Pandemia, ecco cosa sta succedendo alle nostre vite

Le riflessioni di professori, psicologi e intellettuali su cosa sta succedendo alle nostre vite al tempo del Coronavirus

Brescia, 12 gennaio 2022 – Le riflessioni di 15 incontri tra la psicologa Doriana Galderisi e alcuni dei massimi esperti tra psicologi, medici, esponenti del mondo della cultura, sui diversi aspetti della vita quotidiana ai tempi del Covid. È quanto è stato raccolto nel nuovo volume “La scienza di eccellenza al tempo del Covid-19”, dalla dottoressa Galderisi.

Dal sesso al crimine,dall’ansia alle questioni di identità, dalla sanità al rapporto con gli animali fino a viaggi, architettura, sport, cibo e finanza: le riflessioni e gli spunti venuti fuori dagli incontri del secondo ciclo de “La scienza di eccellenza al tempo del Covid-19” sono stati raccolti in un e-book, e presto usciranno anche in un volume cartaceo.

La psicologa Doriana Galderisi offre così un’utile pubblicazione che racchiude un simposio di scienze in dialogo, con l’obiettivo di definire correttamente i problemi e di fornire le chiavi di lettura di quelli che sono i tipici funzionamenti della nostra mente.

In questo modo ci mostra come capire quali sono le trappole cognitive che portano ad una visione distorta del reale. A partire dal libro scritto durante la prima fase della pandemia “Il dopo è ora. Covid-19: come il Coronavirus gioca con le vite di tutti noi. Conoscere gli effetti psicologici e le dinamiche psico-sociali per dare scacco matto al Mostro la dott.ssa Galderisi ha poi organizzato i due cicli di eventi on line da cui sono tratti gli interventi del libro.

Tutti gli eventi sono disponibili online sul sito internet www.scienzadieccellenza.it.

La seconda edizione de “La scienza di eccellenza” amplia lo spettro di osservazione della vita in pandemia: si parte dal concetto di liquidità di Zygmunt Bauman elaborato e attualizzato per effettuare l’analisi alla presente situazione del vivere liquido in pandemia. L’espressione “liquido” viene declinata nelle varie aree della psicologia, grazie ai contributi di professionisti di eccellenza, che, in questa seconda edizione, sono aumentati non solo di numero ma pure di spettro scientifico. Infatti vi sono ospiti dei settori più vari, da quello architettonico a quello ingegneristico, da quelle turistico a quello artistico, da quello del design a quello del fashion e tanti altri ancora.

Tra gli interlocutori di primo piano ci sono le istituzioni, che dalle scienze possono trarre linee guida per le loro decisioni sul bene comune. Il ciclo di incontri ha avuto il Patrocinio del Comune di Brescia, il commento del sindaco Emilio Del Bono e in molte occasioni sono intervenuti esponenti dell’amministrazione comunale.

“Non posso che ringraziare la dottoressa Doriana Galderisi per questa scelta che si rivela davvero preziosa per diffondere ad ampio raggio contributi scientifici di grande utilità e di grande valore – scrive Del Bono augurando alla pubblicazione – di ricevere tutto il successo che merita, nella certezza che, per guardare al futuro con più serenità e fiducia, è indispensabile affrontare con consapevolezza le insicurezze interiori e le fragilità psicologiche”.

Questi i nomi degli illustri ospiti che hanno contribuito al percorso scientifico 2021:

Donatella Albini, Laura Artusio, Emilio Becheri, Valentina Belotti, Fabrizio Benzoni, Fabio Capra, Alberto Caputo, Laura Castelletti, Gaetano Cinque, Cesare Cornoldi, Rossella D’Alessio, Maurizio Dallocchio, Emilio Del Bono, Davide Dettore, Ennio Ferraglio, Sara Finesso, Andrea Ghiselli, Daniel Giunti, Francesco Greco, Sereno Innocenti, Ivana Jelinic, Davide Liccione, Annamaria Manzoni, Enrico Mattinzoli, Marco Monzani, Roberta Orio, Gaetano Penocchio, Lorenzo Puca, Paolo Rizzetti, Barbara Rossi, Camillo Rossi, Angelo Ruggeri, Giuseppe Sartori, Michela Tiboni, Giuseppe Varrasi, Giusy Versace.

Tutti iintrodotti dalle riflessioni del dottor Ennio Ferraglio, direttore dalla biblioteca Queriniana di Brescia che osserva: “avvalendosi della freschezza della conversazione, il volume curato dalla Dottoressa Galderisi sfrutta tutte le potenzialità del dialogo tra scienze psicologiche e altre scienze per superare il livello delle fake news e fornire strumenti per una lettura lucida e informata del presente”.

“La scienza di eccellenza”, nei sui due volumi, è insomma un’operazione scientifico-culturale che si impegna per combattere le false credenze, offrendo chiavi di lettura serie e approfondite, in modo che ogni persona abbia gli strumenti per costruirsi un giudizio autonomo e fondato.

“Riflessioni che – scrive Doriana Galdersi nel secondo volume – forse, da oggi, ci aiutano anche a ragionare sulla vita nel post-pandemia. Con l’auspicio che, chi leggerà queste pubblicazioni, possa trovare nelle scienze psicologiche sia un supporto sia la forza e la spinta ad andare oltre limiti, personali e collettivi, che sembrano insuperabili”.

Il libro è acquistabile sul sito Amazon.it in formato kindle https://www.amazon.it/dp/B09NZMYSLT/ref=sr_1_19?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=2AVY1KKG6L9W3&keywords=scienza+di+eccellenza&qid=1640193868&sprefix=scienza+di+eccellenza%2Caps%2C144&sr=8-19

e nelle librerie Gam all’indirizzo www.gamonline.it/index2.php?pagina=edizioni&scheda=234 e IBS all’indirizzo www.ibs.it/scienza-di-eccellenza-al-tempo-ebook-doriana-galderisi/e/9788831484589.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lavoro: come diventare Personal Trainer, la professione più ricercata del momento

MIlano, 27 settembre 2021 – Archiviata la stagione estiva, si è aperta quella delle scelte per il futuro e per le prospettive professionali. Uno dei settori che negli ultimi anni si è rivelato molto attrattivo è quello legato al personal training, anche per la sua natura poliedrica, che abbraccia cioè mondi diversi, da quello dello sport a quello della salute e del benessere, da quello dell’alimentazione a quello della prevenzione delle malattie.

Diventare Personal Trainer non è un gioco, bensì è un percorso articolato, impegnativo e richiede un costante aggiornamento: chi vuole diventare un personal trainer con i fiocchi deve aver ben chiaro quale percorso di formazione scegliere, cosa che non è affatto facile.

Già qui insorge la prima criticità, dovuta al fatto che questa professione oggi non è ancora chiaramente regolamentata: ciò porta ad un proliferare di soggetti che si definiscono Personal Trainer ma che non sono veri professionisti. In Italia non esiste un vero e proprio albo professionale legalmente riconosciuto.

