissuto attraverso i volti di 100 persone

Fermo, 03 dicembre 2021 – I volti di 100 persone, fotografate per raccontare, e tramandare ai posteri, la storia contemporanea. È l’obiettivo del giovane fotografo Alex Marè, specializzato in bianco e nero, che ha raccolto in un volume le 100 immagini, che intendono raccontare il periodo storico vissuto.

La fotografia ritrattistica per raccontare la storia

La fotografia ritrattistica non deve solamente esser vista come materiale che si va a perdere, ma anzi rappresenta un baglio di storia di chi vive e di chi nel corso del tempo ha lasciato un’impronta di sè nel tempo.

La più grande difficoltà, in un momento storico come questo, è stata la messa in atto di questo lavoro partito dalla carta per poi essere realizzato davanti ad una delle più imponenti cattedrali d’Italia, ovvero il Duomo di Fermo.

Altro fatto degno di nota è che si tratta di un libro di fotografia totalmente in bianco e nero nel quale vengono ritratti autorità Ecclesiastiche, Militari e Civili di ogni genere, ma anche Campioni del Mondo della Nazionale Italiana di vari sport e Chef Stellati.

«Ogni persona possiede qualcosa di diverso» racconta l’autore « ognuno di noi ha qualcosa di bellissimo da mostrare, sono proprio le differenze tra le persone ad essere alla base della fotografia umana, proprio per raccontare davvero ciò che la realtà è ho voluto far vedere chi la vive giornalmente a partire dall’Arma dei Carabinieri, passando per S.E. l’Arcivescovo per concludere con la Polizia di Stato».

«Ho voluto dar voce ad ogni persona e allo stesso tempo mettere tutti sullo stesso piano facendo capire che ogni persona vive qualcosa di diverso, con il suo lavoro, le sue passioni ed il suo essere», dice ancora Marè.

L’opera fotografica

Le sessioni fotografiche per il progetto dei 100 volti nel rispetto delle normative covid-19, hanno avuto luogo nei mesi di febbraio e marzo 2021, nello scenario del Viale della Cattedrale Metropolitana di Fermo.

Il volume al suo interno è corredato da testi a cura di Michela Mercuri (Docente Universitaria di Storia del Medio Oriente), Maria Cristina Brandini (curatrice di mostre internazionali) e Giancarlo Vaiarelli (esperto in stampa Platino).
L’introduzione è invece a cura della giornalista Gaia Capponi.

Disponibile nelle librerie di tutta Italia il libro fotografico, dal titolo “Ritratto Fotografico – Fermo“ (edito da Poderosa Edizioni), l’opera in  vendita al prezzo di 30,00 euro, contiene 100 fotografie inedite, 220 pagine di pregio e ha una veste editoriale curatissima a partire dalla copertina in tessuto con stampa in argento.

Chi è Alex Marè

Alex Marè, classe 1995, nato a Fermo, dal 2015 si concentra sulla Fotografia di Moda in bianco e nero.
Ha lavorato principalmente a Milano ed è durante questo periodo che ha immortalato top model e attrici del calibro di Cindy CrawfordSara SampaioIrina Shayk , Adriana Lima , Cate BlanchettBelen RodriguezRomee Strijd , Carla Bruni, Alberta FerrettiBella Hadid e Gigi Hadid.
Ma anche personaggi della moda come Giorgio ArmaniFranca Sozzani e Karl Lagerfeld, Anna Dello Russo.

I suoi lavori sono apparsi anche su magazine e riviste nazionali ed Europee.

A luglio 2021 inaugura la sua prima mostra bimestrale “L’Assunta” al Duomo di Fermo, commissionatagli da S. E. Arcivescovo Mons. Rocco Pennacchio e il rettore della cattedrale Don Michele Rogante, consacrandolo come primo artista ad esporre in questo luogo.

Ulteriori informazioni sull’autore sono reperibili al sito web www.alexmare.com.

 

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Relazionarsi con gli altri: utilizzare l’intelligenza emotiva per diventare più bravi

Roma, 24 novembre 2021 – Quando pensiamo al concetto di intelligenza siamo soliti pensare al test del Q.I., alle varie abilità che ci servono per trovare soluzioni, risolvere enigmi, fare induzioni e deduzioni di concetti.
Oltre a tali abilità, per interagire in maniera efficace con il contesto, è importante saper utilizzare la propria intelligenza emotiva per relazionarsi meglio con le altre persone.

Il concetto di intelligenza emotiva è iniziato a diffondersi nel 1995, grazie al libro “Intelligenza emotiva” di Daniel Goleman.

Ma cos’è l’intelligenza emotiva?

E’ la capacità di saper utilizzare le emozioni per poter prendere le decisioni relazionali più efficaci, a seconda della situazione e del contesto.

Ad esempio viviamo in una società in cui vengono richieste delle buone competenze cognitive nel mondo del lavoro, ma è anche bene migliorare le proprie competenze sociali per ottenere successo professionale.

