Romark annuncia la presentazione di dati nuovi per il Nitazoxanide per l’epatite C cronica in occasione dell’EASL 2008
MILANO, Italia, April 24 /PRNewswire/ —
- I risultati comprendono un tasso di risposta virologica sostenuta (SVR12) pari all’80% con terapia basata su una combinazione di Nitazoxanide e nuove prospettive sul meccanismo di funzionamento del Nitazoxanide
Romark Laboratories, una società biofarmaceutica a capitale privato, ha annunciato oggi che i dati ricavati da studi sul nitazoxanide nell’infezione da virus per l’epatite C cronica (HCV) saranno comunicati nel corso di quattro presentazioni in occasione della 43esima Conferenza annuale dell’Associazione europea studio fegato (EASL), che si terrà a Milano, Italia in questa settimana.
“Questi nuovi studi confermano i dati precedenti che suggerivano la presenza d’attività sinergiche tra il nitazoxanide ed il peginterferon nei pazienti con genotipo 4 e offrono un’anteprima sulla risposta virologica sostenuta in un ridotto numero di pazienti con genotipo 1,” ha dichiarato il dott. Jean-Francois Rossignol, Direttore dell’Istituto Romark per le Ricerche mediche e scopritore del nitazoxanide. “Questi dati offrono inoltre nuove prospettive sul meccanismo di funzionamento del nitazoxanide e confermano i risultati precedenti sulla sua sicurezza.”
Le quattro presentazioni comprendono:
– Una presentazione orale dal titolo “Studio randomizzato controllato di Nitazoxanide-Peginterferon-Ribavirin, Nitazoxanide-Peginterferon e Peginterferon-Ribavirin nella cura di pazienti con genotipo 4 affetti da epatite cronica C,” che presenta i tassi di risposta virologica sostenuta (SVR) a 24 settimane dal trattamento (SVR) per lo studio STEALTH C-1 della società.
Nello studio, 96 pazienti nuovi al trattamento e affetti da epatite C cronica del genotipo 4 sono stati randomizzati in tre gruppi per essere sottoposti a 48 settimane di cure standard (n=40), 12 settimane con nitazoxanide seguite da 36 settimane di nitazoxanide più peginterferon (regime doppio, n=28), o 12 settimane di nitazoxanide seguite da 36 settimane di nitazoxanide più cure standard con peginterferon più ribavirin (regime triplo, n=28). Altri 24 pazienti già sottoposti a interferone sono stati randomizzati per ricevere il nitazoxanide per 12 settimane seguite dal regime doppio (n=12) o dal regime triplo (n=12) per 36 settimane. I pazienti hanno ricevuto 180 microgrammi di peginterferon alfa-2a (Pegasys(R), Hoffman LaRoche) una volta a settimana; il nitazoxanide è stato somministrato con una compressa da 500 mg due volte al giorno; e il ribavirin (Copegus(R), Hoffman LaRoche) è stato somministrato in 1.000 o 1.200 mg al giorno in relazione al peso corporeo. L’analisi dei dati è stata effettuata per intenzione al trattamento.
Nel trattamento di pazienti nuovi, la terapia combinata di nitazoxanide con cure standard ha prodotto un tasso di risposta virologica sostenuta (SVR24) pari al 79%, rispetto al 50% dei pazienti trattati con cure standard senza nitazoxanide (P=0,023). Quando il nitazoxanide è stato combinato con il peginterferon solo, il tasso rilevato di risposta virologica sostenuta (SVR24) per questo gruppo è stato pari al 61%. In 24 pazienti già esposti al trattamento, l’aggiunta di nitazoxanide alle cure standard per 36 settimane ha fatto salire il tasso di risposta virologica sostenuta al 25% dall’8% rilevato nel caso del nitazoxanide combinato solo con il peginterferon. I pazienti trattati con nitazoxanide non hanno presentato un maggior numero di effetti collaterali rispetto a quelli trattati con cure standard.
I risultati temporanei del presente studio sono stati presentati in occasione della 58esima Conferenza annuale per lo studio delle patologie epatiche (American Association for the Study of Liver Diseases - AASLD) a Boston, MA.(1)
– Una presentazione poster dal titolo “Valutazione di una fase di lead-in di 4 settimane con Nitazoxanide prima del trattamento con Nitazoxanide+Peginterferon per l’epatite cronica C, “ha dimostrato che la riduzione della fase di lead-in per il nitazoxanide, da 12 a 4 settimane, seguita dall’aggiunta di una terapia con cure standard non ha compromesso i tassi di risposta virologica in una popolazione di pazienti con genotipi differenti, con una prevalenza del genotipo 4.
