Più sicurezza sul lavoro, l’appello di Celardo
ROMA – 11 marzo 2010 – Un appello al rispetto più rigoroso delle norme di sicurezza sul lavoro. A lanciarlo è Carmine Celardo, esperto in sicurezza e vice responsabile del dopolavoro Vigili del Fuoco di Roma. L’occasione dell’appello arriva a ridosso della riapertura stagionale dei cantieri edili, dopo la pausa invernale.
“Nel 2009 in Italia abbiamo avuto più di 1000 morti sul lavoro – ha dichiarato Celardo – E’ una strage infinita, che fa neppure più notizia e che trascina nella tragedia centinaia di famiglie italiane. Senza contare i costi altissimi pagati dalla previdenza statale: gli orfani e gli invalidi gravi hanno il sacrosanto diritto di ricevere indennizzi e pensioni, ma il sistema rischia di scoppiare. Tra qualche anno l’Inail potrebbe non avere più le risorse finanziare necessarie. E a quel punto cosa faremo? Eppure l’Italia ha un quadro normativo molto completo in materia di sicurezza sui posti di lavoro. Il problema è che le leggi vengono sistematicamente ignorate: è un mal costume diffuso che uccide e storpia migliaia di persone”.
Dai dati Inail, infatti, nel primo semestre 2009 ci sono stati 397.980 infortuni sul lavoro e 490 morti. Un bilancio di guerra, che però fa segnare un -10.6% d’incidenti e un -12.2% di lutti rispetto al 2008.
“Il trend dei dati è in discesa soltanto perché la crisi economica ha colpito duramente i settori dell’industria pesante e dell’edilizia, che sono anche quelli più rischiosi per i lavoratoti – ha commentato Celardo – E’ una falsa buona notizia, perché una diminuzione del 10% è comunque molto inferiore al calo percentuale di questi settori produttivi, scesi a picco negli ultimi dodici mesi. Abbiamo creato un esercito di orfani e invalidi che non solo hanno una vita rovinata, ma che gravano anche sul sistema previdenziale”.
L’auspicio di Celardo, quindi, è che il 2010 possa essere “l’anno della responsabilità sul lavoro”, limitando così al minimo sia le sofferenze personali sia i costi sociali che questo tipo d’inadempienze comporta.
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