L’intelligenza emotiva consiste anche nella capacità di gestire le emozioni, in particolar modo quelle negative.
Gestire le emozioni non significa reprimere le emozioni negative, ma riconoscerle e saperle adattare al contesto e al momento presente.

Ad esempio ho un colloquio di lavoro e poco prima ho discusso con il mio partner, capisco che sono arrabbiata e frustrata per la discussione avvenuta, ma cerco di non farmi travolgere dall’emozione negativa, cerco delle strategie mie personali per contenerla, senza reprimerla.
Imparare a gestire le emozioni ci può essere utile per poter prendere delle decisioni in maniera più consapevole e serena quindi, capendo le nostre emozioni e quelle altrui, possiamo muoverci meglio nei vari contesti nei quali siamo inseriti.

Chi è dotato di una buona intelligenza emotiva solitamente otterrà successo nelle relazioni di coppia, nelle relazioni con gli amici e nelle relazioni professionali.

Ottenere successo nell’ambito personale e professionale aumenterà quindi il nostro benessere emotivo/relazionale, riducendo così il rischio di stress, di malattie psicosomatiche (gastrite, colite, ulcere, ecc.), di ansia e di depressione.

“Abbiamo scritto il libro “La comunicazione assertiva” con lo scopo di stimolare lo sviluppo delle abilità sociali del lettore. Le interazioni e la comunicazione con gli altri possono essere migliorate e possiamo gradualmente diventare sempre più intelligenti emotivamente e quindi più felici”, spiega Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”.

La dottoressa Margherita Romeo, psicologa del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”, ci ricorda che secondo l’Oms “la salute è non solo uno stato di  benessere fisico, ma anche mentale e sociale “.
Per il nostro benessere diventa quindi importante gestire e identificare le nostre emozioni.

Ma chi è che ci insegna a riconoscere le nostre emozioni?

Solitamente i caregiver, chi si occupa primariamente dei bambini, vale a dire i genitori. Vi è quindi un’alfabetizzazione emotiva, un apprendimento nel saper riconoscere e gestire le emozioni.
L’intelligenza emotiva dipenderà sia dal tipo di intelligenza emotiva del nostro caregiver, il quale ci avrà trasmesso delle abilità sociali, sia dal tipo di temperamento individuale e sia dalla cultura nella quale viviamo.

L’intelligenza emotiva può inoltre essere migliorata grazie ad un supporto psicologico.

Il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” ha per questo istituito un servizio di aiuto psicologico per le persone che vogliono diventare più brave a relazionarsi con gli altri.

I 362 psicologi della rete del pronto soccorso psicologico sono presenti in tutte le regioni italiane e in 22 paesi del mondo, con un servizio in 27 lingue e a costi sociali, come Regno Unito, Francia, Hong Kong, Messico, Russia, Argentina, Grecia, Kenya, Ghana, Mozambico, Brasile, Portogallo, Serbia, Romania, Bulgaria, Egitto, Giordania, Pakistan, Azerbaijan, India, Spagna, Svizzera.

Per contattare il Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” basta telefonare ai n. +39 06 227 96355 / +39 327 563 9658 oppure visitare il sito internet www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

 

 

 

 

 

Ancona, al via il progetto “Isole Felici” per bambini con malattie neuromuscolari

Il progetto “Isole Felici” per i bambini con malattia neuromuscolare dei Centri Clinici NeMO, sostenuto da Eurizon, presto sarà realtà anche per i piccoli pazienti del territorio marchigiano

Ancona, 23 novembre 2021 – Presto anche per i piccoli pazienti delle Marche sarà realtà il progetto “Isole felici”, dedicato ai bambini con malattie neuromuscolari, dei Centri Clinici NeMO.

Il bisogno maggiormente espresso dai bambini con una malattia neuromuscolare, infatti, è proprio quello di poter avere una “normalità di vita” obiettivo scontato per chi invece gode di buona salute.

Questa è la ragione per cui nei Centri NeMO non solo è fondamentale offrire risposte ai bisogni di cura, grazie a personale altamente specializzato e terapie all’avanguardia, ma anche far sì che l’esperienza ospedaliera sia quanto più possibile positiva e serena. Per quanto si cerchi di ridurre al minimo la permanenza dei bimbi in reparto, l’avvento dei nuovi trattamenti di cura ne richiede necessariamente una frequenza sempre più costante.

Non solo, per chi convive con queste patologie complesse e degenerative, sono necessari lunghi e frequenti periodi di ricovero mirati alla continuità di cura e fondamentali per preservare e potenziare il mantenimento delle abilità residue, dal punto di vista motorio, respiratorio, nutrizionale e della capacità di comunicazione.