Gli studi sui replicano e precedenti esperienze cliniche (non pubblicate) hanno indicato che il trattamento con il solo nitazoxanide prima dell’aggiunta di interferone potenzia l’attività della terapia combinata con nitazoxanide più peginterferon. Lo studio STEALTH C- 1(2) ha utilizzato una terapia lead-in di 12 settimane con il solo nitazoxanide. Questo studio clinico è stato concepito per valutare l’effetto della riduzione della fase di lead-in da 12 a 4 settimane.
In questo studio di Fase II, 44 pazienti (40 con HCV del genotipo 4; 3 con HCV del genotipo 1; e 1 con HCV del genotipo 2) hanno ricevuto per 4 settimane 500 mg di nitazoxanide 500 mg due volte al giorno seguito da Pegasys(R) (peginterferon alfa-2a) e nitazoxanide per 36 settimane. Lo studio STEALTH C-1 di Romark (si veda la descrizione sopra) è stato utilizzato come controllo storico, in cui i pazienti randomizzati sono stati trattati per 12 settimane con nitazoxanide prima di aggiungere il trattamento con cure standard. L’analisi dei dati è stata effettuata per intenzione al trattamento.
Trentacinque dei 44 pazienti (80%) trattati con una fase di lead-in di 4 settimane di nitazoxanide seguita dall’aggiunta di peginterferon per 36 settimane hanno presentato una risposta virologica sostenuta (SVR) 12 settimane dopo il termine del trattamento (SVR12) rispetto al 50% nel gruppo di controllo storico delle cure standard (P = 0,004), il 61% nei pazienti sottoposti a lead-in di 12 settimane con nitazoxanide seguito da 36 settimane di nitazoxanide più peginterferon, e il 79% nei pazienti sottoposti a un lead-in di 12 settimane con nitazoxanide seguito da 36 settimane di nitazoxanide più cure standard.
Dei 44 pazienti partecipanti allo studio, il 78% (n=40) dei pazienti con HCV del genotipo 4, il 100% (n=3) dei pazienti con HCV del genotipo 1, e il 100% (n=1) con HCV del genotipo 2, non presentava più virus rilevabile a 12 settimane dal termine del trattamento.
Gli eventi avversi riferiti per questi 44 pazienti sono stati simili a quelli riferiti nello studio STEALTH C-1. I pazienti trattati con nitazoxanide non hanno evidenziato effetti collaterali superiori a quelli mostrati dai pazienti sottoposti a terapie con cure standard. Uno solo dei 44 pazienti ha interrotto la terapia per non conformità. Non si sono verificati eventi avversi gravi o interruzioni causate da eventi avversi.
“Questi dati mostrano che la fase di lead-in con nitazoxanide prima del trattamento con cure standard può essere ridotta da 12 a 4 settimane senza riflessi apparenti sui tassi di risposta virologica,” ha dichiarato il dott. Jean-Francois Rossignol, Direttore dell’Istituto Romark per le Ricerche mediche e autore principale dello studio.
– I dati da una presentazione poster, “Studio controllato, randomizzato, placebo in doppio cieco del nitazoxanide nel trattamento di epatite C cronica del genotipo 4″ hanno mostrato che la monoterapia con nitazoxanide per 24 settimane non ha prodotto effetti avversi rilevanti rispetto a quelli riscontrati nel placebo e suggeriscono che la monoterapia con nitazoxanide può essere efficace nell’arrivare a un tasso di risposta virologica sostenuta in un sottoinsieme limitato di pazienti con basso carico virale.
In questo studio randomizzato, controllato, 50 pazienti nuovi al trattamento affetti da epatite C cronica del genotipo 4 sono stati randomizzati per ricevere una compressa di nitazoxanide da 500 mg o una compressa placebo corrispondente, con posologia di due volte al giorno per 24 settimane. I carichi virali di base e altre caratteristiche della malattia erano simili tra i gruppi. Sette dei 23 pazienti (34%) che hanno ricevuto la monoterapia a base di nitazoxanide è arrivata a livelli non rilevabili di siero HCV RNA dopo 24 settimane di terapia, rispetto a nessuno dei 24 pazienti trattati con il placebo (P=0,004). Quattro dei 7 soggetti che hanno risposto al trattamento (4/23, o il 17%) hanno mostrato una risposta virologica sostenuta (SVR) dopo 24 settimane dal completamento della terapia. I pazienti che non sono arrivati a livelli non rilevabili di HCV RNA non hanno mostrato riduzioni significative del carico virale o dei livelli di alanina aminotransferase (ALT). I pazienti che rispondevano al trattamento con nitazoxanide presentavano carichi virali minori di base. Gli eventi avversi sono stati tipicamente di livello da medio a moderato e hanno presentata una medesima frequenza nel gruppo trattato con nitazoxanide e nel gruppo placebo.
