DPPA, uno sguardo dietro la pessima gestione umanitaria in Etiopia



DPPA ovvero l’altra faccia degli aiuti Umanitari in Ogaden. Chi gestisce i milioni di euro che ogni anno vengono donati per questa regione dell’Etiopia. 

Il 14 Novembre 2007 una missione della EU Troika (Ambasciata Portoghese- Attuale Presidenza Unione Europea-, Ambasciata di Francia e Commissione Europea) si è recata per quattro giorni in Ogaden per verificare la situazione umanitaria e la sicurezza nella regione.

Gli ambasciatori hanno visitato la città di Jijiga, Degehabur, Kebre Dehar ed infine la cittadina di Gode.

Martedì 27 Novembre il sottosegretario per gli Affari Umanitari delle  Nazioni Unite John Holmes ha visitato la regione ed ha annunciato che per i prossimi due mesi ogni giorno trenta camion pieni di aiuti umanitari saranno inviati in Ogaden con un totale di 17.000 tonnellate di cibo.

La missione dell’Unione Europea e quella dell’Inviato delle Nazioni Unite sono solo  uno degli ultimi segni di distensione che il governo etiope sta cercando di dare alla comunità internazionale nei confronti del problema dell’Ogaden.

 

Qualche settimana fa’,  il potente ufficio del DPPC aveva emanato una circolare datata 19 ottobre 2007 dove autorizzava una serie di ONG a riprendere i lavori nella regione dell’Ogaden. Sforzi questi che vengono commentati dalla comunità internazionale in Etiopia come segnali di distensione del governo etiope che da un lato pare spostare il baricentro dei problemi verso l’Eritrea.

 

In realtà la situazione nel terreno rimane instabile e difficile da controllare. Molti analisti della zona sostengono che il governo sta continuando i suoi rastrellamenti contro quei villaggi che sono accusati di sostenere apertamente l’ONLF (see attachment).

Uno dei problemi maggiori rimane attualmente quello umanitario che coinvolge gran parte i civili. Infatti dei 540 punti di distribuzione di cibo in Ogaden al momento rimangono attivi solo 146 punti , come hanno potuto verificare diverse missioni della comunità internazionale.

Secondo le Nazioni Unite ci sono circa 950.000 persone che hanno bisogno di aiuti alimentari nella regione dell’Ogaden.

 

Il problema vero e proprio in Ogaden non è tanto la mancanza di aiuti , grazie ai tre più grossi donatori (EU, USA e Cooperazione Inglese) da anni portano avanti programmi alimentari per sostenere la popolazione somala di queste aree, ma più che altro gli uffici governativi che sono incaricati nella distribuzione.

Gli operatori umanitari puntano il dito contro gli uffici federali e regionali  del DPPA (livello federale), DPPB (livello regionale) e DPPC (livello distrettuale) che gestiscono il grosso degli aiuti.

 

Questi uffici nati e voluti per affrontare disastri ( cosi come la  dicitura in inglese DDPA- Disaster Prepardness and Prevention Agency-)  in realtà sono una potente macchina burocratica etiope che gestisce milioni di euro che ogni anno affluiscono in Etiopia per portare avanti i programmi umanitari.

 

Questi enti governativi  agiscono come dei veri e propri distaccamenti politici e spesso  sono in lotta tra loro creando confusione e caos per le organizzazioni non governative che  devono accedere ad ogni ufficio per avere autorizzazioni in merito.

Il governo etiope , specialmente in Ogaden, ha posto nei posti chiave del DPPC, Somali di confermata lealtà verso il governo federale.

Questi funzionari governativi gestiscono il grosso degli aiuti umanitari seguendo priorità legate ai favori di clan e agevolando zone ed aree che apertamente sostengono il governo di Meles Zenawie.  Si tratta di personale che alle volte non ha capacità nella gestione degli aiuti umanitari, ma che ricopre la funzione esclusivamente per motivi politici. Situazione non facile e gradevole per tutti quegli organismi umanitari che sono costretti per legge a dover chiedere ai vari DPPC dislocati in tutto l’Ogaden la lista dei beneficiari e le aree di intervento.