Il ruolo di un’istituzione scolastica seria e riconosciuta è dunque fondamentale per avere una preparazione completa, pratica e teorica, frutto di un lungo e progettato percorso di studio in grado di formare una persona capace di comunicare al cliente in modo globale.

“Un Personal Trainer è, appunto, ‘personal’. Questa professione per definizione implica capacità di ascolto e di comprensione dei bisogni, competenze relazionali e comunicative: un Personal Trainer non è solo un tecnico, bensì un essere umano che si mette in gioco con un altro essere umano, controllando tuttavia i criteri di intimità e di amicizia. Dare troppa confidenza, infatti, può portare ad una diminuzione della reverenza e del rispetto dei ruoli”, sottolinea Barbara A. Borelli, general manager di ISSA Europe, una delle scuole più accreditate del settore.

Proprio in proposito di umanità della relazione tra Personal Trainer e cliente, non possiamo dimenticare i danni derivanti dalla pandemia: nei primi, lunghi, periodi, era vietato il contatto fisico, il toccarsi, anche la semplice stretta mano era stata bandita da ogni ritualità  personale.

Non che oggi la questione sia superata, anzi, ancora sussistono tentennamenti, imbarazzi e spesso ancora rifiuti sia alle strette di mano sia agli abbracci. Ma quando i vaccini non c’erano ancora e forte e quasi insuperabile era la paura del contagio, il contatto concreto, tra corpi, è stato sostituito da quello virtuale e questo ha fatto insorgere in molte persone dei problemi psichici più o meno profondi, non del tutto superati.

Questo ci ricorda la natura dell’essere umano, che è intrinsecamente sociale, e quindi sarà sempre più necessaria, nel settore del personal training, una professionalità che metta al centro l’attenzione alla prevenzione e alla cura della salute, attraverso il contatto vero, tra uomini e donne in carne ed ossa.

Ciò che un buon Personal Trainer deve offrire oggi deriva insomma da una serie di competenze che non si improvvisano e che vengono insegnate dalle scuole apposite, tra cui le più note sono: ISSA Europe, ISEC, Federazione Italiana Fitness (FIF), ELAV, Scuola Nazionale di Personal Trainer, Project Invictus, Accademia Italiana Personal Trainer, Fitnessway Academy, SNPT, Accademia Italiana Fitness, ATS.

Le lezioni impartite da questi enti normalmente includono elementi di anatomia, fisiologia, chinesiologia, nutrizione, alimentazione personalizzata, programmazione dell’esercizio, medicina dello sport per professionisti di fitness e tecniche di stretching e flessibilità. Inoltre, sono sempre curate le nuove tendenze, le linee guida e la formazione continua.

I piani di studio devono essere personalizzati e facilmente gestibili anche da lavoratori e studenti e dare l’accesso a diversi livelli di certificazione, via via più avanzati, a seconda delle aspettative professionali di chi frequenta la scuola.

“Un Personal Trainer diventa una figura di riferimento per il proprio cliente e deve quindi essere in grado di dimostrare, e non di mostrare o esibire banalmente, il proprio valore”, spiega ancora Borelli.

Ma come?

“Avendo l’intelligenza emotiva e soprattutto la cultura per creare relazioni con figure sanitarie, quali fisioterapisti, osteopati, dietologi, nutrizionisti, con i quali adottare un linguaggio comune, condividendo un unico obiettivo: la Salute del Cliente”, continua la General Manager di ISSA Europe.

Sono tante, insomma, le professionalità che concorrono all’offerta migliore e tutte devono aver un unico obiettivo: soddisfare le necessità, i desideri e, perché no, anche i sogni di chi si affida, per qualsiasi motivo, dalla ginnastica postraumatica al benessere generale, da esigenze di salute a quelle estetiche, ad un Personal Trainer.

La soddisfazione non è qualcosa di empirico, anzi si calcola: un buon Personal Trainer deve saper effettuare le misurazioni iniziali, proporre la propria risposta al cliente e calibrarla sul suo stato fisico e mentale, programmare un percorso di training, affiancare in ogni momento il cliente nel suo percorso e dopo i primi 40 giorni valutare i primi risultati.

Per arrivare a tutto ciò sono necessari anni di pratica e di studio, non bastano lezioni sporadiche né tanto meno improvvisate online. Il rischio forte di oggi, in seguito alla pandemia, è proprio quello di cedere alle illusioni del web.

“Negli ultimi due anni c’è stato un boom di offerte online. Questo da una parte è stato un bene perché comunque hanno continuato a fare muovere o hanno mosso nuovi target, tra cui gli inamovibili e più incalliti sedentari. Un bene perché hanno aiutato a educare e mettere in contatto le persone con uno stile di vita più sano rispetto alle loro abitudini. E un bene perché parte di questo nuovo target ora cerca dei Trainer più competenti, cerca la qualità nel fitness, cerca risultati”, spiega ancora Barbara A. Borelli.

“Dall’altra parte questo è stato meno bene perché troppo spesso è stato fatto da parte di persone improvvisate, che si definiscono Personal Trainer, ma sulla cui professionalità ci sarebbe tanto da indagare. Purtroppo non c’è un sistema articolato di controllo, ed è facile incappare in chi millanta professionalità che invece non ha. Certo, lo stravolgimento ha riguardato anche i professionisti seri e le scuole di formazione, che hanno dovuto far fronte alle nuove necessità”, conclude la General Manager di ISSA Europe.

Oggi molte attività sono ripartite ma indietro non si torna, né tanto meno si è al sicuro da altre, dure, criticità future. Proprio per avere tutti gli strumenti necessari per essere pronti ad ogni evenienza, occorre affinare il proprio percorso di studio e aggiornare di continuo quello della propria professione.

Scegliere la scuola, l’ente, il master migliore è quindi una mossa preliminare imprescindibile, valutando la serietà, la storia, i servizi offerti e l’assistenza al cliente.

 

 

 

Nasce RicordoDi.it, per lasciare un ricordo audio ai propri cari

Roma, 26 ottobre 2020 – Lasciare un ricordo della propria voce ai propri cari una volta scomparsi. È lo scopo di Ricordodi.it, che permette a chiunque di attivare una pagina per un defunto, dare a parenti e amici un numero di whatsapp, e pubblicare all’indirizzo (pubblico, o riservato) messaggi vocali di ricordo della persona amata.

Il Covid-19 e i provvedimenti delle autorità vietano alle persone di assistere anche alle cerimonie funebri con più di 30 persone, e questo servizio permette di costruire in maniera semplice ed economica la possibilità di ricordare in modo personale i propri cari.

“In un momento così grave per la nostra società, è particolarmente triste non poter nemmeno partecipare all’ultimo saluto ad una persona amata”, sottolinea Francesco Zambelli, giornalista con all’attivo diverse esperienze nella comunicazione digitale e startup, fondatore del servizio.

