Esce “Brucia il tuo Menù”, il libro che rivoluziona i menù dei ristoranti

Lorenzo Ferrari, ingegnere del menu

Milano, 20 aprile 2017 – È uscito il primo libro in italiano che mette al centro della narrazione i menù dei ristoranti, svelandone le potenzialità nascoste e insegnando come utilizzarle per guadagnare fino al 25% in più.

Intervistiamo Lorenzo Ferrari, l’autore, che da anni aiuta i ristoratori di tutta Italia ad ottenere maggiori profitti utilizzando il loro menù.

Perché un titolo così “forte” e provocatorio?

Il titolo che ho scelto per il libro è sicuramente provocatorio nella forma, ma non lo è nella sostanza. Il destino della maggior parte dei menù italiani è proprio quello. Ma nel sottotitolo svelo immediatamente lo scopo del libro: aiutare i ristoratori italiani a guadagnare di più con il loro ristorante, “bruciando” i loro menù e facendoli risorgere dalle loro ceneri.

Sono davvero così drammatici per meritarsi un destino tale?

Io sono un “Ingegnere del Menù“, e mi occupo di analizzare e creare menù da un punto di vista “ingegneristico”. E da quel punto di vista purtroppo sì, sono davvero drammatici.

Mi spiego meglio. Di norma un menù viene realizzato dalla cucina. Il risultato è un menù che riassume il solo punto di vista “culinario”. Quindi piatti curatissimi, ingredienti di prima scelta e abbinamenti da veder le stelle.

Tuttavia, il solo punto di vista “culinario” non è sufficiente, perché a rimetterci è il titolare del ristorante, che si trova a proporre piatti incredibilmente buoni e ricercati, ma che non incontrano il volere della clientela, sui quali guadagna troppo poco per far crescere la sua azienda o che sono di difficile gestione.

Non voglio trovare colpevoli o farne una questione classista, credo semplicemente che alla figura della cucina e del ristoratore ne vada associata una terza: l’ingegnere del menù.

Cioè una figura in grado di acquisire informazioni dalla cucina e dalla proprietà, mediarle, riordinarle e trasformarle in menù che abbia un unico obiettivo: proporre alla clientela del ristorante piatti che siano buoni, profittevoli, vendibili e di facile gestione.

E questo è possibile farlo semplicemente modificando il menù del ristorante?

Certo. Prima di essere assaporato dal cliente, un piatto, deve essere scelto. E da dove viene scelto se non dal menù del ristorante?

Ciò che c’è scritto in questo momento determina le vendita che si fanno ora. Ciò che ci verrà scritto determinerà le vendite che si faranno!

Il menù del ristorante è lo strumento di vendita più importante che un ristoratore abbia a disposizione, occorre sapere solamente dove mettere le mani e come utilizzarlo.

Quindi insegna come manipolare la scelta delle persone al ristorante, utilizzando il menù?

Se volessimo manipolare la scelta, potremmo farlo. Il menù è uno strumento di vendita, e come tale può essere utilizzato per manipolare.

Ma non lo consiglio. Io insegno come far combaciare tre bisogni: quello del cliente, che vuole provare il piatto che più asseconda le sue esigenze, quello del ristoratore, che vuole che guadagnare a sufficienza su quel piatto per far prosperare e crescere la sua azienda e quello della cucina, che vuole una preparazione e un servizio snelli e veloci.

È possibile ottenere questi tre benefici agendo su un unico strumento, il menù. Ed ho scritto un libro per dimostrare come sia possibile farlo.

 

Per ulteriori informazioni sul libro rimandiamo alla pagina di presentazione del libro www.bruciailtuomenu.it o di scrivere alla mail lorenzo@menuengine.it.

 

Sull’autore:

Lorenzo Ferrari è l’ideatore del Metodo MenuEngine.

Negli ultimi anni ha aiutato direttamente e indirettamente centinaia di ristoratori, in tutta Italia, a rivoluzionare il loro menù, aumentando a dismisura i loro profitti.

In “Brucia il tuo menù” svela tutti i retroscena del suo lavoro per far sì che ogni ristoratore possa raggiungere gli stessi risultati, anche se con nessuna, poca o tanta esperienza nel settore della ristorazione.

“Prima di mettere il tuo menù in mano ai tuoi clienti, assicurati di metterlo nelle mani di Lorenzo, lui sa che farci!” — Gregg Rapp, l’ingegnere del menù più famoso al mondo.

 

 

Lorenzo Ferrari, ingegnere del menu

 

 

 

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Contatti stampa:

Mail. lorenzo@menuengine.it

 

 

Riqualificazione Expo, l’architetto Langhi: “Facciamo il distretto del divertimento più grande d’Italia, con a capo Briatore”

Milano, 31 gennaio 2017 – Discoteche, club, casinò, ristoranti, ma anche musei, mostre e attività ricreative. Un polo del divertimento unico in Italia per internazionalizzare Milano, con a capo del progetto Flavio Briatore.