Anche gli spazi del Centro Clinico NeMO Ancona diventeranno per tutti i nostri piccoli pazienti la casa che li accoglie e li accompagna. Abbiamo scelto di creare l’Isola Felice in palestra perché è proprio lì che i bambini dovranno affrontare gli esercizi di mantenimento, sottoporsi alle ripetute visite periodiche e anche alle complesse prove degli ausili. Per questo faremo in modo che la palestra rappresenti invece anche un luogo sicuro e giocoso, nel quale riconoscersi e capace di custodire il loro desiderio di diventare grandi”, ha detto Alberto Fontana, presidente dei Centri Clinici NeMO

La collaborazione con i Centri Clinici NeMO – dichiara Federica Calvetti, Responsabile ESG & Strategic Activism di Eurizonrientra nel ruolo di investitore attivo e responsabile che Eurizon ricopre da anni. Siamo orgogliosi di supportare il progetto Isole Felici, il cui intento è quello di abbattere le discriminazioni della malattia soprattutto nei più giovani.

Si tratta di un prezioso approdo per i piccoli pazienti e le loro famiglie, caratterizzato da accoglienza e multidisciplinarità di competenza, che abbiamo potuto supportare grazie alla devoluzione di parte delle commissioni di alcune strategie di investimento sostenibili e responsabili”. 

Ad Ancona i lavori, iniziati questa estate grazie alla sinergia con Regione Marche, l’A.O.U Ospedali Riuniti e l’Università politecnica delle Marche, proseguono regolarmente con l’obiettivo di rendere operativo NeMO Ancona entro la primavera 2022.

La ristrutturazione coinvolge ben 880 mq dell’ospedale regionale Torrette per un reparto che sarà capace di accogliere più di 700 pazienti, tra adulti e bambini. Oltre ai 12 posti letto per il ricovero ordinario, 2 per i servizi di day hospital e ambulatoriali, sarà proprio nella grande palestra del reparto che verrà creata l’Isola nella quale i bambini potranno riconoscersi, sentirsi al sicuro e immergersi in mondi fantastici durante le attività di riabilitazione.

Ad Ancona, come in tutti i Centri Clinici NeMO, il reparto è progettato ponendo grande attenzione alla scelta dei colori e dei materiali, alla definizione degli spazi e alla valorizzazione dei dettagli nella decorazione delle camere e delle aree comuni, perché questi luoghi non rappresentino solo una struttura preposta alla cura, ma siano una casa sicura per i bambini e gli adulti che la abitano.

Questo stesso percorso si è realizzato per gli altri spazi presenti in tutta Italia e già entrati nel pieno dell’operatività: il NeMO Trento dove l’Isola Felice è rappresentata dallo spazio dell’incontro e della lettura nel tempo libero, nei Centri di Brescia e Roma dove l’Isola Felice è dedicata alla terapia occupazionale, nel Centro NeMO di Napoli in cui l’Isola Felice è l’area del gioco didattico e interattivo e, infine, nel Centro di Milano dove l’area MAC (Macro Attività Ambulatoriali Complesse) è l’Isola Felice in cui si eseguono i nuovi trattamenti di cura e quindi il luogo in cui si custodisce il futuro.

Insomma, se lo spazio abitato è per i bimbi il luogo che si anima in funzione delle emozioni, allora le “Isole felici” dei Centri NeMO diventano gli spazi di cui i bambini si devono impossessare, trasformandoli, per dirla come il grande architetto Le Corbusier “nella prova che noi esistiamo”.

 

Riccardo Zuccarino Vista Inaugurazione Centro Nemo Ospedale Riabilitazione Villa Rosa Pergine Valsugana (Ufficio Stampa Provincia di trento /foto Daniele Panato)

Salute: sono 100.000 gli italiani chiusi in casa per la sindrome da ritiro sociale

Roma, 16 novembre 2021 – Sempre più spesso sentiamo parlare di amici, conoscenti, studenti o colleghi di lavoro che si chiudono in casa. Purtroppo le ricerche parlano di un fenomeno che si diffonde a macchia d’olio: milioni di persone nel mondo, circa 100.000 in Italia, che presentano un problema di ritiro sociale.

Il fenomeno è stato riconosciuto inizialmente in Giappone negli anni ’80, ma è presente e continua a diffondersi anche in Europa e in America. Al riguardo è stata coniata la parola Hikikomori, che significa “stare in disparte, ritirarsi”. Una vera e propria epidemia visto che si parla di milioni di persone che si sentono sopraffatte, che sentono di non poter realizzare i loro obiettivi di vita nella società e reagiscono isolandosi.

“L’isolamento corrisponde al rifiutarsi simbolicamente di pagare i costi psicologici richiesti dall’interazione con gli altri. I propri obiettivi si raggiungono invece investendo nella vita”, spiega Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est”.

Il fatto che così tante persone si chiudano, non può comunque lasciarci indifferenti.

