Prezzi: Fipe, in bar e ristoranti più bassi di media Ue. Codacons: dal 2001 prezzi lievitati del 224 per cento. Federconsumatori: il ristorante è diventato un lusso
Ristoratori e commercianti non ci stanno ad essere additati tra i responsabili della corsa dei prezzi e affermano: il dato percentuale dei rincari nei pubblici esercizi “è molto più basso di quello registrato a livello europeo”. È la conclusione cui giunge un’analisi dell’Ufficio Studi Fipe-Confcommercio sull’inflazione dopo il passaggio all’euro. Secondo lo studio, il freno inflativo dei prezzi di bar e ristoranti contribuisce invece a tenere l’Italia in linea con la media Ue. “Il settore dei pubblici esercizi si presta strutturalmente ad essere annoverato su base nazionale fra quelli dove il dato percentuale dei rincari è più alto, invece è molto più basso di quello registrato a livello europeo. Sia nei paesi dell’Unione europea a 27, sia in Eurolandia nei sette anni successivi all’entrata dell’euro, l’inflazione è aumentata nel settore della ristorazione molto di più di quanto non sia cresciuta in Italia. Anzi, la crescita inflativa sotto controllo della ristorazione aiuta l’Italia a rimanere allineata alla media europea”. Il dato contenuto in una ricerca “testimonia chiaramente come anche nel mese di febbraio rispetto allo stesso mese dell’anno precedente in Italia il comparto, nonostante l’impennata dei prodotti alimentari, abbia toccato il 3,4 per cento a fronte di un 3,9 per cento dell’Ue e del 3,7 per cento registrato nell’Eurozona. La crescita inflativa contenuta dalla ristorazione riesce infatti a compensare quella ben più consistente registrata nei settori dell’abbigliamento, dell’ arredamento e dei servizi creativi”.
A non essere d’accordo con i dati della Fipe è il Codacons, secondo cui i prezzi in bar e ristoranti, dal 2001 ad oggi, sarebbero lievitati del 224 per cento. “I consumatori che tutti i giorni fanno colazione al bar, o che acquistano quotidianamente bevande, panini o tramezzini durante la pausa pranzo, registrano invece incrementi altissimi dal 2001 ad oggi - afferma il presidente Codacons, Carlo Rienzi - Il confronto con i paesi europei è inoltre fuorviante, perchè se è vero che in alcune nazioni i prezzi nel settore della ristorazione sono più elevati di quelli praticati in Italia, è altrettanto vero che in questi paesi i redditi dei cittadini sono sensibilmente maggiori rispetto all’Italia”. Secondo le stime del Codacons, tra il 2001 e il 2008, ad esempio, il caffè espresso è passato da 0,62 a 0,80 euro, con un aumento del 29 per cento, mentre, per un litro d’acqua il prezzo è salito del 188 per cento, cioè da 0,52 a 1,50 euro.
Secondo Federconsumatori, l’analisi diffusa oggi dalla Fipe “è ben lontana dai dati registrati in questi ultimi anni dall’Osservatorio Nazionale della Federconsumatori”, secondo la quale risultano invece “fortemente aumentati i costi per chi decide di mangiare fuori casa”. Al bar o in mensa, un pasto medio (composto ad esempio di acqua, piatto di pasta, caffè e gelato), costa - secondo i conti della Federconsumatori - 10,50 euro, cioè 220,50 euro al mese, il 4 per cento in più dal 2007 e ben il 148 per cento in più rispetto al 2001. “I ristoranti, invece, sono ormai diventati un vero e proprio lusso per le famiglie che hanno diradato tale abitudine. Un pasto medio composto da un antipasto, un primo, un secondo (di carne), un contorno (patate, insalata), caffè, un litro di acqua minerale ed il servizio può costare oggi da 32,00 a 39,00 euro, cioè ben l’8-10 per cento in più rispetto allo scorso anno”. Rispetto al 2002, secondo Federconsumatori, un pasto al ristorante costa oggi tra il 78 e l’86 per cento in più.