È questa la proposta dell’architetto Andrea Langhi, che progetta locali da oltre 25 anni, e che conosce per questo molto bene l’argomento

Dopo centinaia di milioni di euro di fondi pubblici spesi la questione dell’area Expo sta cadendo purtroppo nel dimenticatoio e c’è bisogno di rivalutare al meglio l’area, per fare in modo che non deperisca ma possa invece continuare a dare frutti per Milano e l’intero paese.

Per capirne di più abbiamo intervistato l’arch. Langhi, per conoscere meglio la sua interessante opinione sulla riqualificazione dell’area Expo.

Architetto, cosa fare dell’area di Expo è una domanda che circola da ancora prima dell’apertura. Come sappiamo il rischio è quello di un abbandono progressivo dei 6.300 metri quadri, come avvenuto per quasi tutti i siti olimpici, che da sedi di grandi manifestazioni sono poco alla volta diventati siti abbandonati.

“Certo, è successo per via degli eccessivi costi di manutenzione e per la difficoltà a riconvertirli a qualcos’altro” racconta l’architetto Langhi.

“Vedo due aspetti da considerare nella riqualificazione dell’area di Expo. Il primo aspetto da considerare è la sostenibilità e autosufficienza economica delle attività che vi si insedieranno.

Ovvero, se non si inseriscono attività che siano in grado di autosostenersi finanziariamente sostenere i costi di gestione e manutenzione dell’area, si rischia il fallimento.

Banalmente: ad un certo punto occorrerà tagliare l’erba dei prati, irrigare i campi, riverniciare le strutture, sostituire le lampadine. Milano, o Regione Lombardia, o lo Stato italiano non hanno i fondi per fare tutto ciò.

Per questo servono dei privati che vogliano investire.”

E il secondo?

Il secondo aspetto da considerare è la “vocazione naturale” dell’area Expo. Quest’area è stata immaginata con una forte componente ludica, di intrattenimento.

Expo è stato un grande parco tematico, destinato ad accogliere milioni di persone — quindi dotato delle infrastrutture necessarie — con uno scopo educativo, votato al divertimento e al tempo libero.”

Da qui la sua proposta.

“Esatto. Perché non trasformare quest’area in un distretto dell’intrattenimento?

Un’area in cui l’impostazione, le infrastrutture, la logistica, le strutture esistenti come quella di Expo è perfetta per installarci attività di intrattenimento stabili, non temporanee.

Questi padiglioni, dalle forme bizzarre e affascinanti sarebbero ideali per trasformarli in discoteche, teatri, ristoranti, casinò.

Attività private in grado di attrarre pubblico, di generare reddito, posti di lavoro, usufruendo di una area all’80% già dotata di tutte le infrastrutture che servono.

Parcheggi, logistica, accessibilità, servizi, sicurezza, qualità dell’ambiente”.

Sulla carta è sicuramente interessante. Ma lei ha pensato al “come” si potrebbe fare per “attrarre pubblico, generare reddito e posti di lavoro”?

Certamente. Questo lo si farebbe offrendo servizio di livello internazionale.

Oltre a tutte le attività collaterali che possono venire in mente. Teatri, arene all’aperto, esposizioni temporanee e permanenti, mostre, pop-up restaurant, Bocelli che canta una stagione intera come a Las Vegas, concerti di artisti internazionali, cose mai viste in Italia!

Per di più lontano dai centri abitati, per evitare di creare confusione o litigi tra condomini.

Guardi, avrei anche il nome: Entertainment District, E.district-Milano. Un polo del divertimento dove concentrare un livello di offerta impossibile da avere in Italia, unico in Europa se non nel mondo.

E anche una opportunità di crescita anche per i professionisti di casa nostra che finalmente avrebbero l’opportunità di confrontarsi con un pubblico internazionale, ma stando in Italia!

Insomma, un modo per internazionalizzare Milano, non solo per 6 mesi ma per sempre!”

Architetto Langhi, l’idea è lodevole. Ma chi valutererebbe il livello di offerta, le barriere all’ingresso, per stabilire chi è all’altezza e chi no? Rischia di diventare il solito gioco di raccomandati e bustarelle, indagati e corrotti?

“Io avrei in mente la persona giusta a cui affidare la direzione di tutto ciò: Flavio Briatore

Uno dei pochi se non l’unico imprenditore italiano che è stato in grado di internazionalizzare l’intrattenimento in Italia. A lui affiderei la direzione artistica e manageriale dell’E.District.

Impossibile? Utopia? Forse. Ma vale la pena provarci” conclude l’architetto Andrea Langhi.

