Mercati rionali. Mdc:"Etichette del pesce a norma solo in un banco su tre"
Solo il 31,6 per cento dei banchi di pesce nei mercati rionali in Italia riporta tutte le informazioni obbligatorie per legge: la denominazione commerciale della specie, il metodo di produzione e la zona di cattura e allevamento. È quanto emerge dal rapporto “Pesce, la ricerca delle etichette perdute” del Movimento difesa del cittadino, che per il terzo anno ha svolto in varie regioni lindagine sul rispetto, da parte dei mercati rionali, della normativa sulletichettatura del pesce.
Il primato negativo va alla Sicilia dove nessun banco è stato rilevato in regola. La regione più virtuosa è, per il terzo anno di seguito, la Liguria con il 100 per cento dei banchi a norma, al secondo posto le Marche (66,7 per cento) seguita dalla Puglia (44,4 per cento).
Per quanto riguarda i banchi in regola la situazione sembra peggiorare rispetto al 2005 (51,8 per cento) e migliorare rispetto al 2004 (26 per cento). In generale, linformazione maggiormente indicata è la denominazione commerciale della specie, presente nell82,1 per cento dei casi.
Secondo i dati dei controlli della Guardia costiera, il non rispetto della normativa sulletichettatura è la frode più frequente, almeno da quanto emerge dallattività operativa nel periodo antecedente le festività natalizie: rappresenta il 55,9 per cento delle violazioni accertate. Seguono il mancato rispetto delle norme igienico-sanitarie (31,9 per cento) e delle taglie minime (12,9 per cento).
Nella redazione del rapporto sono state, inoltre, raccolti i racconti delle frodi più eclatanti del 2006. Tra le truffe più ricorrenti si trovano il “pesce ghiaccio” di origine cinese spacciato per made in Italy, la vendita di pesce scongelato come prodotto fresco e il non rispetto delle norme sulletichettatura, in particolare proprio nei mercati rionali.