Dati Confcommercio, i commenti delle associazioni dei consumatori
È l’ennesima conferma dello stato di crisi in cui versano le famiglie italiane. Così il Codacons ha commentato i dati diffusi il 7 marzo da Confcommercio che indicano una frenata dei consumi.
“L’unica salvezza per le famiglie e per gli stessi commercianti – afferma il presidente Codacons, Carlo Rienzi – è una riduzione generale dei prezzi dal 10 al 20 per cento, per ridare respiro ai portafogli degli italiani e sostenere gli acquisti che di questo passo scenderanno ulteriormente”.
Proprio sul fronte dei prezzi, fa sapere l’associazione, è attualmente allo studio la proposta di indicare il “triplo prezzo” sui prodotti alimentari, specie sull’ortofrutta. La misura prevede l’indicazione del prezzo all’origine praticato dal coltivatore, quello all’ingrosso pagato dal commerciante che vende, e quello al dettaglio praticato al consumatore. “Se attuata – conclude Rienzi – garantirà finalmente trasparenza in favore dei consumatori, e consentirà un’opera di moralizzazione in grado di contenere i listini al dettaglio”.
Il dato della Confcommercio sul calo dei consumi conferma un trend già in atto da alcuni mesi. Ciò evidenzia lÂ’urgenza di misure economiche per rilanciare i consumi, quali una riduzione delle tasse nei confronti dei pensionati e dei lavoratori dipendenti. Così si è espressa Adiconsum che invita Confcommercio perché lanci un appello ai commercianti a tenere comportamenti più responsabili nel rispetto dei consumatori. “In molti casi – ha sottolineato l’associazione – si registrano aumenti dei prezzi da parte dei commercianti semplicemente perché questi non intendono rinunciare a ridurre i propri ricavi e di conseguenza aumentano i prezzi in modo ingiustificato nonostante il calo dei consumi”.
“Dal 2002, data dello storico cambio lira/euro, in termini concreti, oltre 100 miliardi di euro, pari al 7 per cento del Pil è passato dalle tasche dei percettori di reddito fisso a quelle delle categorie produttive e dell’intermediazione” ha spiegato Federconsumatori. “Concretamente, una famiglia italiana ha subito dal 2002 un salasso di 7635 euro – prosegue l’associazione – pari ad una diminuzione del 25 per cento della capacità di acquisto delle famiglie stesse. Ciò ha prodotto un calo dei consumi agroalimentari del 7-8 per cento nel loro complesso”.
Per l’Adoc c’è la necessità di trovare convergenze, oltre che sull’analisi dello stato di crisi delle famiglie e, di conseguenze, del settore del commercio, anche su azioni positive per invertire la rotta, passando dalle parole ai fatti.
”Abbiamo mandato una lettera ai presidenti di Confcommercio e Confesercenti – spiega Carlo Pileri, presidente dell’Adoc – chiedendo loro un incontro per discutere assieme sulla possibilità di realizzare iniziative congiunte per intervenire nel settore, con particolare riguardo alla difesa del piccolo commercio nei centri storici. Il settore del commercio in crisi è una conseguenza delle difficoltà delle famiglie, con sempre minore potere dÂ’acquisto e sempre maggiore indebitamento”.