“L’idea mi è venuta quando un mio vecchio compagno di scuola è morto in Tailandia. Una di quelle persone che conosci di vista, ma che saluti da vent’anni ogni volta che le incontri. Per un breve periodo era anche stato mio collega in una web agency. Non ero tra i suoi amici più stretti, e non ho potuto andare al funerale”.

Tutto questo accadeva a marzo, nel momento del pieno lockdown della scorsa primavera, in una delle città più colpite ovvero Brescia.

Spesso le pagine dei social network prendono vita propria, e a seconda di come era impostata la privacy al momento della morte, e molte volte si riempiono di ricordi senza più alcun controllo.

Quello che manca è che i social network non permettono commenti audio.

Il potere della voce è magico, io amo i podcast, tutte le mattine offro il riassunto delle notizie più importanti della giornata a chi si sta preparando per la colazione o si sta recando al lavoro”, continua Zambelli.

“Per questo Ricordodi.it funziona con la voce, con i messaggi vocali. Noi ci occupiamo di creare la pagina della persona mancata e di pubblicare i messaggi che ci inviano amici e parenti via Whatsapp. È il modo più semplice per lasciare una testimonianza. Al momento pensiamo che l’intimità della voce sia la cosa migliore: solo una foto della persona cara mancata, e i racconti degli amici e dei parenti”.

Il consiglio è quello di lasciare ricordi di qualche minuto, ma non ci sono limiti di durata. Si possono ascoltare tutti di seguito, uno alla volta, saltare quelli che si sono già ascoltati, componendo una playlist delle parole che si vogliono conservare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Contatti stampa:

ricordodi@francescozambelli.it

Tel. 393 0173695

 

 

È ricominciata la scuola, un film che fa paura a tanti bambini: come costruire un lieto fine, nonostante il Covid-19?

Brescia, 15 settembre 2020 – La giornata del 14 settembre 2020 resterà nella memoria di tutti, non solo di studenti e dei loro genitori. “Quest’anno la ripresa della scuola in presenza” secondo la psicologa di Brescia, Doriana Galderisi “rappresenta la riapertura della fiducia, della voglia di vivere e di farcela riprendendo il controllo delle proprie vite”, dopo sette mesi di lezioni a distanza e vacanze.

Per molti studenti però non ci saranno squilli di trombe e di gioia, dato che sono molte le situazioni di criticità psicologica che i ragazzi devono affrontare.

“Temo che in cima alla top ten dei dischi più venduti ci possa finire presto il Back to School Blues, la tristezza del ritorno a scuola”, continua Galderisi.

Le criticità vanno dalla Nosofobia, cioè la paura del contagio, alla Kainofobia, l’ansia per le novità, dall’Ansia da separazione per il distacco dai genitori, alla sindrome FoMO ovvero Fear of Missing Out – paura di essere tagliati fuori. Per continuare verso patologie tipiche degli studenti ma aggravate dalla situazione, come la Atelofobia, la paura di non essere capaci di imparare e di non essere all’altezza, che spesso si accompagna con il blocco dello studente. Problemi a cui si aggiungono le difficoltà di riorganizzare orari, impegni, regole e gioco.

“L’ansia, le preoccupazioni e le paure possono dar vita anche a malesseri fisici veri e propri”, continua Galderisi, “che possono mandare in tilt i ragazzi. Si tratta del rischio di una crisi psico – fisico – emotivo – comportamentale da rientro a scuola che possiamo chiamare sindrome dello Student Burn Out. È una deriva psicopatologica della normale difficoltà di adattamento perché questa situazione di emergenza è più complessa dei rientri normali. L’eccessivo stress è il livello di allerta che circostanze come questa possono produrre, a cui poi conseguono sintomi psicofisici emotivi”.

Come fare per aiutare gli studenti a ridurre lo stress, l’ansia, le paure, prima che diventino malesseri fisici veri e propri?

I genitori possono fare molto, secondo la psicologa Galderisi.

“Possiamo darci delle semplici regole, e vorrei indicarne principalmente tre. Per prima cosa è importante la gradualità, ovvero prendersi del tempo per fare le cose, usare il ritmo giusto. È importante poi rassicurare spesso i bambini e i ragazzi. Infine, offrire dialogo e comunicazione, in modo chiaro e sincero”.

Consigli che la dottoressa vuole offrire anche agli insegnanti, “a cui voglio dedicare un pensiero particolare, ovvero un ringraziamento sia per lo slancio e la forza che mettono in quest’avventura, sia per l’aiuto che danno alla formazione di cuore e menti dei nostri giovani futuri cittadini”.

Anche in questo caso, la “ricetta magica” per gli insegnanti per vivere un rientro a scuola alla grande è divisa in tre punti:

  • Fare lezione a velocità di crociera, senza fretta, pian piano; saranno necessarie delle tappe per riconquistare la fiducia dell’alunno, fiducia sia verso se stesso che verso la relazione con l’insegnante;
  • Usare delle parole di incoraggiamento, come se fossero delle “coccole” non fisiche ma parole che siano in grado di dare fiducia agli allievi di tutte le età;
  • Trasformare la classe in una sorta di talk show, dove si possa dare spazio al dialogo, dare voce a ciascuno per renderlo protagonista della costruzione del proprio oggi e del proprio domani; ascoltarsi, parlare intervistare sentire quel che ciascuno ha da dire rasserena e aiuta a riconoscersi.

L’inizio di quest’anno scolastico è un’incognita per tutti, non essendoci un precedente del genere. Nei prossimi interventi la psicologa Galderisi promette di continuare a trattare gli aspetti didattici da affrontare alla luce di questa nuova situazione scolastica.

Per ricevere tutti gli aggiornamenti, si può mandare una mail a psicologagalderisi@gmail.com ed essere aggiunti nella mailing list di aggiornamento.

La psicologa Galderisi la scorsa estate ha scritto il libro “Il dopo è ora, Covid-19: come il Coronavirus gioca con le vite di tutti noi. Conoscere gli effetti psicologici e le  dinamiche psico-sociali per dare scacco matto al Mostro”, e quasi quotidianamente pubblica interventi su temi di psicologia sui propri canali social raggiungibii all’indirizzo www.facebook.com/psicologadorianagalderisi e in podcast su www.galderisi.opinions.today.

 

Comunicato in formato PDF: Galderisi – Rientro a scuola il 14 settembre

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La psicologa Doriana Galderisi durante la prima presentazione del libro “Il Dopo è ora”

 

Per informazioni è interviste:

La Dott.ssa Galderisi è disponibile per interviste al numero di telefono 327 1959874.

Il rientro a scuola con il Covid-19: i pensieri, emozioni e speranze di bambini, ragazzi e docenti in prima linea

Brescia, 4 settembre 2020 – “Non voglio svegliarmi presto, mi piaceva la didattica a distanza, mi piaceva fare i compiti in videochiamata con le mie amiche mentre ora rientriamo in classe e non ci possiamo nemmeno toccare”, dice Susanna, 12 anni. “La prima cosa che mi viene in mente sono gli amici e le maestre. Ho tanta voglia di vederli”, ribatte Isabel, 8 anni.

