Olio d'oliva: per l'obbligo di origine in etichetta arriva il "no" dell'Europa


Non piace all’Europa il decreto italiano che dal 17 gennaio impone l’obbligo di indicare l’origine in etichetta per l’olio extravergine d’oliva, mentre la normativa europea prevede che l’origine sia solo facoltativa per quelli che non siano Dop o Igp. Bruxelles ha quindi deciso di aprire una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia che ora avrà due mesi di tempo per presentare le proprie osservazioni agli uffici della Commissaria europea dell’agricoltura, Mariann Fischer Boel. “Noi non cambiamo rotta”, è stata la reazione immediata del ministro per le Politiche agricole e alimentari, Paolo De Castro, che ha tenuto a sottolineare: “Siamo assolutamente convinti della bontà delle nostre decisioni in materia di etichettatura obbligatoria”. Per De Castro “il tema dell’origine è centrale per la tutela del prodotto come del consumatore e – dice – continueremo a batterci per vedere affermato questo principio in sede internazionale”. Si prospetta, quindi, un braccio di ferro tra Roma e Bruxelles che sembra voler rinviare il dibattito politico alla fine dell’anno, quando è attesa la pubblicazione del libro verde sulle opzioni possibili in agricoltura in materia di qualità, etichettatura d’origine e indicazioni geografiche protette. Al momento, però, all’interno della Commissione europea prevale la tesi che le possibilità di riportare sull’etichetta l’origine dei prodotti vanno regolate dalle normative in vigore nei specifici settori: nel caso dell’olio d’oliva è il regolamento della Commissione Ue 1019 del 2002 sulle norme di commercializzazione del prodotto. Ed è proprio su questo regolamento, ed in particolare sull’articolo 4, che si è incagliato il decreto italiano entrato in vigore il 17 gennaio scorso. Nel mettere sotto accusa l’Italia, Bruxelles ricorda che in base alla normativa europea la designazione dell’origine è possibile a livello regionale per i prodotti a denominazione e indicazione d’origine protetta (Dop e Igp). Per gli altri olii d’oliva, o miscele di olii, la designazione è facoltativa. Tuttavia, da una lettura attenta dello stesso regolamento 1019 del 2002 sulla commercializzazione dell’olio d’oliva emerge che “un regime obbligatorio di designazione dell’origine per gli olii d’oliva vergine ed extravergine costituisce l’obiettivo da realizzare” ma che in quel momento per la mancanza di un sistema di tracciabilità e di controlli sui diversi olii bisognava accontentarsi di un sistema facoltativo di designazione dell’origine. Insomma, già dal 2002 l’Ue riteneva l’indicazione obbligatoria dell’origine un obiettivo da realizzare, ma da allora non è emersa la volontà politica per farlo. De Castro è però più che mai deciso a dare battaglia e ha annunciato per le prossime settimane “un confronto serrato con Bruxelles”.

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