“Il processo di chiusura è graduale, ci sono 3 stadi, e più tardi si interviene e più diventa difficile l’uscita dall’isolamento. Più tempo passiamo nella chiusura, e più è facile che si sviluppino pensieri paranoici o depressivi. Più tempo siamo isolati, e più si rende necessario un periodo di re-inserimento sociale’, un periodo di ri-apprendimento dello stare insieme, fattore che dovrebbe essere tenuto particolarmente in considerazione per chi è stato isolato ed anche detenuto per lunghi periodi. E questo dato è sicuramente sconcertante: ci si può autorecludere anche in carcere, quindi anche in assenza di interne”, sostiene Paolo Crepaldi, presidente di Hikikomori Italia.

Dal momento che una persona chiudendosi dichiara implicitamente il suo fallimento nella relazione con l’altro, diventa indispensabile l’intervento esterno, della scuola, dei compagni, della famiglia e della comunità. Non è più un problema individuale, ma un problema di salute della comunità. Un grande spreco di un patrimonio umano.

Al riguardo la psicoterapeuta Barbara Rossi (www.leggereliberamente.it) ha curato il libro “Dall’autoreclusione al ritorno alla vita”, che raccoglie numerose testimonianze e le riflessioni di vari professionisti, tanto da diventare un vero e proprio manuale sull’argomento.

Il testo è nato da una ricerca su oltre 600 persone che si sono ritirate socialmente. Lo studio, realizzato attraverso un concorso letterario (Adotta l’orso, per uscire dall’isolamento) soprattutto autobiografico, ribalta le teorizzazioni precedenti.

In primis emerge che il fenomeno colpisce tutte le età, non solo gli adolescenti, e che non c’è un legame stretto tra dipendenza da internet e ritiro sociale, semmai c’è un forte legame tra traumi e ritiro. Il ritiro sociale sarebbe quindi l’estrema conseguenza di una serie di traumatismi sperimentati, la reazione “normale” a eventi anormali, quali il bullismo, il lutto traumatico, l’abuso, la violenza assistita, ecc.

Scrive A.M: “A essere precisi, non ho vissuto per anni a causa delle violenze che ho subito. La mia vita non valeva niente, era come se dicessi: “fatene quello che volete”…. L’EMDR mi ha ridato la vita”.

Il secondo dato che emerge è il deficit di adultità di cui parlano le persone: gli adulti che vengono descritti troppo spesso non vedono, non sono disponibili a un dialogo su temi difficili, si girano dall’altra parte, esercitano il potere in modo arbitrario.
Il terzo dato è la funzione salvifica e trasformatrice della parola: nonostante le ferite, le persone attraverso la parola, verbale e scritta, riescono a trovare le risorse, le giuste alleanze che possono portarle fuori dal tunnel.

Il libro, che ha già ricevuto il “Premio Lord Byron Porto Venere Golfo dei poeti” 2021, verrà presentato a Bookcity Milano il 19 novembre 2021.
La rete professionale dei 360 Psicologi del Pronto Soccorso Psicologico “Roma Est” ha quindi deciso di offrire un servizio di aiuto alle situazioni di crisi legate alla sindrome da ritiro sociale.

L’iniziativa è presente in tutte le regioni italiane e in 22 paesi esteri. Si parla di  Regno Unito, Francia, Hong Kong, Messico, Russia, Argentina, Grecia, Kenya, Ghana, Mozambico, Brasile, Portogallo, Serbia, Romania, Bulgaria, Egitto, Giordania, Pakistan, Azerbaijan, India, Spagna e Svizzera.

Il servizio è offerto in 27 lingue, i prezzi sono sociali e gli Psicologi lavorano 7 giorni su 7.

Per prendere un appuntamento telefonare al numero 06 22796355 o al numero 328 4687269 o visitare il sito www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Guarire dagli attacchi di panico: quando la paura non fa più paura

Roma, 3 novembre 2021 – Sembra che siano circa 10 milioni gli italiani che hanno vissuto almeno una volta nella vita l’esperienza di un attacco di panico. Un evento che per molti per fortuna rimane isolato, mentre per altri può trasformarsi in un vero e proprio disturbo.

Ma in cosa consiste esattamente l’attacco di panico?

Molti lo descrivono come “sensazione di morire”. Infatti è una sensazione improvvisa, rapida, che si esaurisce spontaneamente, ma lascia completamente devastati. La manifestazione è soggettiva, ma i sintomi più comuni sono fame d’aria, battito accelerato, bocca secca, vertigini, immobilità degli arti e talvolta di tutto il corpo. La maggior parte delle persone colpite da un attacco di panico realizza di averlo avuto solamente dopo essere state al pronto soccorso e aver scongiurato un attacco cardiaco. Ed è dopo aver realizzato di aver avuto un attacco di panico che si insinua la paura costante di rivivere quella sensazione di impotenza, quella sensazione di “morte” imminente.