Sono questi alcuni dei tanti pensieri raccolti dalla psicologa bresciana Doriana Galderisi alla vigilia della riapertura delle scuole: piccoli pazienti che raccontano il loro stato d’animo, ma anche professionisti dell’educazione che si preparano ad affrontare un anno scolastico pieno di incertezze.

“Possiamo dividere i nostri bambini in due gruppi, come se fossero due scuole di pensiero: i trepidanti e i fiduciosi”, scrive la dottoressa Galderisi nel pubblicare i post sulla sua pagina Facebook, che nel corso dei mesi è diventata un punto di riferimento pubblico per la gestione delle problematiche psicologiche relative al Covid-19, grazie alla pubblicazione di consigli puntuali e analisi per gestire al meglio la propria vita nel periodo dell’emergenza.

Materiale che durante l’estate è stato raccolto nel libro “Il dopo è ora Covid-19: come il Coronavirus gioca con le vite di tutti noi. Conoscere gli effetti psicologici e le  dinamiche psico-sociali per dare scacco matto al Mostro” pubblicato per i tipi della Gam e che dopo un tour estivo di presentazioni ora farà diverse tappe anche in autunno.

Secondo Galderisi, i due gruppi sono accomunati “dalla richiesta di tranquillità, ovvero di non dover essere sottoposti all’ansia. Ci sono bambini come Gianluca, 10 anni, che paragonano la scuola alla megaditta di Fantozzi, altri che ringraziano per aver finalmente l’opportunità di dialogare e confrontarsi, con qualcuno che crede in loro”.

Qual è il compito degli adulti in questa fase?

“In psicologia e in pedagogia parliamo di ‘scaffolding’, che possiamo tradurre come impalcatura, ponteggio, ovvero fornire la struttura che permette poi di crescere e di eseguire i compiti in modo autonomo. Questo è quello di cui hanno bisogno i bambini e i ragazzi, in particolar modo nei momenti difficili”.

A fronte delle incertezze, cambi e contraddizioni, i ragazzi mostrano voglia di tornare alla normalità.

“La difficoltà che devono affrontare gli studenti non è di rifiuto della scuola, ma di riadattamento” spiega la psicologa. “Hanno bisogno di linee semplici, chiare, coordinate, pur nell’emergenza”. Anche chi non vuole tornare, ha ansia per il riadattamento e non per la scuola in quanto tale.

Secondo Galderisi “quest’anno andrebbero sviluppate le pratiche di flipped-learning, insegnamento rovesciato, in cui gli alunni in classe dovrebbero effettuare lo studio individuale e i compiti, mentre la lezione andrebbe fatta in autonomia con video, letture e altri materiali indicati dall’insegnante. Questo aiuterebbe gli studenti nel momento del maggior bisogno, in cui è più a rischio di stancarsi o demotivarsi, ovvero la fase dei compiti”.

Nei racconti pubblicati in questi giorni troviamo ragazzi che mostrano una grande consapevolezza di cosa dovranno affrontare: “sono anche un po’ in ansia perché la nostra classe è piccolissima e fa caldo, quindi forse dovremo stare in corridoio”. O che non aspettano altro che poter rivedere i propri compagni e che sono curiosi di cosa accadrà, come Davide, 13 anni, che non ha potuto salutare i suoi amici delle medie e “c’è tanta agitazione perché andando al liceo ci sono i nuovi, quindi l’agitazione non manca”.

C’è chi preferisce firmarsi con un nickname, come “Poltrone e sofà divani di qualità” che spiega “mi sento triste, sono pieno di voglia di non tornare a scuola… non abbiamo ancora l’orario delle lezioni e dobbiamo portare tutto, spaccandoci le spalle”.

I più grandi, invece, gli adolescenti, mostrano una comprensione della situazione forse persino maggiore di quella che avrebbero se non avessero vissuto questo virus nella propria esperienza di vita.

Credo che il rientrare a scuola sia diventato una necessità generazionale”, scrive Elisabetta, 18 anni: “Anche le mie amiche più ‘pigre’ (nel senso buono del termine) non vedono l’ora di alzarsi presto la mattina e uscire di casa per entrare in classe. In effetti, siamo bloccati in questa pseudo-estate da febbraio e la nostalgia dello scambio umano, che solo l’incontro quotidiano con i nostri venti compagni di classe può assicurare, inizia a farsi sentire”.

E ancora “non parlatemi di Didattica a Distanza: efficiente per quanto inerisce il programma scolastico, ma totalmente arida, priva di interazione personale e della comprensione della difficile condizione psicologica nella quale un gruppo di adolescenti può ricadere durante una pandemia. La scuola è sede dell’incontro, anche dello scontro, ma che avviene di persona e non attraverso uno schermo.”

Passando agli studenti universitari, si coglie un’importante considerazione in merito alla DAD, che, indipendentemente dal Coronavirus, viene vista come una modalità da non abbandonare in futuro, ma piuttosto da sviluppare e perfezionare in modo innovativo al fine di valorizzare gli sforzi finora fatti nell’emergenza.

A questo proposito Lara, 22 anni, studentessa universitaria, asserisce: “Per quanto riguarda la didattica distanza penso sia uno strumento estremamente utile se i docenti vengono adeguatamente formati. Sarebbe sempre possibile consentire la fruizione e la partecipazione alle lezioni agli studenti impossibilitati a muoversi da casa per diversi motivi. Ritengo quindi utile approfondire l’utilizzo della didattica a distanza per poterla utilizzare anche per altre situazioni diverse dalle Coronavirus”.

Il clima di incertezza, di preoccupazione, di “sospensione” e di stallo, le frequenti rivoluzioni e contraddizioni che in questo periodo si rincorrono sui Media circa le regole da adottare in classe e/o l’iter scolastico- professionale futuro, se da un lato, determina, soprattutto negli adolescenti, ansia e disorientamento (Lara afferma “Non ho ancora informazioni certe sulla modalità con la quale si svolgerà il tirocinio e sulla data di inizio e fine. Speravo di poter tornare a seguire le lezioni in presenza, ma fino a dicembre non sarà così”), dall’altro, non intacca la voglia di tornare alla normalità sia da parte degli studenti e del corpo docente.

“La difficoltà principale che devono affrontare gli studenti non è tanto il rifiuto in sé della scuola o una forma di resistenza  verso l’Istituzione in sé – spiega la psicologa – ma piuttosto un riadattamento, da intendersi sia come rimodulazione che riappropriazione di consolidate e rassicuranti routines, non solo scolastiche ma anche familiari e relazionali”. Elisabetta, 18 anni, riguardo a ciò specifica “C’è voglia tra noi giovani di una routine più scandita e produttiva…Il primo giorno di scuola è un rito che si ripete ogni anno e che scandisce la crescita dello studente, non può essere digitale”.