 

Purtroppo un altro problema legato alla distribuzione ed agli aiuti umanitari in Ogaden è legato alla presenza di ONG locali somale. Queste,come del resto i vari uffici del DPPC, sono organizzazioni sovente male equipaggiate e che hanno come unico intento ricevere fondi dai grossi donatori internazionali. Le ONG straniere sono obbligate a livello contrattuale ad agire con partner locali, i quali spesso impongono  personale scelto dai loro stessi clan ed alle volte  sono poco trasparenti nelle loro operazioni.

 

Ci si chiede quando realmente si copriranno i bisogni di gran parte della popolazione civile somala, fin quando la selezione dei beneficiari è lasciata in mano ad enti governativi troppo corrotti e poco presenti sul territorio. Il grido di allarme di molti operatori del settore pare essere legato quindi non alla disponibilità dei fondi stessi ma all’effettiva utilizzazione di questi ultimi nel  territorio.

 

I funzionari del DPPC sono talmente potenti che  le Organizzazioni non Governative si vedono coinvolte nelle lotte tra gli uffici regionali e quelli federali.

Una ONG internazionale , che ha chiesto l’anonimato per evitare problemi con le autorità locali, ha dichiarato che sebbene avesse firmato un accordo a livello regionale (cosiddetto MOU- Memorandum of Understanding), una volta rientrata ad Addis Abeba l’ufficio federale non solo ha annullato il documento in questione ma ha anche minacciato di non estendere il visto ai suoi funzionari. Motivo della diatriba era che il governo federale non aveva intenzione di rilasciare le liste dei beneficiari nonostante il progetto fosse stato già approvato ed i  fondi gia’ elargiti dal Donatore.

 

Ogni anno l’Unione Europea dona milioni di euro all’Etiopia per portare avanti programmi di distribuzione alimentare in questa regione, ma, fin quando il governo etiope utilizzerà il DPPA come ufficio atto a monitore gli aiuti, la popolazione civile somala continuera’ a morire di fame.

Gli uffici del DPPC a livello locale ogni anno pur di non perdere i fondi degli aiuti (che tra l’altro includono i loro salari, i per diem, gli affitti delle  macchine, etc) sono pronti a peggiorare il rapporto dello stato alimentare dei loro concittadini.

Questo non vuol dire che non c’e’ in atto una crisi umanitaria in Ogaden, ma sicuramente tutte quelle zone che usufruiscono dei fondi fanno a gara per rientrare nelle liste dei donatori per i futuri investimenti.

Non è un caso che  alcuni operatori umanitari hanno denunciato che mentre distribuivano “mais” alla popolazione civile, nello stesso villaggio venivano caricati camion pieni di “Mais locale” da esportare a Baladuene nella vicina Somalia.

Come dire uno stato di continua emergenza è auspicabile per tutti quelli che lavorano nel settore e soprattutto per quei funzionari degli uffici del DPPA.

Lo stesso vale per le Ong somale coinvolte come controparte locale che nel caso non dovessero ricevere nuovi fondi sarebbero costrette a chiudere i battenti. Ragion per cui sono disposte a portare avanti programmi destinati a fallire per rientrare nel circolo vizioso degli aiuti umanitari.

 

 

Se da un lato quindi è giusto che un ente governativo indirizzi le agenzie internazionali per gli aiuti umanitari, dall’altro forse è opportuno che l’Etiopia riveda l’istituzione di questa commissione.

Non ci sarà mai vero sviluppo fin quando questi uffici governativi controlleranno l’intero apparato degli aiuti umanitari nella regione.

Non si potrà parlare di crisi umanitaria fin quando si lascerà a questi enti il totale controllo sul territorio.

Per cercare di coprire ed aiutare quei 950.000 civili che secondo le Nazioni Unite in questi mesi stanno soffrendo e patendo la guerra civile nella regione, si dovrà per forza di cose riuscire a trovare un compromesso con questi uffici governativi per avere più libertà di azione da parte delle ONG nella selezione e nell’identificazione dei beneficiari senza tener conto idee politiche o clan di origine.

 

Giorgio Trombatore

Larache, Marocco

Dello stesso autore segnaliamo

Il Romanzo “Coy Ecce Homo” editore Le Nove Muse

 

 

Comments are closed.

Chiudi
E-mail It