Al riguardo Gianni Lanari, psicoterapeuta responsabile del Pronto Soccorso Psicologico Roma Est, afferma che “consapevoli della sofferenza collegata al panico, abbiamo scritto il libro “Vincere gli attacchi di panico: istruzioni per l’uso”, per aiutare le persone ad utilizzare il panico, paradossalmente per migliorare la propria qualità di vita”.

Nello specifico Francesca Mero, psicologa del Pronto Soccorso Psicologico Roma Est, ci ricorda che “per affrontare il panico le persone mettono in atto quelle che in Terapia Breve Strategica vengono chiamate le Tentate Soluzioni”.

Le Tentate Soluzioni più utilizzate sono:

1) Evitare tutto ciò di cui si ha paura;

2) Chiedere aiuto e rassicurazione;

3) Di fronte alla sensazione di paura si tende a voler controllare le proprie reazioni, finendo però per perderne il controllo.

Queste tentate soluzioni però portano sempre a un fallimento. Infatti le persone iniziano ad evitare tutto ciò che le spaventa in via preventiva, per non sentire quella sensazione di ansia e paura, ma più si sommano gli evitamenti e più la paura cresce. Questo perché mettendo in atto gli evitamenti, si invia a se stessi il messaggio di non essere in grado di affrontare le situazioni e il senso di incapacità fa crescere la paura.

Chiedendo aiuto e rassicurazione agli altri, queste persone continuano a confermare a se stesse la propria incapacità, fino a diventare davvero incapaci di affrontare innumerevoli situazioni.

Dopo aver avuto uno o più attacchi di panico, ci si spaventa delle reazioni incontrollate del proprio corpo, così si inizia a cercare di controllare queste reazioni. Ma più si cerca di controllarle e più se ne perde il controllo, fino a mandare in tilt il meccanismo psicofisiologico e a generare così un nuovo attacco di panico.

Si inizia quindi ad avere un timore preventivo delle reazioni del proprio organismo si fronte a situazioni che queste persone considerano una minaccia. Questo timore porta, quindi, a limitare sempre più le proprie azioni e i propri spazi vitali.

Si sbaglia quando si definisce l’attacco di panico semplicemente come una forte paura. È il risultato di una costruzione lenta e complessa che può durare anche per sempre. In senso figurato la persona è come incastrata dentro la tela di un ragno. Spesso le persone che soffrono del disturbo da panico hanno una buona consapevolezza del problema e delle cause di questo, ma vi è un’incapacità nel fare qualcosa di diverso.

Grazie alla psicoterapia si può davvero guarire da tutto questo e liberarsi dalla ragnatela della paura. Vengono utilizzati specifici protocolli di intervento per gli attacchi di panico, si usano stratagemmi per modificare o eliminare le tentate soluzioni che alimentano la paura patologica e il panico.

Avviene una vera e propria esperienza emozionale correttiva e mediante esperienze guidate, si aiuta la persona a costruire capacità individuali che permettono di gestire il problema per superarlo ed eliminarlo per sempre.

È importante che lo psicoterapeuta analizzi con attenzione le tentate soluzioni disfunzionali messe in atto dal paziente, per renderle da disfunzionali a funzionali. La tecnica per eccellenza è quella della Peggiore Fantasia. Questa è un’esperienza emozionale concreta, in cui il paziente deve concentrarsi per circa 30 minuti al giorno sulla sua peggiore paura, immaginandosi man mano di superarla.

Con il passare dei giorni avviene una modificazione della percezione della paura che porta all’acquisizione di sicurezza, autonomia e capacità di gestire la propria realtà. Una volta cambiata la percezione segue anche il cambiamento delle reazioni e infine della consapevolezza. La consapevolezza giungerà solamente dopo aver vissuto realmente l’esperienza ansiogena, poiché solo in quel momento la persona si renderà conto delle proprie capacità e delle proprie risorse attivate nel fare qualcosa che prima di allora sembrava impossibile.

Al riguardo il Pronto Soccorso Psicologico Roma Est offre un servizio di aiuto per tutti coloro che vogliono vincere gli attacchi di panico.

I 358 psicologi della rete del pronto soccorso sono presenti in tutte le regioni italiane e in 22 paesi esteri, come Regno Unito, Francia, Hong Kong, Messico, Russia, Argentina, Grecia, Kenya, Ghana, Mozambico, Brasile, Portogallo, Serbia, Romania, Bulgaria, Egitto, Giordania, Pakistan, Azerbaijan, India, Spagna e Svizzera.

Il servizio é offerto in 27 lingue, a prezzi sociali, e per contattare gli psicologi del Pronto Soccorso Psicologico basta telefonare al n. 06 22796355, al n. 392 9050134, o collegarsi al sito internet www.pronto-soccorso-psicologico-roma.it.