 

Riqualificazione Expo Milano:

Esempi di alcuni locali avveniristici dell’ex area Expo, che si potrebbero trasformare in discoteche, club, casinò, ristoranti, ma anche musei, mostre e attività ricreative, per internazionalizzare Milano e l’intero paese.

 

LIO

PACHA

ZUMA

BUDDHA BAR

CIRQUE DU SOLEIL

 

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CONTATTI STAMPA

Arch. Andrea Langhi

Architetto specializzato nella progettazione di locali pubblici, dal 1995.

Lavora a Milano, ma anche nel resto d’Italia e del mondo.

È docente al Politecnico di Milano nei Master Horeca e Entertainment Design

 

Email:

andrealanghi@me.com

 

 

 

 

Arriva in Italia il “Menù Engineering”: ecco come al ristorante spenderemo di più con la “scienza del menù”

Roma, 17 novembre 2016 – Arriva anche in Italia, direttamente dagli Usa, il “Menù Engineering”, ovvero l’ultima trovata in ambito scientifico che studia come farci spendere di più al ristorante.

In quanti sanno dell’esistenza di una intera branca della scienza che studia come massimizzare i profitti dei ristoranti utilizzando il menù come unico strumento?

“In italiano potremmo chiamarla come ingegneria del menù” spiega Lorenzo Ferrari, esperto di menù engineering, il cui lavoro consiste appunto nel far guadagnare di più i ristoratori sfruttando il giusto mix tra matematica e psicologia.

“Il Menu Engineering (www.menuengine.it) è una vera e propria scienza e nemmeno troppo nuova visto che nasce negli anni ’80 negli Usa grazie all’intuizione di due professori universitari, Kasavana e Smith” continua Ferrari.

“Furono loro che partirono da un semplice presupposto pensando che la scelta di una persona al ristorante fosse influenzabile. E dopo diversi test scoprirono che era proprio così. Da allora la materia si è enormemente evoluta, e si è scoperto che la scelta di un piatto piuttosto che un altro al ristorante dipende da una miriade di fattori differenti. Io faccio in modo che ricada esattamente sul piatto più profittevole presente nella lista” spiega ancora Ferrari, soddisfatto per essere il primo a portare in Italia la “scienza del menù”.

D: Ferrari, sembrerebbe una pratica a tratti manipolatoria, o addirittura scorretta…

R: “Tutt’altro. In realtà si tratta di far combaciare due bisogni: quello del cliente, che vuole provare il piatto che più asseconda le sue esigenze, e quello del ristoratore, che vuole che guadagnare a sufficienza su quel piatto per far prosperare la sua azienda. Ecco, il mio compito è far combaciare questi due bisogni.”

D: Come si riconosce un menù ingegnerizzato da uno tradizionale? C’è qualche trucco?

R: “Un ‘trucco’ semplice ma efficace consiste nel guardare come sono disposti i prezzi sul menù. L’errore più frequente che riscontro nei menù italiani è quello di ‘incolonnare’ i prezzi dei diversi piatti uno sotto l’altro. La conseguenza è nefasta per gli incassi perché, così facendo, si facilita il paragone tra i prezzi. Questo, statisticamente, tende a far pesare molto di più la variabile ‘prezzo’ sulla scelta del cliente.

Su un menù ingegnerizzato non si troveranno mai i prezzi incolonnati, ma saranno sempre aderenti alle descrizioni o ai titoli dei vari piatti, quasi a ‘nasconderli’ da una prima, disattenta, occhiata. Questo determina un aumento della spesa media, perché il cliente tenderà a scegliere in base alle sue vere esigenze, e non solamente in base al prezzo.

Un’altra differenza sostanziale è la presenza dei cosiddetti ‘punti di ancoraggio visivo’. Su un menù ingegnerizzato cornici, voci in grassetto, colori differenti e diversi ‘livelli di lettura’ si sprecano. È tutto appositamente studiato per catturare l’attenzione del cliente verso determinate voci e incentivarne la vendita”.

D: E come si possono evitare queste “trappole”?

Non parlerei di trappole, perché si fa tutto alla luce del sole. I prezzi sono chiaramente esposti anche su un menù ingegnerizzato, e il modo migliore che conosco per evitare questi piccoli tranelli è scegliere ciò che si preferisce, in base al budget che ognuno di noi ha a disposizione” conclude Ferrari.

Per approfondimenti sulla scienza del “Menù engineering” consigliamo i link www.menuengine.it/cose-il-menu-engineering-e-a-cosa-serve e https://en.wikipedia.org/wiki/Menu_engineering, mentre per farsi un’idea e visionare dei menù ingegnerizzati consigliamo il link www.menuengine.it/esempi.

 

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CONTATTI:

Lorenzo Ferrari

Titolare di Menù Enegine

Email: lorenzo@menuengine.it

Tel: 334 320 74 00

Sito: www.menuengine.it

 

 

Lorenzo Ferrari

 

Un menù ingegnerizzato

 

 

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