Da notare che il distanziamento sociale risponde alle necessità emergenziali, “ma la distanza crea distanza”, aggiunge Galderisi.

“La distanza riduce la conflittualità, ma inibisce e ostacola la maturazione di abilità sociali e prosociali; inoltre modifica parte del linguaggio non verbale e paraverbale, che nella distanza ha una delle sue espressioni. Se il distanziamento dovesse protrarsi a lungo, sarà necessario per insegnanti e scuole lavorare molto sulla comunicazione, su tutti i livelli: relazione, cooperazione, comprensione dell’altro”.

Il tema della distanza si trova anche nei messaggi dei ragazzi, come Daniele di 13 anni che scrive “Di andare a scuola sono felice ma un po’ preoccupato. Diciamo che ora andare a scuola mi piace ancora meno di prima per via del distanziamento e delle mascherine. Spero che questo virus sparisca il più velocemente possibile e che la scuola ritorni come prima.”

Un altro concetto di fondamentale importanza che emerge dall’analisi delle riflessioni di bambini, ragazzi e docenti fa riferimento alla consapevolezza di dover adottare un atteggiamento responsabile e di mettere in atto uno sforzo collettivo, di cooperazione al fine di superare con unità di intenti le attuali difficoltà. Il professor Gaetano Cinque, a lungo responsabile del Liceo Annibale Calini di Brescia, afferma che “La scuola è dentro la società, la sua protezione, il suo recinto chiuso deve comunque fare i conti con ciò che sta accadendo fuori. Bisogna dare un modello di coerenza e correttezza su ciò che si va a proporre. I ragazzi hanno una capacità incredibile di credere in quello che si fa se si agisce con il diretto coinvolgimento di tutti. Come sempre bisogna credere nel loro protagonismo e nel loro ruolo di attori consapevoli”.

Anna, insegnante di matematica, vuole “cogliere questo momento come una occasione per percorrere nuove vie, che porteranno a conquiste dense di significato. La mente è libera in qualsiasi condizione fisica ci troviamo”.

La professoressa Patrizia Lazzari immagina il rientro fisico nelle aule “con ottimismo, come da un lungo viaggio pieno di insidie ma che ci deve permettere di crescere… una piccola barca che deve navigare a vista e arrivare al porto… una specie di rinascita”. La professoressa Marta Cressoni spiega “la voglia di tornare a scuola c’è, di lavorare in presenza, di ritrovare i propri alunni e di ristabilire un legame con loro, certo con tutte le misure di sicurezza” senza dimenticare le paure, ovvero “che si ritorni a chiudere”.

Per questo, secondo la psicologa Galderisi “serve una particolare attenzione alla formazione sia del personale didattico, sia del personale dirigenziale, sia delle famiglie su come gestire al meglio la comunicazione interpersonale ed eventualmente la Didattica a Distanza. Saranno delle chiavi di volta e di risoluzione importantissime, oltre che rappresentare delle ancore di sicurezza”.

“Gli adulti hanno il compito di dare l’esempio, fare chiarezza, essere presenti e incoraggiare, soprattutto in momenti di crisi e di emergenza come quello che stiamo vivendo, griffato Covid-19” conclude Galderisi.

“La scuola rappresenta uno dei porti più sicuri in cui i bambini devono potersi riparare, sostare, galleggiare…cucire le vele prima di solcare i mari della vita”.

Per saperne di più sulle attività della dott.ssa Doriana Galderisi:

www.facebook.com/psicologadorianagalderisi/ 

http://galderisi.opinions.today

www.studio-psicologia-galderisi.it

 

 

 

La psicologa Doriana Galderisi durante la prima presentazione del libro “Il Dopo è ora”

 

 

 

Per interviste e informazioni:

www.facebook.com/psicologadorianagalderisi/ 

www.studio-psicologia-galderisi.it

 

 

Coronavirus, l’impatto psicologico del virus sugli italiani raccontati in “Il dopo è ora”

Brescia, 24 luglio 2020 – Un sostegno importante alle migliaia di persone, durante il lockdown, che hanno avuto la fortuna di incontrare le sue parole. È quanto successo nelle settimane della recente quarantena a causa del Coronavirus, quando ogni giorno tramite brevi video su Facebook, interventi in podcast, e tramite testate giornalistiche locali e nazionali, la psicologa Doriana Galderisi ha offerto aiuto psicologico alle migliaia di italiani bisognosi di un aiuto.

Dall’epicentro della crisi, la città di Brescia, le sue parole hanno trovato grazie alla tecnologia la possibilità di entrare nelle case di tutti, tramite smartphone e computer: un appuntamento quotidiano imprescindibile per interpretare cosa stava accadendo e trovare soluzioni “in palmo di mano”, come fossero trucchetti ed escamotage, che hanno aiutato tanti italiani a superare i momenti più difficili, trasformando quello che arrivava dalle domande e dalle consulenze dei propri pazienti in un’analisi dettagliata di quello che stava succedendo.

Ora tutta questa esperienza di aiuto e dialogo diretto con i tanti cittadini, bisognosi di un sostegno psicologico, per i tipi della Gam Editrice è uscito “Il Dopo è Ora“, il libro che sistematizza questa esperienza e sviscera gli effetti psicologici e le dinamiche psico-sociali che vengono vissute in questo momento in Italia.

Un’opera che affronta il tema del Coronavirus scomponendolo in sette aree tematiche: famiglia, criminologia, neuropsicologia, infanzia e adolescenza, scuola, forense, sessuologia. Per ognuna di esse la dottoressa ha indagato e riflettuto, al fine di spiegare l’impatto del Coronavirus sulla vita di ognuno di noi.

Un libro che è in parte diario, frutto del quotidiano rapporto della dottoressa Galderisi con i suoi pazienti, ma anche un manuale, che accompagna passo dopo passo a superare le difficoltà quotidiane “per dare scacco al mostro”. Scritto con un’ironia senza eguali nel campo delle scienze psicosociali, la lettura è adatta anche alla sdraio sotto l’ombrellone, per chi riuscirà ad andare in vacanza.

Fin dall’indice si capisce che temi seri e complessi vengono illustrati con un linguaggio adatto in molti casi anche ai bambini, che da oltre 25 anni sono pazienti privilegiati per la dottoressa Galderisi.

Ad esempio “Stai al sicuro al tempo del Coronavirus! Entra anche tu nel club dei felicini… per mamme, papà, insegnanti… ma soprattutto per tanti bambini, tutti uniti! Tutti vicini!”, un capitolo dove si insegna ai più piccoli come affrontare le paure, o altri in cui si spiega ai genitori come capire cosa sta succedendo ai propri figli cercando di interpretare segni e comunicazione non verbale.

Con rigore scientifico e precisione medica vengono esplicitate sindromi, cause, malattie, con l’obbiettivo di fornire comunque un passaggio in più, offrire sempre una soluzione e non solo una descrizione o una critica.