 

 

Bambini e malattie neuromuscolari: al via la campagna “Si. Donare rende felici”

Fino al 5 dicembre in tutti gli store della catena ODStore sarà possibile donare 1 euro in cassa e ricevere in cambio un cioccolatino Lindt doppio cioccolato: il ricavato andrà a sostegno dei Centri Clinici NeMO

Roma, 2 novembre 2021 Ad oggi più di 500 bambini sono stati aiutati grazie al progetto di affettività “Sì. Donare rende felici!”. Con un messaggio, semplice e diretto, per il terzo anno consecutivo la catena di prodotti alimentari ODStore continua per questo a raccontare il valore ed il potere del dono a sostegno dei piccoli pazienti dei Centri Clinici NeMO, centri specializzati nella diagnosi, la cura e la ricerca sulle malattie neuromuscolari che, in ambito pediatrico fanno riferimento in particolare alla SMA, atrofia muscolare spinale, alle distrofie muscolari e alle miopatie congenite.

Inaugurato nel 2019, l’Ambulatorio dell’Affettività supporta il bimbo e la sua famiglia nell’affrontare in modo positivo ed efficace ogni cambiamento imposto dalla malattia e dall’uso degli ausili, ad esempio l’introduzione della sedia a rotelle, degli strumenti di ventilazione meccanica o dei tutori.

Grazie al gioco, il dialogo e l’attività simbolica gli specialisti trasformano le situazioni complesse e di difficoltà in occasioni di crescita personale e familiare. Ma c’è di più. La raccolta straordinaria delle due edizioni precedenti, ben 184mila euro, ha permesso ai Centri Clinici NeMO anche la realizzazione di due stanze di degenza pediatrica: la prima nella sede di Brescia (Gussago) inaugurata lo scorso settembre 2020, e la seconda in quella di Trento (Pergine Valsugana) che ha avviato le sue attività questo inverno. Due stanze colorate e accoglienti, con letti pediatrici, poltrone letto per i genitori e soprattutto un’esplosione di caramelle e dolciumi che decorano le pareti e che fanno dimenticare di essere in ospedale.

Un progetto ambizioso e reso possibile grazie alla visione dell’imprenditore Mauro Tiberti e che si fonda sulla responsabilità di diffondere la cultura del dono. Per chi riceve, perché le famiglie possano avere gli strumenti per affrontare la sfida della malattia; per chi dona, perché significa restituire ai bambini i loro sogni. A ricordarlo è la dolcezza del cioccolatino offerto in cambio della donazione di un euro.

Ciascuno di noi è alla ricerca del suo significato di felicità – dichiara Mauro Tiberti, fondatore della catena ODStore e ideatore della campagna solidale – Per me è la gioia del bambino che riceve un dolce per regalo. Una gioia che ho rivisto nelle famiglie e nel team dei Centri Clinici NeMO due anni fa quando ho deciso di affiancare questo incredibile progetto. Un entusiasmo che continua e che voglio condividere con i miei clienti e collaboratori. Siamo pronti a raddoppiare il nostro impegno solidale anche quest’anno”.

Ed ecco che il rito dello scambio del dono diventa generativo e grazie a centinaia di piccoli gesti, grandi progetti diventano realtà. Ora, il prossimo obiettivo è quello di portare il progetto anche al futuro Centro Clinico NeMO Ancona, per creare spazi di accoglienza adeguati ai bimbi del territorio.

La maratona di solidarietà durerà 1 mese, dal 5 novembre al 5 dicembre, tutti coloro che si recheranno presso uno dei 66 ODStore, potranno donare 1 euro alla cassa e, in cambio, riceveranno un cioccolatino Lindor doppio cioccolato.

E se è vero che il bene entra in circolo, da quest’anno c’è una coloratissima novità in edizione limitata, la Christmas Box. Si tratta di una combinazione dei migliori prodotti dolciari ideata appositamente per i Centri NeMO e pensata per le occasioni speciali delle prossime festività: Natale in azienda, Santa Lucia e Babbo Natale. Disponibile in tutti gli ODStore a soli 29.90, i fondi raccolti saranno destinati agli ambulatori dell’affettività dei Centri Clinici oggi diventati un network di sei sedi presenti a Milano, Roma, Napoli, Genova, Brescia e Trento.

La continuità di una presa in carico che abbracci ogni bisogno clinico, funzionale e sociale dei bimbi che crescono con una malattia neuromuscolare è fondamentale. – dichiara Alberto Fontana, presidente dei Centri Clinici NeMO Oggi, più che mai, diventa importante sostenere il loro percorso anche dal punto di vista psicologico, alla luce dei nuovi trattamenti di cura che la ricerca scientifica sta portando. Anche durante questi lunghi mesi di emergenza sanitaria, l’ambulatorio ha continuato la sua attività attraverso percorsi a distanza. Sono stati oltre 200 gli interventi per affiancare e sostenere i bambini e i loro genitori anche nell’affrontare le paure e le domande legate al virus. Ecco perché l’impegno della campagna “Donare rende felici”, lancia il grande messaggio che il dono non è un fatto intimo, ma un gesto di bene che diventa uno strumento concreto per costruire una nuova società che riconosca il valore dell’altro.

