…Un po’ di storia dei vaccini vegetali



Tutto è iniziato una decina di anni fa, cercando la soluzione a due problemi apparentemente distanti tra loro: aiutare le piante a proteggersi meglio dagli attacchi di virus e batteri e riuscire a vaccinare tutti, compresi i 3 milioni di bambini dei paesi in via di sviluppo che ancora oggi muoiono per malattie infettive prevenibili. Agli inizi degli anni '90, l'americano Charles Arntzen, il fitogenetista dell'università dell'Arizona e presidente del Boyce Thompson Institute all'università Cornell, ha avuto l'idea di usare le manipolazioni genetiche per far produrre vaccini alle piante alimentari. Vaccini verdi e commestibili, insomma, realizzabili e quindi coltivabili anche sul posto a costi bassissimi e senza problemi di conservazione o somministrazione, poiché basta mangiarli per essere immunizzati. In questo contesto il laboratorio del Centro ENEA della Casaccia ha giocato un ruolo determinante, in quanto ha potuto dimostrare che si potevano aumentare le difese delle piante facendo in modo che un vegetale producesse molecole del sistema immunitario animale. I progressi in questo senso sono stati veloci soprattutto a partire dai primi anni 2000. Oggi la biofabbrica di farmaci è popolata di pomodori, patate, riso, banane, frumento, ciascuna specie con una specialità e un suo potenziale terapeutico.

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