Il libro è stato presentato in anteprima il 14 luglio a Brescia, ma già un’altra presentazione è prevista a fine mese con il sindaco della città, e altre ancora ne seguiranno.

Per saperne di più sulla dottoressa Galderisi il sito ufficiale è www.studio-psicologia-galderisi.it, mentre per seguire la Dott.ssa Galderisi sui social i canali interessati sono: Facebook, www.facebook.com/psicologadorianagalderisi, Instagram, www.instagram.com/psicologa.galderisi.

Articoli e interventi della psicologa Galderisi sono pubblicati anche nelle rubriche online https://inprimis.today/rubriche/psicologia-ai-tempi-del-coronavirus e https://brescia.opinions.today/authors/728/Doriana1Galderisi.

Note sull’autrice

Doriana Galderisi ha più di 27 anni d’esperienza, con specializzazioni in Psicologia e Psicopatologia del Comportamento Sessuale Tipico e Atipico; Psicologia Criminale Investigativa Forense, Psicologia Giuridica, Psicologia Scolastica; Psicologia dell’Età Evolutiva, Neuropsicologia.

Padovana d’origine, bresciana d’adozione, autorizzata dall’ASL di Brescia per certificazioni DSA (Disturbi specifici di Apprendimento). Iscritta all’Albo dei CTU e all’Albo dei Periti presso il Tribunale Ordinario di Brescia. Iscriz. Albo Esperti in Sessuologia Tipica e Atipica Centro “il Ponte” Giunti-Firenze.

 

 

 

 

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Contatti stampa per interviste e informazioni:

Francesco Zambelli, tel. 393 0173 695

 

 

 

 

 

 

 

Dante nel XXI secolo: artisti d’eccezione guidano gli studenti a interpretarlo

Come creare una personale opera d’arte a partire dalla Divina Commedia: SiccomeDante.it mette a disposizione lezioni per le scuole  condotte da artisti di eccezione

Brescia, 19 maggio 2020 – Inizia giovedì su www.siccomedante.it uno speciale percorso didattico gratuito composto da workshop in cui cultori di arti diverse offrono suggerimenti per cimentarsi nella realizzazione di opere frutto della personale interpretazione della Divina Commedia.

Un brioso fumettista, una talentuosa attrice, un eclettico chef, un videomaker, un rapper filosofo e un cantautore in dialetto bresciano si sono lasciati ispirare da Dante Alighieri nella produzione di video lezioni in cui è possibile trovare i giusti “ferri del mestiere” per disegnare, leggere, recitare, musicare o gustare la divina materia dantesca.

È uno strumento pedagogico a disposizione diretta di singoli studenti ma anche dei docenti, che possono utilizzare le sei videolezioni e includerle nel loro programma di didattica on line, così bisognoso, in seguito agli stravolgimenti derivanti dalla pandemia, di aiuti, suggerimenti e offerte concrete.

Questi gli artisti-maestri coinvolti:

Paola Bigatto (http://accademiadeifilodrammatici.it/docenti/paola-bigatto/), permette di sentire il corpo stesso della parola di Dante, facendoci capire come esprimerla per darle consistenza e il ritmo del cammino.

Biro (www.oziolab.it/site/portfolio-2/biro/), svela i segreti del disegno e, in modo stupefacente, ci insegna come tratteggiare un Dante da fumetto e inserirlo dentro le sue incandescenti storie.

Matteo Cameli (www.facebook.com/matteo.cameli.3), mostra come preparare un piatto medioevale, uno di quelli che, nel suo cammino verso l’esilio, Dante avrebbe potuto gustare.

Fabio Resho (www.resho.it/) rapper bresciano senza etichetta, tutto quello che scrive viene dal cuore e lo mette nei suoi testi, dalla filosofia morale alla politica; spiega le differenze tra la metrica classica e quello che serve per una canzone hip hop.

Dellino Farmer (www.facebook.com/dellinofarmer.it/) rapper rurale atipico, con contaminazioni reggae e funk espresse prevalentemente in dialetto bresciano, terra d’origine, ci mostra una chiave di lettura popolare della Divina commedia.

Nicola Zambelli (www.nicolazambelli.com), film maker e fotografo autore di documentari premiati a diversi festival internazionali, curatore di progetti educativi nelle scuole, ci insegna come migliorare i propri video sfruttando al massimo le risorse a disposizione.

Sono solo i primi contributi che SicComeDante mette a disposizione per incentivare il protagonismo giovanile attraverso alcuni possibili strumenti di lavoro al fine di facilitare la partecipazione delle scuole di tutta Italia.

L’inventiva studentesca è infatti una delle due strutture portanti di www.siccomedante.it, che si affianca alla messa a disposizione di un podcast narrativo che, canto per canto, dal 25 marzo 2020 appare settimanalmente sulla piattaforma, con l’obiettivo di giungere al 14 settembre 2021 (anniversario dei 700 anni dalla morte del poeta) con la pubblicazione dei 100 podcast da cui si avrà la narrazione completa dell’intero poema.

L’idea alla base del progetto, realizzato dall’Associazione culturale inPrimis, è quella di presentare le storie narrate nella Divina Commedia con una comunicazione rapida, che spiani la via alla comprensione della difficile lingua dantesca, senza rinunciare alla meraviglia dei suoi contenuti. L’obiettivo finale è quello di indurre chi ascolta i podcast ad esplorare il poema alla ricerca di quel piacere che una letteratura impegnativa come quella dantesca offre, se accompagnati da una guida, da un Virgilio. Nessuna opera d’arte, nemmeno la Divina Commedia, può vivere se non ci sono nuove lettrici e lettori che la attraversano con uno sguardo contemporaneo.

SicComeDante si è ritrovato, suo malgrado, ad iniziare il suo cammino il 25 marzo 2020, in tempo di Covid19 e a diventare rapidamente, pur in questa situazione drammatica, uno spazio virtuale vivace, grazie alla partecipazione studentesca. Ne sono una prova l’ironia divertita del video realizzato dalla classe IV C di scienze applicate del liceo scientifico “E. Ferdinando” di Mesagne (Brindisi) e i commenti degli studenti del liceo scientifico “A. Calini” di Brescia che accompagnano la pubblicazione del podcast settimanale. I loro video sono sempre necessari per entrare nel cuore del canto che sintetizziamo in tre densi minuti, sempre troppo rapidi per contenere la grandezza del Poeta. Altri studenti hanno dato il loro importante contributo e altri ne aspettiamo.

Gli artisti delle video lezioni sono compagni di viaggio che si sono uniti a quelli che sin dall’inizio hanno creduto in Siccomedante: Società Dante Alighieri, Comune di Brescia, Provincia di Brescia, Ufficio scolastico Territoriale di Brescia, Fondazione Asm, Liceo scientifico Calini di Brescia, Liceo Leonardo da Vinci di Reggio Calabria, Liceo Scientifico “E.Ferdinando” di Mesagne.