“Lo studio ha dimostrato la sicurezza dell’esposizione a lungo termine al nitazoxanide nei pazienti affetti da epatite C cronica. In modo rilevante, questi dati suggeriscono che i tiazolidi hanno un meccanismo simile a quello degli interferoni, e come classe, possono svolgere il ruolo di terapia basata su un solo agente per alcuni pazienti,” ha affermato il dott. Emmet Keeffe, chief medical officer di Romark e co-autore dello studio.
– Una presentazione verbale di Brent Korba, Ph.D. della Georgetown University Medical Center, che descrive studi preclinici volti a mostrare che il trattamento di cellule che ospitano repliconi dell’HCV con il nitazoxanide - il suo metabolita primario, tizoxanide, non induce mutazioni virali che conferiscono resistenza al nitazoxanide, tizoxanide, interferone, ribavirin o 2-C metil citidina (un inibitore della polimerasi). La presentazione dal titolo “Studi sul potenziale della resistenza al nitazoxanide o al tizoxanide nelle linee di cellule repliconi con HCV,” ha anche dimostrato che il trattamento di cellule repliconi dell’HCV con il tizoxanide potenzia l’effetto antivirale del trattamento successivo con interferon (è necessaria una concentrazione dell’interferone pari a 8 volte per inibire la replicazione del virus del 90%).
“I dati presentati in ognuna di queste comunicazioni ha fornito informazioni importanti per indirizzare lo sviluppo clinico in corso del nitazoxanide,” ha dichiarato il dott. Rossignol.
Romark sta attualmente arruolando pazienti per due studi clinici negli Stati Uniti mirati allo studio del nitazoxanide nella cura dell’epatite C del genotipo 1. Per maggiori informazioni visitare www.romarktrials.com o www.clinicaltrials.gov e inserire le parole chiave per la ricerca “nitazoxanide epatitis United States.”
Informazioni su Nitazoxanide
Il nitazoxanide appartiene a una nuova classe modulatori per piccole molecole di segnalazione (CSM) denominati tiazolidi. Come gli interferoni, i tiazolidi modulano i percorsi di segnalazione cellulare coinvolti nelle difese contro i virus della cellula ospite. I tiazolidi possono essere somministrati per via orale e non sono associati con gli effetti collaterali comunemente associati con l’utilizzo degli interferoni. Il nitazoxanide è stato scoperto dal dott. Jean-Francois Rossignol, Presidente del CdA e Chief Science Officer di Romark, ed è stato inizialmente sviluppato da Romark e approvato per la commercializzazione negli Stati Uniti come trattamento per la criptosporidiosi.
Informazioni sull’epatite C
L’epatite C è una malattia infettiva trasmessa con il sangue, e provocata dal virus dell’epatite C (HCV). È la causa più comune d’epatite cronica negli Stati Uniti e può portare a cirrosi, cancro del fegato e problemi di funzionalità epatica. La malattia viene trasmessa tramite contatto con sangue infettato dall’HCV. La maggior parte dei soggetti infettati non presenta sintomi, ma possono essere comuni affaticamento, dolori addominali e nausea. Il trattamento con cura standard, peginterferon e ribavirin, è efficace nella metà circa dei pazienti. Secondo i Centri per il controllo delle malattie (Centers for Disease Control) l’HCV interessa circa 4,1 milioni d’americani).
Informazioni su Romark Laboratories
Romark Laboratories (www.romark.com), una società biofarmaceutica a capitale privato, ha scoperto e sviluppato una nuova classe di piccole molecole antivirali note con il nome di tiazolidi. La Società sta sviluppando il nitazoxanide, il primo appartenente alla classe dei tiazolidi, per la cura dell’epatite cronica C, e sta sviluppando altri tiazolidi nuovi per il trattamento di malattie di origine virale, compresa l’epatite B cronica. Alinia(R) (nitazoxanide) è approvata dall’FDA (Food and Drug Administration) degli Stati Uniti ed è commercializzata da Romark per la cura delle infezioni da Cryptosporidio e Giardia.
BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO:
(1) Interim Data from a Randomized Controlled Trial of Nitazoxanide- Peginterferon-Ribavirin, Nitazoxanide-Peginterferon and Peginterferon-Ribavirin in the treatment of Patients with Chronic Hepatitis C Genotype 4, J. Rossignol et. al.; Atti della 58esima Conferenza annuale dell’Associazione America per lo studio delle malattie del fegato (American Association for the Study of Liver Disease) 2007, Abstract n. 178 (presentato il 6 novembre 2007).
(2) Ibid.
Sito Internet: http://www.romark.com
http://www.romarktrials.com
http://www.clinicaltrials.gov