Per dare il via ufficiale alla campagna, ODS invita tutti i bambini da 0 a 99 anni al lancio dei palloncini con merenda. L’appuntamento è per venerdì 5 novembre alle ore 15.30 nei punti vendita di Milano (Piazza DUOMO all’angolo di Via Torino); Roma (via Del Tritone, 36) ed infine a Brescia (al Centro Commerciale Elnos di Roncadelle) dove è attesa la visita speciale di Matteo Faustini, il giovane cantautore bresciano che crede nella potenza dei sogni e la canta, per dirla come farebbe lui, con la bocca del cuore. L’accesso alle cerimonie di apertura è gratuito e consentito esclusivamente ai possessori di Green Pass.

 

 

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Ufficio Stampa Centro Clinico NeMO:

Valentina Tomirotti | Cell. 333 9580672 | ufficiostampa@centrocliniconemo.it

 

Il Coronavirus è nato in laboratorio, ecco le prove

Le prove scientifiche e i metodi di insabbiamento raccolte nel libro denuncia “L’origine del virus”: l’intervista di Matteo Gracis, fondatore del giornale L’indipendente, all’autore Paolo Barnard, che evidenzia un mondo scientifico sempre più dipendente dai finanziamenti della Cina

Milano, 21 ottobre 2021 – Com’è nato il flagello virale che ha travolto l’umanità? Perché la Cina ha tenuto il mondo all’oscuro della pericolosità del coronavirus? Perché l’OMS ha mentito? Perché tanti insabbiamenti e depistaggi? Le risposte a queste drammatiche domande sono necessarie per evitare che la catastrofe della pandemia possa ripetersi.

Due dei più importanti ricercatori internazionali, Steven Quay e Angus Dalgleish, coordinati da Paolo Barnard, giornalista e saggista italiano, hanno provato a rispondere ai tanti quesiti nel libro L’origine del virusedito da Chiarelettere.

Una denuncia delle “verità tenute nascoste che hanno ucciso milioni di persone”, come recita il sottotitolo del libro che ricostruisce in modo inquietante la storia di questi ultimi due anni. Una rivelazione, supportata da documenti scientifici, dei letali segreti biologici del coronavirus, già noti ai virologi di Wuhan e ai loro politici nei primi giorni del contagio in Cina.

L’origine del virus, dunque, raccoglie le prove che il Covid-19 sia nato in laboratorio e che la sua estrema letalità era nota alla Cina con largo anticipo rispetto al resto del mondo.

In occasione dell’uscita del libro, Paolo Barnard spiega a Matteo Gracis, fondatore del giornale L’indipendente (www.lindipendente.online), la sua versione della storia che abbiamo tutti vissuto.

“Il virus è nato in laboratorio”, dice convinto Paolo Barnard, che così comincia ad infrangere i luoghi comuni sull’origine del virus.

“Il SARS-CoV-2 – si legge nel libro – rientra nel repertorio delle più azzardate manipolazioni genetiche sui virus oggi esistenti, chiamate Gain of Function, una delle specificità del Wuhan Institute of Virology e di altri laboratori cosiddetti di biosicurezza in Cina”.

Contrariamente alla teoria secondo cui il virus sia stato diffuso dai pipistrelli, Barnard crede dunque che la pandemia derivi da “un filone della ricerca della virologia che pochi conoscono, la Gain of Function, una pratica di una scelleratezza inimmaginabile, diffusa in diverse parti del mondo tra cui l’Italia. La Gain of Function è la ricerca medica che altera geneticamente un organismo in modo che possa migliorare le funzioni biologiche dei prodotti genici. Ma quella di cui parliamo è la Gain of Function of Concern, un più specifico tipo di ricerca che ha l’obiettivo di rendere i virus più o meno patogeni ancora più aggressivi in modo da essere pronti in caso di un’eventuale diffusione di un potente virus naturale”.

Purtroppo quindi – scrive Barnard nel libro –  “c’è la possibilità che la Gain of Function venga intrapresa per motivi più oscuri e che non vi sia mai stato in realtà un intento benigno”.

Barnard ammette così l’ipotesi che il SARS-CoV-2 potesse essere un esperimento militare. “Alcuni filoni di ricerche israeliane mettono in evidenza le correlazioni tra il SARS-CoV-2 e altri due virus di dichiarata natura militare che venivano studiati proprio a Wuhan”.

Oggi la Gain of Function ha raggiunto un livello di sofisticatezza da poter mettere in pericolo l’umanità. “Conosco l’HIV talmente bene che se volesse potrei renderlo trasmissibile anche per via aerea”, Barnard riporta le parole di Simon Wain-Hobson, un grandissimo retrovirologo dell’Istituto Pasteur di Parigi, concorde sull’idea che la Gain of Function sia una “pura follia scientifica, praticata solo per ricevere fondi di ricerca, fare carriera universitaria e avere visibilità”.