Il viaggio è iniziato e anche noi, come Dante, abbiamo trovato chi ci accompagna con attenzione e affetto come dimostra questa ampia rassegna di stampa e di segnalazioni on line. I podcast hanno già raccontato fino al X canto dell’Inferno e possono comodamente essere ascoltati al proprio cellulare iscrivendosi a questo link.

 

 

 

Tecnologia: nasce ISOCaffe, l’appuntamento in streaming, per parlare di innovazione e competenze

Dalla tazzina quotidiana mancata nei coworking durante l’emergenza Coronavirus, spopola in rete il meeting quotidiano lanciato da Raimondo Bruschi che ora diventa appuntamento settimanale alle 10,30 condotto dai giovani della Internet Society italiana

Milano, 11 maggio 2020 – Il lockdown dovuto al Coronavirus ha fortemente limitato la socialità, impedendo gli incontri fisici e le classiche chiacchierate alla macchinetta del caffè, il luogo da dove sono partite alcune delle innovazioni che hanno poi sconvolto il mondo.

“Per chi è abituato a lavorare in un coworking popolato da imprenditori e startup digitali, il caffè del mattino è l’incontro di competenze diverse dove le idee vengono messe alla prova, scritte sui tovagliolini e validate con i primi potenziali interessati”, racconta Raimondo Ildebrando Bruschi, imprenditore digitale che ha creato come fondatore o mentore decine di brand legati a Internet.

“Ho proposto a qualche amico di incontrarci lo stesso su Zoom, in queste settimane di emergenza sanitaria, e quando abbiamo pubblicato le dirette sui social network siamo stati seguiti da un paio di migliaia di persone ogni giorno”, racconta ancora Bruschi

Un appuntamento che non poteva passare inosservato dalle parti di Isoc Italia, il capitolo italiano della Internet Society, l’organizzazione internazionale per la promozione dell’utilizzo e dell’accesso a Internet.

È nato così l’appuntamento in streaming ISOCaffe, rigorosamente senza accento, condotto da Federica Giaquinta dell’Osservatorio giovani e Internet.

Ogni sabato alle 10,30 si parla in diretta streaming di attualità di Internet, nell’ambito di un confronto intergenerazionale per far emergere dal basso le principali esigenze della comunità degli utenti di Internet, con l’obiettivo di stimolare la partecipazione attiva e favorire efficaci processi di innovazione generale.

Un dialogo interattivo e orizzontale, con partecipanti che possono condividere riflessioni e punti di vista personali, senza nessun argomento già fissato, mantenendo il format di essere aperto a chiunque voglia partecipare che lo ha reso così popolare.

L’appuntamento da non perdere con ISOCaffe è tutti i sabato mattina, alle 10:30, all’indirizzo internet www.isoc.it/caffe.

 

 

 

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PER INTERVISTE E CONTATTI:

Federica Giaquinta

e-mail Federica.Giaquinta@isoc.it

cell.: +39 331 908 5765

 

 

Dantedì, la prima Giornata Nazionale per Dante è tutta digitale, su www.siccomedante.it

A causa dell’emergenza per il Coronavirus la Prima Giornata Nazionale dedicata a Date Alighieri sarà tutta digitale grazie al progetto SicComeDante, su www.siccomedante.it

Brescia, 24 marzo 2020 – Un podcast di 100 puntate per raccontare la Divina Commedia, canto per canto, accompagnato dalle opere delle scuole di tutta Italia. È questa l’idea del progetto SicComeDante, che parte il 25 marzo, nella prima giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri denominata Dantedì, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 gennaio scorso.

Grazie a SicComeDante il grande passato della nostra letteratura dialoga con le nuove tecnologie, per diffondere il piacere di ascoltare la Divina Commedia: una storia unica.

Dante Alighieri, un uomo e un intellettuale di straordinaria cultura, è anche un avvincente narratore, come dimostra la Divina Commedia, il suo capolavoro.

Perché non raccontarla, canto per canto, con l’ausilio delle moderne tecnologie? Perché non metterla a disposizione di chi voglia farsi travolgere dalla bellezza delle storie, magari mentre fa la spesa, riposa sul divano, va in bicicletta o, in questi tristi giorni di forzata segregazione, è attaccato allo schermo del computer?

Come Dante scriverebbe oggi la Divina Commedia? Con quale filtro di instagram o hashtag di twitter? Chi taggherebbe in Facebook tra gli importanti personaggi del nostro tempo per descrivere la corruzione e i vizi contemporanei?

Nessuno ha una risposta certa a queste domande e il progetto SicComeDante prova a dare voce alle interpretazioni di studenti delle scuole di tutta Italia, per stimolare opere e nuovi linguaggi.
A loro aiuto o ispirazione, il sito di SiComeDante offre un podcast narrativo, fruibile da tutte le persone curiose di scoprire, o riscoprire, la magia di un racconto racchiusa nei versi danteschi.

La professoressa Laura Forcella ogni settimana pubblicherà sul sito il racconto digitale (da ascoltare in tre minuti) di ogni canto della Divina Commedia, iniziando proprio dal 25 marzo 2020, nel pieno di un’epidemia che rinchiude gli studenti in casa e li obbliga allo studio individuale.

“L’idea – dichiara Laura Forcella che ha proposto il progetto all’Associazione culturale inPrimis – è quella di presentare le storie narrate nella Divina Commedia anche ai non specialisti e al di fuori delle scuole, con una comunicazione rapida, che spiani la via alla comprensione della difficile lingua dantesca, senza rinunciare alla meraviglia dei suoi contenuti. L’obiettivo finale è che la storia del podcast, ridotta in 3 agili minuti per canto, induca chi l’ascolta a riprendere in mano il poema o a esplorarlo alla ricerca di quel piacere che la letteratura consente, per gli autori troppo impegnativi, solo se si è guidati”.

L’Assessorato alla Cultura del Comune di Brescia ha creduto fin dal suo nascere il progetto e lo ha attivamente sostenuto.

“Con largo anticipo e irrefrenabile entusiasmo, i promotori di questo progetto sono venuti ad illustrarmelo parecchi mesi fa – ricorda la vicesindaco e assessore alla cultura Laura Castelletti – e ora, per uno strano scherzo del destino, ci troviamo a lanciare questo primo Dantedì e le bellissime iniziative di SicComeDante smarriti in una nuova ‘selva oscura’. Questa stringente contingenza a causa del Coronavirus non ci permette di dare inizio al nostro viaggio con gli appuntamenti pubblici che avevamo immaginato, ma arriveremo anche noi a ‘riveder le stelle’ e saremo pronti, con l’aiuto dei nostri bibliotecari e di tante realtà culturali che gravitano attorno all’Assessorato alla cultura, ad accompagnare la narrazione della Divina Commedia con esposizioni, incontri, film e molto altro. Per il momento, godiamoci grazie ai podcast uno straordinario ed ineguagliato racconto”.

L’appuntamento sul sito www.siccomedante.it, che ospiterà gli audio narrativi due volte alla settimana, inizia in una data simbolica, il 25 marzo, quando Dante immagina di cominciare il suo viaggio nell’aldilà, in modo da consentire, il 14 settembre 2021, anniversario dei 700 anni dalla morte del poeta, di completare la narrazione dell’intero poema.

Francesco Zambelli, presidente dell’associazione culturale inPrimis ed esperto di comunicazione, ha accolto la proposta con favore: “la sfida di raccontare Dante in 50 settimane mi è apparsa subito affascinante: si tratta di porsi nei confronti della letteratura, anche la più divina, con la volontà di portarla vicino alle persone. In questo modo il viaggio di Dante viene spiegato anche a chi non ha competenza letteraria specifica, permettendo di emozionarsi con le storie di un genio senza tempo”.
Singoli studenti o classi di scuole di tutta Italia sono invitati a partecipare. Numerose già le adesioni e le proposte di contenuti digitali. Per aderire basta contattare il progetto tramite l’indirizzo di posta elettronica info@siccomedante.it.

“La Divina Commedia ci offre una chiave di lettura per il mondo in cui viviamo, ci mostra le mille sfaccettature dell’animo umano, ci rapisce dalla realtà quotidiana facendoci affrontare un viaggio straordinario: come non omaggiare colui che l’ha scritta?”, commenta Alice Bonati studentessa del Liceo Calini di Brescia, mentre la professoressa Francesca Lonati dello stesso istituto aggiunge: “il nostro liceo ha accolto con entusiasmo la proposta di partecipare al progetto
poiché offre un’occasione straordinaria per rendere gli studenti promotori di cultura e, in particolare, divulgatori della conoscenza della Commedia non solo tra i loro coetanei ma, più in generale, tra tutti i cittadini”.

Con lei Mariangela Labate del Liceo Leonardo da Vinci di Reggio Calabria: “l’iniziativa ci ha subito entusiasmati. Utilizzare le nuove tecnologie per studiare i classici rappresenta un modo per attualizzare e rendere più vicino ai ragazzi un grande protagonista della nostra cultura. Il progetto nel nostro Liceo procede infatti di pari passo con la pagina Instagram sommopoetareal, su cui gli studenti propongono post, stories e contest sulle opere di Dante”.

Società Dante Alighieri, Comune di Brescia, Provincia di Brescia, Ufficio scolastico Territoriale di Brescia, Liceo scientifico Calini di Brescia, Liceo Leonardo da Vinci di Reggio Calabria, Liceo Scientifico-Coreutico Epifanio Ferdinando di Mesagne (Br) sono i primi soggetti che affiancano il progetto, ai quali se ne aggiungeranno altri nel corso dei due anni di programmazione.

 

 

 

Disabili e Startup: al via il crowdfunding di Plus Biomedicals per la soluzione hitech per lavare i denti

Roma, 12 marzo 2020 – Da oggi lavare i denti ad un disabile non sarà più un problema grazie ad una startup bresciana attiva nella produzione di dispositivi biomedicali. Una felice realtà che è stata invata dal Ministero per lo Sviluppo Economico a New York a seguire un percorso di accelerazione insieme ad altre aziende innovative italiane, e ora dopo pochi mesi è già in grado di fatturare alcune decine di migliaia di euro.

La Plus Biomedicals,  questo il nome della startup, porta in dote una domanda di brevetto, depositata un anno fa, per una mascherina automatizzata a rilascio graduale per lavaggio dentale, in grado di lavare i denti con azione meccanica senza l’utilizzo né di acqua né di dentifricio. Una soluzione pensata principalmente per il mercato degli ausili per disabili, come gli altri prodotti dell’azienda.

La giovanissima startup fondata da due neolaureati in ingegneria nel 2019 ha messo sul mercato tre lavatesta innovativi in grado di migliorare sia le condizioni di lavoro di chi si occupa di cura delle persone costrette alla sedia a rotelle o allettate, sia la dignità di chi riceve la toeletta.

La Plus Biomedicals ha già chiuso l’anno con alcune decine di migliaia di euro di fatturato ma ora ha però bisogno di un finanziamento per lanciare i prossimi progetti.

“Dopo la prima fase in cui abbiamo messo quello che potevamo sotto il profilo personale per iniziare, chiedendo aiuto a parenti e amici, siamo in quel gradino che devono affrontare molte startup: raccogliere i capitali necessari per affrontare la fase di crescita”, dichiarano i due fondatori Simone Mora e Francesco Vavassori.

Le banche, attraverso il Medio Credito Centrale che ha linee dedicate alle startup e alle aziende innovative, sarebbero state disponibili a finanziare, ma i tempi per aprire la pratica e avere poi i soldi sul conto corrente sarebbero stati troppo lunghi. E l’azienda vuole crescere e lanciarsi nel 2020 anche con altri progetti.

“A New York abbiamo lavorato a stretto contatto con una startup Fintech, Criptalia, che si occupa di prestiti smart tra aziende che hanno un progetto da finanziare e soggetti che vogliono investire la loro liquidità in maniera innovativa”, spiegano i fondatori. “Così abbiamo deciso di aprire una campagna e di offrire un interesse del 9% su un capitale massimo da raccogliere di 40mila euro”.

“Solitamente non lavoriamo con startup, siamo più dedicati a progetti di sviluppo di aziende già consolidate”, svela Diego Dal Cero, amministratore delegato di Criptalia.

“Ho potuto lavorare fianco a fianco con i fondatori di Plus Biomedicals a New York per tre mesi e ho deciso che meritavano un’opportunità che non siamo soliti dare, proprio perché mi hanno mostrato quello che sanno fare nonostante la giovane età”.

Per partecipare a questo prestito ci si può registrare come investitori sul portale di Criptalia.com, dove è presente una pagina dedicata al progetto. I soldi raccolti, massimo 40mila euro, verranno investiti in marketing e nelle spese che ci sono da sostenere fino al lancio della campagna di crowdfunding su Kickstarter. A quel punto sarà possibile pre-ordinare Cwash, il device per il lavaggio orale automatico.

“In futuro, quando saremo in produzione completa, saranno realizzati Cwash personalizzati, mentre sul portale di Cickstarter ci saranno solo le misure standard” concludono i fondatori.

Da settembre il progetto di sviluppo prevede una campagna di equity crowdfunding per arrivare a raccogliere circa 400mila euro, la restituizione del prestito ponte e la commercializzazione di tutti i prodotti.

L’investitore che decidesse di prestare i soldi avrebbe un ritorno del 9% all’anno, che nei nove mesi di durata prevista del prestito fanno un interesse del 6,75%. Un’ulteriore garanzia, se l’azienda dovesse essere in difficoltà di liquidità a novembre al momento di restituire il prestito, sarebbe la possibilità di trasformare il prestito in una quota nella società, come se fosse un convertibile.

 

 

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Contatto stampa
Francesco Zambelli

Tel. 393 0173695

 

 

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