L’origine del virus, inoltre, rivela i retroscena di una “congiura del silenzio di proporzioni epocali” che continua a tenere in allarme il mondo. Barnard non si fa scrupoli ad accusare la Cina di aver compiuto un crimine contro l’umanità.

“Nel dicembre 2019 la Cina sapeva quanto è micidiale questo virus, ancora più sicuramente quando a gennaio 2020 la virologa Zheng-li Shi ha sequenziato il genoma, quindi se avesse detto a medici e virologi di tutto il mondo come era stato ingegnerizzato questo virus, le caratteristiche biologiche delle spike, la capacità di infettare, quali organi avrebbe infettato, il fatto che questo virus si trasmette per contagio asintomatico, si sarebbero salvate le vite di milioni di vittime. Avremmo avuto due mesi di tempo per prepararci, invece nessun medico sapeva niente. Questa è una strage dovuta alle omissioni criminali della Cina”.

L’emergenza scientifica è così rapidamente diventata una questione politica. Le verità della scienza sono state coperte da un muro di reticenza e conflitti d’interesse, complici alcuni settori pubblici americani e gran parte dei media, anche scientifici. Questo è quanto emerge dall’intervista di Matteo Gracis a Paolo Barnard pubblicata al link www.youtube.com/watch?v=3Eb4wlNADRM.

Ma perché queste verità non sono apparse sui media o nei dibattitti scientifici, se non in minima parte o comunque troppo tardi?

“La maniacale omertà del regime di Pechino” è una delle risposte di Barnard, nell’intervista data a Matteo Gracis, co-fondatore del giornale L’indipendente. L’altra risposta è Donald Trump, involontario protagonista della storia, da quando in un tweet del 16 marzo 2020 definisce il “virus cinese”. Nel 2020, anno elettorale negli USA, gli avversari di Trump non persero l’occasione per accusare il presidente di razzismo, incitazione all’odio delle minoranze asiatiche nel mondo, irresponsabilità diplomatica in un momento in cui erano delicati i rapporti con la seconda potenza mondiale.

“Da quel momento chiunque osasse muovere una critica nei confronti della Cina, magari in riferimento al coronavirus, veniva marchiato come sostenitore di Trump. Chiunque avanzasse l’ipotesi della fuga del coronavirus da un laboratorio veniva bollato dai media e dal gotha delle pubblicazioni scientifiche come complottista. Anche gli scienziati si zittirono temendo di perdere la carriera e i fondi di ricerca”. In nome del politically correct.

“Finché non è stato eletto il nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Solo allora iniziarono a comparire articoli e pubblicazioni di scienziati che consideravano improbabile l’origine naturale del virus”.

Gli insabbiamenti, dunque, furono sostenuti da interessi politici ed economici che hanno imposto una versione fasulla di questa pandemia, che andava bene innanzitutto ai cinesi, ma anche agli americani che li avevano finanziati per condurre sperimentazioni genetiche scellerate e prive di adeguate misure di sicurezza.

Di fronte a tanta confusione e in preda alla paura, le persone sono arrivate alla consapevolezza di non potersi più fidare né della politica né della scienza. Ma ciò di cui sembra più preoccupato Barnard è la crescente influenza della Cina nel mondo.

“I fondi del partito comunista cinese stanno arrivando copiosi nelle casse di molte università della Gran Bretagna e degli Stati Uniti attraverso il notevole numero di studenti cinesi sovvenzionati dal loro Stato. Il governo della Cina offre borse di studio ai suoi cittadini e finanziamenti di capitale alle università occidentali. Allo stesso modo, alcune delle prestigiose riviste scientifiche internazionali sono di fatto finanziate dalla Cina.

L’impero del dragone sta comprando la scienza in Occidente, ed è questo il motivo per cui una parte dei conservatori inglesi sta lanciando allarmi contro l’influenza della Cina nel mondo culturale occidentale”.

Attraverso il racconto dei retroscena politici, ma soprattutto sulla base di prove scientifiche, dunque, Paolo Barnard vuole scardinare le nostre conoscenze sul coronavirus e farci vedere la storia da un’altra prospettiva, che non coincide con quella dei mass media. Allo stesso tempo Barnard invita la scienza a riacquisire la sua libertà e indipendenza per prevenire nuove catastrofi. La scienza deve fornire una risposta al perché non abbia potuto almeno limitare questa immane tragedia.

L’intervista completa di Gracis, confondatore del giornale L’indipendente (www.lindipendente.online) è raggiungibile alla pagina www.lindipendente.online/2021/10/20/lorigine-del-virus-paolo-barnard-dimostra-la-fuga-di-laboratorio-del-sars-cov-2 e al link www.youtube.com/watch?v=3Eb4wlNADRM.

 

 

 

Foto tratta dall’intervista:

 

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